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L'odio per Israele che portò agli attentati alle torri gemelle dell'11 settembre 2001

  

 

Premessa: tratto da wikipedia

 

L'odio per Israele ha generato numerosi attentati clamorosi, molti su suolo israeliano, ma alcuni anche all'estero. Tra quelli esteri ricordiamo gli attentati dell'11 settembre 2001 nei confronti degli USA.

 

Bin Laden sottolineò spesso la necessità di un jihād armato per rimediare a ciò che credeva fossero ingiustizie perpetrate contro i musulmani dagli Stati Uniti e, talvolta, da altri Stati non-musulmani e la necessità di eliminare lo Stato di Israele.

 

Bin Laden era antiisraelita e lanciò vari avvertimenti contro presunti complotti ebraici: "Questi giudei sono maestri dell'usura e capi nel tradimento. Non vi lasceranno nulla, né in questo mondo né nel prossimo". I musulmani sciiti - ancora una volta in contrasto con la tradizione islamica sedimentatasi in oltre 154 secoli di storia - sono stati elencati insieme agli "eretici, [...] all'America e ad Israele", come i quattro principali "nemici dell'Islam" nelle lezioni ideologiche dell'organizzazione al-Qāida di Bin Laden.

Nell'agosto del 1996, Bin Laden dichiarò guerra agli Stati Uniti. L'opinione di Bin Laden era che "i 'mali' del Vicino Oriente sono stati causati dal tentativo da parte dell'America di impadronirsi della regione e dal suo appoggio a Israele.

L'idea degli attacchi dell'11 settembre fu formulata da Khalid Shaykh Muhammad, che per primo la presentò a Osama bin Laden nel 1996. Alla fine del 1998 o all'inizio del 1999, bin Laden diede il proprio consenso a Mohammed per l'organizzazione dell'attentato.

Una serie di incontri ebbero luogo nella primavera del 1999 tra Khalid Shaykh Muhammad, bin Laden e il suo rappresentante Mohammed Atef: bin Laden approvò la scelta dei capi dell'azione e garantì il sostegno finanziario; fu anche coinvolto nella scelta dei partecipanti all'attacco, tanto che fu lui a scegliere Mohamed Atta come il capo dei dirottatori. Mohammed fornì il supporto operazionale, selezionando gli obiettivi e organizzando i viaggi per dirottatori - quasi ventisette membri di al-Qāida tentarono di entrare negli Stati Uniti d'America per prendere parte agli attacchi dell'11 settembre -; Bin Laden modificò alcune decisioni di Mohammed. tra cui gli obiettivi.

 

« "Dio lo sa che non ci è passato per la mente di attaccare le Torri, ma dopoché la situazione è divenuta insostenibile — e abbiamo assistito all'ingiustizia e alla tirannia dell'alleanza israelo-americana contro la nostra gente in Palestina e in Libano — ci ho pensato. E gli eventi che mi hanno colpito direttamente sono stati quello del 1982 e quelli che seguirono, quando l'America permise agli israeliani di invadere il Libano, aiutati dalla Sesta Flotta U.S. Mentre osservavo le torri distrutte in Libano, mi venne in mente di punire l'ingiusto allo stesso modo: distruggere le torri in America in modo che essa avrebbe assaggiato ciò che stiamo assaggiando e avrebbe smesso di uccidere le nostre donne e i nostri bambini." »
(Osama bin Laden, 2004)

In un'intervista del 2002 con il giornalista di al Jazeera Yosri Foda, Khalid Shaykh Muhammad ammise il proprio coinvolgimento nella "operazione del santo Martedì", assieme a Ramzi bin al-Shibh. Il Rapporto della Commissione sull'11 settembre ha determinato che l'animosità di Khalid Shaykh Muhammad, il «principale architetto» degli attacchi dell'11 settembre, verso gli Stati Uniti ebbe origine «non dalla sua esperienza di studente fatta lì, ma piuttosto dalla sua violenta opposizione alla politica estera statunitense in favore di Israele».

Mohammed Atta condivideva le stesse motivazioni di Khalid Shaykh Muhammad. Ralph Bodenstein, un ex-compagno di classe di Atta, lo descrisse come «molto imbevuto, veramente, [di idee] sulla difesa, da parte degli Stati Uniti, di queste politiche israeliane nella regione»

Abd al-Aziz al-Umari, dirottatore del volo 11 assieme a Mohamed Atta, affermò nel suo testamento video: «il mio gesto è un messaggio per coloro che mi hanno ascoltato e per coloro che mi hanno visto e, allo stesso tempo, è un messaggio agli infedeli, che lasciate la Penisola arabica sconfitti e che smettiate di dare una mano ai codardi ebrei in Palestina».

Khalid Shaykh Muhammad fu arrestato il 1º marzo 2003 a Rawalpindi, in Pakistan, per poi essere detenuto definitivamente nel campo di detenzione di Guantanamo Bay, a Cuba. Durante le udienze condotte dagli Stati Uniti nel marzo 2007, Muhammad confessò nuovamente la propria responsabilità per gli attacchi: «ero il responsabile dell'operazione dell'11 settembre, dalla A alla Z»

Il 24 gennaio 2010 Bin Laden rivendicò, in un messaggio audio, un fallito attentato a un aereo negli Stati Uniti il 25 dicembre 2009, chiamando "eroe" l'attentatore; inoltre intimò al presidente Obama di annullare la stretta alleanza statunitense con Israele, esprimendo compassione per le sofferenze che la popolazione subisce nella Striscia di Gaza, perché solo con la fine di questa alleanza e la pace in Palestina, afferma al-Qāida, potrà far cessare gli attentati.

 


Qualche diceria su Israele e gli ebrei riguardo l'11 settembre



Immancabilmente si iniziarono ad inventare storie riguardanti il coinvolgimento di Israele e degli ebrei sull'11 settembre, a dispetto di tutte le prove schiaccianti che dimostravano il contrario. Ecco i più famosi, tratti da qui


È vero che 4000 ebrei che lavoravano al WTC non si presentarono al lavoro l'11 settembre?

No. A parte l'idea ridicola che la comunità ebraica sappia tenere perfettamente un segreto da diffondere a migliaia di persone senza che nessuno lo spifferi anche a qualche amico non ebreo per salvargli la vita, le ricerche giornalistiche dimostrano che almeno 119 ebrei morirono al WTC e che altre 72 vittime erano probabilmente ebree; secondo la Jewish Anti-Defamation League di New York, gli ebrei periti furono almeno 400. Non ci sono cifre ufficiali perché le autorità statunitensi non documentano l'appartenenza religiosa.

La genesi di questa diceria è che poche ore dopo gli attacchi, il giornale Jerusalem Post riferì che si riteneva che circa 4000 israeliani (non "ebrei", ma "israeliani") vivessero o lavorassero a New York e a Washington. Il giornale non scrisse che erano morti o dispersi o non s'erano presentati al lavoro: scrisse semplicemente che erano persone che potevano essere nelle vicinanze degli attacchi.

Nel giro di pochi giorni, la storia fu ripresa a Beirut da al-Manar, un'emittente satellitare affiliata a Hezbollah, e dal quotidiano siriano al-Thawra, che la cambiarono dicendo che 4000 israeliani che lavoravano nel WTC erano assenti il giorno degli attacchi. La notizia alterata si diffuse in molti paesi arabi anche tramite il passaparola dei siti antisemiti, modificandosi ancora: i 4000 israeliani divennero 4000 ebrei che avevano ricevuto una soffiata dal Mossad.

La diceria approdò anche sulla Pravda (che poi ritirò l'articolo) e persino in Italia su La Stampa (9/10/2001, in un'intervista a un imam) e Il Tempo (3/10/2001, intervista a un esperto del Pontificio Istituto di studi arabi) e su Cuore (vignetta, ottobre 2001).

Fonti: BBC, The Conspiracy Files; Der Spiegel, 2003; La Cospirazione Impossibile, Piemme, 2007, pag. 7; La leggenda dei 4000 ebrei, in 11 settembre leggende di guerra, Paolo Toselli, Avverbi, 2002, pag. 104.


È vero che c'era una ditta israeliana che stava al WTC e fu preavvisata degli attacchi?

No. Basta controllare i giornali dell'epoca per sapere che la ditta in questione, la Odigo, non aveva sede al WTC: stava a quattro isolati di distanza. Inoltre il messaggio di "preavviso" era talmente vago che fu capito soltanto dopo gli attacchi, e fu ricevuto alla sede della ditta in Israele, non a New York

 

 

 

 

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