Crea sito

 

 

Anti-sionismo: il nome aggiornato dell'anti-semitismo

 

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

Un solo fenomeno attraversa le epoche, adeguandosi al cambiare dei tempi nella sua diffusione ma rimanendo fedele agli schemi antichi: l’antisemitismo. Sartre ha scritto che l’antisemitismo è un problema degli antisemiti, non degli ebrei: intendeva con ciò che l’antisemitismo è un virus e chi ne è contaminato è affetto da un male che lentamente ne limita la capacità di ragionare.

Gli antisemiti hanno un bisogno patologico di odiare qualcuno, e per varie ragioni storiche gli ebrei sono diventati, in Europa, il bersaglio perfetto di un odio tenace e malvagio. Vi sono in Europa antisemiti che non hanno mai conosciuto di persona un ebreo, e luoghi in cui l’antisemitismo è endemico malgrado non vi abitino più ebrei. Eppure altri continenti, nei quali le religioni dominanti sono altre, non hanno mai conosciuto queste manifestazioni di barbarie. Bisogna chiedersene il perché.


In Europa abbiamo una lunga storia di antigiudaismo religioso, e ciò ha reso possibile nello scorso secolo sia attuare un tentativo di sterminio totale degli ebrei sia, dopo la Guerra dei sei giorni del 1967, saldare quell’antico pregiudizio con nuove motivazioni di natura politica. L’antisemitismo è risorto per l’uso costante di simboli e leggende antiebraiche di cui fanno ampio e costante uso gli arabi, che hanno facilmente attecchito in un ambiente tendenzialmente filoarabo e già inquinato da quasi due millenni di un antigiudaismo che da prettamente religioso è diventato, nel Novecento, prevalentemente politico.


Il filoarabismo italiano, in particolare, è la diretta conseguenza delle direttive comuniste provenienti dall’allora Unione Sovietica, dell’ideologia umanitaria di una sinistra che non concepiva altro che l’antagonismo storico dei poveri contro i ricchi, e di una destra estrema che non riesce a staccarsi dalla nostalgia per il nazifascismo. A tutto ciò oggi si somma una presenza sempre più massiccia di arabi in numerosi paesi.

Saldandosi nell’odio per il loro presunto nemico comune queste componenti così diverse fra loro hanno dato origine ad un odio per Israele che in realtà è il vecchio antisemitismo mascherato e riverniciato politicamente, del quale usa schemi, motivazioni, immagini.


Quando si afferma che l’antisemitismo classico, quello antico degli ebrei che bevono il sangue dei bambini ed avvelenano i pozzi, si è trasferito su un livello politico per manifestarsi come critica nei confronti di Israele, si dice purtroppo una verità.
La critica, anche feroce, nei confronti dei governi di Israele è pienamente legittima, e non di rado metà della stessa popolazione israeliana esercita questa critica con passione, come avviene in ogni autentica democrazia. Ma odiare il solo Israele, o pretendere di “ripulire” la Palestina dalla presenza ebraica , e chiudere gli occhi dinanzi a tutte le altre tragedie che insanguinano il mondo sono il segno di una patologica ossessione che viene da molto lontano.

 

 

La storia dell'antisemitismo testimonia un dato che è ancora vero oggi e cioè che l'odio per gli ebrei non ha bisogno della presenza fisica del suo oggetto per manifestarsi e crescere.
Così è oggi in molti paesi dove da tempo gli ebrei non sono presenti se non in numero esiguo (Polonia, Spagna) o dove non sono mai stati (Giappone).
Così è stato anche in passato, quando alcuni dei teorici più noti dell'antigiudaismo cristiano, come Agostino di Ippona, Ambrogio, Giovanni Crisostomo, molto probabilmente non hanno mai conosciuto degli ebrei se non in maniera del tutto superficiale.


La polemica antiebraica si è sviluppata con forza in seguito in Stati che avevano espulso gli ebrei: quando Shakespeare scritte "Il mercante di Venezia", da tre secoli non vi erano ebrei in Inghilterra. Insomma, come mostra bene il grande studio recente di David Nirenberg ("Antijudaism" Norton, New York 2013), le persecuzioni hanno colpito gli ebrei reali, ma l'odio non aveva bisogno di loro, era acceso da un fantasma teologico e propagandistico, che spesso, oltre a essere applicato agli ebrei in carne ed ossa, se c'erano, veniva rimpallato come argomento velenoso fra polemisti cristiani contrapposti che si diffamavano a vicenda in quanto ebrei o giudeizzanti, come del resto avviene ancora oggi fra nemici nel mondo islamico, che si accusano a vicenda di essere ebrei.
Per almeno un millennio e mezzo dunque ci sono stati due popoli ebraici.
Da un lato c'era quello vero di cui conosciamo la storia, gli autori e attraverso di loro e altri documenti anche molti comportamenti concreti: un popolo disperso geograficamente ma dai forti legami trasversali, spesso ridotto in condizioni economiche e sociali misere ma capace di produrre grandi intellettuali e anche parecchi funzionari per gli Stati che lo ospitavano, attento a conservare la propria forma di vita e le proprie tradizioni, ridotto dalle limitazioni giuridiche in genere a fare poveri mestieri ma necessari, come il prestito di denaro e il commercio di abiti usati. Dall'altro c'era il fantasma del popolo deicida, "maledetto", dell'"ebreo errante", del suo materialismo e del suo formalismo, spesso dei suoi "delitti": l'uccisione di bambini cristiani per trarne il sangue, l'avvelenamento dei pozzi, l'usura che "dissanguava i popoli", la sovversione della fede, perfino l'ateismo...

Questa scissione dura almeno fino all'inizio dell'Ottocento. I giudizi violentissimi e sprezzanti di Voltaire, di Kant, di Hegel, per fare solo qualche nome, non hanno a che fare con gli ebrei reali che in qualche caso sappiamo essere stati in termini civili di relazione con loro, ma l' "lEbreo metafisico" costruito nel corso dei secoli nelle carte di teologi, polemisti e giuristi cristiani.

Lo stesso doppio destino degli ebrei nel corso dei secoli parte dalla fondazione dello Stato di Israele. Da un lato vi è uno Stato reale, con una storia, un'economia, una politica, una scienza, una cultura di cui non è difficile riconoscere i grandi successi.

Un piccolo Stato, grande come un paio di regioni italiane, circondato da Stati nemici 400 volte più vasti e 50 volte più popolati, nato sessantasei anni fa, che ha assorbito milioni di esuli da mezzo mondo, superando immensi problemi sociali, che ha dissodato e resa fertile una terra difficilissima, superato indenne le aggressioni di quattro guerre e del terrorismo, sperimentato strutture sociali socialiste utopiche come i kibbutzim, ma ha costruito anche un'economia capitalistica di grande successo, fatto rivivere una lingua antica e non usata più da due millenni come idioma quotidiano realizzando in essa una grande letteratura, sviluppato scienza e tecnologia come pochissimi altri paesi al mondo...

Un paese democratico, dove vige una libertà di parola, di stampa, di religione di organizzazione, di stili di vita paragonabile solo ai più avanzati stati occidentali, dove le minoranze nazionali, politiche e religiose sono libere di organizzarsi e hanno posti più che proporzionali in parlamento, nella giustizia, nell'esercito, nell'accademia.
Un paese certamente non esente da errori, da ingiustizie e anche da crimini come tutto ciò che è mortale, ma che costituisce uno dei più grandi successi politici e sociali dell'ultimo secolo.

Dall'altro vi è l'Israele della propaganda palestinista, del boicottaggio, dei deliri islamisti, neonazisti e neocomunisti. Un "cancro", uno stato "coloniale", "razzista", che pratica l'"apartheid", è "messianico", "opprime gli arabi", commette ogni sorta di "crimini", andrebbe "spazzato via" perché questa è la condizione per assicurare la pace alla regione. E' una propaganda incessante, del tutto incurante non solo della verità ma anche della più banale verosimiglianza (basta pensare al negazionismo palestinista per cui non vi sarebbe mai stato un Tempio a Gerusalemme, gli ebrei non avrebbero alcuna connessione con la terra di Israele, Abramo e Davide e anche Gesù sarebbero stati musulmani e in particolare Gesù anche palestinese: slogan deliranti, contrari a infinite testimonianze archeologiche, storiche, bibliche, allo stesso Corano.

In particolare a questo Israele della propaganda antisionista vengono lanciate accuse che sono la prosecuzione appena aggiornata delle calunnie di cui sono stati oggetto gli ebrei durante i molti secoli della loro persecuzione.

Gli ebrei erano accusati di uccidere i bambini cristiani e islamici per impastare col loro sangue il pane azzimo e Israele è accusato di ammazzare i bambini palestinesi; gli ebrei avvelenavano i pozzi e Israele ruba l'acqua ai palestinesi; gli ebrei avevano un piano di dominio del mondo (I "Protocolli dei savi di Sion" e altri falsi del genere) e Israele lo domina attraverso la "lobby ebraica"; gli ebrei praticavano l'usura e affamavano il mondo, Israele domina l'economia mondiale e rovina quella dei paesi arabi; gli ebrei erano maghi maligni e Israele usa mezzi occulti per provocare la caduta della moschea di Al Aqsa e usare gli animali contro i musulmani; Israele era miscredente, non credendo né a Gesù né a Maometto e Israele diffonde l'ateismo e l'immoralità nei paesi arabi. Nulla è cambiato in queste calunnie. L'antisionismo non è altro che l'antisemitismo del nostro tempo.

 

Non è possibile essere antisionisti senza essere antisemiti, anche se - disgraziatamente - chi coltiva queste calunnie possa vantare origini ebraiche. Come i convertiti ebrei dei tempi dell'inquisizione erano spesso i peggiori nemici degli ebrei del loro tempo, così i convertiti di oggi (non al cristianesimo ma all'ideologia comunista o multiculturalista) sono spesso i peggiori nemici di Israele. I due ebrei, quello reale e quello immaginato dagli antisemiti e i due Israele, quello reale e quello immaginato dagli antisionisti sono una sola e medesima coppia. Perché Israele oggi non è solo lo stato degli ebrei, ma l'ebreo degli stati.

 

 

Antisemitismo ed odio contro Israele

 

Premessa: tratto da qui, qui e qui

 

Ci abbiamo creduto un po' tutti. Anche i più pessimisti nel mondo ebraico e soprattutto in quella che si usa chiamare "società civile" dell'Europa e degli Stati Uniti hanno dato per scontato che con la fine del nazismo e con la trasformazione delle chiese fosse finito anche l'antisemitismo. Il "mai più" rispetto ad Auschwitz sembrava un fatto più che una promessa, se non per quanto riguarda la capacità delle società umani di produrre atrocità e stragi, mai venuta meno, almeno per la sua concentrazione particolare sul piccolo popolo ebraico.

Mai più genocidi, si pensava, ma anche mai più antisemitismo, la lezione è stata troppo atroce per poter essere dimenticata. Certo, dalla sua nascita non era mai tramontata l'ostilità araba verso Israele, diffusa poi a buona parte della sinistra e dei paesi del "terzo mondo", ma quello era un conflitto politico, si diceva, non c'entrava con l'identità ebraica, era solo un problema di confini che si sarebbe presto risolto.

E invece non è andata così, ormai è chiaro. Un piccolo demagogo che si fa intervistare per spiegare che i mali del mondo derivano dal fatto che le persone più ricche del mondo sono ebree o che sono ebraiche le banche (falso, naturalmente); una televisione rumena che trasmette canti natalizi che incitano a sterminare gli ebrei; il capo dell'associazione degli studenti arabi di un'università americana che si fa ritrarre con un coltello per sgozzare gli ebrei... sono notizie delle ultime ore che ho letto mentre scrivo questo articolo, ma notizie del genere non mancano mai e spesso sono peggiori: omicidi a freddo in Israele e fuori, tentati rapimenti, bombe, cimiteri sconsacrati, boicottaggi, luoghi in Europa in cui è molto pericoloso farsi identificare come ebrei, come lo è già in tutti i paesi musulmani, negazionismi sulla Shoà, attribuzioni di ogni tipo di colpe agli ebrei...

L'aspetto più preoccupante di questa storia è che non si tratta di incidenti organizzati e attribuibili a un singolo centro, che potrebbe essere combattuto o almeno isolato. Sono ormai luoghi comuni, codificati nella cultura di massa, che fanno parte di quell'enciclopedia degli imbecilli che viene continuamente riflessa e riprodotta nei social media.

Ognuno di noi ebrei in Europa vede solo una piccola parte del fenomeno: gli ungheresi vedono un governo che rivaluta i vecchi alleati dei nazisti e i partiti che li minacciano; i greci, dopo aver subito incendi di sinagoghe e profanazioni di cimiteri, devono ora fare i conti con la popolarità di Alba Dorata. In Olanda, in Danimarca, in Norvegia, in Gran Bretagna, girare con una kippah è tanto pericoloso da essere sconsigliato dalle istituzioni ebraiche; in Francia l'antisemitismo ha superato i limiti dell'omicidio nei casi del rapimento di Ilan Halimi e nell'assalto alla scuola di Tolosa.

In Italia abbiamo i negazionisti neonazisti, le minacce squadristiche, ma anche l'odio per Israele a sinistra e le menzogne populiste dei forconi e dei grillini. Il mondo anglosassone è percorso dalle ondate "benpensanti" del boicottaggio.

Spesso si sostiene che questo odio risorgente, che per dimensioni, continuità e violenza non è paragonabile a nessun altro fenomeno razzista, sarebbe provocato dalle "politiche del governo israeliano" e che ciò lo renderebbe, se non condivisibile, almeno comprensibile. Le "critiche" di queste "politiche" sarebbero "legittime"; se ogni tanto esse "esagerano" prendendosela con gli ebrei "innocenti", come se gli israeliani fossero "colpevoli" di volersi difendere... be', bisogna capire e portar pazienza, o, ancor meglio, gli ebrei dovrebbero unirsi a quelle "critiche", cercando di cambiare le "politiche" o addirittura il "governo israeliano", rendendolo accomodante alla "giusta lotta" dei "palestinesi" che rivendicano null'altro se non la "loro terra".

Questo discorso è ipocrita e subdolo, oltre che del tutto infondato. Le "politiche" non c'entrano affatto, per esempio questo è un periodo di trattative, in cui il governo di Israele sta cercando di vedere se esista una via di accordo con l'Anp. Ma questo non ha affatto bloccato i boicottaggi né tanto meno gli atti e i discorsi antisemiti. E non solo non c'entrano le politiche, ma neppure i governi e il loro orientamento: non ce n'è stato uno, dalla fondazione dello Stato di Israele, che si sia sottratto a odi e boicottaggi. Solo la malafede o la "sindrome di Stoccolma" (quella che proverbialmente porta ad appoggiare i propri persecutori, giustamente ritradotta da Kenneth Levin nel titolo di un libro importante "The Oslo Syndrome") di una certa sinistra ebraica autorizza tesi così aberranti.

Del resto basta aver seguito un po' la pubblicistica dei vari movimenti palestinisti, aver letto i loro statuti e seguito quel che dicono in arabo alle loro televisioni invece che in inglese all'opinione pubblica internazionale, per capire che lo scopo finale della lorto azione è l'eliminazione di Israele e degli "ebrei", non la costruzione di uno "stato palestinese" che è solo uno strumento utile per la lotta antisemita, destinato ad essere abbandonato dopo la "vittoria".

Il fatto è che non la lotta contro Israele è causa dell'antisemitismo, ma esattamente l'opposto: è l'antisemitismo (arabo o marxista, cristiano o fascista) a spiegare l'odio per Israele. E' un antisemitismo che non ha bisogno di ebrei per svilupparsi (tant'è vero che i paesi d'Europa che più si rivelano antisemiti ai sondaggi sono quelli dove gli ebrei non ci sono quasi più, pur avendoli molto frequentato in passato, come la Spagna e la Polonia. E l'antisemitismo fiorisce anche in luoghi pochissimo sfiorati dalla diaspora ebraica, come il Giappone. Il fatto è che l'antisemitismo ha pochissimo a che fare con quello che fanno in effetti gli ebrei, con la loro presenza reale.

Con buona pace di storici poco scrupolosi e per nulla accorti che hanno cercato di sfruttare il tema, forse alla ricerca della pubblicità fornita dagli scandali, "l'accusa del sangue", quell'infame calunnia per cui gli ebrei furono perseguitati per secoli in quanto assassini di bambini cristiani che avrebbero usato per confezionare il pane azzimo, non ha nulla a che fare con le pratiche dell'ebraismo, anzi contraddice alcune delle leggi più sacre della Torà; ma è stato usato per molti secoli contro le comunità ebraiche dall'Inghilterra fino alla Siria, dalla Russia alla nostra Italia.

E così per l'accusa di deicidio, per quella fabbricazione della polizia zarista che si intitola "Protocolli dei Savi di Sion" e ancora oggi è usata per l'antisemitismo arabo; così per l'accusa di un'influenza economica esagerata ("i cinque uomini più ricchi del mondo sono ebrei", ha detto uno sprovveduto, ma non isolato masaniello contemporaneo). Dimostrare che queste accuse sono false, documentarne la formazione truffaldina, far presente la loro palese assurdità non serve a nulla.

Perché come scrive David Nirenberg nella sua bellissima storia dell'"Antigiudaismo", gli ebrei cui si riferiscono gli antisemiti di tutte le stagioni, dall'antico Egitto (quello tolemaico, non quello dei Faraoni), dove probabilmente questa storia è incominciata, fino ai paesi arabi contemporanei, passando per la Chiesa e Maometto, per i filosofi dell'Illuminismo e il nazismo, quasi mai sono i veri ebrei in carne ed ossa, con i loro meriti e i loro indubbi difetti. Si tratta invece di fantasmi, di costruzioni ossessive spesso del tutto staccate dalla realtà, cui sono attribuite certe caratteristiche di comodo, magari ereditate dalla tradizione e mai verificate, che servono spesso a fare i conti nell'ambito dello stesso fronte antisemita, dove l'accusa di essere "come gli ebrei" o addirittura membri del popolo di Israele è la massima ragione di squalifica.

Che poi ci rimettano gli ebrei veri ed essi siano mandati in esilio, nei roghi dell'Inquisizione o in quelli dei lager, ha sempre importato poco. E questo è vero anche oggi, quando l'odio antisemita si concentra non solo sui singoli ebrei o sulle loro piccole comunità della diaspora ma soprattutto sul loro stato rinato, Israele. Una rinascita vissuta come un trauma aperto dall'Islam, ma più nascostamente anche da settori non piccoli della Cristianità, dato che entrambi, in maniera non dissimile, avevano profetizzato e preteso la dissoluzione di un popolo antiquato rispetto alle nuove profezie che li costituivano come religioni.

Per questa ragione non è accettabile alcun varco di separazione fra antisemitismo e antisionismo o "israelofobia", secondo la parola proposta da Fiamma Nirenstein. Perché il nemico di Israele (o ipocritamente delle "politiche" del suo "governo") è un antisemita.

Anche se per caso si trova ad essere di origini ebraiche, come parecchi negli Stati Uniti e anche in Europa e in Italia: essere antisemiti con sangue ebraico nelle vene non è affatto impossibile, vi sono molti casi illustri che lo dimostrano, dai neofiti che facevano i consulenti dell'Inquisizione a Otto Weininger, fino ai sedicenti intellettuali filopalestinesi d'oggi. E il solo modo per combattere l'antisionismo oggi è difendere Israele.

 

Israele, un paese civile, che ama la pace, detesta la guerra, costretto a combattere per difendere la sopravvivenza di 6 milioni di ebrei nella loro patria storica, distrutta prima dai Romani e poi conquistata da altri popoli, guerrieri, conquistatori, schiavisti, fino a quando è venuta al mondo una generazione di ebrei eccezionali, laici e religiosi, con una visione del futuro del proprio popolo che comprendeva la ricostituzione dello Stato di Israele. Non erano ancora combattenti, molti erano intellettuali, tutti però affascinati dal progetto di Theodor Herzl, lo Stato ebraico da rifondare, che ha poi trovato nel genio di David Ben Gurion il suo realizzatore.


La risposta mediorientale – e del resto del mondo – fu ostile, invece di capire la portata storica, culturale e sociale, che quel cambiamento avrebbe portato. La spiegazione non è difficile da capire: l’arrivo degli ebrei nella loro terra, con uno Stato loro, avrebbe sconvolto le tradizioni barbare che governavano la regione, portando nuovi usi e costumi che avrebbero dato un significato locale alla parola che le religioni esistenti rifiutano senza distinzione: modernità. Era in arrivo con gli ebrei, non bisognava permetterlo. Dichiaratamente, o in seconda fila ipocritamente, islam e cristianesimo hanno detto no, la modernità è il loro nemico comune, e l’hanno combattuto, entrambi a modo proprio, fino ad oggi.

 

Bisogna combattere la disinformazione rappresentata dall’anti-semitismo, che è sempre quello che da 2000 anni opprime gli ebrei della diaspora, anche se si presenta con un nome che purtroppo è diventato accettabile, prima  anti-sionismo, e poi oggi, senza più coperture ipocrite,  odio contro Israele, uno Stato che va cancellato dalla faccia della terra. Non era riuscito ai Romani, non riuscì a Hitler, quando lo Stato non c’era ancora ma gli ebrei sì, dovrebbe riuscire oggi al nazi-islamismo alleato con un Occidente che scopriamo con disgusto non aver mai fatto i conti con la propria sporca coscienza.

Abbiamo davanti alla nostra coscienza generazioni di israeliani che combattono e muoiono per avere il diritto di vivere. Abbiamo il dover di fare l’impossibile per aiutarli, non possiamo girare la testa dall’altra parte, è già successo, non deve succedere più. 


Quando diciamo che l’anti-semitismo non è un problema degli ebrei ma è la società nella quale viviamo a doverlo affrontare, lo stesso succede ora con Israele. La sua sopravvivenza è un problema nostro, noi che siamo tanto attenti e soddisfatti di vivere in un mondo che – apparentemente – ha cancellato la guerra, dobbiamo prendere atto che 6 milioni di persone come noi, con le nostre abitudini di vita, vivono circondate da stati/organizzazioni che vorrebbero sterminarli. Finora l’Occidente, del quale noi facciamo parte, è stato connivente. E’ ora di dire basta.

 

La Notte dei Cristalli fu il segnale dell'aggressione totale all'ebraismo e della distruzione della mente europea. Il caos avanzava. Sta accadendo lo stesso, si trova spazio vitale nell'odio per gli ebrei, nell'odio per Israele, lo si vede dalle dichiarazione dei neonazisti come da quelle di Ferrero. Basta essere contro Israele e fai la folla, che c'è di più classico di un bel "morte agli ebrei" a Berlino; si può anche per aver successo urlare "gasiamo gli ebrei" a Parigi, fascisti e islamisti insieme.

Che l'Italia abbandoni comunicati e i corsi sulla Shoah: invece occorre imparare, leggere, avere la pazienza di uscire dalla bovina acquiescenza che ti comunica la facile compassione senza ragionamento della tv. Chi solidarizza con gli ebrei lo deve dimostrare con la costanza della ragione, di condoglianze gli ebrei ne hanno ricevute troppe; per combattere l'antisemitismo occorre buon senso, distinguere fra una guerra senza scelta e una di aggressione, fra l'uso degli scudi umani e l'uso di soldati umani quanto determinati, devono studiare i numeri che gli riveleranno che la maggioranza degli uccisi erano terroristi. Leggere la Carta di Hamas.


La memoria dell'Olocausto non c'entra, fermatevi, c'entra invece la difesa dell'anima dell'Europa che verrà distrutta di nuovo dall'odio antiebraico. Il Newsweek mostra una ragazza ebrea che fugge con una valigia in mano, e ci ripete che su 53mila adulti in 102 Paesi il 26 per cento è profondamente antisemita (Grecia 69 per cento, Francia 37, Belgio 27, Polonia 45, Ungheria 41, Palestinesi 93 per cento, Iraq 92).

Dieter Graumann, presidente del consiglio ebraico della Germania testimonia che "sono i tempi peggiori dal nazismo", se indossi una stella di Davide puoi finire picchiato, se sei una giornalista come me scrivono: "Ti ammazzeremo, brutta.." , a Londra si urla "Ebrei al gas". Tutte queste storie portano un segno: quello della disgregazione dell'Europa.
 

Non sappiamo più distinguere gli amici dai nemici, la parola islamismo è impronunciabile, temiamo l'identità occidentale d'Israele, odiamo negli ebrei la limpida determinazione a difendersi. L'antisemitismo è un segno di demenza.

Accade quando una società è in crisi, quando non ha abbastanza energia per informarsi, capire, criticare. Qui un'organizzazione terrorista che impicca gli omosessuali e perseguita le donne e dichiara apertamente di cercare la morte per il califfato copre di missili un Paese democratico che reagisce come farebbe chiunque, e questo suscita un'ondata antisemita. De te fabula narratur.

Quanto è meglio tornare agli archetipi contro gli ebrei che pensare che il terrore possa un giorno attaccare anche noi. L'antisemitismo è per i cretini, ma prima di tutto per i pusillanimi. Vergogna, Europa.

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org