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Antisemitismo e c'è chi non lo vede...

 

Tratto in buona parte da qui, qui e qui

 

"Un fantasma si aggira per l'Europa" diceva qualcuno tanto tempo fa: bei tempi, in cui i fantasmi ancora non erano globalizzati e si limitavano a scorrazzare per un solo continente. Il fantasma con cui abbiamo a che fare oggi è un fantasma globalizzato, planetario e anche bipartisan. Si nutre dell'aria stessa che respira e cresce di giorno in giorno. Ricordate? "Mai più!" si prometteva accoratamente sulle ceneri di Auschwitz, "mai più un tale orrore, mai più tali mostruosità, mai più un tale inferno in terra". Ci illudevamo che sotto le ceneri di Auschwitz fosse rimasto sepolto anche il mostro dell'antisemitismo, ma ci eravamo sbagliati. Rievocando e parafrasando uno slogan d'altri tempi, potremmo dire: "Hitler è vivo e lotta insieme a loro".

Ha cominciato in sordina. Il fanatismo religioso che per secoli aveva permesso di odiare gli ebrei in quanto "assassini di Cristo" era ormai passato di moda, non vi si poteva più far ricorso, e poi, dopo quello che era successo, mostrarsi antisemiti sarebbe stato abbastanza di cattivo gusto, e dunque pazienza. Ed ecco, come una manna dal cielo, profilarsi la questione palestinese.

La guerra dei Sei Giorni l'hanno voluta gli arabi, l'hanno programmata gli arabi, l'hanno preparata gli arabi, ma il primo colpo lo ha sparato Israele. Prima della guerra c'erano state oltre duemila incursioni armate in territorio israeliano, ma nella guerra guerreggiata il primo colpo lo hanno sparato loro, gli ebrei! I palestinesi cominciano a raccontare che gli ebrei hanno rubato loro la terra: e perché non crederci? Raccontano che loro sono sempre vissuti lì: perché non crederci? Raccontano storie su storie, e noi ci crediamo, perché dopotutto lo abbiamo sempre saputo che gli ebrei sono una gran brutta razza, Hitler avrà anche esagerato, d'accordo, però...

Sia ben chiaro: noi siamo antisionisti, non antisemiti! Poi capita che qualcuno aggredisca il vicino di casa ebreo dicendogli: "Ma voi ebrei cosa fate ai palestinesi?" Il povero vicino di casa non ha neanche mai visto un palestinese da vicino, ma poco importa. Capita che in nome della causa palestinese si assaltino sinagoghe e istituzioni ebraiche in ogni parte del mondo, capita che venga assassinato un bambino italiano di due anni, o che un vecchio americano paralitico venga scaraventato giù da una nave, ma per carità, non veniteci a dire che siamo antisemiti.

Certo, è chiaro che gli israeliani opprimono i palestinesi perché la sopraffazione è iscritta nel codice genetico dell'ebreo, lo dimostrano anche i Protocolli, ma cosa c'entra?

Non siamo noi ad essere antisemiti: sono loro che sono ebrei! La questione palestinese? Colpa degli ebrei! Il terrorismo arabo? Colpa degli ebrei! I musulmani opprimono 250 milioni di cristiani nel mondo e ne ammazzano 160.000 ogni anno? Ebbene sì, colpa degli ebrei anche quello! La storia di Israele dimostra che le colpe, almeno le più gravi, stanno da tutt'altra parte? E noi la riscriviamo. Le persone tipo Arafat? Sì, certo che lo sappiamo che non vuole la pace. Perché continuiamo a sostenerlo? Perché se arriva la pace e si risolve la questione palestinese, cosa diavolo ci inventiamo poi per poter continuare a odiare gli ebrei?

Poco più di mezzo secolo è passato, ancora vivono tra noi coloro che portano nella propria carne - e nella propria anima - le cicatrici di quell'inferno, e tutto sembra essere tornato, o sul punto di tornare, esattamente come prima: si chiedono loro improbabili mea culpa, si dimostra, grazie ai "Protocolli", che stanno tramando per conquistare e sottomettere il mondo, vengono indicati come responsabili del terrorismo islamico, si insinua che abbiano buttato giù le Torri e avanti e avanti, fino al delirio di Durban, senza che nessuno, o quasi, levi un grido d'allarme. Un fantasma si aggira per il pianeta: se non riusciremo a strangolarlo in tempo, l'inferno tornerà a regnare sulla terra.

 

Quel che si applica a Israele oggi è la ripetizione su scala internazionale di quel che Goebbels e Farinacci hanno applicato agli ebrei europei prima di contribuire a mandarli ad Auschwitz: allora "Kauft nicht bei Juden", stelle gialle, espulsione da scuole e associazioni, propaganda con nasi adunchi, frotte di ratti e ogni sorta di disprezzo morale. Oggi boicottaggi, emarginazione, propaganda dell'odio, disprezzo e demonizzazione, calunnie del sangue vecchie e nuove.

 

Il tutto è perfino amplificato da un movimento antisemita sempre più vasto, composto da odiatori degli ebrei e di Israele, negazionisti della Shoà, simpatizzanti del fascismo e del nazismo, sostenitori della teoria del complotto ebraico ed altre teorie antisemite. Ciò è l'espressione di un disagio che non trova sfogo e di un’ignoranza che, invece, di sfogo ne ha fin troppo.

Purtroppo queste correnti di pensiero antisemite muovono tutte dalla conoscenza di teorie ampiamente dimostrate errate da anni di progresso umano e scientifico (quella della “razza” in primis) e da una conoscenza superficiale e mistificata della storia recente e lontana, il tutto unito alla paura del diverso, sentimento assolutamente umano ma altrettanto assolutamente superabile applicando un poco di buon senso e di umanità, concetti che prescindono l’appartenenza culturale, sociale e religiosa ma di cui, evidentemente, non tutti siamo ugualmente dotati.

 

È anche necessario ricordare che l'Europa ha sempre perseguitato gli ebrei, non è una cosa limitata al nazismo. Ad esempio, dopo il 1400 circa, cominciarono le persecuzioni dell'Inquisizione che distrussero le comunità ebree con pogrom popolari, obblighi di conversione, processi, diversi "autos da fe", cioè esecuzioni in cui coloro che avevano rifiutato la fede cristiana venivano bruciati vivi.

E' interessante ricordare questi casi non solo per smentire coloro che teorizzano una differenza fra l'"antigiudaismo" cristiano, che sarebbe di natura esclusivamente religiosa e l'"antisemitismo razziale" che sarebbe nato solo nell'Ottocento.
È importante ricordare queste cose per capire che la memoria storica dell'ebraismo - quella che ha portato alla ricostituzione dello stato di Israele - non si limita al nazismo, ma va molto più indietro. E soprattutto come l'antigiudaismo non sia una malattia che ha colpito marginalmente l'Europa in un certo momento, ma sia un dato strutturale, faccia parte della sua stessa costituzione culturale.

La storia dell'odio dell'Europa contro gli ebrei non è finita, nonostante tutte le proclamazioni di "mai più" fatte dopo Auschwitz. Naturalmente non riguarda apertamente tutti i cittadini d'Europa, ma agisce in maniera surrettizia, condiziona terminologie e reazioni linguistiche. Quando è esplicita si ammanta di giustizia: come un tempo si condannava virtuosamente "l'uccisione dei bambini per impastare il pane azzimo" e "l'avvelenamento dei pozzi", il "deicidio" "l'usura" e il progetto di "dominio del mondo", così oggi si condanna il "furto delle terre palestinesi", il "mondialismo" e magari "l'uccisione dei bambini palestinesi" e il "genocidio del popolo palestinese". Le accuse, a veder bene, sono molto simili. E la "soluzione finale" propagandata dall'Iran e accolta con entusiasmo nel mondo arabo, "cancellare Israele dalla carta geografica, sanare la ferita costituita da Israele" non è diversa da quella perseguita settant'anni fa.
Virtuosamente poi l'Unione Europea si fa custode di una "legge internazionale" sulla Giudea e Samaria da lei stessa inventata - come settant'anni fa badava a che gli ebrei avessero la loro brava stella gialla sul vestito. E c'è chi propaganda il boicottaggio dei prodotti israeliani, come un tempo i nazisti, ma anche i bravi cristiani di Maiorca e dintorni evitavano, se potevano, di comprare nelle botteghe degli ebrei. Chiunque guardi questa situazione con un minimo di distacco, capirà bene perché la grande maggioranza degli israeliani e degli ebrei non si fidi della "protezione" della "comunità internazionale".

In un paese civile, nel cuore dell'Europa, ci sono voluti solo otto anni a distruggere un gruppo di persone che all'inizio erano vicini di casa, negozianti, medici, operai, studenti – e alla fine solo una massa di cadaveri, loro e i loro simili in tutt'Europa, cacciati uno a uno. Sto parlando naturalmente della Germania e della Shoah.
I nazisti hanno sdoganato un odio diffuso, l'hanno reso legittimo con leggi e regolamenti, ma soprattutto l'abbiano distribuito nella popolazione con la propaganda capillare e con riti di degradazione condivisi.
L'espulsione degli ebrei dalla società civile tedesca prese circa sei anni per completarsi (quella italiana fu più rapida, iniziò nel '38 e dopo tre o quattro anni era già compiuta), non incontrò praticamente resistenza, anzi fu largamente appoggiata da chiese, intellettuali, associazioni e personalità illustri. Odiare gli ebrei era di moda, elegante, colto, autorevole. E dopo poco tempo condusse ad Auschwitz.

Non illudiamoci, non è finita. I pregiudizi sono duri a morire. Il fondo culturale da cui è nata la Shoah è ancora lì. Non c'entra in astratto il razzismo, ma la demonizzazione di un preciso gruppo, gli ebrei, che è iniziata in Occidente duemila anni fa. Quel che è cambiato è che l'odio non prende più di mira (in Europa, almeno), la “razza” ebraica. Si concentra sullo stato ebraico e su chi lo sostiene, che può anche non essere ebreo – e in questo caso dà scandalo perché è un traditore. Come allora, la propaganda è incessante, i riti di degradazione si moltiplicano, tutti i pretesti sono buoni, prima di tutto il fatto che Israele si difenda da chi vorrebbe distruggerlo e sterminare la sua popolazione. Come si permette di non lasciarsi condurre alle camere a gas con rassegnazione?

 

 

 

 

 

Antisemitismo oggi

 

Premessa: tratto da Qui e qui

 

L'antisemitismo non è affatto morto, è anzi particolarmente diffuso e aggressivo. E' un dato che si misura sulle cronache: pensate alle recentissime minacce dei neofascisti a quello che è il più popolare e il più presente fra i leader ebrei in Italia, Riccardo Pacifici.
O pensate all'altrettanto recente incidente della Smemoranda, il diario scolastico "satirico" che esprime la sensibilità della sinistra -TV, di quel gruppo cioè di scrittori e comici che hanno costruito ormai una lunga carriera sulla versione spettacolare della propaganda elettorale in stile "Repubblica" (sul diario dedicato ai ragazzi delle scuole medie c'era la battuta "molto spiritosa" per cui Peres avrebbe vinto il premio Nobel per la pace... perché aveva ammazzato tutti i concorrenti)... Ma forse qualche dato più generale serve.

Qualche tempo fa è uscito un rapporto del Dipartimento di Stato americano in cui si fa un bilancio degli "incidenti" antisemiti del 2012 ( http://www.jpost.com/Jewish-World/Jewish-News/US-report-anti-Semitism-a-problem-in-many-countries-310633 ): vi si parla di Venezuela ("preoccupazioni per le dichiarazioni antisemite del governo"), Ucraina ("elementi antisemiti nella retorica pubblica di governo e opposizione"), Ungheria ("più di 149 vandalismi di cimiteri ebraici"), Grecia (le azioni antisemite di "Alba Dorata"), Gran Bretagna ("forte salita degli atti di antisemitismo"). Si riporta anche un rapporto della commissione del Kantor Center per lo studio dell'ebraismo europeo contemporaneo, che parla di un aumento del 30% rispetto all'anno precedente, con 686 episodi di cui 273 attacchi a persone e 190 sinagoghe e altri luoghi di culto sconsacrati ( http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/166837#.UlEJ5oZ7Ka9 ).

Il Simon Wiesenthal Center ha fatto una specie di classifica scolatica mondiale per l'antisemitismo diffuso nella popolazione ( http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/166877# ) Solo gli Stati Uniti passano col massimo dei voti (A); Canada, Germania, Italia prendono un buon voto (B). La bocciatura piena riguarda invece paesi come Australia, Austria, Estonia, Lituania, Ucraina, Norvegia, Svezia, perché non solo l'attività antisemita è in aumento, ma essa è spesso ignorata dal potere politico e giudiziario.

Per capire la situazione, vi consiglio due altri documenti, uno è un documentario televisivo girato in Israele sul tema dell'antisemitismo contemporaneo, che potete vedere qui ( http://missingpeace.eu/en/2013/05/shocking-israeli-documentary-about-modern-anti-semitism/ ). E un altro è una lettera pubblicata dal Gateson Insitute di uno studioso islamico che vive in Medio Oriente, che si firma Ali Salim per ragioni di sicurezza ( http://www.gatestoneinstitute.org/3897/hatred-of-jews ). Ve ne cito solo un passaggio:

 

"Noi musulmani facciamo l'errore di pensare che gli europei abbiano veramente cura di noi, soprattutto dei palestinesi. Sbagliamo. Gli europei semplicemente odiano gli ebrei più di quanto odiano noi e ci temono. L'amara verità è che gli europei di solito intervengono in una crisi [in Medio Oriente] solo se questo dà loro l'opportunità di schiersi contro gli ebrei. [...] Nonostante il loro Illuminismo, molti europei, tra cui i leader dell'Unione europea, sono ancora fondamentalmente antisemiti. Invece di attaccare gli ebrei a testa alta come i loro antenati - semplicemente passando le leggi discriminatorie, costringendoli a vivere in ghetti e uccidendoli - ora hanno stabilito che sia politicamente corretto attaccare Israele, fingendo che gli israeliani non siano ebrei. Sotto la loro correttezza politica cova ancora il loro antico, innato antisemitismo. Per alcuni cristiani, come per i musulmani, l'odio per gli ebrei è costruito su un antico fondamento religioso, un retaggio del Medioevo, ed è così fondamentale e così ben radicato che essi sono disposti a sostenere i musulmani in quasi tutto, fintanto che ciò danneggia gli ebrei in qualche modo."

Trovate esagerate queste espressioni? Pensate che se c'è ancora antisemitismo che serpeggia in Europa, oltre che nel mondo islamico, questa è colpa del conflitto fra Israele e i palestinesi? E' vero esattamente l'inverso.
Se questo conflitto attira l'attenzione, fra i molti che purtroppo incendiano il mondo e in modo particolare il Medio Oriente, se i palestinesi, nonostante l'uso sistematico che fanno del terrorismo dal almeno cinquant'anni anche sul suolo europeo (Monaco, Burgas in Bulgaria, gli attentati alla sinagoga di Roma agli aereoporti di Fiumicino e di Vienna, l'Achille lauro ecc. ecc.) appaiono ai più e soprattutto alla propaganda non solo neofascista ma anche della sinistra come i buoni poveri perseguitati dai nazisti israeliani, questo dipende da un antisemitismo profondo, che ha trovato un nuovo modo di esprimersi, dopo l'odio religioso del Medioevo, le stragi dell'Inquisizione, i pogrom, il travestimento "scientifico" del razzismo (che è anch'esso figlio e non padre dell'antisemitismo), la Shoà.

L'antisionismo, l'odio per Israele, sono l'antisemitismo nella sua veste attuale. Se ne volete delle prove, leggete questo documento molto analitico e ben fatto: http://antisemitism.org.il/article/76749/how-todays-anti-zonism-continues-old-antisemitism


Insomma, nonostante le giornate della memoria e le feste della Resistenza, nonostante la costituzione e le dichiarazioni solenni di stati e forze politiche, l'antisemitismo è vivo e vegeto, continua nel vecchio progetto che era già di tanta parte del mondo cristiano medievale, di cercare di realizzare un mondo senza ebrei, come sono riusciti a fare, per quel tanto che hanno controllato, sia il nazismo che gli stati islamici contemporanei, a cominciare dalla "buona" e "moderata" Autorità Palestinese.
Combatterlo oggi significa innanzitutto appoggiare Israele e il suo diritto a una vita sicura e pacifica.

 

Difficile negare che l'antisemitismo sia in piena forma e abbia ormai travolto la barriera di ritegno imposta per qualche decennio dal ricordo della Shoà. Essere antisemiti, con o senza la maschera dell'antisionismo, è ormai più o meno normale. Insultare il prossimo dandogli dell'ebreo è così comune che non si nota più. Sostenere che Israele è la fonte di tutti i mali è più o meno ovvio. Non lo fanno solo gli estremisti o le star avvinazzate, sono luoghi comuni, diffusi, condivisi. Chi prova quotidianamente a contrastarli vede nei propri interlocutori comuni, non militanti, incredulità e sconcerto, prima ancora che polemica: come, credi davvero che Israele non sia uno stato criminale e che gli ebrei non si siano trasformati in nazisti? Ma allora devi essere un fanatico un po' matto...
E naturalmente, come sempre nella storia, ci si mettono anche gli ebrei che hanno interiorizzato l'odio degli antisemiti o pensano di riuscire più accettabili insultandosi da sé. Così negli ultimi giorni il sociologo "liquido" Zygmund Bauman ("Il muro di Betlemme mi ricorda quello del ghetto di Varsavia") e costantemente l'ebreo da teatro Moni Ovadia che ha costruito la sua immagine sugli insulti più volgari ("stupidi", "fanatici", "razzisti", "colonialisti", "sgherri", "banda bassotti", "rambo" ecc.) a Israele e al suo governo.

Su piano della politica internazionale, la grande tendenza è l'odio per Israele, che ormai coinvolge non solo i paesi islamici, ma anche tutto il terzo mondo (India, Cina, Russia, Brasile, giù giù fino allo Sri Lanka) e buona parte dell'Europa: non solo i paesi antisemiti come Spagna, Norvegia, Svezia, Austria, ma anche la Francia e la Gran Bretagna, che hanno ripreso la tradizionale politica filo-araba, anche se hanno governi di destra. Con loro anche la Grecia, il Lussemburgo, il Belgio, insomma mezza Europa. L'Italia è rimasta fra color che son sospesi, e certo è una posizione debole e del tutto deludente, ma almeno non si è allineata con costoro, ha rifiutato il vecchio riflesso dei tempi di Moro e La Pira, Andreotti, Craxi e D'Alema.
E le decisioni internazionali, avendo una maggioranza di Paesi che odiano Israele, iniziano ad essere tutte contro questo Stato ed ovviamente a favore dei suoi nemici, anche se sono collusi con il terrorismo e vogliono solo la distruzione di questo Paese.
Israele, bombardato giorno e notte dai terroristi, vittima designata dell'odio atomico iraniano non ha la solidarietà internazionale. Deve difendersi da sé, cercando di non dar modo ai suoi nemici di usare l'appoggio del mondo che non mancherebbe. Siamo di nuovo in una situazione in cui gli ebrei sono colpevoli di ogni cosa, innanzitutto di esistere e di mantenersi tali.

È un clima di assedio progressivo, apparentemente focalizzato sullo stato di Israele. Ma non si capisce il perché dell'odio antisraeliano così diffuso nel mondo se non si vede che Israele da sempre è il nome collettivo degli ebrei e che oggi lo si colpisce "a prescindere" dalle ragioni e dai torti come una volta si facevano i pogrom su accuse ridicole senza badare affatto al loro fondamento.

Contro Israele, l'ebreo del mondo, trova continuità la millenaria persecuzione degli ebrei, nell'odio contro Israele si riconoscono tutti i discendenti dei più antichi e recenti odiatori, quelli che entravano con forconi e spade per sterminare villaggi o quartieri di ebrei, quelli che li mettevano sui roghi se non si convertivano e anche dopo la conversione forzata, quelli che li mettevano nei forni in epoca recentissima.
Per non provare sensi di colpa, l'occidente ha trasformato Israele da vittima degli arabi, della loro violenza, del loro negazionismo, in persecutore.
Guerre per l'annientamento, terrorismo, missili, tragedie che Israele vive dal giorno della sua fondazione, tutto viene giustificato in nome dell'odio che questo paese martoriato suscita nell'animo occidentale.
Dopo 63 anni, ancora si parla di Terrasanta e non di Israele. Ancora non se ne riconosce la Capitale. Ancora si parla di illegittimità di vivere in questo Paese. Ancora i più moderati tra i suoi odiatori dicono la frase terribile "Israele non ha il diritto di esistere". Ancora odio e negazionismo. A questo si contrappone l'abbraccio incondizionato del mondo ai suoi persecutori.

Il mondo ha marchiati a fuoco gli ebrei ancora una volta e sta tentando di cancellare la loro storia per accontentare i suoi padroni. Se cancelli e trasformi la Storia, cancelli il popolo che l'ha vissuta. Questo è l'obiettivo dei palestinesi e della Lega Araba e a questo si sono inginocchiati servilmente i paesi europei,d'altronde i pozzi di petrolio non stanno mica in Israele.

 


 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

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