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L'antisemitismo in breve

 

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

Antisemitismo
La definizione internazionale di antisemitismo è stata elaborata dalla Fundamental Rights Agency dell’Unione Europea.

L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei, che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni retoriche e fisiche dell’antisemitismo sono dirette a individui ebrei e non ebrei o ai loro beni, a istituzioni comunitarie ebraiche e ad altri edifici a uso religioso.

In aggiunta a quanto detto, queste manifestazioni possono colpire lo Stato d’Israele, concepito come una collettività ebraica. L’antisemitismo spesso accusa gli ebrei di complottare per danneggiare l’umanità, e se ne fa spesso ricorso per dare la colpa agli ebrei “quando le cose non vanno”. È espresso attraverso discorsi, scritti, forme d’espressione visiva e azioni, e utilizza stereotipi sinistri e caratterizzazioni negative.


Esempi contemporanei di antisemitismo nella vita pubblica, nei mezzi di comunicazione, le scuole, il lavoro, e nella sfera religiosa, possono includere, prendendo in considerazione il contesto generale, ma non si limitano a:
- incitare, sostenere, o giustificare l’uccisione di o la violenza contro ebrei nel nome di un’ideologia radicale o una visione estremista della religione;
- fare insinuazioni mendaci, disumanizzanti, demonizzanti o stereotipate degli ebrei in quanto tali o del potere degli ebrei come collettività, ad esempio, specialmente ma non solo il mito del complotto mondiale ebraico o gli ebrei che controllano i mezzi d’informazione, l’economia, il governo o altre istituzioni all’interno di una società;
- accusare gli ebrei in quanto popolo di essere responsabili di ingiustizie vere o immaginarie commesse da un singolo ebreo o da un gruppo di ebrei, o anche per azioni commesse da non ebrei;
- negare il fatto, l’estensione e i meccanismi (ad esempio le camere a gas) o l’intenzionalità del genocidio del popolo ebraico per mano della Germania nazionalsocialista e dei suoi sostenitori e complici durante la Seconda Guerra Mondiale (l’Olocausto);
- accusare gli ebrei in quanto popolo, o Israele in quanto Stato, di inventare o esagerare l’Olocausto. accusare cittadini ebrei di essere più leali a Israele, o a supposte priorità degli ebrei in tutto il mondo, che agli interessi della loro nazione.
 

Esempi di come l’antisemitismo si manifesta con riguardo allo Stato d’Israele, prendendo in considerazione il contesto generale, possono includere:
- negare al popolo ebraico il proprio diritto all’autodeterminazione, cioè sostenere che l’esistenza dello Stato d’Israele è un atto di razzismo;
- adottare due misure diverse (a Israele) aspettandosi da esso un comportamento non atteso o richiesto a nessun’altra nazione;
- usare i simboli e le immagini associate all’antisemitismo classico (per esempio accuse di ebrei che uccidono Gesù o l’accusa del sangue) per caratterizzare Israele e gli israeliani;
- tracciare paragoni tra la presente politica d’Israele e quelle dei nazisti; ritenere gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato d’Israele.

D’altro canto, le critiche rivolte a Israele che sono simili a quelle mosse a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite. Gli atti antisemiti sono criminali quando sono così definiti dalla legge (per esempio la negazione dell’Olocausto o la distribuzione di materiale antisemita in certi paesi).


I crimini sono antisemiti quando l’oggetto degli attacchi, siano essi persone o proprietà – per esempio edifici, scuole, luoghi di culto e cimiteri – sono scelti perché sono, o sono ritenuti essere, ebraici o legati agli ebrei.


La discriminazione antisemita è il diniego agli ebrei delle opportunità e dei servizi disponibili agli altri cittadini ed è illegale in molti paesi In termini scientifici si può affermare che il fenomeno antisemita ha tre declinazioni: religiosa, in chiave antigiudaica; razziale, in chiave antisemita; anti-israeliana, in parte assimilabile a quella antisionista.

La definizione di antigiudaismo
L’antigiudaismo indica l’avversione per gli ebrei sostenuta da un’ideologia religiosa, anche se le ragioni di tale ostilità non sono solo di ordine religioso.
Per gli antigiudaisti l’unico «rimedio» è la conversione del giudeo.
Per quanto riguarda l’ostilità cristiana, essa ha radici antiche e si lega anche al diffondersi della «dottrina della sostituzione», secondo la quale, in quanto colpevoli di «deicidio», gli ebrei non sarebbero più il popolo eletto.

La definizione di antisionismo
L’antisionismo contraddistingue chi contesta radicalmente il movimento sionista, nato a fine Ottocento, imperniato sul diritto all’autodeterminazione dei popoli e finalizzato alla costituzione di uno Stato di Israele sul territorio che divenne parte del Mandato britannico in Palestina.
L’antisionista non riconosce al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione; nega il diritto al ritorno agli ebrei della diaspora e, dunque, sulla spinta di tale non riconoscimento, solleva obiezioni radicali alla stessa presenza ebraica in Israele.
L’antisionista contemporaneo muove peraltro dal falso convincimento che la nascita dello Stato di Israele rappresenti una rivalsa rispetto alla Shoah ed un risarcimento europeo al popolo ebraico ai danni delle impotenti comunità arabe stanziate in Palestina, dimenticando l’ampiezza e le ben più risalenti origini del movimento sionista.
Gli antisionisti più convinti ricorrono spesso ad argomenti utili a spiegare l’illegittimità della statualità israeliana, ad esempio instaurando paragoni tra Israele e il Sudafrica dell’apartheid, Stato al tempo collocato ai margini della comunità internazionale.

 

L’antisemitismo italiano affonda le proprie radici in una certa cultura cattolica e nella tradizione nel XIX e XX secolo, compresa la tradizione fascista, quella neopagana e la tradizione politica di estrema sinistra e estrema destra.

Si nota un “incremento del pregiudizio antiebraico proveniente da ambienti di estrema sinistra, senza differenze di genere e in modo trasversale per età, e che si evidenzia in ripetute analisi e argomenti che demonizzano e delegittimano lo Stato di Israele, definito uno Stato che si fonda sull’apartheid nei confronti dei palestinesi, nell’assunto di base per cui le vittime di un tempo si sono trasformate in carnefici”.

 

 

Perché?

A chi si domanda il perché della violenza simbolica contro Israele e gli ebrei (che poi è un serbatoio pronto per la violenza pratica, concreta e non più puramente verbale), ci sono due risposte oneste, entrambe piuttosto sgradevoli.

La prima si rifà alla tradizione profonda sia della cultura cristiana che di quella musulmana, che fin dall'inizio hanno fatto entrambe della denigrazione per l'ebraismo una ragione di autodefinizione.

Non è certamente possibile qui ripercorrere queste vicende che sono lunghe e complesse, ma è chiaro che islam e cristianità, dalla loro fondazione, rimproverano agli ebrei di non aver aderito alla loro innovazione religiosa, considerando la loro stessa sopravvivenza in quanto ebrei che si rifiutavano di diventare cristiani o musulmani un insulto, un peccato mortale, segno di depravazione e di perfidia e trattando di conseguenza l'ebraismo come una sorta di morto che cammina, un mostruoso fantasma o vampiro, di cui sperare l'eliminazione per ritornare alla normalità o alla palingenesi. Questo punto di vista si espanse poi alla cultura laica e illuminata dei Voltaire, dei Kant, degli Hegel e dei Marx.

Ci si potrebbe chiedere perché la mancata adesione venga rinfacciata agli ebrei e non ad altri gruppi esterni (induisti, confuciani, politeisti ecc.) La risposta è che naturalmente lo stesso problema venga posto anche a costoro, anzi che cristianesimo e islam hanno fatto il possibile per eliminarne l'autonomia culturale e religiosa e ci sono riusciti dove hanno avuto il potere abbastanza a lungo; ma soprattutto che l'ebraismo era già là dove e quando queste nuove religioni sono sorte, che molte delle loro credenze e dei loro riferimenti sono in origine ebraiche, che in un certo senso esse erano riformulazioni o riforme o adattamenti dell'ebraismo.

Vi è stato dunque una sorta di complesso di Edipo culturale: che il padre non abbia ceduto al figlio il suo rapporto col divino; che il precedente non abbia aderito alla novità, non sia stata abolito da essa, che anzi continui a sopravvivere accanto a essa, ne minaccia il senso e ne mette in dubbio la validità. Di qui un odio e una violenza che non hanno mai cessato di rinnovarsi, nonostante la buona volontà di alcuni (per il Cristianesimo soprattutto nell'ultimo mezzo secolo o poco più).

E' la teoria di una punizione infinita simboleggiata dal mito cristiano dell'Ebreo errante, o dalla versione di Sant'Agostino per cui gli ebrei non si possono eliminare per via della loro "testimonianza" ma vanno puniti ogni dioro e ogni generazione, tenendoli in condizioni degradanti - come puntualmente è accaduto. Dunque ci sono cicatrici profonde nella psiche collettiva europea (e per altro verso anche islamica): irritabilità per la semplice presenza ebraica, sospetti, fastidi e odi antichi così radicati che neppure il ricordo della Shoah basta a eliminarli del tutto: un'ostilità che resta oscuramente annidata nell'anima dell'Europa e che invece in questo momento è del tutto scoperta oggi in quella islamica che non ha avuto il trauma della Shoah e ha dovuto assistere al progresso politico e civile degli ebrei. La questione della guerra ormai quasi secolare degli arabi per eliminare la presenza ebraica in Medio Oriente è la cartina di tornasole per questa ostilità.

C'è però una seconda risposta a questa domanda, più immediata e più semplice, anche se naturalmente non esclude la prima: l'antisemitismo si impara. E si impara perché qualcuno lo insegna, lo propaganda, investe mezzi e energie per farlo.

Chi rischia di farsi scoprire (e in effetti poi viene scoperto) per mandare teste di maiale a una sinagoga, non lo fa per concedersi un piacere o togliersi lo sfizio. Calcola di ottenere risonanza, di propagandare le proprie posizioni, e come si è visto in questo caso era un personaggio legato da tempo a movimenti antisemiti e in procinto di fondarne uno suo. Insomma un anello consapevole nella catena di trasmissione del virus antisemita, quel che si potrebbe chiamare, con linguaggio antiquato ma efficace, un untore dell'antisemitismo.

Lo stesso per coloro che strappano le "pietre di inciampo" destinate a ricordare i luoghi della deportazione, che imbrattano i muri con scritte, che fanno minacce pubbliche ai dirigenti della comunità ebraica, perfino per quelli che progettano attentati (se ne sono scoperti diversi negli ultimi anni in Italia e molti attentati, come sapete, sono stati fatti altrove, per esempio in Francia). Nessuno di costoro si limita a concedersi un gusto, a dare sfogo a una nevrosi. E neppure naturalmente si illude col suo gesto di eliminare subito il nemico, cioè il popolo ebraico.

Sono tutti atti di comunicazione, di propaganda, di trasmissione del virus antisemita. Tutti piccoli Dieudonné, un altro personaggio che subisce pesanti conseguenze per la sua propaganda antisemita ma non smette di farla, probabilmente compensato in altri modi da qualcuno. Il senso è quello di formare altri antisemiti, di produrre una mobilitazione permanente e crescente contro gli ebrei, in attesa che si ripresenti un momento buono.

Per questa ragione, fra l'altro, è sbagliato non prenderli sul serio, sono pericolosi anche quando sono ridicoli, proprio in quanto portatori del virus. Ed è discutere del negazionismo della Shoah come se fosse semplicemente una posizione storica (peraltro irrealistica e stupida, come se qualcuno volesse negare che ci sia stata la guerra del Vietnam, perché non l'ha vista di persona).

Anche queste posizioni vanno viste come propaganda antisemita. Perché gli antisemiti hanno questa peculiarità: si propongono un obiettivo che evidentemente comporta e ha sempre comportato stragi orrende sofferenze inaudite e pianificate per milioni di uomini; ma non vogliono essere giudicati per questo. Vogliono che si sappia, per l'effetto propagandistico di imitazione, ma insieme non vogliono che si sappia, perché l'informazione produce simpatia per gli ebrei e condanna la loro concezione mettendone in evidenza la sostanza antisemita.

Sono nazisti, magari direttamente complici di stragi come lo fu Priebke, non lo rinnegano, ma insieme voglio essere innocenti dalle morte che hanno provocato, come se non fossero avvenute o la colpa fosse sempre di altri. Genocidi sì, ma che nessuno si permetta di ricordarglielo. Per questo antisemitismo e negazionismo vanno a braccetto.

Naturalmente nell'epoca del web e dei social media non basta trafficare in teste di maiale, bisogna anche essere presenti sulla rete. E in effetti l'insegnamento dell'antisemitismo è oggi massicciamente condotto qui. Vi sono numerosissime pagine facebook dedicate a questa propaganda: alcune vengono segnalate e con qualche sforzo si ottiene che il gestore le chiuda; altre restano aperte, nonostante siano piene di oscenità e odio come questa.

Poi vi sono i siti, come quello di "stormfront" che è stato chiuso e i cui autori condannati, ma le cui liste di ebrei, belle pronte per la violenza, ancora girano per la rete.

Volendo attribuire un premio per la più grande massa di antisemitismo sulla rete, oggi si dovrebbe darla a un sito che si chiama significativamente radio Islam. Per citare un articolo che gli è dedicato ( http://mazzetta.wordpress.com/2013/05/27/radio-islam-la-voce-dellantisemitismo/ ):

"GLI ESORDI - Radio Islam nasce nel 1987 come programma radio per opera di Ahmed Rami, un ex militare marocchino che aveva ottenuto asilo politico in Svezia sostenendo di aver preso parte a un tentativo di golpe contro il re del Marocco Hassan II. Programma era in teoria dedicato alla buone relazioni con i musulmani, ma presto rivelatosi veicolo del più brutale antisemitismo e dedicato principalmente a parlare degli ebrei riciclando paccottiglia notissima in Europa, quanto squalificata. Nel 90 Rami è condannato a 6 mesi per “istigazione contro un gruppo di persone e a Radio Islam è revocato per un anno il permesso di trasmettere. Nel 1991 la radio riprende a trasmettere sotto la direzione del nazista svedese Davida Janzon, che nel 1993 è condannato per lo stesso crimine. Nel 1996 il programma riprende e nasce il sito RadioIslam.org e nel 2000 rami è di nuovo condannato. In seguito è stato indagato in Francia e Svezia per “hate crime”, propaganda d’odio, proprio per il sito, l’ultima indagine nel 2004 si è conclusa nel nulla per l’impossibilità di ricondurre il sito alla sua responsabilità.
"TRADOTTO IN MOLTE LINGUE - Il sito nella sua parte italiana sembra fermo dal 2009, mentre nella home page in inglese c’è un link che punta al profilo Facebook di Rami, che è aggiornato con frequenza, e un altro che rinvia al canale Youtube di Radio Islam, anche quello aggiornato con una discreta periodicità. Il sito è decorato di scritte come “Razza? Esiste solo una razza umana” o “No odio, no violenza”, ma anche “Conosci il tuo nemico” e “Domani potrebbe essere troppo tardi”.
"LA ROBACCIA IN ITALIANO - Le sezioni del sito italiano tradiscono subito l’impostazione: Potere Ebraico, Razzismo Ebraico, Sionismo, Terrorismo, Revisionismo, Protocolli di Sion, Islam, sezione che raccoglie una manciata di materiali che indicano chiaramente una vicinanza ideale ad Hezbollah e al Khomeinismo, anche se è del tutto strumentale e rappresenta semplicemente la citazione delle occasioni nelle quali in Iran alcuni politici hanno sposato i cavalli di battaglia del sito. Una delle sezioni più ricche è infatti quella dedicata al revisionismo, termine con il quale s’intende il tentativo da parte di noti estremisti di destra e strani personaggi di negare l’Olocausto o almeno di ridurlo a numeri tali da permettere loro di gridare al complotto, va da sé, ebraico. Nella sezione c’è anche un link che manda a quello che definisce l’archivio del revisionismo olocaustico italiano, dove in un sol colpo si può ritrovare buona parte degli esercizi di questo tipo da parte dei nostri connazionali, una bella carrellata di volenterosi e di schifezze. Discretamente nutrita anche “potere ebraico“, ricca di tragiche liste che mettono all’indice gli ebrei di successo, alcune riferite al nostro paese e accompagnate da articoli deliranti sul big complotto, gli ebrei con i massoni ".

Fin qui il testo dell'articolo che riproduco, risalente a un anno fa circa. Negli ultimi giorni è accaduto che le liste di Radio Islam, in buona parte risalenti a quelle di Stormfront, siano tornate in circolazione sul web e che qualche ebreo si sia addirittura ironicamente "autodenunciato" non comparendovi: un atteggiamento di nobile ironia che però sottovaluta il pericolo. Perché l'antisemitismo si trasmette anche così, con liste magari sbagliate, con la riproduzione online di disegni disgustosi, di vecchie menzogne antisemite come i Protocolli dei Savi di Sion e di sciagurati prodotti dell'odio di sé di autori ebrei, che alimentano le calunnie del sangue. Tutto alimenta e mantiene il virus e per quanto possa sembrarci ridicolo, va denunciato e combattuto senza debolezze e senza snobismi.

Devo chiudere questa piccola analisi rispondendo alla domanda iniziale con un'altra domanda: finché pagine del genere saranno tollerate (e naturalmente finanziate da qualcuno, pensate che ha sezioni in 23 lingue diverse, immaginatevi il costo solo di queste traduzioni) come si fa a chiedersi da dove venga l'antisemitismo?

 

 

Vecchio e nuovo antisemitismo

 

Oggigiorno l’Europa è completamente diversa, oggi è piena di europei, da un muro all’altro. Fra parentesi, anche le scritte, sui muri, sono cambiate completamente: quando mio papà era ragazzo a Vilna, stava scritto su ogni muro d’Europa: “Giudei, andatevene a casa, in Palestina”. Passarono cinquant’anni e mio padre tornò per un viaggio in Europa, dove i muri gli urlavano addosso: “Ebrei, uscite dalla Palestina”. (Amos Oz,  Storia di amore e di tenebra).

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

Per secoli l’antigiudaismo cristiano ha fatto degli ebrei la personificazione delle proiezioni aggressive collegate all'immagine di un bambino interno morto deificato. Che tale dialettica dei simboli potesse trovare posto nell’opposta immagine che la festività della Pasqua ebraica e quella cristiana si erano storicamente date, è un altro aspetto del problema. Nel racconto biblico i primogeniti ebrei sono risparmiati. Al loro posto muoiono i primogeniti egiziani. È questa la risposta divina al decreto del faraone di uccidere tutti i bambini ebrei.
Il racconto della morte dei primogeniti egiziani è rimasto solo un mito, un evento che la tradizione ebraica ha risignificato simbolicamente mediante una complessa drammatizzazione liturgica, di cui il digiuno dei primogeniti ebrei nel giorno della vigilia di Pesach è un importante elemento. 

 

Nel cristianesimo, per una serie di ragioni storiche e culturali, è avvenuto il contrario.  Il mito ha invaso la realtà, o meglio la realtà è stata inflazionata dal mito. L'immagine di un Dio che muore per redimere l'umanità intera non è rimasta tale. Nel delirio gli ebrei erano diventati tutti colpevoli. Poco importa se la vicenda umana di Gesù si consumò tutta all’interno del Giudaismo e in opposizione al dominio di Roma. La presunta colpa non era di questo o quel settore interno alla società dell’epoca, ma di tutti gli ebrei e per ogni epoca, una colpa collettiva trasmessa attraverso le generazioni per il solo fatto di restare ebrei.

Nel cristianesimo gli ebrei cessavano in via teorica di essere colpevoli se si convertivano.  Il rapporto che il cristianesimo intratterrà con l’ebraismo sarà di una complessità unica. Indeboliti, oppressi, umiliati e disprezzati gli ebrei dovevano con la loro ed esistenza umiliata suggellare il trionfo della nuova fede sulla vecchia. Gli ebrei erano incolpati se restavano ebrei, ma allo stesso tempo non si spingeva la persecuzione sino alla distruzione, se non in casi particolari che rappresentano una variabile impazzita della logica ufficialmente adottata dalla Chiesa.

A differenza dei pagani che erano sterminati, gli ebrei dovevano vivere isolati e umiliati, per rafforzare nell'immaginario collettivo il trionfo della nuova elezione sulla vecchia. L'immagine della donna bendata (la Sinagoga) faceva da contraltare alla donna (la Chiesa), che avanza trionfante e vede perché possiede la verità. Chi ha modellato questa coreografia rituale e religiosa, è stato giocato dal suo inconscio. Tiresia vedeva più a fondo perché era cieco. 


Col razzismo moderno si è compiuta una svolta radicale. Nel delirio nazista, gli ebrei erano “colpevoli” per il solo fatto di esistere.  Democrazia e liberalismo, socialismo e libertà,  erano da considerarsi come il risultato di un’aberrante “contaminazione” ebraica dello spirito “ariano”. Anche la Chiesa e il cristianesimo erano da considerarsi tali e dovevano essere col tempo “nazificati”.

Il fatto stesso che nel criterio per definire chi fosse ebreo i nazisti si rifacessero all’identità religiosa dei genitori e dei nonni, è la dimostrazione concreta della filiazione religiosa della più inquietante pratica omicida del ventesimo secolo (l’aberrante discussione sugli ebrei per metà o per tre quarti lo dimostra ampiamente). L’anello di congiunzione tra queste due forme di ostilità antiebraica è costituito dal culto della limpieza de sangre che si affermò nella Spagna della Riconquista, con la conseguente decisione di vietare la presenza dei cristiani di origine ebraica nella Compagnia di Gesù fino alla quinta generazione.


Nella teologia cristiana preconciliare gli ebrei erano colpevoli per aver ucciso il Bambino Dio. Sulla scena storica avveniva il contrario. Gli accusati, falsamente, erano le vittime prescelte. A ogni Pasqua dall’anno mille gli ebrei hanno dovuto confrontarsi per secoli con la falsa accusa di assassinare ritualmente i bambini cristiani per preparare il pane azzimo della Pasqua.  Quasi che l'intera civiltà cristiana si fosse identificata nel suo delirio paranoico con i figli dell'antico Egitto. Solo che lì era un mito, mentre nella storia del cristianesimo si è trattato di una pratica reale, di un'azione di uomini organizzati contro comunità indifese, non di una fantasia edipica proiettata sul divino, propria di ogni religione. Abbandonata dalla Chiesa, questa falsa credenza è stata ripresa e “religiosamente” adattata in ambito islamico.  


Nel mito cristiano della salvezza era presente anche un'altra possibile lettura, più profonda. Il peccato per il quale il “Figlio di Dio” si era fatto uomo, sacrificandosi, riguardava l’umanità nel suo insieme. Pertanto la responsabilità della morte del “Figlio di Dio”, riguardava indistintamente tutti gli esseri umani. Non è stata questa purtroppo la lettura che ha prevalso nella pratica. Almeno sino al Concilio Vaticano secondo, era la violenza delle maledizioni contenute in certi passi dei Vangeli e dei primi Padri della Chiesa a fare testo nella prassi quotidiana dell'insegnamento e in certi passi della liturgia, in seguito aboliti.
Lo scontro tra opposte fazioni del giudaismo antico per un curioso gioco di spostamenti è diventato il perno su cui la Chiesa dei non ebrei aveva ritenuto di poter affermare la sua incerta identità, una sorta di rivolta contro le origini cui si è accompagnato nel corso dei secoli un intollerabile sentimento di  colpa persecutorio che poneva un limite alle persecuzioni quando oltrepassavano un certo limite.

Nel Contra Faustum, Agostino non rinunciò a leggere il racconto biblico del primo fratricidio umano di Caino contro Abele nei termini di una parabola prefigurante della vicenda che in seguito sarebbe stata descritta nei Vangeli. In quest’ottica gli ebrei erano già in partenza da considerarsi “Caino” e perciò stesso “maledetti” dalla Chiesa. Sotto nuove spoglie, aspetti non secondari dell'antigiudaismo gnostico e del marcionismo hanno trovato una loro legittimazione nella contrapposizione ideologica tra il "vecchio" e il “nuovo” testamento, tra il Dio “vendicativo” degli ebrei e quello “buono” dei cristiani.


La proiezione dell’ostilità contro l’ebraismo è stata tale che la revisione dell'insegnamento cristiano aveva potuto avere inizio soltanto dopo lo sterminio di un milione di bambini ebrei nel cuore dell’Europa cristiana. C’è da rabbrividire al solo pensiero: nell'inconscio cristiano il riscatto dall'immagine opprimente di un bambino interno morto, ha avuto come prezzo la morte reale di un milione di bambini.
Sono morti un milione e mezzo di bambini perché‚ un'intera tradizione culturale entrasse in  contatto col suo delirio (il pastore evangelico Pfister, amico e allievo di Freud, non esitò a parlare di un “malattia storica” del cristianesimo). È un fatto angosciante che dovrebbe far riflettere sugli aspetti persecutori inconsci, sulle scissioni psichiche interne cui è andato incontro nel corso degli ultimi sessant’anni il processo di revisione dell’atteggiamento verso gli ebrei, in concomitanza con i nodi politici irrisolti rappresentati dal conflitto arabo israeliano.


Tra i contraccolpi che hanno investito negli anni Settanta e Ottanta la cultura di sinistra, in particolare la sinistra estrema, vi sono stati lo spostamento di ostilità e la sua polarizzazione ideologica contro gli ebrei in quanto nazione e stato. In questa logica perversa, non è più l’ebreo singolo e diasporico a costituire un elemento di scandalo, ma l’immagine di uno Stato ebraico sul quale dirottare l’antica ostilità contro gli ebrei. In un gioco perverso di sdoppiamenti, gli ebrei morti nella Shoah sono santificati, quelli vivi che hanno faticosamente ricostruito le loro esistenze spezzate, diventando nazione, sono accusati di avere rovesciato su altri i torti che hanno subito i loro padri.
Le immagini negative che per secoli erano state rovesciate sugli ebrei, sono state trasferite sul loro “Stato”, demonizzato e giudicato secondo standard morali e politici che non si applicano a nessun altro Stato.
Abbiamo assistito nelle principali capitali europee a imponenti manifestazioni “propalestinesi” in cui è tornato a riecheggiare un grido lugubre di “morte agli ebrei”, che avremmo sperato l’Europa avesse messo per sempre dietro alle spalle. Molti negozi di ebrei romani sono stati segnati con svastiche.  

 

All’epoca dell’Affaire Dreyfus, i socialisti francesi ed europei ci misero un po’ a capire che la campagna d’odio scatenata dalla destra contro gli ebrei, non era “un affare interno” ala borghesia francese, e che erano in gioco le sorti della Repubblica e delle sue conquiste etiche e giuridiche. Speriamo di non dovere attendere oltre, di fronte alla deriva di un antisemitismo “nuovo” di matrice islamista e antisionista, che mette  pericolosamente in discussione l’esistenza di Israele e mina alle basi i fondamenti su cui poggia il patto di convivenza civile in Europa.

 

Allo stesso modo in cui l’ebreo nel Medioevo era un paria, la causa di tutti i problemi, accusato anche di tutti i disastri naturali, Israele oggi ha assunto lo stesso ruolo a livello internazionale, il capro espiatorio dei problemi del mondo. Oggi in Europa, quasi metà della popolazione è convinta dell'assurdità che Israele stia compiendo un genocidio contro gli arabi; metà degli europei sono convinti dell'assurdità che gli israeliani si comportino come i nazisti verso gli ebrei. Come si spiega tutto ciò? In parte è dovuto alla propaganda antisemita islamica, ma c’è anche un fattore sostanziale di antisemitismo ancora molto vivo in Europa.
E poi c’è l’inversione della Shoah: inconsciamente la convinzione che gi ebrei si comportino male con gli arabi mitiga in un certo qual modo il senso di colpa che l’Europa prova per la Shoah. Infine, l’Europa è diventata anti-nazionalista, così che qualsiasi forma politica che non rientra nei suoi parametri diviene colonialismo.
Tutti questi fattori messi insieme portano alla conclusione che Israele è il male, come dimostra il movimento dei diritti umani rapito da parte di persone per cui Israele rappresenta il male e i suoi presunti crimini offuscano la realtà di quanto sta accadendo in Siria con 160.000 morti e altre atrocità commesse nel mondo. Israele, come l’ebreo nella storia, è diventato il paria, destinatario di un odio irrazionale, per cui alle volte è una nazione completamente isolata.

 

Cosa rende l’antisemitismo un odio così radicato nella storia, completamente irrazionale, presente in tutti gli ambiti dello spettro politico da destra a sinistra? Invece che amore per i palestinesi, c’è un pregiudizio contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico.
Se si guarda al mondo arabo e alle violazioni dei diritti umani, il modo in cui vengono trattate le minoranze, la persecuzione dei cristiani, la mancanza di tolleranza, ossia tutti i principi propugnati dal mondo occidentale, tutto questo è in qualche modo cancellato.
Ci si chiede perché la causa palestinese sia difesa contro uno Stato democratico, che è l'unico Paese del Medio Oriente con una democrazia di tipo occidentale, con totale libertà di religione, con moderni diritti civili per tutti i suoi cittadini. Perché? La risposta è perché c'è il pregiudizio contro gli ebrei, contro lo stato ebraico.

C’è anche un altro fattore politico da non sottovalutare: le nazioni islamiche sono un gruppo molto potente, e non solo per il petrolio, che con i loro alleati, con i Paesi in via di sviluppo e altri Stati canaglia costituiscono la maggioranza dei voti nelle organizzazioni internazionali. Per questo, se decidono che il mondo è piatto, potranno adottare una risoluzione che dichiara che il mondo non è rotondo. Ecco perché Israele è sempre al centro delle risoluzioni, all’infuori di ogni razionalità e buonsenso. Ma questo è l’ordine politico del mondo in cui viviamo.

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org