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L'antisemitismo islamico in breve

 

      

 

Premessa: tratto da qui

Gli studi sulla natura dell’antisemitismo islamico definiscono diversi atteggiamenti nella legge islamica e nella teologia islamica sugli ebrei. Ebrei e cristiani sono considerati monoteisti e quindi hanno diritto alla protezione sotto lo status della dhimma. Ciononostante, secondo il pensiero islamico gli ebrei sono colpevoli di aver distorto il messaggio biblico e di aver rifiutato il profeta Muhammad.
Le fonti islamiche si esprimono diversamente riguardo agli ebrei: alcune descrivono gli ebrei positivamente, mentre altre li considerano manipolatori e complottardi, secondo la storia islamica e gli avvenimenti nella vita del profeta.
A causa di fonti teologiche e giuridiche contrastanti, è difficile definire un pensiero coerente sugli ebrei nell’Islam. Storicamente sia gli ebrei sia altre minoranze non-islamiche sotto dominio musulmano, sono state vittime di segregazione sociale nel sistema della dhimma, che ha alimentato lo stereotipo dell’ebreo debole e infedele.
Lo storico del Medio Oriente Bernard Lewis ha puntualizzato che, comunque, l’ostilità islamica verso gli ebrei non è mai stata razziale o etnica, come si è sviluppata in Europa.

 

Antisemitismo islamico ed europeo

 

Molti storici concordano nel ritenere che l’antisemitismo europeo sia stato importato nel Medioevo durante il XIX secolo. Gli stereotipi antisemiti occidentali, tra cui in particolare la paura di un “complotto giudaico” per il dominio del mondo, si sono radicati nel mondo islamico, che già riteneva l’ebreo come un potenziale pericolo per l’ordine e l’autorità islamica.
Inoltre, l’influenza islamica in molti Paesi arabi negli anni ’30 e ’40 ha anche mobilizzato le masse arabe e musulmane contro le comunità ebraiche. Il Gran Mufti di Gerusalemme Haj Amin al-Husseyni è ritenuto la figura centrale nello sviluppo del pensiero teologico islamico antisemita.
Anche in questo periodo la letteratura europea antisemita è ampiamente diffusa tra i lettori arabi, compreso il “Mein Kampf” di Hitler e i “Protocolli dei Savi di Sion” che sono stati dei best-seller negli ultimi anni sia nei Paesi arabi sia tra le comunità di lingua araba in Europa.
 

Antisemitismo islamico e terzomondismo

 

La fondazione dello Stato di Israele ha consolidato la convinzione che gli ebrei siano una minaccia per l’Islam e per la nazione araba. Mentre si ritiene che il conflitto arabo-israeliano sia principalmente politico o territoriale, gran parte dell’ostilità anti-israeliana nei Paesi arabi si nutre di stereotipi antisemiti.
L’antisionismo e l’odio anti-israeliano sono spesso veicoli di convinzioni profondamente anti-giudaiche, poiché l’esistenza di Israele è percepita come un affronto all’identità arabo-islamica.
La retorica anti-israeliana usa un linguaggio terzomondista, mascherando l’antisemitismo con il linguaggio della lotta contro l’oppressione israeliana del popolo palestinese.
Palestinian Media Watch e MEMRI documentano la diffusione capillare dell’antisemitismo nei media, nella letteratura, nella politica e nei dibattiti del mondo arabo, islamico e palestinese in particolare.
L’antisionismo e l’anti-colonialismo hanno coalizzato correnti della sinistra profondamente anti-israeliana e correnti islamiste ferocemente anti-ebraiche, unendo visioni apparentemente inconciliabili. Nonostante le profonde differenze di visione rispetto ai diritti umani e alla secolarizzazione, la sinistra estrema e i movimenti islamisti condividono l’ostilità anti-ebraica, anti-israeliana e anti-occidentale che ha origine anche nel pensiero marxista, nel pensiero post-coloniale e nel pensiero islamico.
 

Antisemitismo islamico in Europa

 

L’antisemitismo islamico in Europa è un fenomeno in crescita, sia per il numero sempre maggiore di musulmani sia per gli incidenti antisemiti di allarmante gravità, che sono causati anche dall’estrema destra e dall’estrema sinistra.
Gli episodi di antisemitismo islamico sono particolarmente violenti, tra cui l’attentato alla scuola ebraica a Tolosa perpetrato da Mohammad Merah, i costanti attacchi fisici e verbali agli ebrei in Belgio e in Svezia e l’incitamento all’odio anti-ebraico nelle moschee in tutta Europa.
Le autorità europee, nonostante il fenomeno dell’antisemitismo islamico sia di crescente gravità, non hanno ancora adottato una politica precisa, rifiutandosi di affrontare il problema diffuso nelle comunità originarie del Medio Oriente e dell’Africa islamica.
La propaganda antisemita nei media arabi diffusi in Europa così come la crescente ostilità antiebraica nelle frange dell’estrema destra e il sempre più radicale antisionismo nell’estrema sinistra fanno sorgere dubbi sul futuro dell’ebraismo europeo e delle relazioni tra Europa e Israele.

 

Odio verso gli ebrei ed Israele giustificato dal Corano

 

Se si usa l’aggettivo islamico per definire una forma specifica di antisemitismo, soprattutto oggi, s’intende un tipo di ostilità verso gli ebrei, l’ebraismo, il sionismo e lo Stato di Israele che si giustifica sulla base dell’Islam e dei suoi precetti. Questo vale in particolare per quelle correnti dell’Islam che sono spesso definite “fondamentaliste”, e che sostengono che la soluzione per i problemi dell’Islam oggi sia il ritorno ai principi base del credo islamico.
Questa corrente dà particolare rilievo al precetto di guerra santa, la cosiddetta “jihad”, contro gli infedeli. Gli infedeli sono identificati principalmente come ebrei e cristiani, che in diversi modi minacciano l’identità, la cultura e il credo della “umma” islamica – la comunità transnazionale che rappresenta più di un miliardo di fedeli.
La base ideologica della guerra islamica contro gli ebrei, sia retorica sia pratica, deriva principalmente da fonti islamiche, come nel Corano la guerra che il Profeta Muhammad ha mosso contro gli ebrei nel VII secolo in Arabia, negli Hadit e nelle varie tradizioni che si sono definite nel tempo con riguardo agli ebrei. In questo modo si è creato uno stereotipo che sta alla base dell’antisemitismo islamista che dipinge l’ebreo come infido, sleale, sovversivo, disobbediente verso Dio, colpevole di aver ucciso i profeti che sono stati mandati al popolo ebraico e soprattutto come nemico dell’unità e del credo dell’Islam.
È un antisemitismo la cui ragion d’essere versa nell’autorità divina; pertanto il carattere degli ebrei e dello Stato di Israele è predeterminato dal Corano e il conflitto non si risolverà finché i musulmani non riusciranno a distruggere gli ebrei.
Oltre a questa particolarità islamica, dal XIX secolo elementi di anti-giudaismo europeo si sono fatti strada nel mondo arabo e islamico, tra cui in particolare l’accusa di omicidio rituale, originato da fonti cristiane medievali e oggi molto diffuso nei media in lingua araba. Inoltre vi è anche la convinzione che gli ebrei cerchino di dominare il mondo, che controllino le banche, i media, il sistema capitalista internazionale, gli Stati Uniti e l’imperialismo occidentale, e che siano anche responsabili del comunismo e delle tendenze laiche in generale. Per questo i “Protocolli dei Savi di Sion” sono così popolari nel mondo arabo-islamico, in cui per anni è stato un best-seller.

 

Nazionalismo arabo e rivoluzione islamica come fonte ulteriore di antisemitismo

 

Sin dalle sue origini nel XX secolo, il nazionalismo arabo ha sviluppato una forma di esclusione verso le minoranze non-arabe e, in molti casi, ha adottato una posizione di sospetto e ostilità verso gli ebrei, che sono considerati o come agenti dell’Occidente o come una quinta colonna sionista.
Dopo la fondazione di Israele nel 1948, la condizione degli ebrei nei Paesi arabi è divenuta insostenibile proprio a causa di tale ostilità, ma molto probabilmente gli ebrei sarebbero stati espulsi prima o dopo anche senza l’esistenza di Israele. È successo ai francesi in Algeria, agli italiani, greci e altri in Egitto e sta accadendo lo stesso alle minoranze non-islamiche, in particolare ai cristiani, che soffrono di discriminazione e persecuzione in tutto il Medio Oriente.
Assistiamo oggi al tramonto dell’antica storia dei cristiani in Iraq e Siria, mentre vediamo che nei Territori Palestinesi i cristiani sopravvivono a fatica, che in Egitto, Pakistan sono discriminati e il loro futuro è molto incerto anche in Libano. Tutto ciò sta accadendo circa sessant’anni dopo la pulizia etnica di circa un milione di ebrei in tutto il Medio Oriente, mettendo in dubbio l’intero discorso sulla tolleranza musulmana.

 

Il fattore islamista ha invece assunto un ruolo primario dopo la vittoria degli ayatollah nella rivoluzione islamica nel 1979.
Durante gli ultimi trentacinque anni abbiamo assistito alla diffusione di quello che chiamerei “Sciismo rosso”, propugnato dall’Iran, Hezbollah e altri movimenti legati al regime degli ayatollah, capace di essersi posto a capo della “alleanza degli oppressi” contro quello che ritengono “l’arroganza del mondo” (USA) e il “piccolo Satana”, Israele.
Questa ideologia clericale, che usa un linguaggio di estrema sinistra per esportare la rivoluzione, adotta una teoria completamente antisemita che unisce il credo in una cospirazione ebraica mondiale con la negazione della Shoah, l’influenza occulta degli ebrei in tutte le sfere di potere in Occidente. L’Iran ha esteso la sua influenza sul mondo arabo, che è pronto a credere in queste idee, anche se vede con sospetto le intenzioni iraniane.
L’aspetto più pericoloso, a mio avviso, consiste nel fatto che questa propaganda tossica si è profondamente radicata nella società e nella politica del mondo islamico, creando un enorme distacco dalla realtà e rendendo difficile qualsiasi soluzione ragionevole alla questione della Palestina.

 

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

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