Crea sito

 

 

La propaganda contro il Sionismo

 

 

Premessa: tratto in parte da qui, qui e qui

 

Come tutti sanno, lo stato di Israele non è solo da sempre è sottoposto ad attacchi sul piano militare e terroristico e delle manifestazioni violente sul suo territorio, ma anche a una campagna infinita di delegittimazione e demonizzazione in tutto il mondo, che mira a boicottarlo sul piano economico e culturale, a isolarlo su quello politico e diplomatico, a metterlo sotto accusa su quello legale. Le due cose sono evidentemente legate. La guerra politica e propagandistica legittima le azioni violente, e queste ultime, presentandosi come "resistenza" e dando luogo alle reazioni difensive di Israele, alimentano la campagna di stampa, le prese di posizioni politiche, i boicottaggi soprattutto nel mondo islamico ma anche in Europa, negli Stati Uniti e nel resto del mondo.
Talvolta i due piani si incrociano e ci troviamo ad assistere a alla "degenerazione" delle manifestazioni antisraeliane in terrorismo anche nel resto del mondo. Questo terrorismo è di solito rivolto contro le comunità ebraiche e i singoli ebrei. I terroristi non combattono infatti gli israeliani, sia perché non riconoscono l'identità dell'"entità sionista", sia perché non ce l'hanno con i cittadini israeliani di fede islamica, ma proprio con gli ebrei (secondo un linguaggio eufemistico: i sionisti) che "occuperebbero" Haifa e Tiberiade e Ashkeon non meno di Gerusalemme, Ariel o Maalé Adumin. "Gli ebrei", tutti gli ebrei, sono il loro nemico. Per questa ragione non vi è distinzione fondamentale fra antisionismo e antisemitismo, fra odio per Israele e per gli ebrei.

Quel che di solito si considera di meno, ma su cui vale la pena di riflettere, è che la guerra diplomatica, politica, legale e dell'informazione non è limitata agli ambienti islamici, ad ambienti tradizionalmente nemici dell'ebraismo come certe frange cristiane di estrema destra (lefebvriani) o di estrema sinistra (Pax Christi, certe organizzazioni protestanti che non si sono veramente staccate dalla tradizione violentemente antigiudaica di Lutero) o a forze politiche dell'estrema destra o di sinistra, eredi queste ultime dell'antisionismo dell'Urss e del Pci.
Benché assolutamente minoritari, vi sono personaggi e ambienti ebraici, o almeno di origine ebraica, più o meno esplicitamente antisionisti che diventano uno strumento preziosissimo per i nemici di Israele.

 

 

In Europa l'antisemitismo è rinato alla grande cambiando nome in antisionismo per gettare fumo negli occhi e poter dire "noi non siamo contro gli ebrei, solo contro Israele". Si tratta di un punto fondamentale della storia dell'antisemitismo: storicamente l'odio contro gli ebrei si è palesemente trasformato in quello contro Israele.

Israele è il paese degli ebrei e, come una legge matematica, su di esso si applica l'odio antisemita più feroce, da sempre volto ad accusare, diffamare, offendere, umiliare e perfino ammazzare gli ebrei.

 

Molti oggi soffrono di sindrome anti-israeliana che è lo stesso male di cui sono affetti gli antisemiti storici: ebrei colpevoli di tutto, eliminati milioni di ebrei; adesso è Israele colpevole di tutto, faranno fuori anche Israele?
I fatti parlano chiaro: qualsiasi cosa succeda, qualsiasi cosa Israele faccia o non faccia è sempre colpa sua e se non si genuflette allora è giusto attaccarla sia diplomaticamente che con le armi.

 

Il problema oggi sta soprattutto nell'antisemitismo legato all'odio per Israele e nelle agenzie politiche e giornalistiche che lo diffondono. La ragione è la sua pretesa di innocenza. La storia terribile del Novecento non ha eliminato, ma ha tolto ogni legittimità all'antisemitismo per così dire "classico". Chiunque oggi attribuisca in pubblico agli "ebrei" avarizia o congiure per conquistare il mondo, per non parlare dell'assassinio di bambini per usarne il sangue o "odio per l'umanità", oggi sarebbe immediatamente squalificato e magari anche incriminato.

Ma attribuire alla "lobby di Israele" o al Mossad il dominio dell'America, se non del mondo, crimini orribili come l'attentato alle Twin Tower, assassini sistematici di bambini e magari l'uso dei loro organi, può farlo, e sentirsi innocente, magari perfino può pensare di agire per il bene dell'umanità. Solo nel mondo islamico questi crimini sono attribuiti direttamente agli ebrei.

In occidente le accuse sono allontanate attribuendole agli "israeliani" o magari ai "coloni" o al "governo di Israele". Che poi naturalmente sono ebrei, anzi l'espressione storica contemporanea più importante dell'ebraismo. In realtà le accuse sono più o meno le stesse, e sono fatte a Israele in maniera iniqua.

C'è un confine poroso fra antisionismo, critica più o meno legittima delle politiche israeliane e antisemitismo più o meno profondo. Questo confine poroso, molto frequentato anche da persone che si credono di buona volontà, da religiosi e politici, da Ong e giornalisti, perfino da certi settori del mondo ebraico, è la vera origine dell'antisemitismo contemporaneo. L'agenzia sociale che produce oggi la gran massa del discorso antisemita in tutto il mondo e ne garantisce l'assurda sopravvivenza sta nella militanza antisraeliana (o si nasconde dietro a essa).

 

In sostanza, i fatti dimostrano che l'antisemitismo deriva oggi principalmente dall'antisionismo e dall'anti-isrealismo, assai più che dai vecchi pregiudizi razziali o religiosi che sono oggi insostenibili, se non come pregiudizi inespressi. E' su Israele, ebreo degli stati, oltre che stato degli ebrei, che si esprime oggi l'antisemitismo, è la presenza di Israele che spiega quel fenomeno grottesco ancor prima che schifoso che è il revisionismo della Shoà. E proprio su questo legame, fra antisemitismo, delegittimazione di Israele e negazionismo, la fabbrica dell'odio lavora a piene mani.

 

 

Il sionismo è un movimento politico-ideologico che essenzialmente si basa sul diritto di esistenza dello Stato autonomo di Israele, nonché sul diritto degli ebrei di abitare in questo Stato, che come sappiamo è Stato costituito nel 1948 dopo migliaia di anni di tentativi da parte degli ebrei che abitavano quella che per loro era la "Terra Promessa", ma che a loro era sempre stata negata a causa di persecuzioni ed occupanti stranieri.

 

Israele non si è autoproclamato nel 1948 ma è nato dopo la proposta ONU di far nascere due stati nella regione Palestina, proposta rifiutata decisamente dagli arabi e accettata dallo stato ebraico. Ovviamente non sono vere le storie antisemite secondo cui sono 40 anni che Israele tenta di distruggere lo stato palestinese, in quanto non è mai esistito. Dove era questo fantomatico stato palestinese? Quali erano le sue istituzioni, la sua lingua, la sua capitale? Insomma dove era situato questo stato fantasma che Israele avrebbe tentato di distruggere? Quello che è certo è che, da 40 anni, anzi dal 1948, gli arabi giurano di voler gettare in mare l'entità sionista.

 

Dopo la spartizione della Palestina con risoluzione 181 dell'ONU, i palestinesi - su ordine dell'Alto Commando Arabo - abbandonarono le loro terre perché presto vi avrebbero fatto ritorno da vincitori e che tutto il nuovo Stato di Israele sarebbe stato raso al suolo; così non è stato e loro [i palestinesi] sono rimasti rifugiati. Israele non ha mai 'cacciato' i palestinesi dalle loro case, infatti gli arabo-israeliani che vi sono rimasti godono degli stessi diritti dei cittadini israeliani e sono tutt'ora rappresentati alla Knesset.
 

È bene chiarire subito il seguente punto: Israele non è nato come compenso alla Shoà, come sostengono gli antisemiti.

È stato riconquistato da un lavoro di generazioni, che hanno comprato a caro prezzo le terre da proprietà assenteiste, le hanno dissodate e risanate dalla malaria e dal deserto, vi hanno edificato città e paesi, li hanno difesi dal terrorismo, hanno ottenuto dalla comunità internazionale alla fine della Prima Guerra Mondiale l'assegnazione di una piccola frazione dell'impero turco che si dissolveva come patria nazionale sotto supervisione inglese, l'hanno difesa contro l'assalto di eserciti arabi soverchianti e il terrorismo quando il mandato inglese si è ritirato e poi molte altre volte ancora.

Se settant'anni fa ci fosse stato lo Stato di Israele, o anche solo la Gran Bretagna avesse svolto il compito stabilito dalla comunità internazionale di favorire l'immigrazione ebraica, oggi non dovremmo ricordare tutti gli ebrei romani intrappolati e rastrellati dai nazifascisti, e gli altri che da tutt'Europa furono condannati alla distruzione: avrebbero avuto dove andare, sarebbero stati in grado di salvarsi.

 

La presenza ebraica in quei luoghi non si era mai interrotta e nei primi censimenti moderni a metà dell'Ottocento Gerusalemme è già una città a maggioranza ebraica.

L'immigrazione dall'Europa si sviluppa a partire dagli anni Ottanta dell'Ottocento ("la prima alià) e prende slancio nel primo decennio del secolo scorso ("la seconda alià"), dunque ben prima del nazismo. Ma essa si spiega con la percezione via via più lucida e diffusa che lo stato moderno, così come si andava costruendo anche in Europa orientale, non sopportava una popolazione diversa per costumi per lingua e per religione com'erano gli ebrei e che anche le promesse dell'assimilazione sancite nell'Europa occidentale a partire dalla rivoluzione francese, erano inaffidabili.

Non a caso la presa di coscienza e il grande lavoro di istituzionalizzazione del sionismo da parte di Herzl parte dal processo Dreyfus. Il nazismo è stato anche la radicalizzazione di queste posizioni che erano già presenti largamente nella società europea, da destra a sinistra, dalla reazione cattolica al rivoluzionarismo socialista. Dunque, se non la fondazione dello stato di Israele, quella dello "yishuv" l'insediamento ebraico che lo preparò è una specie di reazione preventiva, senza la quale poco resterebbe oggi di ebraico nel mondo.
Come la Shoà fu preparata dall'antisemitismo precedente, così oggi essa rischia di continuare. Nell'Europa fra Ottocento e Novecento si diceva agli ebrei di non "inquinare" più le nazioni, di andarsene a casa loro, intendendo con questo la loro terra biblica; oggi si dice loro di andare a casa, via dal Medio Oriente, intendendo con questo l'Europa. Gli ebrei europei (e anche quelli che abitavano nel mondo islamico) sono stati accusati di ogni crimine, dal mangiare i bambini allo sfruttare i poveri, dal negare Dio al rovinare gli Stati. Oggi Israele è accusato di ogni crimine, dall'uccidere i bambini (magari per usarne gli organi) allo sfruttare i poveri (colonialismo), dal negare Dio (Allah) al rovinare gli stati circostanti.

Dunque la Shoà non è finita, almeno potenzialmente. Non si tratta solo di coloro che a voce alta chiedono la distruzione di Israele e dei suoi abitanti, come Ahmadinedjad e Bin Laden. Ma tutto il mondo arabo e musulmano si prepara da sessant'anni almeno a una vendetta delle dimensioni della Shoà: nel 1948 Il segretario generale della Lega Araba 'Abd al-Rahmān 'Azzām Pascià annunciò "una guerra di sterminio e di massacro della quale si parlerà come dei massacri dei Mongoli e delle Crociate".

E quando ha potuto, da allora in poi, ha ucciso gli ebrei, in massa o a piccoli gruppi, alle olimpiadi, sugli aerei, negli autobus, a casa loro. Non c'è ancora la dimensione industriale della Shoà, ma anche quella tedesca iniziò in maniera artigianale. Molte cose fanno pensare che un possibile incrocio di eventi (la rivolta egiziana, l'unificazione palestinese e il consenso ottenuto dalla proposta del riconoscimento del suo stato, l'atomica iraniana, la guida incerta degli Usa, la resa europea all'Islam) aprano nei prossimi mesi una pericolosa finestra di opportunità per questi piani.

 

In giro circolano concetti molto distorti del Sionismo, e nota è la tesi antisemita secondo la quale il sionismo sarebbe una forma di razzismo nei confronti della popolazione araba locale. Una tesi che piace agli odiatori di Israele, ma che non è realistica. Israele è nato come Stato ebraico, ma i cittadini israeliani arabi godono degli stessi diritti di tutti gli altri ed i profughi non sono scappati per "opporsi alla colonizzazione ebraica", ma perché terrorizzati dai Paesi arabi limitrofi con lo spauracchio una morte certa per mano degli ebrei se fossero rimasti.

Il Sionismo viene legato anche ad episodi in cui si usa la forza, tuttavia la realtà ben dimostra che Israele non sta dominando nessuno con la forza. È ovvio, però, che quando riceve attacchi si difende. Lo fanno tutte le nazioni del mondo. Per quale motivo per Israele dovrebbe essere diverso?

Si tende anche spesso a distinguere antisionismo da antisemitismo, ma in realtà questa differenza non esiste, si tratta solo di propaganda disinformativa ai danni degli ebrei.

 

Israele gode da sempre di una grande libertà di espressione, di stampa e di pensiero. La libertà nel mondo politico riflette la libertà del mondo privato e sociale che ha origini nella storia israeliana e nella composizione estremamente complessa del tessuto sociale.

Israele si è formata su basi laico-socialiste, con forti componenti antagoniste di ispirazione liberista e correnti religiose. La società israeliana si è dovuta adattare a ondate di immigrazione che portavano non solo nuovi cittadini, ma differenti usi e costumi, modi di vita e considerazioni filosofiche, imponendo ad ognuno di accettare la diversità, di rispettare l'altro. Vari studi identificano anche nell'ebraismo elementi culturali e politici propri del pluralismo, della democrazia e della giustizia.

Di fatto, nonostante il costante stato di emergenza e l'etos sionista uniformante, la società israeliana si è costituita come una delle più libere e vivaci. Questa grande libertà ha permesso lo sviluppo di svariate associazioni umanitarie che si occupano della tutela dei diritti umani, di avanzare gli interessi della minoranza araba, di limitare i danni collaterali alle azioni militari.

 

Gli stati arabi non hanno mai accettato l’esistenza di Israele. Dopo aver ostacolato l’immigrazione ebraica in Palestina ed aver attaccato  la popolazione ebraica nella Palestina mandataria in quanto percepita come mandataria di politiche colonialiste britanniche, la lotta contro gli ebrei si concentrò su Israele, lo stato ebraico nato dalle attività politiche sioniste.

La guerra contro Israele incominciò come guerra armata che si concretizzò in quattro episodî storici di guerra diretti a distruggere Israele.

Negli anni 70, il blocco arabo era solidamente alleato all’Unione Sovietica e parte del movimento dei paesi non allineati; questo equilibrio nella comunità internazionale permise agli stati arabi di dichiarare una guerra diplomatica contro Israele, la cui vittoria principale è rintracciabile nell’approvazione della risoluzione ONU che equiparava Sionismo a razzismo. Risoluzione che è stata poi abrogata dall'ONU come si legge QUI

La guerra diplomatica è preordinata alla denigrazione di Israele e della sua base ideologica fondante. La scelta di violenza politica rimane dominio di molte organizzazioni terroristiche palestinesi e non-palestinesi, mentre sul piano ideologico la lotta anti-israeliana si è spostata dal campo diplomatico al regno dei diritti umani.

Dopo la fine della guerra fredda la lotta contro l’eredità coloniale ha instaurato un nuovo quadro di comprensione del terzomondismo, che ora è confluito nell’aura ideologica dei movimenti per i diritti umani. È in questo campo che rivive la lotta araba ed islamica contro Israele, attraverso la considerazione del Sionismo come una forma di razzismo.

L’equazione anti-sionista non solo delegittima Israele tra le nazioni, ma la demonizza di fronte alla comunità mondiale, il cui valore primo è la pace. L’attuale demonizzazione di Israele quale stato razzista in quanto fondato sul sionismo è il risultato della non-accettazione di Israele da parte degli stati arabi e la principale espressione della lotta diplomatica contro lo stato ebraico che utilizza e sfrutta strutture proprie della grammatica dei diritti umani.

Permettere ad organizzazione governative e non-governative di denigrare Israele attraverso l’utilizzo di pacchetti retorici che hanno snaturato i concetti e principî basilari dei diritti umani e della giustizia internazionale, significa combattere la guerra a fianco degli stati arabi contro Israele.

Gli standard morali ed etici che la comunità internazionale si propone di difendere sono in realtà stati da tempo corrotti per far posto ad una visione delle relazioni internazionali che segue le necessità ideologiche degli stati arabi.

Ma loro convinzione di fondo è genocida: non hanno la minima intenzione di convivere con uno stato ebraico e neppure con gli ebrei come persone.

 

 

Nota: Israele non ha una Costituzione scritta, avendo ereditato l’insieme del sistema legislativo dal Mandato britannico, che non prevedeva, appunto, una Costituzione ma il richiamo alle sentenze già emesse, alla quali va fatto riferimento. Dato che il sintema giudiziario funziona ed è pure veloce, in realtà pochi ne sentono la mancanza. L’Inghilterra poi, non per questo, viene considerato un paese meno democratico, anzi. In verità una ‘magna charta’ all’inglese Israele la possiede, ed è la Dichiarazione di Indipendenza, firmata il 14 maggio 1948, che sanciva la legalità della rinascita dello Stato ebraico, che però non conteneva la parola ‘democratico’, ritenendo, non a torto in quel momento, che il carattere ebraico fosse il collante fondamentale della nuova patria risorta.
Da allora si discute se la dizione esatta sia ‘Stato ebraico’ o ‘Stato degli ebrei’, se il carattere ‘democratico’ debba essere dato per scontato, ma finora sono state analisi sul filo di lana, l’accordo di base non è mai stato messo seriamente in discussione, Israele era ed è Stato ebraico, con l’aggiunta di democratico, che da allora vanno insieme, quasi un ossimoro. Sul fatto che Israele sia, oltre che ebraico, democratico, è una realtà che nessuno ha mai messo in discussione, se si escludono quelle forze politiche e culturali estremiste, le quali, attraverso il rifiuto della parola ‘democratico’, operano una azione di delegittimazione vera e propria del diritto di Israele di essere considerato per quello che è, ebraico e democratico.

 

Nella seguente presentazione PowerPoint si può capire ancora meglio la proporzione della questione tra Israele ed il mondo mussulmano: CLICCA QUI

 

 

 


 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org