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L’apartheid arabo nei confronti dei palestinesi

 

 

Premessa: tratto da qui

 

L'apartheid di cui non si parla ancora a sufficienza: quello praticato dagli arabi, nei confronti di altri arabi. Il non parlarne, nell'ambito dell'opinione pubblica occidentale, appare una chiara manifestazione di razzismo? («che si scannino fra di loro, sono essere inferiori»), ostentata pur di non correre il rischio di fornire un endorsement allo stato ebraico.
Questa riflessione di Khaled Abu Toameh, premiato e stimato giornalista arabo israeliano, è stata vergata alcuni anni fa; ma è sempre attuale: specie se si considera che fu pubblicata a marzo 2010, esattamente un anno prima della guerra civile che in Siria ha provocato oltre 200.000 vittime. Un sanguinoso genocidio, che non ha risparmiato oltre 9.000 bambini, secondo stime delle stesse Nazioni Unite; e almeno 2.400 palestinesi: tutti civili, e molti più di quelli addebitati da Hamas a Gerusalemme, nell'ambito dell'ultima guerra di Gaza.


di Khaled Abu Toameh*

Come mai gli studenti libanesi che di recente hanno accusato Israele di "crimini di guerra" nella Striscia di Gaza, non hanno nulla da dire a proposito del fatto che diecine di migliaia di palestinesi sono stati massacrati in Libano negli ultimi quarant'anni?
Diecine di rifugiati sono stati uccisi, e centinaia feriti nell'offensiva di tre mesi che ha distrutto altresì migliaia di abitazioni nei campi profughi. I giornalisti presenti affermano che si tratta della peggiore ondata di violenze interne in Libano da quando il "paese dei cedri" fu flagellato dalla guerra civile del 1975-1990. Appena tre anni fa, l'esercito del Libano impiegava l'artiglieria pesante per bombardare il campo rifugiati di Nahr-al-Bared, nel Libano settentrionale.
Eppure non si ode alcuna voce di condanna dal Palazzo di Vetro, rivolta verso la Siria o il Libano per le orrende atrocità commesse, o per le discriminazioni ai danni dei palestinesi.
 

Studenti e docenti libanesi, siriani e giordani che hanno preso alle manifestazioni ostili nei confronti di Israele, tenutesi in questi giorni nelle università, hanno evidentemente dimenticato che i loro regimi hanno sulle loro mani più sangue palestinese di Israele. Ad inizio anni Settanta, la Giordania macellò migliaia di palestinesi, in quello che fu ricordato il "Settembre Nero". Forse qualcuno ricorda una risoluzione di condanna da parte dell'ONU?
E dov'erano le Nazioni Unite quando il Kuwait e diversi stati del Golfo espulsero oltre 400.000 palestinesi in una settimana? l'esodo ebbe luogo a marzo 1991, dopo che il Kuwait fu liberato dall'occupazione irachena.

Sebbene più di 400.000 palestinesi vivono in 12 campi profughi in Libano - i più desolatamente squallidi, fra tutti i campi profughi allestati in Medio Oriente - per non parlare di quelli ospiti negli altri campi rifugiati nei paesi arabi; ad essi è affibbiato l'appellativo di "straniero",il che li priva di accesso alla sanità, ai servizi sociali, al diritto di proprietà e all'istruzione pubblica.
Ancora peggio, la normativa libanese impedisce ai palestinesi l'accesso a diverse professioni. Ciò vuol dire che i palestinesi non possono lavorare nel settore statale e in istituzioni pubbliche come scuole ed ospedali. A differenza di Israele, gli ospedali pubblici libanesi non forniscono prestazioni sanitarie o interventi chirurgici ai palestinesi.
Qualcuno riesce ad immaginare lo stigma internazionale se il parlamento israeliano varasse una legge che vietasse agli arabi di accedere a determinate professioni, o di beneficiare illimitatamente del servizio sanitario israeliano? ironia della sorte, gli arabi che vivono in Israele godono di ben più diritti nello stato ebraico, dei diritti vantati dai loro "fratelli palestinesi" in tutti gli altri stati arabi.
E ancora: mentre Israele ha sempre riconosciuto la cittadinanza alla minoranza araba, la Giordania ha revocato la cittadinanza a migliaia di cittadini di discendenza palestinese. La Giordania è stato peraltro l'unico stato arabo a concedere la cittadinanza giordana ai palestinesi. Tuttavia, negli anni recenti è apparso evidente che Amman si sia pentita di questa decisione.

 

A proposito degli altri stati arabi, i palestinesi possono soltanto sognarne la cittadinanza. È pressoché impossibile trovare un palestinese con passaporto - per dire - egiziano o marocchino.
E non è assurdo che Giordania ed Egitto arrestino palestinesi che manifestano in supporto dei loro fratelli di Gaza o del West Bank, mentre i cittadini israeliani arabi quasi ogni giorno sono liberi di manifestare il loro supporto a favore dei palestinesi?
E non è ironico che il governo di Benjamin Netanyahu contribuisce a stimolare l'economia palestinese del West Bank, più di quanto fatto da qualunque altro stato arabo?
A prima vista, sembra come se gli studenti che distribuiscono volantini che descrivono le sofferenze dei palestinesi, si riferiscano a coloro che hanno la sventura di vivere nei campi profughi di Libano ed Egitto.

È giunta l'ora di iniziare a denunciare le discriminazioni, i massacri e l'intolleranza subite dai palestinesi nel mondo arabo. Gli studenti e i docenti dovrebbero indire una settimana contro l'apartheid subito dai palestinesi che vivono al di fuori di Israele. Ma forse una sola settimana non sarebbe sufficiente.
Ne abbiamo abbastanza di sentire quanto "censurabile" sia Israele. Ma ora cerchiamo di denunciare le sofferenze patite dai palestinesi nel mondo arabo. O è qualcosa che gli odiatori di Israele non sono disposti ad ascoltare?

 

 

L’apartheid anti-palestinesi che non importa a nessuno perché non si possono aizzare i palestinesi contro Israele

 

 

Premessa: tratto da qui. Nell'immagine i “veri” profughi palestinesi: quelli che hanno appena perso casa e diritti in Iraq. Nella foto: una famiglia di palestinesi iracheni sfollata in un campo per rifugiati presso il confine con la Giordania.

 

L’Iraq si è appena aggiunto alla lunga lista dei paesi arabi che praticano vergognosamente l’apartheid nei confronti dei palestinesi. È sconcertante il numero dei paesi arabi che applicano misure discriminatorie contro i palestinesi pur fingendo di appoggiare la causa palestinese. L’ipocrisia araba è di nuovo in bella mostra, ma chi ci fa caso? I media internazionali – e anche quelli palestinesi – sono talmente preoccupati dell’annuncio del presidente americano Donald Trump su Gerusalemme che il dramma dei palestinesi che vivono nei paesi arabi li lascia del tutto indifferenti. Questa apatia consente ai governi arabi di continuare con le loro politiche anti-palestinesi, perché sanno che non importa a nessuno nella comunità internazionale: le Nazioni Unite sono troppo impegnate a condannare Israele per pensare ad altro.

Dunque, cosa è accaduto ai palestinesi in Iraq? La settimana scorsa si è appreso che il governo iracheno ha approvato una nuova legge che abolisce i diritti riconosciuti ai palestinesi residenti nel paese. Il nuovo atto normativo cambia lo status dei palestinesi da cittadini a stranieri. Sotto Saddam Hussein, l’ex dittatore iracheno, i palestinesi godevano di molte prerogative. Fino al 2003, c’erano circa 40 mila palestinesi in Iraq. Dopo la caduta del regime di Saddam, la popolazione palestinese si è ridotta a 7 mila persone. Migliaia di palestinesi hanno lasciato l’Iraq dopo essere stati presi di mira dalle varie milizie in lotta a causa del sostegno da loro offerto a Saddam Hussein. I palestinesi dicono che ciò che subiscono in Iraq è una “pulizia etnica”.

Ora le condizioni dei palestinesi in Iraq non faranno che peggiorare. La nuova legge, ratificata dal presidente iracheno Fuad Masum, priva i palestinesi che vivono nel paese del diritto all’istruzione gratuita, all’assistenza sanitaria e ai documenti di viaggio, e nega loro la possibilità di lavorare in seno alle istituzioni statali. Il nuovo atto normativo – n. 76 del 2017 – revoca i diritti e i privilegi garantiti ai palestinesi sotto Saddam Hussein. La legge è entrata in vigore di recente dopo essere stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale irachena n. 4466.

“Anziché proteggere i profughi palestinesi dalle violazioni quotidiane e migliorare le loro condizioni di vita e umanitarie, il governo iracheno prende decisioni che avranno un impatto catastrofico sulle vite di questi rifugiati – si legge in un comunicato stampa dell’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor – Le ricorrenti vessazioni e restrizioni inflitte ai profughi palestinesi negli ultimi anni hanno costretto la maggior parte di loro a rivolgersi di nuovo ad altri paesi come il Canada, il Cile, il Brasile e altre nazioni europee. A causa di queste violazioni, soltanto circa 7 mila palestinesi su 40 mila ora risiedono in Iraq. È una vergogna alla quale si dovrebbe porre fine”.

Questa legge significa semplicemente che i palestinesi preferiranno vivere in Canada o in Brasile o in qualsiasi altro paese europeo piuttosto che in un paese arabo. Hanno più diritti nei paesi non arabi che in qualunque paese arabo. Almeno, nei paesi non arabi possono acquistare beni immobili e godere di prestazioni sanitarie e sociali. Possono perfino richiedere la cittadinanza e ottenerla. Non così in paesi come l’Iraq, l’Egitto, il Libano, la Tunisia, l’Arabia Saudita e il Kuwait. È più facile per un palestinese ottenere la cittadinanza canadese o americana che quella di un paese arabo. Per feroce ironia, è la Lega Araba quella che esorta i suoi membri a non concedere la cittadinanza ai palestinesi. La scusa? Concedendo ai palestinesi la cittadinanza dei paesi arabi, li si priverebbe del “diritto al ritorno” alle loro vecchie case in Israele. Quindi i paesi arabi vogliono che i palestinesi (e i loro discendenti) rimangano per sempre profughi, mentendo loro e dicendogli che un giorno faranno ritorno ai loro vecchi villaggi e città (molti dei quali non esistono più) dentro Israele.

30 novembre 2015: incontro fra il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e il presidente iracheno Fuad MasumI palestinesi sono “inorriditi” dalla nuova legge irachena e qualcuno ha cercato di avviare una campagna di pressioni sul governo iracheno affinché faccia marcia indietro. Ma i palestinesi sono anche consapevoli che non vinceranno questa campagna perché non otterranno la solidarietà della comunità internazionale. Come mai? Perché il paese che ha approvato questa legge da apartheid è l’Iraq e non Israele.

Jawad Obeidat, presidente dell’Ordine degli Avvocati palestinesi, spiega che la nuova legge irachena avrà “gravi ripercussioni” sulle condizioni e sul futuro dei palestinesi che vivono in Iraq. “I palestinesi- dice – verranno ora privati della maggior parte dei loro diritti fondamentali”. Obeidat ha esortato la Lega Araba a intervenire con le autorità irachene per abrogare l’atto normativo e porre fine alla “ingiustizia” nei confronti dei palestinesi in Iraq. “La nuova legge irachena è inaccettabile e disumana” dichiara Tayseer Khaled, un funzionario dell’Olp, aggiungendo che le autorità irachene non sono riuscite a dare protezione ai palestinesi residenti in Iraq e che questo è il motivo per cui essi sono diventati facile bersaglio per le milizie inducendo molti di loro a lasciare il paese negli ultimi quindici anni. Khaled sottolinea che molte famiglie palestinesi sono state costrette a vivere in campi profughi di fortuna situati lungo i confini della Siria e della Giordania, dopo essere state cacciate dalle loro case. E conclude: “Chiediamo alle autorità irachene di trattare i palestinesi con umanità”.

Ma i leader iracheni possono starsene tranquilli e rilassati a fronte degli appelli e delle condanne palestinesi. Nessuno presterà attenzione alle sofferenze dei palestinesi in nessun paese arabo. I principali organi di informazione di tutto il mondo si occupano a malapena della controversa legge irachena o dello sfollamento di migliaia di famiglie palestinesi in Iraq. I giornalisti sono troppo occupati a correre dietro a un manipolo di “lancia-sassi” palestinesi nei pressi di Ramallah. Una ragazza palestinese che ha dato una sberla a un soldato israeliano suscita molto più interesse mediatico della politica di apartheid praticata dai governi arabi a danno dei palestinesi. Una protesta di una trentina di palestinesi nella Città Vecchia di Gerusalemme contro Trump e Israele attira molti più fotografi e reporter rispetto a una notizia sull’endemica politica di apartheid araba e sulle discriminazioni nei confronti dei palestinesi.

L’ipocrisia dei paesi arabi va avanti a pieno regime. Mentre fingono di essere solidali con i loro fratelli palestinesi, i governi arabi operano senza sosta per la loro pulizia etnica. E ai capi palestinesi non importa nulla della grave situazione in cui versa la loro popolazione nei paesi arabi. Sono troppo impegnati ad aizzare i palestinesi contro Israele e Trump per dare peso a una questione così trascurabile.
 

 

 

Le verità sul medio oriente

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