Crea sito

 

 

La rivoluzione culturale dell'Islam

 

 

 

Premessa: tratto da qui, qui e qui

 

La Rivoluzione Culturale di Mao è stata una delle pagine più oscure del XX°secolo: fanatici comunisti, noti come “le Guardie Rosse”, attaccavano messaggi rivoluzionari alle statue buddiste; diciassette professori del Conservatorio Musicale di Shangai si suicidarono; gli intellettuali venivano vessati in processi pubblici, in cui dovevano confessare i loro “peccati” inginocchiati su pedane in mezzo alla strada; migliaia di chiese, templi e monasteri furono demoliti; antiche biblioteche andarono in fumo; ceramiche imperiali furono distrutte e reliquie religiose fuse. Milioni di persone sono state uccise.

Una nuova Rivoluzione Culturale è attualmente in corso in Medio Oriente, dove le Guardie Rosse dell’islam stanno cancellando il patrimonio non islamico. Se le Guardie di Mao si erano ispirate al “libretto rosso”, i fanatici islamici hanno il Corano. I loro obiettivi sono i templi ebraici, le chiese cristiane, i monumenti antichi e i capolavori artistici.

Pochi giorni fa a Timbuctù, nel Mali, gli islamisti hanno distrutto la tomba di un santo sufi, Sidi Mahmoud Ben Amar. Timbuctù è conosciuta come “la città dei 333 santi”, ed è un sito "Patrimonio dell’Umanità" dell’Unesco. Il Sufismo è una dimensione mistica dell’islam, ma gli estremisti credono che i santuari sufi siano “sacrileghi”. La sezione culturale dell’ONU non ha protestato contro questa iconoclastia islamica.

Poche settimane prima, Abdulaziz ibn Abdullah Al al-Sheikh, il Gran Muftì del Regno dell’Arabia Saudita, ha emesso una fatwa religiosa dicendo che “è necessario distruggere tutte le chiese nella Penisola Araba”. Il più importante esponente religioso musulmano, nella terra che diede alla luce l’islam, sollecita la distruzione di chiese senza attirare alcuna condanna dal resto del mondo.

Mentre in Libia sono stati di nuovo respinti degli ebrei che avevano tentato di ripristinare l’antica sinagoga di Tripoli, in Egitto si progetta di bloccare i pellegrini israeliani che vogliono venire a rendere omaggio a un santo ebreo, Yaakov Abuhatzeira.

Masse islamiche hanno distrutto l’Istituto d’Egitto al Cairo, fondato da Napoleone, e contenente 192.000 libri e documenti risalenti sino al XIX secolo. Ora non c’è più niente. La leggendaria “Descrizione dell’Egitto” di Napoleone è andata perduta (nel 1822 Jean-Francois Champollion aveva usato questo documento per svelare il mistero dei geroglifici). L’Unesco, ancora una volta, è rimasto in silenzio. Come rimase in silenzio quando l’ex Ministro alla Cultura egiziano, Farouk Hosni, aveva detto che lui “avrebbe bruciato i libri israeliani nelle biblioteche egiziane”.

Come nella Cina di Mao, i salafiti islamici stanno cercando di nascondere le antiche statue sparse in tutto l’Egitto e suggeriscono di “ricoprire con la cera”i tesori pagani. Le sirene che abbelliscono la fontana di Zeus ad Alessandria sono già state considerate “inappropriate” dal partito salafita, che ha deciso di coprirle completamente con un lenzuolo. I leaders salafiti stanno terrorizzando gli intellettuali liberali con la richiesta di mettere all’indice i romanzi di Naguib Mahfouz, l’unico arabo insignito del Premio Nobel per la Letteratura e definito il “Balzac dell’Egitto”, perché le sue opere “incoraggiano il consumo di alcol e droga”. Il romanzo di Mahfouz “Awlad Haretna” viene etichettato come “ateo”. Gli islamisti vogliono anche vietare il più grande capolavoro della letteratura orientale “Le mille e una notte”, per la sua “depravazione” e perché è “un’offesa al bene pubblico”.

In Israele i musulmani palestinesi stanno cancellando ogni traccia ebraica sul Monte del Tempio, il luogo più sacro dell’ebraismo. Nel 2005 migliaia di arabi incendiarono le sinagoghe del Bloc Katif a Gaza. Fu un’orgia di odio, come quello delle Guardie Rosse. Dodici anni fa gli arabi avevano distrutto la Tomba di Giuseppe, quarto sito sacro dell’ebraismo, frantumando la struttura in pietra e riducendola in pezzi, come fecero le Guardie Rosse con i Templi di Tao. L’attacco incendiario alla sinagoga Shalom al Israel di Gerico e le continue sparatorie alla Tomba di Rachele a Betlemme sono altri due esempi da ricordare del conflitto israelo-palestinese.

La rivoluzione culturale araba è iniziata quando i Talebani distrussero i due magnifici Buddha a Bamyan, in Afghanistan. E’ stata una svolta decisiva verso un’ideologia proto-nazista volta allo sradicamento fisico dei nemici e dei loro simboli religiosi. Se le Guardie Rosse di Mao avevano distrutto il patrimonio della Cina Imperiale, quelle dell’islam vogliono cancellare ogni traccia non-musulmana nel Medio Oriente. E’ l’Inquisizione coranica.

 

 

"Combatteteli finché non ci sia più persecuzione e il culto sia reso solo ad Allah" (Corano, 2,193). È Allah che ordina ai musulmani di combattere per affermare l'islam ovunque nel mondo. L'autoproclamato califfo Abu Bakr Al Baghdadi, che ha un dottorato di ricerca in studi islamici, da buon musulmano vuole applicare alla lettera ciò che Allah ha prescritto: «Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la Gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità,finché non versino umilmente il tributo e siano soggiogati» (9,29).
Ora che, per la prima volta dalla dissoluzione del Califfato Ottomano nel 1924, Al Baghdadi ha proclamato lo Stato islamico su un territorio conquistato con il terrore a cavallo tra l'Irak e la Turchia, egli ha il dovere di proseguire la sottomissione del mondo intero fino al compimento del Califfato islamico globalizzato.

Nella stessa direzione vanno i terroristi islamici che hanno proclamato il Califfato islamico in Nigeria e l'«Emirato islamico» di Bengasi. Malissimo fa Obama, da sempre filo-islamico, a sostenere che l'Isis (Stato Islamico dell'Irak e del Levante) «non è islamico, perché nessuna religione condona l'uccisione degli innocenti». Forse dimentica questo brano del Corano (8, 12-17): «Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! (...) Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi».

 

 

L’ islam è una religione fondata da un generale che l’ha imposta con la spada e che ordina di uccidere gli infedeli ovunque si trovino. I cristiani in Nigeria, come quelli del Senegal, come quelli del Kenya, come l’ intera popolazione di Israele, ma anche come l’intera popolazione dell’Europa sono infedeli.

Non tutte le persone di convinta e reale fede islamica desiderano ucciderci. La maggioranza desidera solo dominarci in una posizione di sottomessi che si dice dhimmi. Non è possibile, il Corano lo vieta, che un musulmano possa convivere con non musulmani rispettandoli e a diritti pari.

Ciò che il Corano comanda a proposito di noi infedeli:

Sgozza gli infedeli ovunque li trovi (2:191)

Fai la guerra agli infedeli che vivono vicino a te (9:123)

Quando si presenta l’occasione, uccidere gli infedeli ovunque li si cattura (9,5)

Gli ebrei ed i cristiani sono pervertiti; combattili (9:30)

Uccidere gli ebrei ei cristiani, se non si convertono all'islam o se rifiutano di pagare la jizya [tassa dell'umiliazione] (9,29)

Mutilare e crocifiggere gli infedeli se criticano l’islam (05:33)

Punire i miscredenti con indumenti (gabbie) di fuoco, aste di ferro con ganci, acqua bollente, si fondano la loro pelle e il ventre (22:19-21)

Ogni religione diversa dall’islam non è accettabile (3:85)

Non cercare la pace con gli infedeli; decapitateli quando li prendete prigionieri (47:4)

Terrorizzare e decapitare quelli che credono in altre scritture che il Corano (8,12)

I miscredenti sono stupidi; esortare i musulmani di combatterli (8:65)

I musulmani non devono prendere gli infedeli come amici (3:28)

I musulmani devono radunare tutte le armi possibili per terrorizzare gli infedeli (8:60)

Gli infedeli sono impuri e non vanno lasciati entrare in moschea (9,28)

Chi afferma che l’islam è o può essere una religione di pace è una persona che vuole credere in un’illusione, una persona molto poco informata o semplicemente qualcuno che sta mentendo. L’ unica pace possibile per l’islam è la sottomissione del mondo ai suoi precetti. Islam vuol dire sottomissione. Per la sottomissione, grazie , ma non contate su di me.

 

Un aspetto integrante della dhimma era che, essendo un infedele, era necessaria l’aperto riconoscimento della superiorità del vero credente, cioè il musulmano.
Nei primi anni della conquista islamica, il “tributo” (o jizya), pagato come tassa pro-capite annuale, era il simbolo della subordinazione del dhimmi. Più tardi, la condizione d’inferiorità di ebrei e cristiani fu rafforzata attraverso una serie di norme che regolavano il comportamento del dhimmi. Al dhimmi, pena la morte, era vietato deridere o criticare il Corano, l’Islam o Maometto, fare proselitismo tra i musulmani, toccare una donna musulmana (ma ad un uomo musulmano era permesso prendere una non-musulmana come moglie).
I dhimmi erano esclusi dai pubblici uffici e dal servizio militare, era loro proibito portare armi. Non era loro permesso cavalcare cavalli o cammelli, costruire sinagoghe o chiese più alte delle moschee, costruire case più alte di quelle dei musulmani o di bere vino in pubblico. Non erano autorizzati a pregare o piangere a voce alta, cosa che avrebbe potuto offendere i musulmani. Il dhimmi doveva mostrare deferenza in pubblico nei confronti dei musulmani, sempre cedendo il centro della strada. Al dhimmi non era permesso testimoniare in tribunale contro un musulmano, e il suo giuramento era inaccettabile in un tribunale islamico. Per difendere se stesso, il dhimmi doveva acquistare testimoni musulmani a caro prezzo. Questo impediva in pratica al dhimmi di ricorrere alle vie legali qualora fosse vittima di un musulmano. (Bat Yeor, pp. 30, 56-57; Louis Gardet, La Cite Musulmane: Vie sociale et politique, (Paris: Etudes musulmanes, 1954), p. 348.)
I dhimmi erano costretti a indossare abiti distintivi. Nel IX secolo, per esempio, il califfo di Baghdad al-Mutawakkil ordinò un distintivo giallo per gli ebrei, creando un precedente che sarebbe poi stato ripreso, secoli dopo, nella Germania nazista. (Bat Yeor, pp. 185-86, 191, 194.)

 

Alcuni aspetti della religione islamica generalmente poco conosciuti, che testimoniano la distanza dell’islam dalla religione cristiana e dalla società civile occidentale in genere.
Caratteristica della religione islamica è - infatti - regolamentare, in maniera soffocante, ogni singolo aspetto della vita sociale del credente. Il quale, per poter sapere come agire, deve sempre fare riferimento al Corano e alla sharia (la legge islamica).
Alcuni di questi aspetti sono curiosi, altri sono tragici, ma sarebbe un errore circoscriverli banalmente come “estremismi”, dato che fanno tutti parte, invece, dell’essenza dell’islam. Eccoli qui di seguito:
http://digilander.libero.it/coranoislam/varie.html

 

Elenchiamo qui di seguito un elenco di attentati compiuti nel mondo in nome dell'Islam. Quasi ogni giorno si sentono notizie in merito, e quasi ci si fa l’abitudine. Raggruppandoli si ha una visione d’insieme e ci si rende conto meglio della gravità e della vastità del fenomeno.
QUESTO ELENCO NON E’ ASSOLUTAMENTE COMPLETO. Abbiamo riportato solo alcune delle notizie che giornalmente si leggono sui giornali; giusto per non scordarci troppo presto di almeno parte di questi attentati, e per avere la misura (anche se parziale) della ferocia dei terroristi islamici, che non esitano neanche a colpire i propri connazionali (sunniti contro sciiti), l'ONU, la Croce Rossa ed organizzazioni umanitarie come Medici Senza Frontiere:

http://digilander.libero.it/coranoislam/attentati.html


Pubblichiamo un elenco (non certo esaustivo) di articoli reperiti in rete; alcuni fanno sorridere, altri invece fanno inorridire. Tanto per non dimenticare troppo facilmente cosa avviene nel mondo nel nome dell'Islam:

http://digilander.libero.it/coranoislam/rassegna.html

 

Elenchiamo alcune delle molte differenze che caratterizzano il cattolicesimo dall’islam, sia relativamente a temi teologici, sia relativamente a temi più pratici, che riguardano aspetti più concreti di queste due religioni. Va da sé che questo elenco non è certamente esaustivo, avendo l’unico obiettivo di evidenziare alcune elementari differenze spesso non conosciute ai più.
http://digilander.libero.it/coranoislam/differenze.html

 

Riepiloghiamo una serie di citazioni che riteniamo significative perché, in poche parole, hanno il pregio di esprimere concetti articolati:

http://digilander.libero.it/coranoislam/citazioni.html

 

A seguire, due parole sul Jihad totale, tratte da qui:

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=42144

 

L’Jihad è citato nel Corano, e i musulmani sono chiamati a diffonderlo nel nome di Allah “ pronti a dare tutto ciò che posseggono, anche la loro vita “, il che significa abbandonare ciò che hanno di più prezioso per promuovere gli obiettivi dell’islam e sottomettere gli infedeli “ perché la parola di Allah sia sempre al livello più alto, mentre quella degli infedeli si trovi sempre a quello più basso”.

Lo scopo del Jihad è proteggere l’islam dagli stranieri a dai loro complotti, e effettuare iniziative di lotta con l’obiettivo di diffonderlo e imporlo con le armi a tutti coloro che rifiutano di convertirsi. Maometto ha detto: “ ho ricevuto l’ordine di combattere contro tutti coloro finché non riconosceranno che non esiste altro Dio all'infuori di Allah, e che Maometto è il suo profeta, dovranno pregare e essere caritatevoli; se si comporteranno così salveranno i loro beni e anche la loro vita”. Dopo la morte di Maometto una parte delle tribù si sono allontanate dalla comunità dell’islam, e i primi califfi le hanno combattute con crudeltà per costringerle a rientrare nel seno dell’islam. Dopo, le tribù beduine del deserto hanno invaso i paesi del Levante, fertili e quindi ricchi, li hanno conquistati e sottomessi, imponendo l’islam a milioni di persone con la forza delle armi.
Nel corso degli anni, dopo la costituzione dell’impero islamico nei territori conquistati, dall’Indonesia a est al Marocco a ovest, il potere si è consolidato con l’amministrazione statale, dall’imposizione dell’islam alla gestione dell’economia. I musulmani avevano bisogno della collaborazione delle popolazioni che seguivano altre religioni, come i persiani, gli ebrei, i cristiani, del loro sapere in campi scientifici: astronomi, economisti, chimici, così hanno smesso di combatterli.

La rivoluzione islamica del 1979 in Iran ha segnato l’ inizio della guerra contro gli infedeli anche nel mondo sunnita. Nel 1980, un egiziano, Mohammed Abdel Salam Faraj, pubblicò un libro intitolato “ Il comandamento nascosto”, tutto ciò che i fedeli devono astenersi dal fare. Nella sua opera, breve ma fondamentale, riferendosi alle regole islamiche, l’autore scrisse che ogni musulmano deve trovarsi sempre in guerra permanente – Jihad – contro gli infedeli, ma non solo contro di loro, anche contro quei musulmani che si mettono al loro servizio con atti o parole. Un anno dopo la pubblicazione del libro, il Presidente egiziano Anwar el Sadat, veniva assassinato. Faraj fu accusato di istigazione all’omicidio e nel 1982 venne condannato e giustiziato. Malgrado l’eliminazione di Faraj, il governo egiziano non è riuscito a porre fine all’idea dell’Jihad permanente, una guerra eterna nella quale il musulmano è obbligato a vivere. L’Jihad è una rivoluzione permanente e continua, contro la sottomissione alla routine e ai bisogni quotidiani, per non dimenticare mai l’obiettivo.
Il capo dell’organizzazione dell’Jihad in Egitto, preposto alla sua realizzazione, è l’imam Al Zawiri, successore di Osama Bin Laden. Entrambi hanno rilanciato l’idea di un Jihad senza confini in tutto il mondo.

 

I giovani scesi in strada per chiedere giustizia e condizioni di vita migliori nei Paesi musulmani, si sono trovati ben presto sconfitti da forze schierate su fronti opposti. L’islam e le tradizioni feudali arabe non hanno preparato i popoli alla democrazia. Diritti dell’uomo ( e della donna !), separazione della religione dalla politica, regime parlamentare basato sul suffragio universale e separazione dei poteri, sono dei valori sconosciuti alla tradizione araba, dove l’islam insegna che tutto deriva dal Corano e dagli Hadit.
Con la conseguenza che i Fratelli Musulmani, da fuorilegge, perseguitati o tollerati per decenni, sono oggi la forza politica e religiosa più potente e meglio organizzata in tutti i paesi arabi. Fondata nel 1928 in Egitto, aveva come obiettivo iniziale la riunificazione di tutto il mondo arabo sotto le insegne dell’islam, la rifondazione del Califfato, abolito da Mustafà Kemal Ataturk, e infine la riconquista dei territori, già sottomessi all’islam a partire dal 7° secolo e poi perduti, come la Spagna, il sud della Francia e dell’Italia, la Sicilia, Cipro e Israele. Per estendere poi il dominio sul mondo intero.
Questo programma, che può sembrare utopistico, appare tuttavia ancora in cima agli scritti e alle dichiarazioni dei Fratelli Musulmani, che a partire dagli anni ’40, si sono diffusi in tutti i paesi arabi sotto la guida di Said Ramadan - segretario particolare di Hassan el Banna, fondatore del movimento - e padre di Tarik Ramadan.
Il movimento è riuscito a radicarsi profondamente malgrado le persecuzioni grazie alle sue attività benefiche, aiuti ai più bisognosi, costruzioni di ospedali e scuole, insieme a insegnamenti religiosi diffusi tramite cassette per raggiungere anche la popolazione analfabeta.
I finanziamenti sono arrivati prima dai milionari dei paesi del Golfo, poi dalle collette presso gli emigrati che vivono nei paesi occidentali.

Oggi dispongono di posizioni di forza in tutti i paesi arabi. In Egitto ci sono già una dozzina di partiti islamisti, ma quello dei Fratelli Musulmani “ Libertà e Giustizia” è il più importante, e i suoi dirigenti non nascondono che il loro obiettivo è l’imposizione della 'sharia' come Costituzione e come sistema giuridico.
Il segretario generale di Ennadha in Tunisia, Hamadi Jbeli, da tutti considerato il prossimo capo del governo, ha dichiarato, alcuni giorni fa, di voler operare per la restaurazione del Califfato e per la conquista di Gerusalemme.
La maggior parte dei membri Consiglio Nazionale di Transizione in Libia, appartiene ai Fratelli Musulmani, i quali tengono in questi giorni il loro congresso nella città di Bengasi.
Vi sono Fratelli Musulmani nel Consiglio Nazionale siriano, alla guida dell’opposizione ad Assad. In Yemen, dirigono il partito Al Islah – la riforma – che guida la lotta contro il regime di Eli Abdallah Saleh; Taakul Barman, premio Nobel per la Pace di quest’anno, è membro del partito. Il FIS, fronte di salvezza algerino, è formato da Fratelli Musulmani, come il partito “ Giustizia e Sviluppo” in Marocco. In Giordania è lo stesso per il partito “Ala’mal” – azione-. Hamas, il movimento di resistenza islamica, a Gaza è guidato sempre da loro, lo stesso avviene in Israele per il movimento islamico.

È importante ricordare che l’insegnamento dell’islam ha un posto predominante nei libri scolastici di tutti i paesi arabi, a tutti i livelli.
Si tratta di un vero e proprio indottrinamento. L’islam viene presentato come la sola, vera religione, tutte le altre sono ritenute infedeli, e questo aiuta a capire il ruolo fondamentale della religione nella vita quotidiana e la discriminazione che colpisce la minoranze etniche e religiose.
I paesi arabi non sono omogenei, essendo popolati da larghe minoranze nazionali e religiose : i curdi – 30 milioni, suddivisi fra Siria, Iraq, Iran e Turchia; i berberi nell’Africa del nord, 40% in marocco, 25% in Algeria e da 5% a 10% in Tunisia e Libia. Poi vi sono i copti in Egitto – da 10% a 12% della popolazione e i cristiani in Iraq, 2,5 milioni, ma la metà ha già lasciato il paese a causa dei terribili massacri messi in atto da Al Qaeda.
Queste minoranze oggi si ribellano e richiedono l’uguaglianza dei diritti che però nessun partito islamista è disposto a concedere.

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org