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Perché Israele non ha diritto a difendersi? L'assalto e l'autodifesa

 

     

 

« Nessuno stato indipendente in tutto il mondo avrebbe tollerato raffiche di razzi e mortai ogni giorno. Eppure Israele è stato condizionato ad assorbire tutto ciò per circa un decennio e anche questa è una manovra psicologica da parte degli arabi palestinesi. Condizionare il tuo nemico. Fargli sapere: questa è la situazione e non c’è niente che tu possa fare, perché noi controlliamo la simpatia dei media. »

 

Premessa: tratto da qui, qui, qui e qui.

 

Se si vogliono prendere le cifre complessive delle aggressioni palestinesi ad Israele negli ultimi due decenni, abbiamo 17.000 feriti in attacchi terroristici; 2.000 civili uccisi; 15.000 razzi lanciati su città israeliane del sud; e circa il 40% degli israeliani feriti rimarrà con disabilità permanenti. Perché una nazione dovrebbe subire tutto questo senza contrattaccare?

 

Nessuno Stato, in tutto il mondo, avrebbe avuto la pazienza che Israele ha avuto prima di dire ‘adesso basta’. Nessuno si chiede come può uno Stato, cui compete la tutela della sicurezza dei propri cittadini, continuare a chiedere il rispetto dell’integrità del proprio territorio, quando da Hamas la risposta è stata solo e sempre razzi e missili, rapimenti e attacchi alle forze di difesa israeliane. Non è prevedibile che la corda un giorno si spezzi di nuovo?

C’è stato qualcuno fra i nostri cosiddetti esperti mediorientali – non li cito, sono troppi e i nomi li conosciamo bene- che abbia mai azzardato qualche domanda ai caporioni di Hamas, una domanda semplice semplice, sull’uso strumentale dei civili, vere e proprie cavie umane, dal momento che le basi di lancio di razzi e missili vengono piazzate all’interno delle case, nelle scuole, negli ambulatori, in ogni luogo dove le vittime, possibilmente bambini e donne, possano essere garantite ? Non ricordo articoli sui nostri giornaloni nei quali si facesse accenno alle tecniche criminali di Hamas.

Chi racconta come la vita per due milioni di israeliani- ma oggi dovremmo dire per tutti – sia diventata un inferno ? Quale nazione sopporterebbe una sfida simile alla propria popolazione ?

Eppure leggiamo che la preoccupazione delle massime istituzioni non è la distruzione delle basi terroristiche di Hamas, al contrario viene chiesto ‘alle parti’ – come se una banda di terroristi fosse possibile metterla sullo stesso piano di uno stato democratico che non ha altra mira se non la difesa- di arrivare subito a una tregua, sì, una tregua, come se l’obiettivo fosse quello di ritornare allo status precedente, cioè all’arsenale di armi di Hamas pronto a riprendere gli attacchi !

Lo chiede Obama, che ammette il diritto di Israele a difendersi, ma non si capisce come, una raccomandata con ricevuta di ritorno per dire per favore smettetela ? L’Unione europea, attraverso la baronessa Catherine Ashton, suo Ministro degli Esteri, anche lei invoca la tregua, su posizioni identiche tutti gli stati che all’Onu sono soprattutto impegnati a votare risoluzioni contro Israele, infischiandosene dei massacri inter-islamici, paesi nei quali le vittime non contano niente ( che gli stati arabo-musulmani siano islamofobi ?), ma è anche la posizione della Farnesina,che reclama anch’essa una tregua, e presto.
 

Avete ad esempio visto i titoli dei giornali di marzo 2012? Dopo la “strage”, magari di civili, ecco che continua l'operazione israeliana a Gaza, che i “raid aerei” “ammazzano” altri palestinesi, “A Gaza la violenza non si ferma: 5 palestinesi uccisi - Altri 2 morti dopo l'assalto dell'aviazione israeliana“, così il sito del “Corriere”. I pubblicitari al confronto producono testi equilibrati e obiettivi, i vecchi agit-prop del comunismo staliniano erano equanimi storici della società contemporanea, Goebbels un fine cronista.

Ma notare questa situazione, che i principali giornali italiani, quelli “autorevoli” condividono con i loro confratelli francesi (“Le Monde” su Israele è come il “Manifesto”, “New York Times”, “Pais” e “Guardian” non sono affatto diversi) non basta. Bisogna diffondere in tutte le sedi i fatti, chiarire che cosa sta succedendo. Penso che sia utile riassumerlo.

I servizi segreti israeliani hanno avuto notizia che i “comitati di resistenza popolare”, una succursale di Hamas stava preparando un grave attentato nel Sinai. E' la stessa organizzazione che ha rapito Shalit, cedendolo poi da gestire a Hamas e che ha svolto l'assalto all'autobus che andava a Eilat alcuni mesi fa, provocando numerosi morti e un grave incidente diplomatico con l'Egitto (dato che i terroristi venivano dal Sinai egiziano e si coprivano con le guardie di confine egiziane, che sono state coinvolte nel fuoco delle forze israeliane accorse in difesa.

L'aviazione israeliana ha sparato un razzo uccidendo il leader dei CRP che stava organizzando l'operazione. E' un comportamento lecito? Certo che lo è. L'attività terrorista inizia con la preparazione dell'attentato e non con la sua esecuzione; se non si potessero fermare i terroristi se non dopo che hanno ucciso, il mondo sarebbe un posto di gran lunga più pericoloso. E' un principio che il governo americano ha esposto ufficialmente pochi giorni fa, estendendolo anche ai suoi cittadini.

E' anche il principio per cui le navi viaggiano con scorte armate che devono agire per prevenire attacchi di pirati, anche se sono possibili errori (è il caso dei due marò arrestati dall'India e che per l'Italia sono innocenti). Oltretutto il terrorista ucciso era stato scarcerato pochi mesi fa in occasione dello scambio per la liberazione di Shalit e avvertito che se avesse ripreso l'attività terrorista sarebbe stato un obiettivo legittimo dell'autodifesa di Israele.

In seguito all'uccisione del capo terrorista, i CPR, con la evidente non opposizione di Hamas hanno iniziato a bombardare il Sud di Israele. Sui cittadini israeliani di città come Ashdod e Beersheva sono arrivati oltre centocinquanta fra missili anche sofisticati e colpi di mortaio. Questo bombardamento era diretto sulla popolazione civile, è stata per esempio distrutta una scuola. Il fatto che non sia no state registrate finora perdite umane dipende dal fatto che Israele ha messo a punto un sistema d'arma difensiva, Iron Dome, che riesce ad abbattere la maggior parte dei razzi diretti su zone fittamente abitate.

E' stato cioè merito della tecnologia israeliana e non certo dell'innocuità dei missili dei terroristi. Fra l'altro è ragionevole pensare che essi abbiano fatto un test della capacità difensiva israeliana per conto dell'Iran. Israele ha reagito in maniera molto misurata, evitando di ripetere l'operazione Piombo Fuso, non bombardando Gaza in maniera generica, ma colpendo le cellule che sparavano razzi e colpi di mortaio, e le fabbriche d'armi dei terroristi. Solo terroristi, non civili, sono stati uccisi nei colpi perfettamente mirati dell'aviazione israeliana, anche se è noto che i terroristi cercano sempre la copertura dei civili del loro stesso popolo. Anche questo è un miracolo della tecnologia militare israeliana. Anche qui la domanda è: quello di Israele è un comportamento lecito? E la risposta è di nuovo: certo che lo è, anzi, è un comportamento obbligatorio.

Lo stato ha l'obbligo di difendere i suoi cittadini, di impedire ai violenti di compiere i loro delitti. Se non lo facesse rinuncerebbe alla sua essenza e darebbe luogo a una guerra civile generale (e pensate quante ne prenderebbero i terroristi padroni di Gaza se i cittadini israeliani che sanno usare bene le armi e sanno organizzarsi, decidessero di comportarsi come loro, restituendo con gli interessi i loro tentativi di omicidio – di questo si tratta – e magari andando a cercarli a casa loro).

Che Israele non stia affatto “assalendo” Gaza, ma stia esercitando con saggezza e moderazione il proprio sacrosanto diritto (e dovere) all'autodifesa, lo riconoscono un po' tutti, anche i governi non molto amici, come quello americano. Anche gli arabi si occupano giustamente più della carneficina siriana che della sorta di terroristi colti sul fatto a Gaza. I soli a non capirlo sono i propagandisti (pardon i giornalisti) dei grandi giornali come il “Corriere”.

 

Nota: ecco un po' di numeri, così per rendervi conto che quello di marzo 2012 a Gaza non è un incidente isolato, frutto un'”aggressione” israeliana, e neanche la rottura di una “tregua” che non c'è mai stata. Guardate questa statistica, tratta da Haaretz, non proprio una fonte antipalestinese... ( http://elderofziyon.blogspot.com/2012/03/bbc-allows-gaza-liar-to-dominate.html ):

Gennaio 2011 - 39 razzi sparati verso Israele
Febbraio 2011 - 28 razzi sparati verso Israele
Marzo 2011 - 105 razzi sparati verso Israele dopo gli scontri a Gaza
Aprile 2011 - 140 razzi lanciati verso Israele in seguito ad un colpo IDF su una cellula terroristica di Hamas
Maggio 2011 - 1 razzo sparato verso Israele
Giugno 2011 - Non sono stati sparati razzi verso Israele
Luglio 2011 - 27 razzi sparati verso Israele
Agosto 2011 - 171 razzi lanciati verso Israele dopo che un attacco terroristico coordinato da parte di terroristipalestinesi uccide otto israeliani
Settembre 2011 - 13 razzi sparati verso Israele
Ottobre 2011 - 56 razzi lanciati verso Israele come risposta al rilascio di prigionieri in cambio della liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit
Novembre 2011 - 9 razzi sparati verso Israele
Dicembre 2011 - 42 razzi sparati verso Israele
Gennaio 2012 - 18 razzi sparati verso Israele
Febbraio 2012 - 30 razzi sparati verso Israele
Marzo 2012 - Circa 250 razzi lanciati finora verso Israele dopo che l'IDF ha giustiziato il leader dei Comitati di Resistenza Popolare.

e così via

 

Israele, ad esempio, ha un capitale umano e una tecnologia superiori rispetto ai suoi avversari terroristi, come Hamas e Hezbollah. Ma l’ideologia dell’islamismo ha creato una forma paradossale di vantaggio asimmetrico per gruppi e stati terroristi: respingendo l’intero concetto occidentale delle regole di guerra, i gruppi islamici trasformano l’adesione delle potenze militari occidentali alle restrizioni in materia di condotta in campo di battaglia non soltanto in uno svantaggio, ma in qualcosa che si può far valere in un conflitto, sia che affrontino le forze di pace statunitensi a Mogadiscio, o le unità della NATO nel sud dell’Afghanistan, o i soldati israeliani a Gaza.

Con l’aumentare del pericolo, non solo i gruppi terroristi, ma anche gli Stati non democratici adottano in guerra le regole islamiche. Paesi come l’Iran le hanno applicate sul campo di battaglia. Durante la guerra Iran-Iraq, per esempio, Teheran ha mandato a morire decine di migliaia di cittadini; nel corso della guerra del 2006 tra Israele e Hezbollah, le milizie fornite dall’Iran hanno lanciato razzi contro Israele e combattuto da postazioni all’interno di abitazioni civili, come parte di una strategia che cercava sia di uccidere civili israeliani, sia di assicurarsi che qualsiasi autodifesa israeliana avrebbe così ucciso civili libanesi.

Il risultato è un’asimmetria in cui Israele, vincolata al diritto internazionale, limita gli attacchi indiscriminati contro obiettivi civili, mentre gruppi come Fatah, Hamas e Hezbollah volutamente prendono di mira i civili israeliani e impiegano la popolazione civile come scudi umani per impedire la risposta israeliana.

 

Israele fa la guerra a Gaza per la semplice ragione che Gaza fa la guerra a Israele. La fa da anni, continuamente, secondo dinamiche e misure variabili per ragioni più o meno chiare. In totale sono stati sparati contro Israele negli ultimi anni più di 12.000 razzi Qui ( http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Palestinian_rocket_attacks_on_Israel ) trovate la lista pura e nuda, qui una cronaca più articolata ( http://en.wikipedia.org/wiki/Palestinian_rocket_attacks_on_Israel ) e qui ( http://qn.quotidiano.net/esteri/2012/11/17/803926-striscia-gaza-sigle-nomi-gruppi-armati-militari.shtml ) l'elenco dei vari gruppi che sparano. Non si tratta di una "spirale di violenza" come scrivono i giornali italiani. Si tratta di una strategia politico-militare da parte di questi gruppi che hanno un obbiettivo chiarissimo: la "riconquista" della "Palestina" per mezzo di una guerra di popolo di lunga durata, per usare la definizione di Mao.

 

L'immagine seguente ben mostra il raggio di azione dei razzi che colpiscono la popolazione civile israeliana:

 

 

Invece, l'immagine seguente ben mostra da dove i palestinesi lanciano i razzi contro Israele, cioè da edifici civili posti in mezzo ad edifici simili, in modo da usare come scudo umano la popolazione palestinese e scoraggiare contrattacchi che finirebbero inevitabilmente per colpire anche i civili palestinesi:

 

 

 

Periodicamente i palestinesi lanciano razzi contro le città, i villaggi, la case, le scuole di Israele. Non uno di questi razzi è stato mirato su un'istallazione militare. Sono tentate stragi, tutte dirette ai civili. Dunque sono crimini di guerra.

I loro danni effettivi sono stati limitati dal fatto che Israele ha investito massicciamente in misure difensive: rifugi, tetti corazzati, sistemi di avvistamento e di allarme, antimissili come l'Iron Dome, che ha evitato numerose stragi abbattendo i razzi la cui traiettoria stava finendo su zone abitate. Chi sia stato in qualche località di frontiera non può non essere stato colpito dal vedere le pareti e i tetti di spesso cemento armato che coprono le scuole, le case, perfino le fermate degli autobus.

La difesa civile israeliana ordina spesso di tenere aperti i grandi rifugi collettivi e a chiunque di non stare più lontano di 15 secondi dal luogo fortificato più vicino: avete idea di quanti sono quindici secondi ?

 

Non ogni casa può essere fortificata. E non può esserlo tutto un paese. Questi razzi, se per caso cadono su un luogo abitato, sono in grado di distruggerlo ammazzando tutti quelli che vi si trovano. E sul piano morale come su quello giuridico, se tu mi spari un colpo di pistola e io non sono ferito perché indosso un giubbotto antiproiettile, tu sei comunque colpevole di tentato omicidio.

Chi ha rivendica i lanci di razzi sono stati Hamas ( ad esempiohttp://www.thetower.org/0649-hamas-makes-demands-as-condition-for-halting-rocket-barrage/ ) e Fatah, l'organizzazione presieduta dal moderato Abbas (ad esempio http://kofiapress.net/main/news/46596 ; è in arabo ma potete usare un traduttore automatico per leggere).
Insieme, si tratta delle due componenti del governo dell'Autorità Palestinese, quello con cui il governo Obama voleva (e vorrebbe ancora) che Israele svolgesse trattative di pace, e della cui moderazione dovrebbe fidarsi dopo un accordo. Si tratta invece di forze che praticano crimini di guerra, che cercano la strage indiscriminata di civili. Il che, permettetemi di ripetere, è un crimine di guerra.

Val la pena di sottolineare che i razzi da Gaza sono assai diversi dalla reazione israeliana. Intanto perché regolarmente quella israeliana è una reazione; se non altro perché Israele ha interesse alla sicurezza dei suoi cittadini e non ha altre aspettative da Gaza che un comportamento normale, cioè non criminale, non terroristico.

Avendo abbandonato Gaza ormai sette anni fa, non avendo la minima voglia di riconquistarla, Israele non ha nessun interessa a fare la guerra con Hamas, il cui obiettivo, stabilito nel suo statuto e mille volte riconfermato, è quello di conquistare tutto il territorio israeliano e di cacciarne o uccidere tutti gli ebrei.

 E poi perché, quando è obbligato a difendersi, Israele lo fa mirando ai quadri e alle istallazioni terroristiche, uccidendo cioè i comandanti terroristi e distruggendo le loro istallazioni. Gli uni e gli altri però, con esemplare coraggio e spirito militare, si nascondono in mezzo alla popolazione civile. Il che significa che prendono i loro stessi figli, le mogli, gli anziani come scudi umani. Ciò, va detto, è un altro crimine di guerra.

 

Di fronte a questa situazione illegale, vi è la più totale latitanza della comunità internazionale: dove sono Mogherini e Ashton, Obama e il segretario dell'Onu, il papa e i paesi europei così pronti a condannare la costruzione di qualche appartamento nei sobborghi di Gerusalemme ? E' un maggiore “ostacolo alla pace” costruire una casa o distruggerla con un razzo ? Arrestare degli aspiranti terroristi o farli sparare su scuole e case per uccidere?

 

Noi non dobbiamo perdere la nostra capacità di indignazione. E' possibile che in un paese non diverso dal nostro ci siano città e villaggi che da dieci anni sono sottoposti a un bombardamento della popolazione civile che non cessa mai ?

E' possibile che ci siano dei bambini che devono stare in scuole pesantemente corazzate, che sia pericoloso giocare in un giardino se non c'è un rifugio accanto, che siano blindate addirittura le fermate dell'autobus ?

E' possibile che l'Unione Europea e i finanziatori diretti o indiretti di Gaza, che non produce nulla se non razzi e proiettili e dipende pesantemente dall'esterno per la sua capacità produttiva (di armi), non riescano a obbligare i loro protetti a smetterla ?

Davvero si vorrebbe un'Israele devastata dalla guerra come i suoi vicini, pensando magari che così sarebbe più malleabile ?

Non dobbiamo stancarci di chiederlo.

Certo che le continue pressioni sul governo israeliano perché “si limiti”, non abbia reazioni “sproporzionate”, perché “non inneschi un'escalation”, riprese all'interno di Israele dalla sinistra inducono a pensare che sia così, che si voglia un'Israele che non induce paura nei suoi aggressori e che dunque possa essere colpito ancora con rapimenti, omicidi, razzi, “piccoli attentati” quotidiani con sassi e molotov, risultando così forse più “sensibile alle ragioni della pace”, disposto a ritirasi su confini indifendibili come vogliono i suoi “amici” europei e americani.

 

 

   

 

 

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