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Gli attacchi ad Israele dal blocco comunista dell'est
 

 

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

Durante la Guerra Fredda, ad un certo punto l'Unione Sovietica decise di combattere l'odiato nemico americano colpendo il suo unico vero alleato in medio oriente, cioè Israele. Così la grande potenza comunista si alleò con i Paesi arabi ed iniziò una campagna di odio, boicottaggio e delegittimazione contro lo Stato ebraico che ha avuto un impatto fortissimo sull'opinione pubblica mondiale, soprattutto quella europea e sulla cultura politica di sinistra, i cui effetti non sono cessati con al caduta del muro di Berlino, ma hanno creato un mostro antisionista che oramai sembra inarrestabile.

Molti sono stati gli atti dell'Unione Sovietica contro Israele, di seguito se ne ricordano alcuni meno conosciuti.

 

 

L’antisemitismo del blocco dell’Est

 

Lo scatenarsi di una violenta campagna di antisemitismo, per iniziativa degli Stati del blocco dell’Est, fu una conseguenza diretta della vittoria di Israele nella Guerra dei Sei Giorni. Secondo Stefan Possony, esperto americano in strategia e specialista dell’Europa dell’Est, la Komsomolskaya Pravda espresse il 4 ottobre 1967, con il messaggio seguente, l’essenziale di questa propaganda: “Il sionismo si consacra al genocidio, al razzismo, al tradimento, all’aggressione ed all’annesione dei territori… tutti gli attributi caratteristici del fascismo.”

 

Anche Léon Poliakov rilevò propositi di quest’ ordine nel contenuto di questo documento, che l’autore sovietico aveva estratto da una brochure apparsa nel 1957, quando Johann van Leers era responsabile della propaganda antisemita in Egitto. Questo fatto significativo segnala che la propaganda nazista, proveniente dall’Egitto di Nasser, ebbe influenza sulla propaganda antisemita dell’Unione Sovietica. Ma ci fu un altro canale di trasmissione, grazie al quale la propaganda nazista più autentica poté mettersi in moto direttamente.

 

Il 6 Settembre 1968, il Dr. Simon Wiesenthal tenne una conferenza stampa a Vienna, nel corso della quale accuso’ la Repubblica Democratica Tedesca di utilizzare un vocabolario identico a quello dell’epoca nazista per condannare Israele. Il titolo della pubblicazione che distribuì in quell’occasione era: Lo stesso linguaggio: prima nella bocca di Hitler, ora in quella di Ulbricht. In questa pubblicazione ben documentata, Wiesenthal ed i suoi consiglieri identificarono trentanove nazisti, in posizioni elevate durante il Terzo Reich, che erano riusciti a farsi strada al servizio della Repubblica Democratica Tedesca.

 

Alcuni di questi erano molto ben piazzati. Non è strano che uno degli strumenti di propaganda che essi avevano utilizzato fosse l’inversione della realtà, quando accusavano Israele di essere l’aggressore. Questi fatti possono spiegare perché il Blocco dell’Est si impadronì dei temi della propaganda antisemita nazista.

 

Nel suo “La politica antifascista nella Republica democratica tedesca” J. H. Brinks ha spiegato come nessun ostacolo ideologico impedisse la cooperazione tra membri del partito comunista e i nazional-socialisti, poiché essi erano stati alleati in passato. Cioè finché Hitler non invase l’Unione Sovietica. La vera linea del Partito prese forma in una breve opera intitolata: Attenzione al sionismo! Saggio sull’ideologia, l’organizzazione e la pratica del sionismo. Il suo autore fu Yuri Ivanov, uno specialista del sionismo al Comitato Centrale del partito.  All’inizio del 1969, la Casa editrice di Scienze politiche di Mosca (Krasny Proletary) diffuse questo libro di circa 173 pagine, stampato in 75 mila esemplari, venduto al prezzo modico di 27 kopechi.

 

C’è da aggiungere che con il cambiamento d’orientamento diplomatico della Francia in favore della causa araba, per la sua grande influenza in Europa, i messaggi anti-israeliani guadagnarono progressivamente credito nel continente. Lo storico Bat Ye’or ha rilevato che la Seconda conferenza internazionale di sostegno ai popoli arabi, al Cairo 1969, fu un punto di svolta per l’Europa. Il suo obiettivo principale fu “manifestare ostilità verso il sionismo e la solidarietà con le popolazioni arabe di Palestina”. Lo storico inglese, Arnold Toynbee e Jacques Berque, specialista francese del mondo arabo, parteciparono a questo avvenimento.

 

 

L'OLP ed il KGB

 

Era il 1964,   Questo nome collettivo fu creato dai maestri di disinformazione sovietici nel 1964, quando crearono l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, l'”Olp“. Il termine “popolo palestinese” come descrittivo degli arabi in Palestina è apparso per la prima volta nel preambolo della Carta dell’OLP nel 1964, redatta a Mosca. La Carta fu approvata dai primi 422 membri del Consiglio nazionale palestinese, selezionati con cura dal KGB.

 

Perché a Mosca? Gli anni 1960 e 1970 furono gli anni nei quali i sovietici erano impegnati nella creazione di “organizzazioni di liberazione”: per la Palestina e per la Bolivia nel 1964, in Columbia nel 1965, negli anni ’70 “L’esercito segreto per la Liberazione dell’Armenia”, che bombardò gli uffici delle compagnie aeree statunitensi in Europa , e “il Fronte democratico per la Liberazione della Palestina” che bombardò quelli israeliani. Ma l’OLP, fu di gran lunga il suo successo più duraturo.

 

Quando ci si affaccia sugli sviluppi di quest’epoca, si devono menzionare le differenti versioni della carta fondatrice dell’OLP, a partire dal 1964. Essa fornisce un messaggio ideologico codificato che incarna le rivendicazioni e i miti palestinesi. In principio questa carta non ebbe molto effetto, ma dopo il 1973, divenne il credo dell’OLP. E’ importante fare osservare che Ion Mihai Pacepa, ex capo dei servizi segreti rumeni, passato a Ovest, rivelava:

 

« nel 1964, fu il primo Consiglio dell’OLP, composto di 422 rappresentanti palestinesi scelti dal KGB [i servizi segreti sovietici] ad approvare la carta nazionale palestinese. Il documento fu redatto a Mosca. Mosca fu anche all’origine della Carta nazionale palestinese e della costituzione palestinese, redatte con l’aiuto di Ahmed Chukeiry, un agente di influenza del KGB, che divenne primo presidente dell’OLP» QUI

 

Il prof. Yehoshafat Harkabi fu il primo ad accorgersi dell’importanza di questo documento. Nella sua introduzione al suo commento al testo della carta palestinese, Harkabi osservava che il carattere assoluto dell’inversione della realtà da parte dei Palestinesi, era nella sua essenza totalitario:

 

« Il movimento palestinese rivendica caratteristiche di natura “assoluta” e “totale”. C’è una sola giustizia assoluta nelle posizioni palestinesi, opposta all’ingiustizia assoluta di Israele…il diritto è unicamente da parte palestinese, sola degna di accedere all’auto determinazione; gli Israeliani sono appena creature umane, che possono, al massimo, essere tollerate dallo Stato palestinese in quanto individui, o in quanto comunità religiosa… il legame storico degli Ebrei con la terra d’Israele è un raggiro; il legame spirituale, espresso nel giudaismo dalla centralità con la terra d’Israele, una falsificazione; decisioni internazionali come il Mandato accordato dalla Società delle Nazioni, o la Risoluzione delle Nazioni Unite per la spartizione della Palestina, sono considerate nulle e non avvenute. » Y. Harkabi, The Palestine Covenant and its Meaning [La Charte de la Palestine et sa signification] (Londres : Vallentine, Mitchell, 1979), 12, 13.

 

Il contenuto della carta dell’OLP è essenziale per permetterci di comprendere ciò che l’Autorità palestinese è oggi. Il fatto che Yasser Arafat abbia rifiutato di modificare questo documento, cosa che ha finto di fare in presenza del Presidente Clinton, il 4 Dicembre 1998, è la miglior indicazione delle sue intenzioni reali. Il contenuto della carta di Hamas del 1988, è dello stesso ordine. QUI Küntzel vi ha rintracciato il particolare metodo d’inversione della realtà delle fonti naziste:

 

« L’impatto rinnovato delle teorie della cospirazione, di matrice nazista, saltano agli occhi nella Carta dei Fratelli musulmani di Palestina, più noti con il nome di Hamas.  Adottata nel 1988, la carta si serve in modo esplicito della retorica antisemita dell’ex Mufti’ di Gerusalemme, che aveva ricalcato il suo discorso da quello nazista. Secondo questa carta “gli ebrei erano dietro la Rivoluzione francese, e a quelle comuniste “.

Erano “dietro la prima Guerra Mondiale con lo scopo di eliminare il Califfato islamico… e sono stati dietro la Seconda Guerra mondiale. Se ne sono serviti per guadagnare cifre enormi grazie alla vendita delle armi, e preparare la fondazione del loro Stato”. Hanno creato le Nazioni Unite e il Consiglio di sicurezza… per regnare sul mondo per mezzo dei loro intermediari. Non c’è guerra, ovunque, che non porti il loro marchio”.

Il testo originale della carta l’afferma chiaramente all’art. 32, dove è scritto che le intenzioni dei sionisti  “sono state rivelate dai Protocolli dei Savi di Sion, la loro condotta attuale è la miglior prova della veridicità di quanto ci è scritto “. »

 

Nel preambolo della Carta dell’OLP fu usata l’espressione “popolo arabo palestinese” per escludere quegli ebrei che avevano mantenuto una presenza in Palestina sin dai tempi biblici ed erano la popolazione maggioritaria a Gerusalemme, già nel 1845.

Perché? Una strategia brillante. Questo è stato il primo passo per riformulare il conflitto tra gli arabi e gli ebrei: dalla jihad religioso al nazionalismo laico in una ricerca per l’autodeterminazione politica, un atteggiamento molto meno aggressivo per l’Occidente che, concentrandosi sulla liberazione politica di un piccolo gruppo di arabi, ignorò il fatto che Israele è un piccolo stato la cui esistenza è minacciata dagli Stati arabi circostanti.

Gli arabi in Palestina erano impegnati nella jihad religiosa, almeno a partire dal 1929, quando massacrarono 69 ebrei di Hebron, spinti da Haj Amin al Husseini, zio di Arafat, amico di Hitler, membro della Fratellanza Musulmana. Husseini importo’ le insane dottrine jihadiste della Fratellanza dall’Egitto in Palestina . Ora, mirabile dictu, il jihad diventava “liberazione”. Gli attacchi a sfondo religioso contro gli ebrei furono trasformati in “resistenza” all’oppressione, motivata dal nazionalismo secolare. Da quel momento in poi, ogni volta che gli arabi attaccarono gli ebrei, si parlò di “resistenza”.

 

 

Esempi di propaganda sovietica poco conosciuti

 

Tratto da qui

 

Da un articolo Pacepa al National Review Online :

 

“Nel 1972, il Cremlino decise di volgere tutto il mondo islamico contro Israele e gli Stati Uniti. Come mi disse il presidente del KGB, Jurij Andropov, un miliardo di avversari avrebbe potuto infliggere un danno di gran lunga maggiore all’America di quello che avrebbero potuto pochi milioni. Avevamo bisogno di infondere un odio in stile nazista verso gli ebrei, in tutto il mondo islamico, e di trasformare l’arma delle emozioni in un bagno di sangue del terrorismo contro Israele e il suo principale sostenitore, gli Stati Uniti. Nessuno all’interno della sfera d’influenza Americana / sionista avrebbe dovuto più sentirsi al sicuro “.

“Secondo Andropov, il mondo islamico era una “scatola di Petri” nella quale si poteva coltivare un ceppo virulento di odio-Americano, cresciuto dal batterio del pensiero marxista-leninista. L’anti-semitismo Islamico corre veloce. I musulmani hanno un gusto per il nazionalismo , lo sciovinismo e la vittimologia. Le loro analfabete folle oppresse possono essere montate fino al culmine. “

Ancora dall’ articolo del National Review Online:

“Nella metà degli anni 1970, il KGB ordinò al mio servizio di intelligence, il DIE – insieme ad altri servizi affini dell’Europa orientale – di setacciare il paese per trovare attivisti di fiducia del partito, appartenenti a diversi gruppi etnici islamici, educandoli alla disinformazione ed alle operazioni terroristiche, e infiltrandoli nei paesi della nostra “sfera di influenza.” Il loro compito era quello di esportare un rabbioso, demenziale odio per il sionismo americano, manipolando l’ancestrale avversione per gli ebrei sentita dal popolo in quella parte del mondo.

Prima di lasciare la Romania, nel 1978, la mia DIE aveva inviato circa 500 di tali agenti infiltrati nei paesi islamici. Secondo una stima approssimativa ricevuta da Mosca, nel 1978, l’intero blocco sovietico di intelligence aveva inviato circa 4.000 di tali agenti di influenza nel mondo islamico. A metà degli anni 1970 abbiamo iniziato a inondare il mondo islamico con una traduzione in arabo dei Protocolli dei Savi di Sion, un falso zarista russo che era stato usato da Hitler come base per la sua filosofia anti-semita.

Abbiamo anche diffuso un documentario falso, fabbricato dal KGB, in lingua araba, secondo cui Israele e il suo principale sostenitore, gli Stati Uniti, erano paesi sionisti dedicati a convertire il mondo islamico in una colonia ebraica.

Noi del blocco sovietico abbiamo cercato di conquistare le menti, perché sapevamo che non potevamo vincere tutte le battaglie militari. E ‘difficile dire quali siano esattamente gli effetti duraturi di questo piano. Ma l’effetto cumulativo di diffondere centinaia di migliaia di Protocolli nel mondo islamico e rappresentare Israele e gli Stati Uniti come nemici mortali dell’Islam non è stato sicuramente costruttivo. “

 

 

“Sionismo= razzismo”

 

Il 10 novembre 1975, l’Unione Sovietica ed i suoi alleati fecero votare la risoluzione  3379 dell’Assemblea generale dell’ONU, intitolata “Il sionismo è un razzismo”, che trasformò uno slogan antisemita in “verità” internazionalmente riconosciuta. I rabbini Abraham Cooper e Harold Brackman spiegarono che il termine “razzismo” era stato inventato nel 1936 per allineare l’opinione politica e scientifica in vista di controbattere la dottrina nazista della “superiorità della razza ariana” paragonata agli ebrei e ai cosiddetti sotto uomini “. Accettare l’equivalenza sionismo=razzismo costituì una grave accusa e un’inversione della realtà.

 

Sebbene la risoluzione 3379 sia stata finalmente abrogata, il 16 dicembre 1991, e l’Unione sovietica relegata a statuto di storia passata, poco tempo dopo (il 26 dicembre 1991), il pregiudizio causato a Israele fu considerevole. Riducendo una questione complessa a slogan, questa accusa, che rovesciava la verità, impedì ogni dibattito razionale sui veri problemi del Medio Oriente. Nell’epoca della comunicazione di massa nella quale lo studio del passato non è più di moda, slogans come “sionismo=razzismo” si sono sostituiti alla realtà dei fatti. Hanno invaso i discorsi dominanti e le coscienze di un largo pubblico sprovvisto di senso critico.

 

I nemici di Israele hanno lanciato molte accuse negli anni che hanno seguito la risoluzione 3379 ; ma, per un certo periodo hanno risparmiato a Israele una nuova offensiva generale contro la sua legittimità. Le cose sono cambiate con la Conferenza mondiale dell’onu contro il razzismo, a Durban, dal 28 agosto all’ 8 settembre 2001. Durban fu teatro di discorsi e manifestazioni antisemite e anti israeliane di una intensità tale che non si conosceva dagli anni ’30. QUI

 

La ripetizione di un messaggio sempre identico, anche dopo decenni, è una costante nota della propaganda di massa moderna.

 

 

L'influenza dell'Unione Sovietica nella guerra del 1967

 

Bisogna fare un passo indietro. Nel 1955 l’Unione Sovietica decise di “cambiare cavallo”: dall’appoggio politico dato a Israele nel 1948, passò ad appoggiare, politicamente e militarmente, l’Egitto, fino a rompere pretestuosa-mente le relazioni diplomatiche con Israele.

 

L’Egitto di Nasser voleva prendersi la rivincita della sconfitta subita nel 1948 e 1949, e incominciò ad ammassare nel Sinai truppe e mezzi corazzati forniti dall’URSS. Nel 1956 Israele prevenne l’attacco egiziano e travolgendo i mediocri mezzi motorizzati forniti dall’URSS, occupò tutto il Sinai, giungendo fino al Canale di Suez. Le pressioni e le garanzie americane persuasero pochi mesi dopo Israele a ritirarsi da tutti i territori egiziani occupati.

 

A partire dai primi anni Sessanta l’Egitto ricominciò a preparare una seconda rivincita, con l’aiuto ormai tanto scoperto quanto massiccio, dell’Unione Sovietica, che mirava a sostituire l’influenza americana nella regione con ogni mezzo. I raid di terroristi palestinesi e di commando egiziani contro kibbutz israeliani si moltiplicavano, partendo dalle basi di Gaza. In perfetta sintonia si muovevano dal fronte opposto i siriani, i quali dalle alture del Golan sparavano con le loro artiglierie sui sottostanti insediamenti e kibbutz ebraici di Galilea.

Dopo alcuni mesi di tensione, il 7 aprile 1967 artiglierie e carri armati siriani attaccano pesantemente villaggi ebraici di frontiera. Damasco fa alzare in volo i suoi caccia, ma quelli israeliani ne abbattono sei. L’umiliazione di Damasco è cocente.

 L’URSS riprende massicciamente i suoi rifornimenti di armi alla Siria e all’Egitto. Poi a maggio i suoi servizi segreti forniscono a siriani ed egiziani un’informazione falsa. Dicono cioè che Israele ha ammassato truppe e mezzi corazzati ai confini con la Siria. Il Segretario Generale dell’ONU, Sithu U Thant, smentisce: “I rapporti degli osservatori delle Nazioni Unite hanno confermato l’assenza di concentramenti di truppe o movimenti di truppe di qualche rilievo su ambo i lati della linea armistiziale “.

 

Il 14 maggio è l’Egitto che fa sbarcare numerose unità oltre il Canale per rinforzare il suo già massiccio schieramento nel Sinai. 1116 maggio il Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser intima al comandante delle forze dell’ONU nel Sinai e a Gaza, generale Rikhye, di sgombrare le truppe presenti nel Sinai dal 1957, all’indomani del conflitto che aveva visto Israele arrivare al Canale di Suez.

Poi Nasser proclama il 22 maggio il blocco dello Stretto di Tiran: nessuna nave, di nessuna nazionalità, che si rechi al porto di Eilat, in Israele, o che da Eilat parta, potrà più passare. Secondo il diritto internazionale è “atto di guerra”. Le dodici potenze marittime non onorano le garanzie che nel 1956 avevano offerto a Israele per la libertà di navigazione, e non mandano le loro navi da guerra a proteggere la libertà di navigazione. Il 30 maggio re Hussein di Giordania mette le sue truppe sotto il comando egiziano.

 

Truppe egiziane, saudite, irachene affluiscono in Giordania. Truppe irachene, algerine e kuwaitiane raggiungono invece l’Egitto. Il 3 giugno il generale Murtaji, capo delle forze egiziane nel Sinai, dirama un ordine del giorno alle truppe, nel quale invoca “la Guerra Santa con cui voi ristabilirete i diritti degli arabi conculcati in Palestina e riconquisterete il suolo derubato della Palestina “. (Da notare che il generale parla di arabi e di Palestina, ma non di palestinesi, che nessun paese arabo nel 1967 conosceva e riconosceva, tanto è vero che quando la Cisgiordania era parte della Giordania non si sentiva neanche parlare di sovranità palestinese). Il 5 giugno 1967, all’alba, Israele risponde.

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

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