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La grossa bugia su Gerusalemme e su Gesù

 

 

Premessa: tratto da qui e qui


La bugia grossa è questa, inventata preventivamente da quel genio del male che era Arafat e lanciata per la prima volta durante le trattative di Camp David, per lo sconcerto di Clinton: Gli ebrei non hanno mai avuto relazioni con Gerusalemme, non c'è mai stato il tempio, Gerusalemme è sempre stata araba (http://www.israelhayom.com/site/newsletter_opinion.php?id=1468) .

Ci vuole una bella faccia tosta per sostenerlo, perché si ignorano non solo le testimonianze archeologiche e la narrazione della Bibbia ebraica, ma anche quel che raccontano gli storici greci e romani, il Vangelo (da dove avrebbe cacciato i mercanti Gesù?), la corrispondenza diplomatica egizia, siriaca e babilonese ritrovata, che ne parla abbondantemente e perfino l'archeologia romana (avete presente il bassorilievo dei prigionieri ebrei che tristemente portano a Roma il candelabro saccheggiato dal Tempio?). Smentiscono perfino il Corano, che chiaramente racconta come la terra di Israele e il tempio furono dati agli ebrei (leggete questa pagina, è un po' lunga ma ne vale la pena, è analitica ed è una fonte islamica: http://israeljewsjudaism.blogspot.com/2012/01/quran-says-that-allah-gave-land-of.html ).

Argomentano in maniera assolutamente inverosimile a partire – udite udite – dall'assenza di Gerusalemme dal Corano (che non la cita mai) per dedurne la sua santità e dunque il suo carattere islamico (mentre Maometto, la Mecca, la Kaaba, lo stesso nome divino Allah che sono citati, evidentemente non sono abbastanza sacri per essere taciuti): http://elderofziyon.blogspot.com/2012/02/muslim-scholar-explains-why-jerusalem.html .

E naturalmente fanno valere a questo fine la rete dei governi islamici, ben lieti di trovare un capro espiatorio ebraico per i loro conflitti interni, e l'obbedienza delle organizzazioni internazionali, dove su questi temi funziona un blocco automatico di maggioranza islamista-terzomondista.

Il problema è che il governo di Israele reagisce poco e male su questo tema, forse lo crede esclusivamente propagandistico e lascia che il fondo islamico che gestisce il monte del tempio di Gerusalemme (che nel '67 fu lasciato in mano loro da Dayan, per evitare provocazioni) conduca un'autentica campagna di devastazione archeologica per distruggere tutte le tracce ebraiche ( http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4194585,00.html ). E il mondo cristiano, che non dovrebbe restare indifferente alla distruzione di alcune fondamentali basi storiche della narrazione evangelica, anche in questo caso per lo più evita di prendere posizione, tentato com'è da un'appeasement con i musulmani che già perseguitano i cristiani e potrebbero farlo di più, o forse spinto dal terzomondismo “evangelico” di certi suoi settori e dall'antisemitismo antico di altri.

Fatto sta che la “grossa bugia” rischia non solo di contagiare il cervello di un miliardo di musulmani, sensibilissimi alla propaganda antisraeliana (e antisemita e anche anticristiana: fa parte del loro credo religioso l'idea molto strana per noi che la Bibbia ebraica, che risale nel suo nucleo almeno a un millennio e mezzo prima dell'Islam e il Vangelo, precedente di mezzo millennio, siano fonti meno fedeli e “falsificate” rispetto al Corano). Il pericolo è anche la distruzione di tutte le prove, la connivenza della comunità internazionale. Se qualcuno dunque ti dice una “grossa bugia” assurda e palesemente contraria alla verità, la sua insensatezza non ci esime dalla smentita.

Diciamo, allora, di nuovo e sempre la grande verità testimoniata mille volte nella Bibbia e nella storia: Gerusalemme è stata una città solo ebraica per un millennio dai tempi di Davide a quelli di Gesù. Arrivati i romani, diventata in parte cristiana, gli ebrei cacciati ci sono tornati e hanno continuato a esservi presente sempre, anche se cacciati da invasori Romani, invasori bizantini, invasori arabi, invasori crociati. Hanno sempre considerato Gerusalemme il loro centro spirituale, l'hanno ricordata per millenni in ogni preghiera, in ogni matrimonio, in ogni festa. “Se mi dimentico di te, o Gerusalemme, dimentichi la mia destra ogni abilità; resti la mia lingua attaccata al palato, se non mi ricordo di te, se non metto Gerusalemme al di sopra della mia più grande gioia.” (Salmo 137)

 

Ma non finisce qui. L’odiosa invenzione di un “Gesù palestinese” perseguitato dagli ebrei è centrale per la sfaccettata campagna araba, che include boicottaggio e terrorismo, il cosiddetto “diritto al ritorno” e i tentativi diplomatici per isolare Israele a livello internazionale. Secondo questa propaganda palestinese, Gesù non era nato ebreo, ma cristiano, e Betlemme non era una città ebraica in Giudea, ma arabo-musulmana. L’ex portavoce della Lega Araba, Hanan Ashrawi, che è anche propagandista dell’Olp, ha dichiarato: “Sono una cristiana, Gesù è nato nella città musulmana di Betlemme”.
I palestinesi sono già stati efficienti nell’aizzare l’arena globale contro gli ebrei. Già nel 2010, l’UNESCO aveva deciso che la Tomba di Rachele e le tombe degli ebrei di Hebron devono essere riconosciute ufficialmente “moschee musulmane”.
Per capire l’importanza della campagna palestinese si deve ricordare che c’era stata un’altra manipolazione di Gesù: il “Gesù ariano” di Adolf Hitler. Il Gesù rimaneggiato dal Movimento cristiano pro-nazista rappresentava un ariano che combatte contro gli ebrei. Secondo i teologi di Hitler, Gesù non era un ebreo, ma un nativo della Galilea e avversario del giudaismo. La Bibbia cristiana è stata spogliata di ogni “influenza ebraica”. Come il Gesù ariano fu la legittimazione cristiana dell’Olocausto nazista, il Gesù arabizzato e islamizzato nella guerra palestinese è uno strumento della jihad contro lo Stato di Israele e i suoi ebrei.

Sotto la dittatura dell’OLP, la storia ebraica è già diventata “storia arabo-palestinese” e la nazione ebraica (“Am Yisrael”) che ha governato in Terra Santa per mille anni e ha sviluppato una cultura di rilievo mondiale, non è mai esistita. Bat Yèor, la coraggiosa storica ebrea, nel fondamentale libro “Dhimmitudine” lo definiva “arabizzazione di Gesù” e “degiudeizzazione della Bibbia”, due operazioni ideologiche al servizio della causa palestinese.

 

Quindi nessuna meraviglia che gli arabi ed i palestinesi insistono con estrema forza nell'affermare assurdità storiche di ogni tipo pur di legittimare la propria causa e delegittimare Israele (o meglio gli ebrei), tanto c'è sempre chi per ignoranza o per antisemitismo accetta le loro favole, come ad esempio:

“Gli Ebrei? Mai stati a Gerusalemme”: il nuovo negazionismo palestinese http://www.focusonisrael.org/2009/10/06/gerusalemme-nuovo-negazionismo/

“Il Tempio di Gerusalemme? Mai esistito” http://www.focusonisrael.org/2008/11/13/tempio-gerusalemme-negazionismo-palestinese/

Per l’ANP “Il Muro del Pianto è proprietà islamica” http://www.focusonisrael.org/2010/11/28/muro-del-pianto-gerusalemme-negazionismo-palestinese/

Il tutto per creare l'illusione che quei territori devono essere liberati dagli ebrei e consegnati agli arabi, che è il loro chiodo fisso dal 1948 e non passa settimana senza che lo ricordino in qualche modo http://www.focusonisrael.org/2010/09/16/video-hamas-terrorismo-palestinese/

 

 

Gerusalemme è la capitale storica della Palestina come affermò Arafat?

 

Gerusalemme è la capitale dello Stato d'Israele sin dai tempi di re David. Punto. Non è mai citata nemmeno una volta nel Corano, anzi, pare che il seguace del Profeta 'Abdallah b. Mas'ud abbia dichiarato: "Se tra me e Gerusalemme ci fossero anche soltanto due parasanghe, non ci andrei", né è mai stata scelta come capitale del califfato (oltre a Mecca, sono divenute capitali del califfato islamico Baghdad, Damasco e Samarra).

Analogamente non è stata scelta come propria capitale dalla Giordania quando, all'indomani della guerra del 1948 e fino al 1967, ne ha occupato la parte orientale. D'altra parte la stessa opzione "due Stati per due popoli" è sempre stata rifiutata da parte arabo-palestinese, un rifiuto talmente forte che ha portato Arafat, nel 2000, addirittura a respingere la possibilità di avere i quartieri arabi di Gerusalemme Est come capitale del futuro Stato palestinese: una situazione incredibilmente paradossale e che avrebbe dovuto aprire gli occhi al mondo che, invece, li ha mantenuti saldamente chiusi.

 

Arafat, seguito dai vari capi dell’OLP, fece un errore strategico enorme, quando decise che Gerusalemme doveva essere la capitale dello Stato palestinese. Oltre a deludere molti ebrei che, nonostante il loro desiderio di giungere a una pace con gli arabi, non volevano rinunciare a Sion, la pietra fondante del popolo ebraico, per cui hanno pregato durante i 1900 anni di esilio. La richiesta di avere Gerusalemme è relativamente nuova perché lo Statuto palestinese – sia nella versione del 1964 così come in quella del 1968 – non fa alcuna menzione a Gerusalemme.

 

E’ interessante notare che anche lo Statuto di Hamas del 1988 non parla di Gerusalemme come capitale della Palestina. Inoltre non c’è nessuna base storica per cui la Palestina rivendichi Gerusalemme come capitale, dato che questa città non è mai stata capitale di uno stato o di una provincia islamica. La capitale del “Distretto della Palestina”dopo la conquista Islamica del 637 E.V. fu la città di Ramla, 30 km a ovest di Gerusalemme.

E, giusto per un confronto, Gerusalemme nella Bibbia ebraica è nominata centinaia di volte e nel Corano islamico nemmeno una volta sola. Il popolo di Israele è citato centinaia di volte nel Corano, mentre il popolo palestinese – come Gerusalemme – nemmeno una volta.

La richiesta di Gerusalemme capitale palestinese, priva di basi storiche, ha spinto milioni di Cristiani nel mondo a garantire a Israele un sostegno senza riserve.

 

 

Il controllo israeliano di Gerusalemme minaccia la libertà religiosa e l’accesso ai luoghi sacri?


Pur costituendo la maggioranza dei residenti, gli ebrei – e gli israeliani dal 1948 al 1967 – non hanno avuto la sovranità dei luoghi santi fino al 1967, quando Israele conquistò la Città Vecchia di Gerusalemme, oltre che i luoghi santi cristiani e mussulmani in Cisgiordania.

Solo a partire dal 1967 l’accesso pieno ai luoghi santi avviene in piena libertà e con la tutela dell’autonomia religiosa delle varie comunità, mentre prima del 1967, durante tutta la dominazione musulmana, importanti restrizioni avvenivano nei confronti dei non musulmani e per quasi vent’anni gli ebrei non ebbero alcun accesso a due delle quattro città sante dell’ebraismo.

 

 

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org