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Offensive di Israele contro Gaza: le principali bugie dei grandi media

 

     

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

 

Naturalmente ognuno è liberissimo di credere a tutto quello che vuole, anche a Biancaneve e ai sette nani se ciò gli aggrada. Tanto più ognuno è liberissimo di farsi l’opinione che preferisce riguardo al conflitto in atto tra Israele e Hamas. Se si gira un po’ sul web se ne leggeranno di tutti i colori, fino ai soliti siti della sinistra estrema che se ne inventano di tutti i colori.

Un altro conto è se uno cerca la verità su questo conflitto e vuole sapere cosa porta continuamente il piccolo Stato di Israele sull’orlo di un’altra guerra contro i terroristi. Non ci sono ragioni elettorali, non vi è la volontà di “conquistare Gaza” né quella di fare una guerra offensiva. Anzi, è vero l’esatto contrario perché quando ti tirano addosso missili per mesi e mesi (anni) costringendoti a una vita d’inferno non si può che parlare di “guerra difensiva”.

Si mettano quindi il cuore in pace gli intelligentoni della sinistra de noantri, si tengano pure le loro analisi o le propinino alla nutrita banda di scalmanati pacivendoli che li segue, solo loro ci possono credere “chiavi in mano”. La realtà è tutt’altra cosa. Vorrei vedere se per mesi tirassero oltre cento missili al giorno su Roma o Milano quale sarebbe la reazione del Governo italiano o di qualsiasi altro Governo.

In Israele sono stanchi di missili in testa senza reagire. La scelta non la devono fare gli israeliani ma i terroristi arabi. Possono scegliere di vivere in pace o di fare la guerra a Israele. Per ora hanno scelto la seconda ipotesi e la scelta è solo ed elusivamente loro. Quindi la smettano gli pseudo-esperti di arrampicarsi sullo specchio. Hamas ha quello che vuole (o quello per cui sono pagati).

 

 

Perché a Gaza ci sono vittime civili e in Israele no?
 

Se ascoltate o leggete uno qualsiasi dei “grandi media” o sentite un servizio dei “grandi giornalisti” da Gaza la prima cosa che noterete è che a Gaza ci sono vittime civili mentre in Israele no. Eppure l’esercito israeliano mira esclusivamente a obbiettivi militari mentre i terroristi di Hamas e della Jihad Islamica mirano esclusivamente a obbiettivi civili. Come si spiega tutto questo? La parola magica è “sistema di difesa”.

Mentre Israele ha investito e investe ogni anno centinaia di milioni di dollari nel sistema Iron Dome e quindi nella difesa dei suoi cittadini, a Gaza Hamas preferisce usare la popolazione civile come difesa dei suoi covi, dei suoi depositi di armi e delle sue rampe di missili. Così a volte succede che per colpire un obbiettivo terroristico si colpiscano anche i civili. E tutto sommato l’aviazione israeliana limita moltissimo i danni grazie alla sua precisione.

Per fare un esempio, solo questa notte l’IAF ha colpito 160 obbiettivi terroristici a Gaza. In teoria avrebbe dovuto essere una strage, invece si registrano solo pochi feriti. Ieri Hamas ha lanciato su Israele oltre 120 missili, tutti diretti su obbiettivi civili,e se non ci sono state vittime è solo grazie a Iron Dome.

Un’altra cosa che noterete è che i “grandi media” e i “grandi giornalisti” quando parlano delle vittime civili a Gaza, oltre a non menzionare che erano li come scudi umani, parlano solo ed esclusivamente di “donne e bambini”, come se a Gaza non ci fossero uomini. E’ un modo molto efficace di drammatizzare la “notizia” e di nascondere come siano proprio le donne e i bambini gli scudi umani preferiti dai terroristi di Hamas.

La questione degli scudi umani usati a Gaza è oramai di lunga data, ed è strano che ogni volta che viene sottolineata dalle agenzie di stampa (come qui e qui), non generi feroci polemiche e condanne come avviene invece contro Israele che ha la colpa di difendersi da lanci di centinaia di missili sulla popolazione civile.

 

 

 


E’ Israele che bombarda Gaza oppure sono i terroristi che attaccano Israele?
 

Com’è ampiamente prevedibile, dopo che i terroristi di Gaza hanno lanciato centinaia di missili su Israele nel totale silenzio dei media, non appena un aereo israeliano ha colpito un obbiettivo militare a Gaza si è scatenata la lotta dei titoli: “Israele attacca Gaza” e “Israele bombarda Gaza” sono quelli più gettonati.

Naturalmente nessuno (o pochissimi) dei “grandi media” e dei “grandi giornalisti” vi dice che quella di Israele è una reazione al lancio di centinaia di missili. Non possono farlo poveretti, sono stati silenti per mesi mentre ogni giorno piovevano missili sul sud di Israele e adesso come fanno a raccontarci che “Israele reagisce”? Meglio dire che “Israele attacca”.

 

 

 


Gaza, prigione a cielo aperto oppure califfato islamico?
 

Un altro mantra che sentirete ripetere all’infinito è quello di “Gaza, prigione a cielo aperto”. In realtà Gaza non è affatto una prigione a cielo aperto, è solo un califfato islamico dominato da un gruppo di terroristi estremisti che hanno come primo obbiettivo quello di distruggere Israele e, in seconda battuta, di estendere il loro califfato a tutto il Medio Oriente.

Per questo motivo Gaza è isolata. Anche l’Egitto, che pure è un paese musulmano, ha duramente colpito Hamas e ha sigillato le sue frontiere con la Striscia di Gaza. Eppure, nonostante tutto questo, è Israele che porta aiuti umanitari a Gaza, che gli da il carburante per far funzionare la centrale elettrica, che fornisce i servizi telefonici e internet.

Chi altri lo farebbe con un nemico dichiarato e così pericoloso? A Gaza c’è di tutto, dai grandi centri commerciali alle ville con piscina dei boss di Hamas (questo video può essere un buon punto di partenza per comprendere). Ma naturalmente la cosa non fa trend nei “grandi media”. Meglio parlare di prigione a cielo aperto o addirittura di lager.

E allora non vi chiediamo di schierarvi a favore di uno o dell’altro, vi chiediamo solo di stare attenti alle informazioni che vi passano i “grandi media” e i “grandi giornalisti”, di riflettere su poche ed essenziali cose prima di giudicare dai titoli. Se poi pensate alla differenza che c’è tra una democrazia e un califfato islamico, allora non serve dire altro. Sarete voi stessi che saprete da che parte stare.

 

 

 

 

Israele è in guerra con Hamas o con lo Stato di Palestina?

 

Premessa: tratto da qui

 

Nel novembre 2012 tutti si affrettarono a riconoscere la nascita di uno Stato di Palestina. A poco valsero i dubbi di chi sosteneva che non si era mai visto al Mondo uno Stato che avesse due governi (quello di Hamas e quello di Abu Mazen).

Oggi le stesse persone che si affrettarono a riconoscere la nascita della Palestina non dicono che lo Stato di Palestina ha attaccato Israele (Hamas ha rivendicato il lancio di razzi), ma che Hamas ha lanciato razzi verso Israele. Tutto ciò pone un interrogativo fondamentale sotto il profilo politico e giuridico: chi sta attaccando Israele? Hamas o lo Stato di Palestina?

Prima ipotesi: Hamas

Se riteniamo valida la tesi che sui giornali sta andando per la maggiore, Israele sta attaccando Hamas (riconosciuta dalla Ue come organizzazione terroristica). Il che, in termini concreti, vuol dire combattere un’organizzazione terroristica che lancia razzi per uccidere civili israeliani (da gennaio a luglio sono ne sono stati lanciati 550). Ciò che non si capisce (o forse sì) è perché gli stessi opinion leader che si sono affrettati a riconoscere lo Stato Palestinese, adesso, dicano che quella di Israele è una guerra contro Hamas. Delle due l’una: o Hamas rappresenta il governo di Palestina o non lo rappresenta.

Seconda ipotesi: lo Stato di Palestina


Nel secondo caso – ma questo non lo si legge nelle dichiarazioni dei politici che si sono affrettati a riconoscere lo Stato di Palestina – Israele sta reagendo all’attacco di uno Stato sovrano sul proprio territorio. Il che dal punto di vista del diritto internazionale, dell’Onu e di qualsiasi essere umano dotato di buonsenso è da considerarsi un atto di guerra.

Dov’è l’errore sistematico su Israele e Palestina?

Ora che ci sia un pregiudizio mediatico è palese: lo dimostra il fatto che da giugno a luglio non si è praticamente mai parlato del lancio di razzi contro lo Stato Ebraico. Il punto, però, è un altro: perché i mass media italiani trovano opportuno parlare della questione israelo-palestinese solo quando c’è una reazione del governo di Gerusalemme?

Le risposte possibili sono infinite. Ciò che risulta interessante notare è che in assenza di una risposta di Israele, piuttosto che in assenza di qualche morto israeliano, la stampa omette (si-ste-ma-ti-ca-men-te) di raccontare il perpetuo attacco a cui è sottoposto lo Stato Ebraico; pubblica foto farlocche (ha fatto storia il caso Reuters); dà credito a notizie pubblicate da agenzie di stampa in un territorio governato da un’organizzazione dittatoriale e terroristica.

Sembra quasi – ma questa è un’impressione personale – che non sia possibile raccontare debolezze e fragilità del più forte (Israele) perché al più forte – automaticamente – spetta il ruolo del cattivo. Poco importa quali siano i fini che muovano Israele (“la sicurezza dei nostri cittadini”) o Hamas (“distruggere lo stato ebraico”): nell’arena internazionale non contano i fini, contano i mezzi. E chi ne ha di più deve subire l’onta della colpevolezza.

Questa logica, retaggio spiccio del marxismo del secolo scorso, è però fallace. E’ la versione contemporanea della contrapposizione capitale vs lavoro, forza vs debolezza. La contemporaneità, però, dovrebbe essere altro. Se davvero abbiamo fatto tanto per arrivare dove siamo arrivati, non possiamo accettare che il primato dei mezzi (il più forte militarmente) equivalga al primato (negativo) dei fini (Israele è più forte e quindi colpevole). Anche perché una cultura che parte dal presupposto che il più forte sia il più colpevole è una cultura spaventata dal successo e dal benessere. E’ una cultura che vive nel sospetto, per non vivere apertamente le proprie credenze.

Allora la domanda da farsi è una e soltanto una: cosa accadrebbe se Hamas, lo Stato di Palestina, o Al Qaeda disponessero degli stessi armamenti di cui dispone Israele, di cui dispongono gli Stati Uniti e di cui disponiamo noi? Cosa sarebbe accaduto se Iron Dome – il sistema antimissili israeliano – non avesse intercettato grossa parte dei 550 razzi indirizzati a Israele negli ultimi 7 mesi?

 

 

 

 

Cosa fa Israele per la popolazione di Gaza quando è costretto a rispondere agli attacchi missilistici palestinesi?


Nonostante le centinaia di missili che vengono sparati da Gaza sulle città israeliane periodicamente, lo Stato ebraico dimostra ancora una volta di condurre una guerra non contro la popolazione, ma contro i terroristi palestinesi. Ciò si evince da due aspetti fondamentali:
 

Nel contrattacco 2014 viene aperto il valico di Kerem Shalom (fra Gaza e Israele) per far passare oltre 200 camion pieni di viveri, di cibo, di medicinali e prodotti base. Per prevenire una crisi umanitaria, a Gaza entrano inoltre 200.000 litri di carburante al giorno. Intanto pazienti palestinesi, di Gaza e del West Bank, sono curati in diversi ospedali israeliani; solo al Rambam Medical Centre di Haifa sono attualmente ricoverati 20 palestinesi, di cui 8 bambini.

In secondo luogo, nonostante ci siano state delle vittime innocenti tra i palestinesi, i numeri mostrano quanto Israele cerchi di limitare il più possibile le vittime civili. Se con la potenza dell'esercito israeliano, nel contrattacco 2014 si sono potuti riscontrare circa 85 morti in più di 500 raid aerei (sarebbe potuta essere una strage), vuol dire che l'aviazione di Zahal sta compiendo operazioni chirurgiche, volte a distruggere basi di lancio e arsenali di Hamas. Sono stati diversi inoltre gli ultimatum di Netanyahu prima di colpire via mare e via terra (non sono ancora entrati a Gaza).

Certo non è facile combattere una guerra senza vittime, soprattutto quando dall'altra parte vi è una organizzazione terroristica che si fa scudo della popolazione costringendola o convincendola a salire sui tetti o a restare nei palazzi che l'esercito israeliano ha dichiarato di voler distruggere.

Israele ha come obiettivo i terroristi che stanno bombardando i civili israeliani, e quelli colpisce cercando di evitare in ogni modo di colpire innocenti, mentre Hamas cerca invece di colpire intenzionalmente i civili: è questa la differenza.

 

 

 
 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

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