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Gli insediamenti israeliani sono illegali? Le colonie stanno rubando terra ai palestinesi?

 

 

 

Premessa: tratto in parte da qui e qui

 

Secondo la propaganda dei media, esiste l'occupazione, la terribile occupazione israeliana che schiavizza e sfrutta i poveri palestinesi. Come si concretizza l'occupazione? Con le colonie. Già con le colonie, le cattivissime colonie. E cosa fanno di male le colonie? . Secondo i media, le colonie "si espandono", "mangiano la terra palestinese", tanto che fra un po' "non ce ne sarà più". Ma ditemi, quanta terra palestinese hanno mangiato finora le colonie, lasciando i poveri palestinesi senza neanche lo spazio dove mettere i piedi?

 

Questa è la domanda più difficile. Be', provate a indovinare: il 60%? Il 40%? Il 25% In fondo se se la mangiano e si espandono, almeno un quarto dei "territori palestinesi" l'avranno pappato, no? Be', no. Proprio no. Le terribile colonie coprono circa il 2% del territorio "occupato". Anzi del West Bank, senza contare Gaza, dunque diciamo l'1,5%. L'uno e mezzo per cento, capite com'è grave! Parola di Barak, che facendo il ministro della difesa se ne intende. http://www.commentarymagazine.com/2011/11/17/settlements-obstacle-to-peace/

Eh no, dite voi Barak è israeliano, anzi entitario sionista e quindi per definizione non è affidabile.
Va bene, allora facciamo ricorso al negoziatore palestinese Erkat, il braccio destro di politica internazionale del presidente palestinese Mahamud Abbas, il quale ha avuto i dati grazie alla gentile consulenza dei paesi europei che non negano mai un favore all'Autorità Palestinese.

In questa intervista http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/erekat-olmert-offered-palestinians-territorial-equivalent-of-west-bank-1.393484

pubblicata da una fonte attendibilissima come Haaretz, Erkat dice che la percentuale del West Bank (quello che i sionisti chiamano Giudea e Samaria) occupata dalle colonie è dell'1,1 per cento. Non è terribile? L'un per cento in 44 anni è un vero divorare. A questo ritmo, basterà che passino altri 4456 anni e non ci sarà più terra palestinese. Non vedete com'è terribile?
Vabbé, dite voi, forse non è questo gran pasto. Ma i coloni sono cattivissimi, dei veri assassini, che stanno sterminando i poveri palestinesi, oltre ad asservirli e schiavizzarli. Anche qui, questa vostra impressione è più che smentita dalle statistiche.

Grazie ai dati di B'Tselem, la Ong che il cattivissimo governo Netanyahu vuole privare dei suoi ricchi contributi europei, viene fuori che negli ultimi 11 anni negli scontri nel solito West Bank sono morti ammazzati da coloni 50 arabi, di cui 27 erano evidenti casi di autodifesa contro assalti. Dunque 23 omicidi in 11 anni.

I terribili coloni (o se volete i civili, inclusi i neonati) ammazzati dai palestinesi nello stesso periodo e nello stesso territorio sono stati invece 251. Cinque volte tanto se contiamo tutte le vittime, dieci se escludiamo la legittima difesa http://www.camera.org/index.asp?x_context=2&x_outlet=35&x_article=2132

Certo, per i palestinesi i loro non sono omicidi, ma "atti di giustizia rivoluzionaria", ma comunque il dato è imbarazzante anche per loro. Non andatelo a dire in giro. Io ho il sospetto che i numeri e le statistiche siano un po' islamofobi o almeno sionisti.

 

Come sapete c'è una forte campagna internazionale contro le “colonie” ebraiche, cioè gli insediamenti costruiti nelle terre liberate dall'occupazione giordana, in cui oggi vive circa mezzo milione di israeliani: gente normale, medici, operai, contadini, studenti, che ha dissodato alcuni dei luoghi su cui si è formato il popolo ebraico 3500 anni fa, che erano disabitati e lasciati nella desolazione più assoluta e oggi invece sono cittadine, villaggi, quartieri di Gerusalemme ben tenuti, pieni di alberi e di fiori. L'Autorità Palestinese sostiene che è sua tutta al terra al di là della linea verde, che non è mai stato un confina ma era semplicemente lo schieramento delle truppe al momento della cessazione delle ostilità nel '49.

Secondo la legge internazionale gli israeliani hanno il diritto legale di insediarsi in Giudea e Samaria e l'istituzione di insediamenti non può essere di per sé considerato illegale (come spiegato qui). Inoltre, è bene chiarire alcune cose.

 

In primo luogo, il Mandato britannico, che è entrato in vigore nel settembre 1922 dopo essere state ratificato dalla Società delle Nazioni, aveva l'obiettivo della creazione di "un focolare nazionale per il popolo ebraico" nel territorio ad ovest del fiume Giordano, tra cui la Giudea e la Samaria.


In secondo luogo, il Piano di Spartizione delle Nazioni Unite del 1947 per la Palestina del Mandato britannico non lo ha sostituito come previsto. Esso infatti è stato sì accettato dalla comunità ebraica in Palestina rappresentata dall'Agenzia ebraica, ma è stato respinto sia dal Comitato Arabo Palestinese Superiore e dagli stati appartenenti alla Lega Araba.
 

In terzo luogo, sulla scia della Guerra di Indipendenza di Israele, quando prima le milizie locali palestinesi e più tardi gli eserciti combinati di Giordania, Egitto, Siria, Iraq e Libano provato senza riuscirci a soffocare lo Stato ebraico, la Giordania ha preso il controllo della Giudea e Samaria (la Cisgiordania) e di parti di Gerusalemme, ma la sua sovranità su queste aree non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale.
 

In quarto luogo, dopo la Guerra dei Sei Giorni, quando ancora una volta gli eserciti combinati di Egitto, Siria e Giordania, con l'aiuto di numerosi altri paesi e organizzazioni - tra cui l'OLP - ha cercato di cancellare Israele dalla carta geografica, Israele ha acquisito il controllo della Giudea, Samaria e Gaza, con la penisola del Sinai e le alture del Golan.
Nel 1988, la Giordania ha ceduto i suoi crediti in Cisgiordania per l'OLP. Ma questi cosiddetti crediti erano meno sostanziali di quelli di Israele per una serie di motivi. Innanzitutto, il Mandato Britannico non ha mai riconosciuto il diritto della Giordania sulle terre a ovest del fiume Giordano.
Inoltre, la Giordania ha ottenuto il territorio in una guerra di aggressione contro lo stato ebraico nascente. E lo Stato giordano - essenzialmente una costruzione britannica - non aveva affatto legami storici con la Giudea e la Samaria, mentre per gli ebrei, si tratta della culla della civiltà ebraica e della statualità dell'epoca biblica.

Per questo non ha senso parlare di "territori palestinesi occupati" e  di "restituzione", si tratta di territori israeliani liberati da Israele dopo 20 anni di illegittima occupazione militare della Giordania, che al momento della liberazione non avevano più popolazione ebraica nonostante fossero sempre stati abitate dagli ebrei grazie alla spaventosa pulizia etnica contro di loro messa in pratica dai giordani e dagli arabi al momento dell'occupazione militare delle zone.

 

 

“Se Israele concedesse terra in cambio di pace..”

 

Israele si è ritirato dal 100% del Libano meridionale nel 2000, dal 100% di Gaza nel 2005 e dal 40% della Cisgiordania con gli Accordi di Oslo. Contrariamente alle aspettative, il ritiro israeliano dal Libano meridionale ha notevolmente rafforzo’ l’influenza politica e la capacità militare di Hezbollah e probabilmente portò alla Seconda Guerra del Libano.

Allo stesso modo, il ritiro di Israele da Gaza ha il territorio in mano ad  Hamas, più di 8.000 razzi lanciati contro le comunità israeliane e, in definitiva, la guerra di Gaza.

Il ritiro militare israeliano da gran parte della Cisgiordania ha creato un vuoto che è stato riempito dai terroristi palestinesi, creando così le dinamiche che hanno preparato il terreno per la seconda Intifada.

Inoltre, israele si è ritirato, nei 45 anni successivi alla Guerra dei Sei Giorni, su più di due terzi del territorio (Sinai, Gaza, Libano meridionale e gran parte della Cisgiordania)

 

 

 

 

Le colonie, quel simbolo oggetto di tante bugie

 

Leggendo gli articoli pubblicati negli ultimi tempi sulle varie testate nazionali ed internazionali sembra che la causa di tutti i mali del Medio Oriente sia l’esistenza delle cosiddette “colonie” – ovviamente “sioniste” -  all’interno di Giudea e Samaria. Questi insediamenti sono diventati nel tempo un simbolo da combattere in qualsiasi  modo da parte di chi fa dell’odio verso Israele la propria bandiera, e spesso questi personaggi per argomentare la loro posizione utilizzano frasi fatte dandole per buone, senza però conoscere realmente nè la storia nè la geografia di quel piccolo pezzo di terra. Qui di seguito abbiamo provato, grazie agli amici di Bugie dalle Gambe Lunghe, a spiegare in maniera esaustiva e speriamo definitiva come stanno in realtà le cose:

 

 

1) GLI INSEDIAMENTI ISRAELIANI SONO ILLEGALI

 

Gli Ebrei hanno vissuto in Giudea e Samaria (West Bank) fin dai tempi antichi. L’unica volta che è stato loro vietato viverci, negli ultimi decenni, fu durante il governo  di Giordania 1948-1967. Stephen Schwebel, già Presidente della Corte internazionale di giustizia, rileva che un paese che agisce per legittima difesa può confiscare e occupare un territorio, se necessario, per proteggere se stesso.

Schwebel osserva inoltre che uno Stato può richiedere, come condizione per il suo ritiro, le misure di sicurezza volte a garantire i suoi cittadini. (American Journal of International Law, (April, 1970), pp. 345–46) Secondo Eugene Rostow, ex sottosegretario di Stato agli Affari Politici presso l’Amministrazione Johnson, la Risoluzione 242 dà a Israele il diritto legale di essere in Cisgiordania. Rostow ha osservato che ”Israele ha il diritto di amministrare i territori” che ha conquistato nel 1967 fino a” una pace giusta e duratura in Medio Oriente”.  (New Republic, (October 21, 1991), p. 14)

 

 

2) GLI INSEDIAMENTI SONO UN OSTACOLO ALLA PACE

 

Non lo sono mai stati, vediamo perché:

 

*Dal 1949-1967, quando agli Ebrei era proibito vivere in Cisgiordania,  gli Arabi rifiutarono la pace con Israele.

 

*Dal 1967-1977, il partito laburista costrui’  solo pochi insediamenti strategici nei Territori, ma gli Arabi non furono disposti a negoziare la pace.

 

*Nel 1977, mesi dopo che il governo del Likud prese il potere, il presidente egiziano Sadat andò a Gerusalemme e in seguito firmò un trattato di pace con Israele. Per inciso, esistevano insediamenti israeliani nel Sinai e furono rimossi, come parte dell’accordo con l’Egitto.

 

*Un anno dopo, Israele congelò la costruzione degli insediamenti per tre mesi, sperando che il gesto avrebbe invogliato altri Paesi arabi ad unirsi al processo di pace di Camp David, ma non accadde.

 

*Nel 1994, la Giordania firmo’ un accordo di pace con Israele e gli insediamenti non furono un problema.

 

*Tra il giugno 1992 e il giugno del 1996, durante i governi laburisti, la popolazione ebraica nei territori crebbe di circa il 50 per cento. Questa rapida crescita non impedi’ ai Palestinesi di firmare gli accordi di Oslo nel settembre 1993 e l’accordo di Oslo 2 nel settembre 1995.

 

*Nel 2000, il primo ministro Ehud Barak offrì di smantellare decine di insediamenti, ma i Palestinesi non accettarono comunque di porre fine al conflitto.

 

*Nel mese di agosto 2005, Israele abbandonò tutti gli insediamenti nella Striscia di Gaza e quattro nel nord della Samaria, ma gli attacchi terroristici continuarono.

 

*Nel 2008, il primo ministro Ehud Olmert offrì il ritiro da circa il 94 per cento della Cisgiordania, ma la proposta fu respinta.

 

*Nel 2010, il primo ministro Benjamin Netanyahu congelò la costruzione degli insediamenti per 10 mesi ma la leadership Palestinese rifiutò i negoziati fino allo scadere del periodo. Dopo aver accettato di parlare, si ritirarono quando Netanyahu rifiutò di prolungare il congelamento.

 

 

3) LA CONVENZIONE DI GINEVRA PROIBISCE LA COSTRUZIONE DI INSEDIAMENTI EBRAICI NEI TERRITORI OCCUPATI

 

E’ falso: la Convenzione di Ginevra impedisce lo spostamento FORZATO di popolazione dal territorio di uno Stato ad un altro, occupato come risultato di una guerra. L’intenzione era quella di assicurare che le popolazioni sotto occupazione, non fossero costrette a muoversi. Non c’entra nulla con gli insediamenti. Gli Ebrei non sono costretti ad andare in Cisgiordania, al contrario: chi ci vive sceglie volontariamente di tornare in luoghi in cui, i loro antenati, una volta vivevano prima di esserne espulsi da altri. Inoltre, questi territori non appartennero mai giuridicamente alla Giordania o all’Egitto, e tantomeno ai Palestinesi, che non hanno mai avuto autorità sovrana in nessuna parte della Palestina.

“Il diritto ebraico di insediamento nella zona è equivalente in ogni modo al diritto della popolazione locale di vivere lì”, secondo il professor Eugene Rostow, ex Sottosegretario di Stato per gli Affari Politici. (Eugene Rostow, “Bricks and Stones: Settling for Leverage,” The New Republic, April 23, 1990).

Inoltre, Israele non requisisce terreni privati per la creazione di insediamenti. La costruzione di alloggi è consentita su terreni privati solo dopo aver determinato che nessun diritto privato sarà violato. Gli insediamenti, inoltre, non spostano gli Arabi che vivono nei territori. I media a volte danno l’impressione che per ogni Ebreo che si muove in Cisgiordania, diverse centinaia di Palestinesi siano costretti a lasciare. La verità è che la stragrande maggioranza degli insediamenti sono stati costruiti in zone disabitate e anche i pochissimi nelle zone di città arabe non forzano nessuno ad andarsene.

 

 

4) LA DIMENSIONE DELLA POPOLAZIONE EBRAICA IN CISGIORDANIA, IMPEDISCE QUALSIASI ACCORDO TERRITORIALE

 

Complessivamente, l’area di insediamento abitato è inferiore al due per cento dei territori contesi. Si stima che circa il 70 per cento dei coloni vivano in quelli che sono in effetti le periferie delle maggiori città israeliane come Gerusalemme.I presidenti Clinton e Bush anticiparono che sarebbero rimaste comunque sotto la sovranità israeliana permanente. (Haaretz, (September 13, 2001); President George W. Bush’s Letter to Prime Minister Ariel Sharon, April 14, 2004).

Quando i colloqui di pace arabo-israeliani iniziarono, alla fine del 1991, più del 80 per cento della Cisgiordania non conteneva insediamenti o solo alcuni scarsamente popolati. Oggi, circa 300.000 Ebrei vivono in 122 comunità in Cisgiordania. La stragrande maggioranza di questi insediamenti hanno meno di 1.000 cittadini, il 40 per cento ne hanno meno di 500 e molti hanno solo poche decine di residenti. (Tovah Lazaroff, “Frontlines: Is settlement growth booming?” Jerusalem Post, December 30, 2010).

 Contrariamente all’ isteria palestinese  in merito all’espansione degli insediamenti, la verità è che solo cinque insediamenti sono stati costruiti a partire dal 1990. Gli analisti hanno notato che il 70-80 per cento degli Ebrei potrebbe essere portato all’interno dei confini di Israele con lievi modifiche della “Green Line“. Ironia della sorte, mentre i Palestinesi si lamentano degli insediamenti le 35.000 persone che vi lavorano sostentano una popolazione di più di 200.000. (Avi Issacharoff, “PA lightens ban on working in settlements to ease Palestinian unemployment,” Haaretz, December 28, 2010)

 

 

5) DURANTE GLI ACCORDI DI CAMP DAVID, BEGIN PROMISE UN CONGELAMENTO DELLE COSTRUZIONI PER CINQUE ANNI

Il periodo di cinque anni accettato a Camp David riguardava il tempo assegnato all’autogoverno Palestinese nei territori. La moratoria israeliana sugli insediamenti in Cisgiordania, concordata dal primo ministro Menachem Begin, fu solo per tre mesi. La posizione di Israele sulla questione ricevette il sostegno inaspettato del presidente egiziano Anwar Sadat, che disse: “Abbiamo deciso di mettere un blocco alla creazione di insediamenti per i prossimi tre mesi, il tempo necessario a nostro avviso per la firma del trattato di pace. ” (Middle East News Agency, September 20, 1978).

I Palestinesi rifiutarono gli accordi di Camp David e, pertanto, le disposizioni relative non furono mai attuate. Se avessero accettato le condizioni offerte da Begin, è molto probabile che l’autogoverno si sarebbe sviluppato in uno stato Palestinese indipendente.

 

 

6) ISRAELE DEVE SMANTELLARE TUTTI GLI INSEDIAMENTI O LA PACE SARÀ IMPOSSIBILE

 

Quando negoziati seri cominceranno, sarà trattato quali insediamenti saranno incorporati ad Israele e quali dovranno essere evacuati. Nell’agosto del 2005, il primo ministro Ariel Sharon ha riconosciuto che “non tutti gli insediamenti che si trovano oggi in Giudea e Samaria rimarranno israeliani” ed i documenti negoziali trapelati indicavano che  i Palestinesi erano disposti ad accettare che alcuni insediamenti fossero attribuiti ad Israele. (Greg Myre, “Middle East: Sharon Sees More West Bank Pullouts,” New York Times, August 30, 2005).

Il disimpegno da Gaza coinvolse solo 21 insediamenti e circa 8.500 ebrei. Più di 100 insediamenti con una popolazione di circa 300.000 si trovano in Giudea e Samaria. Ogni nuova evacuazione dalla Cisgiordania comporterà una decisione dolorosa alla quale la maggior parte degli abitanti e dei loro sostenitori si opporrà con maggiore ferocia del disimpegno da Gaza. La maggior parte degli israeliani, tuttavia, è favorevole al ritiro totale a parte le grandi comunità:

 

Ma’ale Adumim: 6 comunità, 40,210 abitanti, 28 miglia quadrate

 

Modiin Illit: 4 comunità, 51,773 abitanti, 2 miglia quadrate

 

Ariel: 15 comunità, 41,720 abitanti, 47 miglia quadrate

 

Gush Etzion: 18 comunità, 54,939 abitanti, 10 miglia quadrate

 

Givat Ze’ev: 5 comunità, 12,916 abitanti, 3 miglia quadrate

 

Totale: 48 comunità, 201,558 abitanti, 90 miglia quadrate

 

Non sarà l’ora di smetterla con i miti e ragionare un po’ di più sui fatti?

 

 

Concludiamo ricordando che l'Unione Europea dichiara illegali i territori amministrati da Israele, ma migliaia di avvocati – alcuni famosi a livello internazionale – hanno firmato un documento nel quale affermano la piena legalità di quei territori, abitualmente definiti ‘colonie’-, come aveva fatto peraltro l’Amminisrazione Reagan suo tempo, in un documento inviato a tutti gli alti funzionari dell'Unione Europea. [Eric Rozenman, “Israeli settlements are more than legal,” Los Angeles Times, 11 December 2009.]
La risposta fu una ricevuta che confermava il ricevimento del documento, senza alcun altro commento. Se la UE fosse stata sicura della propria interpretazione della legge internazionale avrebbe avuto il modo di rispondere, avviando anche iniziative a conferma delle proprie ragioni.

 

 

 

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