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Israele e le concessioni di terre in cambio di pace

 

  

 

Questa mappa mostra che Israele aveva il controllo del Sinai, Gaza, Libano meridionale e gran parte della Cisgiordania. Invece di accusare falsamente Israele di stato canaglia come fanno le mappe propagandistiche, mostra  come Israele sia forse l’unico stato nella storia che ha volontariamente rinunciato a più di due terzi delle aree che controllava, in cambio di niente di più che un accordo firmato – o a volte nemmeno quello. Mettendo a rischio la sicurezza del suo popolo. Questo perché Israele vuole, disperatamente, vivere in pace con i suoi vicini. Desiderio non ricambiato da quei vicini di casa, purtroppo. La vera mappa mostra le concessioni che Israele ha fatto nella speranza, spesso vana, di pace. Anzi, ha ottenuto solo danni ingenti.

 

Quando Israele, sotto pressione internazionale si è ritirata dal Libano, si è beccata sulla testa i missili di Hezbollah che hanno colpito mezza Israele, a nord. Quando Israele si è ritirata dalla Striscia di Gaza si è beccata sul groppone i missili di Hamas che hanno colpito l’altra metà del paese, a sud. Ogni volta che Israele ha iniziato colloqui di “pace” è stata colpita dal terrorismo. Oggi grazie alla barriera difensiva, è molto più difficile per i terroristi entrare e colpire. Ma cosa succederà se Israele regalerà altri territori ai palestinesi?
Anche altre concessioni si sono rivolte contro Israele, come la puntale liberazione di  pericolosi criminali condannati in via definitiva in cambio di prevedibile aria fritta nei negoziati di pace, come accettare volontariamente di indebolirsi (come cedendo unilateralmente Gaza) e di rinforzare il nemico (liberando centinaia di prigionieri) in cambio di nulla. Ogni volta che Israele chiede al suo popolo “sacrifici per la pace” si risolve in un bagno di sangue unilaterale.

 

Ora vediamo qualche dato significativo nell'immagine seguente, e nei commenti successivi.

 

 

1947
100% delle aree verdi e bianchi sono sotto il controllo britannico.
86% del territorio è pubblico.
il 14% del territorio è privato. (Gli Ebrei possiedono il 33% di questo terreno privato, mentre gli arabi ne possiedono il 67%)

1949-1967
100% delle aree verdi sono sotto il controllo giordano ed egiziano.

ebrei e arabi continuano a possedere terreni privati in Israele (area bianca)
• la maggior parte dei terreni in Israele continuano ad essere pubblici.

1967-presente
1967: Israele offre il 100% di:

Cisgiordania alla Giordania
Sinai e Gaza all'Egitto
Golan alla Siria

1982: Israele cede il 100% del Sinai in Egitto per la pace
1993: Israele cede terre alla Autorità palestinese
1994: Israele cede terre alla Giordania per la pace
2005: Israele cede il 100% di Gaza ai palestinesi
2008: Israele offre il 95% di Cisgiordania ai palestinesi

Oggi: gli arabi possiedono più terreni privati in Israele degli ebrei.
La maggior parte dei terreni continuano ad essere pubblici.

 

 

 

Cosa ha portato dare la terra in cambio di pace promessa? I più grandi errori della politica di Israele

 

 

Premessa: tratto da qui, qui e qui L'immagine di sopra si commenta da sola. E Israele sarebbe uno Stato OCCUPANTE? AGGRESSORE? IMPERIALISTA? Come mai nessuno si ricorda che Israele si è ritirato dalle terre conquistate nel '67 pur di ottenere la pace con i suoi vicini?

 

Dunque: pace in cambio di terra. Notate, non la pace di Israele, che in sette guerre negli ultimo settant'anni (tutte di autodifesa, tutte provocate dall'altra parte), ha dimostrato di essere sempre il più forte. Qui si parla della pace concessa dagli arabi, che quando hanno provato a far la guerra le hanno sempre prese. Pace in cambio della terra israeliana, che è pochissima: non la metà, non un decimo, non un centesimo, ma un cinquecentesimo circa (22.000 chilometri quadrati contro 12 milioni e mezzo: per Israele il dato è qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Israele , per i paesi arabi potete fare la somma qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Mondo_arabo ).

Già qui c'è una strana sproporzione, se ci pensate: è una bizzarra teoria che toglie a chi ha poco (terra, deterrenza militare), per dare a chi ha molto e non ne ha bisogno. Comunque, dato che i magnanimi pacifisti hanno ragionato così e così hanno ragionato anche gli ideologi della sinistra che hanno retto Israele per vent'anni dall'abbandono di Ben Gurion al fallimento dei patti di Oslo, proviamo a sottoporre questa teoria al test del semplice buon senso.

Israele si è ritirato dopo Oslo dalla maggior parte di Giudea e Samaria, quel che oggi chiamano “territori palestinesi”. Ne aveva il controllo, li ha ceduti all'Olp in cambio di vaghe promesse di pace, cioè di niente. Prima c'erano della manifestazioni, ma tutto sommato innocue, chiamate “prima intifada”. Che ne ha tratto? Terrorismo a dosi industriali dal 1995 al 2005, poi un governo che le tenta tutte per diffamare e delegittimare Israele, mentre indottrina la sua popolazione all'odio e all'antisemitismo. Ecco una controprova della “terra in cambio della pace”. Molto negativa: dai terra e ottieni terrorismo. Basterebbe, ma...

Israele poi si è ritirato da Gaza nel 2005, spiantando con la forza degli insediamenti produttivi sul piano economico e sociale. Che ne ha ricavato? Un feroce regime islamista, una Tortuga terrorista che si fa fatica a contenere. 25 mila razzi, imboscate, e anche qui provocazione, incitamento, il tentativo di una mobilitazione internazionale. Una guerra. E' la controprova numero due: terra in cambio di razzi. Strabasterebbe, ma...

Israele si è ritirata dal Libano Sud, che sostanzialmente controllava fino all'inizio dello scorso decennio. Che ha ottenuto? Razzi anche qui, una guerra difficile, il potere di un movimento terrorista come Hebollah. Controprova completamente fallita.

Provando e riprovando. Tre controprove, tutte disastrose, sono troppe. La vogliamo abbandonare questa teoria della terra in cambio della pace? E' evidente che cedere terreno in Medio Oriente non provoca pace ma guerra. Eppure c'è ancora chi vorrebbe far ritirare Israele da quel che resta sotto il suo controllo di Giudea e Samaria, cittadine e villaggi che di solito hanno molti decenni di vita, una popolazione intorno al dieci per cento della popolazione ebraica di Israele - magari di nuovo con la forza contro gli abitanti di quei luoghi, spregiativamente chiamati coloni; certamente di nuovo in cambio di niente.

 

La soluzione non sta neanche nel far entrare liberamente gli arabi nei territori Israeliani. La prova sta in due piccole cifre: 250 - 2000. Vi chiedete che cosa vogliono dire?

Semplice: 250 furono i morti israeliani per mano araba nei diciannove anni prima degli accordi di Oslo del 1993; 2000 sono quelli dei diciannove anni successivi ( http://www.israelhayom.com/site/newsletter_opinion.php?id=2049 ). Se pace vuol dire qualcosa, significa diminuzione o almeno cessazione del conflitto e delle sue vittime. Gli accordi di Oslo furono fatti esattamente in questa prospettiva, almeno da parte ebraica.

Israele si prendeva un grave rischio, faceva entrare nei territori che controllava le migliaia di terroristi che Arafat aveva radunato prima in Giordania, poi dopo che il re Hussein li cacciò di lì, in Libano e infine, dopo la guerra civile libanese e l'intervento israeliano, in Tunisia: gente con molto sangue sulle mani, organizzatori di dirottamenti, di attentati, di assassini a sangue freddo. La speranza era che si convertissero alla pace, che si dedicassero a trasformare loro stessi e la popolazione araba che si erano assunti la responsabilità di rappresentare in un popolo moderno e pacifico, industrioso e disposto ad avere rapporti di buon vicinato con Israele.

Be', non è accaduto e oggi sappiamo che non accadrà mai. Appena arrivati nei territori concessi loro dagli accordi, i dirigenti dell'Olp si dedicarono a costruire il monopolio del potere su una società che allora non era particolarmente militarizzata e aveva rapporti decenti con Israele (non c'erano muri, gli arabi andavano a lavorare nelle città israeliane, gli israeliani compravano volentieri prodotti agricoli da loro).

Preso il potere effettivo, lanciarono campagne sistematiche di odio nei confronti di Israele e degli ebrei, e si misero a organizzare il terrore. Qualunque proposta di definizione dei problemi lasciati da parte a Oslo (organizzazione di un eventuale stato palestinese per coronare l'”autonomia” prevista negli accordi, confini, eventuali compensazioni agli emigrati) fu rifiutata sistematicamente; la dirigenza dell'Olp organizzò la campagna di attentati che iniziò a scuotere Israele nella metà degli anni Novanta e continuò per dieci anni.

I duemila morti si spiegano così, con l'essersi messi i serpenti in casa, pensando incoscientemente che si fossero trasformati in agnelli e nell'averli lasciati indottrinare e organizzare verso il terrore l'intera popolazione araba dei Territori. La colpa del “fronte della pace” è di non aver visto questo, di non volerlo vedere, di insistere nel loro “wishful thinking” (pensiero desiderante) a vedere dei partner di pace in un gruppo dirigente che si era formato da terrorista e terrorista restava.

250 a 2000 non vuol dire che i militanti dell'Olp, di Hamas, di Fatah e dei vari gruppuscoli del terrorismo palestinese fossero diventati improvvisamente più malvagi. Lo erano sempre stati. Negli anni precedenti, lo ripeto, avevano sparato sui passeggeri che sospettavano ebrei degli aeroporti di Roma e di Vienna, gettato bombe sulla sinagoga ancora a Roma, fatto saltare centri sociali in Sudamerica, dirottato aerei, ucciso atleti alle Olimpiadi, organizzato imboscate ai confini di Israele. Macellai erano, macellai erano restati.

Arafat entrò armato nel parlamento italiano e nell'edificio dell'Onu, i loro statuti e i loro simboli continuano a mostrare armi, i loro discorsi continuano ad esaltare la violenza. Semplicemente gli accordi di Oslo li introdussero nei territori controllati da Israele, assegnarono loro un riconoscimento del tutto improprio (cioè senza elezioni) come “unici rappresentanti del popolo palestinese” che preludeva a tutti i successivi riconoscimenti delle organizzazioni internazionali.

In breve, Oslo è stato il più grave errore della storia dello stato di Israele.
 

 

La Iugoslavia comunista, che ha vinto la seconda guerra con la sua lotta partigiana, a conflitto finito non ha chiesto permesso a nessuno per annettere le regioni dell'Istria e del confine italiano al proprio Stato.
Tito aveva già annesso anche Trieste e se oggi Trieste è italiana lo dobbiamo agli alleati, non a De Gasperi o alla democrazia cristiana, che hanno presidiato la zona e impedito l'annessione perché le terre si difendono con le armi, non con la diplomazia e nemmeno con l'operetta.

Gli americani, dopo la guerra e da vincitori, non hanno chiesto permessi per installare le loro basi militari stabili in Italia, in Germania ed in Giappone; a Livorno sventola in Camp Darby, grazie a Dio, la bandiera più bella di tutte - quella americana - e in Italia purtroppo ne sventolano poche altre perchè poche sono le basi militari americane.

La Russia comunista, vincitrice sul nazismo, ha praticamente annesso dopo la guerra gli Stati che aveva liberato dai tedeschi e non ha discusso questa decisione né su tavoli di pace né in altri pranzi di Stato dove la diplomazia da operetta come quella di Camp David ha sempre dato le prove migliori, anche di smacchiatura delle cravatte unte.

Vincitori di guerra, quindi, che hanno imposto la loro legge e che hanno giustamente rivendicato il prezzo della vittoria, perchè il diritto dei popoli non è altro che questo: il codice della vittoria. Chi libera domina e la regola è giudaica, non ariana, perchè Mosè, il liberatore, è il paradigma storico della investitura per diritto naturale di guida del popolo.

Ha fatto la stessa cosa Israele?

Di guerre sugli arabi ne ha vinte cinque, quindi il diritto di farlo non mancava: un popolo che viene aggredito cinque volte per il suo annientamento e che vince il nemico ha il diritto di guerra, e cioè il solo diritto naturale, di annettere le terre che il nemico ha usato per l'aggressione e il massacro.

Invece, il popolo di Mosè, dei guerrieri Maccabei e della Legge, ha primeggiato nella diplomazia dell'operetta che ha regalato agli arabi le terre che i suoi soldati hanno riconquistato morendo: ha regalato Gaza, ha concesso tutto in Cisgiordania. Ha restituito agli arabi le terre che i suoi padri fondatori rogitarono e pagarono ai latifondisti islamici ed ai muftì e che i suoi soldati hanno dovuto riprendere col sangue e restituire sine bonis ai venditori di prima.

Una politica letale voluta da una sinistra interna in ritardo culturale e intellettuale, ma non solo, da organi di opinione artefici di una dissuasione quotidiana alla dignità di essere uno Stato e creatori subdoli di un senso di colpa che ha corrotto anche menti per altri versi geniali.
A Israele è stata tolta la dignità di esistere come Stato.

Israele ha sbagliato tutto nella politica contro gli stati organizzatori del terrorismo, nella politica pacifista e con le restituzioni territoriali; non c'erano territori da restituire perché non si restituisce ciò che è proprio e che venne solo usurpato. Se questi territori oggi fossero terra d'Israele, il fronte per rispondere al barbaro che incombe sarebbe a ridosso delle rampe che ha schierato al confine. Lo vengano a spiegare oggi i teorici della pace, i generali del muro, i poeti e i filosofi che hanno fatto dell'odio per Israele e della solidarietà araba materia da teatro e da congresso: qualcuno che affianchi gli istruttori militari di Tzahal, che stanno spiegando oggi in Israele agli anziani alle casalinghe ed ai bambini dove rifugiarsi quanto sentiranno suonare la sirena, ci vuole pure.

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org