Crea sito

 

 

L'ONU che non condanna i terroristi ma che condanna Israele

 

 

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni”

(Abba Eban, 1975)

 

Premessa: tratto da qui, qui e qui

 

Una delle cose incredibili delle cose buone di quella organizzazione che si chiama Onu è l'intensità con cui si occupa di Israele. Il suo interesse per l'argomento è tale che è perfino difficile quantificarlo.

 

Fra il 1955 e il 1992, in trentasette anni che coprono il terrorismo porta a porta, quello aereo e quello olimpico, le aggressioni arabe del '56 e del '67, Settembre nero, insomma una storia tormentatissima con orrori indicibili contro i civili israeliani, questa pagina ( http://www.ifamericansknew.org/stat/un.html  ) conta 77 risoluzioni che condannano Israele e 1 contro i feroci terroristi palestinesi (77 a 1 è un bel risultato, ammettetelo, non solo per il calcio, ma anche per il rugby).

 

 

Se volete un commento analitico di queste risoluzioni e magari anche il loro testo, lo trovate qui: http://ilblogdirio.blogspot.it/2013/01/risoluzioni-onu-contro-israele-la.html . Vi sono delle cose fantastiche, come il rimprovero di aver tenuto la parata per il Giorno dell'Indipendenza a Gerusalemme o la condanna per qualunque azione antiterrorista dopo i numerosi dirottamenti e attacchi agli aerei di quegli anni. Ed ovviamente qualsiasi volta che Israele osa difendersi con le armi dalle aggressioni missilistiche da Gaza, scatta l'inevitabile risoluzione, come se Israele potesse fermare i lanci di missili sui civili israeliani lanciando fiorellini sui terroristi.

Molto più completa, al solito, è questa lista di Wikipedia ( http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_United_Nations_resolutions_concerning_Israel ), che conta 327 risoluzioni dell'Assemblea Generale fra il 1950 e il 1990 (in media poco meno di 9 risoluzioni l'anno) e 224 del Consiglio di Sicurezza fra il 1948 e il 2009.

Insomma, uno sfracello, un record assoluto che dimostrano molto bene la posizione dell'ONU contro Israele.

 

Ancora qualche altro dato:

- Delle 175 risoluzioni che il Consiglio di Sicurezza ha emanato fino al 1990, 97 erano rivolte contro Israele (il 55%).
- Delle 690 risoluzioni che l’Assemblea Generale dell’ONU ha votato fino al 1990, 429 erano rivolte contro Israele (il 62%).

- L’ONU tacque quando nel 1948 a Gerusalemme Est i giordani distrussero 58 sinagoghe e vennero profanate sistematicamente 38’000 tombe ebraiche nell’antico cimitero del Monte degli Ulivi.
- L’ONU tacque quando la Giordania praticò una politica di apartheid, impedendo agli ebrei l’accesso ai luoghi più sacri dell’ebraismo (il Monte del Tempio e il Muro del Pianto).

 

 Già dal 5 marzo 1948, un paio di mesi prima che l’Onu approvasse la spartizione dell’ex mandato britannico sulla Palestina ottomano in due distinti stati, per gli ebrei e per gli arabo palestinesi, divisione mai accettata dagli stessi palestinesi e dagli stati arabi confinanti per ragioni di intolleranza religiosa vero gli ebrei, era stata varata la prima delle 290 risoluzioni Onu dedicate alla questione mediorientale.
Una novantina delle quali di pura e semplice condanna unilaterale alle azioni di Israele per difendersi dal terrorismo. Terzo mondista prima e islamico dagli anni ’80 in poi.

La risoluzione Onu che porta il numero progressivo 42 e la data del 5 marzo 1948 si riporta alla precedente numero 181 del 1947 (quella che decise la nascita dei due stati) e si propone genericamente di monitorare la “crescente violenza in Palestina e i problemi relativi alla sicurezza dei singoli”.

Una maniera eufemistica per denunciare episodi di intolleranza e omicidi contro gli ebrei, con tanto di teste tagliate e infilate in picche davanti alle case di persone di religione ebraica che vivevano ai confini con insediamenti di arabi. Omicidi a cui le forze organizzate dell’haganà ebraica, futuro nucleo dell’esercito di Israele, avevano risposto con obbligata durezza. Da allora il Consiglio di sicurezza dell’Onu da una parte e la Commissione dei diritti umani che faceva riferimento al Palazzo di vetro dall’altra, sono diventati le palestre ideologiche in cui si è esercitato l’odio contro Israele.

Mentre in mezzo mondo nascevano conflitti su base etnica e religiosa, mentre infuriava la guerra indo pakistana che oltre a svariate milioni di morti avrebbe provocato più di dieci milioni di profughi, lo sguardo del mondo Onu era sempre e perennemente rivolto al conflitto medio orientale e in particolare a stigmatizzare i presunti crimini di Israele.

Saltando da allora ai giorni nostri la situazione non è mai cambiata: una media di quattro-cinque condanne l’anno per 40 anni.

Spulciando tra le “curiosità” di questo interminabile elenco di proditorie condanne a Israele da parte dell’Onu, mentre il mondo conosceva una sessantina di conflitti cui spesso non veniva dedicato neanche un rigo, si trovano anche cose paradossali: ad esempio nel 1968, a cavallo con il ventesimo anniversario della nascita dello stato di Israele, dopo la Guerra dei sei giorni e la riconquista della Gerusalemme ebraica, si trovano ben due risoluzioni Onu, la 250 e la 251, rispettivamente emanate il 27 aprile 1969 e il 2 maggio 1968, la prima per stigmatizzare la preparazione di una parata militare a Gerusalemme per celebrare il giorno dell’indipendenza di Israele, la seconda per condannare la stessa parata militare dopo che si era tenuta.

Un po’ come se l’Onu avesse condannato la repubblica italiana per la parata del 2 giugno a Roma, con la motivazione che la capitale fu sottratta allo stato pontificio dopo la breccia di Porta Pia.

 

E così via per gli anni anche recenti, la musica non cambia. Nel 2003, quando i civili israeliani venivano continuamente massacrati dagli attentati, l’ONU condanna la decisione di costruire una barriera difensiva per impedire l’infiltrazione di terroristi suicidi, mentre non si esprime sul terrorismo che martoriava Israele. La barriera ha poi ridotto gli attentati suicidi del 99%.

Un’altra notazione: dal 2002 a oggi, la maggioranza delle risoluzioni Onu di condanna contro Israele, specie nell’organismo che pretende di occuparsi dei diritti umani violati, la parte del leone l’hanno fatta quelle contro la cosiddetta barriera difensiva antiterrorismo. Che gli anti israeliani per professione preferiscono chiamare “muro”, per evocare quella ben più sinistra costruzione che cadde a Berlino Est solo nel 1989 dopo ben 28 anni dalla sua costruzione.
Ebbene mai una volta l’Onu, che si trattasse dell’Assemblea generale, del Consiglio di sicurezza, della Commissione per i diritti umani, o del Consiglio per i diritti umani che ne ha preso il posto da quasi due anni, ha dedicato una riga alle statistiche che testimoniano la riduzione di oltre il 98% degli attacchi suicidi di terroristi palestinesi nel territorio israeliano.
In particolare si è passati dagli oltre mille morti innocenti del biennio 2000-2002, ai meno delle metà del biennio successivo. Morti che non imbracciavano kalashnikov o lancia granate ma sedevano a una tavolino a prendere un caffè o si aggrappavano a una maniglia su un autobus di linea.

 

 

Con un provvedimento mondiale dettato da improrogabili esigenze di spending review, si potrebbe utilmente chiudere l’Onu per manifesta inutilità. Le Nazioni Unite conquistano la vetrina del mondo ogni volta che bisogna umiliare in qualche modo Israele (dimenticando che lo Stato israeliano è nato grazie a una spartizione Onu che prevedeva la nascita di uno Stato palestinese, a suo tempo accettato da Israele e rifiutato dagli arabi). Per il resto, ogni volta che c’è da difendere la pace, o proteggere qualche martoriata popolazione dagli effetti di una pulizia etnica, o tutelare i diritti umani, l’Onu sparisce, o addirittura consegna le chiavi agli aguzzini. Come quando affidò alla Libia di Gheddafi la presidenza della commissione per i diritti umani, o all’Iran delle lapidazioni quella per la difesa dei diritti delle donne. Oggi affida alla Turchia il compito di difendere il vessato popolo palestinese. Ma nessuno le chiede conto del trattamento del popolo curdo. E il fatto che ad Ankara non si può nemmeno nominare il massacro degli armeni.

 

Nel Ruanda l’Onu non c’era, e se c’era manifestava la sua impotenza. A Srebrenica i caschi blu c’erano, ma per non muovere un dito contro le stragi. L’Onu non c’è, neanche un comunicato, una nota di disappunto, una timida perplessità pubblica, quando bande di fanatici tentano di uccidere in Pakistan una ragazzina la cui unica colpa è di voler andare a scuola. L’Onu non c’è quando i cristiani sono sterminati in Nigeria. L’Onu non c’è quando Morsi si proclama dittatore.

L’Onu lascia soli i giovani che protestano di nuovo a piazza Tahrir, non alza la voce se alle ragazze della «primavera araba» i Fratelli musulmani hanno imposto i test obbligatori di verginità. L’Onu non c’è a fermare l’eccidio del Darfur. L’Onu non c’è quando la Cina vessa, a scopo dissuasivo per i possibili emuli, le famiglie dei giovani tibetani che si danno fuoco per I’ìndìpendenza della loro Patria.

L’Onu non c’è quando si apprende che, sempre in Cina, le operaie sono costrette a fare il test di gravidanza per imporre l’aborto di Stato. L’Onu non c’è quando nella Birmania dei simpatici e coraggiosi monaci vestiti d’arancione viene perseguitata la minoranza musulmana. L’Onu non c’è mai, per definizione.

 

Però c’è quando deve organizzare a Durban un convegno contro il razzismo che diventerà la più clamorosa manifestazione di antisemitismo sotto l’egida delle Nazioni Unite: una vergogna assoluta. C’è se deve far sfilare sul palco del Palazzo di Vetro le delegazioni delle numerose tirannie sparse nel mondo che condannano all’unisono la «disumana» Israele. In questo caso c’è sempre. E allora, se proprio non si vuole abolire l’Onu, si operino dei tagli netti per convocare solo un paio di volte l’anno l’assemblea generale per inveire contro Israele. Risparmio assicurato ma the show must go on.

 

 

Alla sua sessantaduesima sessione, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato ben 19 risoluzioni di condanna contro Israele, e altre 15 risoluzioni di condanna sono state adottate dal Consiglio per i diritti umani dell’ONU nel solo biennio 2006-2007, ovviamente sempre contro Israele.

Per la cronaca il Council for human rights è quello che ha sostituito, solo nominalmente, l’operato della vecchia Human rights commission. Si era detto che era una vergogna una commissione per i diritti umani in mano a Stati canaglia o para tali come Iran, Birmania, Siria e Crea del Nord, con decisioni prese a maggioranza. Ma invertendo l’ordine dei fattori il prodotto contro Israele non è mai cambiato.

 

Nel frattempo, nel mondo sono in corso conflitti in Aceh, Afghanistan, Algeria, Burundi, Cecenia, Colombia, Congo R.D., Costa d’Avorio, Eritrea-Etiopia, Filippine, Haiti, Iraq, Kashmir, Kurdistan, Liberia, Nepal, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Uganda, ecc.

 

In questi paesi (e in tanti altri) vi sono stati massacri, pulizie etniche, esecuzioni di massa, stupri etnici, oppure torture, lapidazioni di donne ritenute adultere, impiccagioni di omosessuali, oppositori politici e apostati, come ad esempio avviene in Iran.

Alcuni paesi, condannano alla pena di morte i propri cittadini per reati non violenti o di natura economica, spinti talvolta dalla fame a rubare, o persino per il possesso di materiale ritenuto pornografico, come avviene in Cina, che peraltro “ospita” in campi di lavoro (i tristemente poco noti “laogai”, cfr. http://www.laogai.org) centinaia di migliaia di persone condannate spesso con processi farsa per reati inesistenti, sfruttate fino allo stremo delle loro forze per 12 ore al giorno e più, in cambio di un pasto.

Una prassi schiavista che consente alla Cina di invadere i mercati di tutto il mondo con prodotti a costo bassissimo. Una manodopera di cui approfittano anche molte aziende occidentali, che peraltro non sono mai oggetto dei boicottatori di professione che preferiscono dedicarsi ad Israele.

 

Ancora la Cina è in cima alle orribili classifiche delle esecuzioni capitali. Le esecuzioni capitali in Cina vengono eseguite per lo più a poche settimane dal verdetto e con un proiettile alla testa, il cui costo viene sostenuto dalle famiglie dei condannati. La Cina, paese organizzatore delle Olimpiadi del 2008, ha eseguito ufficialmente 1051 esecuzioni nel 2006, ovvero i due terzi delle 1591 esecuzioni ufficialmente compiute nel mondo (il 40% in meno delle 1770 esecuzioni ufficiali del 2005) , secondo i dati di Amnesty International, ma attivisti per i diritti umani ritengono che il numero reale delle esecuzioni oscilli tra le 10.000 e le 15.000 all’anno (cfr. http://www.laogai.org).

 

Vi sono state repressioni di movimenti indipendentisti, come quello ceceno, e atti di terrorismo gravissimi come quelli accaduti a Mosca e a Breslan. Vi sono paesi che occupano illegittimamente altri paesi, e di sicuro contro la volontà delle popolazioni indigene, come ad esempio fa da decenni la Cina nei confronti del Tibet, tra l’indifferenza e/o l’impotenza generale. E vi sono ancora paesi come Cuba, sempre in prima fila nel condannare Israele, che praticano una pesante repressione nei confronti degli oppositori politici, con condanne a morte, carcerazioni arbitrarie e processi assolutamente ridicoli e illegali.

 

Dove e quante sono le risoluzioni di condanna contro tali paesi emanate dall’Assemblea Generale dell’ONU e dal Consiglio per i Diritti Umani? Basterà contarle, laddove vi fossero, per capire che Israele è al centro di un’attenzione che potremmo definire quanto meno “sproporzionata”, mentre altri paesi che si sono resi protagonisti di violazioni ben più gravi e drammatiche, vengono citati una volta sola o non appaiono affatto.

 

Questa è la situazione delle risoluzioni ONU del 2013. Ovviamente zero contro i terroristi palestinesi, 1 contro la Siria che al momento della risoluzione aveva ucciso 120.000 persone, 1 per l'Iran e 1 per la Corea del nord che torturavano e giustiziavano innocenti, 1 per il Burma che tra schiavitù e sfruttamento minorile pure stava messo male, e ben 21 contro la democrazia liberale di Israele. niente per i terroristi palestinesi che ammazzavano innocenti e sparavano missili sui civili israeliani, niente per Paesi che usano bambini soldati e giustiziano gli oppositori, niente per i Paesi che opprimono la libertà e l'uguaglianza della donna. Una ossessione agghiacciante contro Israele ed una cecità verso il resto del mondo.

 

 

 

Il giornale il "Foglio" il 3/10/2016 ha così riassunto la situazione del doppio standard dell'ONU:

 

2.342 Il numero delle risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu che fanno riferimento ai territori amministrati da Israele dal 1967 come “occupati”. Il termine appare nel 90 per cento dei documenti dell’Onu che vertono su Israele.

530 Il numero di volte in cui Israele è indicato come “potenza occupante” nelle risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’Onu.

513 Il numero di risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu che utilizzano il termine “grave” per descrivere le azioni di Israele, contro un totale di 14 per tutti gli altri conflitti che coinvolgono l’intera gamma di presunte o evidenti violazioni dei diritti umani.

273 Il numero di volte che il termine “insediamento” è stato usato alle Nazioni Unite per descrivere le comunità civili israeliane create al di là delle linee di armistizio dopo la guerra del 1967. In nessun altro conflitto nel mondo che coinvolge un territorio conteso è stato applicato il termine “insediamento”.

12 Il numero di risoluzioni con cui il Consiglio di Sicurezza dell’Onu quest’anno ha condannato gli attentati terroristici in Francia, Sinai, Libano, Mali, Tunisia, Turchia, Iraq, Siria, Nigeria, Burkina Faso, Somalia e Sudan. Ma non una sola volta la vita degli israeliani uccisi dai terroristi è stata riconosciuta da questo Consiglio: nessuna condanna, nessuna espressione di solidarietà, nessuna espressione di preoccupazione.

1 Israele è l’unico paese membro cui viene costantemente negata l’ammissione in un gruppo regionale, che è la struttura organizzativa attraverso la quale gli stati possono entrare a far parte di organismi e comitati delle Nazioni Unite. I paesi arabi si rifiutano ancor oggi di permettere l’ingresso di Israele nel gruppo regionale asiatico, il raggruppamento geopolitico naturale di Gerusalemme. Israele è anche l’unico paese al mondo che compare nell’ordine del giorno permanente del Consiglio Onu per i diritti umani.

0 Il numero di volte in cui l’occupazione militare dell’Indonesia a Timor Est, della Turchia nel nord di Cipro, della Russia in aree della Georgia e dell’Ossezia, del Marocco nel Sahara occidentale, del Vietnam in Cambogia, della Cina in Tibet, dell’Armenia in aree dell’Azerbaijan come il Nagorno-Karabakh e della Russia in Ucraina e Crimea, è stata condannata alle Nazioni Unite. L’Onu non ha chiamato nessuno di questi paesi “potenza occupante”. Mai, nemmeno una volta.

 

 

E’ del tutto evidente che le Nazioni Unite, le leggi internazionali e i diritti umani sono abusati da una campagna di demonizzazione e delegittimazione dello stato ebraico che dura ormai da decenni.

È del tutto evidente che Israele è un efficace strumento di copertura politica e mediatica delle innumerevoli brutalità ed atrocità che vengono commesse in tutto il mondo, il perfetto capro espiatorio dei mali del mondo.

È del tutto evidente che la campagna di demonizzazione e delegittimazione dello stato ebraico prosegue attraverso le azioni di boicottaggio economico, politico e persino religioso.

È del tutto evidente che ciò appare tale solo a chi ha occhi per vedere, a chi vuole sentire e capire. Così come appare ormai lampante quali sono le subculture politiche e le idee pseudo religiose che fomentano l’ondata di antisemitismo più becero, violento e idiota dai tempi della notte dei cristalli.

 

 

Nota: al di là dell'evidente pregiudizio contro contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico, bisogna considerare che  le nazioni islamiche sono un gruppo molto potente, e non solo per il petrolio, che con i loro alleati, con i Paesi in via di sviluppo e altri Stati canaglia costituiscono la maggioranza dei voti nelle organizzazioni internazionali. Il principio di eguaglianza tra le nazioni impone che tutti gli Stati membri abbiano eguale peso negli affari internazionali. Per questo, se decidono che il mondo è piatto, potranno adottare una risoluzione che dichiara che il mondo non è rotondo. Ecco perché Israele è sempre al centro delle risoluzioni, all’infuori di ogni razionalità e buonsenso. Ma questo è l’ordine politico del mondo in cui viviamo.


Per capire come l’Assemblea Generale abbia adottato contro Israele una quantità di risoluzioni 20 volte maggiore rispetto al numero di risoluzioni dedicate a qualsiasi altro Stato del pianeta – bisogna tracciare la mappa. Non è complicato: all’ONU ci sono 193 membri; dei quali 120 appartengono al cosiddetto “Movimento dei Non Allineati”, che comprende quei Paesi che durante la Guerra Fredda non si sono associati né al blocco sovietico, né al blocco occidentale, allineandosi di fatto contro l’Occidente.

Il Movimento dei Non Allineati ha scelto l’Iran come portavoce, nominato in carica l’anno scorso per una durata di tre anni. Inoltre, la maggioranza degli Stati dell’ONU, che appartengono al più grande blocco di voti costituito dal movimento dei non-allineati, sono i 56 membri dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (Organization of Islamic Cooperation). Pertanto, i più agguerriti antagonisti dello Stato di Israele, quelli che nemmeno hanno relazioni diplomatiche con Israele e che rifiutano la stessa esistenza dello Stato di Israele, rappresentano il più grande blocco di voto unitario delle Nazioni Unite. Di conseguenza, la campagna politica contro Israele si traduce nel controllo dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Ogni tentativo da parte di Israele di normalizzare la sua partecipazione all’arena internazionale è continuamente soggetto a un attacco politico di demonizzazione da parte dei nemici dello Stato Ebraico che ne perseguono la distruzione.
Di fatto, la maggioranza degli Stati membri dell’ONU usa le Nazioni Unite per promuovere la delegittimazione e la demonizzazione dello Stato di Israele. Gli organi dell’ONU sono stati “sequestrati” da quanti cercano di distruggere Israele. Si può sicuramente affermare che ad oggi, nel XXI secolo, l’ONU è l’arena mondiale principale dell’antisionismo.

 

 

Le condanne Onu nel solo anno 2014: è evidente l'accanimento contro Israele

 

Per meglio comprendere la portata di questo rapporto, basterà citare le conclusioni alle quali giunge UN Watch, un sito di monitoraggio molto attivo nel contrastare le decisioni dell’ONU: nei quasi 10 anni di esistenza, il Consiglio per i diritti umani dell’ONU ha condannato Israele 62 volte questa inclusa, ed ha condannato altri stati del mondo per un totale di 55 volte (Siria 15, Myanmar 12, Corea del Nord 8, Iran 5, Eritrea 3, Sudan 2, Libia 2; ma Cina, Algeria, Cuba, Afghanistan, Iraq, Russia, Pakistan, Yemen, Zimbabwe ed un bel numero di altri stati non hanno dovuto subire neppure una condanna in 10 anni). Da sottolineare solo 2 condanne per il Sudan, dove si torturano le persone e si lapidano le donne.

In ogni sessione del Consiglio l’ordine del giorno prevede un punto specifico su Israele, e solo su Israele, non Cina, non Corea del Nord, non Sudan... ed Israele è l’unica fra tutte le nazioni per la quale il Consiglio dei diritti umani non considera anche il comportamento delle controparti (Hamas, Jihad Islamica, Fatah, Hezbollah).

 

 

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org