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Importante discorso all’ONU: Voi non siete per il popolo palestinese, voi siete contro Israele

 

 

L’ambasciatore israeliano al Palazzo di vetro dice al mondo: voi non siete per il popolo palestinese, voi siete contro Israele. Ora dovete scegliere se davvero volete la pace. Pubblichiamo il discorso che l’ambasciatore israeliano Ron Prosor ha pronunciato al Palazzo di vetro davanti all’Assemblea dell’Onu nell’ambito del Giorno di solidarietà internazionale per il popolo palestinese, lunedì 24 novembre. Prosor ha dato con il suo discorso una grande lezione all’intero mondo con un discorso straordinario.

 

Signor Presidente,

mi presento qui davanti al mondo come rappresentante orgoglioso dello stato di Israele e del popolo ebraico. Sono qui davanti a voi con la consapevolezza che la verità e la forza morale sono dalla mia parte. E nonostante questo, sono qui sapendo che oggi in questa Assemblea la verità sarà ribaltata e la forza morale sarà messa da parte. Quando i membri della comunità internazionale parlano del conflitto israelo-palestinese, scende una nebbia che offusca ogni logica e ogni trasparenza morale. Il risultato non è la realpolitik, ma la surrealpolitik.

 

L’attenzione inesorabile del mondo sul conflitto israelo-palestinese è un’ingiustizia nei confronti di decine di milioni di vittime della tirannia e del terrorismo in Medio oriente. Mentre parliamo, gli yazidi, i bahai, i curdi, i cristiani e i musulmani sono uccisi e costretti alla fuga da estremisti radicali al ritmo di mille persone ogni mese.

 

Quante risoluzioni avete votato nell’ultima settimana per occuparvi di questa crisi? E quante sessioni speciali avete convocato? La risposta è zero. Cosa ci dice questo della preoccupazione internazionale per la vita umana? Non molto, ma è invece chiaro il messaggio sull’ipocrisia della comunità internazionale.

 

Sono qui davanti a voi per dire la verità. Dei 300 milioni di arabi nel Medio oriente e nel nord Africa, meno di mezzo punto percentuale sul totale è davvero libero – e sono tutti cittadini di Israele. Gli arabi israeliani sono tra i più istruiti del mondo. Sono i nostri migliori medici e chirurghi, sono eletti nel nostro Parlamento e sono giudici nella nostra Corte suprema. Milioni di donne e uomini in Medio oriente darebbero il benvenuto a queste opportunità e libertà. Nonostante questo, nazione dopo nazione oggi salirà su questo palco e criticherà Israele – la piccola isola di democrazia in una regione piagata dalla tirannia e dall’oppressione.

 

Signor presidente, il nostro conflitto non è mai stato sulla creazione di uno stato palestinese. E’ sempre stato sull’esistenza dello stato ebraico. Sessantasette anni fa, in questa stessa settimana, il 29 novembre dei 1947, le Nazioni Unite votarono per dividere la terra tra uno stato ebraico e uno stato palestinese. Semplice. Gli ebrei dissero sì. Gli arabi dissero no. Ma non dissero soltanto no. L’Egitto, la Giordania, la Siria, l’Iraq, l’Arabia Saudita e il Libano lanciarono una guerra per annichilire il nostro stato appena nato. Questa è la verità storica che gli arabi stanno cercando di distorcere. Gli errori storici degli arabi continuano ad avere conseguenze – in quanto a vite perse in guerra, vite perse a causa del terrorismo, e vite rovinate dai limitati interessi politici degli arabi.

 

Secondo le Nazioni Unite, circa 700 mila palestinesi sono stati sfollati nella guerra iniziata dagli stessi arabi. Allo stesso tempo, 850 mila ebrei sono stati costretti a fuggire dai paesi arabi. Ma perché, 67 anni dopo, la fuga degli ebrei è stata completamente dimenticata da questa istituzione, mentre quella dei palestinesi è soggetta a un dibattito annuale? La differenza è che Israele ha fatto del suo meglio per integrare i rifugiati ebrei nella società. Gli arabi hanno fatto esattamente il contrario. La peggiore oppressione del popolo palestinese ha luogo nelle nazioni arabe. In gran parte del mondo arabo, i palestinesi sono discriminati con aggressività ed è vietata loro la cittadinanza. Non hanno il diritto di possedere la terra e non è loro permesso di intraprendere alcune professioni. E nonostante questo nessuno – nessuno – di questi crimini è menzionato nelle risoluzioni che avete davanti.

 

Se foste davvero preoccupati delle gravi condizioni del popolo palestinese ci sarebbe una, almeno una risoluzione rivolta ai palestinesi uccisi in Siria. E se foste davvero così sinceramente preoccupati dei palestinesi ci sarebbe almeno una risoluzione per denunciare il trattamento dei palestinesi nei campi profughi in Libano. Ma non c’è alcuna di queste risoluzioni. La ragione è che nel dibattito di oggi il discorso non è sulla pace o in favore del popolo palestinese — è contro Israele. Non è altro che un festival di odio e di attacchi contro Israele.

 

Signor presidente, le nazioni europee dicono di aderire ai valori di Liberté, Egalité, Fraternité — libertà, uguaglianza e fraternità — ma niente può essere più lontano dalla verità. Spesso sento i leader europei proclamare che Israele ha il diritto di esistere entro confini sicuri. Questo è molto gentile. Ma devo dire che per me questo ha lo stesso senso di mettermi qui a proclamare che la Svezia ha il diritto di esistere entro confini sicuri. Quando poi si parla di questioni di sicurezza, Israele ha imparato nella maniera più dura che non possiamo fare affidamento sugli altri — certamente non sull’Europa.

 

Nel 1973, nel giorno dello Yom Kippur — il più sacro del calendario ebraico — le nazioni arabe confinanti hanno lanciato un attacco contro Israele. Nelle ore prima che la guerra iniziasse, Golda Meir, il nostro primo ministro di allora, prese la decisione difficile di non lanciare un attacco preventivo. Il governo israeliano capì che se avessimo lanciato un attacco preventivo, avremmo perso il sostegno della comunità internazionale. Mentre le armate arabe avanzavano su tutti i fronti, la situazione in Israele diventava grave. Il numero dei nostri caduti stava crescendo ed eravamo pericolosamente a corto di armi e munizioni.

Allora, nell’ora del bisogno, il presidente americano Richard Nixon e il segretario di stato Henry Kissinger decisero di inviare aerei Galaxy carichi di tank e di munizioni per rifornire le nostre truppe. L’unico problema era che i Galaxy avevano bisogno di fare rifornimento sulla strada verso Israele. Gli stati arabi ci stavano circondando e la nostra esistenza era minacciata — e nonostante questo, l’Europa non concesse nemmeno che gli aerei facessero rifornimento. Gli Stati Uniti intervennero ancora e ottennero che agli aerei fosse concesso di rifornirsi nelle Azzorre. Il governo e il popolo di Israele non dimenticheranno mai che, quando la nostra esistenza era in gioco, un unico paese è venuto in nostro aiuto, gli Stati Uniti d’America.

 

Israele è stanco delle promesse vuote dei leader europei. Il popolo ebraico ha la memoria lunga. Non dimenticheremo mai che ci avete tradito negli anni 40. Che ci avete tradito nel 1973. E ci state tradendo ancora una volta oggi. Ogni Parlamento europeo che ha votato per riconoscere prematuramente e unilateralmente uno stato palestinese sta dando ai palestinesi esattamente quello che vogliono — sovranità senza pace. Offrendo loro uno stato sul piatto d’argento, state ricompensando le azioni unilaterali ed eliminando ogni incentivo per i palestinesi a negoziare o a fare compromessi o a rinunciare alla violenza. State veicolando il messaggio secondo cui l’Autorità palestinese può stare al governo con i terroristi e incitare la violenza contro Israele senza pagare alcun prezzo.

 

Il primo membro dell’Unione europea a riconoscere ufficialmente la Palestina come nazione è stata la Svezia. Bisognerebbe chiedersi perché il governo svedese fosse così ansioso di fare questo passo. Quando si tratta di conflitti nella nostra regione, il governo svedese invoca negoziati diretti tra le parti — ma per i palestinesi, sorpresa!, srotola il tappeto rosso.

Il segretario di stato Karin Söder potrebbe pensare che siamo qui per celebrare il cosiddetto riconoscimento storico fatto dal suo governo, quando in realtà non è altro che un errore storico. Il governo svedese potrà anche ospitare la cerimonia del premio Nobel, ma non c’è niente di nobile nella sua cinica campagna politica per placare gli stati arabi al fine di ottenere un seggio nel Consiglio di sicurezza. Le nazioni nel Consiglio di sicurezza devono avere buonsenso, giudizio e sensibilità. Bene, il governo svedese non ha dimostrato né buonsenso né giudizio né sensibilità. Solo assurdità.

 

Israele ha imparato nella maniera più dura che dare ascolto alla comunità internazionale può avere conseguenze devastanti. Nel 2005, abbiamo smantellato unilateralmente ogni insediamento e spostato tutti i nostri cittadini dalla Striscia di Gaza. Questo ci ha portato più vicino alla pace? Per niente. Ha sgombrato la via affinché l’Iran mandasse i suoi delegati terroristi per creare una roccaforte del terrore alle nostre porte. Posso assicurarvi che non faremo ancora lo stesso errore. Quando si parla della nostra sicurezza, non possiamo affidarci agli altri. Israele deve essere in grado di difendersi da solo.

 

Signor presidente, lo stato di Israele è la terra dei nostri avi — Abramo, Isacco e Giacobbe. E’ la terra in cui Mosè ha guidato il popolo ebraico, dove David ha costruito il suo palazzo, dove Salomone ha costruito il Tempio ebraico, e dove Isaia ha visto la pace eterna. Per migliaia di anni, gli ebrei hanno vissuto in modo continuativo nella terra di Israele. Abbiamo resistito all’ascesa e alla caduta degli assiri, dei babilonesi, dei greci e dell’impero romano. E siamo sopravvissuti a centinaia di anni di persecuzioni, cacciate e crociate. Il legame tra il popolo ebraico e la terra ebraica è indistruttibile. Nulla può cambiare una semplice verità: Israele è la nostra casa e Gerusalemme è la nostra capitale eterna. Allo stesso tempo, riconosciamo che Gerusalemme ha significati speciali per altre fedi religiose. Sotto la sovranità di Israele, tutte le persone — e ripeto, tutte le persone — indipendentemente dalla loro religione e dalla loro nazionalità possono visitare i siti sacri. E noi vogliamo che sia per sempre così.

 

Gli unici che vogliono cambiare lo status quo al Monte del Tempio sono i leader palestinesi. Il presidente dell’Anp Abu Mazen dice alla sua gente che gli ebrei stanno contaminando il Monte del Tempio. Ha fatto appello per giornate della rabbia e ha chiesto ai palestinesi di evitare che gli ebrei vadano al Monte del Tempio usando, e cito, “tutti i mezzi necessari”. Sono parole irresponsabili e inaccettabili.

Non dovete essere cattolici per visitare il Vaticano, non dovete essere ebrei per visitare il Muro (del Pianto, ndr), ma alcuni palestinesi vorrebbero che un giorno soltanto i musulmani possano visitare il Monte del Tempio. Voi, la comunità internazionale, state tendendo una mano agli estremisti e ai fanatici. Voi, che predicate tolleranza e libertà religiosa, dovreste vergognarvi. Israele non lascerà mai che ciò accada. Faremo in modo che i luoghi sacri restino aperti sempre per tutti i popoli e tutte le religioni.

 

Signor presidente, nessuno desidera la pace più di Israele. Nessuno deve spiegare l’importanza della pace ai genitori che hanno mandato i loro figli a difendere la loro terra. Nessuno sa meglio degli israeliani che cosa significa avere successo o fallire. Il popolo di Israele ha speso troppe lacrime e ha sepolto troppi figli e figlie. Siamo pronti alla pace, ma non siamo ingenui. La sicurezza di Israele è di massima importanza. Soltanto se Israele è forte e sicuro può raggiungere una pace onnicomprensiva. Gli ultimi mesi devono chiarire a tutti che Israele ha esigenze immediate e pressanti per quel che riguarda la sua sicurezza.

Nelle ultime settimane, i terroristi palestinesi hanno sparato o accoltellato i nostri cittadini e per due volte hanno lanciato le loro auto in mezzo a folle di pedoni. Soltanto qualche giorno fa, terroristi armati di asce e pistole hanno selvaggiamente attaccato fedeli ebrei durante le preghiere del mattino. Abbiamo raggiunto il punto in cui gli israeliani non riescono nemmeno a trovare un santuario contro il terrorismo nel santuario di una sinagoga. Questi attacchi non sono emersi dal nulla. Sono il risultato di anni di indottrinamento e incitamento. Un proverbio ebraico dice: “Gli strumenti della morte come della vita sono nel potere della lingua.

 

Come ebreo e israeliano, so con assoluta certezza che, quando i nostri nemici dicono che vogliono attaccarci, lo dicono sul serio. L’atto costitutivo genocida di Hamas chiede la distruzione dello stato di Israele e l’uccisione di ebrei ovunque si trovino nel mondo. Per anni, Hamas e altri gruppi terroristi hanno mandato attentatori suicidi nelle nostre città, hanno lanciato missili contro le nostre città, hanno mandato terroristi a rapire e uccidere i nostri cittadini.

 

E cosa possiamo dire sull’Autorità palestinese? Guida una campagna sistemica di incitamento. Nelle scuole ai bambini insegnano che la “Palestina” andrà dal fiume Giordano al Mediterraneo. Nelle moschee, i leader religiosi propagandano feroci calunnie accusando gli ebrei di distruggere i luoghi sacri dell’islam. Negli stadi, le squadre hanno i nomi dei terroristi. Sui giornali le vignette incitano i palestinesi a commettere atti di terrorismo contro gli israeliani. I bambini, nella maggior parte del mondo, crescono guardando Topolino che canta e balla. Pure i bimbi palestinesi vedono Topolino, ma nella tv palestinese Topolino danza con cinture esplosive e canta “Morte all’America e morte agli ebrei”.

 

Vi sfido oggi ad alzarvi e a fare qualcosa di costruttivo. Denunciare pubblicamente la violenza, l’incitamento all’odio, la cultura dell’odio. La maggior parte della gente pensa che nel suo profondo il conflitto sia tra ebrei e arabi o israeliani e palestinesi. Sbaglia. La battaglia cui stiamo assistendo è tra chi santifica la vita e chi celebra la morte. Dopo il feroce attacco alla sinagoga di Gerusalemme, sono esplosi i festeggiamenti nelle cittadine palestinesi. La gente ballava per strada e distribuiva caramelle. I ragazzi si facevano fotografare con le asce, i megafoni delle moschee urlavano congratulazioni, i terroristi erano celebrati come “martiri ed eroi”. Non è la prima volta che vediamo i palestinesi che festeggiano per l’assassinio di civili innocenti.

Li abbiamo visti gioire dopo ogni attacco contro i cittadini israeliani, sono scesi in piazza per celebrare l’attacco dell’11 settembre a New York. Immaginate che genere di stato questa società può produrre. Davvero il Medio oriente ha bisogno di un’altra “terrore-crazia”? Alcuni membri della comunità internazionale ne stanno aiutando e favorendo la creazione.

 

Signor presidente, quando siamo arrivati alle Nazione Unite abbiamo mostrato le bandiere dei 193 membri. Se si mette a contarle, scoprirà che ci sono 15 bandiere con la mezzaluna e 25 con la croce. E ce n’è una con la stella di David ebraica. Tra tutte le nazioni del mondo, c’è uno stato, un piccolo stato, per il popolo ebraico. E per alcuni, questo unico stato è già di troppo. Qui davanti a voi oggi, mi sono tornati in mente tutti gli anni in cui il popolo ebraico ha pagato con il sangue per l’ignoranza e l’indifferenza del mondo. Non vogliamo che ci sia un altro giorno così.

 

Non chiederemo mai scusa per essere un popolo libero e indipendente nel nostro stato sovrano. E non chiederemo mai scusa per il fatto che ci vogliamo difendere. Alle nazioni che continuano a permettere che sia il pregiudizio a prevalere sulla verità, dico “J’accuse”. Vi accuso di ipocrisia. Vi accuso di doppiezza. Vi accuso di fornire legittimità a chi vuole distruggere il nostro stato. Vi accuso di parlare del diritto di Israele a difendersi soltanto in teoria, negandone la pratica. E vi accuso di richiedere concessioni da Israele senza domandare nulla ai palestinesi.

Di fronte a queste offese, il verdetto è chiaro. Non siete dalla parte della pace e non siete dalla parte del popolo palestinese. Siete semplicemente contro Israele. I membri della comunità internazionale devono fare una scelta. Potete riconoscere Israele come lo stato del popolo ebraico o permettere alla leadership palestinese di negare la nostra storia senza che ci siano conseguenze. Potete pubblicamente annunciare che il cosiddetto “diritto al ritorno” non è un punto di partenza, o potete permettere che questo diritto resti come maggior ostacolo a ogni accordo di pace. Potete prematuramente riconoscere lo stato palestinese o potete incoraggiare l’Anp a rompere il suo patto con Hamas e a tornare ai negoziati diretti.

La scelta è vostra. Potete continuare a indirizzare i palestinesi naturalmente, o creare la via per una pace vera e duratura.

 

Grazie, signor presidente.

 

(Fonte: Il Foglio, 27 Novembre 2014)

 

 

Concludiamo con l'analisi di Fiamma Nirenstein che riprendiamo dal GIORNALE del 19/02/2016:

 

La storia dell'Onu, nato nel dopoguerra per diventare il difensore dei diritti umani contro la violenza e la dittatura dopo gli orrori passati, è stato poi divorato da logiche interne.
La presenza strabordante di Paesi non democratici, soprattutto del blocco islamico (57 membri dell'Organizzazione per la Cooperazione Islamica) e dei cosiddetti «Paesi non allienati» (120) ha condotto a una sistematica demolizione dello scopo basilare dell'Onu, che ha 193 membri: è una pura questione matematica. Così è stato sempre impossibile definire unanimemente il terrorismo, e possibile invece (sin dall'82) legittimare «la lotta dei popoli contro le occupazioni con tutti i mezzi a disposizione», evitare la difesa delle persone omosessuali nell'ambito dei diritti umani, seguitare a far circolare l'idea che la carta islamica dei diritti, in cui le donne sono discriminate e la sharia auspicata, sia una valida sostituta per quella approvata dalle Nazioni Unite, fare di Israele uno stato canaglia con mille invenzioni pazzesche, e rendere un Paese che rappresenta lo 0,1 per cento della popolazione mondiale oggetto del 40 per cento circa delle risoluzioni dell'Assemblea e del Consiglio per i diritti umani, ignorare le grandi stragi, mettere Paesi come la Cina, la Libia, l'Arabia Saudita in posizioni preminenti nel Consiglio e in commissioni delicate e importanti come quelle per i diritti delle donne... E l'esaltazione della «causa palestinese» ne è uno dei maggiori oggetti di attivismo, mentre niente si fa per i milioni di vittime della corrente ondata di assassinii e di terrore in Medio Oriente.

 

 

 

L'ONU preso in ostaggio contro Israele

 

Premessa: tratto da qui

 

Il portavoce dell’UNRWA, Chris Gunness,ha duramente criticato la decisone di Israele di demolire le case dei terroristi che lo scorso dicembre hanno accoltellato a morte due israeliani alla Porta di Jaffo nella Città Vecchia. Ho una domanda per lei, Sig.Gunness: chi glielo ha chiesto? UNRWA è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi, il cui ruolo è chiaramente definito. Si suppone che debba aiutare i palestinesi a trovare un lavoro e nel caso non lo trovassero di assisterli. Tutto qui, non ha altri ruoli. Non esiste alcun mandato al suo interno che giustifichi alcun intervento in questioni che attengono alla sicurezza di Israele.

 

E nel suo passato, sig.Gunness, non c’è nulla che la qualifichi in grado di consigliarci come proteggerci o che le consenta di interpretare la parte del giudice nel conflitto israelo-palestinese. Già che ci siamo, ho qualche altra domanda. Perché lo Stato di Israele non compare sulle mappe delle scuole dell’UNRWA? Se lei condanna la violenza, perché è rimasto in silenzio quando divenne chiaro che un edificio UNRWA veniva adibito quale copertura per i terroristi che entravano nel tunnel da dove raggiungevano e poi uccidevano tre soldati israeliani? Perché è rimane in silenzio quando a Gaza perseguitano gli omosessuali e incendiano le chiese? Perché i palestinesi sono gli unici al mondo a poter ereditare dai genitori la qualifica di rifugiati? Perché uno che è nato in Qatar, vive in una villa a Parigi, ha un passaporto spagnolo e continua a essere considerato un rifugiato palestinese?

 

Perché tra i 23.000 impiegati dell’UNRWA ci sono tanti appartenenti a Hamas? Non lo dico io, ma lo stesso commissario generale della sua organizzazione. Perché i palestinesi sono i soli ad avere una agenzia per i rifugiati creata solo per loro? A che cosa è dovuto che invece non viene riconosciuto ai 21.5 milioni di rifugiati del Tibet, Darfur, Siria, Iraq ecc.? Com’è che, da quando l’UNRWA è stata fondata nel 1950, il numero dei rifugiati è passato da 750.000 a più di 5 milioni (!) senza che un singolo palestinese sia mai stato espulso? È forse l’UNRWA a creare rifugiati? Ho una domanda anche per i cittadini americani: lo sapete che è con i dollari delle vostre tasse che questa follia viene finanziata?

 

Ma c’è altro, UNRWA non è nata dal nulla. È parte di una campagna globale anti-semita molto bene organizzata con altre agenzie Onu fra le quali ha un posto di rilievo. Prendiamo per esempio il Consiglio Onu per i Diritti Umani. Da sempre non ha mai espresso una critica legittima, negli ultimi dieci anni sono state votate 61 risoluzioni che condannavano l’abuso dei diritti umani nel mondo, e contro Israele ne sono state votate 67. Non è un errore di conteggio, il Consiglio ha condannato proprio Israele, un paese democratico che si attiene alle leggi internazionali molte più volte di tutti i paesi del mondo messi insieme. Non dimentichiamo: in questi ultimi anni più di 400.000 persone sono state massacrate in Siria; ci sono guerre in Afghanistan, Iraq, Ukraina; in Cina e Iran le condanne a morte sono quotidiane.

 

Ma questi fatti non interessano il Consiglio Onu dei Diritti Umani, che continua ad assolvere gli assassini e condanna Israele dove i diritti delle donne e della comunità LGBT sono protetti, dove le elezioni e i media sono liberi, dove i cittadini arabi siedono nel Parlamento e alla Corte Suprema, nell’esercito e in tutti i settori governativi. C’è altro ancora. Diamo un’occhiata all’Organizzazione Mondiale della Sanità, altra agenzia Onu,che recentemente ha tenuto il proprio congresso annuale. Come previsto si è discusso delle aspettative di vita, mortalità, la diffusione delle malattie e l’importanza dei vaccini. Eppure l’assemblea ha incluso e approvato una dura condanna contro un solo paese: Israele, “colpevole dell’occupazione del Golan”.

Non è stata data alcuna spiegazione su quale fosse la relazione con il tema della salute. A 200 metri dal Golan israeliano, in Siria, centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini vengono massacrati senza che questo venga nemmeno citato nella risoluzione. Eppure c’era un legame tra il Golan israeliano e la salute, in questi ultimi anni Israele ha accolto senza clamore centinaia di bambini siriani feriti nella guerra curandoli nei propri ospedali. La risoluzione conteneva anche una seri di ‘fatti’ inventati, presi dalla sciagurata propaganda palestinese distribuita all’interno della Organizzazione Mondiale della Salute.

 

Ad esempio, un rapporto sosteneva che “Israele contagiava i palestinesi con dei virus che provocano il cancro”, un’accusa che poteva essere ospitata dallo Sturmer. Il rapporto era anche illustrato da immagini che accrescevano ancora di più i toni drammatici. Uno, dal titolo “ presa durante la guerra di Israele a Gaza nel 2014” era in realtà una fotografia che simulava un attacco a Teheran , pubblicata in un blog molto seguito alcuni anni fa. Le montagne che circondano la capitale iraniana erano state cancellate per renderla credibile.

 

Un’altra foto, sottotitolata “ la devastazione causata dalla guerra di Israele a Gaza nel 2014”, era stata presa invece a Beirut agli inizi del 2000. Questi falsi sono stati ospitati in un rapporto ufficiale delle Nazioni Unite. Come è potuto accadere? Le Nazioni Unite hanno subìto un ostile cambio di gestione. I 136 paesi ‘non allineati’ garantiscono oggi una maggioranza automatica contro Israele in ogni votazione in tutte le Agenzie Onu. In gran parte sono stati islamici, altri sono produttori di petrolio. Possono permettersi di comportarsi in questo modo perché hanno capito che le nazioni democratiche tacciono. Perché rimangono in silenzio, quando potrebbero impedirlo?

 

Gli Stati Uniti finanziano il 22% del bilancio dell’Onu, 6 paesi - Usa, Giappone, Francia, Inghilterra, Italia e Germania contribuiscono al 65% del bilancio totale. Questi paesi potrebbero intervenire, rifiutandosi di continuare a permettere quello che è avvenuto sino ad oggi, ne deriverebbe la fine di tutti questi attacchi contro Israele. Ma l’Onu è stato preso in ostaggio. È giunta l’ora di liberarlo.  

 

 

La parola ai numeri

 

Il giornale il "Foglio" il 3/10/2016 ha così riassunto la situazione del doppio standard dell'ONU:

 

2.342 Il numero delle risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu che fanno riferimento ai territori amministrati da Israele dal 1967 come “occupati”. Il termine appare nel 90 per cento dei documenti dell’Onu che vertono su Israele.

530 Il numero di volte in cui Israele è indicato come “potenza occupante” nelle risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’Onu.

513 Il numero di risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu che utilizzano il termine “grave” per descrivere le azioni di Israele, contro un totale di 14 per tutti gli altri conflitti che coinvolgono l’intera gamma di presunte o evidenti violazioni dei diritti umani.

273 Il numero di volte che il termine “insediamento” è stato usato alle Nazioni Unite per descrivere le comunità civili israeliane create al di là delle linee di armistizio dopo la guerra del 1967. In nessun altro conflitto nel mondo che coinvolge un territorio conteso è stato applicato il termine “insediamento”.

12 Il numero di risoluzioni con cui il Consiglio di Sicurezza dell’Onu quest’anno ha condannato gli attentati terroristici in Francia, Sinai, Libano, Mali, Tunisia, Turchia, Iraq, Siria, Nigeria, Burkina Faso, Somalia e Sudan. Ma non una sola volta la vita degli israeliani uccisi dai terroristi è stata riconosciuta da questo Consiglio: nessuna condanna, nessuna espressione di solidarietà, nessuna espressione di preoccupazione.

1 Israele è l’unico paese membro cui viene costantemente negata l’ammissione in un gruppo regionale, che è la struttura organizzativa attraverso la quale gli stati possono entrare a far parte di organismi e comitati delle Nazioni Unite. I paesi arabi si rifiutano ancor oggi di permettere l’ingresso di Israele nel gruppo regionale asiatico, il raggruppamento geopolitico naturale di Gerusalemme. Israele è anche l’unico paese al mondo che compare nell’ordine del giorno permanente del Consiglio Onu per i diritti umani.

0 Il numero di volte in cui l’occupazione militare dell’Indonesia a Timor Est, della Turchia nel nord di Cipro, della Russia in aree della Georgia e dell’Ossezia, del Marocco nel Sahara occidentale, del Vietnam in Cambogia, della Cina in Tibet, dell’Armenia in aree dell’Azerbaijan come il Nagorno-Karabakh e della Russia in Ucraina e Crimea, è stata condannata alle Nazioni Unite. L’Onu non ha chiamato nessuno di questi paesi “potenza occupante”. Mai, nemmeno una volta.

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

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