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Tra gli odiatori di Israele una nuova categoria appare: gli antisemiti ebrei

 

 

Premessa: tratto da qui, qui e qui

 

“ Critico la politica del governo israeliano, non mi si vorrà dire che non è lecito “, è la frase che non manca mai nel repertorio a difesa di tutti quelli di tutti che da anni si sono specializzati nel diffamare, demonizzare, in una parola delegittimare l’esistenza stessa di Israele. “Che razza di democrazia è mai quella israeliana se non mi è consentito esprimere critiche sul suo funzionamento “ continuano i sunnominati specialisti che, oltre a diffondere menzogne, sono anche responsabili di averle inventate.

Più odiano lo Stato degli ebrei, più si sentono al riparo dalla accusa di essere antisemiti. “ Io antisemita ? Mai ! querelo chi mi accusa di esserlo “, ha dichiarato il filosofo “debole” Gianni Vattimo, dopo aver sostenuto che per capire Israele era ritornato il tempo di rileggere i “ Protocolli dei Savi di Sion”. Che, come ognun sa, è una blanda critica a come gli ebrei vedono il governo del mondo.

Eppure, come Vattimo, si comportano coloro che chiedono a gran voce la fine della collaborazione accademica con le università israeliane, il boicottaggio dei prodotti, alimentari e non, che provengono dalla terra d’Israele, che definiscono apartheid l’unica democrazia del Medio Oriente, mentre si guardano bene dal protestare contro le violazioni macroscopiche del diritti umani che ogni giorno si commettono nella maggior parte degli stati (musulmani) della regione.

E se poi uno Stato (l’Iran) dice apertamente che cancellerà Israele dalla carta geografica, non mi risulta che questa dichiarazione abbia suscitato orrore più di tanto, tant’è che la repubblica dei mullah, come la Libia di Gheddafi, sono a pieno titolo in tutti i consessi internazionali preposti alla .. tutela dei diritti umani e civili. Normale, no ? Per questo l’attenzione degli odiatori è sempre puntata su Israele, mica può essere distratta da queste sottigliezze.

Perché voler distruggere lo Stato degli ebrei non è essere antisemiti, viene infatti giudicato dalla gente che vuole "la pace prima di tutto" come una critica al suo governo. Questo modo di ragionare, giudicato inaccettabile da qualunque persona per bene, è invece lo scudo dietro al quale si riparano gli odiatori per odiat poter passare come semplici critici. E la cosa funziona, per quanto pazzesco possa sembrare. E funziona sempre meglio e di più da quando sul palcoscenico dell’odio sono entrati in scena gli antisemiti-ebrei, non una folta schiera, ma sufficiente a far parlare di sè i giornali di mezzo mondo.

In America è stato Norman Finkelstein ad accusare Israele, ma anche gli ebrei della diaspora, di avere sfruttato la tragedia della Shoah per guadagnare il silenzio sui "crimini che Israele commette contro i palestinesi ". Che lo stesso Finkelstein sia un sostenitore di Hezbollah e che abbia paragonato Israele alla Germania nazista, non ha intaccato la sua fama presso coloro i quali vedono in questi accostamenti nient’altro che una critica al governo. Sorvolo su nomi di israeliani, sui quali Shalom si è già diffuso, se non per evidenziare che se le cose stessero come dicono gli odiatori, le carceri israeliane sarebbero piene di “oppositori”, mentre mi risulta il contrario.

 

In Israele, ma aggiungerei nel mondo ebraico in generale, l’abitudine alla critica è un fatto talmente connaturato che sarebbe la sua limitazione a destare stupore. Storici, giornalisti, scienziati,politici, sono talmente liberi di sostenere le opinioni più estreme, e in contrasto feroce con le politiche governative, da rappresentare semmai un esempio per le democrazie occidentali in quanto a libertà di pensiero. Per questo Israele non prende in grande considerazione appelli e bollettini di pace che gli ebrei della diaspora, con regolarità, sottoscrivono per "salvare il Paese dai suoi stessi errori".

Alcuni tra i firmatari sono senza dubbio motivati da una forma di amore non corrisposto, ma la maggior parte vestono gli abiti da Primo Ministro con una disinvoltura che soltanto Sigmund Freud potrebbe spiegare. Al punto da augurarsi che siano Onu ed Unione europea a prendere in mano il destino della regione, perché Israele, da sola, non avrà mai la forza, e il coraggio, di fare le scelte giuste per uscire da un conflitto che dura da troppo tempo.

Chiedono che siano Germania, Austria, Francia, Inghilterra, Stati Uniti a prendere in mano il futuro del proprio popolo, e dello Stato che finalmente una generazione di eroi è riuscita a ricostruire, dimenticando le responsabilità che quegli stessi Stati hanno avuto settant’anni fa nell’abbandono degli ebrei d’Europa. Dopo averne lasciati uccidere sei milioni, a quegli stessi Stati si chiede ora di intervenire sulle scelte che coinvolgono la sicurezza, e quindi il futuro, di altri sei milioni, vivi nella terra d’Israele.

 

Ed è la stessa Europa relativista e disfattista che ha generato un altro dogma, «l'ebraicamente corretto», secondo cui «gli ebrei che rifiutano il sionismo sono buoni ebrei. Gli ebrei che si dissociano da Israele sono buoni ebrei. Gli ebrei che si rifiutano di dubitare della validità del sionismo e della legittimità di Israele, di considerarlo la quintessenza del male, o di rifiutarne la centralità nella loro identità moderna, sono cattivi ebrei». Si tratta di una nuova versione dell'antiebraismo in cui il pregiudizio antiebraico non è diretto a tutti gli ebrei indistintamente, ma "solo" a quegli ebrei che, con varia misura e intensità, si identificano o sono solidali con lo Stato d'Israele.

 

Gli ebrei antisionisti di oggi assolvono la stessa funzione, nel linguaggio del pregiudizio antiebraico e antisemita, assunta un tempo dagli ebrei convertiti. Di fronte al quotidiano vilipendio sollevato oggi in Europa contro chi difende Israele, non c'è da stupirsi se alcuni ebrei preferiscono dissociarsi da Israele, ergersi da difensori di un ebraismo "autentico" che non ha nulla a che fare con il sionismo e lo Stato ebraico, e unirsi al coro dei detrattori d'Israele.

 

Il mondo odia gli ebrei, li ha sempre odiati e sempre li odierà. Ed è per questo che bisogna stanare e combattere l'antisemitismo ovunque si nasconda. Soprattutto tra gli ebrei stessi, quelli che hanno così interiorizzato l'odio anti semita da autoflagellarsi denigrando le proprie tradizioni e lo stato d'Israele.

 

PS: Tra gli ebrei odiatori ce ne sono alcuni anche molto bizzarri ma che nonostante questo riscuotono consenso, come l'ebreo americano Richard Falk, da anni uno dei maggiori odiatori di Israele, un razzista arrogante cacciato persino dall’Human Rights Watch per le sue dichiarazioni sull’11 settembre (complotto americano-sionista) e per aver pubblicato sul suo blog vignette antisemite.
Falk, Lo stesso che definisce nazisti gli israeliani , lo stesso che collaborò al vergognoso rapporto Goldstone contro Israele, lo stesso che ha dichiarato che l’attentato di Boston, costato la vita a un bambino americano di 8 anni e a numerosi feriti, e’ stata la risposta alle “vergognosa” politica estera americana: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=49527

 

 

Chomsky, il linguista odiatore di Israele e le sue bugie

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi! diceva Brecht, e di miti, aggiungiamo noi. Purtroppo, sembra che invece questo bisogno si faccia di giorno in giorno più pressante. E ci sono personaggi che su questo fondano la loro fortuna.

 

Noam Chomsky, filosofo, teorico della linguistica, americano ma soprattutto ebreo e quindi utilissimo quando si tratta di gettare discredito su Israele e su altri Ebrei. La sua fortuna cominciò negli anni sessanta, con la guerra nel Vietnam e le sue prese di posizione gli valsero il titolo di “anarchico e socialista libertario”. Per sostenere le sue velenose analisi politiche non ha mai esitato a servirsi di dati falsi e false analisi storiche.

Famose le sue difese dei regimi totalitari più sanguinosi, come quello di Pol Pot in Cambogia e la sua comparazione tra il “regime” americano e quello stalinista (con un saldo, ovviamente, favorevole a quest’ultimo). Finita la “miniera Vietnam” Israele è stato per lui una manna! Ci si è dedicato anima e corpo. Ed è ovviamente diventato l’icona di tutti gli odiatori, professionisti e dilettanti, che ne riportano le frasi, citano le sue condanne allo Stato ebraico, ne esaltano l’adamantina onestà politica.

 

Sorvoliamo sulle ridicole balle di Chomsky che possono essere sbugiardate da chiunque, come le sue affermazioni secondo cui Israele è un Paese totalitario e razzista (anzi, stalinista), o come le sue affermazioni secondo cui Israele è uno stato di apartheid, una colonia americana, sostanzialmente nazista, e Hamas è un’organizzazione non solo legittima, ma anche indispensabile per la pace in Medio Oriente. Bugie che si sentono solo negli ambienti dei più feroci odiatori si.

Per Chomsky Israele è Satana, gli Ebrei “La comunità ebraica è profondamente totalitaria. Non vuole la democrazia, non vuole la libertà. “ (Intervista, Shmate: A Journal of Progressive pensiero ebraico, Estate 1988). L’antisemitismo: “”Gli ebrei negli Stati Uniti sono la parte più privilegiata e influente della popolazione … i privilegiati vogliono avere il controllo totale, non solo il 98%. È per questo che l’antisemitismo sta diventando un problema. “ (Variant, Scozia, Inverno 2002).

La Shoah: “Non vedo implicazioni antisemite nel negare l’esistenza delle camere a gas, o addirittura la Shoah “. (Quadrante, Australia, ottobre 1981), su Hezbollah: “L’insistenza di Hezbollah a mantenere le sue armi è giustificata … Penso che Nasrallah abbia una ragionevole argomentazione e motivazioni persuasive perché le armi debbano restare a Hezbollah come deterrente di aggressione…” (Noam Chomsky, Al Manar TV, 13 maggio 2006).

Questo, tanto per inquadrare il personaggio. E non è solo Chomsky in persona ad avvantaggiarsi delle sue “analisi” ma ovviamente la sua fama alimenta un “indotto” di giornalisti che si dedicano ai di lui panegirici.

Chomsky ha difeso, circa 35 anni fa, il diritto alla libertà di parola di un professore francese che fu in seguito condannato per aver negato la Shoah” . Il “professore” francese che Chomsky aveva difeso, Robert Faurisson, non è solo un negazionista della Shoah, ma anche “un sostenitore dello stile nazista- bigotto e apologeta del regime di Hitler che aveva scritto anche per pubblicazioni neo-naziste e tenuto conferenze in raduni neo-nazisti “.

Paul Bogdanor osserva:

La petizione che Chomsky ha firmato legittima gli scritti di Faurisson, confermando le sue credenziali accademiche (“un professore rispettato” “criticismo documentato”), e descrivendo le sue bugie come “vasta ricerca storica”, piazzando il termine “Shoah” tra virgolette derisorie e descrivendo le bugie come “risultati.”

Chomsky non solo ha difeso Faurisson, ma ha offerto il suo pensiero a coloro che si dedicano alla negazione della Shoah:

“Non vedo implicazioni antisemite nel negare l’esistenza delle camere a gas, o addirittura della Shoah”.

Come Bogdanor ha sostenuto, la negazione dell’esistenza delle camere a gas e della Shoah ”è l’idea degli attivisti antisemiti e neo-nazisti ” e “è una tattica di propaganda di individui e movimenti antisemiti e neo-nazisti di tutto il mondo.”

Inoltre, sostenere che la Shoah sia un mito è necessariamente antisemita, in quanto suggerisce un elaborato complotto globale ebraico che, nel corso di quasi sette decenni dalla fine della seconda guerra mondiale, ha reso popolare un grande storico “falso”: i nazisti assassinarono sistematicamente 6000000 di Ebrei.

Non è stata la “prima volta” per Chomsky. Qui ci sono altre citazioni dello stimato professore radicale sugli Ebrei, il sionismo e Israele: http://www.paulbogdanor.com/chomsky/bogdanor.pdf



Oltre alla sua ostilità nei confronti degli Ebrei, Chomsky ha sostenuto che gli Stati Uniti sono “il più grande stato terrorista del mondo”, ha elogiato i Vietcong, ha difeso i Khmer Rossi, e ha espresso sostegno a Hezbollah – bazzecole che Greenwald senza dubbio avrà caratterizzato come “personalità e stile “; stranezze che in nessun modo sminuiscono il rigore delle sue tesi progressiste.

Qui c'è addirittura un libro che contiene le 200 più famose bugie di Chomsky, per intenderci si parla di sue falsità che ha usato per dare credibilità alle sue tesi: http://www.paulbogdanor.com/chomsky/200chomskylies.pdf

 

 

Gli Israeliani antisionisti

 

 

A parte gli anarchici, esiste un curioso gruppo di Israeliani che è antisionista, cioè che in sostanza è contro l'esistenza dello Stato di Israele: si tratta di fanatici che si oppongono all'esistenza dello Stato di Israele per motivi religiosi in quanto i padri del Sionismo non erano Ebrei credenti e non osservavano le tradizioni del loro popolo e quindi lo Stato di Israele per loro non proviene da Dio!

Queste persone sono spesso citate a sproposito dagli odiatori di Israele e dagli antisemiti, ignari che essi in realtà contestano lo Stato Israeliano in quanto laico e diverso da una teocrazia che i fanatici religiosi vorrebbero al posto di uno Stato liberale e moderno.

 

Quando alla fine dell'Ottocento il giornalista ungherese Tehodor Herzl fondò il Sionismo, ovvero il movimento rivoluzionario che aveva come obiettivo quello di restituire una patria agli Ebrei, quasi tutti i Giudei ortodossi si opposero al suo ambizioso progetto.
Essi ritenevano che per porre fine all'esilio non bisognasse intraprendere una lotta o fare pressione sui governi delle grandi potenze europee (come Herzl stava facendo), ma osservare la Torah, agire secondo i comandamenti e fare penitenza (Teshuvà).
Solo così Dio avrebbe avuto compassione del Suo popolo e l'avrebbe ricondotto a Gerusalemme.

I padri del Sionismo non erano Ebrei credenti e non osservavano le tradizioni del loro popolo.
Herzl, inizialmente, riteneva che l'assimilazione degli Ebrei (cioè la loro completa integrazione nella società) potesse porre fine all'antisemitismo. Per questo, egli si rifiutò di far circoncidere suo figlio e scrisse nel suo diario: "Io benedico ogni Ebreo con figli che si converte al Cristianesimo".
Successivamente, Herzl comprese che l'odio verso gli Ebrei era parte integrante della mentalità Europea e che non sarebbe stato facile sradicarlo neppure con l'assimilazione.
Solo allora iniziò a pensare ad uno Stato Ebraico, una nazione-rifugio per porre alle persecuzioni.

 

Inizialmente, il rifiuto del progetto Sionista fu la reazione iniziale della quasi totalità degli Ebrei ortodossi. Una dura opposizione arrivò però anche dai conservatori e dai riformati.
Eminenti Rabbini criticarono aspramente le idee di coloro che intendevano fondare lo Stato Ebraico, e, ancora oggi, ci sono dei gruppi ortodossi o ultra-ortodossi che non riconoscono la nazione d'Israele e non vedono in essa un'opera Divina.
Tra questi gruppi ricordiamo i Neturei Karta, che supportano gli Arabi, manifestano con la bandiera Palestinese e hanno persino buoni rapporti con il presidente Iraniano antisemita Mahmud Ahmadinejad.
Le argomentazioni degli Ebrei anti-Sionisti sono le seguenti:
I leader del Sionismo erano laici, non osservanti, atei. Essi hanno costruito lo Stato d'Israele con il loro impegno politico, rinnegando la fede Giudaica nel Dio unico e nella Torah. Quindi, la loro opera non può essere l'opera del Creatore. Israele è uno Stato laico, non una Teocrazia, dunque esso non è l'adempimento delle promesse Divine.
Questi Ebrei affermano che la Redenzione deve avvenire per mezzo del Messia. I Sionisti, invece, sono tornati in terra santa senza aspettare l'arrivo dell'Unto e senza l'approvazione esplicita di Dio.

Spesso gli anti-Sionisti ortodossi giustificano la loro posizione citando un Midrash contenuto nel Talmud (Ketubot 111a ) in cui sono elencati tre precetti (o "ordini") di Dio per il mondo.
I primi due riguardano gli Ebrei, mentre l'ultimo è rivolto alle nazioni.
I tre ordini sono i seguenti:
1: Gli Israeliti non devono immigrare in massa in terra santa (prima della fine dell'esilio);
2: Gli Israeliti non devono ribellarsi contro le altre nazioni;
3: Le nazioni non devono perseguitare gli Ebrei in modo eccessivo.

Secondo gli anti-Sionisti, la fondazione del moderno Stato Ebraico rappresenta una violazione di entrambi gli ordini rivolti a Israele.

 

Più in generale, gli ortodossi che considerano lo Stato d'Israele un'opera Divina non si sentono soddisfatti dell'identità laica del movimento Sionista e non apprezzano l'ateismo dei suoi leader. Il Sionismo che essi professano è diverso da quello di Herzl e di Ben Gurion, e per questo è definito un "Sionismo religioso", basato sulla fede in Dio, sulle promesse Bibliche e sull'osservanza della Torah.
Costoro, come spiegò Rabbi Kook, vedono il Sionismo come una parte del Piano Divino, uno strumento usato dal Creatore per dare inizio al ritorno in patria degli Ebrei. Lo Stato d'Israele quindi non è l'adempimento completo delle antiche promesse, ma la prima parte di un processo Provvidenziale che porterà alla Redenzione vera e propria e alla venuta del Messia.

 

FORTUNATAMENTE, lo Stato di Israele è nato e rimane LAICO, non ammette intrusioni religiose, poggia le fondamenta e le sue leggi sul diritto moderno, con buona pace dei fanatici religiosi che avrebbero voluto una teocrazia ebraica.

 

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org