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L'uso del falso per colpire Israele

 

 

Premessa: tratto da qui  e qui

 

Uno degli aspetti interessanti sul piano intellettuale, ma anche sintomatici su quello morale, dell'attuale ondata antisionista/antisemita è quello dei falsi. Ci sono falsi generici, come quello di chi, come Günter Grass e i suoi emuli, al di là di ogni attribuzione di responsabilità, attribuisce a Israele l'intenzione di un attacco “atomico” all'Iran, quando al contrario si tratta evidentemente di un attacco “antiatomico”, non programmato con armi nucleari, anzi dell'ultima occasione per evitare che un conflitto mediorientale possa arrivare fino al livello dell'apocalisse nucleare.


Ci sono i falsi ideologici, come quello di Boris Pahor che qualche giorno fa in un'intervista sul Secolo XIX, ha rivelato di non avere mai conosciuto Primo Levi, nonostante i suoi tentativi in questo senso, ma affermato apoditticamente che la sua morte fu colpa “del comportamento politico della sua patria”, cioè dello stato di Israele. E come lo sa? Come si permette di speculare su una tragedia personale così terribile a fini politici?
 

Poi vi sono i falsi documentali, la costruzione di citazioni inesistenti. Una riguarda ancora Primo Levi, ed è appena stata smascherata definitivamente da un articolo di Domenico Soave e Irene Scarpa sul domenicale del Sole 24 ore dell'8 aprile, come ha ricordato già qui Francesco Lucrezi. A Levi viene attribuita diffusamente su Internet e in vari documenti e discorsi antisraeliani la seguente frase: “Ognuno è l’ebreo di qualcuno.

Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele”. Gli autori mostrano che solo la prima frase, senza relazioni col conflitto mediorientale, è stata scritta da Primo Levi, mentre la seconda è un commento estensivo a quella frase, contenuto in una recensione a “Se questo è un uomo” dell'82 di un critico del “Manifesto”, Filippo Gentiloni, e tenuta giustamente da lui fuori dalle virgolette, ma attribuita poi a Levi da un articolo del 2002 di Joan Accocella sul “New Yorker” e da allora dilagata sul web.

Non sappiamo se quella di Accocella fu una svista o una deformazione intenzionale (il suo scritto cade nel pieno della campagna internazionale contro Israele durante la cosiddetta “seconda Intifada”). Ma sicuramente è un falso infinitamente riprodotto in rete.


Certamente volontaria è invece una falsa citazione da Ben Gurion, che ha origini nei lavori dello pseudostorico e propagandista antisraeliano Ilan Pappé e che è stata smascherata da un gruppo contro l'antisemitismo ( http://cifwatch.com/2011/11/12/the-faux-zionist-history-of-ilan-pappe/ )
e ribadita di recente da “Camera”, un'osservatorio della comunicazione antisraeliana
( http://www.camera.org/index.asp?x_context=2&x_outlet=118&x_article=2219 ).
In sostanza, Ben Gurion, in una lettera aveva scritto “Noi non vogliamo e non dobbiamo espellere gli arabi per prendere il loro posto” e dalla citazione è sparita tutta la prima parte della frase con la negazione, lasciando solo “dobbiamo espellere gli arabi per prendere il loro posto”, cioè l'esatto opposto di quel che pensava il fondatore di Israele. Il tutto serve a demonizzare la figura di Ben Gurion e a corroborare la propaganda del “peccato originale” della nascita di Israele come “furto della terra”.
Come documenta “Camera” anche nel rigoroso sistema accademico anglosassone è assai difficile obbligare i propalatori di un falso così marchiano a rettificare le loro menzogne. Ci sono i falsi sistematici e organizzati, che negano l'evidenza e se possibile ne distruggono le tracce, come quella negazione del carattere ebraico di Gerusalemme, dell'esistenza del Tempio ecc., che fu lanciata da Arafat ai colloqui di Camp David, scandalizzando anche un tiepido cristiano evangelico come Bill Clinton per la negazione della narrazione biblica e di tutte le prove storiche che ciò comportava.

Nonostante la sua evidente assurdità, questa menzogna in seguito è stata ripetuta moltissime volte dai media e dai dirigenti dell'Autorità Palestinese ed è diventata uno dei pezzi forti della propaganda anti-israeliana nel mondo islamico e ha ormai conquistato il consenso della maggioranza degli arabi ( http://www.youtube.com/watch?v=VkH312VgeL8&feature=player_embedded ).


I responsabili del Wafq, il fondo islamico che amministra il monte del Tempio, hanno fatto il possibile con scavi distruttivi per far sparire quanto più hanno potuto della documentazione archeologica del Tempio e l'Unesco ha fatto la sua parte per attribuire le antiche tombe dei patriarchi al “patrimonio culturale palestinese”, facendo diventare la Tomba di Rachele a Betlemme, documentata nella Bibbia e testimoniata da centinaia di resoconti, immagini ecc., una moschea dedicata a non so quale clerico islamico. La bugia diventa cancellazione attiva e genocidio culturale.
Tutto ciò non può non ricordare gli altri falsi che hanno costellato la propaganda antisemita nei secoli, dai Protocolli dei Savi di Sion” (che sono regolarmente tradotti e ristampati nel mondo islamico, inclusi i territori amministrati dall'Autorità Palestinese e sono stati recentemente “rivalutati” da Gianni Vattimo in funzione antisraeliana) alle infinite varianti dell'”accusa del sangue”, dal caso di San Simonino a Trento ad Aleppo nel 1840 fino all'episodio ungherese di un secolo fa recentemente rilanciato da un deputato dell'estrema destra locale e all'accusa dell'uccisione dei palestinesi per rubarne gli organi, come si è inventato con grande clamore un paio d'anni fa un giornale svedese: tutti episodi seguiti da persecuzioni, pogrom, efferate vendette giudiziarie, odio diffuso.
Non bisogna sottovalutare il peso di questa trama di menzogne, che è eccezionale anche rispetto alla consueta infondatezza della propaganda politica: nessuno, credo, oserebbe attribuire la colpa della morte di Tabucchi al governo italiano, per cui pure egli provava forte avversione, o al governo a lui altrettanto poco simpatico del Portogallo, altra patria adottiva. Nessuno, anche quando era dominio del papato, ha osato negare che a Roma ci sia stato il foro e che la città sia stata sempre legata all'Italia, anche se al momento era solo il centro politico di una Chiesa che si vuole “universale”.
Ai vari popoli perseguitati, gli armeni e i curdi e i ceceni ecc. nessuno ha mai attribuito la volontà di dominare il mondo o l'uso di mangiare i bambini e di rubare gli organi interni ai feriti.


Tutto ciò è avvenuto e continua ad avvenire con l'antisionismo/antisemitismo. Da questa densità di falsità e menzogne si possono trarre due conclusioni. La prima è che la maggior parte delle persone che se ne occupano ha con Israele un rapporto immaginario, che ha pochissimo a che vedere con la realtà. Come gli antisemiti hanno sempre odiato il loro fantasma di ebreo (e colpito poi gli ebrei veri) così gli antisionisti odiano un fantasma di Israele, quasi senza rapporto con la realtà, anche se poi provano a danneggiare il paese vero. La seconda è che tutte queste menzogne hanno autori, responsabili, propalatori, complici volonterosi.
E che dunque l'antisionismo/antisemitismo non è un fenomeno naturale, che possa essere subito senza attribuire responsabilità. I falsi possono essere casuali, la loro diffusione senza controllo e la fabbricazione di menzogne certamente no.
La domanda giusta non è dunque “perché si diffonde l'antisionismo/antisemitismo”, ma “chi lo fa e a quali fini e con quali complicità”.

 

E non basta, c'è anche di peggio. Per esempio, che direste se i russi dicessero dei georgiani - o viceversa - che sono “diavoli con la coda”? Questa non è più politica, neanche eccitazione demagogica alla mobilitazione e all'odio, è un'altra cosa. Eppure guardate qui, una bella trasmissione televisiva di un paio di settimane or sono nella televisione ufficiale dell'Autorità palestinese, una bambina che recita una poesia, ed ecco che la poesia dice: i nostri nemici sionisti sono diavoli con la coda. ( http://www.youtube.com/watch?v=390MXDveIGY&feature=player_embedded ). Diavoli con la coda...

Ma dai, qualcuno potrà dire, è quel linguaggio di immagini che si usa coi bambini. Appunto. Sulla mente dei bambini arabi, non solo di quelli dell'Autorità Palestinese, ma anche di quelli egiziani, siriani, tunisini, algerini... scorre ininterrottamente una colata di propaganda disumanizzante ed omicida, che serve a perpetrare la guerra e a preparare il genocidio. Per chi vuole averne un'idea, consiglio un'esplorazione del sito Palestinian Media Watch, ( http://www.palwatch.org/ ) che si sforza di documentare pazientemente questa incessante propaganda.

Ma essere diavoli con la coda non è il peggio di cui si possa essere accusati. Per esempio c'è la calunnia del sangue, che viene direttamente dai peggiori inferni medievali: gli ebrei scannerebbero bambini cristiani - o in mancanza di meglio anche bambini islamici - per impastare come si deve il pane azzimo usato per la festa di Pasqua. E' un'immane sciocchezza, una criminale sciocchezza, perché in nome suo furono fatti pogrom a non finire, uccisi ebrei innocenti a migliaia (http://en.wikipedia.org/wiki/Blood_libel ).

Anche in Italia accade questo scempio nel '500 a Trento, con un processo farsa che torturò e uccise tutti gli ebrei residenti in città e la santificazione della presunta vittima “san Simonino”. E' merito di mia zia Gemma Volli aver riaperto il caso e ottenuto che la Chiesa eliminasse il culto dal suo calendario, riconoscendo l'abuso commesso. Sembrano cose del passato... eppure puntualmente As'ad Al-'Azouni, giornalista giordano “di origini palestinesi”, scrivendo su un blog di Gaza (alwatanvoice.com), afferma: "Non è un segreto che l'ostilità ebraica verso Gesù e dei cristiani è molto profonda [...] Non abbiamo dimenticato che [gli ebrei] hanno il comandamento di uccidere i bambini cristiani e usare il loro sangue per cuocere il pane azzimo per la festa di Pasqua; gli ebrei sono inoltre obbligati a bruciare e distruggere le icone della Chiesa cristiana[...] Se non vi sono cristiani disponibili gli ebrei possono usare sangue musulmano, dato che molti cristiani si sono convertiti all'Islam". Tutta questa regolamentazione è naturalmente attribuita al Talmud. ( http://www.israelhayom.com/site/newsletter_article.php?id=4248 )

Anche qui siamo oltre alla normale polemica, in un'area comunicativa che si può letteralmente definire demonizzazione. Come fare la pace con gente che ha il costume di bere il sangue dei tuoi bambini? Come non sterminarli, una volta che ti capitano sottomano? Come non cercare di ammazzarli in tutti i modi, magari entrando a casa loro di notte armati di coltelli, e sgozzarli tutti inclusi i neonati, com'è accaduto a Itamar? Quando ci si interroga sulla pace in Medio Oriente, forse a queste cose bisognerebbe pensare. Inutile dirvi che i "pacifisti" nostrani non ne parlano, non le vedono, non intendono sentirne parlare. Come le tre scimmiette della storia, non vedo, non sento, non dico.

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org