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Le bufale dell'assedio di Gaza e della crisi umanitaria

 

   

 

Premessa: tratto da qui, qui, qui, qui, qui e qui Sopra, immagini di Gaza.

 

Nell’opinione pubblica internazionale c'è l'idea dell'esistenza di un ipotetico assedio di Gaza la cui causa è Israele. Ma non c’è alcun assedio a Gaza e adesso vi spieghiamo perché.

 

Prima di tutto la Striscia di Gaza non confina solo con Israele ma anche con l’Egitto. La frontiera tra Gaza ed Egitto è lunga 13 Km e il valico di Rafah è sotto amministrazione egiziana.

 

Negli ultimi quattro anni le merci sono potute entrare (ed uscire) tranquillamente a Gaza fatta eccezione per le armi e per una piccola lista di materiali a doppio uso, questo nonostante Gaza sia governata da una organizzazione terroristica che ha come obbiettivo dichiarato la distruzione di Israele. Tra queste merci ci sono ogni tipo di cibo, carburante, aiuti umanitari, merci prodotte a Gaza ed esportate attraverso Israele, materie prime, beni di consumo, automobili, ecc. ecc. A Gaza esistono centri commerciali che, come possono testimoniare i giornalisti che hanno avuto il coraggio di dire la verità, hanno ogni tipo di prodotto esattamente come i centri commerciali occidentali. Anche con le ostilità in corso l’ingresso di merci a Gaza è continuato senza sosta.

 

Per fare un esempio, nei primi cinque mesi del 2014 sono entrati a Gaza attraverso Israele 18.000 camion che hanno trasportato circa 228.000 tonnellate di merci. Dal gennaio 2014 sono entrati anche 4.680 camion che hanno trasportato 181.000 tonnellate di cemento, legno, ghiaia, ferro e altri materiali da costruzione. Ma abbiamo visto l’uso che Hamas ne ha fatto invece di costruire infrastrutture.

 

Se non bastasse, Israele fornisce ogni anno alla Striscia di Gaza ben 10 milioni di metri cubi di acqua e circa la metà del fabbisogno energetico. Questo anche con il conflitto in corso e nonostante a Gaza non siano state costruite infrastrutture per l’acqua o per l’energia elettrica sebbene più volte finanziati da fondi europei e internazionali (spariti nel nulla o serviti a comprare armi).

 

E mentre Israele è sotto la costante minaccia da parte di Hamas permette comunque il movimento di civili da Gaza verso Israele. Nei primi cinque mesi del 2014 sono entrati in Israele da Gaza circa 60.000 persone. Molti erano malati bisognosi di cure accompagnati dai loro famigliari (tutto a carico dello Stato di Israele), ma ci sono anche uomini di affari, commercianti, studenti e altro.

 

Gli attivisti filo-Hamas sostengono che il blocco marittimo è illegittimo e che penalizza fortemente gli abitanti di Gaza. E’ un bugia volutamente fuorviante. Oltre il 90% dei beni che entrano o escono da Gaza è storicamente affidato al trasporto via terra. Il blocco marittimo di Gaza, oltre a essere legittimo come riconosciuto dall’Onu, è mirato esclusivamente a impedire l’ingresso di armi a Gaza. E’ cioè un blocco legittimo giustificato da ragioni di sicurezza. Non va poi dimenticato che Hamas è riconosciuto come “organizzazione terroristica” che minaccia l’esistenza di Israele e per questo lo Stato Ebraico è autorizzato a impedire il rifornimento di armi con ogni mezzo, compreso il blocco marittimo. Fino al momento della sua instaurazione infatti Hamas usava la via marittima per rifornirsi di armi ed esplosivi che sono costati la vita a centinaia di civili israeliani.

E si pensi che nonostante i controlli israeliani, a Gaza sono entrati migliaia di missili che Hamas ha lanciato contro Israele, oltre ad armi ed esplosivi vari. Figuriamoci cosa entrerebbe senza i controlli israeliani.

 

La realtà dei fatti è che non c’è nessun “assedio di Gaza” e che la difficile condizione di vita di molti abitanti di Gaza è determinata dal dominio di una organizzazione terroristica, Hamas, che controlla tutto, taglieggia i commercianti e pretende il pizzo persino sugli aiuti umanitari.

La realtà dei fatti è che nonostante Hamas, nonostante i tunnel del terrore, nonostante persino la guerra in corso, le merci continuano a entrare e ad uscire da Gaza. Gli “attivisti” dovrebbero piuttosto chiedersi che fine abbiano fatto i milioni di dollari destinati alla costruzione di desalinatori, di centrali elettriche, scuole, ospedali, fognature e acquedotti. Centinaia di milioni di dollari destinati a migliorare le condizioni di vita della popolazione di Gaza che invece sono spariti nei conti esteri dei capi di Hamas oppure nell’acquisto di armi. Ma questo naturalmente non è argomento di discussione, anzi, è un vero e proprio tabù. Chissà perché?

 

 

Quasi tutti i media che si occupano del conflitto di Gaza, parlano di un "assedio di Gaza", o di un "blocco di Gaza", che Israele presumibilmente avrebbe istituito da quando Hamas ha assunto il potere (nel 2007, dopo sanguinoso colpo di Stato, NdT).
Quando Hamas ha assunto il potere, ha apertamente dichiarato la sua ostilità, lanciando migliaia di missili verso Israele. Esiste un solo paese sulla Terra che in situazioni di conflitto avrebbe mantenuto aperte le frontiere?

Il blocco non riguarda in alcun modo beni di prima necessità, alimentari, farmaci e altri aiuti umanitari. Da quando Hamas ha assunto il potere, quasi ogni giorno i valichi al confine sono attraversati da autoarticolati provenienti da Israele. Non ci sono rapporti di denutrizione o malattie epidemiche a Gaza. Anche durante l'attuale conflitto, le forniture di aiuti umanitari sono garantite ogni giorno. Quando mai si è visto che uno stato aggredito, si preoccupa di fornire all'altro stato alimenti e assistenza sanitaria?
Ancora: se i confini fossero effettivamente sigillati, come mai Hamas riesce ad importare qualcosa come 800 tonnellate di cemento e 10.000 razzi? pensate per un momento a quante scuole, quanti ospedali e quanti appartamenti avrebbero potuto essere costruiti, al posto delle postazioni belliche e dei tunnel scavati nei pressi del confine...

Questo per sottolineare come non vi sia un blocco totale a Gaza. Ciò non toglie che Israele compia ogni sforzo per prevenire che materie prime ad uso potenzialmente bellico possano entrare a Gaza per finire nelle mani di Hamas. Se le attuali restrizioni non hanno impedito comunque ad Hamas di costruire un arsenale di circa 10.000 fra missili e razzi, creando oltre 30 tunnel (quelli al momento scoperti e distrutti, NdT); chissà cosa potrebbe succedere se i valichi fossero interamente schiusi.

 

 

Ma cari amici, l'opinione pubblica dice che Gaza è una prigione a cielo aperto, anzi Auschwitz trapiantata sulle rive del mediterraneo. Tutti quelli che vi vivono sono poverissimi, ai limiti della sopravvivenza. E' per questo che la striscia non manca di alberghi di lusso ( http://www.tripadvisor.it/Tourism-g663088-Gaza_City-Vacations.html ) e di mercati ben forniti e altre normali comodità (qualche immagine che vale più di mille parole: http://www.focusonisrael.org/2011/04/21/crisi-umanitaria-gaza/ , http://ilborghesino.blogspot.it/2012/05/la-crisi-umanitaria-gaza.html , http://www.israeltoday.co.il/NewsItem/tabid/178/nid/22757/Default.aspx , http://www.israele.net/articolo,2911.htm ) .

La cosa più interessante è che un articolo pubblicato sul giornale arabo Asharq Al-Awsat ha censito fra i seicento e gli ottocento nuovi milionari a Gaza. Lo trovate qui in arabo (ma potete farvelo tradurre da Google: http://www.palpress.co.uk/arabic/?action=detail&id=57872 . Questo invece è un riassunto: http://www.gatestoneinstitute.org/3308/gaza-millionaires .

 

Quando si parla di Gaza uno si immagina un posto angusto, si immagina distruzione, povertà, fame e sete, luoghi bui dove le persone sono costrette a usare lampade a petrolio per potersi guardare in faccia dopo il calar del sole. I racconti dei prodi ed eroici “inviati speciali” e di alcune Ong ci raccontano questo scenario ogni giorno. Peccato che non sia proprio così.

 

Dei mercati e dei negozi ricchi di ogni ben di Dio lo sapevamo già, quello che invece non sapevamo era tutto il resto. Per inciso, le immagini le ha diffuse un forum palestinese, quindi nessuna propaganda sionista. Anche le foto delle mega-ville dei boss di Hamas (come quella qui a lato) vengono da fonti palestinesi o da altri forum palestinesi. Come si può vedere la situazione non è proprio come ce la descrivono i prodi “inviati speciali”.

 

E se siete “operatori umanitari” in viaggio nella Striscia di Gaza per scoprire la terribile situazione dell’area non esitate ad andare al Roots Club in Cairo Street, a Remail, dove troverete un locale di lusso, cucina tipica araba e tanto, tanto altro (imperdibile il video della pubblicità del locale e ricordate che siamo a Gaza).

Il locale, a quello che dicono, è sempre pieno di “operatori umanitari”, funzionari dell’Onu e non mancano nemmeno le donnine per un buon “dopo cena”. Ma in fondo, l’accoglienza araba è rinomata in tutto il mondo, per cui non c’è da meravigliarsi. E poi, non si vorranno mica lasciare gli intrepidi “operatori umanitari” senza un minimo di confort e di “conforto”? Dopo durissime giornate passate a denunciare la terribile vita di Gaza, il minimo che uno possa fare è andare in uno di questi locali.

 

Ed eccoci a parlare dell’annoso problema dell’acqua a Gaza e di quello dell’elettricità, anche questi beni essenziali interdetti dal terribile stato sionista. Peccato che, a quanto si vede, a Gaza ci sono bellissime fontane (davvero belle, senza retorica) zampillanti acqua corrente e illuminate da splendidi giochi di luce. Le strade sembrano più quelle di Las Vegas piuttosto che quelle di una città che viene descritta al buio.

 

Adesso mi viene un dubbio: non è che tutti questi “operatori umanitari” che vanno e vengono da Gaza, tutti questi “inviati speciali”, si trovano meglio da quelle parti che nel costosissimo occidente? Il mare è bellissimo, la cucina ottima, la compagnia assicurata (per uomini e donne), i locali sono decisamente alla moda.

Magari andando a fondo si potrebbe scoprire anche qualche boutique di lusso dove comprare abiti di marca e originali a prezzi stracciati (qui i cinesi non sono ancora arrivati). Vuoi vedere che tutti questi “operatori umanitari” vanno a Gaza per farsi una bella vacanza (e magari un nome) con pochi soldi saltando da un locale di lusso ad una boutique passando, magari, per qualche bella villa in riva al mare dove, di certo, non mancano deliziose festicciole per gli amici di Hamas?

 

E non dimentichiamoci che a Gaza ogni settimana passano tonnellate di merci e di alimenti tramite i valichi controllati da Israele per paura del terrorismo. Ma quale emergenza umanitaria?! E basta vedere le immagini che di Gaza che i media italiani non mostrano per rendersi conto della povertà e della mancanza di viveri (disponibili anche qui e qui in maggior numero):

 

(Un supermercato ben assortito a Gaza, nella testimonianza di una corrispondente di Al Jazeera)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E che dire della vera emergenza alimentare di Gaza, cioè l'alto libello di obesità della popolazione? Come si può altrimenti commentare e giudicare la pesante posizione detenuta dai palestinesi nel ranking dell'OMS dell'obesità? Secondo la tabella pubblicata dall'Economist, i palestinesi di sesso maschile si collocano all'ottavo posto nella classifica mondiale per obesità (indice di massa corporea superiore a 30); le donne, addirittura al terzo posto, precedute soltanto da Qatar e Arabia Saudita. E dire che c'è chi dipinge il popolo palestinese come oppresso. Sì, dal grasso...

 

 

Sarebbe interessante anche spendere due parole su alcune leggende propagandistiche che si smentiscono tra loro, come il fatto che a Gaza ci sia un genocidio ad opera dei perfidi israeliani o come il fatto che la popolazione di Gaza sia aumentata così tanto da diventare sovraffollata.
Purtroppo ben altri sono i genocidi nel mondo, correnti e passati. Una rapida occhiata a Wikipedia testimonia come i palestinisti stiano abusando di questo termine, svuotandolo del reale significato che rappresenta, per farne uso improprio e strumentale. Le tragedie umanitarie che altrove affliggono questa Terra giacciono inascoltate. Ma per un popolo che ha goduto del privilegio di avere un'agenzia per i rifugiati ONU tutta per sé, si può tollerare questo e altro, no?

 

Va bene, a patto di chiarire come l'affollamento della Striscia di Gaza - 360 chilometri quadrati: il doppio della superficie del comune di Milano, nel quale abita però pressoché la stessa popolazione... - smentisca la leggenda dello sterminio della popolazione: non a caso i 340 mila abitanti che popolavano l'enclave palestinese nel 1970, sono raddoppiati dopo vent'anni, e più che quintuplicati da allora ad oggi. Non conosciamo alcun caso di "sterminio sistematico" della popolazione indigena, in cui la stessa sia aumentata, anziché ridursi.

 


Certo, è difficile vivere serenamente se si è circondati da depositi di armi, da rampe di lancio di missili e razzi, da edifici pubblici - scuole, ospedali e moschee - che agiscono da polveriere per i terroristi palestinesi, con la colpevole omissione se non la palese complicità delle agenzie ONU che altrimenti dovrebbero vigilare e denunciare. Ma sorvolando su questo tema, fa persino sorridere il candore con cui la propaganda tenta di accreditare la falsità di Gaza come zona sovraffollata, e perciò quasi costretta a liberarsi di missili e razzi per fare spazio alla propria popolazione...

 

 

Saremmo parziali se attribuissimo la paternità di questo mito ai soli palestinesi, che già hanno le loro gatte da pelare. Perché non accreditare i volenterosi giornalisti (Robert Fisk, corrispondente dal Medio Oriente: «Le miglia quadrate più sovrappopolate del mondo intero») e direttori delle agenzie ONU (Christopher Gunness, portavoce dell'UNRWA: «Una delle aree del pianeta più densamente popolate») del merito di questa bufala, tuttora ben divulgata?
Certo, Gaza è ben popolata. Ma il problema cogente non è certamente questo. Secondo l'Ufficio Federale americano di statistica (US Censis Bureau), nel 2012 la densità di Gaza - popolazione per miglio quadrato - a 11.542 persone, si colloca ben al di sotto di Singapore (17.723), Hong Kong (17.422), per non parlare del Principato di Monaco (39.609) e Macao (52.163). Nessuno si sogna di organizzare una spedizione umanitaria a favore di questi piccoli stati.
Certo, il paragone può risultare irriguardoso benché oggettivo. Ma serve a sottolineare come anche spazi relativamente ristretti possano favorire eccellenti condizioni di vita, se vi è una volontà in tal senso. Una volta si parlava del Libano come la "Svizzera del Medio Oriente". Gli ingenti versamenti di denaro di tutto il mondo occidentale a favore della Striscia di Gaza, avrebbero potuto favorire un tenore di vita invidiabile, se quel denaro non fosse stato impiegato per l'acquisto di armi; e se le coltivazioni lasciate da Israele nel 2005 non avessero lasciato posto a trincee e rampe di lancio.

 

Il punto è proprio questo: se i miliardi di dollari sopraggiunti qui non fossero stati finalizzati all'acquisto e al lancio di quasi 10.000 missili in 7 anni, e se il regime di Hamas non avesse come obiettivo unico lo sterminio della popolazione del vicino Israele; i palestinesi vivrebbero dignitosamente. Non bisogna lasciarsi incantare dalla propaganda: una rapida ricerca su Trip Advisor evidenzia la presenza, nella "prigione a cielo aperto", di numerosi alberghi lussuosissimi. Abbondano i centri commerciali e, malgrado la sedicente scarsità di acqua - fornita da Israele comunque in quantità duplice rispetto agli impegni assunti nei confronti dell'OLP con il Trattato di Oslo (60 milioni di metri cubi all'anno, rispetto a 31 milioni garantiti) - non è infrequente scorgere fontane pubbliche e parchi acquatici.

 

 

Il reddito pro-capite è basso, ma secondo stime delle Nazioni Unite esso si attesta al centodecimo posto al mondo, su 193 stati membri dell'ONU. Il vicino Egitto, il Pakistan vantano un benessere economico più basso, ma non sono destinatari delle attenzioni del mondo. Il Niger denuncia una maggiore tasso di mortalità infantile, una speranza di vita contenuta a 52 anni, e un medico ogni 33.000 abitanti; ma nessuna ONG si fa carico di rendere pubblica la tragedia umanitaria.
Ma Hamas a Gaza si permette il lusso di spendere in due anni 1.5 miliardi di dollari; e non per la costruzione di scuole, o ospedali; bensì per costruire una rete di tunnel che avrebbe portato nelle case delle famiglie israeliane terrore e morte.

Ma denunciare il sovraffollamento e la "tragedia del popolo palestinese" servirà a guadagnare maggiore e migliore accesso alle vie d'ingresso delle forniture belliche, che consentiranno il prossimo inevitabile attacco nei confronti dello stato ebraico. 

 

 

INVECE, l'Egitto ha attuato un blocco a Gaza creando davvero un'emergenza sanitaria e umanitaria a Gaza. Migliaia di palestinesi non possono rientrare nella Striscia, migliaia hanno disperato bisogno di uscirvi. Ma il blocco è attuato dall'Egitto. L'indignazione può essere riposta: a nessuno interessano i palestinesi, se non si può incolpare Israele...

Qui l'approfondimento sul blocco di Gaza che non interessa a nessuno: http://www.focusonisrael.org/2014/11/25/blocco-gaza/

Si consideri il seguente scenario. Viene chiuso il principale punto di passaggio verso la Striscia di Gaza. Migliaia di abitanti di Gaza restano bloccati all’esterno senza poter tornare a casa. Dall’altra parte, un migliaio di persone che necessitano di cure mediche disponibili solo all’estero non può uscire da Gaza: persone “affette da problemi di salute come insufficienza renale, cancro e malattie cardiocircolatorie e che hanno bisogno di cure urgenti o di ulteriori test diagnostici”.

Lo dice un funzionario del ministero della sanità palestinese, che aggiunge: “Se la chiusura continua, le loro condizioni di salute si deterioreranno e inizieremo a vedere i primi decessi”. Secondo un altro reportage, “i funzionari dell’Autorità Nazionale Palestinese affermano che il risentimento cresce per la continua chiusura del valico di frontiera, ormai sbarrato da più di un mese”. Il reportage dice che il numero di palestinesi bloccati fuori è salito a 3.500, ed è più di mille il numero di quelli che hanno bisogno di cure mediche urgenti, ma sono bloccati dentro la striscia di Gaza.

Come immaginate le notizie in prima pagina? Israele trasforma Gaza in una prigione! La reazione dell’Onu? Chiederebbe con pressante urgenza al governo israeliano di riaprire il valico e permettere il passaggio almeno di coloro che hanno bisogno urgente di cure mediche, affinché possano raggiungere medici e ospedali. E il Dipartimento di Stato americano? Probabilmente si direbbe profondamente turbato per la dimensione umanitaria e fermamente convinto che il passaggio debba essere riaperto immediatamente. Marce e manifestazioni nelle capitali europee? Certamente, con cartelli e striscioni che denunciano: questo è un genocidio! E certamente qualcuno salperebbe con una flottiglia per rompere il blocco su Gaza.

Invece, niente di tutto questo. Perché? Perché il blocco c’è, ma il passaggio in questione è il valico di Rafah tra Striscia di Gaza ed Egitto, non Israele. E il paese che lo sta tenendo sbarrato, con le conseguenze di cui sopra, è l’Egitto, non Israele. E il crescente “risentimento” dei palestinesi, in questo caso, è tutto verso il governo egiziano, non quello israeliano.

La spiegazione ufficiale del Cairo è che la sicurezza richiede questa chiusura. Recentemente il gruppo terroristico egiziano Ansar al-Beit Maqdis ha promesso fedeltà al gruppo “Stato Islamico” (ISIS). Lo scorso ottobre 33 membri delle forze di sicurezza egiziane sono stati uccisi dai terroristi. La scorsa settimana, altri cinque. Si potrebbe discutere come mai questi eventi richiedano che le persone bisognose di cure mediche restino bloccate a Gaza senza poter utilizzare il valico di Rafah. Ma non è il punto che mi interessa qui.

Quello che voglio far notare è che, se fosse Israele a tenere chiuso il passaggio chiave dicendo semplicemente che lo richiede la sua sicurezza, scoppierebbe un pandemonio. Le condanne pioverebbero a dirotto. Invece, silenzio quasi totale. Perché? La solita doppia morale? La consueta mancanza di interesse del resto del modo quando arabi maltrattano altri arabi? L’inconfessabile desiderio di non criticare il governo al Cairo del presidente Abdel-Fattah al-Sissi? Probabilmente tutto questo. Ma certamente, di fronte a questo spettacolo, un palestinese avrebbe ragione di concludere che al mondo, compresi i “filo-palestinesi”, della sorte dei palestinesi non interessa un fico secco a meno che non possa essere brandita come un randello contro Israele. Insomma, niente di nuovo sotto il sole.

 

 

 

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