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Gerusalemme est non esiste

 

 

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

Prendiamo l’antica città di Yerushalayim (Gerusalemme). E’ una città con circa 4.000 anni di storia. Tremila anni fa, ai tempi di re David, venne strappata dall’anonimato e trasformata, da allora in poi, nella capitale politica e religiosa della nazione ebraica. Non è mai stata la capitale di nessun altra entità statale, con l’unica possibile eccezione del Regno Crociato per circa 88 anni (dal 1099 al 1187). Non è mai stata capitale di nessun impero, stato, dinastia e neanche provincia musulmana. E’ stata quasi ininterrottamente abitata da ebrei, che da almeno 150 anni costituiscono la maggioranza della sua popolazione.

Gerusalemme è un’unica città. Per migliaia di anni non c’è stata nessuna Gerusalemme est o ovest. Invece, nel secolo scorso, Gerusalemme è rimasta divisa fra una parte est e una parte ovest, ma solo per 19 (diciannove) dei suoi 4.000 anni di storia. Quella divisione fu la conseguenza di un’occupazione militare illegittima da parte della Giordania, che aveva illegalmente e aggressivamente attraversato il fiume Giordano per invadere il paese originariamente destinato dalla comunità internazionale agli ebrei come loro sede nazionale. Durante quei 19 anni di occupazione illegale, agli ebrei di qualunque parte del mondo non venne permesso di visitare i loro luoghi santi nella parte occupata della città, in spregio del diritto internazionale e in violazione degli accordi armistiziali firmati dalla Giordania stessa. Il plurisecolare cimitero ebraico sul Monte degli Ulivi venne sistematicamente profanato; le antiche sinagoghe e la maggior parte degli edifici dell’antico quartiere ebraico della Città Vecchia vennero sistematicamente distrutti dagli occupanti illegali.

Per fortuna, dopo 19 anni Gerusalemme venne di nuovo riunita. Accadde quando la Giordania si aggregò alla coalizione di paesi arabi che si apprestavano a distruggere lo stato ebraico. Nonostante i ripetuti appelli israeliani a non entrare in guerra contro Israele (che doveva già vedersela con l’aggressione di egiziani a sud e siriani a nord), i giordani aprirono le ostilità attaccando e bombardando gli ebrei a Gerusalemme. Ma le cose andarono diversamente dai loro piani e con la clamorosa vittoria israeliana della guerra dei sei giorni (giugno ‘67), Gerusalemme venne riunificata e restituita alla sovranità ebraica dopo tanti secoli di dominazioni straniere. Fu anche la prima volta dopo secoli che venne ripristinata la possibilità per le persone di qualunque origine e fede di venire a Gerusalemme e godere di piena libertà di culto.

Sono passati cinquant’anni da quando Gerusalemme è tornata unica. È ora di smetterla di dire “Gerusalemme est” e “Gerusalemme ovest” come se la illegale e immorale occupazione e divisione durata 19 anni avesse una qualunque legittimità. Non c’è mai stata una città chiamata Gerusalemme est o una chiamata Gerusalemme ovest: di Gerusalemme se esiste una sola.

 

 

Non esiste nessuna Gerusalemme est In tutta la sua storia, la parte est della città è stata divisa da quella ovest solo nei 19 anni di occupazione giordana, ma tanto basta per etichettare come “coloni” gli ebrei che vi abitano  In primo piano, il quartiere Gilo di Gerusalemme sud. Alla fine di ottobre il Dipartimento di stato dell’amministrazione americana (uscente) ha condannato la decisione di Gerusalemme di approvare la costruzione di nuove unità abitative per i residenti del quartiere di Gilo.

Nel mezzo delle crescenti campagne internazionali per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni che puntano a delegittimare Israele, il continuo rifiuto da parte del Dipartimento di stato di riconoscere i fatti puri e semplici della storia non può non essere visto nel contesto degli sforzi volti a negare la legittimità dello stato ebraico. La municipalità di Gerusalemme ha effettivamente approvato l’aggiunta di 181 unità abitative nel quartiere Gilo, che ospita circa 40.000 abitanti di Gerusalemme, per lo più ebrei. Già a luglio Stati Uniti, Unione Europea e Nazioni Unite avevano criticato Israele per questi piani edilizi, definendoli un ostacolo al processo negoziale, peraltro inesistente, per la creazione di un futuro stato palestinese. La decisione della municipalità è stata prontamente condannata dal portavoce dell’uscente Dipartimento di stato, John Kirby, il quale ha detto che essa “solleva seri interrogativi circa l’impegno effettivo di Israele per una soluzione pacifica e negoziata con i palestinesi”, aggiungendo che gli Stati uniti “si oppongono con forza alle attività di insediamento”.

 

Se le parole hanno un senso, le attività edilizie nel vecchio quartiere di Gilo, fondato nel 1973 nella parte sud-ovest di Gerusalemme, non possono essere definite “attività di insediamento”. Eppure, anche l’Unione Europea ha dichiarato che la decisione di costruire “nell’insediamento di Gilo, costruito su terra palestinese occupata nella zona est di Gerusalemme, mina la fattibilità di una soluzione a due stati”.

Quasi mezzo secolo dopo che Israele ha riunificato la sua capitale amaramente e sanguinosamente divisa dalla guerra – come lo fu Berlino – i mass-media continuano a ripetere a pappagallo la narrazione palestinese secondo cui “Gerusalemme est” sarebbe la loro (futura) capitale: come se la parte della città caratterizzata dal fatto di essere stata conquistata e occupata per diciannove anni dagli invasori della Legione Araba di Giordania costituisse in quanto tale un’entità storica. Guidati da questa distorta percezione, i mass-media stranieri continuano a definire “coloni” gli ebrei che vivono nel cuore della loro capitale storica.

E fanno uso martellante del termine “Gerusalemme est” come se si trattasse di un’entità storica da ripristinare: come se si pretendesse di ripristinare l’entità “Berlino est”. La semplice verità, invece, è che si tratta di un termine dettato dall’ideologia, e tuttavia geograficamente, urbanisticamente e storicamente infondato. Anche per quanto riguarda Gilo: un quartiere meridionale della città, collocato per pura combinazione sull’altro lato di quella linea di cessate il fuoco che demarcò, nel 1948, la zona che ci si ostina a definire impropriamente Gerusalemme “est”.

I terreni su cui sorge Gilo, acquistati negli anni ‘30 da Dov Joseph per conto del Fondo Nazionale Ebraico, è vero che un tempo sono stati “territorio occupato”: sono stati territorio israeliano occupato dalla Giordania negli anni 1949-’67; dopo di che – all’indomani di un’altra guerra di aggressione contro Israele – la sovranità israeliana è stata ripristinata. Chi vuol guadare alla realtà dei fatti, non può non capirlo. Lo ha fatto, per esempio, il procuratore generale australiano George Brandis che a fine ottobre ha dichiarato in senato che l’Australia non farà riferimento a “Gerusalemme est” come territorio “occupato”: “La locuzione Gerusalemme est occupata – ha spiegato – è pregna di implicazioni negative e non è né appropriata né utile”. 

 

Nell’arco di tre millenni, Gerusalemme è stata la capitale di tre sole entità statali autoctone: tutte e tre ebraiche. Gli ebrei costituiscono la maggioranza degli abitanti di Gerusalemme sin dal XIX secolo, prima che iniziasse l’impresa sionista. Al contrario, gli arabi palestinesi non hanno governato Gerusalemme un solo giorno. Diverse dinastie arabe l’hanno temporaneamente governata: tra il 638 e il 1099, sotto l’impero ottomano e sotto l’occupazione giordana dal 1949 al 1967. Senza mai farne la loro capitale. L’influenza dell’ideologia politica sul linguaggio si riscontra anche nell’uso del termine West Bank (letteralmente “riva occidentale”).

Nella migliore delle stagioni delle piogge, il fiume Giordano è largo pochi metri. Indicare come sua “riva occidentale” una regione che si estende per circa 65 chilometri fino a comprendere tutta la Giudea e la Samaria rasenta il ridicolo, e dimostra come la terminologia politicizzata serva a perpetuare percezioni errate che a loro volta alimentano il conflitto. (Lo stesso vale per l’equivalente termine di Cisgiordania, che tradisce la sua evidente prospettiva euro-centrica.) In realtà, questi termini impropri e artificiali entrarono nell’uso soltanto dopo che il governo trans-giordano (poi giordano) occupò le regioni ad ovest del fiume, e servivano per cercare di legittimare tale occupazione.

Ovviamente, prima dell’occupazione giordana nessuno parlava di Riva Occidentale né di Cisgiordania, ma semplicemente di Giudea e Samaria. Le attività edilizie nei quartieri di Gerusalemme, necessarie per rispondere alle necessità della crescente popolazione di un città dinamica e in pieno sviluppo, competono unicamente alla municipalità. Non è affare di terzi, che siano il Dipartimento di stato o l’Unione Europea, i quali farebbero un favore a tutti se si attenessero semplicemente ai fatti.

 

 

 

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