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Giudea e Samaria (West Bank) e gli israeliani

 

  

 

 

Premessa: tratto da qui Si tratta di un tema importante perché si tratta delle famose aree su cui i palestinesi vorrebbero mettere le mani, oggetto di tante loro richieste, e si tratta delle famose aree abitate da israeliani che vengono impropriamente chiamati "coloni".

 

• In seguito alla Guerra di Indipendenza 1948-1949, la Giordania occupa e annette le regioni di Giudea, Samaria e Gerusalemme Est. La Lega Araba e l’ONU condannarono l’annessione per le mire espansionistiche della Giordania.
• Con l’occupazione giordana, le comunità ebraiche di lunga data (Nablus, Hebron, Gerusalemme) e di più recente formazione (kibbutzim e moshavim fondati a fine ‘800 e durante il Mandato Britannico) vengono espulse.
• La Giordania rinomina Giudea e Samaria come “West Bank”, per differenziarle dalla “East Bank”, che corrisponde al Regno di Giordania secondo la divisione tracciata dal fiume Giordano.
• Con la Guerra dei Sei Giorni nel 1967, Israele occupa le regioni di Giudea e Samaria, il cui status rimane ancora da definire.
• Secondo gli Accordi di Oslo, Giudea e Samaria sono divise in zone A, B, e C, rispettivamente sotto amministrazione palestinese, congiunta (amministrazione civile palestinese e militare israeliana), e israeliana.
 

Gli insediamenti israeliani:

• Dopo il 1967, i governi israeliani di sinistra e di destra, hanno incoraggiato la formazione di nuove comunità in Giudea e Samaria, attraverso incentivi economici e benefici finanziari.
• Dopo l’espulsione degli ebrei dalle regioni di Giudea e Samaria sotto occupazione giordana, la nascita di nuovi insediamenti è considerata un “ritorno” ai luoghi in cui il popolo ebraico si è formato come gruppo nazionale.
• Ci sono 122 insediamenti riconosciuti, costruiti con autorizzazioni del governo, che non sono state più emesse dagli Accordi di Oslo.
• Dei 122 insediamenti, 4 sono riconosciuti come città: Ariel, Ma’ale Adumim, Beitar Ilit e Modi’in Ilit.
• Il Consiglio Regionale di Giudea e Samaria (Yesha Council, dall’acronimo ebraico Yehudah ve-Shomron) è l’organizzazione che riunisce i consigli rappresentativi locali.
• Ci sono circa 105 outposts, agglomerati che si espandono oltre gli insediamenti e che sono stati fondati senza autorizzazione.
 

Quelli che vengono chiamati "coloni":

• In Giudea e Samaria si contano 350.150 residenti israeliani.
• Le comunità sono perlopiù omogenee, e si dividono in religiosi sionisti, haredi (ortodossi e ultra-ortodossi) e laici/tradizionalisti.
• L’affiliazione politica delle comunità è variegata, con una maggioranza di votanti per il Likud e per Habayit Hayehudi, una parte di votanti per Yesh Atid (il partito di Yair Lapid) e per Avoda (il partito laburista) e una minoranza di votanti per Shas.
• Le comunità sono agricole, industriali e urbane.
• L’ideologia fondante è il sionismo, con una forte identificazione storico-religiosa, un consolidato impegno sociale e uno stile di vita solidaristico.

 

La disputa sulla legalità:

• L’argomentazione principale contro l’esistenza degli insediamenti consiste nel divieto di trasferire popolazione civile nelle zone occupate militarmente.
• Israele riconosce lo status di occupazione, riservandosi il diritto di amministrare i territori fino al raggiungimento di un accordo che garantisca confini sicuri.
• Secondo un’altra posizione, l’insediamento degli israeliani in Giudea e Samaria, territori il cui status non è ancora definito, non è da considerarsi un trasferimento di popolazione civile, quanto un ritorno alle comunità da cui gli ebrei sono stati cacciati in passato.
• Gli accordi esistenti con i palestinesi non includono né il divieto di espansione né lo smantellamento degli insediamenti, bensì prevedono che siano oggetto di negoziazioni.
• Nel maggio 2012, la Knesset boccia la proposta di legge avanzata dalla parlamentare Miri Regev (Likud) di estendere la sovranità territoriale a Giudea e Samaria.

 

La pace e la difendibilità:

• L’esistenza degli insediamenti non ha impedito la pace con l’Egitto, con la Giordania né ha impedito gli Accordi di Oslo.
• L’offerta di Ehud Barak ad Arafat a Camp David nel 2000 fu di smantellare la maggior parte degli insediamenti in cambio della pace. Il rifiuto di Arafat mise in dubbio la formula “terra in cambio di pace”.
• L’idea che la pace si possa raggiungere con concessioni si è dimostrata fallimentare dopo il ritiro dagli insediamenti di Gaza voluto da Ariel Sharon nel 2005, che non ha portato a un avanzamento nelle trattative, ma a un aumento degli attacchi terroristici.
• Lo status degli insediamenti è ancora dubbio e potrà definirsi solo nel contesto di una negoziazione di confini certi e sicuri, come affermato anche dalle risoluzioni dell’ONU, in particolare dalla 242 del 1967 che invitava al ritiro concordato dai territori occupati durante la Guerra dei Sei Giorni.

 

  

 

 

Gerusalemme Est:

Non esiste un’area definita Gerusalemme Est. Gerusalemme è una città unita, che è stata unificata nel 1967, quando è stato abbattuto il muro che la divideva e che era stato eretto sotto occupazione giordana. Gerusalemme oggi si espande attorno alle mura della città vecchia. Ci sono tre mercati: uno è Mahane Yehuda, un altro è nel cuore del quartiere ultra-ortodosso e il terzo è nella parte nord della città.

I tre mercati sono accessibili a tutti. Ci sono anche diversi centri commerciali, che sono frequentati da ebrei, cristiani e musulmani, che si incontrano ogni giorno senza paura né odio. Da un certo punto di vista la strada numero 1, che diventa “Yigael Yadin Road” e poi “Derekh Ma’ale Adumim”, attraversa la città dividendo una parte est da una ovest.

Tuttavia, questa divisione non è sociale, perché la strada non divide la popolazione. I politici palestinesi e l’estrema sinistra israeliana tentano di creare questa divisione artificiale, ma senza successo. Certo è che arabi ed ebrei dovrebbero creare più occasioni d’incontro e cooperazione, e credo che accadrà una volta che la situazione sarà più calma. La tranquillità è la prima risposta per una soluzione delle controversie, ed è anche il primo passo per creare la condizione d’incontro e collaborazione.

In molti sostengono che la città sia ancora divisa e che gli ebrei non vadano a visitare i quartieri arabi, ma quando lo fanno, sono presi di mira.

Inoltre, "Gerusalemme Est" non ricade nella competenza territoriale del Consiglio di Giudea e Samaria, bensì è sotto responsabilità della Municipalità di Gerusalemme. Ci sono poi migliaia di arabi che vivono a Gerusalemme Ovest, il che dimostra che la città è unita, in realtà.

 

Ariel, il maggiore degli "insediamenti" nella West Bank, è stato definito la "capitale della Samaria":

Ariel ha 40.000 abitanti, con un’importante università che conta 12,000 studenti. Ariel è anche il centro industriale della regione, con molte industrie e imprese anche nel settore della tecnologia e dell’innovazione. Nelle imprese lavorano sia israeliani sia palestinesi e garantiscono la stabilità e lo sviluppo degli impiegati palestinesi. Per questo motivo i tentativi di boicottaggio economico e culturale contro Israele causano più danno che beneficio ai palestinesi. Boicottare l’economia israeliana significa danneggiare i lavoratori e l’intera economia palestinese.

L'università di Ariel, aperta a ebrei e arabi, che ha affrontato un lungo processo per il riconoscimento del titolo ufficiale di "università" ed è ancora soggetta a boicottaggi culturali e accademici.

 

La persecuzione degli ebrei in Giudea e Samaria durante il mandato britannico:

C’erano ebrei e comunità ebraiche fondate durante il Mandato Britannico. Gli inglesi, in un certo senso, hanno permesso la pulizia etnica degli ebrei da parte degli arabi in Giudea, Samaria e a Gaza tra il 1920 e il 1947. Il Mandato doveva favorire la ricostituzione di una patria ebraica, ma ha permesso agli arabi, direttamente o indirettamente, di portare a termine la campagna di espulsione degli ebrei che vivevano a Hebron, Shchem (Nablus) e Gaza fino al 1929. Le comunità ebraiche fondate nell’area di Gush Etzion, i 4 kibbutzim (cooperative agricole) e i 2 moshavim (insediamenti di comunità) a nord di Gerusalemme (Ataroth e Neve Ya’akov) sono stati distrutti nella guerra 1947-1948. C’era anche un kibbutz, Bet ha-Arava, nel Mar Morto, che è stato smantellato a causa della guerra.
Non ci si deve poi dimenticare degli ebrei che vivevano nella città vecchia di Gerusalemme, che sono stati prima espulsi dal quartiere musulmano nel 1936-1939 e quindi cacciati dal quartiere ebraico nel 1947-1948.
Nella Guerra 1947-1948, circa 17.000 ebrei sono stati cacciati dalla regione che oggi il mondo chiama West Bank. A questi si devono aggiungere dai 5.000 ai 7.000 ebrei che vivevano in varie aree negli anni precedenti, compresi Gaza, Hebron, Shchem (Nablus) e qualche altro luogo. Per esser cauti, si può dire che almeno 20.000 ebrei sono stati espulsi dalle loro proprietà negli anni ’30 e ’40.

 

Tra i principali problemi delle comunità in Giudea e Samaria vi è la sicurezza, per cui si sono istituiti checkpoint, blocchi stradali e in alcune parti si è deciso di separare il traffico ebraico da quello arabo. Queste misure sono considerate da molti un sistema di apartheid:
Ci sono misure di sicurezza, ma il sistema di protezione non può in alcun modo essere considerato una forma di apartheid. La realtà urbana è che checkpoint, posti di blocco e barriere possono esser rimossi nel giro di una giornata. Ciò accadrà quando i palestinesi fermeranno gli attacchi terroristici. Finché continueranno ad attaccare la popolazione ebraica, le misure di sicurezza saranno mantenute. Ma quando la minaccia terroristica cesserà, allora i blocchi e i muri saranno smantellati. Per ora la minaccia persiste, come anche Hamas e Abu Mazen hanno dichiarato.

Inoltre, l’apartheid è un sistema di segregazione razziale, che non può esser paragonato alle misure di sicurezza adottate per proteggere una popolazione dagli atti criminali di chi ti vuole sterminare. Comunque la vita in Samaria e Giudea è molto più semplice di quanto pensi la gente. Molti arabi palestinesi sono impiegati dagli israeliani e vivono dei favori dell’economia fiorente proprio grazie alle colonie israeliane.

Il problema è la politica dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese) e l’ideologia della sinistra radicale: vogliono boicottare le forme di cooperazione, con conseguenze negative sulle comunità israeliane e anche sulla vita dei palestinesi. La cooperazione tra israeliani e palestinesi in Giudea e Samaria è straordinaria e non è influenzata dall’ideologia politica. Al contrario, i politici vogliono impedire queste forme di cooperazione. La presenza delle colonie israeliane in Giudea e Samaria può esser vista come un’occasione d’incontro tra israeliani e arabi.

 

 

 

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