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La guerra delle Nazioni Unite a Israele

 

 

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

Come tutte le risoluzioni dell’Assemblea Generale, il voto del 29 novembre 1947 costituiva una raccomandazione e non una decisione vincolante. Essa divenne ancor meno vincolante dal momento in cui venne totalmente respinta dalla Lega Araba e dagli arabi di Palestina. Il Consiglio di Sicurezza non fece nulla per garantire l’attuazione della risoluzione, pur sapendo che la Lega Araba si opponeva ad essa e si apprestava a scatenare la guerra. A prescindere da quella risoluzione, Israele non sarebbe mai diventato indipendente se per decenni gli ebrei non vi avessero edificato una società e un’economia vitali e non avessero combattuto e vinto la guerra imposta loro dalla Lega Araba.

All’Onu, nel 1947, Israele ebbe fortuna. Stalin voleva porre fine alla presenza britannica in Medio Oriente (dal suo punto di vista ogni ritiro della Gran Bretagna e dell’Occidente era una vittoria), Harry Truman era determinato a scavalcare il Dipartimento di Stato e la Francia era ansiosa di rendere alla Gran Bretagna pan per focaccia (i francesi incolpavano agli inglesi per l’indipendenza di Siria e Libano del 1944). All’epoca c’erano pochi stati arabi e musulmani indipendenti: l’Africa, il Medio Oriente e il sud-est asiatico erano per lo più sotto dominio coloniale europeo.

La decolonizzazione e la guerra fredda modificarono questa configurazione a svantaggio di Israele. Il numero di stati arabi e musulmani aumentò vertiginosamente, e l’Unione Sovietica riuscì a reclutarli nella “lotta contro l’imperialismo” (la politica estera sovietica divenne apertamente filo-araba nel 1953 e l’Egitto divenne un alleato sovietico nel 1955). Dopo la guerra di Yom Kippur del 1973, il mondo arabo usò non solo il ricatto petrolifero, ma anche la sua “maggioranza automatica” all’Onu per isolare Israele. Questa guerra diplomatica culminò nella risoluzione dell’Assemblea Generale del novembre 1975 che condannava il sionismo come una forma di razzismo.

Nonostante la fine della guerra fredda e gli accordi di pace tra Israele, Egitto e Giordania (e l’abrogazione nel 1991 della risoluzione sionismo=razzismo), il sequestro politico delle Nazioni Unite e la loro strumentalizzazione in senso anti-israeliano non sono mai cessati. Nel 2001 la Conferenza Onu contro il razzismo a Durban (in Sudafrica) venne trasformata in una kermesse anti-israeliana e antisemita, mentre la sostituzione nel 2006 della Commissione Onu per i diritti umani con il Consiglio Onu per i diritti umani ha solo peggiorato le cose per Israele (e per i diritti umani). Le agenzie specializzate delle Nazioni Unite come l’Unesco vengono ancora manovrate dai propagandisti palestinesi e dagli stati arabi per dare addosso a Israele.
 

 

Vi proponiamo, in forma tradotta, un articolo comparso sul New York Times il 31 Marzo 2015 firmato Ron Prosor, ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite
 

Quest’anno le Nazioni Unite festeggeranno i 70 anni di attività. Ideato per essere un tempio di pace, questo grande organismo mondiale è stato invaso da regimi repressivi che violano i diritti umani e mettono in pericolo la sicurezza internazionale. Nel 1949, quando le Nazioni Unite hanno ammesso Israele come Stato membro, aveva 58 paesi membri di cui circa la metà aveva un orientamento democratico. Oggi il panorama dell’organizzazione è cambiato drasticamente: dai 51 Stati al momento della sua fondazione nel 1945, l’istituzione è cresciuta fino a 193 membri – di cui meno della metà sono democrazie. Le stesse nazioni che negano i diritti democratici alla loro gente abusano del forum delle Nazioni Unite per promuovere i loro interessi. Il più grande di questi gruppi comprende i membri del blocco di 120 nazioni conosciuto come Movimento dei Paesi Non Allineati. Dal 2012 il blocco è presieduto dall’Iran che ha sfruttato la sua posizione per sostenere i suoi alleati ed emarginare Israele.

 

A Marzo le Nazioni Unite hanno chiuso l’annuale riunione della Commissione sulla condizione della donna pubblicando un rapporto in cui di fatto viene individuato un solo paese da condannare: Israele.

 

Apparentemente la Commissione non ha nulla da dire riguardo alle ragazze sudanesi che subiscono mutilazioni genitali. E non ha niente da dire nemmeno sulle donne iraniane che vengono punite per il crimine di adulterio con la lapidazione. Queste sviste possono avere a che fare con il fatto che sia l’Iran che il Sudan sono presenti fra i 45 membri della Commissione. Poi c’è il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (l’organismo che ha rimpiazzato la Commissione sui Diritti Umani nel 2006). Ne fanno parte l’Arabia Saudita, il Qatar e il Venezuela, nazioni in cui si rischia la vita e la libertà se si esprimono opinioni contrari al governo. Eppure questi governi sono lì per giudicare tutti noi.

 

Nel 2007 il Sudan ha presieduto una Commissione di supervisione dei diritti umani – nonostante il suo Presidente, Omar Hassan al-Bashir, sia stato indagato per i reati di genocidio e crimini contro l’umanità in Darfur per i quali la Corte Penale Internazionale ha in seguito emesso un mandato d’arresto. L’Arabia Saudita – un regime noto per le esecuzioni e le fustigazioni pubbliche come quella recente del blogger Raif Badawi – fa parte del Consiglio per i Diritti Umani pur avendo ricevuto regolarmente i peggiori rating possibili sulla libertà civile e sui diritti politici dal watchdog indipendente Freedom House. Nel 2013 l’Iran è stato eletto alla Commissione competente per il disarmo nonostante continui nella sua espansione nucleare e supporti il terrorismo internazionale, specialmente se è votato alla distruzione di Israele. Lo scorso anno l’Iran è stato vice presidente del comitato giuridico dell’Assemblea Generale, una scelta inspiegabile visto che ai cittadini iraniani viene negato quotidianamente un giusto ed equo processo.
 

Conoscendo queste circostanze non dovremmo essere sorpresi dal fatto che solo nella sessione 2014-2015 l’Assemblea Generale ha adottato 20 risoluzioni critiche verso Israele mentre la situazione dei diritti umani in Iran, Siria e Corea del Nord ha meritato una sola condanna a testa. Giorno dopo giorno gli Stati membri chiudono gli occhi su questi deplorevoli crimini.
 

L’Iran? Solo una risoluzione ostile per una nazione che, in media, uccide due cittadini al giorno per crimini che includono l’omosessualità, l’apostasia e il vago reato di essere “nemico di Dio”.

La Corea del Nord? Una sola risoluzione negativa nonostante abbia imprigionato più di 200,000 cittadini, gettato bambini in campi di lavoro forzato e sottoposto alla fame la sua popolazione a causa di politiche governative.
 

La Siria? Anche stavolta una sola risoluzione nei confronti di un governo che combatte una guerra contro la sua stessa gente causando la morte di almeno 220,000 uomini, donne e bambini spesso tramite tortura, fame, armi chimiche e bombe gettate sui mercati e le scuole.
 

I cristiani oggi figurano tra i gruppi religiosi più perseguitati nei paesi musulmani ma questa crisi umanitaria è stata quasi ignorata dalle Nazioni Unite. Invece Israele, l’unica democrazia in Medio Oriente e l’unica area in cui la popolazione cristiana è in crescita, spesso sembra essere l’unico Stato di cui le Nazioni Unite si preoccupano. In nessun luogo il pregiudizio anti-israeliano è più evidente che nel Consiglio per i Diritti Umani di Ginevra. Il consiglio affronta le violazioni dei diritti umani di tutti i paesi del mondo nell’ambito di un programma noto come Agenda Item 4. In realtà tutti i paesi tranne uno: Israele, unica nazione che si sceglie di criticare in virtù di un programma speciale noto come Agenda Item 7, con il risultato che, secondo il gruppo di monitoraggio UN Watch, più del 50% delle risoluzioni di condanna sono dirette allo Stato ebraico.

Dopo il conflitto a Gaza della scorsa estate il Consiglio per i Diritti Umani ha istituito una commissione d’inchiesta e selezionato William Schabas, un professore di diritto in Canada, per presiedere l’indagine. Nel mese di Febbraio il signor Schabas è stato costretto a dimettersi dopo che sono stati scoperti dei documenti che rivelavano il suo lavoro di consulenza per l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina nel 2012. Sorprendentemente questo fatto è stato dimenticato da Schabas durante il suo processo di valutazione. Era chiaro fin dall’inizio che Schabas non era un arbitro imparziale, viste anche le dichiarazioni pubbliche in cui suggeriva che il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex Presidente Shimon Peres dovrebbero essere giudicati davanti alla Corte Penale Internazionale. Le proteste di Israele però sono state ignorate dalle Nazioni Unite.

 

Spesso mi viene chiesto come riesco a sopportare la marea di odio che viene riversata su Israele. La nostra risposta alle accuse delle Nazioni Unite è parlare in nome di chi non ha la possibilità in gran parte del Medio Oriente – le donne, le minoranze, la comunità LGBT – e combattere contro gli sforzi dei regimi totalitari che vogliono minare le società democratiche. Basandomi sul fatto che Israele è una società prospera, credo che stiamo vincendo. Alla fine di quest’anno la presidenza del Movimento dei Paesi Non Allineati verrà trasferita al Venezuela, l’alleato dell’Iran. Per il prossimo futuro non possiamo che aspettarci lo stesso trattamento. Il problema delle Nazioni Unite è che i leader di molti Stati che ne fanno parte governano senza il consenso della popolazione. Usano l’organismo come un forum per distogliere l’attenzione dal proprio dominio spietato. Così facendo trasformano il palcoscenico per una coraggiosa arte di governo in un tragico teatro dell’assurdo.


 

 

Le verità sul medio oriente

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