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Se non si può incolpare gli ebrei, non scatta l’indignazione
 

  

 

Premessa: tratto da qui, qui, qui e qui

 

Mai un appello di intellettuali occidentali rivolto ad Hamas o ad Al Qaeda o agli Ayatollah affinché rinuncino alla violenza, all'odio razzista, ai missili, ai kamikaze, al terrorismo. Mai. Nemmeno un tweet. Gli intellettuali occidentali si appellano solo a Israele, perché si ritiri, perché rimuova l'embargo, perché fermi l'esercito. E poi boicottano. Boicottano gli studenti israeliani, i professori israeliani, anche le aziende israeliane di acqua gassata.

 

Benché centinaia di migliaia di persone vengano barbaramente massacrate in Siria, Iraq, Libia, Africa orientale e altrove, non si vedono manifestazioni di piazza nelle principali città occidentali, titoli indignati nei mass-media internazionali, editorialisti e social network scatenati, convocazioni d’urgenza degli organismi internazionali, petizioni e appelli.

L’indignazione messa in scena per le strade d’Europa, in particolare, costituisce un cocktail di ipocrisia, ignoranza e, soprattutto, di odio pregiudiziale. Tutta gente che non ha mai trovato un momento per indignarsi e manifestare, mettendo insieme estrema destra, estrema sinistra ed estremisti islamici, contro le guerre in cui musulmani ammazzano altri musulmani.

Dal 1948 ad oggi circa 12 milioni di musulmani sono stati uccisi in guerre, conflitti e crimini contro l’umanità: oltre il 90% sono stati uccisi da altri musulmani; meno dell’1% sono morti nel quadro del conflitto arabo-israeliano. L’indignazione e il furore che si scatenano sempre e solo contro Israele appaiono dunque inspiegabili.

 

A meno non si abbia il coraggio di proporre una spiegazione molto semplice: l’indignazione “per la pace e contro la guerra” scatta solo quando sono coinvolti gli ebrei.

Se non si può incolpare in qualche modo gli ebrei, ecco che queste decine di migliaia di campioni della pace e dei diritti umani scompaiono, non potendogliene importare di meno di sprecare tempo e fiato per i massacri in Siria, lo sterminio dei cristiani a Mosul, le conversioni forzate, lo stupro delle studentesse nigeriane e così via. Niente ebrei, niente sdegno: questo è il riflesso condizionato.


Ma è inutile girarci intorno: l'antisionismo è il nuovo antisemitismo. È una versione aggiornata, ipocrita e politicamente corretta dell'antico pregiudizio antiebraico ben radicato a destra come a sinistra nella tradizione europea. Non c'è altro esempio di Paese messo in discussione in quanto tale. Non c'è altro esempio di Stato circondato da nemici che non ne riconoscono l'esistenza e da detrattori internazionali che lo mettono costantemente in discussione. Non c'è altro esempio di nazione criticata perché si difende da attacchi continui e ripetuti contro la sua popolazione e nonostante sia sempre pronta a deporre le armi, come ha già fatto, nel momento esatto in cui le autorità vicine smettano di voler ammazzare gli ebrei.

 

Certo che è lecito criticare il governo di Israele, come quello di qualsiasi altro Paese. Però quando si criticano le politiche di altri Paesi, che siano russe o tedesche o siriane o iraniane o nordcoreane, c'è una differenza enorme nella loro forma e sostanza. Qual è dunque la differenza tra le critiche a questi e altri Paesi e quelle molto più feroci (e spesso assurde) verso Israele? Una soltanto: Israele è lo Stato degli ebrei.

 

Come è possibile, inoltre, criticare il governo di Israele sempre, comunque e in ogni occasione, quando è di sinistra ma anche quando è di destra, quando è di unità nazionale e quando è di minoranza, quando cerca la pace con i vicini e quando non si fida degli interlocutori? Possibile che questo governo sia sempre criminale, ogni singolo giorno dell'anno dal 1948 a oggi? Che cosa nasconde la critica indistinta e imperitura al «governo di Israele» chiunque lo guidi?

Dietro questa fanatica e ingiustificata ossessione anti israeliana ci sono non solo le ultime scorie ideologiche delle dottrine comuniste, antimperialiste e antiliberali, ma soprattutto critiche radicate nell'antisemitismo.

Ai firmatari degli appelli contro lo Stato ebraico evidentemente non importa che Hamas abbia come obiettivo principale distruggere Israele, instaurare la legge islamica e proclamare una Palestina senza ebrei. Non gli interessa che le guerre mediorientali di aggressione araba siano cominciate il giorno stesso della proclamazione all'Onu dello Stato di Israele. Non gli risulta che lo Stato palestinese non sia nato, contemporaneamente a quello israeliano come previsto dalla risoluzione Onu 181, per espressa scelta dei Paesi arabi che invece hanno preferito attaccare gli ebrei per provare a impedire la nascita di Israele. Non importa che da sessantasei anni Israele non faccia altro che difendersi e per questo sia diventato più che sospettoso dei suoi interlocutori e risoluto con i nemici.

Ma che deve fare Israele, lo Stato degli ebrei, farsi gentilmente annientare? Sembrerebbe che sia questo ciò che vuole il mondo. Ed è la stessa cosa che vorrebbero quei pazzoidi criminali dei nazisti se oggi fossero ancora al potere.

Gli israeliani, per i firmatari degli appelli, non si possono difendere, non devono esercitare la loro superiorità militare, forse dovrebbero morire un po' di più in modo da pareggiare i conti con le vittime dell'altra parte. L'ebreo buono è sempre quello che muore, gli antisemiti lo sanno bene.

 

E guai a criticare o a boicottare chi vuole ammazzare gli ebrei, l'antisemitismo di massa lo vieta espressamente.
In 2 giorni Hamas ha colpito un asilo israeliano con un razzo, un ferito grave, colpito una sinagoga, tre feriti, colpito una casa, un bimbo di 4 anni ucciso, e ha fucilato in pubblico una trentina di Palestinesi senza processo...come mai non si è sentito nessun pacifista che gridi "boycott Hamas"? La risposta è: antisemitismo di massa

Stati Uniti, ONU, Europa e persino il Vaticano, hanno condannato senza remore la violenza barbarica a cui stiamo assistendo in Iraq.
Perché allora lo stesso criterio di valutazione non è adottato nei confronti di Hamas? dalla Striscia di Gaza partono ogni giorno attacchi nei confronti di milioni di cittadini israeliani inermi; l'organizzazione terroristica ha affermato a chiare lettere nel suo statuto di voler uccidere tutti gli ebrei a portata di tiro, e non ha esitato nell'utilizzare donne e bambini, come macabro scudo umano che ponesse loro al riparo dalle operazioni militari israeliane. La popolazione palestinese è ogni giorno vessata, intimidita, minacciata dagli integralisti islamici. A Gaza le libertà civili sono negate, libere elezioni non si tengono da anni, gli omosessuali sono impiccati e le minoranze religiose residue vivono nel terrore.
Grottesco come il mondo civile chieda a Gerusalemme di deporre le armi, rinunciando a difendere la popolazione civile dagli attacchi di Hamas; e allo stesso tempo chieda che l'ISIS sia messa in condizioni di non nuocere alla popolazione civile di Iraq e Siria. Dopotutto, entrambe le formazioni islamiche sono sunnite, sebbene Hamas sia sostenuta finanziariamente dall'Iran sciita, e l'ISIS dal Qatar sunnita.

Isis ammazza i “dissidenti” dove li trova. Hamas ammazza i “dissidenti” chiamandoli collaborazionisti per la strada, incappucciati, messi in ginocchio e pum un colpo in testa, davanti alla popolazione plaudente, ragazzi, bambini...Si è indignato qualcuno?
Coma mai? Anche qui la risposta è antisemitismo di massa.

Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha adottato all'unanimità una risoluzione che condanna l'ISIS per il «diffuso e sistematico abuso dei diritti umani»; ma non ha trovato il tempo e il modo di emettere analoga risoluzione di condanna per il triplice crimine di guerra di Hamas: che attacca deliberatamente i civili, sferra i suoi attacchi da aree abitate, e usa i palestinesi come scudo umano. Non c'è da aspettarsi che nessuno faccia presente che la Convenzione di Ginevra assegna la responsabilità per le sorti degli scudi umani, interamente su chi se ne serve.
Perché? Antisemitismo di massa anche qui.

 

C'è il disinteresse totale quando Hamas periodicamente ammazza i poveri palestinesi in modo sommario e con esecuzioni pubbliche, perché accusati di collaborazionismo (magari si sono rifiutati di fare da scudi umani), e non c'è alcuna indignazione, neanche se i media diffondono per bene la notizia. Nessuno protesta, nessuno si indigna se Hamas ammazza i palestinesi barbaramente, perché l'interesse è uno solo: attaccare Israele e gli ebrei, e chi se ne frega dei palestinesi, loro sono solo un pretesto per mettere in atto il moderno antisemitismo.

 

Secondo un'organizzazione internazionale, sono oltre 2500 i palestinesi uccisi finora: 2512, per l'esattezza, decimati dall'aviazione e dall'artiglieria di Assad, che prende di mira deliberatamente i campi profughi di Yarmouk, in Siria.
Per essi non ci saranno paginoni a pagamento sul New York Times, non ci saranno denunce alle Nazioni Unite, nessun parlamentare presenterà interpellanze al governo, nessun consigliere regionale o comunale o circoscrizionale si prenderà la briga di prenotare un albergo nel Vicino Oriente per attestare la sua pelosa solidarietà, nessuna ONG di quelle che fanno notizia denuncerà la repressione brutale, nessuno strampalato comico o vignettista raffigurerà il sangue sparso e la tragedia ignorata dei palestinesi di questa terra funestata da una guerra civile che ha prodotto oltre 190.000 morti. Duemilacinquecento morti. Uomini, donne e bambini.

Perché i morti palestinesi non contano nulla se non possibile odiare lo stato ebraico? Ancora una volta, la risposta è: antisemitismo di massa.

 

Si potrebbe andare avanti all'infinito, ma è evidente che l'ossessione contro lo Stato ebraico e l'enorme differenza di trattamento di questa nazione rispetto alle altre è indice di un forte antisemitismo di massa. E l''antisemitismo non è una cosa accettabile, è un pensiero delirante e criminale che non può in alcun modo essere accettato. L'odio verso gli ebrei, che ha trovato in Israele il nuovo canale nel quale risorgere dalle ceneri nazi-fasciste.

 

Mélanie Phillips, una giornalista e blogger inglese senza peli sulla lingua, cita un articolo di Leo McKinstry, autore e giornalista di Belfast, il quale scrive regolarmente sul Daily Mail, il Daily Express e il Sunday Telegraph . McKinstry sottolinea l’inversione della realtà concernente Israele nei discorsi pubblici e la chiama con il suo vero nome :
” Per una straordinaria inversione della realtà Israele è diventato uno Stato paria a causa della sua determinazione a difendersi. Una grottesca doppia morale è oggi all’opera, per la quale terroristi arabi assassini sono acclamati come “combattenti della libertà”, mentre le forze di sicurezza israeliane sono trattate come gangsters fascisti. Nessuna nazione è stata così demonizzata come Israele.”
"Una recente inchiesta a campione condotta in Europa rivela che Israele è considerato oggi come la più grande minaccia – una totale assurdità, dato che Israele in realtà è la sola società libera e democratica in Medio Oriente. Ma un tale risultato riflette la forza della propaganda anti israeliana che imperversa nei media europei. Il fatto che tale sentimento anti israeliano abbia l’aria di un apparente sostegno verso i Palestinesi non cambia niente: è profondamente antisemita….”

 

 

 

 

«Il mondo deve costringere Israele ad accettare supinamente le condizioni capestro palestinesi, anche a costo di automutilarsi, perché soltanto una intesa fra arabi e israeliani garantirà la pace in Medio Oriente».
Credere a questa favola vuol dire ignorare spudoratamente i ben più drammatici conflitti che hanno insanguinato l'area in questi decenni. Alternativamente, vuol dire derubricare il la guerra civile in Siria, la guerra fra Iran e Iraq, il genocidio in Darfur e il conflitto nello Yemen, fra gli altri, a lotte fra subumani non degni della nostra attenzione. Il che è profondamente cinico, ipocrita e razzista.

 Il rateo di morte in medio oriente in relazione ai conflitti in corso:
 

 

 

 

 L'incredibile silenzio del mondo sui crimini nel nome dell'islam

 

 

Premessa: tratto da qui

 

Non la smettono più. I terroristi di Boko Haram in Nigeria sequestrano, uccidono, stuprano le ragazzine, costringono alla conversione, massacrano, demoliscono scuole, impongono il loro credo fanatico, portano l'islamismo jihadista all'apice vertiginoso dell'efferatezza. E sanno di farla franca. Sanno che non ci sarà nessun impegno internazionale a fermare le loro stragi. Anche le campagne di opinione mondiali per salvare le donne che stanno torturando non hanno sortito alcun effetto significativo. I carnefici sanno di poter contare sulle dimenticanze del mondo.


Sono passate poche ore dall'eccidio islamista di Peshawar e già il mondo si è voltato da un'altra parte. Non si impegna. Non si mobilita. È impotente. Figurarsi se si fanno condizionare dai generosi appelli via Twitter «#Bring Back our Girls», con Michelle Obama capofila della protesta. Figurarsi se conoscono altro linguaggio che non sia quello militare della dissuasione internazionale. Figurarsi: sanno che nessuno si muoverà, e che la difesa delle persone schiacciate e umiliate, le campagne per i diritti fondamentali calpestati in porzioni immense del mondo, tutto questo è oramai un'arma spuntata, una battaglia spenta. I violenti, i prevaricatori, gli intolleranti, i guerrieri della sopraffazione sanno che possono averla vinta, perché l'opinione pubblica delle nostre democrazie per prima è stanca, disillusa, impaurita, prigioniera della sua impotenza.

 

Non ci sono le Nazioni Unite, da sempre invischiate nei veti, piene di Paesi che fanno strage dei diritti umani ma che hanno nell'Onu una vetrina, una tribuna per tutti i dittatori e i satrapi che si oppongono a ogni ingerenza umanitaria. Non c'è un Tribunale internazionale: un ente inutile, screditato, colpisce soltanto dittatori deposti, mai quelli al potere, mai quelli che possono fare ancora danni e che sono ancora pericolosi. Non c'è una diplomazia delle cancellerie, perché la ragione economica prevale su ogni altra considerazione.

 

Nessuno interroga più la Cina sui dissidenti tenuti in carcere. II Dalai Lama oggi passa quasi inosservato e i dirigenti di Pechino non hanno nemmeno bisogno di impaurire i governi occidentali affinché non ricevano chi è il testimone dell'oppressione del Tibet: l'opinione pubblica ha altro a cui pensare. Se c'era qualche perplessità sulla violazione sistematica dei diritti umani nella Russia di Putin l'argomento del realismo politico lo ha affossato.

 

Un tempo il dittatore bielorusso Lukashenko era un motivo di imbarazzo per gli interlocutori democratici, oggi Romano Prodi può andare a incontrarlo con ll sorriso senza che qualcuno possa sollevare anche un'ombra di disappunto. Dispiace che Putin abbia sconfinato in Ucraina perché questo costringe l'Europa a uscire dal suo torpore, ma è tutto qui.

 

E il lugubre Kazakistan che viola i diritti umani? Basta, non serve più a fini di politica interna, e quindi in Italia della dittatura kazaka nessuno parla più.

 

Ma è la delusione attrice delle primavere arabe che oramai ha diffuso nel mondo la certezza che i diritti umani siano solo qualcosa di molesto, un fastidio da lasciare alle organizzazioni umanitarie. Anzi, meglio allearsi con i peggiori macellai della ragione pur di non darla vinta ai fondamentalisti. E dunque con Assad, che ha mietuto decine di migliaia di vittime.


E dunque silenzio su Erdogan che fa le retate di giornalisti, perché potrebbe essere un utile alleato. E dunque silenzio sulla repressione a Teheran e su una ragazza condannata solo perché ha assistito a una partita di volley, perché con l'Iran ora bisogna coalizzarsi.

 

E dunque silenzio con il Qatar e con l'Arabia Saudita anche se a Riad un cristiano trovato in possesso di un rosario viene condannato a morte.

 

E in questo silenzio totale, noi abbiamo ancora il tempo di denunciare la vanità delle campagne su Twitter mentre in Nigeria Boko llaram fa strage di «infedeli» e di bambine da violentare? Sarà pure una moda, una maniera per scaricarsi la coscienza con un gesto che non costa nulla e che anzi fa sentire chi espone un cartello «Bring Back our Girls»al centro della "bontà"internazionale.

 

 

 

I palestinesi che non strumentalizzabili contro Israele non interessano a nessuno

 

Premessa: tratto da qui

 

Stride come una nota stonata il silenzio su quasi 3500 palestinesi uccisi dagli arabi in Siria dal 2011. È assordante il silenzio della Comunità Internazionale sui 12.000 palestinesi trattenuti nelle prigioni Siriane, tra cui 765 bambini e 543 donne. Fonti palestinesi parlano di 503 palestinesi morti sotto tortura negli ultimi anni. Tutto ciò però non fa notizia per i media Internazionali e per chi si occupa della difesa dei diritti umani. I palestinesi dimenticati, quelli che si trovano aldilà della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, i palestinesi dimenticati sono quelli uccisi dagli arabi, quelli che vivono in Siria, Giordania, Libano, sono quei palestinesi per cui Israele non può essere accusata della loro morte. I palestinesi dimenticati sono quelli che non possono essere usati come arma di propaganda verso Israele.

 

Onu, Unesco e forum che sembrano occuparsi dei diritti umani non hanno nessuna parola, nessuna condanna verso le migliaia di vite palestinesi stroncate e per i crimini perpetrati dai loro stessi fratelli arabi. È sbalorditivo come per l' Autorita' Palestinese questi crimini di guerra, bombardamenti, torture, assedi contro campi profughi lasciati per anni senza elettricità ed acqua, non siano importanti. Non siano da condannare e come mai? Semplice, perché per questo non si può incolpare Israele. Ci si sofferma sui posti di blocco Israeliani ma si ignorano le bombe sganciate da militari Siriani. Tutto ciò è contro ogni logica ed ogni ragionevolezza morale. Yarmouk è il più grande campo profughi palestinese nei pressi di Damasco, anzi lo era. Tra malattie e bombardamenti, lasciato senza elettricità da più di tre anni sta scomparendo del tutto. Questi palestinesi dimenticati sarebbero stati ben più fortunati se avessero vissuto in Israele, in Cisgiordania o forse anche nella striscia di Gaza perché almeno sarebbero stati degni di attenzione da parte dei media e dalle ONG se non altro per essere usati come armi di propaganda verso Israele.

 

In questo Medio Oriente violento e fanatico che non so vuole vedere, è solo lo Stato Ebraico ad essere democratico è solo Israele che riconosce esplicitamente il popolo palestinese ed i loro diritti legittimi, ed ancora ad oggi purtroppo non si può dire vero il contrario. Ancora ad oggi con le armi e la propaganda si sta cercando di distruggere lo Stato di Israele, a costo di utilizzare i propri fratelli arabi come strumento di propaganda e dimenticarsi delle migliaia di vite umane uccise aldilà della Cisgiordania. Sono i palestinesi dimenticati, quelli per cui Israele non può essere accusato di esistere. Quelli che non possono essere utilizzati contro lo Stato di Israele.

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org