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Il punto sulla guerra Israele-Hamas

 

  

 

Premessa: tratto da qui, qui e qui

 

Fin dai tempi di Tucidide e di Giulio Cesare, la guerra è stata fatta non solo con le armi, ma anche con la propaganda, distorcendo i fatti per far prevalere narrazioni mitiche ed emotività. La guerra di Gaza ne è un esempio magistrale. La propaganda di Hamas ha usato false notizie, esagerazioni numeriche, immagini strappalacrime rubate al conflitto siriano e perfino a un film horror americano per guadagnarsi la simpatia degli europei, ottenendo in genere ottimi risultati. Per evitare di cadere nella trappola e dare giudizi lucidi sulla situazione, bisogna attenersi ai fatti. Ne elenco alcuni.
 

1. La striscia di Gaza è stata conquistata da Israele difendendosi dalla guerra scatenata nel 1967 da Egitto, Siria, Giordania, Libano. Quando Israele ha fatto la pace con l'Egitto, nel 1979, restituendo tutto il territorio del Sinai, l'Egitto ha rifiutato di riprendere la sovranità su Gaza. Nel 2005 Israele ha sgomberato spontaneamente Gaza senza la pressione di eventi bellici e senza contropartite, lasciando intatta tutta l'infrastruttura agricola e industriale, con l'ovvia intenzione che Gaza potesse diventare un esempio di indipendenza politica e di autonomia economica. Israele non ha alcun desiderio di governare Gaza, non desidera farsi carico dei suoi problemi, non ha mire sul suo territorio e sui suoi abitanti, vuole solo viverci accanto senza subire attacchi.
 

2. Nel 2007 il governo dell'Autorità Palestinese che governava Gaza è stato estromesso da una violenta azione militare dal movimento islamista Hamas (iscritto nelle liste dei terroristi da Usa, Unione Europea, Onu). Invece di sviluppare l'economia della striscia e il benessere dei suoi abitanti, Hamas ha trasformato Gaza in una roccaforte militare aggressiva, funzionale al progetto che è alla base della sua politica ed è scritto in chiare lettere nel suo statuto di eliminare Israele ed espellere o peggio tutti gli ebrei da quel territorio. Il blocco navale e la sorveglianza sul traffico delle merci da Israele (che continua ancora in questi giorni) è venuta dopo il coplo di stato di Hamas, per cercare di contenere il suo riarmo.
 

3. Questo progetto si è tradotto nella strategia militare del rapimento dei cittadini israeliani e nel lancio di razzi su Israele. Dal 2007 da Gaza sono stati lanciati sul territorio israeliano oltre 11 mila razzi e obici di mortaio, circa 3 al giorno in media per sette anni, progressivamente sempre più perfezionati e di raggio sempre più esteso. Questo bombardamento ininterrotto ha reso la vita difficilissima nelle cittadine e nei villaggi confinanti con la Striscia, obbligando Israele a blindare case, scuole e perfino fermate degli autobus con pesanti schermature di cemento, rendendo rischioso il lavoro dei campi e perfino i giochi dei bambini, in diversi casi colpendo case, asili infantili, fabbriche.
 

4. Nel mese scorso Hamas ha fortemente e progressivamente intensificato il tiro dei razzi, in concomitanza con il rapimento e l'uccisione di tre studenti israeliani e con manifestazioni e attentati continui sul territorio israeliano. L'obiettivo dichiarato è quello di fare esplodere una nuova rivolta palestinese. Dopo la scoperta dei cadaveri degli studenti, Hamas ha ancora intensificato il bombardamento coi razzi, estendendolo alle città del centro di Israele, a Gerusalemme, all'aeroporto internazionale, al reattore nucleare di Dimona. Israele è riuscito a tutelare la popolazione con l'uso di un sistema antimissile avanzato e di allarmi e rifugi; ma è evidente che uno stato non può consentire a lungo che i due terzi della sua popolazione siano continuamente sotto il tiro di missili. Nell'ultimo mese Hamas ha lanciato circa 3000 missili sul territorio israeliano, in media 100 al giorno. Sono stati scoperti finora una quarantina di tunnel d'attacco che dal territorio di Gaza portavano oltre la frontiera, accanto ai villaggi e alle cittadine israeliane. Si sono scoperti piani per un grande attacco che doveva svolgersi in occasione del Capodanno ebraico, con l'invasione di centinaia di terroristi per uccidere di sorpresa gli abitanti della zona e prendere ostaggi.
 

5. Dopo aver pazientato a lungo e aver avvertito formalmente Hamas, Israele ha ritenuto infine di non poter evitare di colpire la rete offensiva di produzione, controllo, comando e di lancio dei razzi. L'ha fatto con estrema attenzione, evitando per quanto possibile di coinvolgere la popolazione civile.

La strategia di Hamas è però di collocare le sue strutture militari, le rampe di lancio, i depositi di missili, i centri di comando nelle zone più fittamente popolate, spesso in postazioni sotterranee sotto grandi condomini, scuole, ospedali, il che costituisce un crimine di guerra ai sensi della legge internazionale.

E' ben noto che il comando generale di Hamas ha sede nei sotterranei del principale ospedale di Gaza. Inoltre, quando Israele avverte la popolazione civile dell'imminenza di un'azione, per permetterle di evitarlo, Hamas la invita e spesso la costringe a fungere da scudi umani per le sue istallazioni, il che è un altro crimine di guerra. Grazie all'azione israeliana  estremamente consapevole dei problemi umanitari, le vittime civili sono state limitate. I dati sulle vittime mostrano che dei duemila morti circa in un mese il settanta per cento sono miliziani di Hamas e degli altri gruppi terroristici.

E' evidente che se la strategia israeliana fosse rivolta contro la popolazione civile, i morti sarebbero immensamente moltiplicati. Israele ha una forte aviazione che potrebbe bombardare Gaza a tappeto, come gli alleati fecero sulla Germania durante la Seconda Guerra Mondiale.

Invece non è accaduto così: Israele non fa la guerra al popolo palestinese, ma al movimento terrorista di Hamas, non bombarda indiscriminatamente le città come fa Hamas coi suoi razzi, ma colpisce obiettivi militari e si difende dagli attacchi che riceve. Dato che il fuoco di Hamas spesso parte da scuole, ospedali, case civili, è in questa fase di autodifesa che purtroppo sono colpite anche vittime civili.
 

6. Israele vuole la pace, non ha altri interessi rispetto a Gaza se non la fine degli attacchi sulle sue città e la sua popolazione: ha ripetutamente e pubblicamente offerto ad Hamas un cessate il fuoco condizionato al suo disarmo, ha aderito alle tregue proposte dall'Egitto e dall'Onu, che sono state per lo più rifiutate da Hamas. L'azione di terra serve a distruggere  la rete logistica e militare dei tunnel, le postazione di lancio di razzi e i loro depositi; non a riconquistare un territorio che Israele non ha alcuna intenzione di governare.


7. Ridotta al nocciolo, la situazione è molto semplice. Hamas vuole distruggere Israele ed espellere (o peggio) tutti gli ebrei che lo abitano. Lo dichiara esplicitamente nel suo statuto, lo ripete tutti i giorni. Israele vuole vivere e non intende lasciarsi distruggere. Tutti gli accordi di pace e le tregue da vent'anni in qua non hanno modificato questo stato di fatto.

Israele è un fiorente stato democratico, con un'economia basata sull'alta tecnologia, sul turismo, sull'agricoltura. Non ha alcun interesse a occupare Gaza o a fare la guerra. Non interviene sui suoi vicini, come si è visto nel caso della Siria – salvo che sia minacciata la sua esistenza e la sua pace.

Giudicare sulla guerra di Gaza significa semplicemente scegliere se si vuole che Israele viva o si desidera lasciarlo distruggere da un gruppo di terroristi islamici che vorrebbero farne qualcosa di simile a quel che oggi è la Libia o l'”emirato” delle Siria e dell'Iraq.

 

 

Inoltre, gli Stati Uniti non hanno più alleati in Medo Oriente, avendo abbandonato o offeso tutti gli stati arabi della regione. Se la Casa Bianca si fosse schierata apertamente con Israele ed Egitto, avrebbe inviato a Hamas un chiaro messaggio che la sua aggressione non sarebbe stata tollerata. In assenza di questo messaggio, Hamas si sente le mani libere.

Perché dovrebbe accettare quanto le viene offerto, un cessate il fuoco, quando ha in mano tutte le carte ? Non è interessata alle perdite di vite umane o alle distruzioni che ha imposto alla popolazione. Dopo tutto è Israele che viene accusata ed è sempre più isolata.

Hamas può permettersi di aspettare. Alle Nazioni Unite e all’Unione Europea Israele non ha alcun appoggio, eppure dovrebbero essere i naturali alleati dello Stato ebraico contro il terrorismo. Hamas può solo felicitarsi quando vede la Gran Bretagna che invece di combattere dichiara un embargo sulle armi per Israele, senza valutare quale parte ha dato inizio alla guerra.  Hamas non avrebbe mai sognato un successo internazionale così forte, mai avrebbe immaginato che l’Occidente avrebbe abbandonato Israele e permesso il riapparire dell’anti-semitismo.

 

Hamas è un movimento estremista islamico creato dallo Sceicco Yassin, un Fratello Musulmano, per distruggere Israele e costruire sulle rovine dello Stato ebraico uno stato islamico, pronto a combattere fino alla restaurazione del califfato in tutto il Medio Oriente. Combattere gli ebrei e Israele è uno dei principi base della Fratellanza Musulmana, che ha risvegliato le ostilità islamiche contro gli ebrei, trasformandole in una virulenta ideologia che si manifesta con attacchi e pogrom come nell’anteguerra, mandando volontari a combattere contro Israele come avvenne nel 1948.

Sfortunatamente l’Occidente oggi non reagisce quando vede Hamas sfruttare, per raggiungere i propri scopi, il problema palestinese con slogan nazionalisti. La cosa ha funzionato bene, tanto che i palestinesi hanno votato per Hamas nelle elezioni del 2005. Eppure Hamas non propone la creazione di uno stato indipendente, perché sarebbe un modo indiretto di riconoscere Israele.

Sostiene piuttosto di combattere l’ “occupazione”, una parola che comprende Tel Aviv e l’intera Israele.  Come non esitò ad espellere i rappresentanti del Fatah a Gaza dopo le elezioni, mentre centinaia venivano uccisi, gettati in strada dagli ultimi piani degli edifici, e ad altre centinaia sparavano alle gambe in modo da renderli storpi per tutta la vita. Nessuno ha sentito le proteste delle famiglie delle vittime, che non hanno chiesto risarcimenti, e nessuna organizzazione umanitaria occidentale è intervenuta in loro difesa.

 

 

   

 

L'ideologia di Hamas chiama alla distruzione di Israele e alla conquista di tutto il suo territorio, senza la possibilità di accordi o compromessi, come c'è scritto nel suo statuto. E' un'ideologia che esalta esplicitamente la morte, chiamandola “martirio”, fino alla pratica degli attentati suicidi. Ha dichiarato un alto suo dirigente in un video che si trova facilmente su Internet: “ Noi amiamo la morte per Allah. Hamas ama la morte come gli israeliani amano la vita. Oggi gli israeliani, stanno combattendo i soldati divini che amano la morte per Allah e il Martirio, come voi amate la vita."
Questo spiega il fatto sconvolgente che Hamas non difende la propria popolazione civile, come fa Israele, ma la usa come scudo umano per le proprie armi, esponendola alla sorte “felice” del martirio. Quando sistematicamente si sparano razzi, colpi di mortaio, fucilate da scuole, case affollate, asili, ospedali, come è stato abbondantemente documentato, è inevitabile che la reazione coinvolga dei civili.
Le morti di donne, bambini e altri civili durante la guerra di Gaza è una cosa terribile, ma bisogna capire che sono state volute e perfino progettate da Hamas, mentre Israele ha fatto tutto quel che poteva per evitarle, ben consapevole fra l'altro che sarebbero state usate contro di lui.

Israele ha sostenuto suo malgrado e vinto una guerra difensiva, condotta in maniera da offrire più volte una via d'uscita e da minimizzare le vittime civili. Ciò nonostante è stato violentemente demonizzato dall'opinione pubblica pacifista, che praticamente non si occupa delle vittime cento volte più numerose in Siria e Iraq, o in Libia o in Nigeria e Mali, dove gli islamisti sono all'attacco.
Bisogna interrogarsi sulle motivazioni profonde di questo atteggiamento unilaterale, ideologico, sordo a tutti gli argomenti e le prove, che ha incriminato insieme Israele ed ebrei d'Europa. La ragione di questa “mancanza di proporzionalità” è una sola: antisemitismo.

Israele è il paese che molti amano odiare, perché è il paese dove hanno costruito la loro patria gli ebrei che per duemila anni sono stati paria in Europa e nei paesi arabi, sottoposti ad angherie quotidiane e stragi frequenti. Anche se si presta talvolta un omaggio verbale alle vittime della Shoà, l'odio antisemita non è affatto morto. Solo che oggi si dirige con tutti i pretesti contro Israele, come a partire da settantacinque anni fa perseguitò a morte gli ebrei italiani ed europei.

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

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