Crea sito

 

 

Lettera aperta agli abitanti degli Stati Europei su Israele da parte degli ebrei

 

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

Cari Europei,

avete convocato i nostri Ambasciatori per rimproverarli di una delle cose più naturali al mondo per un popolo: abitare la propria terra.
Ma vi siete sbagliati. Non ci siamo insediati in “territori palestinesi occupati”. Questa è la nostra terra, l’unica patria del popolo ebraico. Non siamo tornati su queste terre a causa dei pogrom né tantomeno della Shoah: non vi abbiamo chiesto alcun favore, “a scapito dei palestinesi”, per farvi rimediare al passatempo di lunga data di sterminare, uccidere e disperdere gli ebrei.
Siamo tornati a casa perché questo era il nostro desiderio profondo da generazioni. Non abbiamo mai rinunciato al sogno del ritorno a Sion.
Ovunque nel mondo, gli ebrei hanno sempre pregato rivolti verso Gerusalemme. Tre volte al giorno, ogni giorno, ne hanno invocato il ritorno. Ogni volta che spezzavano il pane, ringraziavano Dio e non si dimenticavano di chiedere “misericordia per Sion” e “che Gerusalemme sia ricostruita”. Nel giorno più felice della loro vita, ogni sposo e ogni sposa hanno pronunciato il giuramento degli esuli di Sion “se ti dimentico, oh Gerusalemme, si paralizzi la mia mano destra”. Il calendario degli ebrei in esilio era regolato in base alle stagioni della Terra d’Israele. Il nostro popolo ha iniziato a tornare verso la propria terra in gruppi sempre più grandi già cento anni prima della fondazione del Movimento Sionista. E allo stesso tempo, la terra si è dimostrata fedele verso i propri figli: non ha mai accolto un’altra nazione.
Da quando fummo costretti all’esilio, qui non si è insediato nessun altro stato. Anzi, la maggior parte di questa terra, trascurata per secoli, è stata spesso attraversata da nomadi.


Dopo la distruzione del secondo Tempio, nel primo secolo dopo Cristo, molti ebrei rimasero nella Terra d’Israele, sopravvissero alla dominazione romano-bizantina fino a quando, nel VII secolo, i musulmani la occuparono, ponendo due alternative agli ebrei che l'abitavano: o conversione all’Islam o esilio.
Quelli che rimasero fedeli al Dio d’Israele, furono esiliati. Quelli che rimasero fedeli alla Terra d’Israele, si convertirono. Vissero come i marrani per una o due generazioni, poi si assimilarono del tutto.
Ironia della storia: gli arabi israeliani hanno in parte origini ebraiche. Gli altri arrivanono perlopiù quando noi iniziammo a ritornare a casa. Come gli immigrati musulmani da voi, anche nella terra d’Israele sono arrivati molti musulmani dai paesi della regione in cerca di lavoro. Molti di loro sono giunti con l’inizio del mandato britannico. Gli inglesi, infatti, da un lato impedivano agli ebrei di fare ritorno alla loro terra, dall’altro non controllavano il flusso migratorio degli arabi della regione, che invece continuavano a entrare senza alcun controllo.


A questo proposito va ricordato che, nel 1948 molti di questi abitanti abbandonarono la terra proprio spinti dai loro leader, a non tornare fino a che “non l’avessero fatta finita con gli ebrei”. L’ONU ha poi persino cambiato ad hoc la definizione di “profugo”, che, solo in questo contesto, diventava: chiunque avesse vissuto nella terra d’Israele fino a due anni prima del 1948.
In sostanza, solo nella prima metà del ventesimo secolo sono arrivati qui centinaia di migliaia di arabi, che esigono il “diritto al ritorno”.
Anche voi, cari Europei, siete complici di questa farsa.
Palestina è il nome che i romani diedero a quest’area nel secondo secolo dopo Cristo, con lo scopo ben preciso di cancellare il nome “Giudea” per spezzare il legame tra gli ebrei e la loro terra.
Gli arabi della zona adottarono con entusiasmo il nome romano, che ricordava i Filistei, la popolazione marittima che aveva invaso la terra di Canaan mille anni prima. Hanno anche fatto proprio lo stesso obiettivo dei romani, quello di cancellare il legame tra gli ebrei e la loro terra. Spesso anche a cancellarne le stesse vite, emulando il vostro passato. Voi pretendete di risolvere il conflitto tra noi e il mondo musulmano, ma non sapete come affrontare l’occupazione musulmana delle vostre città. Non è lontano il giorno in cui milioni di immigrati musulmani si solleveranno per reclamare parte della vostra terra: un’autonomia musulmana, una partizione della terra, oppure – se continuerete a non procreare – una presa di potere islamica democratica e politicamente corretta.
 

Cosa farete allora? Il vostro istinto di sopravvivenza si è spento già da tempo. Voi credete che, fiancheggiando le menzogne arabe, vi guadagnerete la quiete; che, sacrificandoci sull’altare dei vostri interessi a breve termine, sarete lasciati in pace.
E’ davvero così corta la vostra memoria? Siete davvero così sordi da non sentire la minaccia della folla nelle vostre strade? Avete confuso la vostra storia con la nostra. E’ vero che voi avete un passato colonialista, avete depredato terre non vostre, avete stabilito confini impossibili che hanno diviso territori tribali o unito gli opposti (si veda il caso della Siria e del Libano oppure l’Iraq), destinando intere regioni a una guerra perpetua.
E pensavate pure di sfruttare i malcapitati quanto più possibile. Noi invece siamo tornati a casa. Non siamo una potenza coloniale straniera, ma gli unici discendenti aventi diritto su questa terra.
Non siamo tornati a Tel Aviv, ma in particolare nelle zone dove è nato e si è consolidato il nostro popolo: Giudea, Samaria, Gerusalemme.
Conoscete la Bibbia ? E allora come si fa a considerare occupante chi abita la propria casa? Nonostante ciò, negli ultimi cento anni abbiamo tentato molte volte di raggiungere un compromesso con i nostri vicini. Dopotutto, siamo persone razionali. La nostra antica legge ci insegna che quando due persone afferrano un mantello e uno dice “è tutto mio” e l’altro dice “no,è tutto mio” – devono dividerlo.
Anche se non crediamo nell’affermazione araba “è tutto mio”. Questa terra non è mai stata loro; non contenti dell’enorme spazio abitato da musulmani intorno a noi, adesso pretendono la nostra piccola terra. Siamo comunque stati disponibili a giungere a un compromesso. Ma non è servito a nulla.
Lo scopo dichiarato dei nostri vicini non era creare uno stato indipendente, ma fare sparire gli ebrei dalla loro terra. Non hanno mai voluto mettere fine alla loro volontà di distruzione del nostro piccolo paese, nemmeno accettando i confini assurdi proposti da Ehud Olmert nel 2008. Figuriamoci con i confini delineati a Oslo dal team di sognatori del governo Rabin.

 

Caro amico non ebreo, non far finta di essere triste per l'ennesimo orribile atto contro Israele. Durerà poco l’ondata di solidarietà, tanto lo so. Dura sempre meno. La storia ce lo insegna. Da quando il giovane Stato d’Israele subì l’attacco di cinque eserciti e c’era la possibilità di finire a pezzi e gettati in mare, è stato sempre così. Qualche frase di circostanza – qualche volta nemmeno quella – e poi via con la vita normale.

 

Negli anni, non sono riusciti ad impietosirti gli attentati diretti agli adolescenti nelle discoteche, le bombe nei matrimoni. Non ti hanno scosso i corpi che saltavano in aria nelle pizzerie di Gerusalemme e nei caffè di Tel Aviv. Probabilmente nemmeno te li ricordi. Non ti hanno turbato le mamme che mettevano i figli su due autobus diversi per evitare che un kamikaze glieli portasse via tutti e due.

Non ti ha impietosito la morte di una neonata alla quale un cecchino ha sparato nella culla, e nemmeno quella di un’intera famiglia massacrata nel sangue nella notte, infanti compresi. Non ti ha fatto riflettere un giornalista americano sgozzato in diretta come un animale perché ebreo, gli spari ai bambini della scuola ebraica di Tolosa e quelli ai visitatori del museo ebraico di Bruxelles. Non hai avuto un tremore per le torture inflitte al giovane commesso Ilan, sequestrato in uno scantinato di Parigi e ucciso in modo atroce, anche lui perché ebreo.

Non hai memoria per la scia insanguinata che ha attraversato gli anni ’50, ’60, ’70, delle infinite stragi perpetrate ai danni degli israeliani per mano araba, una striscia di sangue che non si è mai arrestata. Strage di turisti davanti ai banchi dell’ELAL dell’aeroporto di Fiumicino, strage di atleti alle Olimpiadi di Monaco. Attentatori particolarmente solerti con i bambini come Stefano Tachè, romano di soli due anni ucciso da un commando terrorista o i disabili come Leon Klinghoffer, gettato in mare con tutta la sedia a rotelle.

 

Ti sei però appassionato ai carnefici, a quelli che hai tentato e tenti ancora di giustificare in tutti i modi. Sei innamorato di coloro che ti hanno truffato e ti truffano ancora. C’è un’industria in Palestina e tutto il Medio Oriente che lavora proprio per sfruttare questa tua debolezza: loro sanno che anziché cercare di capire e ricordare la storia, per te sarà più facile sospirare davanti alla foto di un bambino senza scarpe che a quella di un giovane militare di leva. Sono abili a nascondere che ricevono miliardi di dollari spesi in armi e stipendi alla leadership e zero in infrastrutture.

I dirigenti palestinesi lavorano con la complicità di occidentali bene addestrati per comprare la tua compiacenza, la tua compassione, perché questa li aiuterà a ricevere altri soldi. Soldi che gli occidentali gli regaleranno perché si sentono in colpa. E per comprarti useranno tutto quello che è in loro possesso, perché nella propaganda sono senza scrupoli così come nel terrorismo.

Usano foto false, immagini di altri conflitti e quando non hanno niente estorcono dichiarazioni false e fabbricano prove in laboratorio. Dimmi: hai mai visto la foto di una neonata israeliana sgozzata? E sai perché no? Perché per Israele la vita è sacra. E una battaglia mediatica non può valere la profanazione di un innocente. Nemmeno quando è tutto vero.

 


 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org