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I media e l'autodifesa di Israele

 

 

Premessa: tratto da qui, qui e qui Nel disegno c'è scritto "Ma come osi difenderti ?"

 

Cari amici, esiste forse la banalità del male, di cui parlava Hannah Arendt: gerarchi nazisti che imperturbabili facevano il loro lavoro di morte convinti solo di fare il loro dovere. Ma gratta gratta dall'analisi dei documenti e delle biografie viene fuori che non è vero, che gli Eichmann e i Goering erano fanatici antisemiti da sempre, non funzionari robotizzati.

Il dovere non c'entrava niente, o almeno non era la prima molla che li muoveva a organizzare campi di sterminio perfettamente funzionati: erano entrati nelle SS e avevano fatto carriera esattamente al fine di poter usare la loro teutonica precisione proprio per ammazzare gli ebrei e non per produrre più acciaio o più grano per ettaro, o magari per liberarli, se fosse stato loro ordinato. Il funzionario era la maschera, la volontà era ben altrimenti motivata.

E forse esiste – scusate l'accostamento che non è un paragone ma per spiegare ci sta – anche la banalità della cattiva informazione, quella che noi ci sforziamo di denunciare giorno dopo giorno: giornalisti ostinati che ripetono tutti i giorni le stesse cose come se fossero vere, che riprendono pari pari la propaganda palestinese; che per esempio se l'esercito israeliano spara contro terroristi che stanno lanciando missili su scuole, case e fattorie, chiama l'azione “strage di palestinesi” come se fosse una botta di sadismo israeliano.

Tutti i giorni, articolo dopo articolo, senza mai farsi prendere dalla tentazione di capire come stanno le cose davvero, di uscire per un attimo dalla logica della propaganda. Forse è così, all'”Unità” e al “Manifesto”, ma anche al “Sole” e al “Messaggero” e in tanti altri giornali assumono solo solerti funzionari dell'informazione che credono di fare il loro dovere allestendo ogni santo giorno il loro volantino di propaganda.

O forse no, forse vi sono anche qui delle persone che hanno scelto di occuparsi di “palestinesi” perché le loro idee su Israele e li ebrei ce l'hanno e possono esprimerle facendo contenti anche direttori e padroni con il loro impegno umanitario – diciamo così. Non sto dicendo che hanno le idee di Eichmann, per carità; solo che la loro precisione propagandistica nasconde una partecipazione, una militanza, un io combattente, perfino un piacere della lotta.

Certo che di fronte ai titoli sui loro giornali di ieri che parlano tutti di strage di palestinesi (“L'Unità” addirittura di strage di civili, anche se nel corpo dell'articolo si dice che si tratta di “militanti” - non terroristi, no: militanti – dei “comitati di resistenza popolare”, succursale di Hamas), il dubbio se ci sono o ci fanno si impone. Scusate, signori giornalisti della banalità dell'informazione mediorientale, le “vittime” di cui lamentate la “strage” stavano giocando alla guerra o no?

Voi la chiamate “Resistenza” insultando senza saperlo i partigiani italiani, io la chiamo terrorismo - visto che ammazzare neonati, sparare razzi e colpi di mortaio su scuolabus e su abitazioni, senza mirare ad altro che ad ammazzare civili, non è Resistenza, ma terrorismo vigliacco. Comunque stavano compiendo atti di guerra, sparando con armi militari, si definiscono combattenti, quando capita fanno anche grottesche parate col passo dell'oca e il volto coperto da passamontagna. Be', il minimo che gli può capitare è che il loro nemico risponda, no? O

 forse secondo voi, cari funzionari del giornalismo politicamente corretto, loro hanno diritto di sparare ma chi si prende i razzi in testa e gli attentati agli autobus e tutto il resto non ha diritto di rispondere? Come in quella famosa battuta: “stai fermo, non ti muovere, che ti devo menare!”.

 

Israele ha il diritto e il dovere di garantire la sicurezza dei propri cittadini. Uno Stato quando viene attaccato si difende, non è ben chiaro per quale motivo Israele dovrebbe fare eccezione.

Colpire terroristi e impedire loro di compiere stragi di civili innocenti rientra nei criteri della legalità internazionale. Da anni, ogni giorno, piovono sulle città Israeliane missili, colpi di mortaio, razzi Katiuschia, senza contare i colpi dei cecchini e gli attentati, ed è allucinante che non esista una rivolta nel mondo che urli ai palestinesi che basta, che è troppo, che una nazione sovrana, libera, democratica e civile non può essere prigioniera del terrorismo dei propri vicini.

 

Non esiste Stato che potrebbe tollerare la situazione che vive Israele senza reagire, senza difendersi. Questa è la situazione in Israele, e non da oggi: un paese circondato da nemici che non conoscono limiti all'odio, bombardato, ricattato dalla massima potenza mondiale per ragioni di politica interna, vergognosamente boicottato dall'Unione Europea. E che pure vive, prospera, produce, inventa, è pieno di gioia e di libertà.

 

Una postilla finale: "I leader Alleati sapevano della Shoah. Sapevano esattamente che cosa stava succedendo nei campi di sterminio. Avrebbero dovuto agire, ma non lo fecero. Per noi ebrei la lezione è chiara: non dobbiamo essere compiacenti di fronte alle minacce di sterminio. Non dobbiamo nascondere la testa sotto la sabbia e permettere agli altri di decidere per noi. Non saremo mai più deboli". Bibi Netanyahu al Blocco 27 ad Auschwitz (13/06/2013).

 

 

Facciamo un piccolo esperimento mentale. Nel corso di un attacco israeliano contro postazioni di Hamas muoiono tre adolescenti palestinesi. Può succedere, anche perché i miliziani (chiamiamoli così…) di Hamas amano piazzare le loro postazioni nelle vicinanze di scuole, asili ed ospedali per scoraggiare la risposta israeliana ai loro attacchi.

Cosa succederebbe se in un simile, deprecabile, caso qualcuno parlasse dei tre adolescenti palestinesi come di tre “giovani estremisti islamici”? Le grida degli occidentali politicamente corretti raggiungerebbero il cielo, con tutta probabilità. Invece, quando i tre ragazzi israeliani sono stati rapiti moltissimi hanno parlato di tre “ragazzi ultraortodossi”. Non che si giustificasse il rapimento, però… tre adolescenti “ultra ortodossi”, se lo dovevano aspettare in fondo, vero?
Per gli occidentali “buoni” gli islamici hanno diritto alla loro cultura, anche quando questa è condita di lapidazioni, pena di morte per gli apostati ed infibulazioni. Gli israeliani no, loro non possono essere ultra ortodossi, e se proprio lo vogliono essere… beh, stiano attenti…

 

E parlano spesso di “coloni israeliani” i nostri media. Chi sono i cosiddetti “coloni israeliani”? Persone che cacciano i “palestinesi” dalle loro terre? Che li privano delle loro case? NO. Si tratta di normalissimi esseri umani che vivono in zone che i “palestinesi” rivendicano come proprie. In realtà tutto il territorio di Israele è rivendicato dai “palestinesi”, tutti gli israeliani sarebbero “coloni”.

Non entriamo nel merito di queste rivendicazioni, ammettiamo pure che quei territori spettino ai “palestinesi”. Questa è una buona ragione per definire “coloni”, quindi “invasori”, “aggressori” gli israeliani che li abitano? I nostri media definiscono forse “coloni” i “migranti” che arrivano tutti i giorni sulle nostre coste? Le case popolari, costruite a spese dei contribuenti italiani, che generosamente vengono assegnate ai “migranti” sono forse definite “insediamenti coloniali”? Per i “palestinesi” un israeliano non può vivere accanto a loro, se lo fa è un “colono”, uno che si può benissimo rapire ed ammazzare.

Loro però possono benissimo vivere fra noi, anche se nessuno li ha invitati a venire, anche se si tratta di immigrati clandestini, anche se detestano la nostra civiltà. Costruire una sinagoga nei territori contesi è “colonialismo”, costruire una moschea a Roma o Tel Aviv “multiculturalismo”. Interessante.

 

“Trovati i corpi dei tre ragazzi rapiti. Israele vuole vendetta”. Scrivono molti giornali. Che cattivi questi israeliani, come sono vendicativi! Hamas è una organizzazione terroristica che si prefigge esplicitamente lo scopo di distruggere lo stato di Israele. Non si tratta di rivendicazioni territoriali, di contese di confine, o di controversie relative al controllo di fonti di materie prime, come fanno finta di credere gli occidentali “buoni”.

L’articolo sette dello statuto di Hamas è a questo proposito chiarissimo:

“Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un sacro deposito (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. Nessuno Stato arabo, né tutti gli Stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i re e presidenti messi insieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite hanno il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell’islam sino al giorno del giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto di tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio? Questa è la regola nella legge islamica (shari’a), e la stessa regola si applica a ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani la hanno consacrata per tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio.

 

Non si può accusare Hamas di nascondere i propri obiettivi, si può solo fingere di ignorarli. E non si tratta solo di parole. Alle parole seguono i fatti: gli attentati, i rapimenti, i missili che quotidianamente cadono su Israele. Non fanno molte vittime questi missili, è vero: gli israeliani hanno imparato a neutralizzarne in parte gli effetti. Ed anche di questo vengono accusati dagli occidentali “buoni”. Loro sono pronti a versare qualche lacrimuccia sul cadavere di qualche ebreo assassinato, e ad accendere un lumino e a fare un minutino di silenzio. Ma se gli ebrei si difendono, ribattono colpo su colpo, distruggono le postazioni da cui partono i missili di Hammas, eliminano i caporioni che organizzano attentati, rapimenti ed omicidi, allora i dolci pacifisti strillano: “Israele vuole la vendetta”! “No, no alla vendetta, no all’escalation! Pace! Dialogo! Amore!”

 

Colpire militarmente Hamas non è vendetta, sarebbe giustizia, semmai; ma è, prima di ogni altra cosa, legittima difesa. Indebolire i terroristi vuol dire render loro più difficile continuare a colpire. Non reagire alle loro aggressioni vuol dire incoraggiarli, renderli più audaci e pericolosi. Questo gli israeliani lo sanno benissimo.

Gli occidentali “buoni” fanno finta di non saperlo. La loro ipocrisia diventa ogni giorno più insopportabile.

 

 

Quella agghiacciante ipocrisia contro il diritto di difendersi di Israele

 

 

Premessa: tratto da qui

 

“Non esiste altro stato al mondo che fornisca al nemico con il quale è in guerra elettricità, benzina, cibo, cure in ospedale”, è la dichiarazione di ieri all’Onu dell'ambasciatore di Israele Ron Prosor.
Questa affermazione fa riflettere.
Mentre il mondo resta indifferente ai massacri, guerre civili, tribali che sconvolgono gli stati arabo-musulmani, producendo centinaia di migliaia di vittime e l’uso di armi di sterminio di massa, non faccio l’elenco degli stati coinvolti, sarebbe troppo lungo, non abbiamo assistito a nessuna manifestazione non dico di solidarietà e di protesta, ma nemmeno a qualche presa di posizione delle stesse comunità musulmane in Europa e nel mondo occidentale.
Sono affari loro, è la morale che se ne ricava.


Ma se di mezzo c’è Israele, tutto il mondo si indigna per un’azione difensiva, ripeto difensiva, che qualunque altro stato avrebbe già preso da molto tempo. Il fatto che per l’islam Israele non abbia il diritto di vivere sulla sua terra, è un fatto importanza zero, non interessa, visto che non viene mai citato. Conta solo il suo ' potente esercito, portatore di stragi fra la gente di Gaza ', nessun media che ricordi l’obiettivo di Hamas, la distruzione dello stato ebraico.
Israele è un paese moderno, democratico, che ama la pace e detesta la guerra, se non fosse stato aggredito 5 volte con altrettante guerre dagli stati islamici della regione, avrebbe ancora quei confini che l’Onu gli aveva concesso nel novembre 1947. E’ vero, erano indifendibili, per questo gli stati arabi ci hanno provato 5 volte a cancellarlo dalla carta geografica.

Ma Israele quelle guerre le ha vinte, e come succede sempre in questi casi il primo obiettivo da consolidare erano dei confini che consentissero a Israele di difendersi. E’questo l’Israele dal potente esercito, forzatamente obbligato a investire nella difesa quanto potrebbe invece dedicare al progresso, alla modernità, come – miracolosamente – riesce comunque a fare, a beneficio di tutta l’umanità.


Ritorno alla affermazione iniziale dell’ambasciatore di Israele all’Onu, e se Israele si comportasse con il proprio nemico come fanno tutti gli altri stati ?

Perché Tsahal ha regole morali di comportamento che nessun altro esercito possiede ?

Perché non agisce come uno stato islamico, visto che massacri e stragi nel nome dell’Islam non suscitano reazioni in tutto il mondo ?

Quando mai è esistito uno stato che attaccato con razzi e missili, atti di terrorismo alla popolazione civile, sopporta per almeno quasi 70 anni, sempre nella speranza che il nemico si convinca che è meglio vivere in pace ?

Isoli Hamas, faccia come un normale stato islamico, ne distrugga tutte le infrastrutture militari senza alcun riguardo per la popolazione civile, invece di avvisare quando un obiettivo militare di Hamas piazzato fra strutture civili sta per essere colpito. Allora sì, potremo fare il paragone tra il silenzio che ottunde e allontana da qualsiasi interesse ciò che avviene nel mondo arabo-musulmano e le reazioni – che continuiamo a definire incomprensibili – colme di odio contro Israele e dense di partecipazione con Hamas.


Per evitare la più che giusta accusa di antisemitismo dovranno comportarsi come scelgono di fare nei casi di guerre civili,stragi, nelle quali Israele è assente. Dovranno dire ‘affari loro’, e voltare lo sguardo altrove.
 

Israele non farà questa scelta, è ovvio, e pagherà un prezzo altissimo per essere un paese che mai accetterà gli standard criminali di altri stati, e sempre cercherà di contrastare l’ipocrisia occidentale, che invoca la pace infischiandosi se il prezzo da pagare toccherà a Israele.
Come scrive oggi Ugo Volli, Israele non ha altra scelta che vincere. Se vuole sopravvivere.
Hamas ha dichiarato che continuerà a sorprendere gli israeliani militarmente, perché non sono in grado di sopportare perdite umane. C’è del vero, in questo cinismo, gli israeliani amano la vita, non la morte, ma anche un grande errore di valutazione. Hamas, oltre a essere una organizzazione terrorista, dimostra una grande ignoranza storica. Studi la storia del popolo ebraico, si renderà conto della qualità della stoffa.

 

 

 

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

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