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I media vi raccontano una realtà sul conflitto arabo-israeliano che non esiste

 

 

«Abbiamo visto una stampa indecente riscaldarsi, intenta a battere moneta con nocive curiosità e corrompere l’opinione pubblica per vendere i denigranti articoli dei suoi scribacchini; quella stessa stampa che non trova più lettori quando la nazione è calma, sana e forte. Sono… i giornali che si prostituiscono e adescano i passanti con i loro titoli a caratteri cubitali con la promessa di orge... Abbiamo visto… i giornali popolari da un soldo che si rivolgono alla massa e ne formano l’opinione, stimolare passioni nefaste, condurre rabbiosamente una campagna settaria, uccidendo nel nostro caro popolo… ogni generosità, ogni desiderio di verità e di giustizia. Voglio credere alla loro buona fede. Ma che tristezza di fronte a questi cervelli di polemisti invecchiati, di agitatori folli, di patrioti meschini, che improvvisandosi trascinatori di uomini commettono il crimine peggiore, offuscando la coscienza pubblica e sviando un intero popolo! Questa impresa è tanto più spregevole quando è condotta da certi giornali con bassezza di mezzi e l’abitudine alla menzogna, alla diffamazione e alla delazione che rimarranno l’onta più grande della nostra epoca». Emile Zola, pubblicato sul quotidiano parigino Le Figaro il 5 dicembre 1897

 

Come ha scritto Aldo Grasso sul Corriere della Sera, quante "Pallywood" su Israele! È la fusione dei termini "Palestina" e "Hollywood" e vuol dire che la propaganda palestinese usa ogni mezzo per manipolare i media a proprio favore ella viva speranza che israeliani e palestinesi trovino presto una forma di convivenza, che le parti arrivino a una «soluzione permanente» della questione Gaza con mezzi diplomatici, è doveroso constatare come la strategia di Hamas trovi terreno fertile nella disinformazione. La forma più elementare consiste, per esempio, nel saltare sempre le premesse.

È solo Israele che reprime i palestinesi nella Striscia o questa situazione è frutto della determinazione di molti Stati arabi nel tenere Israele sotto scacco? Si può parlare di volontà di pace quando Hamas non vuole solo uno Stato palestinese, come sarebbe giusto, ma vuole la cancellazione dello Stato di Israele? La compassione per le vittime deve fare velo sulla sopravvivenza dell'unico Stato democratico in quella terra? Facile per molta parte dell'informazione saltare queste premesse, dimenticare la situazione dei Fratelli Musulmani in Egitto, della minaccia atomica iraniana, della convulsa situazione in Libano, della rivolta guidata da Al Qaeda in Siria, trascurare la dinamica di quest'ultimo conflitto (i razzi sono partiti da Gaza e sono tanti, ogni giorno).

Non fa scandalo e non si approfondisce il fatto che l'Iran rifornisca Hamas di missili a lunga gittata, come se non fosse colpa di nessuno. Ma c'è una nuova forma manipolatoria che è già stata battezzata in America con il termine "Pallywood", un neologismo composto dalla fusione di due parole, Palestina e Hollywood, a significare "la manipolazione dei media, la loro distorsione e la completa truffa da parte dei palestinesi col fine di vincere la guerra mediatica e della propaganda contro Israele".

Gli esempi si sprecano, e sono tutti ampiamente verificabili: immagini di bambini insanguinati sui lettini d'ospedale, o addirittura morti, prese dal conflitto in Siria e spacciate come testimonianze del bombardamento su Gaza; immagini di palestinesi che scavano fra le macerie in cerca di bimbi, peccato che quegli uomini portino la kippah, il copricapo usato dagli ebrei; spreco di immagini con scritte false. Giorni fa circolava questa notizia: la responsabilità delle stragi nella Striscia di Gaza è dell'emiro del Qatar, il padrone di Al Jazeera.

Sarebbe andato in visita a Gaza non per solidarietà, ma per fornire i collaborazionisti di Israele di materiale tecnologico per facilitare l'esercito israeliano nella sua opera distruttiva. Naturalmente questo materiale sui social network viene diffuso in maniera acritica, alimentando ogni tipo di odio razziale. Ha ragione Pierluigi Battista: «Non è accettabile che sia divulgata una rappresentazione degli eventi drammatici di questi giorni come il frutto della solita smania militarista di Israele». Bisogna lavorare alla pace, ma seriamente, senza infingimenti o manipolazioni.
 

Si tratta di uno dei principali problemi dell'informazione moderna, cioè i media raccontano alle persone una realtà sul conflitto arabo-israeliano che non esiste, il tutto perché creando ed appoggiando il mito di "Davide contro Golia" è possibile vendere molto più facilmente e si asseconda il pensiero dominante. Senza contare che la maggior parte dei giornalisti, all'atto di fatti documentati, non danno mai una notizia che va contro le loro convinzioni (o le convinzioni di chi li paga), non cercano di raccontare le cose come stanno, ma come pensano dovrebbero essere viste. Tutto ciò si traduce in una vera e propria propaganda disinformativa di massa contro Israele e gli ebrei, con gravissime conseguenze facilmente prevedibili.

Per farla breve, il giornalismo attuale si basa su criteri di notiziabilità che implicano il dover parlar male di Israele e di dover fare propaganda a favore dei palestinesi, a costo di dover raccontare bugie, anche se si scrive su prestigiosi quotidiani.

Ed è qualcosa che va perfino oltre quell'industria mediatica che è stata definita negli ultimi anni come "pallywood" e che niente ha da invidiare alla diffamazione e alle prediche contro gli ebrei condotte nei secoli passati.

Quel che accade oggi contro Israele e gli ebrei non è un semplice conflitto politico, che si può razionalmente risolvere, ma un tentativo di negazione morale e politico, di sottrazione dei diritti, di disumanizzazione. È la prosecuzione della Shoà con altri mezzi, un'aggressione alla vita e all'identità, un progetto genocida. Tutto ben documentato.

Quelli che seguono sono degli esempi che dimostrano molto bene questa situazione, i media hanno inventato una fiction anti-israele molto pericolosa, dato che viene spacciata per realtà.

Quello che accade è che il metodo fazioso e manipolatore per distorcere la notizia e disinformare, utilizzato dal giornalista italiano, ha l’obiettivo evidente di delegittimare lo Stato d’Israele, mediante menzogne e omissioni, con l’intento di istigazione all’odio contro gli Israeliani i lettori.

I casi di disinformazione contro Israele sono anche un laboratorio perfetto per studiare come in una democrazia di massa il populismo dei mass media, il potere arrogante dell’intrigo, un’opinione pubblica pigra e rassegnata a certe accuse investano persone perbene, umiliandole, lordandole con calunnie, falsità, razzismo, bugie.

 

C'è da trovarsi sommersi dal materiale che dimostra questo orientamento anti israeliano e filoarabo "a prescindere", questa indifferenza ai diritti umani e alla democrazia che è caratteristico del terzomondismo.

Non so a voi, ma a noi è spesso capitato di chiederci: ma ci fanno o ci sono? La trasformazione del giornalismo in propaganda che vale sistematicamente per le cronache dal Medio Oriente (non solo per queste, naturalmente) e coinvolge massicciamente i "grandi giornali" come "New York Times", "Le Monde", "El Pais", "The Guardian", e nel nostro piccolo anche buona parte della stampa italiana a partire da "Repubblica", è solo frutto di ideologia "progressista" e terzomondista, inquinata nel profondo da contaminazioni antisemite, o è anche frutto di accordi, complicità consapevole con i regimi arabi?
Naturalmente è difficile trovare una risposta, perché di solito queste tracce sono nascoste.

 

Nessuno stato indipendente in tutto il mondo avrebbe tollerato raffiche di razzi e mortai ogni giorno. Eppure Israele è stato condizionato ad assorbire tutto ciò per circa un decennio e anche questa è una manovra psicologica da parte degli arabi palestinesi. Condizionare il tuo nemico. Fargli sapere: questa è la situazione e non c’è niente che tu possa fare, perché noi controlliamo la simpatia dei media.

 

Come evidenziato qui, uno studio fatto con tutti i crismi della ricerca scientifica e pubblicata su una buona rivista accademica mostra che "la copertura della Reuters sul conflitto mediorientale è sistematicamente contaminato dalla propaganda e spinge i lettori a stare dalla parte araba e palestinese contro Israele".
Lo ha condotto un ricercatore americano, Henry Silverman, che ha identificato in un campione di notizie sul sito web di Reuters oltre un migliaio di palesi violazioni delle regole dell'informazione e ha mostrato empiricamente che le notizie, pubblicate in quel modo, avevano l'effetto di influenzare nel senso desiderato, un gruppo di lettura costituito appositamente. Se volete un riassunto della ricerca lo trovate qui (http://www.prweb.com/releases/2011/12/prweb9016351.htm). Se preferite leggere il testo intero del saggio di Silverman, lo potete consultare qui (http://sites.roosevelt.edu/hsilverman/files/2011/11/Reuters-article-JABR.pdf).

Noi abbiamo sempre denunciato questa deformazione sistematica della realtà nei giornali italiani, attribuendola alla pressione dell'ideologia anti-israeliana e a volte antisemita.
Ma il giornalismo italiano è tutto ideologico, ed è complessivamente disabituato a dare le notizie in maniera onesta, senza deformarle o trarne una morale nel senso desiderato dal suo direttore o dai suoi editori.
Il fatto che la stessa deformazione si riscontri in una fonte anglosassone e per di più non in un giornale dedicato al pubblico, ma in un'agenzia di stampa dedicata ai giornalisti, che dovrebbe servire loro in forma neutra i fatti, in modo che essi poi li possano interpretare come credono, è particolarmente grave. Contro Israele è in atto un vero e proprio assedio politico e mediatico. I giornali, e come si è dimostrato adesso anche le agenzie di stampa, non sono testimoni ma protagonisti e combattenti di questo assedio.

 

Che dire? è una desolazione, un odio senza pari, una mancanza di etica giornalistica che dovrebbe scandalizzare i più e invece passa inosservata perché si sa che Israele è sempre colpevole.

Davvero non è cambiato nulla nell'odio e nella disinformazione contro gli ebrei che sono stati messi in pratica per secoli, l'Occidente ha solo cambiato il loro nominativo per poter sfogare il suo antisemitismo indisturbato, in sostanza è accaduto semplicemente che gli "ebrei" nel frattempo sono diventati israeliani (ma per la propaganda araba restano "ebrei", "figli di scimmie e maiali").

 

Si è creato così, anche in Europa, un pensiero dominante ostile ad Israele ed agli ebrei, completamente immotivato dai fatti reali, ma piuttosto motivato da logiche ben poco nobili, che a volte vanno oltre la necessità di vendere storie e l'incapacità di verificare quello che si pubblica.

Ad esempio, la visione europea è perversamente cambiata nel momento in cui gli ebrei hanno smesso di essere vittime perseguitate, come ben riassunto qui.

Senza consultarci, gli Ebrei hanno riscritto lo scenario in cui li avevamo confinati e ciò li ha deprivati del diritto di chiedere compensazione per il passato. Gli Ebrei hanno riscritto il destino del loro popolo con Sionismo, che ha portato alla creazione di uno stato, Israele, e questo non li rende più destinatari né di solidarietà né di compassione nè di imitazione. Poiché non hanno più il vestito di vittima devono per forza avere il vestito dell'oppressore.

Questo improvviso cambio di ruolo storico è il frutto di un processo intellettuale di "giudeizzazione dell'arabo", che eleva l'Islam a "religione degli oppressi" e arriva a delegittimare Ebrei e Israele insieme attraverso la "nazificazione del Sionismo".

In un tempo in cui il modello di stato-nazione ancora è rimesso in discussione, senza particolari tentativi né sforzi per trovare un modello alternativo che non abbracci una qualche forma di sospetto cosmopolitismo, la riformazione nazionale della coscienza ebraica attraverso il Sionismo è insopportabile agli occhi europei proprio perché prodotto di una cultura europea.

Bruckner sostiene che agli occhi dell'Europa gli ebrei hanno perso qualsiasi diritto alla compassione perché hanno inseguito con una certa pervicacia il sogno di divenire una nazione, lasciando alle spalle il mito dell'ebreo errante che avrebbe potuto forse in questa fase storica accendere il lume della compassione nelle cattedrali intellettuali europee. L'ultimo libro di Howard Jacobson, "L'enigma di Finkler", racconta con un amaro umore le vicende di quegli unici ebrei che sono considerati buoni, ossia quelli con keffiya e contro il Sionismo. Ma dunque, chi ha preso il posto degli ebrei? Certamente gli arabi e l'Islam.
Non solo è una questione generale di considerazione intellettuale, bensì anche una questione di lingua e immagini: Gaza è Auschwitz, la Palestina è un territorio di bantustan, Israele adotta leggi razziali ecc. ecc. Lo scenario dipinto è quello dell'Europa anni '30, con gli arabi che giocano il ruolo degli ebrei, e gli ebrei che giocano il ruolo dei nazisti. Questo è ciò che la disinformazione odierna vuol far passare.

 

Chi segue l'informazione sul Medio Oriente sa che la fabbrica delle bugie è sempre in produzione dalle parti di Ramallah e dintorni. Il motto di Joseph Goebbels “una bugia ripetuta mille volte diventa vera” potrebbe essere iscritto sulle bandiere di Fatah e Hamas, anche se a dire il vero loro preferiscono metterci delle belle armi da fuoco, tanto per chiarire il loro carattere pacifico.
Ma Ramallah (e dintorni), compreso Gaza, è solo una fabbrica di semilavorati. A perfezionare le bugie grezze che vi si producono, a dar loro una confezione moderna e accattivante, a venderle al pubblico ci pensano i laboratori più moderni dei media occidentali, tanto vecchi come i giornali ,come nuovi come siti, blog e pagine facebook.

Questa gente, i media e gli arabi sanno che essere contro Israele vende bene, che il sentimento antisemita diffuso fa sì che una campagna contro lo Stato ebraico ottenga comunque consenso (e sottoscrizioni). E questo è l'ultimo fatto da tener presente pensando alla fabbrica delle bugie.
Perché se le bugie grezze che si producono sotto il controllo dell'Anp non venderebbero senza l'elaborazione di stabilimenti più globali nei vecchi e nei nuovi media, anche questi ultimi non venderebbero senza una propensione del loro pubblico a comprare quelle bugie piuttosto che altre (o magari delle verità come quelle che si dovrebbero dire sulla Cina e sull'Iran e sull'Arabia Saudita e su...). Questo sentimento c'è e si chiama antisemitismo. Il problema vero è questo, la domanda di menzogne su Israele è più preoccupante dell'offerta.
 

La propaganda dei media contro gli ebrei ed Israele non è l'unica in Occidente, ma vi si affianca la propaganda dei cosiddetti odiatori, cioè di persone che diffondono odio contro questi bersagli e che incredibilmente ottengono un certo successo. Col passare degli anni hanno messo a punto tecniche sempre più efficaci che consentono di ottenere l'appoggio della gente molto facilmente e riescono facilmente a clonarsi creando nuovi odiatori tra i loro seguaci.

Lo scopo è sempre lo stesso, appoggiare e diffondere la parte peggiore della propaganda palestinese, la quale intanto sta raggiungendo la perfezione assoluta. Sono talmente bravi e preparati da tenere il mondo in mano, tutto funziona a modo loro, tutto si muove a seconda dei loro ordini, sono maestri di odio e di frottole, sono professori nell'arte dell'inganno, sono abilissimi ma tutto questo gli è enormemente facilitato dall'odio profondo dell'occidente verso gli ebrei e lo stato ebraico.
Raccontare frottole e fare le vittime gli è estremamente semplice, come è stato semplice raccogliere 6 milioni di ebrei in tutta Europa e portarli a morire facendoli viaggiare in mezzo a folle che li guardavano indifferenti o che, soddisfatti, facevano il gesto del coltello che sgozza.

Si, è facile per questi criminali perché il mondo finge di non sapere molte cose su Israele, come ad esempio che:
1. Nessun ebreo può vivere nell'Autorità palestinese.
2. Chiunque trovato a vendere terra agli ebrei viene ucciso senza processo.
3. Gli arabi israeliani hanno tutti i diritti, gli ebrei che sconfinano nei territori vengono linciati e uccisi.
e anche se lo sa non gliene potrebbe fregar di meno.

Diffamare Israele, delegittimarlo è lo sport che viene meglio agli odiatori.
E allora come la mettiamo? Non la mettiamo perché questi qua hanno il mondo dalla loro parte, qualsiasi cosa gli si dica per contrastarli cade nel vuoto e nel sarcasmo. Agli odiatori le sceneggiate e la propaganda di tanti anni sommate all'ostilità occidentale e alla necessità di farsi amici gli arabi hanno procurato le simpatie del mondo intero. I beoti italiani ci cascano sempre, ben felici di avere un altro motivo per odiare Israele.

 

 

Bisogna quindi combattere la guerra della disinformazione. Non bisogna illudersi di poter condizionare direttamente l'azione dei governi, o conquistare la maggioranza dell'opinione pubblica. Ma rompere l'unanimità, il luogo comune della condanna di Israele sì, far circolare l'informazione che manca, esporre i dati e i fatti che sono nascosti, smentire le calunnie: questo sì, è possibile e necessario. Dunque non bisogna starsene zitti e lasciare che la propaganda islamista (o comunista o neonazista, sono molto simili) dipinga Israele come l'origine di tutti i mali del mondo e diffonda falsità sul suo conto. Tacere oggi, non partecipare alla guerra dell'informazione sarebbe peggio di un peccato, sarebbe un errore.

 

 

E questo è solo un piccolissimo esempio delle inesattezze, i pregiudizi, lo schieramento della stampa italiana a favore delle dittature arabe e islamiste:  Esempi di disinformazione su Israele da parte dei media

 

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org