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Perché i media rispettano la linea di comportamento imposta da Hamas?

 

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

Hamas è una organizzazione terroristica sanguinaria dedita alla distruzione di Israele e degli ebrei in nome della volontà di Allah, come hanno scritto anche nel loro statuto e come dimostrano ripetutamente attaccando i civili israeliani. La lista dei suoi crimini è lunghissima ed è dedita anche a schiavizzare, derubare ed opprimere con la forza gli stessi palestinesi, spesso sacrificandoli come scudi umani.

La guerra che combatte Hamas non è solo fatta con le armi, come i missili lanciati a migliaia sulle città israeliane o i tanti tunnel costruiti per entrare in Israele e compiere stragi, ma viene condotta anche una guerra mediatica dove l'obiettivo è far schierare dalla propria parte i media, magari sfruttando i morti palestinesi che essi stessi provocano ad esempio con gli scudi umani. Risultato? Alla fine i media si schierano con i cattivi, cioè con i terroristi sanguinari, e li aiutano nella loro guerra di propaganda.

 

E Hamas è così soddisfatto del servizio reso dai media che rispettano alla lettera questo vademecum di comportamento:

- Mettere in risalto molto di più le nostre sofferenze di quelle di chiunque altro. I nigeriani, per esempio, devono morire in quantità ben maggiore prima che ne prendiate solamente nota, quindi siamo molto contenti che apprezziate maggiormente le nostre, di vite.

- Ridurre al minimo le notizie, se e quando le forniate, su quegli attacchi da parte nostra che provocano le risposte militari di Israele, di solito fornendo anche così poco contesto da portare il vostro pubblico a pensare che gli israeliani uccidano i palestinesi per puro divertimento. Siamo particolarmente grati ai media francesi per questo. Le loro distorsioni del conflitto sono così unilaterali da incitare i musulmani in tutta la Francia ad attaccare gli ebrei e le sinagoghe, cosa benvenuta nella nostra antisemita concezione del mondo (anche se, purtroppo, tali attacchi ricordano a tutti quel sia il motivo per cui gli ebrei hanno davvero bisogno di un proprio stato).

- Enfatizzare il numero delle nostre vittime civili, senza mai spiegare che (1) i nostri report sulle vittime sono frettolosi e gonfiati, e (2) noi massimizziamo quel totale utilizzando i palestinesi per proteggere le nostre armi e esortandoli a rimanere nelle stesse esatte aree che l’IDF – nel suo fastidioso sforzo per ridurre al minimo le nostre vittime civili – avvisa i Gazawi di sgombrare.

- Non menzionare mai il fatto che se fossimo in grado di uccidere gli israeliani a milioni, noi lo faremmo (dopo tutto, il nostro statuto invoca la distruzione di Israele). Proprio come i dirottatori dell’11/9 hanno fatto del loro meglio ma avrebbero voluto uccidere molti più americani (per esempio, con l’aiuto di armi di distruzione di massa), anche a noi piacerebbe uccidere molti più israeliani. Infatti, abbiamo volutamente mirato a un reattore nucleare di Israele in diverse occasioni, esattamente con quell’obiettivo in mente. Per fortuna non evidenziate mai l’intento genocida dietro i nostri attacchi quando parlate della risposta “sproporzionata” di Israele.

- Non chiamarci mai jihadisti anche se perseguitiamo i cristiani (come fa ISIS, che ha appena costretto i cristiani di Mosul a convertirsi all’Islam). La conversione forzata, l’espulsione o uccisione di cristiani e di altre minoranze religiose da parte degli islamisti sono avvenute per più di un millennio, come assiduamente documentato in “Crucified Again”, ma tale contesto storico è fortunatamente assente dalla vostra narrativa sul nostro conflitto con Israele.

- Sminuire così tanto quale male noi rappresentiamo per gli abitanti di Gaza da non denunciare, per esempio, il nostro attacco alla molto israeliana centrale che fornisce l’elettricità a 70.000 abitanti di Gaza. Fortunatamente è anche completamente ignorato come gli israeliani – nella loro stupida dimostrazione di buona volontà – espongano i loro lavoratori ai pericoli dei nostri razzi solamente per poter ripristinarne la fornitura a Gaza.

- Minimizzare la nostra corruzione, i nostri illeciti arricchimenti o le spese faraoniche per dei tunnel finalizzati ad attaccare Israele, mentre i palestinesi comuni diventano sempre più poveri.

- Soprassedere su come – per massimizzare il numero di vittime palestinesi – accumuliamo i nostri missili in scuole a conduzione UNRWA e di come, quando l’UNRWA li scopre, ci restituisce i nostri missili.

- Trascurando tutti gli arabi che hanno il coraggio di criticarci – come per esempio il Dr. Tawfik Hamid, un ex-islamista trasformatosi in un riformatore, che assegna la responsabilità della sofferenza dei palestinesi interamente a noi.

- Ignorare la follia umanitaria degli israeliani nel fornire assistenza medica agli stessi terroristi che cercano di ucciderli.

- Non riuscire a riconoscere l’immensa moderazione di Israele. Se noi avessimo combattuto il regime siriano di Assad, a quest’ora Gaza sarebbe stata rasa al suolo – devastata dalle bombe a barile, dai gas tossici e da altri attacchi che sono molto più indiscriminati dei colpi guidati dall’intelligence di Israele. E, naturalmente, se la Siria ci stesse uccidendo, ben difficilimente ve ne sareste occupati. Ma per fortuna abbiamo a che fare con Israele – il paese che tutti amano odiare – in modo tale che qui possiamo contare sulla vostra utile copertura.

- Tralasciare come Israele abbia scelto di sacrificare decine dei propri soldati nell’opera di distruzione delle nostre gallerie e delle nostre armi, in aree densamente popolate come Shejaiya, perché facendolo invece con attacchi aerei (in cui non si rischia nessun soldato) avrebbe ucciso molte migliaia di palestinesi. La vostra amichevole omissione di tali fatti cruciali ci ricorda di quanto meravigliosamente avevate dato copertura a Jenin nel 2002, quando (di nuovo) – invece di lodare la decisione umana, ma costosa, di Israele di utilizzare le truppe di terra al posto degli attacchi aerei – siete stati così utili nell’accusare falsamente Israele di un massacro, durante un’altra operazione dell’IDF volta a fermare gli attacchi terroristici palestinesi contro i civili israeliani.

- Non condividere con i con il vostro pubblico, nella sua lingua, quello che noi apertamente diciamo in arabo: che noi consideriamo qualsiasi tregua solo come un’opportunità per riarmarci per la nostra prossima guerra contro Israele (come il nostro portavoce, Musheer Al Masri, ha recentemente dichiarato in TV).

- Non sottolineare che Israele non può fare nulla per fare la pace con noi (dopo tutto, gli israeliani avevano concluso la loro occupazione di Gaza nel 2005 e noi non abbiamo mai smesso di tirargli i razzi). È un po’ seccante che Israele utilizzi i suoi controlli alle frontiere per limitare la nostra capacità di riarmarci e ricostruire gallerie d’attacco che attraversino il confine, ma – con il vostro aiuto – forse con il prossimo cessate il fuoco Israele rimuoverà il blocco, in modo tale che potremo più facilmente ricostituire i nostri armamenti e restaurare i nostri tunnel, per i nostri prossimi attacchi. E sì, ci imbarazza che i nostri vicini arabi musulmani in Egitto scelgono anche loro di bloccarci, a causa di tutti i problemi che abbiamo causato loro.

- Non ricordare al vostro pubblico che, quando si parla di possibili accordi di tregua, le potenze mondiali non sono in grado di assicurare una Gaza smilitarizzata più di quanto non fossero in grado di disarmare Hezbollah nel sud del Libano.
 

 

Molto interessante quanto scoperto da Memri in merito alle linee guida diffuse da Hamas ai giornalisti occidentali presenti nella Striscia di Gaza. E’ una serie di “consigli” diffusa attraverso i social media, un video e supporti cartacei distribuiti agli stessi giornalisti. Ecco come si devono comportare i giornalisti e gli “attivisti” presenti a Gaza secondo il Ministero dell’Interno di Hamas in base al documento denominato “Be Aware – Social Media Activist Awareness Campaign“:

 

1 – prevenire la fuga di informazioni che potrebbero essere di valore militare per Israele;

 

2 – rafforzare gli sforzi di propaganda di Hamas al di fuori della Striscia di Gaza, sia nel mondo arabo e in Occidente;

 

3 – prevenire danni all’immagine di Hamas;

 

4 – tutte le vittime a Gaza sono “civili innocenti”;

 

5 – non mostrare missili, mortai o altri sistemi di arma che potrebbero nuocere all’immagine di Hamas;

 

6 – non mostrare rampe di lancio vicine ad abitazioni civili;

 

7 – non postare sui social media (in particolare Facebook) fotografie che mostrano il lancio di missili da abitazioni civili;

 

Andando nello specifico ecco un breve estratto delle linee guida contenute nel documento:
 

- chiunque venga ucciso o martirizzato a Gaza o in Palestina dovrà essere definito “civile” a prescindere dalla sua appartenenza ad Hamas o alla Jihad Islamica e dal suo grado militare. Non dimenticare di aggiungere “civile innocente”

- iniziare tutti i vostri rapporti con la dicitura “in risposta al crudele attacco israeliano” e concluderli con la frase “molte persone sono morte (martirizzate) dall’inizio dell’aggressione (o attacco) israeliana”. Iniziare sempre i rapporti aggiornando sul numero delle “vittime innocenti”

- cercare di mettere sempre in dubbio la versione israeliana e parlare di “fonti inattendibili” quando si citano media israeliani o filo-israeliani

- per gli amministratori delle pagine Facebook: non postare mai fotografie di uomini mascherati con armi pesanti per non rischiare la censura da parte di Facebook con la scusa che ci sia “incitamento alla violenza”. Assicurarsi di dire sempre “i razzi di fabbricazione locale sparati dalla resistenza in risposta al vile attacco israeliano e alla occupazione che spara deliberatamente missili verso Gaza e la West Bank”
 

Oltre a questo il Ministero dell’Interno di Hamas ha preparato una serie di consigli per gli attivisti che operano sui social media e che interagiscono dall’occidente e con l’occidente

- Quando si parla in occidente è necessario utilizzare una dialettica di tipo politico, razionale e persuasiva. Evitare discorsi emotivi volti a elemosinare “simpatia per i palestinesi”. Evidenziare invece la vergogna della occupazione

- Evitare di entrare in una discussione con un occidentale volta a convincerlo che l’olocausto è una menzogna. Questo tipo di discorso non paga. Cercare invece di mettere sullo stesso piano l’olocausto e l’occupazione.

- Quando si parla della guerra con Israele iniziare sempre parlando dei numeri dei morti innocenti (martiri) e dei feriti. Cercare di focalizzare l’attenzione sulla sofferenza dei palestinesi a causa della aggressione israeliana.

- Non pubblicare fotografie dei comandanti di Hamas, non lodare apertamente le loro vittorie quando si parla con un occidentale, non citare mai i loro nomi

 

- e così via.

 

La cosa peggiore è vedere come i media rispettino le linee di comportamento di terroristi sanguinari che combattono in nome di Allah. Perché lo fanno?

 

 

 

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