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Miti e fatti: Il trattamento degli Ebrei nei paesi arabo-islamici - la situazione attuale

di Mitchell G. Bard

 

 

17.f. LA SITUAZIONE ATTUALE

1.. Gli Ebrei in Algeria 1948 Popolazione ebraica: 140.000

2001: Meno di 100

Gli insediamenti ebraici al giorno d'oggi in Algeria possono essere ricondotti ai primi secoli dell'Era Volgare.

Nel 14mo secolo, con il deterioramento delle condizioni in Spagna, molti Ebrei spagnoli emigrarono in Algeria.

Fra loro era presente un certo numero di scolari eminenti, inclusi Rav Yitzchak ben Sheshet Perfet (il Ribash) e Rav Shimon ben Zemah Duran (il Rashbatz).

A seguito dell'occupazione francese del paese nel 1830, gli Ebrei adottarono gradualmente la cultura francese e gli fu garantita la cittadinanza francese. [1]

Nel 1934, i musulmani, incitati dagli eventi della Germania nazista, imperversarono a Constantine uccidendo 25 Ebrei e ferendone molti altri.

Dopo aver ottenuto l'indipendenza nel 1962, il governo algerino perseguitò la comunità ebraica, privando gli Ebrei dei loro diritti economici.

Come risultato, quasi 130.000 Ebrei algerini immigrarono in Francia. Dal 1948, 25.681 Ebrei algerini sono immigrati in Israele.

La maggioranza degli Ebrei rimasti vive ad Algeri, ma ci sono anche singoli Ebrei presenti ad Oran e Blida. Gli Ebrei praticano liberamente la loto religione, e i capi delle comunità ebraiche sono inclusi nelle cerimonie di stato. Non c'è un rabbino presente. [2]

Nel 1994, il Gruppo Islamico Armato, terrorista, ha dichiarato la sua intenzione di eliminare gli Ebrei dall'Algeria, ma, finora, non è stato riportato alcun attacco.

Seguendo le comunicazioni, molti Ebrei lasciarono l'Algeria e le rimanenti sinagoghe furono abbandonate. [4] Tutte le altre sinagoghe erano state prese per utilizzarle come moschee.

Note:

1. World Jewish Congress, Jewish Communities of the World. 2. Country Reports on Human Rights Practices for 1991, (DC: Department of State, 1992), p. 1339. 3. U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1997. 4. U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,and Labor Washington, DC, September 5, 2000. 2.. Gli Ebrei in Egitto1948 Popolazione ebraica: 75.000 2001: 100 [1]Tra il giugno e il novembre 1948, le bombe fatte esplodere nel quartiere ebraico del Cairo uccisero più di 70 Ebrei, e ferendone quasi 200.[2]Nel 1956, il governo egiziano, utilizzò la campagna del Sinai come un pretesto per espellere quasi 25.000 Ebrei egiziani e confiscarne le proprietà. Oltre 1.000 Ebrei furono mandati in prigione e in campi di prigionia. Il 23 novembre 1956 un decreto firmato dal ministero degli affari religiosi, declamata nelle moschee in tutto l'Egitto, dichiarava che "tutti gli Ebrei sono sionisti e nemici dello stato", e prometteva che sarebbero stati presto espulsi. A migliaia di Ebrei fu ordinato di abbandonare il paese. Gli fu concesso di portare via con loro solamente una valigia e una esigua somma di denaro, e furono obbligati a firmare dichiarazioni in cui "donavano" le loro proprietà al governo egiziano. Osservatori stranieri riportarono che i membri delle famiglie ebraiche venivano presi come ostaggi, apparentemente per assicurare che le persone costrette a partire non avrebbero in seguito testimoniato contro il governo egiziano. [3] Quando scoppiò la guerra nel 1967, le case ebraiche e le varie proprietà furono confiscate. L'atteggiamento dell'Egitto nei confronti degli Ebrei in quel tempo si rifletteva nel trattamento riservato agli ex- nazisti. A centinaia di loro fu consentito risiedere in Egitto ed ottenere collocazioni all'interno del governo. Il capo della Gestapo, Leopold Gleim (il quale fu condannato a morte in contumacia), controllava la polizia segreta egiziana. Nel 1979, la comunità ebraica egiziana fu la prima, nel mondo arabo, a stabilire un contatto ufficiale con Israele.

Israele ora ha un ambasciata al Cairo e un consolato generale ad Alessandria. Al giorno d'oggi, ai pochi Ebrei rimasti è consentito praticare l'ebraismo senza alcune restrizione o persecuzione. Shaar Hashamayim è l'unica sinagoga attiva al Cairo. Delle diverse sinagoghe presenti ad Alessandria, solo la Eliahu Hanabi è aperta per la pratica del culto [4] L'antisemitismo nella stampa egiziana si trova soprattutto, ma non solo, nella stampa non ufficiale dei partiti all'opposizione. Il governo ha condannato l'antisemitismo e ha raccomandato i giornalisti e i vignettisti ad evitare contenuti antisemiti. Non ci sono stati incidenti antisemiti indirizzati nei confronti dell'esigua comunità ebraica negli ultimi anni. [5]. Durante il settembre del 2002 si diede avvio alla costruzione di un ponte autostradale attraverso l'antico cimitero di Basatin al Cairo. I fondi e la cooperazione sono stati forniti dal Ministero egiziano per l’ edilizia abitativa ed un gruppo ebraico ultra-ortodosso americano, Athra Kadisha. I piani non recheranno danni ad alcuna tomba e rispetteranno le leggi ebraiche concernenti i cimiteri. L'antisemitismo è dilagante nella stampa di regime, ed è aumentato nel tardo 2000 e nel 2001 a seguito dello scoppio delle violenze in Israele e nei territori. Nell'aprile 2001, l'opinionista Ahmed Ragheb, rimpianse il fallimento di Hitler nella conclusione del lavoro di annientamento degli Ebrei. Nel maggio 2001, un articolo apparso su Al-Akhbar attaccò gli europei e gli americani per aver creduto nel finto Olocausto.[6]

Note 1. David Singer, Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American Jewish Committee, 2001. 2. Howard Sachar, A History of Israel, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 401. 3. AP, (November 26, 1956); New York World Telegram, (November 29, 1956). 4. Jewish Communities of the World. 5. U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights, and Labor Washington, DC, (September 5, 2000). 6. U.S. Department of State, 2001 Annual Report on International Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights, and Labor Washington, DC, (October 26, 2001).3.. Gli Ebrei in Iran 1948 Popolazione ebraica: 100.000 2001: 11.500 [1] La comunità ebraica di Persia, il moderno Iran, è una delle più vecchie ella Diaspora, e le sue radici storiche risalgono al sesto secolo a.C. ,nel periodo del Primo Tempio. La storia nel periodo pre-islamico è intrecciata con quella degli Ebrei e dei vicini babilonesi. Ciro. il primo della dinastia degli archemidi, conquistò Babilonia nel 539 d.C. e permise agli Ebrei esuli di ritornare nella Terra d'Israele, portando a termine il Primo Esilio. Le colonie ebraiche erano diffuse dai centri in Babilonia alle province persiane, fino a città quali Hamadan e Susa. I libri Ester, Ezra, Nehemiah e Daniel danno una descrizione ottimale delle relazioni intercorse fra gli Ebrei e la corte degli achemenidi a Susa.

Sotto la dinastia sassanide (226-642 d.C.), la popolazione ebraica in Persia crebbe considerevolmente e si diffuse in tutta la regione; nonostante ciò, gli Ebrei soffrirono oppressioni e persecuzioni intermittenti. L'invasione degli arabi musulmani nel 642 d.C. mise fine all'indipendenza della Persia, instaurò l'Islam come religione di stato ed ebbe un profondo impatto sugli Ebrei cambiandone il loro stato sociopolitico.

Durante tutto il 19mo secolo, gli Ebrei furono perseguitati e discriminati. Alcune volte intere comunità furono forzate a convertirsi. Durante il 19mo secolo, ci fu una considerevole emigrazione verso la terra d'Israele, e il movimento sionista si diffuse in tutta la comunità.

Sotto la dinastia Palhevi, stabilitasi nel 1925, il paese fu secolarizzato e orientato verso l'Occidente. Questo portò un enorme beneficio per gli Ebrei, i quali furono emancipati ed ebbero un ruolo importante nella vita economica e culturale.

Nell'era della rivoluzione islamica nel 1979, in Iran vivevano 80.000 Ebrei. Alla nascita della sommossa, decine di migliaia di Ebrei, specialmente i più abbienti, lasciarono il paese, abbandonando vaste quantità di beni.

Il Concilio della comunità ebraica, stabilito dopo la seconda guerra mondiale, è l'organo rappresentativo della comunità. Gli Ebrei hanno anche un parlamento rappresentativo, obbligato per legge a supportare la politica estera iraniana e la sua posizione antisionista.

Nonostante la distinzione ufficiale fra "Ebrei", "Sionisti" ed "Israele", l'accusa più comune verso gli Ebrei è quella di mantenere i rapporti coi sionisti. La comunità ebraica gode di libertà religiosa ma deve spesso affrontare il sospetto costante di cooperare con lo stato sionista e con l' "America imperialista" - attività entrambe punibili con la pena di morte.

Gli Ebrei che richiedono un passaporto per viaggiare all'estero devono farlo presso un ufficio speciale e vengono immediatamente posti sotto sorveglianza. Il governo non consente in genere di viaggiare all'estero a tutti i membri di una famiglia contemporaneamente, per evitare l'emigrazione ebraica. Ancora, gli Ebrei vivono sotto lo stato di dhimmi, con le conseguenti restrizioni imposte sulle minoranze religiose.

I leader Ebrei temono le rappresaglie di governo in conseguenza di un eventuale messa in evidenza del maltrattamento ufficiale nei confronti della loro comunità.

I media ufficiali iraniani, controllati dal governo, fanno spesso propaganda antisemita. Un primo esempio di ciò è la pubblicazione del Protocollo dei Savi di Sion, un noto falso della propaganda zarista, nel 1994 e nel 1999. [2]

Gli Ebrei subiscono inoltre vari gradi di discriminazione ufficialmente sancita, in particolare nel settore dell'impiego, dell'educazione e nelle agevolazioni pubbliche.[3]

L'islamizzazione del paese ha portato a un controllo ferrato le istituzioni educative ebraiche. Prima della rivoluzione erano circa 20 le scuole ebraiche attive nel paese. Negli anni recenti, la maggior parte di esse, sono state chiuse. Nelle restanti scuole, i presidi Ebrei sono stati sostituiti con dei musulmani. A Teheran sono ancora presenti tre scuole in cui gli Ebrei formano la maggioranza. Il programma di studi è islamico, il persiano proibito essendo una lingua usata nell'istruzione per l'educazione ebraica. Lezioni speciali d'ebraico vengono impartite di venerdì dall'organizzazione ortodossa Otzar ha-Torah, responsabile dell'educazione religiosa ebraica. Ci sono tre sinagoghe a Teheran, ma dal 1994, non ci sono rabbini in Iran, e il bet din è inattivo. [4] A seguito del rovesciamento dello scià e della dichiarazione di uno stato islamico nel 1979, l'Iran interruppe le relazioni con Israele. Il paese ha in seguito supportato diverse organizzazioni terroristiche il cui obiettivo erano gli Ebrei e gli Israeliani, in particolare gli Hezbollah, presenti in Libano.

Nonostante cioè la comunità ebraica in Iran è una delle più grandi del medio-oriente eccezion fatta per Israele.

Alla vigilia della Pasqua ebraica del 1999, 13 Ebrei da Shiran e Isfahan, nel sud dell'Iran, furono arrestati e accusati di spionaggio per Israele e gli Stati Uniti. Tra gli arrestati, erano presenti un rabbino, un macellaio rituale ed alcuni insegnanti. Nel settembre 2000,una corte d'appello iraniana appoggiò la decisione di imprigionare dieci dei tredici ebrei accusati di spionaggio con Israele.

Nelle corti d'appello, dieci degli accusati furono riconosciuti colpevoli di cooperare con Israele e furono condannati alla prigione per un periodo fra i due e i nove anni. Tre degli accusati furono reputati innocenti nel primo processo. [5]. Nel marzo 2001, uno degli Ebrei imprigionati fu rilasciato, un secondo fu liberato nel gennaio 2002, i restanti otto furono liberati nel tardo ottobre 2002.

Gli ultimi cinque furono apparentemente rilasciati in libertà condizionata, lasciandoli nella possibilità di essere nuovamente arrestati in futuro.

Secondo quanto riferito, altri tre furono perdonati dal leader supremo iraniano, l'Ayatollah Ali Khamenei. [6]

Almeno 13 Ebrei sono stati giustiziati in Iran dall'inizio della rivoluzione islamica 19 anni fa, la maggior parte di loro per motivi religiosi o per legami con Israele. Ad esempio, nel maggio 1998, l'uomo d'affari Ruhollah Kakhodah-Zadeh, Ebreo, fu impiccato in prigione senza una pubblica accusa o un procedimento legale, apparentemente per assistenza all'emigrazione ebraica. [7]

Note:

1. There is a major difference between the numbers given for the Jewish population. According to the American Jewish Committee (David Singer, Ed. American Jewish Year Book, NY: American Jewish Committee, 2001.) there are 12,500, while according to the U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights, and Labor Washington, DC, (September 5, 2000.) there may be as many as 40,000 Jews living in Iran.

2. U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1997.

3."Many Jews Choose to Stay in Iran," Associated Press, (Jan. 18, 1998).

4. Jewish Communities of the World. Reprinted with permission of the World Jewish Congress (WJC). Copyright 1997; Institute of the World Jewish Congress. U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1997.

5. Schneider, Howard. "Iran Court Reduces Penalties for Jews." Washington Post, (September 22, 2000).

6. Jerusalem Post, (January 16, 2002); Washington Jewish Week, (October 31, 2002).

7. U.S. Department of State, 2001 Annual Report on International Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights, and Labor Washington, DC, (October 26, 2001).

3.a Ebrei arrestati in Iran come spie

Israele e gli USA stanno entrambe richiedendo il rilascio immediato di 13 Ebrei arrestati in Iran con accuse di spionaggio, dicendo che le accuse sono montate e potrebbero essere motivate dall'antisemitismo. I 13 Ebrei, da Shiran e Isfahan nel sud dell'Iran, fuorono arrestati alla vigilia della Pasqua ebraica, accusati di spiare per il "regime sionista" e l'"arroganza mondiale"- riferendosi rispettivamente ad Israele e agli USA.

Comunque, gli arresti sono divenuti di pubblica conoscenza il 7 giungo. Tra gli arrestati, erano presenti un rabbino, un macellaio rituale ed alcuni insegnanti.

Nel 1997, l'Iran ha impiccato due persone giudicate colpevoli di spionaggio per Israele e gli USA. Il ministro degli esteri Ariel Sharon, ieri a New York ha negato con determinazione che alcuno degli arrestati fosse coinvolto in attività del genere. Washington ieri ha denunciato gli arresti e ha invitato il governo iraniano a rilasciare i prigionieri. Fonti superiori di governo hanno detto che l'amministrazione stava anche lavorando per far pressione sull'Iran attraverso terze parti.

Gli Ebrei di New York che mantengono stretti contati con gli attivisti Ebrei in Iran hanno affermato al quotidiano Ha'aretz che gli arresti a Shiraz, che per gli standard iraniani è una comunità ebraica sicura, potrebbero essere un tentativo per prevenire tale sicurezza dallo spargersi in altre località iraniane.

Come esempio della voglia di farsi valere della Comunità di Shiraz, una fonte che per motivi di affari deve marcare stretto l’Iran notò che la comunità si era rifiutata di ottemperare ad una richiesta governativa di tenere aperte le attività economiche ebraiche di Sabato e di chiuderle invece il Venerdì. Questo ha fatto infuriare il governo, disse, e sembra che sia stato il motivo degli arresti.

Comunque altri ufficiali Ebrei a New York hanno affermato che condividono la visione diplomatica in cui gli arresti sono il risultato di una lotta di potere fra le forze di governo iraniano pro e contro le riforme. L'insieme di organizzazioni per gli Ebrei iraniani in Israele ha affermato che la Francia spera nel rilascio dei prigionieri, a causa delle sue buone relazioni con l'Iran. Gli Ebrei statunitensi hanno privatamente detto che affiancano le loro speranze a quelle della Francia per la stessa ragione.

Nomi degli Arrestati:

1, 2. David (25) and Doni Tefilin (brothers) - 28 - arrested in Shiraz.

3. Javid Beth Jacob - 40 - arrested in Shiraz.

4. Farhad Seleh - community leader arrested in Isfahan and transferred to Shiraz.

5. Nasser Levi Haim - 45 - community leader arrested in Isfahan and transferred to Shiraz.

6. Asher Zadmehror - 48 - community leader arrested in Isfahan and transferred to Shiraz.

7. Navid Bala Zadeh - 16 - arrested in Isfahan and transferred to Shiraz.

8. Nejat Beroukkhim (uncle) - 35 - religious leader arrested in Isfahan, transferred to Shriaz.

9. Arash Beroukhim (nephew) - religious leader arrested in Isfahan and transferred to Shiraz.

10, 11. Farhad (30) and Faramaz Kashi (brothers) - 34 - arrested in Shiraz.

12. Shahrokh Pak Nahad - 29 - arrested in Isfahan and transferred to Shiraz.

13. Ramin Farzam - 35

4.. Gli Ebrei in Iraq 1948 Popolazione ebraica: 150.000

2001: Circa 100 [1]



Una delle comunità sopravvissute più a lungo risiede ancora oggi in Iraq. Nel 722.d.C. ,le tribù a settentrionali d'Israele furono sconfitte dagli assiri e alcuni Ebrei furono deportati in quello che al giorno d'oggi è l'Iraq.

Una comunità più grande nacque nel 596 d.C. , allorché i babilonesi conquistarono le tribù meridionali d'Israele e schiavizzarono gli Ebrei. Negli ultimi secoli, la regione divenne più ospitale nei confronti degli Ebrei e

divenne inoltre la sede di alcuni degli scolari più insigni del mondo che produssero il talmud babilonese tra il 500 e il 700 d.C. L'Iraq divenne uno stato indipendente nel 1932. La comunità ebraiche irachena, presente da 2700 anni, subì terribili persecuzioni da quel momento, in particolare quando la spinta sionista per uno stato si intensificò.

Nel giugno del 1941, il colpo di stato filo-nazista di Rashid Ali, ispirato dal Muftì, provocò numerosi tumulti e un pogrom a Baghdad. Folle armate irachene, con la complicità della polizia e dell'esercito, uccise 180 Ebrei e ne ferì almeno 1000.

Ulteriori esplosioni di rivolte antiebraiche si verificarono tra il 1946 e il 1949. Dopo la fondazione dello stato d'Israele nel 1948, il sionismo divenne un reato punibile con la pena capitale.

Nel 1950, gli Ebrei iracheni poterono lasciare il paese a patto di rinunciare alla cittadinanza. Un anno dopo, comunque, le proprietà degli Ebrei emigrati furono congelate e furono imposte restrizioni economiche sugli Ebrei che avevano deciso di rimanere in Iraq.

Dal 1949 al 1951, 104.000 Ebrei evacuarono l'Iraq durante le operazioni Ezra & Nechemia; altri 20.000 furono fatti uscire in segreto attraverso l'Iran.


Nel 1952, il governo iracheno vietò agli Ebrei di emigrare e impiccò pubblicamente due Ebrei dopo averli ingiustamente accusati di aver gettato un ordigno esplosivo all'ufficio di Baghdad dell'agenzia di informazione statunitense.

Con l'ascesa delle fazioni concorrenti Ba'ath nel 1963, furono imposte ulteriori restrizioni ai rimanenti Ebrei. La vendita di proprietà era proibita e tutti gli Ebrei erano costretti ad avere carte d'identità gialle. Dopo la guerra dei sei giorni, furono imposte delle misure ancor più repressive: fu espropriata la proprietà ebraica; i conti in banca degli ebrei furono congelati; gli Ebrei furono licenziati dagli impieghi pubblici; gli affari furono chiusi;

i permessi di commercio furono cancellati; i telefoni vennero staccati. Gli Ebrei venivano posti agli arresti domiciliari per lunghi periodi di tempo o venivano limitati a muoversi in alcune città.



Il momento peggiore della persecuzione arrivò alla fine del 1968. Svariate decine furono imprigionate a causa della scoperta di uno "spy ring" locale composto dagli uomni d'affari Ebrei. Quattordici uomini- undici dei quali Ebrei - furono condannati a morte dopo processi fittizi e impiccati nelle piazze pubbliche di Baghdad:

altri morirono sotto tortura. Il 27 gennaio 1969, Radio Baghdad invitò gli iracheni a festeggiare. Circa 500.000 tra uomini, donne e bambini passeggiavano e danzavano per le strade seguendo i patiboli dove ciondolavano i corpi appesi degli Ebrei; la folla cantava "morte a Israele" e "morte a tutti i traditori". Questa esposizione dei corpi portò ad un indignazione mondiale che Radio Baghdad respinse dichiarando:"Abbiamo impiccato le spie, ma gli Ebrei crocefissero Gesù". [3]

Gli Ebrei rimasero sotto costante sorveglianza del governo iracheno. Un ebreo iracheno (fuggito in seguito) scrisse nel suo diario nel febbraio 1970:



Ulcere, attacchi di cuore e collassi divengono sempre più frequenti fra gli Ebrei. La disumanizzazione della personalità ebraica che deriva da un'umiliazione continua e dal tormento... ci ha portato al più basso livello delle nostre capacità fisiche e mentali, e ci ha privato del potere di riaverci.


In risposta alle pressioni internazionali, il governo di Baghdad consentì tranquillamente agli Ebrei restanti di emigrare agli inizi degli anni '70, pur lasciando in vigore le altre limitazioni. La maggior parte degli Ebrei rimasti ora sono troppo anziani per partire. Sono stati obbligati dal governo a trasformare in titoli, senza ricompenso, gli oltre 200 milioni di dollari di proprietà della comunità ebraica.


Il governo inoltre si avvale di una retorica antisemita. Una frase utilizzata dal governo nel 2000 si riferiva agli ebrei come ai "discendenti delle scimmie e dei maiali, adoratori del tiranno infedele".[6]


Nel 1991, prima della Guerra del Golfo, il dipartimento di stato disse "non c'è una evidenza recente di persecuzione di Ebrei, ma il regime restringe i viaggi, in particolare in Israele e i contatti con gli Ebrei all'estero."

Un articolo del Jerusalem Post sottolinea che 75 Ebrei sono fuggiti dall'Iraq negli ultimi 5 anni, la maggior parte dei quali si è distribuita in Olanda e in Inghilterra. Circa 20 sono emigrati in Israele. [7]


Solo una sinagoga continua ad essere attiva in Iraq, "un edificio friabile nascosto in un passaggio" a Bataween, un tempo il principale quartiere ebraico a Baghdad.

Secondo il gestore della sinagoga "pochi bambini devono fare il bar-mitzvah, e poche coppie devono sposarsi. Gli Ebrei possono praticare la religione ma non gli è consentito occupare lavori in imprese di stato o presso l'esercito". [8]

Il rabbino è morto nel 1996 e nessuno dei rimanenti Ebrei può interpretare la liturgia e solo un paio fra loro conoscono l'ebraico. L'ultimo matrimonio si è tenuto nel 1980.

Il governo iracheno ha rinnovato le tombe del profeta Ezechiele e dello scrivano Ezra, che erano considerate sacre anche per i musulmani. La tomba del profeta Giona è stata anch'essa rinnovata. Saddam Hussein ha assegnato anche delle guardie per proteggere i luoghi sacri.

Una tempo, Baghdad era per un quinto ebraica; altre comunità si erano installate 2500 anni fa. Oggi, sono circa 38 gli Ebrei che vivono a Baghdad,ed una manciata di più nella parte settentrionale del paese controllata dai curdi. Note:

1. David Singer , Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American Jewish Committee, 2001. 2. Jerusalem Post, (Dec. 13, 1997); Arieh Avneri, The Claim of Dispossession, (Tel Aviv: Hidekel Press, 1984), p. 274; Maurice Roumani, The Case of the Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, (Tel Aviv: World Organization of Jews from Arab Countries, 1977), pp. 29-30; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY: Jewish Publication Society, 1991), pp. 117-119; Howard Sachar, A History of Israel, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 399. 3. Judith Miller and Laurie Mylroie, Saddam Hussein and the Crisis in the Gulf, (NY: Random House, 1990), p. 34. 4. Max Sawadayee, All Waiting to be Hanged, (Tel Aviv: Levanda Press, 1974), p. 115. 5. New York Times, (February 18, 1973). 6. U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1997. 7. Jerusalem Post (Dec. 13, 1997). 8. New York Times Magazine, (February 3, 1985). 9. Associated Press, (March 28, 1998). 10. Jerusalem Post (September 28, 2002). 5.. Gli Ebrei in Libano



1948 Popolazione ebraica: 20.000 2001: Meno di 100 Quando gli arabi cristiani governarono in Libano, gli Ebrei godettero di una relativa tolleranza. Nella metà degli anni '50, circa 7.000 Ebrei vivevano a Beirut. Essendo Ebrei in un paese arabo, comunque, la loro situazione non era mai sicura e la maggior parte di loro partì nel 1967.




La guerra civile fra musulmani e cristiani combattuta nel 1975-76, anche intorno al quartiere ebraico a Beirut, danneggiò molte case ebraiche, negozi e sinagoghe. La maggior parte dei rimanenti 1.800 Ebrei libanesi emigrò nel 1976, temendo che la crescente presenza siriana in Libano avrebbe ridotto la loro libertà di emigrazione.



Nella metà degli anni '80, gli Hezbollah rapirono diversi Ebrei di spicco da Beirut - la maggior di essi erano capi di ciò che restava della minuta comunità ebraica del paese.

Quattro Ebrei fra loro furono trovati uccis. Quasi tutti i rimanenti Ebrei si trovano a Beirut, dove è presente una commissione che rappresenta la comunità. [1]

A causa della situazione politica corrente, gli Ebrei sono impossibilitati a praticare apertamente l'ebraismo. Note: 1. Maariv, (June 21, 1991); JTA, (July 22, 1993); Jewish Communities of the World.

6.. Gli Ebrei in Libia

1948 Popolazione ebraica: 38.000

2002: 0

Nel novembre 1945, un selvaggio pogrom a Tripoli uccise più di 140 Ebrei e ne ferì altre centinaia. Quasi tutte le sinagoghe furono depredate.

Nel giugno 1948, dei rivoltosi uccisero altri 12 Ebrei e distrussero 280 case ebraiche.



Migliaia di Ebrei fuggirono dal paese dopo che la Libia ottenne l'indipendenza ed entrò a far parte della lega araba nel 1951.

Dopo la guerra dei sei giorni, la popolazione ebraica, che contava 7.000 individui, subì altri pogrom in cui furono uccisi 18 Ebrei, molti altri furono feriti, causando un esodo così esteso che rimasero meno di 100 Ebrei in Libia.

Allorché il colonnello Gheddafi raggiunse il potere nel 1969, tutte le proprietà degli Ebrei vennero confiscate e tutti i debiti cancellati.

Nel 1999, la sinagoga di Tripoli fu rinnovata ma non fu riaperta. [2] L'ultima Ebrea vivente in Libia, Esmeralda Meghnagi, morì nel febbraio 2002. Questo ha segnato la fine dei una delle più antiche comunità ebraiche, che affondava le sue radici nel terzo secolo d.C. [3]

Note: 1. Howard Sachar, A History of Israel, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 400; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY: Jewish Publication Society, 1991), p. 145. 2. U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights, and Labor Washington, DC, September 5, 2000. 3. Jerusalem Report, (March 11, 2002). 7.. Gli Ebrei in Marocco 1948 Popolazione ebraica: 265.000

2001: 5.700


Nel giugno 1948, sanguinose rivolte a Oujda e Djerada uccisero 44 Ebrei e ne ferirono molti altri. Nello stesso anno, fu istigato un boicottaggio economico non ufficiale nei confronti degli Ebrei marocchini.



Nel 1956 il Marocco dichiarò la sua indipendenza, e l'immigrazione ebraica verso Israele venne sospesa. Nel 1963, l'emigrazione fu ripresa, consentendo a oltre 100.000 Ebrei marocchini di raggiungere Israele. [2]



Nel 1965, lo scrittore marocchino Said Ghallab descrisse l'attitudine dei suoi compagni nei confronti dei loro vicini Ebrei:



Il peggior insulto che un marocchino poteva fare era quello di trattare un suo compagno come un Ebreo... I miei amici d'infanzia sono rimasti antisemiti. Nascondono il loro violento antisemitismo sostenendo che lo stato d'Israele era la creatura dell'imperialismo occidentale...

Un intero mito hitleriano è stato coltivato fra la popolazione. I massacri degli Ebrei da parte di Hitler sono stati esaltati entusiasticamente. Viene anche dato credito al fatto che Hitler non è morto, ma è vivo e sta bene, e il suo arrivo è atteso al fine di liberare gli Arabi da Israele. [3]



Nonostante ciò, prima della sua morte nel 1999, il re Hassan tentò di proteggere la popolazione ebraica ed al momento il Marocco è uno degli ambienti più tolleranti per gli Ebrei nel mondo arabo.

Gli Ebrei marocchini emigrati, anche quelli con la cittadinanza israeliana, sono liberi di visitare amici e parenti in Marocco. Gli Ebrei marocchini hanno anche occupato posizioni rilevanti nella comunità economica e governativa. La maggiore organizzazione ebraica rappresentante della comunità è il "Conseil des Communautes Israelites" a Casablanca.

Le sue funzioni includono relazioni esterne, affari pubblici generali, patrimonio pubblico, finanze, mantenimento dei luoghi sacri, attività giovanili, vita culturale e religiosa. [4]



"Gli Ebrei non risiedono più nelle tradizionali mellahs ebraiche, ma il matrimonio misto è quasi sconosciuto. Tre comunità sono sempre state religiose e tolleranti... La generazione più giovane preferisce continuare i suoi studi più alti all'estero e tende a non ritornare in MArocco. Così la comunità sta subendo un processo di invecchiamento" [5]



Ci sono sinagoghe, bagni rituali, case per anziani e ristoranti Kosher a Casablanca, Fez,Marrakesh, Mogador, Rabat, Tetuan e Tangier. Nel 1992, comunque, la maggioranza delle scuole ebraiche venne chiusa. Solo quelle a Casablanca - il Chabad, ORT, Alliance e Otzar HaTorah - rimasero attive. Tutte e quattro ricevono finanziamenti governativi.



"La comunità ebraica ha sviluppato una tradizione affascinante di rituali e pellegrinaggi presso le tombe dei sacri saggi. Ci sono 13 luoghi famosi di questo genere, centinaia di anni antichi, ben conservati dai musulmani. Ogni anno, i giorni speciali, folle di Ebrei marocchini provenienti da tutto il mondo, Israele inclusa, affollano tali sepolcri.

Un unicà festività marocchina, la mimunah, viene celebrata in Marocco ed in Israele". [6]



Il Marocco è forse l'alleato più vicino ad Israele all'interno del mondo arabo. Re Hassan ha tentato ripetutamente di essere il catalizzatore dietro le quinte nel processo di pace arabo-israeliano. Nel 1986, ospitò il primo ministro israeliano Shimon Peres in uno sforzo di stimolo del progresso. Due mesi dopo, Hassan incontrò una delegazione di Ebrei di origine marocchina, includente un membro della Knesset israeliana.

Nel 1993, dopo aver firmato l'accordo con l'OLP, il primo ministro Ytzhak Rabin si recò in visita formale in Marocco.



Nel maggio 1999, re Hassan organizzò il primo incontro degl'unione mondiale degli Ebrei marocchini, a Marrakesh.



Nell'aprile e maggio 2000, il governo marocchino patrocinò una serie di eventi e conferenze per promuovere il rispetto fra le religioni. [7]

Andre Azoulay, consigliere reale e cittadino di spicco Ebreo, parlò a proposito della necessità di un dialogo e del rispetto tra le religioni. Nell'ottobre 2000, due giovani marocchini tentarono di danneggiare la sinagoga di Tangeri. Il 6 novembre, Re Mohamed VI dichiarò pubblicamente in un discorso televisivo che il governo non avrebbe tollerato un maltrattamento degli Ebrei in Marocco. I giovani furono in seguito condannati ad un anno di carcere. [8]

Note: 1. David Singer, Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American Jewish Committee, 2001. 2. Maurice Roumani, The Case of the Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, (Tel Aviv: World Organization of Jews from Arab Countries, 1977), pp. 32-33. 3. Said Ghallab, "Les Juifs sont en enfer," in Les Temps Modernes, (April 1965), pp. 2247-2251. 4. U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1996; Jewish Communities of the World; U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1997. 5. Jewish Communities of the World. 6. Jewish Communities of the World. 7. U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights, and Labor Washington, DC, (September 5, 2000). 8. U.S. Department of State, 2001 Annual Report on International Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights, and Labor Washington, DC, (October 26, 2001).



8.. Gli Ebrei in Siria 1948 Popolazione ebraica: 3.000

2001: Meno di 100

Nel 1944, dopo che la Siria ottenne l'indipendenza dalla Francia, il nuovo governo proibì agli Ebrei l'immigrazione in Palestina, e restrinse severamente l'insegnamento dell'ebraico nelle scuole ebraiche. Il numero di attacchi contro gli Ebrei salì, e si invitò a boicottare i loro affari.

Quando fu dichiarata la partizione nel 1947, delle rivolte arabe ad Aleppo devastarono la comunità ebraica, antica di 2500 anni. Decine di Ebrei furono uccisi e oltre 200 case, negozi e sinagoghe furono distrutti. Migliaia di Ebrei fuggirono dalla Siria per andare in Israele. [1]

Poco dopo, il governo siriano intensificò le sue persecuzioni contro la popolazione ebraica. La libertà di movimento fu ristretta severamente. Gli Ebreic he tentavano di fuggire, affrontavano la pena di morte o la condanna ai lavori forzati. Agli Ebrei non era consentito lavorare per il governo o le banche, non potevano acquistare telefoni o patenti, e gli era vietato comprare beni.

I conti nelle banche degli ebrei furono congelati. Una strada per l'aereoporto fu costruita sopra il cimitero ebraico a damasco; le scuole ebraiche furono chiuse e affidate ai musulmani.


L'atteggiamento siriano nei confronti degli Ebrei si rifletteva nella protezione di Alois Brunner, uno dei più conosciuti criminali nazisti. Brunner, un aiutante capo di Adolf Eichmann, fu utilizzato come consigliere nel regime di Assad.[2]

Nel 1987-88 la polizia segreta siriana catturò dieci Ebrei sospettati di violare le leggi dell'emigrazione e di viaggio, pianificando di fuggire e avendo fatto viaggi all'estero non autorizzati. Diversi tra coloro che furono rilasciati hanno riportato di essere stati torturati mentre erano in prigione.[3]


Nel novembre 1989, il governo siriano promise di facilitare l'emigrazione di più di 500 donne Ebree single, che sovrastavano numericamente gli uomini nella comunità ebraica e non potevano quindi trovare un marito adatto. A 24 di loro fu permesso di emigrare nell'autunno del 1989 e ad altre 20 nel 1991.[4]


Per anni, gli Ebrei in Siria vissero in un grande terrore. Il quartiere ebraico di Damasco era sotto sorveglianza costante dalla polizia segreta, che era presente durante le funzioni religiose in sinagoga, nei matrimoni, nei bar-mitzvah e negli altri raduni ebraici.

Il contatto con gli stranieri era monitorato rigorosamente. I viaggi all'estero erano concessi solo in casi eccezionali, ma solo se veniva lasciata una cauzione di 300-1000 dollari, insieme ai membri familiari che venivano utilizzati come ostaggi.

Le pressioni statunitensi fatte durante le negoziazioni di pace, sono servite a convincere il presidente Hafez Assad ad abolire queste restrizioni e quelle che proibivano agli Ebrei di comprare o vendere proprietà, nei primi anni '90.

In una operazione segreta nel tardo 1994, 1262 Ebrei siriani furono portati in Israele. Il leader spirituale della comunità ebraica Rabbi Avraham Hamra, presente da 25, era fra coloro che lasciarono la Siria e si recò a New York (ora vive in Israele).La Siria ha garantito visti di uscita a condizione che gli Ebrei non vadano in Israele. [5]

La decisione di liberare definitivamente gli Ebrei si ottenne sostanzialmente come risultato di pressioni da parte degli USA a seguito della conferenza di pace a Madrid del 1991.


Alla fine del 1994, la sinagoga Joab Ben Zeruiah ad Aleppo, in uso continuo da più di 1.600 anni era deserta.

Un anno dopo, circa 250 Ebrei erano rimasti a Damasco, tutti apparentemente per loro scelta. [6]

Nella metà del 2001, Rabbi Huder Shahada Kabariti stimò che circa 150 Ebrei vivevano a Damasco, 30 a Haleb e 20 a Kamashili.

Ogni due o tre mesi un rabbino viene in visita da Istanbul per supervisionare la preparazione della carne kosher, che i residenti congelano e utilizzano fino alla sua prossima visita.

Due sinagoghe sono ancora aperte a Damasco.[7]


Nonostante gli Ebrei siano stati occasionalmente oggetto di violenze dai contestatori palestinesi in Siria, il governo ha preso strette misure protettive, arrestando anche gli assalitori e sorvegliando le restanti sinagoghe. [8]


Secondo il dipartimento di stato, gli Ebrei hanno ancora una scuola primaria separata per l'istruzione religiosa all'ebraismo e gli è concesso insegnare ebraico in alcune scuole.

Circa una dozzina di studenti seguono ancora alla scuola ebraica, che aveva 500 studenti come nel 1992. Ebrei e curdi sono le uniche minoranze cui non è concesso partecipare al sistema politico. Inoltre "ai pochi Ebrei rimanenti sono generalmente vietati gli impieghi di governo e non hanno obblighi di servizio militare. Sono la sola minoranza i cui passaporti e le cui carte d'identità denotano la loro religione." [9] Note: 1. Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to Our Time., (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 400; Maurice Roumani, The Case of the Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, (Tel Aviv: World Organization of Jews from Arab Countries, 1977), p. 31; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY: Jewish Publication Society, 1991), p. 146. 2. Newsday, (November 1, 1987); information provided by Rep. Michael McNulty. 3. Middle East Watch, Human Rights in Syria, (NY: Middle East Watch, 1990), p. 94. 4. Country Reports on Human Rights Practices for 1991, (DC: Department of State, 1992), p. 1610. 5. Jerusalem Post, (Oct. 18, 1994). 6. Jerusalem Post, (May 27, 1995). 7. Associated Press, (January 27, 2000). 8. U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,and Labor Washington, DC, (September 5, 2000). 9. U.S.State Department Report on Human Rights Practices for 2001.

 

Gli Ebrei in Tunisia

1948 Popolazione ebraica: 105.000 2001: 1.500 [1] Dopo che la Tunisia ottenne l'indipendenza nel 1956, ci fu una serie di decreti antiebraici che vennero promulgati dal governo. Nel 1958, il consiglio della comunità ebraica tunisina fu abolito dal governo e molte sinagoghe antiche, cimiteri e quartieri ebraici vennero distrutti per un "rinnovo urbano". [2]

La crescente situazione instabile causò l'immigrazione di 40.000 Ebrei tunisini in Israele. Nel 1967 la popolazione ebraica si era ridotta a 20.000 persone.

Durante la guerra dei sei giorni, gli ebrei furono attaccati da sommosse di arabi, e molte sinagoghe e negozi furono bruciati.

Il governo denunciò la violenza e il presidente Habib Bourguiba si scusò col rabbino capo. Il governo si appellò agli ebrei pregandoli di restare ma non gli proibì di lasciare il paese. Di conseguenza 7.000 ebrei immigrarono in Francia.


Nel 1982 ci furono altri attacchi contro gli ebrei nelle città di Zarzis e Ben Guardane. Secondo il dipartimento di stato, il governo tunisino "si comportò con decisione per fornire protezione alla comunità ebraica". [3]


Nel 1985, una guardia tunisina aprì il fuoco sui pellegrini nella sinagoga di Djerba, uccidendo cinque persone, quattro delle quali Ebree. Da allora il governo ha cercato di prevenire ulteriori tragedie dando agli ebrei tunisini una stretta protezione quando necessario. A seguito del bombardamento da parte d'Israele del quartier generale dell'OLP il 1 ottobre 1985 vicino Tunisi, il governo prese straordinarie misure per proteggere la comunità ebraica. [4]

Dopo la tragedia sul monte del Tempio nell'ottobre 1990, "il governo ha imposto una pesante sicurezza attorno alla sinagoga principale di Tunisi" [5]


Djerba ha uno dei maggiori asili ebraici. Ci sono anche sei scuole primarie ebraiche, (tre collocate a Tunisi, due Djerba e una sulla città costiera di Zarzis) e quattro scuole secondarie (due a Tunisi e due Djerba).

Ci sono anche delle yeshivot a Tunisi e a Djerba. La comunità ha due case di riposo. Il paese ha diversi ristoranti kosher e cinque rabbini ufficianti: il rabbino capo a Tunisi, un rabbino a Djerba, e altri quattro a Tunisi. La maggior parte della comunità ebraica osserva le regole della Kashrut.


"Molti turisti vengono a visitare la sinagoga di Djerba El Ghriba, nel villaggio di Hara Sghira. Nonostante la struttura presente sia stata costruita nel 1929, si crede che ci sia sempre stato un continuo utilizzo del luogo come sinagoga da 1900 anni. Gli ebrei tunisini hanno rituali e celebrazioni unici e colorati , che includono il pellegrinaggio annuale a Djerba che ha luogo durante Lag BaOmer. Il Museo Bardo di Tunisi contiente un 'esposizione che tratta esclusivamente degli oggetti rituali ebraici" [6]


Oggi, i 1.300 Ebrei comprendono la minoranza religiosa più estesa. "il Governo assicura libertà di culto per la comunità ebraica e paga lo stipendio del rabbino capo" della comunità. [7]


Nell'ottobre 1999 la comunità ebraica ha eletto il nuovo Consiglio dei direttori per la prima volta dall'indipendenza tunisina del 1956. Hanno dato anche al Consiglio un nuovo nome :"La commissione ebraica della Tunisia" [8]

L'11 aprile 2002 un camion contenente gas naturale esplose presso il muro esterno della sinagoga di Ghriba, nel ritrovo di Djerba. Gli ufficiali tunisini dissero che il camion aveva accidentalmente colpito il muro della sinagoga, ma un gruppo collegato ad Al Qaeda di Osama Bin Laden rivendicò la responsabilità di aver portato a termine un attacco terroristico in una delle sinagoghe piu antiche in Africa.

L'esplosione uccise 17 persone, inclusi 11 turisti tedeschi. [9]

Note:

1. David Singer, Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American Jewish Committee, 2001. 2. Maurice Roumani, The Case of the Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, (Tel Aviv: World Organization of Jews from Arab Countries, 1977), pp. 33; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY: Jewish Publication Society, 1991), p. 127. 3. Country Reports on Human Rights Practices for 1982, (DC: Department of State, 1983), pp. 1290-91. 4. Country Reports on Human Rights Practices for 1985, (DC: Department of State, 1986), p. 1321. 5. Country Reports on Human Rights Practices for 1990, (DC: Department of State, 191), pp. 1664-65. 6. Jewish Communities of the World. 7. U.S. State Department Reporton Human Rights Practices for 1997. 8. U.S. Department of State, 2000 Annual Report on International Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,and Labor Washington, DC, September 5, 2000. 9. Washington Post, (April 17 & 23, 2002).


 

Gli Ebrei in Yemen

1948 Popolazione ebraica: 55.000 (ad Aden altri 8.000)

2001: Meno di 200 [1]

Nel 1992 il governo dello Yemen reintrodusse un'antica legge islamica che richiedeva che gli Ebrei orfani al di sotto dei 12 anni venissero forzatamente convertiti all'islam.

Nel 1947, dopo il voto di partito, rivoltosi musulmani raggiunti dalle forze di polizia locale, effettuarono un pogrom sanguinoso ad Aden che uccise 82 ebrei e distrusse centinaia di case ebraiche.

La comunità ebraica di Aden era economicamente paralizzate, poiché la naggiore parte degli affari ebraici e dei negozi furono distrutti. All'inizio del 1948 la falsa accusa di omicidio rituale di due bambine portò al subimento di saccheggi [2].


Questa situazione crescente in modo pericoloso portò ad una emigrazione virtuale di quasi l'intera tutta la comunità ebraica yemenita- quasi 50.000- tra il giugno 1949 e il settembre 1950 durante l'operazione "Tappeto Magico". Una migrazione continua e minore fu concessa durante il 1962, quando una guerra civile pose un brusco alt a susseguenti esodi ebraici.

Fino al 1976, quando un diplomatico americano arrivò presso una piccola comunità ebraica in una remota regione dello Yemen settentrionale, si creeva che la comunità ebraica yemenita fosse estinta. Di conseguenza, la condizione di Ebreo yemenita era disconosciuta nel mondo esterno.

Si scoprì che alcune persone non aderirono all'operazione "tappeto magico" perché i membri familiari non volevano lasciare malati o parenti anziani. A questi Ebrei era proibito emigrare e non gli era concesso avere contatti coi parenti all'estero. Erano isolati e intrappolati, sparsi attraverso le regioni montagnose del nord dello Yemen, senza cibo, vestiti, cure mediche e utensili religiosi.

Perciò alcuni Ebrei yemeniti abbandonarono la loro fede per convertirsi all'Islam.

Per un breve periodo di tempo, alle organizzazioni ebraiche fu permesso di viaggiare apertamente verso lo Yemen, distribuendo libri d'ebraico e materiale per la comunità ebraica.

Oggi, gli Ebrei sono solo una minoranza religiosa indigena dietro un esiguo nnumero di cristani, indù e bahai.

La piccola comunità rimasta nel nord è tollerata e gli è concesso praticare l'ebraismo. Comunque i suoi membri sono ancora trattati come cittadini di seconda classe e non possono fare il servizio militare o essere eletti per cariche politiche.

Agli ebrei è concesso vivere in una sezione di una città o di un villaggio e spesso sono confinati a una scelta limitata di impiego, tipicamente relativo all'allevamento o all'artigianato. Gli ebrei possono, e lo fanno, possedere proprietà. [4]

Gli Ebrei sono sparsi e non esiste più una struttura comunitaria. Gli Ebrei yemeniti hanno una vaga interazione sociale con i loro vicini musulmani e non possono comunicare col mondo ebraico. Si crede che ci siano due sinagoghe ancora funzionanti a Saiqaya e ad Amlah.

La vita religiosa non ha cambiato molto le leggi alimentari ebraiche, gli Ebrei non possono mangiare i pasti coi musulmani. Inoltre, il matrimonio è assolutamente proibito con religioni esterne.

Durante gli ultimi anni, circa 400 Ebrei sono immigrati in Israele nonostante il divieto ufficiale di emigrazione. [5]

Lo stato ha riportato che a metà del 2000 "il governo ha sospeso la politica di concedere agli israeliani di origine yemenita di viaggiare verso lo yemen .

Comunque yemeniti, israeliani e altri ebrei possono viaggiare liberamente verso e dentro lo Yemen con passaporti non israeliani"

Nel gennaio 2001, il "General's people party" attualmente al governo ha proposto per la prima volta la candidatura di un Ebreo yemenita per le elezioni parlamentari.

Il candidato Ibrahim Ezer, era raccomandato dal presidente Ali Abdallah Salah come un gesto di benvenuto verso l'amministrazione Bush nel tentativo di ricevere un aiuto economico per lo Yemen.

La commissione generale dell'elezione, ha in seguito rifiutato la candidatura di ezer per il fatto che un candidato deve essere figlio di due genitori musulmani. Gli analisti politici hanno congetturato che la vera ragione era il desiderio di non stabilire un precedente per consetire ad un Ebreo di concorrere per la carica. [7]

Note:
1. David Singer, Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American Jewish Committee, 2001.
2. Howard Sachar, A History of Israel, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), pp. 397-98; Maurice Roumani, The Case of the Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, (Tel Aviv: World Organization of Jews from Arab Countries, 1977), pp. 32-33; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY: Jewish Publication Society, 1991), p. 498.
3. Jerusalem Post, (February 15, 1992); Jewish Telegraphic Agency,
(February 26, 1992).
4. Jewish Communities of the World; U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1997.
5. Jewish Communities of the World.
6. U.S. Department of State, 2001 Annual Report on International
Religious Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
and Labor Washington, DC, (October 26, 2001).
7. Jerusalem Post, (January 30, 2001).
 

 

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