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Miti e fatti: I diritti umani nei paesi arabi

di Mitchell G. Bard

 

 

 

Miti da confutare

 

18.a. "I governi arabi affermano di garantire i diritti umani di base ai loro cittadini"


18.b. "I diritti delle donne sono attualmente protetti nel mondo arabo"

 

18.c. "La libertà per i palestinesi nell'Autorità palestinese include anche il diritto di vendere terre agli Ebrei"
 


[I miti in dettaglio]
 


18.a. MITO

"I governi arabi affermano di garantire i diritti umani di base ai loro cittadini"

18.a. FATTI

Mentre è stata posta grande attenzione sulle presunte violazioni dei diritti umani da parte di Israele in Cisgiordania e Gaza, la stampa popolare ha deciso di ignorare potenzialmente le violazioni dei diritti umani fondamentali che si verificano quotidianamente in quasi tutte le nazioni arabe. Secondo il rapporto annuale compilato dal Dipartimento di Stato, la maggioranza degli stati arabi sono governati da regimi dittatoriali e oppressivi, che negano ai loro cittadini le libertà di base di espressione politica, parola, stampa e giusti processi.

Il rapporto sullo sviluppo umano arabo pubblicato da un gruppo di ricercatori arabi del programma di sviluppo dell'ONU ha concluso che, fatte salve sette regioni del mondo, i paesi arabi si collocano nelle posizioni più basse in una graduatoria di libertà concesse nei paesi. Hanno anche il più basso punteggio per "opinione e responsabilità", una misura di vari aspetti del processo politico, libertà civile, diritti politici ed indipendenza dei media. [1]

18.b. MITO

"I diritti delle donne sono attualmente protetti nel mondo arabo"

18.b. FATTI

Nella maggior parte dei paesi arabi, la Shari'a, o legge islamica, definisce le regole del tradizionale comportamento sociale. Sotto questa legge, alle donne viene dato un tuolo inferiore rispetto a quello dell'uomo, e perciò sono discriminate per ciò che riguarda i diritti personali e la libertà individuale.

Un esperto di medioriente, Daniel Pipes, spiega: "Dal punto di vista islamico... la sessualità femminile si considera essere così potente da costituire un effettivo pericolo per la società". Perciò, le donne non dominate costituiscono "la più pericolosa minaccia da affrontare per gli uomini per rispettare i comandi divini". Inoltre, il "desiderio femminile e il loro fascino irresistibile da alla donne un potere sull'uomo che concorre con quello di Dio." [2]

"Lasciati a se stessi", continua Pipes, "gli uomini potrebbero cadere vittime delle donne ed abbandonare Dio", portando di conseguenza a un disordine civile fra i credenti.

Tradizionalmente le donne arabe si sposano in giovane età con un uomo scelto dal loro padre. Un marito ha il diritto di divorziare in qualunque momento, anche contro la volontà della moglie, dichiarando semplicemente a voce la sua intenzione.

Nonostante l'immagine di una donna con uguali diritti si stia lentamente diffondendo attraverso alcuni stati laici arabi, questa idea resta confinata ai centri urbani e alle sfere di estrazione sociale superiore.

La mutilazione sessuale rituale delle donne è ancora diffusa in aree rurali dell'Egitto, della Libia, dell'Oman e dello Yemen.

Inoltre le leggi che restringono i diritti della donna restano affermati in quasi tutte le nazioni arabe. In Siria, un uomo può impedire alla moglie di lasciare il paese. In Egitto, Libia, Iraq, Marocco, Giordania, Oman e Yemen, le donne sposate devono avere il permesso scritto del marito per viaggiare all'estero, e comunque glielo si può impedire per una ragione qualunque. In Arabia Saudita, le donne devono ottenere il permesso dal parente maschio più stretto per lasciare il paese o per viaggiare sui mezzi pubblici nelle diverse parti del paese.

Secondo l'ONU, "l'utilizzo delle possibilità delle donne arabe attraverso la partecipazione economica e politica resta la più bassa al mondo in termini quantitativi... In alcuni paesi con assemble elette dalla nazione, alle donne è ancora negato il diritto di votare o di ricoprire cariche di servizio. E una donna araba su due non sa né leggere né scrivere" [2a]

In una corte saudita di Shari'a, la testimonianza di un uomo equivale a quella di due donne. In Kuwait, la popolazione maschile può votare, mentre le donne sono ancora prive di tale diritto. Egitto, Marocco, Giordania e Arabia Saudita hanno ancora leggi che affermano che l'eredità di una donna deve essere inferiore rispetto a quella dei suoi fratelli (tipicamente circa la metà). La legge Marocchina giustifica l'omicidio o il ferimento di una donna colta in fallo in un atto di adulterio; nonostante ciò le donne sono punite per aver danneggiato i loro mariti nelle stesse circostanze.

Picchiare la moglie è una pratica relativamente comune nei paesi arabi, e una donna maltrattata ha un piccolo ricorso. Il dipartimento di stato ha sottolineato relativamente alla Giordania (e alla maggior parte del mondo arabo): "Picchiare la moglie è tecnicamente una ragione di divorzio, ma il marito può cercare di dimostrare che ha l'autorità per farlo in base al corano per correggere una moglie non religiosa o disobbediente picchiandola" [3]

In Arabia Saudita le restrizioni contro le donne sono fra le più estremiste nel mondo arabo. Le donne saudite non possono sposare un non saudita senza il permesso del governo (che viene concesso raramente); gli è proibito guidare macchine o biciclette; non possono usare servizi pubblici se sono presenti degli uomini; sono obbligate a sedersi sul fondo degli autobus pubblici; sono segregate dagli uomini. All'Università di Riyadh King Saud, i professori danno lezioni in aule di uomini mentre le donne osservano in classi femminili distanti attraverso una televisione a circuito chiuso. [3a]

"Le rubriche di consigli [islamici]" nella stampa saudita raccomandano come parte del proprio matrimonio di educare rigorosamente le donne. Le donne devono coprire interamente il corpo e il viso in pubblico, e quelle che non lo fanno sono soggette a un' umiliazione pubblica da parte della polizia religiosa saudita, conosciuta anche come Mutaaw'in. I sauditi estendono il loro trattamento discriminatorio anche alle donne all'estero. Durante una visita negli Stati Uniti da parte del Principe Abdullah, ad esempio, gli assistenti del principe hano richiesto che non vi fossero controllori di volo donne atte a controllare il volo del principe in Texas per visitare il presidente Bush. Hanno anche richiesto che non ci fossero donne sulla pista d'atterraggio del jet. [3b]

L'ONU, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative locali premono costantemente sui regimi arabi per migliorarne i diritti umani, in particolare quelli delle donne. Secondo i dati ONU, la proporzione di donne rappresentata nei parlamenti arabi è del 3,4% (a confronto con l'11,4% del resto del mondo). Inoltre, il 55% delle donne arabe sono analfabete. L'assistente del Vice segretario generale delle nazioni unite, Angela King, ha pubblicamente richiamato gli stati arabi a garantire alle donne i loro diritti. [4]

I regimi arabi trovano diversi modi per affrontare le pressioni internazionali volte al miglioramento dei diritti delle donne. Spesso preferiscono introdurre dei lievi miglioramenti nello status delle donne piuttosto che intraprendere riforme radicali che potrebbero contraddire la loro ideologia e inimicarsi gli elementi conservatori del paese.



18.c. MITO

"La libertà per i palestinesi nell'Autorità palestinese include anche il diritto di vendere terre agli Ebrei"

18.c. FATTI

Nel 1996, il Mufti dell'autorità palestinese, Ikremah Sabri, emanò una fatwa (decreto religioso), vietando la vendita delle proprietà degli arabi e dei musulmani agli Ebrei. Chiunque avesse violato tale ordine sarebbe stato ucciso. Almeno sette proprietari terrieri furono uccisi quell'anno. Sei anni dopo, il capo dell'Intelligence palestinese in Cisgiordania,il generale Tawfik Tirawi, ammise che i suoi uomini erano i responsabili degli omicidi. [4a]

Il 5 maggio 1997, il ministro di giustizia dell'Autorità Palestinese Freih Abu Middein annunciò che la pena di morte sarebbe stata imposta su chiunque fosse stato giudicato colpevole di cedere "un centimetro" ad Israele. In seguito in quel mese, due proprietari terrieri furono uccisi. Gli ufficiali dell'Autorità palestinese negarono ogni connessione con gli omicidi. Un anno dopo, un altro palestinese, sospettato di vendere le terre agli Ebrei fu ucciso. L'autorità palestinese ha anche arrestato dei proprietari terrieri sospettati di violare le leggi giordane (in vigore nella Cisgiordania), che proibiscono la vendita delle terre agli stranieri. [5]


DIRITTI UMANI NEI PAESI ARABI

(se non evidenziato, tutte le informazioni provengono dai rapporti del dipartimentio di stato statunitense sull'esercizio dei diritti umani 2000-2001)

ARABIA SAUDITA

Nonostante la commissione internazionale statunitense sulla libertà religiosa abbia dichiarato che, con il declino dei talebani, l'Arabia Saudita è probabilmente il peggiore oppressore dei diritti religiosi nel mondo, l'amministrazione Bush ha deciso su ragioni politiche di lasciare il regno fuori dalla sua lista annuale dei "paesi di interesse particolare", una lista nera americana dei paesi conivolti in "sistematiche, perpetrate ed enormi" violazioni dei diritti delle minoranze religiose. [5]

L'Arabia Saudita è una monarchia dinastica, governata dal re Fahd Bin and Al-Aziz Al Saud. La costituzione del paese è il Corano e la sunna (tradizione) del profeta Maometto, e il governo quindi è governato da una interpretazione rigorosa della legge islamica. Poiché non sono presenti istituzioni democratiche, i cittadini non hanno ruolo nel governo. La sicurezza nel paese viene fatta rispettare sia dalla forza di sicurezza laica, e dai Mutawwai'n, la polizia religiosa, che comprende la commissione per promuovere la virtù e la prevenzione della depravazione. Poiché il punto di vista tradizionale islamico sui diritti umani non coincide con quello moderno, il governo ha concesso a entrambe le sicurezze, religiose e laiche, di commettere gravi abusi.

Diritti Legali: Tortura, percosse, ed altri abusi sui prigionieri sono commessi regolarmente sia dai Mutawaa'in che dagli ufficiali del ministro degli Interni. Inoltre, almeno una persona è stata uccisa recentemente dai Mutawwa'in per una violazione religiosa minore. Altre esecuzioni durante l'anno 2000 sono state per crimini che variavano da un "comportamento sessuale deviato" alla stregoneria, ed erano accompagnate da lapidazioni, decapitazioni, o da plotoni d'esecuzione; inoltre alcuni prigionieri venivano puniti con amputazioni o con la perdita di un occhio. I prigionieri a volte vengono detenuti per lunghi periodi di tempo senza processi o accusa.

La libertà di parola e di stampa sono severamente limitate in Arabia Saudita - criticare l'Islam o la famiglia reale è illegale, e di conseguenza si può ottenere un imprigionamento prolungato senza processo. TV, radio, internet e la letteratura sono censurate pesantemente. La libertà di associazione e riunione sono limitate, soggette a regolamenti come la separazione degli uomini e delle donne negli incontri.

Trattamento delle Donne:

Le donne sono vittime di una discriminazione sistematica in Arabia Saudita. La violenza domestica e lo stupro sono problemi diffusi e le donne non hanno alcun risarcimento per tali crimini. Le donne non possono viaggiare, essere ammesse in un ospedale o guidare una macchina senza il permesso del loro marito. Gli autobus sono separati, le donne devono sedere in fondo. Quelle donne che non indossano un abaya (un indumento che copre tutto il corpo) e che non coprono il loro volto e i loro capelli sono perseguitate dai Mutawaa'in. Le leggi che discriminano le donne includono quelle relative alla proprietà, alla testimonianza in una corte, alla custodia dei bambini in caso di divorzio. Solo il 5% delle donne occupa un posto di lavoro, ed è quasi impossibile per una donna essere impiegata in altro che non sia uno dei lavori più semplici. Inoltre, la mutilazione genitale femminile è legale ed è praticata in alcune zone dell'Arabia Saudita.

Le donne di paesi stranieri devono rispettare le leggi ristrette dell'Arabia Saudita e l'esercito statunitense è arrivato al punto di chiedere alle donne soldato di indossare vestiti casti, di viaggiare sul sedile posteriore delle macchine, di farsi scortare da uomini fuori dalle basi. Nel 2001, il pilota donna col più alto grado della flotta aerea USA ha citato in giudizio il governo americano allo scopo di far cessare questa politica perché essa discrimina le donne, viola la loro libertà religiosa, e le obbliga a seguire usanze richieste da altre religioni che non gli appartengono. Il Pentagono ha in seguito abolito l'ordine che le donne indossassero l'abayas nero indossato dalle donne saudite, ma ci sono ancora altre restrizioni che vengono applicate. [6]

Diritti dei Lavoratori:

Non ci sono leggi sul lavoro, unioni o contratti collettivi in Arabia Saudita. poiché il lavoro forzato è tecnicamente illegale, i lavoratori stranieri e i domestici del posto sono forzati a volte a lavorare fino a sedici ore al giorno, sette giorni alla settimana. La paga è spesso trattenuta per settimane o per mesi. Rapporti non confermati indicano che le donne sono a volte costrette a lavorare come prostitute, e i bambini sono costretti a chiedere l'elemosina. Ufficialmente la tratta di persone è illegale per la legger saudita.

Trattamento delle Minoranze:

Non c'è libertà religiosa in Arabia Saudita. Tutti i cittadini devono essere musulmani, e solo la branca sunnita dell'Islam può essere praticata pubblicamente. C'è una discriminazione istituzionale contro i musulmani sciiti. Altre religioni all'infuori dell'Islam sono tollerate se praticate con discrezione; alcuni Cristiani furono deportati nel 2000 perché praticavano "apostasia" in una maniera troppo pubblica.



GIORDANIA

Il regno ascemita della Giordania è una monarchia costituzionale governata da re Abdullah bin Hussein. Mentre le elezioni dirette sono usate per stabilire i rappresentanti della casa inferiore del Parlamento, costituita dai 104 deputati della camera, la casa superiore, di 40 posti in senato, viene stabilita dal re. Il potere è virtualmente concentrato nelle mani del re, che può destituire qualunque rappresentante o anche sciogliere il parlamento, come fece nel giugno 2001. Infatti i cittadini giordani non possono cambiare il loro governo. Molte violazioni dei diritti umani sono presenti in Giordania e vengono trascurate dal governo.

Diritti Legali:

Le forze di sicurezza giordane usano regolarmente le torture, che hanno portato recentemente a diversi decessi. I prigionieri sono spesso imprigionati senza accusa, non gli è concesso incontrare i loro avvocati, sono tenuti in condizioni antigieniche; questo viene fatto anche nei confronti dei giornalisti accusati di "diffamazione", intendendo con ciò una critica al governo o al re. Le espulsioni forzate sono rare in Giordania, e sono usate in generale solo per terroristi sospetti; i gruppi terroristici sono ben rappresentati in Giordania. Ad esempio, il monvimento islamico della giordania ("il gruppo del Ahmed al daganesh") e i Nobili della Giordania hanno rivendicato la responsabilità nell'agosto 2001 di aver assassinato un uomo d'affari israeliano ad Amman. Il governo ha negato che l'uccisione fosse politica e non ha fatto alcun arresto in questo caso.

La libertà di assemblea, associazione, stampa e parola sono ristrette tutte dal governo; gli autori di articoli sul governo critici o satirici sono spesso arrestati e imprigionati. Nell'Agosto 2002, la licenza della stazione televisiva al-jazeera è stata revocata per aver mandato in onda punti di vista critici nei confronti del governo. [6a]

Trattamento delle Donne:

Le donne giordane sono in netto svantaggio legale. Lo stupro coniugale è legale, le percosse alla moglie sono diffusissime, e spesso permesse dalla legge, e i crimini d'onore (violenza domestica contro le donne accusate da uomini che credono che la donna abbia minato il loro onore con un "comportamento immorale") ricevono condanne minime. Tali crimini d'onore sono diventati così comuni che comprendono il 25% degli omicidi totali in Giordania nel 2000, secondo uno studio. Anche finanziariamente, le donne sono svantaggiate. La sicurezza sociale, l'eredità, il divorzio e la testimonianza sono tutte leggi che favoriscono l'uomo. Le donne guadagnano meno degli uomini a parità di lavoro, e sono meno rappresentate sul posto di lavoro. La mutilazione genitale femminile, una volta praticata ampiamente in Giordania è stata ampiamente interrotta. Alcune tribù comunque mantengono questa pratica. Molto più comune è l'abuso sulle bambine, specialmente sessuale. Mentre la legge prevede una punizione decisa per questi casi, pochi vengono poi in realtà investigati.



Diritti dei Lavoratori:

Le leggi sul lavoro sono generalmente buone; ma ci sono comunque delle eccezioni. Nonostante il lavoro forzato sia illegale in Giordania molti domestici stranieri lavorano sotto condizioni pari a quelle di un lavoro forzato. Inoltre il lavoro minorile è estremamente diffuso nonostante il governo abbia intrapreso alcuni passi per ridurlo.

Trattamento delle Minoranze:

La libertà religiosa è una delle parti più rispettate in Giordania. Mentre solo le tre "religioni monoteiste principali" (islam, Ebraismo e Cristianesimo) sono ufficialmente riconosciute dal governo, tutte le altre religioni possono essere liberamente praticate, e hanno pari diritti. L'unica eccezione è quella che regola la fede Baha'i i cui membri affrontano una discriminazione sistematica. Possono comunque praticarla apertamente. Dopo la guerra del 1948 e dopo quella del 1967 la Giordania ha garantito la cittadinanza ai rifugiati palestinesi in fuga da Israele. I rifugiati arrivati in seguito non sono stati riconosciuti cittadini e sono ampiamente discriminati.



LIBANO

Dalla fine della guerra civile, durata 16 anni, nel 1991, il Libano è stato controllato sostanzialmente dalla Siria, che staziona circa 25.000 soldati nel paese. Così, nonostante il Libano sia tecnicamente una repubblica parlamentare, né i cittadini né i governanti ufficiali hanno molta rilevanza nel cambiamento del loro governo, poiché la Siria prende tutte le decisioni politiche ed influenza pesantemente le elezioni. Il governo libanese e l'esercito non rispettano i diritti umani, e diverse organizzazioni terroristiche che sono stabilite in Libano commettono anch'esse abusi.

Diritti Legali:

Mentre i delitti di politici sono sconosciuti in Libano, ci sono state diverse morti e sparizioni di prigionieri politici in prigione in attesa di giudizio. Gli arresti arbitrari sono comuni,e alcuni prigionieri sono tenuti per lunghi periodi di tempo senza processo o accuse. L'uso della tortura è ampiamente documentato. Nelle aree del paese controllate dalla milizia degli Hezbollah, supportata dalla Siria, viene applicata solo la legge islamica; nei campi profughi palestinesi indipendenti al sud, non c'è un sistema legislativo specifico applicato.

In entrambe le locazioni, le violazioni di diritti umani sono diffuse. La libertà di parola e di stampa sono garantite dalla legge, e sono rispettate quasi ovunque; comunque sono comuni casi di censura. Il diritto di riunione garantito dalla legge è relativo al solo governo. Nell'agosto 2001 la maggior parte degli studenti cristiani ha promosso una protesta non violenta contro il ruolo della Siria in Libano e sono stati caricati dalle forze di sicurezza.

Alcuni giorni prima altri attivisti anti-siriani furono arrestati. [7] Nell'agosto 2001, le forze di sicurezza libanesi hanno arrestato un giornalista cristiano in una fase di indurimento contro i dissidenti cristiani anti-siriani. La settimana prima circa 200 membri dei gruppi dell'opposizione guidati dai cristiani contro il controllo della Siria sul Libano sono stati arrestati. [8] Gli abitanti del Libano hanno sofferto della presenza di numerose organizzazioni terroristiche che operano all'interno del Libano. Questi gruppi attaccano sia obiettivi all'interno del paese, che Israele dal Sud; nel secondo caso la popolazione libanese è obbligata a subire la violenza delle rappresaglie. Comunque, gli attacchi su Israele sferrati dagli Hezbollah e da altri gruppi terroristici sono diminuiti significativamente dal ritiro di Israele dal Libano meridionale nel maggio 2000.

Trattamento delle Donne:

La violenza domestica e lo stupro sono problemi sociali significativi e affliggono larga parte della popolazione. I crimini d'onore sono illegali, ma vengono applicate sentenze ridotte in tali casi. Mentre una donna può tecnicamente intraprendere la professione che desidera, c'è una forte pressione sociale che previene la maggior parte delle donne dal fare ciò. Molte altre leggi in Libano sono basate sulle leggi islamiche e sono discriminatorie nei confronti delle donne e dei bambini.

Diritti dei Lavoratori:

Il lavoro forzato non è illegale, e molti domestici stranieri, donne e bambini sono costretti a lavorare contro la loro volontà. Il lavoro minorile è generalmente diffuso. I bambini soffrono sotto la legge libanese anche in altri modi: abuso sui bambini, rapimenti, e anche la vendita dei bambini per le agenzie di adozione sono relativamente comuni, e ignorati dal governo.

Trattamento delle Minoranze:

La libertà religiosa è generalmente rispettata, nonostante alcune discriminazioni siano presenti nel sistema legale: ad esempio, alcune posizioni governative possono essere ricoperte solo da musulmani. I rifugiati palestinesi che vivono in Libano non hanno diritti, e non possono diventare cittadini dello stato.





SIRIA

Tecnicamente la Siria è una democrazia parlamentare in cui i rappresentanti sono stabiliti con elezioni dirette; in pratica, il presidente Bashar Assad esercita un potere assoluto. Quando suo padre Hafez Assad morì il 10 giugno 2000 dopo 30 anni di regnanza, Bashar concorse senza oppositori per il mandato, di conseguenza, l'età minima richiesta per legge per un presidente fu decrementata da 40 a 34 anni, l'età di Bashar. A causa di una legge marziale approvata d' urgenza nel 1963, il potere dei servizi di sicurezza e militari operano indipendentemente l'una dall'altra e senza ostacoli da parte del governo. I diritti umani sono significativamente ristretti dal governo, e i servizi di sicurezza commettono anche pesantissimi abusi.

Diritti Legali:

A causa del potere dei servizi di sicurezza, i diritti legali dei cittadini siriani non sono fatti rispettare. Arresti arbitrari, torture e scomparse dei prigionieri accadono regolarmente. I prigionieri politici siriani, libanesi e giordani sono trattenuti e segregati dal governo per lunghi periodi di tempo, così come i soldati israeliani catturati dalla Siria e dagli Hezbollah, l'organizzazione terroristica che supporta in Libano. I prigionieri catturati venti anni fa restano ancora nelle carceri senza motivo. La libertà di parola e di stampa sono garantite dalla legge ma diverse sono le restrizioni.

La pubblicazione di una qualsiasi "informazione falsa" che si oppone "all'obiettivo della rivoluzione" è punibile con sentenze di lunga prigionia.Tutte le società di stampa sono possedute e manovrate dal governo. Nel 2001, 10 attivisti pro-democratici furono arrestati e accusati di incitamento alla ribellione, propagazione di bugie e tentativo di cambiare forzatamente la costituzione. [9] La libertà di associazione è severamente ristretta dal governo e la libertà di assemblea non esiste.

Trattamento delle Donne:

La violenza domestica è presente in Siria, nonostante sia poco conosciuta la sua presenza. Non è illegale lo stupro coniugale e si verificano crimini d'onore. Legalmente molte leggi finanziarie, come l'eredità e la sicurezza sociale, discriminano le donne e la punizione per adulterio per le donne è doppia rispetto all'uomo. Le donne non possono viaggiare fuori dal paese senza il permesso del marito. Sono impiegate in tutte le aree ma poco rappresentate nella maggior parte dei campi.

Diritti dei Lavoratori:

Il lavoro minorile è comune nonostante la contrarietà delle leggi. Inoltre, i diritti a formare unioni e contratti collettivi sono ristretti.

Trattamento delle Minoranze:

La libertà religiosa è generalmente rispettata, con due eccezioni: gli Ebrei sono sistematicamente esclusi dalle cariche governative, e mancano loro molti diritti di base; e i gruppi estermisti islamici sono frequentemente bersaglio di discriminazioni e attacchi, dovuti ai nuomerosi gruppi terroristici islamici che si oppongono al governo. I curdi sono oppressi sistematicamente in Siria: non possono diventare cittadini, hanno pochi diritti e l'insegnamento della loro lingua e della loro cultura è fuori legge.

IRAQ

La costituzione irachena garantisce il potere al partito socialista arabo ba'ath, dominato da Saddam Hussein e dai suoi parenti. Hussein tenta di legittimare il suo potere riferendosi a un "referendum" dell'Ottobre 1995 in cui ricevette il 99.9% dei voti. Questa elezione, comunque, non ha avuto né voto segreto né altri candidati all'opposizione, e i cittadini iracheni hanno riportato di temere le rappresaglie se avessero espresso un voto dissidente. Il record dell'Iraq sulla violazione dei diritti umani, indica che questa paure era garantita - il governo iracheno commette serie violazioni di diritti umani - principalmente attraverso l'uso di svariate milizie che operano nello stato. Tali milizie sono lo strumento per il mantenimento di un'atmosfera di paura e repressione.

Diritti Legali:

Le tattiche politiche del governo sono tra le più brutali al mondo. I cittadini sono periodicamente arrestati e giustiziati per crimini come la diserzione, la critica al governo e la prostituzione. Inoltre, i criminali accusati di crimini minori sono periodicamente uccisi in massa come parte di un sistema di "pulizia delle prigioni" disegnato per ridurre la popolazione carceraria. Figure politiche o religiose considerate come una minaccia verso Saddam o altri esponenti sono uccisi senza esitazione, e senza accusa di un crimine specifico. Coloro che sono accusati di un determinato crimine ricevono di rado dei processi corretti, poiché la decisione di una qualunque delle corti può essere calpestata dal Presidente.

A volte i processi non sono tenuti per niente. La tortura viene usata sistematicamente nelle prigioni irachene. Mentre il governo rispetta ufficialmente i diritti di parola, stampa, riunione e associazione, tutti questi diritti sono ristretti in pratica. Il governo possiede tutti i giornali del paese e li manipola come strumento di propaganda. Qualunque frase critica nei confronti del governo viene punita duramente e cittadini che si riuniscono pacificamente vengono repressi, e avolte attaccati dalle milizie governative.

Testimonianze di pesanti crimini di guerra sono state spesso dirette verso l'Iraq. Le atrocità commesse durante la guerra tra Iran e Iraq dal 1980 al 1988, e durante la guerra del Golfo nel '91, si rispecchiano oggi che, mentre le forze irachene combattono contro l'esercito curdo il quale controlla il nord dell'Iraq, vengono colpiti civili, e si piantano mine in aree civili. Gli ispettori ONU che monitoravano gli impianti di armi chimiche e militari dell'Iraq sono stati definitivamente esplusi nel '97.

Trattamento delle Donne:

Si verifica la violenza domestica in Iraq ma non sono presenti statistiche relative alla loro frequenza. I cirmini d'onore sono legittimi secondo la legge irachena, e i crimini come la prostituzione sono spesso puniti con la decapitazione. Numerose sono le leggi presenti per la garanzia dei diritti delle donne sul posto di lavoro, ma è difficile determinare quanto successo abbiano prodotto in termini di uguaglianza.

Diritti dei Lavoratori:

I lavoratori non hanno potenzialmente diritti in Iraq. Le unioni sono illegali, e nonostante il lavoro forzato sia tecnicamente illegale, rinunciare a un lavoro può portare al carcere. Il lavoro minorile è comune, nonostante il governo legiferi contro di esso.

Trattamento delle Minoranze:

Libertà religiose sono tecnicamente concesse, ma non rispettate dal governo. Mentre la maggior parte della popolazione consiste di sciiti, la minoranza sunnita controlla il partito Ba'ath. Infatti, i leader religiosi sciiti sono spesso assassinati o repressi. La piccola comunbità cristiana è stata soggetta anch'essa ad abusi. I curdi che controllano la parte settentrionale dell'Iraq sono stati duramente oppressi. Ai curdi è proibito vivere in Iraq propriamente, e quelli presenti nel nord sono stati soggetti ad atrocità da parte dell'esercito iracheno, incluse torture, esecuzioni sommarie e attacchi sui centri civili utilizzando armi chimiche.

EGITTO

Secondo la sua costituzione, l'Egitto è una democrazia sociale in cui l'Islam è la religione di stato. Il Presidente e il suo Partito Nazionale Democratico, comunque, controllano la scena politica con un'estensione tale che i cittadini non hanno una possibilità significativa di cambiare il loro governo. C'è stata una legge di emergenza in vigore dal 1981, che consentiva al governo di trattenere in carcere delle persone senza accusa, e di negare regolarmente i diritti legali ai cittadini egiziani.

Diritti Legali:

La libertà di stampa e di parola sono garantite dalla costituzione, ma spesso sono negati in pratica. Il governo possiede e controlla le tre maggiori testate giornalistiche e detiene il monopolio di stampa e distribuzione. Così, i giornali criticano di rado il governo, e la posizione dei partiti all'opposizione è spesso limitata sui giornali. Gli studenti e gli ufficiali che criticano il governo sono spesso incriminati con accuse di diffamazione, calunnia o di "diffusione di informazioni false sull'Egitto", e vengono imprigionati. Le libertà di associazione e riunione sono severamente ristrette. Le torture fisiche e psicologicaùhe, nonostante siano ufficialmente fuori legge, sono comunque comuni, ed è documentato che almento otto prigionieri sono stato torturati a morte nel 2000. Le prigioni sono in condizioni squallide. La polizia egiziana arresta arbitrariamente e periodicamete dei prigionieri, spesso trattenendoli per lunghi periodi senza accusa, processi o contatto con gli avvocati.

LA FRASE CELEBRE

"[L'Egitto] è un regime autocratico, stabilito mezzo secolo fa sotto il segno del nazionalismo e del socialismo arabo, è politicamente esausto ed è moralmente fallito. Mubarak, che ha frenato gli estremisti islamici in Egitto solo attraverso la tortura e i massacri, non ha un programma politico moderno né tantomeno una visione progressista da offrire al suo popolo come alternativa al vittimismo islamico di Osama bin Laden. Gli egiziani che hanno tentato di promuovere un simile programma... sono ingiustamente imprigionati. Invece, Mubarak si sostiene con i due miliardi di dollari americani di aiuti, mentre consente ed incoraggia i media e i clericali controllati dallo stato a promuovere una propaganda degli estremisti islamici, anti-occidentale, anti-ebraica e anti-moderna. La politica serve al suo proposito deviando la frustrazione popolare con la mancanza di libertà politica o di sviluppo economico in Egitto. Spiega inoltre perché così tanti arruolati di Osama bin Laden sono egiziani."

Editoriale Washington Post, 11 Ottobre 2001

Trattamento delle Donne:

La violenza domestica è un serio problema sociale in Egitto; un rapporto concluse che una donna sposata su tre è stata picchiata dal marito. Inoltre lo stupro coniugale è legale. La mutilazione genitale femminile viene ancora praticata, ma ci sono forti pressioni sociali contro le donne impiegate. Legalmente, molte leggi, in particolare sull'eredità, favoriscono gli umini, e un uomo che uccide una donna in omicidi d'onore riceve una sentenza molto più leggera rispetto a una donna che uccide un uomo in circostanze simili.

Diritti dei Lavoratori:

Le leggi sul lavoro in Egitto non sono adeguate per i membri delle unioni; gli scioperi sono illegali e punibili con il carcere. Molte leggi del governo sul lavoro non sono rafforzate, così come il minimo salario e il massimo numero di ore. Mentre il lavoro minorile è stato un problema in Egitto in passato, c'è stato un netto miglioramento ultimamente.

Trattamento delle Minoranze:

L'Egitto garantisce la libertà di religione, e gli Ebrei e le comunità cristiane sono in generale trattate bene. Nonostante ciò la minoranza cristana ha riportato di essere stata discriminata, e ci sono rapporti di conversioni forzate all'Islam. Ai membri di fede Baha'i è categoricamente proibito di vivere o praticare la loro religione in Egitto.

AUTORITA' PALESTINESE Il record già scarso di diritti umani dell'ANP è peggiorato dall'Intifada di al-Aqsa. Nel Settembre 2000 i membri dei servizi di sicurezza palestinesi e i tanzim di fatah partecipavano ad attacchi contro i civili e soldati israeliani. Poiché i palestinesi armati hanno spesso lanciato i loro attacchi vicino alle case dei civili palestinesi, i residenti di tali case si sono spesso trovati sulla linea del fuoco quando Israele ha intrapreso le rappresaglie. Le forze di sicurezza palestinesi non sono riuscite ad impedire ai Palestinesi armati di fare fuoco sugli Israeliani in luoghi dove si trovavano degli estranei.

Diritti Legali:

Nel dicembre 2001, il presidente dell'ANP Yasser Arafta ha dichiarato lo stato d'emergenza e si è garantito ampi poteri legali. Le forze di sicurezza palestinesi arrestano arbitrariamente e detengono le persone, prolungano la detenzione e la mancanza di un processo sono elementi frequenti. Le corti non assicurano processi corretti e veloci. Le forze di sicurezza ed esecutive dell'ANP spesso ignorano o non riescono a far rispettare le decisioni delle corti. L'ANP non proibisce per legge l'utilizzo di tortura o di forza contro i detenuti, e le forze di sicurezza spesso sono state responsabili di torture e di abuso esteso dei detenuti palestinesi. I gruppi di monitoraggio dei diritti umani internazionali hanno documentato una diffusa condotta arbitraria ed abusiva da parte dell'ANP.

Queste organizzazioni affermano che c'è un uso di tortura diffuso e non ristretto a quelle persone detenute con accuse di sicurezza. Almeno cinque palestinesi sono morti nel 2001 durante la prigionia sotto l'ANP. Le forze di sicurezza palestinesi infrangono i diritti dei cittadini alla privacy ed è stata imposta una ristretta libertà di stampa e di parola, chiudendo i punti vendita dei media, bandendo le pubblicazioni o la radiodiffusione, e imprigionando o perseguitando periodicamente i membri dei media.

Ad esempio, dopo il brutale assassinio dei due soldati riservisti dell'IDF alla stazione di polizia a Ramallah, il 12 ottobre 2000 la polizia palestinese ha confiscato i filmati a molti giornalisti che erano presenti sulla scena. Il 4 ottobre, un giornalista straniero filmò tre membri delle forze di sicurezza palestinese distribuire Molotov a diversi bambini. Le forze di sicurezza hanno trattenuto il giornalista e la sua troupe per diverse ore, e hanno poi distrutto il filmato. Le molestie dell'ANP hanno contribuito alla pratica di auto-censura da parte di diversi commentatori, reporter e critici palestinesi.

Violenza contro gli Israeliani: La violenza palestinese durante l'"intifada di al-Aqsa" ha incluso violente dimostrazioni, sparatorie e incidenti in cui i palestinesi spesso tiravano pietre e molotov ai checkpoint dell'esercito israeliano. I civili israeliani ed ebrei nei territori sono diventati spesso bersaglio di sparatorie e agguati, suicidi e altre esplosioni, attacchi di mortaio, attacchi armati negli insediamenti e nelle basi militari. I palestinesi agendo individualmente o in piccoli gruppi non organizzati, inclusi alcuni membri dei servizi di sicurezza palestinese, hanno ucciso 87 israeliani nei territori nel 2001. I membri fuori dovere delle forze di sicurezza dell'ANP e i membri della fazione Fatah di Arafat hanno partecipato in alcuni di questi attacchi.

Diversi gruppi terroristici palestinesi, inclusi Hamas, Jihad islamica, il fronte popolare per la liberazione della palestina, il fronte democratico per la liberazione della palestina e i gruppi affiliati di Fatah, come le brigate di al-Aqsa, hanno anche rivendicato le responasibilità di attacchi contro civili Israeliani. L'ANP ha fatto alcuni arresti relativi a tali assassini alla fine dell'anno. Circa 340 sospetti collaborazionisti e da 180 a 200 prigionieri politici sono stati messi nelle carceri palestinesi dalla fine del 2001. Un certo numero di palestinesi sospetto di collaborazionismo con Israele è stato arrestato, processato e giustiziato. Dozzine di loro sono state semplicemente assassinate. [10]

Trattamento delle Donne:

L'abuso coniugale, l'abuso sessuale, uccisioni d'onore sono presenti, ma la pressione sociale fa sì che molti incidenti non vengano riportati e nella maggioranza dei casi viene trattata dai familiari coinvolti, tipicamente i maschi dei membri della famiglia. Le donne palestinesi sopportano varie forme di pregiudizi sociali e di repressioni all'interno della loro società. Poiché il matrimonio avviene in giovane età, le donne spesso non finiscono la scuola obbligatoria. Le restrizioni culturali a volte prevengono le donne dal frequentare college o università. Mentre è presente un movimento attivista di donne in Cisgiordania, l'attenzione si è spostata solo di recente da aspirazioni nazionaliste a questioni che affliggono enormemente le donne, come la violenza domestica, l'accesso paritario all'educazione e all'impiego, e le leggi concernenti l'eredità e il matrimonio. Le donne che si sposano con un non correligionario, in particolare una donna cristana che sposa un uomo musulmano, sono spesso disconosciuti dalle loro famiglie e a volte perseguitati e minacciati di morte. Un numero crescente di donne palestinesi lavorano fuori casa, dove tendono ad incontrare una certa discriminazione. Non ci sono leggi speciali che forniscono i diritti delle donne nel posto di lavoro. Le donne non sono rappresentate nella maggior parte degli aspetti della vita professionale.

Diritti dei Lavoratori:

Non c'è un salario minimo in Cisgiordania o nella striscia di Gaza e non ci sono leggi che proteggono il diritto di sciopero dei lavoratori.In pratica questi lavoratori hanno pochissima o alcuna protezione dalla retribuzione del datore di lavoro. All'inizio del 2000, gli insegnanti della Cisgiordania hanno fatto uno sciopero. Il 5 maggio 2000 gli ufficiali dell'ANP hanno arrestato uno dei leader dello sciopero per aver criticato in un'intervista alla radio l'ANP. Anche la stazione radio è stata chiusa. Gli insegnanti hanno sospeso lo sciopero il 17 maggio, nonostante il fatto che nessuna delle loro richieste fosse stata considerata. Anche il lavoro minorile è un problema.

Trattamento delle Minoranze:

Non c'è una legge che assicura una libertà religiosa; comunque l'ANP rispetta in generale la libertà religiosa. Negli scorsi anni, ci sono state testimonianze che diversi convertiti dall'Islam al Cristianesimo subiscono a momenti delle discriminazioni sociali e persecuzioni da parte degli ufficiali palestinesi. Comunque non c'è un esempio di discriminazione da parte dell'ANP nei confronti dei cristiani.




Note:
1. Arab Human Development Report 2002, NY: UN, 2002.
2. Daniel Pipes, In the Path of God: Islam and Political Power, (NY:
Basic Books, 1983), p. 177.
2a, Arab Human Development Report 2002, NY: UN, 2002.
3. U.S. State Department, Reports on Human Rights Practices for 1999.
3a. Martin Peretz, "Remembering Saudi Arabia," The New Republic,
(January 28, 2002).
3b. USA Today, (April 29, 2002).
4. Al-Quds Al-Arabi (London), (December 4, 1999).
4a. Jerusalem Post, ,(August 19, 2002).
5. State Department. Human Rights Report for the Occupied
Territories, 1997, 1998.
5a. Newsweek, (March 10, 2003).
6. Washington Post, (December 4, 2001).
6a. Jewish Telegraphic Agency, (August 9, 2002).
7. Jerusalem Report, (March 25, 2002).
8. CNN, (August 16, 2001).
9. Jerusalem Post, (July 1, 2002); BBC News, (August 11, 2002).
10. Isabel Kershner, "Below the Law," Jerusalem Report, (April 22,
2002), pp. 32-33.

 

 

 

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