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Miti e fatti:  La politica mediorientale americana - gli aspetti politici

di Mitchell G. Bard

 

 

Miti da confutare

22.01. "La creazione d'Israele è stata solo il risultato delle pressioni americane"

22.02. "Gli Stati Uniti hanno preferito Israele agli Arabi nel 1948 a causa delle pressioni della Lobby Ebraica"

22.03. "La maggior parte degli Americani si oppone ad una stretta relazione degli USA con Israele"

22.04. "La politica USA è sempre stata ostile agli Arabi"

22.05. "Sin dal 1948 gli USA hanno sostenuto Israele automaticamente"

22.06. "Gli USA hanno sempre dato armi ad Israele per essere certi che avesse un margine qualitativo sugli Arabi"

22.10. "Israele si vanta di essere la quarta potenza del mondo, quindi non ha certo bisogno dell'aiuto militare americano"

22.13. "Non si è mai creduto che Israele avesse un qualche valore strategico per gli Stati Uniti"

22.16. "Il reclutamento di Jonathan Pollard come spia contro gli Stati Uniti dimostra che Israele opera a danno degli interessi americani"

22.20. "Gli Stati Uniti ed Israele non hanno nulla in comune"

22.27. "I sostenitori d'Israele tentano di azzittire i critici etichettandoli come antisemiti"
 


[I miti in dettaglio]
 


22.01. [Mito]

"La creazione d'Israele è stata solo il risultato delle pressioni americane"

22.01. [Fatti]

Quando l'ONU si occupò della questione della Palestina, il Presidente Harry Truman affermò esplicitamente che gli Stati Uniti non avrebbero dovuto "usare minacce o pressioni indebite di alcun tipo sulle altre delegazioni" [1]. Ciononostante furono esercitate delle pressioni, e gli USA giocarono un ruolo chiave nel garantire il sostegno alla risoluzione di spartizione. L'influenza USA fu comunque limitata, come divenne chiaro quando dei "clienti" americani come Cuba e la Grecia votarono contro la spartizione, ed El Salvador e l'Honduras si astennero.

Molti membri dell'Amministrazione Truman si opponevano alla Spartizione, compreso il Segretario alla Difesa James Forrestal, che riteneva che le mire sioniste ponessero una minaccia alle forniture di petrolio americane ed alla sua posizione strategica nella regione. I Capi di Stato Maggiore Uniti erano preoccupati che gli Arabi si sarebbero allineati con i Sovietici se estraniati dall'Occidente. Questi oppositori interni fecero molto per indebolire il sostegno americano alla creazione di uno stato ebraico [2].

Sebbene si sia scritto molto sulle tattiche dei sostenitori della spartizione, il comportamento degli stati arabi è stato in gran parte ignorato. Essi erano, a dire il vero, attivamente impegnati nei loro bracci di ferro all'ONU nel tentativo di affondare la spartizione [3].

22.02. [Mito]

"Gli Stati Uniti hanno preferito Israele agli Arabi nel 1948 a causa delle pressioni della Lobby Ebraica"

22.02 [Fatti]

Truman sostenne il movimento sionista perché riteneva che la comunità internazionale avesse l'obbligo di adempiere alla promessa della Dichiarazione Balfour e perché credeva che fosse la cosa umana da fare per migliorare la condizione dei superstiti ebrei dell'Olocausto. Egli non credeva che i diritti degli Arabi sarebbero stati compromessi, od avrebbero dovuto esserlo. Il senso del suo atteggiamento si può cogliere da un commento che fece a proposito dei negoziati sui confini di uno stato ebraico: "L'intera regione attende di svilupparsi, e se fosse gestita nel modo in cui abbiamo sviluppato il Bacino del Fiume Tennessee, potrebbe sostenere 20-30 milioni di persone in più. Aprire le porte a questo tipo di futuro sarebbe in effetti la cosa costruttiva ed umanitaria da fare, e riscatteerebbe inoltre i pegni che furono dati all'epoca della Prima Guerra Mondiale [4].

Il pubblico americano sostenne la politica del Presidente. Secondo i sondaggi d'opinione, il 65% degli Americani sosteneva la creazione di uno stato ebraico; soltanto nel terzo trimestre del 1947, 65.850 cartoline, 1.100 lettere e 1.400 telegrammi inondarono la Casa Bianca, la maggior parte dei quali implorava che il Presidente usasse l'influenza americana all'ONU [5].

Questo pubblico sostegno si rifletté nel Congresso quando fu adottata nel 1922 una risoluzione che approvava la Dichiarazione Balfour. Nel 1944 ambo i partiti nazionali chiesero il ripristino dello Stato Ebraico, e nel 1945 una simile risoluzione fu adottata dal Congresso.

Piuttosto che cedere alla pressione, Truman tendeva a reagire negativamente alla "Lobby ebraica". Egli si lamentava ripetutamente delle pressioni che subiva e parlava di mettere la propaganda che veniva dagli Ebrei in un mucchio a cui dare fuoco. In una lettera al Membro della Camera dei Rappresentanti Claude Pepper, Truman Scrisse: "Se non fosse stato per l'inutile interferenza dei Sionisti, avremmo avuto il problema risolto un anno e mezzo fa" [6]. Non è esattamente l'attaggiamento di un politico che pensa troppo ai voti ebraici.

22.03. [Mito]

"La maggior parte degli Americani si oppone ad una stretta relazione degli USA con Israele"

22.03. [Fatti]

Non è solo la comunità ebraica a sostenere Israele. Gli Americani di tutte le età, razze e religioni simpatizzano con Israele. Questo sostegno è inoltre indipendente dalle scelte politiche, con una maggioranza di Democristiani e Repubblicani che favoriscono regolarmente Israele con largo margine sugli Arabi. Il migliore indicatore dell'atteggiamento americano verso Israele si trova nella risposta alla domanda più spesso posta sul Medio Oriente: "Nella situazione medioorientale, le sue simpatie sono più verso Israele o verso le nazioni Arabe?". L'organizzazione che ha condotto la maggior parte delle indagini è la Gallup. Il sostegno per Israele nei sondaggi Gallup è rimasto sempre intorno al 50% sin dal 1967.

In 63 sondaggi Gallup, che risalgono al 1967, Israele ha avuto il sostegno di una media del 46% del popolo americano, confrontato con il poco più del 12% degli stati arabi e dei Palestinesi. Gli Americani hanno una simpatia appena maggiore per i Palestinesi che per i paesi arabi, ma i risultati dei sondaggi che chiedevano agli intervistati di scegliere tra Israele ed i Palestinesi non erano molto differenti dalle altre inchieste.

Alcune persone sbagliano a credere che la simpatia per Israele fosse più alta un tempo; la verità è che prima della [Prima] Guerra del Golfo il picco era stato il 56%, raggiunto appena dopo la Guerra dei Sei Giorni. Nel Gennaio 1991 la simpatia per Israele raggiunse il culmine del 64%, secondo la Gallup. Intanto, il sostegno per gli Arabi scese all'8% ed il margine raggiunse un record di 56 punti.

Il sondaggio più recente, riportato da Gallup nel Giugno 2002, trovò che la simpatia per Israele era del 49% a confronto con il solo 14% dei Palestinesi. Questo supera il sostegno medio per Isrele, ma è comunque sotto il record raggiunto durante la [Prima] Guerra del Golfo (64%).

La maggior parte degli intervistati non crede che gli USA dovrebbero prendere posizione nel conflitto, ma quelli che prendono posizione scelgono Israele con un margine di 10 a 1 (Gallup, Aprile 2002). Più di tre quarti degli Americani crede inoltre che la pace israelo- palestinese è in qualche modo o molto importante per gli Stati Uniti.

I sondaggi mostrano inoltre che il pubblico vede in Israele un affidabile alleato americano, un sentimento che è cresciuto durante la [prima] Crisi del Golfo. Un sondaggio Harris del Gennaio 1991, per esempio, ha trovato che l'86% degli Americani considera Israele un alleato "vicino" o perfino "amichevole". Questo è stato il punteggio più alto mai registrato in un sondaggio Harris. Ma anche nel Maggio 2002 un sondaggio della Lega Anti-Diffamazione scoprì che il 64% degli Americani era d'accordo che "si può contare su Israele come su un alleato leale".

22.04. [Mito]

"La politica USA è sempre stata ostile agli Arabi"

22.04. [Fatti]

Gli Arabi raramente riconoscono il ruolo americano nell'aver aiutato i paesi arabi ad ottenere l'indipendenza. La posizione del Presidente Wilsono per l'autodeterminazione di tutte le nazioni, e l'ingresso degli USA nella Prima Guerra Mondiale contribuirono a provocare lo scioglimento dell'Impero Ottomano ed a stimolare il movimento verso l'indipendenza nel mondo arabo.

Gli Arabi hanno sempre sostenuto che la politica medioorientale dev'essere un gioco a somma zero in cui il sostegno per il loro nemico, Israele, li mette per forza in svantaggio. Pertanto i paesi arabi hanno tentato di costringere gli Stati Uniti a scegliere tra il sostegno per loro o per Israele. Normalmente gli Stati Uniti hanno rifiutato di cadere in questa trappola. Il fatto che gli USA abbiano una stretta alleanza con Israele mantenendo buone relazioni con diversi paesi arabi dimostra che le due cose non sono incompatibili.

Gli USA hanno per molto tempo ricercato relazioni amichevoli con i capi arabi e sono stati, una volta o l'altra, in buoni rapporti con la maggior parte dei paesi arabi.Negli anni '30 la scoperta del petrolio indusse le compagnie americane a stringere stretti rapporti con gli Arabi del Golfo. Negli anni '50 gli obbiettivi strategici americani stimolarono uno sforzo per formare un'alleanza con i paesi arabi filooccidentali. Paesi come l'Iraq e la Libia erano amici degli USA prima che dei loro governi si impadronissero dei capi radicali. L'Egitto, che era ostile agli USA sotto Nasser, si spostò nel campo filooccidentale sotto Sadat.

Sin dalla Seconda Guerra Mondiale, gli USA hanno offerto aiuti economici e militari alla regione, ed oggi sono i principali sostenitori di nazioni come la Giordania, l'Arabia Saudita, il Marocco, l'Egitto e gli sceiccati del Golfo. Sebbene i paesi arabi abbiano incolpato gli USA per le loro sconfitte nelle guerre che hanno fatto ad Israele, la verità è che la maggior parte dei belligeranti ha ricevuto nella sua storia o l'assistenza americana, o la sua offerta.

Talvolta è sembrato che gli USA abbiano condonato le aggressioni arabe contro altri arabi. Per esempio, nel 1963 gli USA riconobbero il regime fantoccio insediato dagli Egizi nello Yemen. Nel 1991, mentre stavano contrattaccando contro Saddam Hussein, l'Amministrazione Bush [Senior] guardava altrove mentre la Siria completava l'annessione virtuale del Libano.

Mentre Israele ha potuto affidarsi solo all'assistenza americana, i paesi arabi hanno sempre potuto contare su diversi paesi occidentali, così come sull'Unione Sovietica e sui suoi alleati.

"Le nazioni alleate, con il pieno consenso del nostro governo e del nostro popolo concordano che in Palestina si debbono porre le fondamenta di un'entità politica ebraica".

— Presidente Woodrow Wilson, 3 Marzo 1919

22.05. [Mito]

"Sin dal 1948 gli USA hanno sostenuto Israele automaticamente"

22.05. [Fatti]

Gli Stati Uniti sono stati l'alleato più fedele d'Israele per tutta la sua storia, però gli USA hanno agito molte volte contro i desideri dello Stato ebraico.

Lo sforzo USA di controbilanciare il sostegno ad Israele con il placare gli arabi iniziò nel 1948, quando Truman mostrò segni di ondeggiamento sulla spartizione e chiese invece un mandato internazionale. Dopo che i paesi arabi circostanti invasero Israele, gli USA osservarono un embargo sugli armamenti che ridusse notevolmente la capacità degli Ebrei di difendersi.

Sin dalla guerra del 1948 gli USA sono stati poco disponibili ad insistere sui progetti per reinsediare i profughi arabi. Gli USA sono stati anche riluttanti a chieder conto agli Arabi delle violazioni della Carta e delle risoluzioni dell'ONU. Così, ad esempio, agli Arabi fu permesso di farla franca con il blocco del Canale di Suez, il boicottaggio d'Israele e la commissione di atti di terrorismo. Difatti, gli USA hanno preso posizione contro Isaele all'ONU più spesso che no, e fino al 1972 non hanno usato il loro potere di veto nel Consiglio di Sicurezza per bloccare le risoluzioni anti-Israele.

Forse l'esempio più drammatico di una politica americana che divergeva da quella d'Israele si ebbe durante la Guerra di Suez, quando il Presidente Eisenhower prese una forte posizione contro la Gran Bretagna, la Francia ed Israele. Dopo la guerra, la pressione americana impose ad Israele di ritirarsi dal territorio conquistato. David Ben Gurion si fidò di dubbie assicurazioni americane che invece piantarono le radici del conflitto del 1967.

In diverse altre occasioni, i Presidenti americani hanno agito contro Israele. Nel 1981, per esempio, Ronald Reagan sospese un accordo di cooperazione strategica dopo che Israele ebbe annesso le Alture del Golan. In un'altra occasione, egli sospese la consegna di aerei da combattimento perché dispiaciuto di un raidi israeliano in Libano.

Nel 1991 il Presidente Bush tenne una conferenza stampa per chiedere una dilazione nell'esaminare una richiesta americana di malleveria per aiutare l'assorbimento degli Ebrei sovietici ed etiopi poiché era in disaccordo con la politica israeliana degli insediamenti. Nel mettere in gioco il suo prestigio su questa dilazione, Bush ricorse ad intemperanze verbali che infiammarono le passioni e fecero temere alla comunità ebraica che fosse suscitato dell'antisemitismo.

Sebbene spesso descritto come il Presidente più filo-israeliano della storia, anche Bill Clinton criticò Israele in molte occasioni. Ed anche l'amministrazione di George W. Bush non ha mostrato alcuna riluttanza a criticare Israele per azioni che ritiene contrarie agli interessi USA, ma in generale è stata più riservata nelle pubbliche esternazioni.

22.06. [Mito]

"Gli USA hanno sempre dato armi ad Israele per essere certi che avesse un margine qualitativo sugli Arabi"

22.06. [Fatti]

Gli Stati uniti hanno fornito soltanto quantità limitate di armi ad Israele, comprese munizioni e fucili senza rinculo, prima del 1962. In quell'anno, il Presidente Kennedy vendette dei missili antiaerei HAWK, ma solo dopo che l'URSS ebbe fornito all'Egitto bombardieri a lungo raggio.

Nel 1965 gli USA erano divenuti il principale fornitore d'armamenti d'israele. Questo fu in parte richiesto dal cedimento della Germania Ovest alle pressioni arabe, che la indusse a smettere di vendere carri armati ad Israele. Però, durante gran parte dell'amministrazione Johnson, la vendita delle armi ad Israele fu controbilanciata da corrispondenti trasferimenti agli Arabi. Pertanto, la prima vendita di carri armati americani ad Israele, nel 1965, fu bilanciata da un'analoga vendita alla Giordania [7].

Gli USA non fornirono ad Israele aeroplani fino al 1966. Anche allora, furono fatti degli accordi segreti per offrire gli stessi aerei al Marocco ed alla Libia, e si inviò materiale bellico supplementare al Libano, all'Arabia Saudita ed alla Tunisia [8].

Come nel 1948, gli USA imposero un embargo sugli armamenti ad Israele durante la Guerra dei Sei Giorni, mentre gli Arabi continuavano a ricevere armi sovietiche. La posizione d'Israele fu ulteriormente indebolita dalla decisione dei Francesi di dare l'embargo ai trasferimenti di armi allo Stato Ebraico, terminando nei fatti il loro ruolo come unico grande fornitore alternativo di armi ad Israele.

Fu solo dopo che divenne chiaro che Israele non aveva altre fonti di armamenti, e che l'Unione Sovietica non aveva interesse a limitare le sue vendite alla regione, che il Presidente Johnson acconsentì a vendere ad Israele dei Phantom che diedero allo Stato ebraico il suo primo vantaggio qualitativo. "D'ora in poi diverremo il principale fornitore di armi ad Israele", disse il Vicesegretario alla Difesa Paul Warnke all'Ambasciatore israeliano Yitzchaq Rabin, "coinvolgendoci ancor più nella situazione della sicurezza d'israele e coinvolgendo ancor più la sicurezza degli Stati Uniti" [9].

Da quel momento in poi, gli USA cominciarono a perseguire una politica volta a mantenere il margine qualitativo d'Israele. Ma gli USA sono anche rimasti impegnati ad armare le nazioni arabe, fornendo missili sofisticati, carri armati ed aerei alla Giordania, al Marocco, all'Egitto, all'Arabia Saudita ed ai paesi del Golfo. Perciò, quando Israele ricevette gli F-15 nel 1978, anche l'Arabia Saudita li ricevette (e l'Egitto ricevette gli F-5E). Nel 1981 l'Arabia Saudita, per la prima volta, ricevette un sistema d'armi che le diede un vantaggio qualitativo su Israele - gli aerei radar AWACS.

Ora Israele compra equipaggiamento americano di prima, anche se non di primissima, scelta, ma anche molti paesi arabi ricevono alcuni dei migliori carri armati, aerei e missili. Il margine qualitativo sarà intatto, ma è indubbiamente stretto.

"La nostra società è illuminata dalle intuizioni spirituali dei profeti ebrei. L'America ed Israele hanno un comune amore per la libertà umana, ed hanno una comune fede nel modo di vivere democratico" - Presidente Lyndon Johnson, Discorso al B'nai B'rith (10 Settembre 1968).


22.10. [Mito]

"Israele si vanta di essere la quarta potenza militare del mondo, quindi non ha certo bisogno dell'aiuto militare americano"

22.10. [Fatti]

Isrele ha dei trattati di pace con solo due dei suoi vicini. Esso rimane giuridicamente in guerra con il resto del mondo arabo-islamico e diversi paesi, specialmente l'Iran e l'Iraq, sono apertamente ostili. Date le minacce potenziali, è necessario che Israele continui a mantenere una forte difesa. Israle è un paese potente, ma come il grafico dell'equilibrio degli armamenti mostra, è tuttora soverchiata per numero di effettivi e di armi dai suoi nemici, e deve perciò affidarsi al suo vantaggio qualitativo per essere sicura di poterli sconfiggere, e questo lo garantisce soltanto il continuo acquisto delle armi più moderne. Nuovi carri armati, nuovi missili ed aerei però hanno prezzi favolosi, ed Israele non può permettersi con i suoi soli mezzi ciò di cui ha bisogno, pertanto il continuo aiuto americano è vitale per la sua sicurezza. Inoltre, i nemici d'Israele hanno numerosi fornitori, ma Israele deve affidarsi quasi completamente agli Stati Uniti per la sua "ferraglia".

22.13. [Mito]

"Non si è mai creduto che Israele avesse un qualche valore strategico per gli Stati Uniti"

22.13. [Fatti]

Nel 1952 il Generale Omar Bradley, Capo dello Stato Maggiore Congiunto, riteneva che l'Occidente avesse bisogno di 19 divisioni per difendere il Medio Oriente, e che Israele potesse fornirne due. Egli inoltre si aspettava nel 1955 che soltanto tre stati potessero aiutare l'Occidente a difendere il Medio Oriente dal cielo: Gran Bretagna, Turchia ed Israele. L'analisi di Bradley fu respinta perché a livello politico si decise che fosse più importante per gli Stati Uniti cooperare con l'Egitto, e poi con l'Iraq. Si temette che l'integrazione delle forze israeliane nella strategia occidentale avrebbe alienato gli Arabi [11].

La schiacciante vittoria d'Israele del 1967 sulle forze arabe combinate indusse a rivedere quest'opinione. L'anno dopo, gli Stati Uniti vendettero ad Israele degli aerei sofisticati (i Phantom) per la prima volta. Washington cambiò la sua politica mediooreintale dalla ricerca di un equilibrio delle forze all'assicurare che Israele avesse un vantaggio qualitativo sui suoi nemici.

Israele provò la sua utilità nel 1970, quando gli Stati Uniti chiesero aiuto per rafforzare il regime di Re Hussein. La disponibilità di Israele ad aiutare Amman, ed i movimenti di truppe verso il confine giordano persuasero la Siria a ritirare i carri armati che aveva inviato in Giordania per sostenere le forze dell'OLP che sfidarono il Re durante il "Settembre Nero" [12].

Nei primi anni '70 era ormai chiaro che nessun paese arabo avrebbe potuto o voluto contribuire alla difesa dell'Occidente nel Medio Oriente. Il Patto di Baghdad era scaduto da tempo, ed i regimi amici degli Stati Uniti erano deboli, se confrontati con le forze antioccidentali di Egitto, Siria ed Iraq. Anche dopo il riorientamento egiziano seguente alla firma del suo trattato di pace con Israele, gli Stati Uniti non contarono sugli aiuti militari di alcun governo arabo.

L'Amministrazione Carter iniziò ad implementare una forma di cooperazione strategica (non la si chiamava così) rendendo Israele qualificato a vendere equipaggiamento militare agli Stati Uniti. La disponibilità ad impegnarsi in imprese militari limitate e congiunte fu vista dal Presidente Carter come una ricompensa ad Israele per il "buon comportamento" nei colloqui di pace con l'Egitto.

Seppure ancora riluttante a formalizzare la relazione, la cooperazione strategica divenne un punto focale della relazione americano-israeliana quando Ronald Reagan divenne Presidente. Prima della sua elezione, Reagan aveva scritto: "Solo col pieno apprezzamento del ruolo critico che lo Stato d'Israele gioca nei nostri calcoli strategici noi possiamo costruire le fondamenta per stroncare i piani di Mosca su territori e risorse vitali per la nostra sicurezza ed il benessere della nostra nazione" [13].

Le concezioni di Reagan culminarono il 30 Novembre 1981 nella firma di un Memorandum d'Intesa sulla "cooperazione strategica". Il 29 Novembre 1983 fu firmato un nuovo accordo che creava il Gruppo Congiunto Politico-Militare (JPMG) ed un gruppo che sovraintendeva all'aiuto nel campo della sicurezza, il Gruppo Congiunto di Pianificazione dell'Aiuto alla Sicurezza (JSAP).

Il JPMG era originariamente concepito per discutere i mezzi per contrastare le minacce poste dall'accresciuto coinvolgimento sovietico nel Medio Oriente. Ma ha posto sempre maggiore enfasi sulle preoccupazioni bilaterali per la proliferazione di armi chimiche e missili balistici.

Il JSAP fu formato in risposta alla crisi economica della metà degli anni '80. È un gruppo binazionale che si incontra ogni anno a Washington per esaminare le necessità presenti e future d'Israele nel campo delle forniture militari. Esso formula inoltre piano per l'allocazione di crediti agli Acquisti Stranieri di Materiale Militare USA alla luce della stima delle minacce correnti e delle disponibilità di bilancio americane.

Nel 1987 il Congresso designò Israele il principale alleato non-NATO. Questa legge dichiarò formalmente Israele un alleato, consentendo alle sue industrie di competere alla pari con quelle dei Paesi NATO e di altri stretti alleati USA per contratti per la produzione di un significativo numero di strumenti di difesa.

"Sin dalla rinascita dello Stato d'Israele, c'è sempre stato un ferreo legame tra quella democrazia e questa".

— Presidente Ronald Reagan, 3 Settembre 1980, discorso al B'nai B'rith

Nell'Aprile 1988 il Presidente Reagan ha firmato un altro MdI che comprendeva tutti gli accordi precedenti. Quest'accordo istituzionalizzò la relazione strategica.

Alla fine del mandato di Reagan, gli USA avevano predisposto del materiale bellico in Israele, tenuto regolarmente esercitazioni congiunte, iniziato il coprogetto del Missile Balistico Anti-Tattico Arrow ed erano impegnati in una legione di altri sforzi di cooperazione militare.

Da allora, la cooperazione strategica USA-Israele ha continuato ad evolvere. Ora questi legami strategici sono più forti che mai. Israele ora è un alleato de facto degli Stati Uniti.


22.16. [Mito]

"Il reclutamento di Jonathan Pollard come spia contro gli Stati Uniti dimostra che Israele opera a danno degli interessi americani"

22.16. [Fatti]

Nel Novembre 1985, l'FBI arrestò Jonathan Pollard, un analista dello spionaggio della Marina americana, accusandolo di aver venduto materiale riservato ad Israele. Pollard fu poi condannato all'ergastolo, e la moglie Anna si beccò cinque anni per aver aiutato il marito.

Appena dopo l'arresto di Pollard, Israele porse le sue scuse e spiegò che l'operazione non era autorizzata. "È politica d'Israele astenersi da ogni attività spionistica nei confronti degli Stati Uniti", dichiarò una presa di posizione ufficiale del governo, "a causa della stretta e speciale amicizia" tra i due paesi". Il Primo Ministro Shimon Peres affermò: "Spiare gli Stati Uniti è in totale contraddizione con la nostra politica" [15].

Gli Stati Uniti ed Israele lavorarono insieme per investigare sull'affare Pollard. L'inchiesta israeliana rivelò che Pollard non stava lavorando per il Servizio Segreto Militare od il Mossad. Egli era diretto da un'unità piccola ed indipendente di spionaggio scientifico. Era stato Pollard a contattare gli Israeliani.

Una sottocommissione della Commissione Difesa ed Affari Esteri della Knesset dedicata allo Spionaggio ed ai Servizi di Sicurezza concluse: "Senza dubbio ... il livello operativo (cioè l'Unità di Collegamento Scientifico comandata da Rafael Eitan) decise di reclutare e gestire Pollard senza alcun controllo o consultazione con il livello politico od averne ricevuto l'approvazione diretta od indiretta". La commissione della Knesset chiese conto al governo di non aver adeguatamente sovrainteso all'unità scientifica.

Come promesso al governo USA, l'unità spionistica che aveva diretto Pollard fu sbandata, i sui capi puniti ed i documenti sottratti restituiti [16]. Quest'ultimo punto fu cruciale per il procedimento del Dipartimento di Giustizia USA contro Pollard.

Pollard negò di aver spiato "contro" gli Stati Uniti. Egli disse di aver fornito solo le informazioni che riteneva vitali per la sicurezza israeliana e che erano trattenute dal Pentagono. Queste comprendevano dati sulle spedizioni di armi sovietiche in Siria, sulle armi chimiche iraqene e siriane, sul progetto pakistano di bomba atomica e sui sistemi di difesa aerea libici [17].

Pollard fu condannato per spionaggio. La sua condanna all'ergastolo è stata la più severa mai data per aver spiato per un alleato. È stata anche molto superiore alla condanna media inflitta per aver spiato per l'Unione Sovietica ed altri nemici degli Stati Uniti [18].

Sebbene fosse stato inizialmente snobbato da Israele, il governo di Benjamin Netanyahu ammise che Pollard aveva lavorato per lo spionaggio israeliano e gli concesse la cittadinanza. Netanyahu chiese clemenza per Pollard durante i colloqui di pace alla Piantagione di Wye in Maryland nel 1998. Da allora, i funzionari israeliani hanno supplicato ancora in pro di Pollard.

Anche i sostenitori di Pollard negli Stati Uniti chiedono abitualmente che egli sia graziato. Si dice che il Presidente Clinton avesse preso in considerazione la grazia, ma i funzionari della Difesa e dello Spionaggio si sono opposti vigorosamente all'idea. Al termine del mandato di Clinton fu riaperta la questione, ed il Senatore Richard Shelby (Repubblicano, Alabama), presidente della Commissione Scelta del Senato sullo Spionaggio, insieme con la maggioranza dei senatori parlò contro la grazia: "Il Signor Pollard è una spia condannata che ha messo a repentaglio la nostra sicurezza nazionale, ed in pericolo le vite dei nostri agenti segreti", disse Shelby, "Non ci sono parole abbastanza forti per esprimere la mia convinzione che il Signor Pollard deve scontare ogni minuto della sua condanna ..." [19].


22.20. [Mito]

"Gli Stati Uniti ed Israele non hanno nulla in comune"

22.20. [Fatti]

Il rapporto tra USA ed Israele si basa sulle due colonne dei valori condivisi e degli intressi comuni. Data questa comunanza d'interessi e credenze, non dovrebbe sorprendere che il sostegno ad Israele è uno dei valori più pronunciati e costanti nella politica estera del popolo americano.

Sebbene dal punto di vista geografico Israele sia locato in una regione non molto sviluppata e più prossima al Terzo Mondo che all'Occidente, Isrele è emerso in meno di mezzo secolo come una nazione progredita con le caratteristiche di una società occidentale. Questo si può attribuire in particolare al fatto che un'alta percentuale della popolazione è venuta dall'Europa o dal Nordamerica ed ha portato con sé norme politiche e culturali occidentali. È anche una funzione del comune retaggio ebraico-cristiano.

E nello stesso tempo, Israele è una società multiculturale con persone che vengono da più di 100 nazioni. Oggi, circa metà di tutti gli Israeliani sono Ebrei Orientali che fanno risalire le loro origini alle antiche comunità ebraiche dei paesi islamici del Nordafrica e del Medio Oriente.

Mentre vivono in una regione caratterizzata dalle autocrazie, gli Israeliti si sono dedicati alla democrazia in un modo non meno appassionato di quello degli Americani. Tutti i cittadini d'Israele, indipendentemente dalla razza, dalla religione e dal sesso, sono eguali di fronte alla legge e godono pieni diritti democratici. La libertà di parola, riunione e stampa è incarnata nelle leggi e nelle tradizioni del paese. L'indipendente magistratura israeliana sostiene vigorosamente questi diritti.

Il sistema politico non differisce da quello americano - Israele è una democrazia parlamentare - ma è sempre basato su libere elezioni tra partiti diversi. E sebbene Israele non abbia una "costituzione" formale, esso ha adottato delle "Leggi fondamentali" che creano analoghe garanzie giuridiche.

Gli Americani hanno per molto tempo ammirato gli Israeliani, almeno in parte perché vedono molto di se stessi nel loro spirito pionieristico e nella lotta per l'indipendenza. Come gli Stati Uniti, anche Israele è una nazione di immigranti. Ad onta dell'onere delle spese militari che arrivano quasi ad un quinto del bilancio, ha avuto un tasso straordinario di crescita economica per gran parte della sua storia. È anche riuscito a mettere al lavoro la maggior parte dei nuovi venuti. Come in America, gli immigranti in Israele hanno tentato di rendere la vita loro e dei loro figli migliore. Alcuni sono venuti da società non molto sviluppate come l'Etiopia e lo Yemen e sono arrivati praticamente privi di beni, istruzione e formazione professionale, e sono diventati membri produttivi della società israeliana.

Gli Israeliani hanno anche la stessa passione americana per l'istruzione. Gli Israeliani sono tra le persone più istruite del mondo. Fin dall'inizio, Israele aveva un'economia mista, che combinava il capitalismo con il socialismo secondo il modello britannico. Le difficoltà economiche sperimentate da Israele - create soprattutto dopo la Guerra del Kippur del 1973 dall'aumento del prezzo del petrolio e dalla necessità di spendere una sproporzionata parte del PIL nella difesa - hanno portato ad una transizione graduale verso un sistema di libero mercato analogo a quello americano. L'America ha accompagnato quest'evoluzione.

Negli anni '80 l'attenzione si è sempre più concentrata su una delle colonne del rapporto - gli interessi in comune. Questo fu fatto a causa delle minacce alla regione e perché i mezzi per una cooperazione strategica vengono più facilmente forniti da iniziative legislative. Ad onta della fine della Guerra Fredda, Israele continua ad avere un ruolo da giocare negli sforzi comuni per proteggere gli interessi americani, compresa la stretta cooperazione nella guerra al terrore. La cooperazione strategica è progredita fino al punto in cui ora c'è un'alleanza di fatto. Il marchio di fabbrica del rapporto è la costanza e la fiducia: gli Stati Uniti sanno di poter contare su Israele.

È più difficile escogitare programmi che facciano aggio sui valori condivisi delle due nazioni che sui loro interessi nel campo della sicurezza; cionondimeno, esistono programmi siffatti. Per esempi, queste Iniziative sui Valori Condivisi (SVI) coprono un ampia gamma di materie come l'ambiente, l'energia, lo spazio, l'istruzione, la sicurezza nel lavoro e la salute. Quasi 400 istituzioni americane in 47 Stati, nel Distretto di Columbia ed a Puerto Rico hanno ricevuto fondi da programmi binazionali con Israele. Rapporti poco noti come l'Accordo sul Libero Scambio, il Programma di Ricerca sullo Sviluppo Cooperativo, il Programma di Cooperazione Regionale sul Medio Oriente e vari memorandum d'intesa con praticamente tutti gli enti pubblici federali americani mostrano la profondità di questo rapporto speciale. Anche più importanti possono essere gli ampi legami tra Israele ed ognuno dei 50 stati ed il Distretto di Columbia.

22.27. [Mito]

"I sostenitori d'Israele tentano di azzittire i critici etichettandoli come antisemiti"

22.27. [Fatti]

Non è detto che criticare Israele faccia di qualcuno un antisemita. Il fattore determinante è l'intento del commentatore. I legittimi critici accettano il diritto d'Israele ad esistere, ma gli antisemiti no. Gli antisemiti usano un doppio standard quando criticano Israele, per esempio negando agli Israeliani il diritto di perseguire le loro legittime rivendicazioni, mentre incoraggiano i Palestinesi a farlo. Gli antisemiti negano ad Israele il diritto di difendersi, ed ignorano le vittime ebree, mentre incolpano Israele per aver inseguito i loro assassini. Gli antisemiti non fanno mai, o quasi, affermazioni positive su Israele. Gli antisemiti descrivono gli Israeliani con termini spregiativi od istigatori, suggerendo, ad esempio, che essi siano "razzisti" o "nazisti".

Non ci sono campagne per impedire alla gente di esprimere opinioni negative sulla politica israeliana. Di fatti, i critici più sonori d'Israele sono gli stessi Israeliani che usano la loro libertà di parola per esprimere ogni giorno le loro preoccupazioni. Un'occhiata a qualsiasi giornale israeliano rivelerà una sovrabbondanza di articoli che mettono in discussione questa o quella politica del governo. Ma gli antisemiti non condividono l'interesse degli Israeliani per il miglioramento della loro società; il loro scopo è delegittimare lo stato nel breve periodo e distruggerlo nel lungo periodo. Non c'è nulla che Israele possa fare per soddisfare questi critici.
 


[Note]

[1] Foreign Relations of the United States 1947, (DC: GPO, 1948), pp.
1173-4, 1198-9, 1248, 1284. [Henceforth FRUS 1947.]
[2] Mitchell Bard, The Water's Edge And Beyond, (NJ: Transaction
Publishers, 1991), p. 132.
[3] FRUS 1947, p. 1313.
[4]Harry Truman, Years of Trial and Hope, Vol. 2, (NY: Doubleday,
1956), p. 156.
[5] John Snetsinger, Truman, The Jewish Vote and the Creation of
Israel, (CA: Hoover Institution Press, 1974), pp. 9-10;
David Schoenbaum, "The United States and the Birth of Israel,"
Wiener Library Bulletin, (1978), p. 144n.
[6] Peter Grose, Israel in the Mind of America, (NY: Alfred A. Knopf,
1983), p. 217;
Michael Cohen, "Truman, The Holocaust and the Establishment of
the State of Israel," Jerusalem Quarterly, (Primavera 1982), p. 85.
[7] Memorandum di una conversazione sui colloqui Harriman-Eshkol, (25
Febbraio 1965);
Memorandum di una conversazione tra l'Ambasciatore Avraham Harman
e W. Averill Harriman, Ambassador-at-Large, (15 Marzo 1965), LBJ
Library;
Yitzhak Rabin, The Rabin Memoirs, (MA: Little Brown and Company,
1979), pp. 65-66..
[8] Robert Trice, "Domestic Political Interests and American Policy
in the Middle East: Pro-Israel, Pro-Arab and Corporate Non-
Governmental Actors and the Making of American Foreign Policy, 1966-
1971," (Dissertazione dottorale inedita, University of Wisconsin-
Madison, 1974), pp. 226-230.
[9] Memorandum di una conversazione tra Yitzhak Rabin ed al., e di
Paul Warnke et al., (4 Novembre 1968), LBJ Library.
[9a] Jerusalem Post, (27 Giugno 2002).
[10] Ministero Israeliano della Difesa.
[1] Dore Gold, America, the Gulf, and Israel, (CO: Westview Press,
1988), p. 84.
[12] Yitzhak Rabin, discorso alla conferenza su "Strategia e Difesa
nel Mediterraneo Orientale", sponsorizzata dal Washington Institute
for Near East Policy e dall'Associazione dei Corrispondenti Militari
Israeliani, Gerusalemme, (9-11 Luglio 1986).
[13] Ronald Reagan, "Recognizing the Israeli Asset," Washington Post,
(15 Agosto 1979).
[14] New York Times, (9 Agosto 1987).
[15] Wolf Blitzer, Territory of Lies, (NY: Harper & Row, 1989), p.
201.
[16] New York Times, (2 e 21 Dicembre 1985).
[1] Blitzer, pp. 166-171.
[18] Alan Dershowitz, Chutzpah, (MA: Little Brown, & Co., 1991), pp.
289-312.
[19] Washington Post, (23 Dicembre 2000).

 

 

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