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Miti e fatti:  La politica mediorientale americana - gli aspetti economici

di Mitchell G. Bard

 

 

Miti da confutare

22.07. "L'aiuto americano in Medio Oriente è sempre stato unilaterale, con gli Arabi che non prendono praticamente nulla"

22.08. "Gli USA hanno sempre dato ad Israele miliardi di dollari a fondo perduto"

22.09. "Israele continua a chiedere un mucchio di aiuti economici sebbene esso sia ora un paese ricco che di aiuto non ha più bisogno"

22.11. "L'aiuto militare americano sussidia l'industria bellica israeliana a spese di quella americana"

22.12. "Le malleverie usa hanno dato ad Israele miliardi di dollari dei contribuenti americani usati per costruire insediamenti in Cisgiordania ed a Gaza per ospitare gli Ebrei sovietici"

22.14. "Gli Israeliani vivono comodamente grazie all'aiuto americano, e non vedono motivo per riformare il sistema economico del loro paese"

22.15. "Israele prende misure protezionistiche che ostacolano il commercio americano"

22.17. "Israele ha raggirato gli USA convincendoli a vendere armi all'Iran in cambio degli ostaggi, ed ha aiutato a dirottare i profitti verso i Contras."

22.18. "La dipendenza americana dal petrolio arabo è diminuita nel corso degli anni"

22.19. "Le principali compagnie petrolifere americane non prendono mai posizione sul conflitto arabo-israeliano"

 

22.26. "Le università americane dovrebbero disinvestire dalle compagnie che fanno affari in Israele per costringerlo a por fine all''occupazione' ed agli abusi nei diritti umani"
 


[I miti in dettaglio]


22.07. [Mito]

"L'aiuto americano in Medio Oriente è sempre stato unilaterale, con gli Arabi che non prendono praticamente nulla"

22.07. [Fatti]

Dopo la vittoria d'Israele nella Guerra d'Indipendenza, gli USA risposero ad un appello per un sostegno economico all'assorbimento degli immigrati approvando un credito di 135 milioni di Dollari della Banca Import-Export e la vendita di beni superflui. In quei primi anni dell'esistenza dello Stato d'Israele (ed anche oggi) l'aiuto americano fu visto come un mezzo per promuovere la pace.

Nel 1951 il Congresso votò per aiutare Israele ad affrontare i gravami economici imposti dall'afflusso di profughi ebrei dai campi profughi d'Europa e dai ghetti dei paesi arabi. Allora gli Arabi si lamentarono che gli USA li stavano trascurando, sebbene essi non avessero allora interesse all'aiuto americano allora. Nel 1951 la Siria respinse delle profferte di aiuto americano; l'Iraq e l'Arabia Saudita, ricchi di petrolio, non avevano bisogno dell'assistenza economica americana, e fino ai tardi anni '50 la Giordania era il pupillo della Gran Bretagna. Dopo il 1957, quando gli Stati Uniti si assunsero la responsabilità di sostenere la Giordania e ripresero gli aiuti economici all'Egitto, l'assistenza ai Paesi arabi fece un balzo. Inoltre, gli Stati Uniti erano (e sono tuttora) il più grande paese ad aiutare i Palestinesi attraverso l'UNRWA.

Israele ha ricevuto più aiuti diretti dagli Stati Uniti sin dalla Seconda Guerra Mondiale di ogni altro paese, ma gli importi per la prima metà di questo periodo sono stati relativamente modesti. Tra il 1949 ed il 1973 gli USA hanno dato ad Israele una media di circa 122 milioni di Dollari l'anno, per un totale di 3,1 miliardi di Dollari (e a dire il vero più di un miliardo di Dollari di questo fu una serie di prestiti per materiale militare negli anni 1971-1973). Prima del 1971, Israele ricevette un totale di appena 277 milioni di Dollari in aiuti militari, tutti sotto forma di anticipi sugli acquisti. Anche la gran parte degli aiuti economici fu in forma di prestito ad Israele. In confronto, i Paesi arabi ricevettero circa il triplo dell'aiuto prima del 1971, 4,4 miliardi di Dollari, o 170 milioni di Dollari all'anno. Inoltre, al contrario d'israele, che riceve quasi tutto l'aiuto dagli Stati Uniti, i paesi arabi hanno ricevuto assistenza dall'Asia, dall'Europa Orientale, dall'Unione Sovietica e dalla Comunità Europea.

È mia responsabilità verificare che la nostra politica in Israele combaci con la nostra politica in tutto il mondo; secondo, è mio desiderio aiutare a costruire in Palestina uno stato democratico forte, prospero, libero ed indipendente. Dev'essere grande abbastanza, libero abbastanza, e forte abbastanza da rendere il suo popolo autosufficiente e sicuro" - Presidente Truman, 28 Ottobre 1948, discorso elettorale al Madison Square Garden.

Israele non iniziò a ricevere grandi aiuti fino al 1974, dopo la guerra del 1973, e le somme crebbero drammaticamente dopo gli accordi di Camp David. In tutto, sin dal 1949, Israele ha ricevuto più di 90 miliardi di Dollari di aiuti. Sebbene i totali siano impressionanti, il valore dell'assistenza ad Israele è stato eroso dall'inflazione.

Anche i paesi arabi che hanno firmato degli accordi con Isrele sono stati ricompensati. Fin dalla firma del trattato di pace con Israele, l'Egitto è stato il secondo più grande destinatario di aiuti americani (2 miliardi di Dollari nel 2002, mentre Israele ne ricevette 2,8). Anche la Giordania è stata beneficiaria di maggiori livelli di aiuto sin da quando ha firmato un trattato con Israele (che ha portato da meno di 40 milioni di Dollari ad oltre 225 milioni). Fu anche rimesso il debito multimiliardario di ambo le nazioni arabe fino agli USA.

Dopo gli accordi di Oslo, anche gli Stati Uniti iniziarono a finanziare i Palestinesi. Essi ora forniscono 80 miliardi in aiuti umanitari attraverso l'Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale. Essi non forniscono alcun aiuto diretto all'Autorità Palestinese, in quanto la ritengono corrotta. Il Presidente Bush avvertì specificamente i Palestinesi che essi debbono cambiare la loro guida ed abbracciare le riforme per ottenere futura assistenza. "Vi posso assicurare", disse Bush, "che non daremo un soldo ad una società che non è trasparente ed [è] corrotta" [9a].

22.08. [Mito]

"Gli USA hanno sempre dato ad Israele miliardi di dollari a fondo perduto"

22.08. [Fatti]

Le donazioni americane ad Israele sono finite nel 1959. L'aiuto americano ad Israele da allora fino al 1985 è consistito soprattutto di prestiti, rimborsati da Israele, e di beni ormai superflui, che Israele comprò. Israele cominciò a comprare armi americane nel 1962, ma non ricevette alcun aiuto militare gratuito fino dopo la Guerra del Kippur del 1973. Come risultato, Israele ha dovuto indebitarsi pesantemente per finanziare il suo sviluppo economico ed i suoi acquisti di armi. La decisione di convertire gli aiuti militari in elargizioni quell'anno fu basata sulla prevalente opinione nel Congresso che senza un forte Israele, la guerra nel Medio Oriente fosse più probabile, e che gli USA avrebbero dovuto affrontare maggiori spese in una simile eventualità.

Per molti anni, gran parte dell'aiuto economico d'Israele fu usato per ripagare i vecchi debiti. Nel 1984, la legislazione sugli aiuti all'estero incluse l'Emendamento Cranston (così chiamato da chi lo sostenne al Senato), che diceva che gli USA avrebbero fornito ad Israele aiuti economici "in misura non inferiore a" l'ammontare delle rate dei debiti che ogni anno Israele deve ripagare agli USA.

22.09. [Mito]

"Israele continua a chiedere un mucchio di aiuti economici sebbene esso sia ora un paese ricco che di aiuto non ha più bisogno"

22.09. [Fatti]

A partire dall'anno fiscale 1987, Israele ha ricevuto annualmente 1,2 miliardi di Dollari in elargizioni per aiuti economici ed in totale 1,8 miliardi di Dollari di elargizioni per aiuti militari. Nel 1998 Israele si offrì di ridurre volontariamente la sua dipendenza dall'aiuto economico USA. Secondo un accordo raggiunto con l'Amministrazione Clinton ed il Congresso, il pacchetto di aiuti economici di 1,2 miliardi di Dollari sarà ridotto di 120 milioni di Dollari ogni anno in modo che esso scompaia in dieci anni.

Metà dei risparmi annuali nell'assistenza economica (60 milioni di Dollari) si aggiungeranno al pacchetto di aiuti militari ad Israele in riconoscimento dei suoi accresciuti bisogni nel campo della sicurezza. Nel 2001 Israele ha ricevuto 840 milioni di Dollari in aiuti economici ed 1,98 miliardi di Dollari di aiuti militari. Nel 2002, l'aiuto economico ad Israele fu ridotto a 720 milioni di Dollari, e l'aiuto militare ad Israele fu fissato a 2,04 miliardi di Dollari.

Israele fece l'offerta perché non ha più bisogno dell'aiuto che gli serviva un tempo. Le fondamenta dell'economia israeliana oggi sono solide; eppure Israele rimane zavorrato dai debiti passati verso gli USA, che, al contrario di quelli di Giordania ed Egitto, non furono rimessi. Inoltre, Israele può ancora usare l'aiuto americano. Il paese ha tuttora il tremendo peso finanziario di assorbire decine di migliaia di immigranti dall'ex-Unione Sovietica, un altissimo tasso di disoccupazione ed un numero paurosamente alto di persone che sono finite in miseria. La situazione è stata ulteriormente esacerbata dalla violenza degli ultimi due anni, che ha devastato l'industria turistica e tutti i settori collegati nel campo dei servizi. Inoltre, le concessioni fatte nei negoziati di pace hanno richiesto lo smantellamento di basi militari e la perdita di preziose risorse che debbono essere rimpiazzate.

22.11. [Mito]

"L'aiuto militare americano sussidia l'industria bellica israeliana a spese di quella americana"

22.11. [Fatti]

Contrariamente al senso comune, non è che gli USA firmino assegni da miliardi di dollari e li diano ad Israele perché li spenda come gli piace. Appena il 26% circa (555 milioni di Dollari sui 2,1 miliardi del 2003) di quel che Israele riceve in Finanziamenti Militari all'Estero (FMF) si può spendere in Israele per le forniture militari. Il restante 74% è speso negli Stati Uniti per generare profitti e posti di lavoro. Più di mille aziende in 47 Stati, nel Distretto di Columbia ed a Puerto Rico hanno firmato contratti che totalizzano miliardi di Dollari grazie a questo programma negli ultimi anni. Ecco le cifre del 2001:

Il valore dei Finanziamenti Militari all'Estero (FMF) diviso per Stato [10]:

Alabama ................ $15,010,584
Arkansas .................. $496,212
Arizona ................ $23,053,020
California ............ $155,969,600
Colorado ............... $33,864,588
Connecticut ........... $510,697,156
Delaware .................. $367,011
Distretto di Columbia ... $3,609,508
Florida ................ $94,222,258
Georgia ............... $158,911,735
Iowa ........................ $4,830
Idaho ..................... $151,977
Illinois ............... $57,492,657
Indiana ................ $46,200,627
Kansas ..................... $91,328
Kentucky ................ $1,539,095
Louisiana ................. $145,824
Massachusetts .......... $25,080,078
Maryland ............... $62,805,516
Maine .................. $33,201,400
Michigan ............... $67,447,234
Minnesota .............. $10,886,633
Missouri ................ $1,927,615
Mississippi ............. $2,571,630
Montana .................... $30,350
North Carolina ......... $38,944,632
Nebraska .................... $3,654
New Hampshire .......... $17,254,145
New Jersey ............. $52,750,873
New Mexico ................. $55,554
Nevada .................. $1,043,287
New York .............. $110,854,412
Ohio ................... $42,646,748
Oklahoma .................. $132,572
Oregon .................. $5,512,292
Pennsylvania ........... $11,478,193
Rhode Island .............. $841,354
South Carolina .......... $4,598,444
South Dakota ............ $4,893,179
Tennessee ............... $7,752,077
Texas .................. $62,854,229
Utah ...................... $257,378
Virginia ............... $28,575,976
Vermont ................. $2,062,222
Washington .............. $3,844,029
Wisconsin ............... $6,407,070
West Virginia .............. $73,746
Wyoming .................... $14,500

22.12. [Mito]

"Le malleverie USA hanno dato ad Israele miliardi di dollari dei contribuenti americani usati per costruire insediamenti in Cisgiordania ed a Gaza per ospitare gli Ebrei sovietici"

22.12. [Fatti]

Dal 1989, circa un milione di Ebrei è migrato in Israele. La maggioranza, circa l'80%, è venuta dall'ex-Unione Sovietica. Israele deve fornire a questi immigranti vitto, alloggio, impiego e formazione professionale. Il compito è ancora più arduo quando si devono assorbire degli Ebrei da paesi relativamente sottosviluppati come l'Etiopia, a cui spesso occorre insegnare tutto, dall'uso dello sciacquone a come si preleva denaro da una banca. Per affrontare queste sfide, Israele ha investito miliardi di dollari. Inoltre, la comunità ebraico-americana ha contribuito con centinaia di milioni di dollari attraverso varie filantropie.

Eppure il compito era tanto spaventoso che Israele ha chiesto aiuto agli Stati Uniti. Per mettere la sfida in prospettiva, considerate che gli Stati Uniti, un paese di 250 milioni di persone ed un PIL da svariati trilioni di Dollari, ammette appena 125.000 profughi all'anno. Nel solo 1990, 185.000 Ebrei sono migrati in Israele.

Gli Stati Uniti guidarono il Mondo Libero nell'aiutare a garantire la libertà degli Ebrei sovietici. A cominciare dal 1972, il Congresso ha stanziato dei fondi per aiutare gli Ebrei sovietici a risistemarsi in Israele. Dal 1992 sono stati assegnati a questo scopo 80 milioni di Dollari.

Dopo che l'Unione Sovietica ebbe aperto le sue porte, il rivoletto di migranti divenne un'alluvione, balzando da meno di 13.000 persone nel 1989 a più di 185.000 nel 1990. Allora Israele chiese un diverso tipo di aiuto. Gli Stati Uniti hanno risposto nel 1990 approvando 400 milioni di dollari in malleverie per aiutare Israele a dar casa ai nuovi venuti.

Le malleverie non sono elargizioni - non si trasferisce un centesimo dalle casse federali ad Israele. Gli USA semplicemente avallano dei crediti per Israele, cosa che dà ai banchieri la fiducia necessaria per prestare ad Israele denaro a condizioni più favorevoli: interessi inferiori e durate superiori - fino a trent'anni, anziché solo cinque o sette. Queste garanzie sui crediti non hanno effetto sulla politica interna o sulle garanzie interne. Inoltre, essi non nuocciono al contribuente americano, a meno che Israele non cessi di pagare i suoi debiti, cosa che non ha mai fatto. Per giunta, molto del denaro che Israele prende a prestito è speso negli USA per acquistare beni americani.

Quando fu chiaro che il flusso di rifugiati era anche superiore al previsto, e decine di migliaia continuavano ad arrivare ogni mese, Israele si rese conto che aveva bisogno di ulteriore aiuto, e chiese agli Stati Uniti altri 10 miliardi di Dollari in malleverie.

Nel 1992 il Congresso autorizzò il Presidente a fornire malleverie sui crediti ad Israele come risultato dello straordinario sforzo umanitario per risistemare ed assorbire gli immigranti. Queste malleverie furono concesse in incrementi annuali di 2 miliardi di Dollari per cinque anni. Mentre il costo per il governo USA era nullo, Israele ha pagato agli Stati Uniti delle commissioni annue che ammontavano a diverse centinaia di milioni di dollari per coprire i costi amministrativi e di altro genere.

Secondo le attuali linee guida, nessun aiuto americano ad Israele può essere usato al di là dei confini del 1967. Inoltre, per sottolineare l'insoddisfazione per le politiche di insediamento israeliane, il Presidente era autorizzato a ridurre le malleverie annuali di un ammontare pari al valore stimato delle attività intraprese da Israele nella Cisgiordania ed a Gaza l'anno precedente.

Pertanto, come indica la tabella in http://www.us-/ israel.org/jsource/US-Israel/Loan_Guarantees_for_Israel.html , il Dipartimento di Stato ha determinato che Israele ha speso poco meno di 1,4 miliardi di Dollari per l'attività di insediamento tra il 1993 ed il 1996. Ma il Presidente era comunque autorizzato a non compiere le deduzioni quando rendere il denaro disponibile ad Israele era nell'interesse della sicurezza degli Stati Uniti. Il Presidente Clinton ha usato questa facoltà negli ultimi tre anni del programma, cosicché l'effettiva riduzione delle malleverie messe a disposizione d'Israele fu di 773,8 milioni di Dollari.

Il denaro legato agli insediamenti inoltre non aveva nulla a che fare con i nuovi immigranti, nessuno dei quali era stato obbligato a vivere nei Territori. Infatti, soltanto una minuscola percentuale scelse volontariamente di farlo.

Da ogni punto di vista, il programma di malleverie USA fu un grande successo. Israele usò il denaro preso in prestito soprattutto per accrescere l'ammontare della divisa estera disponibile per le attività commerciali del paese, e per sostenere progetti infrastrutturali come strade, ponti, fogne ed elettrificazione. Le malleverie aiutarono inoltre Israele a dare casa e lavoro praticamente a tutti i nuovi immigranti..

22.14. [Mito]

"Gli Israeliani vivono comodamente grazie all'aiuto americano, e non vedono motivo per riformare il sistema economico del loro paese"

22.14. [Fatti]

Gli Israeliani sono tra le persone più tassate del mondo, con imposte sul reddito che arrivano al 50%. Ed in un paese in cui l'Israeliano medio guadagna 18.000 Dollari.

Per anni gli Israeliani hanno visto il loro tenore di vita declinare in gran parte a causa dello straordinario peso delle spese per la difesa, che equivalgono a circa 1/5 - 1/4 del bilancio statale. La situazione è migliorata negli ultimi anni, grazie soprattutto al processo di pace, cosicché le spese per la difesa si sono ridotte al 16% del bilancio statale.

Quando Israele restituì i pozzi petroliferi che sviluppò nel Sinai come parte dell'accordo di pace con l'Egitto, ello sacrificò l'opportunità di diventare energeticamente autosufficiente. Di conseguenza, la sua economia soffre delle oscillazioni del prezzo del petrolio.

Più recentemente, con l'arrivo di centinaia di milioni di immigranti dall'ex-Unione Sovietica e dall'Etiopia, gli Israeliani hanno accettato di buon grado sacrifici ancora più grandi per facilitare l'assorbimento dei nuovi venuti.

È da molto che gli Israeliani hanno riconosciuto la necessità di riformare drammaticamente la loro economia. Nel 1985 Israele implementò un programma di stabilizzazione che comprendeva diverse caratteristiche principali: un forte taglio ai sussidi sui prodotti e sui servizi di base; una forte svalutazione della moneta seguita da un tasso di cambio verso il Dollaro stabile; controllo dei salari e dei prezzi e la cessazione della "scala mobile"; ed una politica monetaria che controllerebbe l'espansione del credito, così facendo salire i tassi d'interesse.

Il New York Times poi descrisse i sacrifici del popolo israeliano ed il messaggio del programma di stabilizzazione come "Ognuno fa un passo indietro - tutti insieme" [14].

Il programma di stabilizzazione israeliano funzionò come "un mini- miracolo". L'inflazione cadde bruscamente, dalle tra cifre allo zero nel 2000. Il tasso di cambio del siclo si stabilizzò, risalì l'ammontare delle riserve valutarie, crebbe l'export e si contrasse il deficit pubblico.

Oggi Israele sta cercando di andare oltre la stabilizzazione, per compiere i cambiamenti strutturali sottostanti necessario per una crescita economica sostenuta. Il governo ha continuato a tagliare i sussidi sul cibo ed i servizi pubblici, comprese la sanità e l'istruzione, a rimuovere il controllo dei prezzi ed a riformare la sua struttura fiscale. Il governo ha cominciato a privatizzare le aziende statali. Sono passi dolorosi, ma gli Israeliani riconoscono la necessità di tali difficili misure.

Israele ha dato il benvenuto agli USA come ad un partner impegnato, ed ha provato di essere uno dei pochi destinatari dell'aiuto straniero USA che ha risposto positivamente alle proposte americane di compiere grandi riforme nella sua economia.

22.15. [Mito]

"Israele prende misure protezionistiche che ostacolano il commercio americano"

22.15. [Fatti]

Israele ha uno dei mercati più aperti per i beni americani. Gran parte della crescita nel commertio USA-Israele è un risultato dell'Accordo di Libero Scambio (FTA) del 1985. L'FTA dà ai prodotti americani l'opportunità di competere alla pari con i beni europei, che hanno anch'essi libero accesso al mercato interno israeliano. Questo è stato il primo accordo di questo genere firmato dagli Stati Uniti con qualsiasi governo straniero.

Dalla firma dell'FTA, le esportazioni USA in Israele sono cresciute del 234%, mentre il volume totale del commercio tra i duo paesi è salito del 317%, fino a quasi 20 miliardi di Dollari. Questa crescita ha portato a più vendite e più profitti per gli esportatori americani.


22.17. [Mito]

"Israele ha raggirato gli USA convincendoli a vendere armi all'Iran in cambio degli ostaggi, ed ha aiutato a dirottare i profitti verso i Contras."

22.17. [Fatti]

Secondo il Rapporto delle Commissioni Congressuali d'Inchiesta sull'Affare Iran-Contra emesso nel Novembre 1987, la vendita delle armi USA all'Iran attraverso Israele iniziò nell'estate del 1985, dopo aver ricevuto l'approvazione del Presidente Reagan. Il rapporto mostra che il coinvolgimento israeliano fu stimolato da avancese separate nel 1985 del mercante d'armi iraniano Manucher Ghorbanifar e dal consulente del Consiglio per la Sicurezza Nazionale (NSC) Michael Ledeen, il quale ultimo lavorava per il Consigliere alla Sicurezza Nazionale Robert McFarlane. Quando Ledeen chiese assistenza al Primo Ministro Shimon Peres, il capo israeliano acconsentì a vendere armi all'Iran nell'interesse dell'America, purché la vendita fosse approvata in alto loco negli USA [20].

Prima che gli Israeliani partecipassero, dice il rapporto, essi chiesero "un consenso chiaro, esplicito e vincolante da parte del Governo USA". McFarlane disse alle Commissioni Congressuali che egli prima ricevette l'approvazione del Presidente Reavan nel Luglio 1985. In Agosto, Reagan autorizzò nuovamente la prima vendita di armi all'Iran, tra le obiezioni del Segretario alla Difesa Caspar Weinberger e del Segretario di Stato George Schultz [21]. Grazie a quell'accordo, il Reverendo Benjamin Weir, tenuto prigioniero in Libano per 16 mesi, fu rilasciato.

Quando fu proposta nel Novembre di quell'anno una spedizione di missili HAWK, il Ministro della Difesa israeliano Yitzchaq Rabin chiese nuovamente una specifica approvazione USA. Secondo McFarlane, il Presidente acconsentì.

Nel Dicembre 1985 il Presidente Reagan aveva deciso che le future vendite agli Iraniani sarebbero venute direttamente dagli arsenali USA.

Secondo il rapporto delle Commissioni, l'assistente dell'NSC Tenente Colonnello Oliver North usò per la prima volta denaro dall'operazione Iran per finanziare la resistenza nicaraguenze nel Novembre 1985. Egli però testimoniò poi che la distrazione dei fondi ai Contras era stata proposta a lui da Ghorbanifar durante un incontro nel Gennaio 1986.

Il miliardario saudita che commercia in petrolio ed armi Adnan Khashoggi disse in un'intervista all'ABC-TV del Dicembre 11, 1986, che egli anticipò 1 milione di Dollari per aiutare a finanziare la prima spedizione di armi nello scandalo delle armi Iran-Contra e mise 4 milioni di Dollari per la seconda spedizione. Secondo lo speciale comitato di revisione del Presidente con a capo l'ex-senatore John Tower, un funzionario straniero (si dice il Re saudita Fahd) donò da 1 a 2 milioni di Dollari al mese dal Luglio 1984 all'Aprile 1985 per finanziare segretamente i Contras. L'Arabia Saudita negò di aver aiutato i ribelli nicaraguegni, ma il New York Times riferì che il contributo avrebbe potuto essere parte di un segreto accordo del 1981 tra Riyadh e Washington "per aiutare i gruppi di resistenza anticomunista intorno ai sofisticati aerei radar americani AWACS, secondo i funzionari USA ed altri familiari con l'accordo" [22].

La Commissione Bicamerale lodò il Governo israeliano per aver fornito dettagliate cronologie degli eventi basandosi su documenti rilevanti e su interviste con i partecipanti chiave nell'operazione. Questo rapporto inoltre corroborava la conclusione della Commissione Tower: "I decisori USA hanno preso le loro decisioni de debbono patire la responsabilità per le conseguenze" [23].

22.18. [Mito]

"La dipendenza americana dal petrolio arabo è diminuita nel corso degli anni"

22.18. [Fatti]

Nel 1973 l'embargo petrolifero arabo inflisse un duro colpo all'economia americana. Questo, insieme con i successivi aumenti di prezzo dell'OPEC ed una crescente dipendenza americana dal petrolio straniero, innescò la recessione dei primi anni '70.

Nel 1973 il petrolio straniero soddisfava il 35% dei consumi americani di petrolio, e nel 2001 la proporzione era salita al 53%, e l'OPEC forniva il 45% delle importazioni USA. L'Arabia Saudita era al terzo posto, l'Iraq al sesto ed il Kuwait al dodicesimo tra i primi dieci fornitori di prodotti petroliferi agli USA nel 2001. I soli stati del Golfo Persico fornivano da soli il 29% delle importazioni di petrolio americane [24].

La crescente dipendenza dal petrolio importato ha reso inoltre l'economia americana ancor più vulnerabile ai rialzi di prezzo, come quelli del 1979, 1981, 1982, 1990 e 2000. I rialzi del prezzo del petrolio hanno inoltre consentito ai produttori arabi di petrolio di accumulare colossali guadagni a spese dei consumatori americani. Questi profitti hanno finanziato grandi acquisti di armi e programmi per armamenti non convenzionali come quello iraqeno.

La dipendenza americana dal petrolio arabo ha qualche volta sollevato lo spettro di un rinnovato tentativo di ricattare gli Stati Uniti perché abbandonassero il loro sostegno ad Israele. Nell'Aprile 2002, per esempio, l'Iraq sospese le spedizioni di petrolio per un mese per protestare le operazioni israeliane di sradicamento del terrorismo in Cisgiordania. Nessun altro produttore arabo di petrolio ha seguito l'esempio, e l'azione iraqena ha avuto scarso effetto sul mercato del petrolio e nessun risultato politico.

La buona notizia per gli Americani è che tre dei quattro attuali principali fornitori di petrolio agli USA - Canada, Venezuela e Messico - sono più affidabili e migliori alleati delle nazioni del Golfo Persico.

22.19. [Mito]

"Le principali compagnie petrolifere americane non prendono mai posizione sul conflitto arabo-israeliano"

22.19. [Fatti]

Il Presidente egizio Sadat persuase il defunto Re saudita Faisal a minacciare di negare il petrolio all'Occidente per sfruttare a scopi politici la crescente dipendenza dell'Occidente industrializzato dal petrolio arabo. La tattica ebbe successo: subito le principali compagnie petrolifere americane sostennero pubblicamente la causa araba, ed in privato operarono per indebolire il sostegno americano ad Israele [26].

Secondo un rapporto della Sottocommissione sulle Aziende Multinazionali della Commissione Relazioni Internazionali del Senato, il consorzio ARAMCO (Exxon, Mobil, Texaco e SOCAL) tentarono di bloccare il ponte aereo d'emergenza dall'America verso Israele durante la guerra del 1973. Le compagnie inoltre cooperarono strettamente con l'Arabia Saudita per negare olio e combustibile alla Marina USA [27].

In altre occasioni, le maggiori società petrolifere hanno sostenuto le posizioni dei paesi arabi, specialmente dell'Arabia Saudita. Le principali società petrolifere hanno vigorosamente premuto sul Congresso in pro della vendita degli F-15 nel 1978, e degli aerei AWACS nel 1981. Insieme con gli agenti sauditi stranieri, queste società reclutarono molte altre aziende americane per premere in favore dei SAuditi [28]. L'Arabia Saudita ha una potente lobby negli Stati Uniti perché centinaia delle più grandi società americane fanno affari per miliardi di Dollari con il Regno. "Ed ognuna di queste società", notò Hoag Levins, "aveva centinaia di subappaltatori e venditori egualmente dipendenti dal mantenersi nelle grazi dei capi mussulmani i cui paesi ora rappresentano tutti insieme il mercato più ricco del mondo" [29].

I Sauditi spesso attaccano quella che ritengono l'eccessiva influenza dei sostenitori d'Israele negli Stati Uniti, ma l'indagatore giornalista Steve Emersono ha rovesciato l'accusa. Dopo aver elencato molti dei legami tra l'Arabia Saudita ed il mondo degli affari, dell'università, dei lobbisti e degli ex-funzionari governativi d'alto rango in America, concluse:

"All'ampiezza ed alla vastità dell'impatto dei petroldollari non c'è rimedio giuridico. Con così tante società, istituzioni e persone la cui sete è soddisfatta dal denaro petrolifero, l'influenza dei petroldollari è diffusa ovunque nella società americana. Il risultato è la sembianza di un sostegno ampio e spontaneo per le politiche dell'Arabia Saudita ed altri produttori arabi di petrolio da parte di istituzioni americane che vanno dalle università al Congresso. La proliferazione di legami d'interesse ha consentito agli interessi di parte di confondersi con quelli della nazione.

Non è mai accaduto prima nella storia americana che una potenza economica straniera abbia avuto il successo dell'Arabia Saudita nel raggiungere e coltivare potenti sostenitori in tutto il paese. I Sauditi hanno scoperto la quintessenza delle debolezze americane, l'amore per il denaro, e la connessione con i petroldollari si è diffusa per tutti gli Stati Uniti [30].

 

 

22.26. [Mito]

"Le università americane dovrebbero disinvestire dalle compagnie che fanno affari in Israele per costringerlo a por fine all''occupazione' ed agli abusi nei diritti umani"

22.26. [Fatti]

La parola "pace" nelle petizioni di disinvestimento non compare, cosa che rende evidente che l'intento non è di risolvere il conflitto, ma di delegittimare Israele. I richiedenti accusano Israele per la mancanza di pace e chiedono che esso compia concessioni unilaterali senza contraccambio da parte dei Palestinesi, neppure la cessazione del terrorismo. I propugnatori del disinvestimento ignorano inoltre gli sforzi d'Israele durante il processo di pace di Oslo, ed agli incontri al vertice col Presidente Clinton, di raggiungere uno storico compromesso con i Palestinesi che avrebbe creato uno stato Palestinese.

La campagna di disinvestimento contro il Sudafrica era diretta specificamente contro società che stavano usando le leggi razziste di quel paese a loro vantaggio. In Israele non esistono siffatte leggi razziste; inoltre, le società che fanno affari lì seguono il medesimo standard di eguali diritti per i lavoratori che si applicano negli Stati Uniti.

Il Rettore dell'Università di Harvard Lawrence Summers osservò che gli sforzi di disinvestimento sono antisemitici. "Opinioni profondamente antiisraeliane stanno trovando sempre maggior sostegno nelle comunità intellettuali progressiste", disse Summers, "Persone serie e pensose stanno invocando e compiendo azioni che hanno un effetto, se non un intento antisemita" [42].

La pace nel Medio Oriente verrà solo da negoziati diretti tra le parti, e solo dopo che i paesi arabi riconoscano il diritto di Israele ad esistere, ed i Palestinesi e gli altri Arabi la smettano di sostenere il terrorismo. Le università americane non possono essere d'aiuto con maldirette campagne di disinvestimento che ingiustamente dichiarano Israele la fonte dei conflitti nella regione. I proponenti il disinvestimento sperano di marchiare Israele con un'associazione con il Sudafrica dell'Apartheid, un confronto offensivo che ignora che tutti i cittadini israeliani sono uguali secondo la legge.

 

[Note]

[9] Memorandum di una conversazione tra Yitzhak Rabin ed al., e di
Paul Warnke et al., (4 Novembre 1968), LBJ Library.
[9a] Jerusalem Post, (27 Giugno 2002).
[10] Ministero Israeliano della Difesa.
[1] Dore Gold, America, the Gulf, and Israel, (CO: Westview Press,
1988), p. 84.
[12] Yitzhak Rabin, discorso alla conferenza su "Strategia e Difesa
nel Mediterraneo Orientale", sponsorizzata dal Washington Institute
for Near East Policy e dall'Associazione dei Corrispondenti Militari
Israeliani, Gerusalemme, (9-11 Luglio 1986).
[13] Ronald Reagan, "Recognizing the Israeli Asset," Washington Post,
(15 Agosto 1979).
[14] New York Times, (9 Agosto 1987).
[15] Wolf Blitzer, Territory of Lies, (NY: Harper & Row, 1989), p.
201.
[16] New York Times, (2 e 21 Dicembre 1985).
[1] Blitzer, pp. 166-171.
[18] Alan Dershowitz, Chutzpah, (MA: Little Brown, & Co., 1991), pp.
289-312.
[19] Washington Post, (23 Dicembre 2000).
[20] Buona parte di queste informazioni sono state confermate dalla
divulgazione di conversazioni registrate di figure chiave dello
scandalo, "Nightline," (2 Ottobre 1991).
[21] Rapporto delle Commissioni Congressuali d'Inchiesta sull'Affare
Iran-Contra, (DC: GPO, 1987), pp. 164-76.
[22] New York Times, (4 Febbraio 1987).
[23] The Tower Commission Report, (NY: Bantam Books and Time Books,
1987), p. 84.
[24] Energy Information Administration.
[25] Al-Musawwar, (19 Gennaio 1990).
[26] See Steven Emerson, "The ARAMCO Connection," The New Republic,
(19 Maggio 1982), pp. 11-16;
Russell Howe and Sarah Trott, The Power Peddlers, (NY:
Doubleday, 1977), pp. 342-343;
Anti-Defamation League, The U.S.-Saudi Relationship, (NY: ADL,
1980), p. 6.
[27] Steven Emerson, The American House of Saud, (NY: Franklin Watts,
1985), pp. 36-37;
Steven Spiegel, The Other Arab-Israeli Conflict: Making
America's Middle East Policy from Truman to Reagan, (IL: University
of Chicago Press, 1985), pp. 258-59;
Anthony Sampson, The Seven Sisters, (NY: Viking Press, 1975),
pp. 248-50;
Hoag Levins, Arab Reach: The Secret War Against Israel, (NY:
Doubleday, 1983), p. 51.
[28] Steven Emerson, "The Petrodollar Connection," The New Republic,
(17 Febbraio 1982), pp. 18-25;
anche Emerson, (85), pp. 177-213.
[29] Levins, p. 19.
[30] Emerson (85), p. 413.
[31] Newsweek, (29 Ottobre 2001).
[31] aAl-Raya (Qatar), (6 Gennaio 2002).
[32]Henry Kissinger, The White House Years. (MA: Little Brown & Co.,
1979), pp. 600-617.
[32b] Washington Post, (16 Dicembre 2002).
[32c] CNN, (3 Dicembre 2002).
[33] Guardian Unlimited, (1 Gennaio 2001).
[34] Near East Report, (16 Settembre 1970).
[35] Editoriale del Washington Post, (11 Ottobre 2001).
[36] Jerusalem Post, (17 Ottobre 2001).
[37] Washington Post, (13 Settembre 2001).
[38] Jerusalem Post, (9 Novembre 2001).
[39] Jerusalem Post, (19 Ottobre 2001); Sondaggio Newsweek citato
in "Protocols," The New Republic Online, (30 Ottobre 2001).
[4] Jewish Telegraphic Agency, (2 Novembre 2001).
[41] Jerusalem Post, (8 Novembre 2001).
[42] Discorso per la preghiera del mattino, Memorial Church,
Cambridge, Massachusetts, (17 Settembre 2002), Ufficio del Rettore,
Università di Harvard.

 

 

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