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Miti e fatti:  Gli insediamenti

di Mitchell G. Bard

 

Miti da confutare

24.a. "Israele non ha diritto di risiedere in Cisgiordania. Gli insediamenti israeliani sono illegali."


24.b. "Gli insediamenti sono un ostacolo per la pace"


24.c. "La Convenzione di Ginevra proibisce la costruzione di insediamenti ebraici nei territori occupati"


24.d. "Israele ha insediato provocatoriamente gli Ebrei prevalentemente nelle città arabe, e ha stabilito così tanti elementi che il compromesso territoriale non è più possibile."
 

24.e. "Israele deve evacuare tutti gli insediamenti ebraici prima che si possa realizzare un accordo di pace coi palestinesi"
 

24.f. "A Camp David, durante la presidenza di Jimmy Carter, Israele ha accettato di fermare la costruzione degli insediamenti per cinque anni. Durante i mesi, Israele ha violato gli accordi, instaurando nuovi insediamenti in Cisgiordania."
 

24.g. "Il contributo finanziario americano fornisce ad Israele miliardi di dollari provenienti dai contribuenti americani che sono stati usati per costruire insediamenti in Cisgiordania e nella striscia di Gaza per dare alloggio agli Ebrei sovietici."
 

24.h. "Israele non ha diritto di costruire le case in Har Homa perché è parte della Gerusalemme Est araba ed è quindi un altro progetto di insediamenti che impedisce la pace"
 

24.i. "Il rapporto Mitchell ha chiarito che la politica di insediamenti israeliana va considerata come causa del crollo del processo di pace tanto quanto la violenza palestinese, e che un congelamento degli insediamenti è necessario per arrestare le violenze."
 

24.l. "Chiunque difenda gli insediamenti razionalizza la perpetua occupazione del popolo palestinese e della sua terra"
 

24.m. "Gli accordi di pace che Israele ha firmato con i palestinesi proibiscono l'attività di insediamento"
 

24.n. "La Croce Rossa ha dichiarato che gli insediamenti israeliani sono un crimine di guerra"



[I miti in dettaglio]



24.a. MITO

"Israele non ha diritto di risiedere in Cisgiordania. Gli insediamenti israeliani sono illegali."

24.a. FATTI

Gli Ebrei hanno vissuto in Giudea e Samaria - la Cisgiordania - sin dai tempi antichi. L'unica volta in cui agli Ebrei fu proibito di vivere nei territori nei decenni recenti fu durante il governo Giordano dal 1948 al 1967. La proibizione era contrario al Mandato per la Palestina, adottato dalla Lega delle Nazioni, che prevedeva l'insediarsi di uno stato ebraico, e incoraggiava specificatamente "un insediamento vicino degli Ebrei alla Terra."

Numerose autorità legali disputano la questione se gli insediamenti sono "illegali". Il professore di legge internazionale Stephen Schwebel sottolinea che un paese che agisce con l'autodifesa può misurare ed occupare il territorio quand'è necessario per proteggersi. Schwebel osserva inoltre che uno stato può richiedere, come condizione per il suo ritiro da un territorio, delle misure di sicurezza disegnate per assicurare ai suoi cittadini di non essere nuovamente minacciati da quel territorio. [1]

Secondo Eugen Rostow, il precedente Sottosegretario di Stato agli Affari Politici dell'amministrazione Johnson, la risoluzione 242 da ad Israele il diritto legale di trovarsi in Cisgiordania. La risoluzione, osserva Rostow, "permette ad Israele di amministrare i territori" ottenuti nel 1967 "finché non venga realizzata una pace giusta e duratura nel medio oriente".[2]


24.b. MITO

"Gli insediamenti sono un ostacolo per la pace"

24.b. FATTI

Gli insediamenti non sono mai stati un ostacolo per la pace.

Dal 1949 al 1967, quando agli Ebrei era proibito di vivere in Cisgiordania, gli Arabi si rifiutarono di firmare la pace con Israele. Dal 1967 al 1977, il partito laburista stabilì solo alcuni insediamenti strategici nei territori, eppure gli arabi non volevano negoziare la pace con Israele. Nel 1977, mesi dopo che il governo del Likud, impegnato ad ampliare l'attività di insediamenti, prese potere, il Presidente egiziano Sadat andò a Gerusalemme e firmò in seguito il trattato di pace con Israele.

Per caso, esistevano degli insediamenti israeliani nel Sinai e quelli furono rimossi come parte dell'accordo con l'Egitto. L'anno dopo, Israele congelò la costruzione di insediamenti per tre mesi, sperando che questo gesto avrebbe incitato gli altri arabi a partecipare al processo di pace di Camp David. Ma nessuno lo fece.

Nel 1994, la Giordania firmò un accordo di pace con Israele e gli insediamenti non erano stati presi in questione. Oltretutto il numero di Ebrei che viveva nei territori stava crescendo. Tra il giugno del 1992 e il giugno del 1996 sotto il governo guidato dai laburisti, la popolazione ebraica nei territori, crebbe all'incirca del 50%. Questa rapida crescita non impedì ai palestinesi di firmare gli accordo di Oslo nel settembre 1993 o gli accordi di Oslo2 nel settembre 1995. Nel 2000 il primo ministro Ehud Barak offrì di smantellare dozzine di insediamenti, ma i palestinesi non hanno accettato di terminare il conflitto.

L'attività degli insediamenti può essere uno stimolo al processo di pace perché ha forzato i palestinesi e gli arabi a riconsiderare il fatto che il tempo è dalla loro parte. Sono frequenti i riferimenti negli scritti arabi a proposito di quanto tempo fu necessario per espellere i Crociati e quanto tempo potrebbe prendere per fare lo stesso con i Sionisti. La crescita della popolazione ebraica nei territori ha forzato gli arabi a mettere in discussione questo principio. "I palestinesi realizzano ora", disse il sindaco di Betlemme Elias Freij, "che il tempo ora è dal lato d'Israele, che può costruire gli insediamenti e creare dati di fatto, e che la sola via d'uscita da questo dilemma sono le negoziazioni faccia a faccia." [3]

Molti israeliani, nonostante ciò, hanno dubbi sull'espansione degli insediamenti. Alcuni li considerano una provocazione, altri temono che i coloni siano particolarmente vulnerabili, e sono stati obiettivo di ripetuti attacchi terroristici palestinesi. Per difenderli, viene schierato un grande numero di soldati che sarebbe altrimenti allenato e preparato per un possibile conflitto con l'esercito arabo.

Alcuni israeliani obiettano inoltre che la quantità di denaro che va alle comunità oltre la linea verde, e i sussidi speciali che sono stati forniti per rendere le loro case più affidabili. Altri sentono ancora che i coloni forniscono una prima linea di difesa e di sviluppo della terra che appartiene giustamente ad Israele. La disposizione degli insediamenti è una questione per le negoziazioni dello stato finale.

La questione di dove sarà il confine estremo tra Israele e un'entità palestinese sarà verosimilmente influenzato dalla distribuzione di queste città ebraiche. Israele vuole incorporare quanti più coloni possibile dentro i suoi confini mentre i palestinesi vogliono espellere tutti gli ebrei dal territorio che loro controllano.

Se Israele si ritirasse entro i confini del 1967 unilateralmente, o come parte di un insediamento politico, molti coloni dovrebbero affrontare una o più opzioni: rimanere nei territori, essere espulsi dalle loro case, o reinsediarsi volontariamente in Israele. L'impedimento alla pace non è l'esistenza di questi insediamenti, è la riluttanza palestinese di accettare uno stato a fianco di Israele anziché uno al posto di Israele.

24.c. MITO

"La Convenzione di Ginevra proibisce la costruzione di insediamenti ebraici nei territori occupati"

24.c. FATTI

La Quarta Convenzione di Ginevra proibisce il trasferimento forzato di persone di uno stato in un territorio di un altro stato che ha occupato come conseguenza di una guerra. L'intenzione era quella di assicurare che le popolazioni locali che si erano trovate sotto occupazione che non sarebbero state costrette a trasferirsi. Questo non è in alcun modo rilevante rispetto alla questione degli insediamenti.

Gli Ebrei non sono stati costretti ad andare in Cisgiordania e nella striscia di Gaza; al contrario, sono ritornati ai luoghi dove loro, o i loro predecessori, una volta avevano vissuto prima di essere espulsi da terzi. Inoltre questi territori non sono mai appartenuti legalmente, né alla Giordania né all'Egitto, e certamente nemmeno ai palestinesi, che non hanno mai avuto l'autorità in alcuna parte della Palestina. "Il diritto ebraico di insediamento nell'area è equivalente in tutti i sensi al diritto della popolazione locale di vivere lì," secondo il Professor Eugene Rostow, precedente Sottosegretario di Stato agli Affari Politici. [4]

Per motivi di prudenza, inoltre, Israele non requisisce le terre private per stabilirvi degli insediamenti. La costruzione di case è permessa su terre private solo dopo che è stato determinato che non ci siano diritti privati violati.

Gli insediamenti non spostano inoltre gli arabi che vivono nei territori. I media a volte danno l'impressione che per ogni Ebreo che si muove in Cisgiordania, diverse centinaia di Palestinesi sono costretti a spostarsi. La verità è che la vasta maggioranza degli insediamenti è stata costruita in aree disabitate e anche la manciata di insediamenti stabiliti dentro o presso città arabe non hanno costretto mai nessun palestinese ad andarsene.

24.c. LA FRASE CELEBRE

"Gli insediamenti nelle diverse parti della cosiddetta area occupata... [sono stati] il risultato di una guerra che loro [gli israeliani] hanno vinto" Segretario alla Difesa Statunitense, Donald Rumsfeld [4a]



24.d. MITO

"Israele ha insediato provocatoriamente gli Ebrei prevalentemente nelle città arabe, e ha stabilito così tanti elementi che il compromesso territoriale non è più possibile."

24.d. FATTI

Complessivamente, l'area degli insediamenti costruiti è di meno del 2% di tutti i territori disputati. Circa l'80% dei coloni vive in quelli che sono in effetti delle periferie delle maggiori città israeliane, come Gerusalemme e Tel Aviv. Queste sono aree che potenzialmente l'intera popolazione ebraica ritiene Israele debba trattenere per assicurarsi la propria sicurezza, e anche il presidente Clinton, sottolineò nel Dicembre 2000 che sarebbero dovute rimanere sotto l'autorità permanente Israeliana.[4b]

Questioni strategiche hanno portato sia i laburisti che il governo del Likud a stabilire degli insediamenti. L'obiettivo è di assicurarsi una maggioranza ebraica in regioni chiave della Cisgiordania, come il corridoio Tel Aviv - Gerusalemme, sfondo di pesanti scontri in svariate guerre arabo-israeliane. Inoltre, quando cominciarono i colloqui di pace arabo-israeliani nel tardo 1991, più dell'80% della Cisgiordania non conteneva insediamenti o al massimo alcuni popolati in modo sparso. [5]

Oggi circa 225.000 Ebrei vivono in circa 150 comunità in Cisgiordania. La sovrastante maggioranza di questi insediamenti ha meno di 1.000 abitanti, e diversi di essi hanno solo alcune dozzine di residenti. Gli analisti hanno sottolineato che l'80% degli ebrei si potrebbe portare all'interno dei confini israeliani con modifiche minime della "Linea Verde".



24.e. MITO

"Israele deve evacuare tutti gli insediamenti ebraici prima che si possa realizzare un accordo di pace coi palestinesi"

24.e. FATTI

L'implicazione delle diverse critiche fatte sugli insediamenti è che sarebbe meglio ai fini della pace in Cisgiordania siano Judenrein (svuotati dagli Ebrei). Questa idea sarebbe chiamata antisemita se agli Ebrei venisse proibito di vivere a New York, o a Parigi, o a Londra; vietargli di vivere nella Cisgiordania, la culla della civiltà ebraica, non sarebbe meno discutibile.

Qualunque accordo di pace permetterebbe inevitabilmente agli Ebrei che preferiscono vivere fuori dallo Stato d' Israele, sotto l'autorità palestinese di vivere in Cisgiordania - così come gli arabi oggi vivono in Israele. Da nessun governo israeliano ci si aspetterebbe che questo rinforzasse il tipo di politiche istituite dai britannici con cui grandi aree della Palestina furono dichiarate "off-limits" per gli Ebrei.


24.f. MITO

"A Camp David, durante la presidenza di Jimmy Carter, Israele ha accettato di fermare la costruzione degli insediamenti per cinque anni. Durante i mesi, Israele ha violato gli accordi, instaurando nuovi insediamenti in Cisgiordania."

24.f. FATTI

Il periodo di cinque anni concordato a Camp David, fu un periodo concesso ai palestinesi di auto-governo nei territori. La moratoria israeliana sugli insediamenti in Cisgiordania concordata dal Primo Ministro Menachem Begin fu di soli tre mesi. Begin mantenne questo accordo. La posizione israeliana sulla questione ricevette un supporto da una fonte inaspettata: il presidente egiziano Anwar Sadat, che disse: " Abbiamo concordato di congelare l'insediamento di colonie per i prossimi tre mesi, il tempo necessario nelle nostre stime per firmare il trattato di pace ". [6] I palestinesi rifiutarono gli accordi di Camp David e perciò i provvedimenti a loro relativi non furono mai realizzati. Se avessero accettato i termini offerti da Begin, è molto probabile che l'autorità auto-governativa si sarebbe sviluppata molto prima di adesso nello stato che i palestinesi dicono di desiderare.



24.g. MITO

"Il contributo finanziario americano fornisce ad Israele miliardi di dollari provenienti dai contribuenti americani che sono stati usati per costruire insediamenti in Cisgiordania e nella striscia di Gaza per dare alloggio agli Ebrei sovietici."

24.g. FATTI

Dal 1989, circa un milione di Ebrei è immigrato in Israele. La maggioranza, circa l'80%, proveniva dall'ex Unione Sovietica. Israele deve fornire a questi immigranti cibo, una casa, un impiego e istruzione. Il compito è ancor più difficile quando l'assorbimento è relativo ad Ebrei di luoghi relativamente poco sviluppati come l'Etiopia, cui spesso deve venire insegnato tutto, dall'utilizzo di una toilette al come si ritirano i soldi da una banca.

Per affrontare queste sfide, Israele ha investito miliardi di dollari. Oltretutto, la comunità degli Ebrei americani ha contribuito con milioni di dollari attraverso l'Appello degli Ebrei Uniti della campagna Operazione Exodus e di altre associazioni filantrope. Nonostante ciò, l'incombenza era così gravosa che Israele si rivolse agli USA per ricevere aiuto.

Per mettere in prospettiva la sfida, si consideri che gli USA - un paese di 250 milioni di persone, con un prodotto nazionale di migliaia di miliardi di dollari - ammette circa 125mila rifugiati all'anno. Solo nel 1990, in Israele sono immigrati 200mila Ebrei. Gli USA hanno condotto il Mondo Libero ad assicurare la libertà degli Ebrei Sovietici. Dal 1972, il Congrsso ha stanziato dei fondi per aiutare lo stabilirsi degli Ebrei sovietici in Israele.

Dal 1992, 80 milioni di dollari sono stati stanziati a questo scopo. Dopo che l'Unione Sovieticà aprì i suoi cancelli, il "rivolo" di immigranti divenne un'inondazione - l'immigrazione da quel paese arrivò alle stelle, da meno di 13mila persone nel 1989 a più di 185mila nel 1990. Israele in seguito chiese diversi tipi di aiuto. Gli USA risposero nel 1990 approvando un prestito di 400 milioni di dollari garantiti per aiutare Israele a dare una casa ai suoi nuovi arrivati.

Le garanzie però non sono promesse - neanche un penny dei fondi governativi americani è stato trasferito in Israele. Gli USA hanno semplicemente cofirmato dei prestiti per Israele che danno ai banchieri il permesso di prestare soldi ad Israele in termini più favorevoli: rate di interesse inferiori e periodi di rimborso più lunghi - fino a 30 anni anziché da cinque a sette. Questo prestito inoltre garantisce di non avere effetti sui programmi interni o sulle garanzie. Inoltre non hanno impatto sui contribuenti americani, a meno che Israele non venga meno ai suoi debiti,cosa che non è mai avvenuta. Inoltre, parecchio del denaro preso in prestito da Israele viene usato negli USA per comprare beni americani.

Quando fu chiaro che il fiume di rifugiati era ancora più grosso di quanto anticipato, e decine di migliaia continuavano ad arrivare ogni mese, Israele capì che era necessario un aiuto maggiore e chiese agli Stati Uniti altre garanzie per 10 miliardi di dollari.

Nel 1992, il Congresso autorizzò il Presidente a fornire garanzie di prestito ad Israele date come effetto dello sforzo straordinario da parte d'Israele ad insediare ed assorbire emigranti. Queste garanzie furono rese disponibili in un incremento annuale di due miliardi di dollari in cinque anni. Mentre il costo del governo USA era nullo, Israele pagava agli Stati Uniti debiti annuali di diverse centinaia di milioni di dollari per coprire costi amministrativi e non.

Secondo linee guida preesistenti, nessuna assistenza USA ad Israele può essere utilizzata oltre i confini precedenti il 1967. Inoltre, per sottolineare il malcontento relativo alle politiche israeliani di insediamenti, il Presidente fu autorizzato a ridurre le garanzie di prestito annuale di un ammontare pari a quello stimato essere il valore delle attività israeliani in Cisgiordania e nella striscia di Gaza intraprese lo scorso anno.

Così, come indica la tabella, il dipartimento di Stato ha determinato che Israele spendesse sotto 1.4 miliardi di dollari per l'attività di insediamento dal 1993 al 1996. Il Presidente fu comunque autorizzato a rescindere queste deduzioni nel caso in cui la resa disponibile di fondi per Israele sia di interesse per la sicurezza degli Stati Uniti. Il Presidente Clinton utilizzò questa autorità negli ultimi tre anni del suo programma, così la riduzione attuale nell'ammontare delle garanzie disponibili per Israele era di 773.8 milioni di dollari.

I soldi connessi con gli insediamenti inoltre non hanno niente a che fare con i nuovi immigranti, nessuno di loro è stato costretto a vivere nei territori. Infatti solo una piccola percentuale di essi ha deciso di farlo.

Con tutte le misure, il programma di prestito garantito degli USA è stato un enorme successo. Israele ha utilizzato i fondi principalmente per incrementare l'ammontare della valuta corrente straniere nel settore d'affari del paese e per supportare progetti di infrastrutture, quali strade, ponti, acque di scolo e piani elettrici. Queste garanzie hanno inoltre aiutato Israele ha fornire case e lavoro potenziali per tutti i nuovi immigranti. La disoccupazione tra gli immigrati, che ha raggiunto l'apice al 35%, è calata al 6%, circa lo stesso tasso del resto della popolazione.

Oltre a contribuire al successo Israeliano di assorbire immigrati mantenendo una crescita economica, il programma di garanzie di prestito ha inviato inoltre un forte messaggio ai mercati capitali privati internazionali relativi alla fiducia che gli USA hanno nell'abilità di Israele a sopportare questo potenziale fardello economico. Di conseguenza, il tasso di credito di Israele venne migliorato ed Israele può prendere in prestito centinaia di milioni di dollari sui mercati finanziari internazionali in modo indipendente.


24.h. MITO

"Israele non ha diritto di costruire le case ad Har Homa perché è parte della Gerusalemme Est araba ed è quindi un altro progetto di insediamenti che impedisce la pace"

24.h. FATTI

Costruire a Har Homa rappresenta l'ultima fase di un più vasto piano municipale di costruzione di case per la città di Gerusalemme cominciato nel 1968. L'intera area di Har Homa è inferiore ai 460 acro. Quando il progetto incominciò era completamente libera e non era adiacente a nessuna popolazione araba. La decisione originaria di proseguire le costruzione sull' Har Homa fu presa dal Primo Ministro laburista Shimon Peres nel 1996; le costruzioni non proseguire poiché la questione era legata alle corti israeliane. La corte Suprema Israeliana respinse gli appelli dei proprietari terrieri ebrei ed arabi e approvò l'esproprio di terre per il progetto. Gli espropri erano intrapresi sulla base del principio fondamentale della legge collettiva del dominio eminente,che permette ai governi di espropriare le terre dai proprietari privati per l'uso pubblico. La maggior parte della terra , il 75%, fu espropriato agli ebrei.

Il piano di costruzione fu approvato dal governo Netanyahu dopo la decisione della Corte di affrontare la grave scarsezza di case sia tra gli arabi che tra gli ebrei a Gerusalemme. Il progetto dovrà infine includere 6500 case, così come anche scuole, parchi, edifici pubblici e commerciali e zone industriali. I piani di costruzione per 3015 case nei 10 quartieri arabi di Gerusalemme saranno implementati contemporaneamente al progetto per Har Homa.

24.h. LA FRASE CELEBRE

"Credo che dovremmo annettere il quartiere di Har Homa, un quartiere contro il quale il mio movimento ha combattuto una stupida campagna. Har Homa ha una contiguità territoriale con lo Stato d'Israele. Dire che Har Homa disturba la contiguità dei territori palestinesi, e rendere ciò in una causa possibile per la guerra è una sciocchezza, è idiozia." Prof. Amiram Goldblum - Leader di Peace Now.[7]


24.i. MITO

"Il rapporto Mitchell ha chiarito che la politica di insediamenti israeliana va considerata come causa del crollo del processo di pace tanto quanto la violenza palestinese, e che un congelamento degli insediamenti è necessario per arrestare le violenze."

24.i. FATTI

Nel Novembre del 2000, l'ex Senatore USA George Mithcell fu incaricato di condurre una commissione di rilevamento degli eventi per investigare la causa dell'Intifada di al-Aksa ed indagare su come prevenire le violenze future. Il rapporto redatto dalla sua commissione raccomandava di congelare gli insediamenti - essendo una delle più di 15 differenti misure di costruzione - ma Mitchell e Warren Rudman, un altro membro della commissione resero chiaro che le attività di insediamento non erano in alcun modo paragonabili al terrorismo palestinese. Affermarono esplicitamente in una lettera chiarificatrice il loro punto di vista: "vogliamo proseguire e chiarire che non equipariamo in nessun modo il terrorismo palestinese con l'attività di insediamento israeliana, né 'somiglianti' o altro".

Mitchell e Rudman hanno anche discusso l'idea che la cessazione della costruzione di insediamenti ed il terrorismo fossero connessi. "Lo scopo immediato deve essere il termine della violenza.... Parte dello sforzo per la cessazione della violenza deve includere una immediata ripresa della cooperazione per la sicurezza tra il governo Israeliano e l'Autorità Palestinese, mirato a prevenire la violenza e a combattere il terrorismo." Hanno aggiunto poi, "Riguardo al terrorismo, chiamiamo l'Autorità palestinese, come una misura di costruzione di fiducia, per rendere chiaro

con azioni concrete, che gli Israeliani e i Palestinesi sono uguali, e che il terrore è riprovevole e inaccettabile, e che l'Autorità Palestinese deve fare il massimo sforzo per prevenire le operazioni terroristiche e per punire chi perpetra questi atti nella sua giurisdizione." [8]


24.l. MITO

"Chiunque difenda gli insediamenti razionalizza la perpetua occupazione del popolo palestinese e della sua terra"

24.l. FATTI

Mentre fa un forte caso per i suoi diritti nei territori, il governo Israeliano riconosce anche che i palestinesi hanno pretese legittime su quell' area e che il compromesso si può raggiungere attraverso le negoziazioni:

Politicamente, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza sono meglio definiti come territori sui quali ci sono pretese competitive che dovrebbero essere risolte con le negoziazioni in un processo di pace. Israele ha rivendicazioni valide da affermare in questo territorio basate non solo sulle sue connessioni storiche e religiosa con la terra, ed anche per le sue riconosciute ragioni di sicurezza, ma anche sul fatto che il territorio non era sotto la sovranità di alcuno state e che divenne sotto il controllo israeliano in una guerra di auto difesa, imposta ad Israele. Allo stesso tempo, Israele riconosce che i palestinesi hanno delle rivendicazioni legittime su quell'area. Infatti, il fatto che entrambe le parti abbiano accettato di condurre negoziazioni sugli insediamenti indica che considerano un compromesso su tale questione. [9]

Infatti, durante le negoziazioni del 2000 di Camp David alla Casa Bianca, il Primo Ministro Barak comunicò ufficialmente di offrire lo smantellamento di almeno 63 territori.[10]. I Palestinesi rifiutarono tale proposta.


24.m. MITO

"Gli accordi di pace che Israele ha firmato con i palestinesi proibiscono l'attività di insediamento"

24.m. FATTI

Né la Dichiarazione dei Principi del 13 Settembre 1993, né l'Accordo a Interim contengono alcun provvedimento che proibisce o restringe l'insediamento o l'espansione delle comunità ebraiche nella Cisgiordania o nella Striscia di Gaza. Con la clausola negli accordi che proibisce il cambiamento nello stato dei territori, si intendeva assicurare solo che nessuno dei due lati prendesse misure unilaterali per modificare lo stato legale delle aree (come l'annessione o la dichiarazione di sovranità)

24.n. MITO

"La Croce Rossa ha dichiarato che gli insediamenti israeliani sono un crimine di guerra"

24.n. FATTI

Il rappresentate a Gerusalemme della Commissione Internazionale a Gerusalemme (ICRC), Rene Kosimik, il 17 maggio 2001 ha affermato, "L'insediamento di una popolazione di un potere occupante nel territorio occupato è considerato un movimento illegale, è una violazione grave. Soprattutto è un crimine di guerra." Il deputato Eliot Engel protestò presso il Presidente dell'ICRC, Jakob Kellenberger, che rispose, "L'espressione crimine di guerra non è stata usata dall'ICRC in relazione con gli insediamenti Israeliani nei territori occupati nel passato e non sarà mai più usata nel contesto attuale." Ha aggiunto inoltre, "il riferimento fatto ad essi del 17 maggio era inappropriato e non sarà ripetuto" [11]

24.n. La FRASE CELEBRE

"Se la costruzione di insediamenti è concentrata ora nelle aree che i palestinesi stessi riconoscono resteranno parte di Israele in qualunque accordo di pace futuro, perché incentrare ossessivamente gli insediamenti come `ostacolo alla pace ' ?" Yossi Klein Halevi [12]
 


NOTE

1. American Journal of International Law, (April, 1970), pp. 345-46.
2. New Republic, (October 21, 1991), p. 14.
3. Washington Post, (November 1, 1991).
4. American Journal of International Law, (1990, vol 84), p. 72.
4a. USA Today, (August 7, 2002).
4b. Ha'aretz, (September 13, 2001).
5. Jerusalem Post, (October 22, 1991).
6. Middle East News Agency, (September 20, 1978).
7. Iton Yerushalaym, (June 8, 2000).
8. Letter from George Mitchell and Warren Rudman to ADL Director Abraham Foxman, (May 11, 2001).
9. Israeli Foreign Ministry, "Israeli Settlements and International Law," (May 2001).
10. Temporary International Presence in Hebron.
11. Jerusalem Post, (May 24, 2001).
12. Los Angeles Times, (June 20, 2001).


 

 

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