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Miti e fatti:  L'equilibrio degli armamenti

di Mitchell G. Bard

 


Miti da confutare

25.a. "La minaccia israeliana e il ritiro dell'offerta degli Stati Uniti di costruire la diga di Aswan condusse l'Egitto a cercare armi dall'Unione Sovietica nel 1955. Questo ha cominciato la corsa alle armi in Medio Oriente."

 

25.b. "Gli stati arabi hanno dovuto mantenere il ritmo della corsa alle armi condotta da Israele"

 

25.c. "Israele è militarmente superiore ai suoi vicini arabi in ogni area ed ha i mezzi per mantenere i suoi confini qualitativi senza aiuto dell'esterno"

 

25.d. "La sconfitta dell'Iraq nella Guerra del Golfo assicura che Israele affronterà solo la Siria in qualunque altro conflitto futuro. Altri coinvolgimenti da parte araba avranno poca influenza"

 

25.e. "La vendita degli USA di armi all'Arabia Saudita ha ridotto la necessità per le truppe americane di difendere il golfo persico. Queste armi non costituiscono alcuna minaccia per Israele."

 

25.f. "Israele rifiuta di firmare il trattato di non proliferazione nucleare per nascondere il suo arsenale nucleare, di conseguenza terrorizza i suoi vicini"

 

25.g. "Il controllo di armi nel Medio Oriente resterà impossibile fintanto che Israele si rifiuta di rinunciare alle sue armi nucleari."
 


[I miti in dettaglio]



25.a. MITO

25.a. "La minaccia israeliana e il ritiro dell'offerta degli Stati Uniti di costruire la diga di Aswan condusse l'Egitto a cercare armi dall'Unione Sovietica nel 1955,. Questo ha cominciato la corsa alle armi in Medio Oriente."

25.a. FATTI

Nel 1955, Nasser si rivolse adirato verso l'Unione Sovietica poiché gli USA avevano armato l'Iraq, odiato nemico dell'Egitto, e avevano promosso il Patto di Baghdad. Nasser si oppose a quell'accordo, così come fece con qualunque alleanza di difesa con l'Occidente.

L'Egitto cominciò a ricevere le armi sovietiche nel 1955. Gli Stati Uniti, sperando di mantenere un certo grado di influenza in Egitto e di indurre Nasser a ridurre le acquisizioni di armi, offrirono di costruire la diga di Aswan. Ma Nasser incrementò i suoi ordini di armi e respinse l'iniziativa di pace statunitense.

L'Egitto si era imbarcato in una politica di "neutralismo", che significava che Nasser intendeva ottenere aiuto sia dall'Occidente che dall'Oriente, se avesse potuto, mantenendo la sua libertà di attaccare l'Occidente e di assistere gli sforzi sovietici di guadagnare maggior influenza nei mondi arabi ed afro- asiatici. Come effetto di queste azioni, e dell'ostilità crescente di Nasser nei confronti dell'Occidente, gli USA ritirarono la loro proposta di Aswan.

L'Egitto ha quindi nazionalizzato il canale di Suez. Immediatamente dopo che Nasser aveva fatto il suo patto di armi, Israele si appellò agli USA - non per ottenere gratuitamente armi, ma per il diritto di comprarne. Gli USA riconobbero la necessità di mantenere l'equilibrio di armi, ma indirizzarono Israele verso la Francia ed altri fornitori europei. Non fu prima del 1962 che gli USA accordarono ad Israele la vendita del primo sistema americano, la forza aerea anti-missile HAWK.


25.b. MITO

25.b. "Gli stati arabi hanno dovuto mantenere il ritmo della corsa alle armi condotta da Israele"

25.b. FATTI

Nella maggior parte dei casi, è vero il contrario. L'Egitto ha ricevuto il bombardiere sovietico IL-28 nel 1955. Non fu prima del 1958 che la Francia fornì ad Israele un comparabile squadra di bombardieri tattici Sud Vautor twin-jet. Nel 195, l'Egitto ottenne gli aerei da combattimento miG-17. Israele ricevette il confrontabile Super Mystere nel 1959. L'Egitto aveva i sottomarini nel 1957, Israele nel 1959. Dopo che gli egiziani ottennero i MiG-21, gli israeliani ordinarono l'intercettatore supersonico e caccia bombardiere Dassault Mirage III. L'Egitto ricevette missili terra aria - i SA-2 - due anni prima che Israele ottenesse i missili HAWK dagli Stati Uniti. In seguito, Washington accettò riluttante di vendere a Israele i carri armati Patton.

Nonostante venisse rifornito di armi a prezzi concordati in cambio di cotone, e a lungo termine con crediti vantaggiosi, il debito dell' Egitto con l'URSS fu stimato essere di 11 miliardi di dollari nel 1977. [1] Israele ha pagato molto di più, oltre agli interessi per armi equivalenti. Anche se gli USA cominciarono a vendere armi ad Israele nel 1960, si è mantenuta una politica di equilibrio attraverso la quale vendite simili venivano fatte agli stati arabi. Nel 1965, ad esempio, la maggior vendita di carri armati ad Israele fu abbinata ad una per la Giordania. Un anno dopo, quando Israele ricevette gli Skyhawks, gli USA fornirono al Marocco e alla Libia gli aerei, così come equipaggiamento addizionale militare al Libano, all'Arabia Saudita e alla Tunisia. [2]

Non fu prima del 1968, quando l'amministrazione Johnson vendette a Israele i jet Phantom, quando la politica americana di trasferimento di armi si spostò verso un'enfasi di mantenimento di un vantaggio qualitativo dello Stato ebraico. Da allora, comunque, gli USA hanno venduto frequentemente armi sofisticate (come gli F-15, gli AWACS e i missili Stinger) agli avversari d'Israele, che avevano eroso i confini qualitativi dello Stato d'Israele.

25.c. MITO

25.c. "Israele è militarmente superiore ai suoi vicini arabi in ogni area ed ha i mezzi per mantenere i suoi confini qualitativi senza aiuto dell'esterno"

25.c. FATTI

La superiorità militare qualitativa israeliana è declinata da quando gli stati arabi e musulmani hanno cominciato ad acquistare sempre più armi sofisticate, convenzionali e non. Difatti, nonostante il suo impegno, gli Stati Uniti consentono una dissipazione del vantaggio qualitativo israeliano. In alcuni casi, il trasferimento di armi verso gli arabi sono la ragione di tale erosione.

Durante il 1990, gli stati arabi e l'Iran importarono oltre 180 miliardi di dollari la maggior parte dei quali tra le più sofisticate armi e le infrastrutture militare disponibili sia nei blocchi Occidentali che Orientali. Continuano a spendere circa 30 miliardi annuali per le loro forze armate. Diversi paesi tra i più grandi importatori di armi sono state le nazioni arabe in uno stato di guerra con Israele: Iraq, Siria, Arabia Saudita e Libia.

Mentre Israele spende circa 9 miliardi in difesa, l'Arabia Saudita ne spende più di 20. [3] Inoltre alla quantità di armi convenzionali, questi stati stanno anche comprando e producendo un crescente numero di armi non convenzionali. La costruzione di armi chimiche e biologiche, combinata con la ricerca della capacità nucleare, rende la posizione strategica israeliana più precaria.

Oltre il trattato di sicurezza, questa costruzione di massa richiede che Israele spenda un sesto del prodotto nazionale in difesa. Anche questo livello di spesa è comunque insufficiente per affrontare la minaccia araba, poiché delle restrizioni di budget hanno costretto Israele a fare dei tagli sostanziali nelle sue allocazioni di difesa. La vendita di armi agli arabi ha incrementato significativamente il costo per Israele di manutenzione della propria difesa, esacerbando lo sforzo dell'economia israeliana.


25.d. MITO

25.d. "La sconfitta dell'Iraq nella Guerra del Golfo assicura che Israele affronterà solo la Siria in qualunque altro conflitto futuro. Altri coinvolgimenti da parte araba avranno poca influenza"

25.d. FATTI


Israele non ha altra scelta se non quella di basare i suoi piani di difesa sulle capacità attuali arabe. Se la storia ci insegna qualcosa, un futuro conflitto arabo- israeliano sarebbe il risultato di un'alleanza degli stati arabi, che si uniscono, anche solo temporaneamente, per lanciare un attacco a Israele. Gli arabi hanno tradizionalmente accantonato le loro differenze nei tempi di conflitto con Israele.

Anche da sola la Siria, potrebbe costituire una seria minaccia per Israele. Damasco ha ricevuto oltre due miliardi dagli stati del golfo a causa della crisi del golfo. La maggior parte di questi è stata spesa per nuovi e moderni armamenti per soddisfare la richiesta di Hafez Assad di una parità strategica con Israele. Oggi, la Siria ha più carri armati di Israele, e quasi altrettante truppe e forze aeree. La Siria inoltre ha acquistato missili a lungo raggio dalla Corea del Nord e ha acquistato armi chimiche e biologiche. La Siria ha capacità di colpire contro postazioni chiave israeliane, incluse basi aeree e punti di truppe di mobilitazione.

L'Iraq resta la questione a lungo termine per la sicurezza israeliana. Saddam ha ancora circa 2400 carri armati e 300 aerei da combattimento. Parte dell'arsenale chimico e del materiale nucleare, degli impianti di trattamento e dei lanciatori di missili balistici mobili rimasti intatti dopo la Guerra del Golfo e non sono stati rilevati dagli ispettori delle Nazioni Unite. Il servizio di intelligence della Germania Federale ha redatto un rapporto che dice che l'Iraq potrebbe avere entro tre anni la bomba e che stava sviluppando un missile balistico di lungo raggio che potrebbe terrorizzare l'Europa nel 2005. Il rapporto tedesco ha indicato anche che l'Iraq sta mettendo un grande sforzo per produrre armi chimiche e possono avere ripristinato la produzione di armi biologiche. [5]

Nonostante il suo imponente arsenale sovietico, la Libia ha recentemente limitato le sue capacità di attacco diretto verso Israele. La Libia ora ha acquisito la capacità di rifornimento aereo per i suoi bombardieri, dandogli la possibilità di arrivare in Israele. L'intelligence USA ha anche scoperto la costruzione di un secondo impianto chimico sotterraneo, oltre all'impianto di Rabta ora operativo. L'ultimo viene stimato aver prodotto circa 100 tonnellate di agenti chimici. La Libia inoltre è uno stato sponsor del terrorismo. E' responsabile del bombardamento del Pan Am 103 del 1988, in cui morirono oltre 200 americani.

L'Arabia Saudita e gli stati del golfo continuano a ordinare armi su vasta scala, cercando di acquisire capacità militari molto oltre la necessità per la difesa. Nonostante sia improbabile che questi paese attacchino Israele, possono fornire armi, come hanno fatto in passato per una futura coalizione araba che lotta contro Israele.

Mentre l'Egitto resta in uno stato formale di pace con Israele e rispetta i suoi obblighi di Camp David, il Cairo non ha nonostante ciò accumulato una capacità militare offensiva sostanziale negli anni recenti. I prudenti strateghi israeliani non hanno altra scelta se non quella di monitorare la crescita egiziana, nel caso che glie venti nella regione prendano una svolta drammatica verso il peggio. Se il presente regime del Cairo venisse spodestato, la prospettiva di mantenere relazioni stabili con Israele diminuirebbe sostanzialmente. Nonostante il suo status come alleato degli USA, l'Egitto ha comprato missili Scud dalla Corea del Nord e si pensa possieda anche armi chimiche. Il suo esercito, la sua forza aerea e navale ora occupano una vasta area della maggior parte delle sofisticate armi Occidentali, molte di esse identiche alle armi israeliane.

25.e. MITO

25.e. "La vendita degli USA di armi all'Arabia Saudita ha ridotto la necessità per le truppe americane di difendere il golfo persico. Queste armi non costituiscono alcuna minaccia per Israele."

25.e. FATTI

Le forze armate saudite sono strutturalmente incapaci di difendere il proprio paese. Non avevano aiuto per affrontare la minaccia irachena nonostante l'acquisto saudita di più di 50 miliardi di dollari di armi e servizi militari statunitensi nella decade precedente la Guerra del Golfo. [6] Se Saddam Hussein avesse continuato la sua guerra lampo nell'Arabia Saudita prima che arrivassero le forze americane nell'Agosto del 1990, la maggior parte delle armi che gli USA avevano venduto a Riyadh durante gli anni sarebbe stata ora in mani irachene.

Anche se tutte le ultime vendite di armi americane ai sauditi sono state approvate dal Congresso senza domande o modifiche, ci si chiede se l'equazione militare alla base, o il processo di decisione a Riyadh sarebbe stato diverso. L'esigua forza armata saudita non può affrontare unilateralmente un assalto da una forza tre o quattro volte più grande.

Gli ufficiali amministrativi spesso discutono se il bisogno saudita di armi per affrontare le minacce alla loro sicurezza proveniente da altri paesi così potenti come l'ex Unione Sovietica, ma sostengono che queste stesse armi non costituiscano un pericolo per Israele.

Gli USA non possono consegnare un gran numero di aerie e missili alle forze armate saudite, se esse non possono garantire che tali armi non siano poi usate contro Israele.

Lo "scenario Iraq" - ovvero, la monarchia viene soverchiata e un regime più ostile prende il controllo dell'arsenale saudita - non potrebbe essere affatto escluso.

Nelle passate guerre arabo-israeliane, i sauditi non hanno mai avuto un arsenale moderno di dimensione tale da rendere la loro partecipazione in una coalizione araba contro Israele una seria minaccia. Il riarmo saudita sin dalla guerra del 1972 cambia questa equazione. Il regno non potrebbe essere pressato in una azione offensiva contro Israele da altri partner su fronti esterni, proprio a causa di questo riarmo.

25.e. LA FRASE CELEBRE

"Avrei preferito che Israele non avesse avuto bisogno di armi di difesa di distruzione di massa o che le sue forze di difesa siano le più potenti della regione. Spero che il mondo non abbia condotto lo Stato Ebraico ad una allocazione delle sue risorse limitate lontano dalle università e verso il suo esercito, ma la sopravvivenza viene per prima, e la forza militare israeliana è la chiave della sua sopravvivenza. Chiunque creda che la sopravvivenza possa essere assicurata da una superiorità morale pensi solamente al Ghetto di Varsavia e alle camere a gas di Treblinka"

Alan Derschowitz [7]


25.f. MITO

25.f. "Israele rifiuta di firmare il trattato di non proliferazione nucleare per nascondere il suo arsenale nucleare, di conseguenza terrorizza i suoi vicini"

25.f. FATTI

Nonostante Israele non ammetta formalmente la sua capacità nucleare, è stato ampiamente documentato che Israele è stato un membro del club nucleare per un certo numero di anni. La decisione israeliana di non essere vincolato dal Trattato di non proliferazione è basata soprattutto sul fatto che il trattato ha fatto molto poco per opporsi alla proliferazione nucleare nella regione.

L'Iraq è uno dei firmatari del trattato, e nonostante ciò ha potuto accumulare grandi quantità di materiale nucleare all'insaputa dell'Agenzia Internazionale di Energia Atomica. Israele ha richiesto la creazione di una zona priva di nucleare nel Medio Oriente e ha affermato diverse volte che non sarebbe il primo stato che cerca di costruire la propria capacità di armi non convenzionali. Secondo quanto riferito oltre all'Iraq, che si crede possieda il materiale per produrre una bomba, Algeria, Siria, Egitto e Iran hanno tutti programmi nascosti in corso per produrre armi atomiche.

25.g. MITO

25.g. "Il controllo di armi nel Medio Oriente resterà impossibile fintanto che Israele si rifiuta di rinunciare alle sue armi nucleari."

25.g. FATTI

Il presunto deterrente nucleare israeliano è un'opzione di ultima scelta, dovuto al bisogno di bilanciare il grande squilibrio in armi convenzionali, chimiche e missili balistici posseduti dagli stati arabi. Israele non ha motivo di attaccare unilateralmente i suoi vicini con armi nucleari, laddove gli arabi - come ha dimostrato la storia - hanno sia la capacità che la motivazione per unirsi in una guerra contro Israele. Il controllo delle armi deve perciò cominciare con una riduzione della capacità offensiva militare araba. Le proposte arabe di "controllo delle armi" in sostanza hanno richiesto solamente che Israele abbandonasse le sue armi senza nemmeno offrire alcunché di significativo in cambio.

NOTE


1. Adeed Dawisha and Karen Dawisha, Eds., The Soviet Union in the Middle East, Policies and perspectives, (NY: Holmes and Meier, 1982), pp. 8, 11, 15.
2. Mitchell Bard, The Water's Edge And Beyond, (NJ: Transaction Publishers, 1991), p. 194-209.
3. Adapted by Anthony Cordesman from the U.S. Arms Control and Disarmament Agency, World Military Expenditures and Arms Transfers, (DC: GPO); Cordesman for the International Institute for Strategic Studies, Military Balance; Shai Feldman and Yiftah Shapir, Eds., The Middle East Military Balance, (Cambridge: MIT Press, 2001).
4. Jerusalem Post, (January 29, 2001).
5. Jerusalem Post, (February 25, 2001).
6. Arms Control and Disarmament Agency; Defense Security Assistance Agency Report; World Military Expenditures and Arms Transfers.
7. Alan Dershowitz, Chutzpah, (MA: Little Brown, and Co., 1991), p. 249.

 

 

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