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Miti e fatti:  I media e la copertura mediatica

di Mitchell G. Bard

 

 

Miti da confutare

 

26.a. "La copertura della stampa relativa ad Israele è proporzionale alla sua importanza negli affari mondiali"

26.b. "Israele riceve così tanta attenzione perché è l'unico paese del Medio Oriente che incide sugli interessi statunitensi"

26.c. "La copertura dei media occidentali relativa al mondo arabo è uguale a quella relativa ad Israele"

26.d. "La copertura mediatica nel mondo arabo è obiettiva"

26.f. "I media lasciano maggior spazio di manovra ad Israele perché è un alleato degli USA"

26.g. "Israele non giustifica così tanta attenzione perché non è uno degli alleati americani"

26.h. "Israele ottiene una copertura mediatica favorevole perché gli ebrei americani controllano i media è hanno una sproporzionata influenza politica"
 


[I miti in dettaglio]

 

 

26.a. MITO


26.a. "La copertura della stampa relativa ad Israele è proporzionale alla sua importanza negli affari mondiali"


26.a. FATTI


E' difficile giustificare l'ammontare della copertura di notizie date su Israele basandola sull'importanza che questa nazione ricopre negli affari internazionali o sugli interessi nazionali americani. Com'è possibile che un paese delle dimensioni del New Jersey meriti quotidianamente un'attenzione superiore a quelle che sembrano essere nazioni più interessanti come la Russia, la Cina e la Gran Bretagna?
Israele probabilmente ha il maggior quoziente di fama procapite al mondo. Gli americani conoscono più della politica israeliana che di qualunque altro paese straniero. La maggior parte dei leader israeliani, ad esempio, sono più familiari negli USA che quelli dei vicini americani in Canada o in Messico. Inoltre, un'alta percentuale di americani discutono del conflitto arabo-israeliano.
Uno dei motivi per cui gli americani conoscono così bene Israele è la vastità della copertura mediatica. Le organizzazioni informative americane infatti usano tipicamente avere la maggior parte dei corrispondenti in Israele, eccezion fatta per la Gran Bretagna.

 

26.b. MITO


26.b. "Israele riceve così tanta attenzione perché è l'unico paese del Medio Oriente che incide sugli interessi statunitensi"


26.b. FATTI


Il medioriente è importante per gli USA (e per il mondo occidentale) soprattutto a causa delle sue risorse petrolifere.

Gli eventi che possono minacciare la produzione e la fornitura di petrolio influiscono sugli interessi vitali degli USA. Inoltre gli Stati Uniti hanno anche un interesse a supportare i regimi amici in quella regione. L'attenzione viene giustificata dal fatto che il medioriente è lo scenario di ripetute conflagrazioni che direttamente o indirettamente influenzano gli interessi americani.

Eventi in paesi come la Giordania, il Libano o l'Iran hanno richiesto l'intervento delle truppe USA, e niente focalizza l'opinione pubblica americana quanto le vite degli americani messe in pericolo all'estero. Gli Stati Uniti sono stati profondamente coinvolti in ciascuna delle guerre arabo-israeliane, ma hanno anche avuto le loro guerre indipendenti da esse, tra cui la più nota Guerra del Golfo.
D'altra parte, gli americani non sono interessati tipicamente in guerre fratricide di popoli in terre lontane dove la lotta non appare avere alcuna influenza sugli interessi americani. Questo è vero per l'Africa, l'America Latina e anche per i Balcani.

Similmente, le guerre tra i paesi arabi non hanno generato lo stesso tipo di interesse che hanno i problemi d'Israele.

Comunque, la disputa israelo-palestinese - due popoli che combattono su una sola terra- è una storia particolarmente avvincente. E ciò che la rende ancora più avvincente è che è incentrata sulla Terra Santa.
Un altro motivo della copertura sproporzionata che Israele riceve relativamente ai paesi Arabi è che pochi corrispondenti hanno un background relativo alla storia mediorientale o parlano i linguaggi del luogo.

I giornalisti hanno maggior familiarità con l'estesa cultura occidentale presente in Israele che con la più aliena cultura delle società musulmane.


26.b. LA FRASE CELEBRE
"Israele è un paese del medioriente dove i corrispondenti possono avere una fidanzata"
S. Abdallah Schleifer [1]

 

26.c. MITO
 

26.c. "La copertura dei media occidentali relativa al mondo arabo è uguale a quella relativa ad Israele"
 

26.c. FATTI
 

La comunità giornalistica si riferisce al mondo arabo-islamico come all' "arco del silenzio" [2].

I media in quei paesi sono strettamente controllati dai regimi totalitaristi. Per contro, Israele è una democrazia con uno dei corpi di stampa più liberi del mondo.

L'accesso limitato viene usato spesso come una scusa per il fallimento dei media a coprire le notizie nella regione. Questo è stato il caso, ad esempio, durante la guerra Iran-Iraq - uno dei conflitti più sanguinosi delle ultime quattro decadi. Inoltre, nonostante l'intraprendenza dei giornalisti americani, è scioccante che sia data una copertura così bassa anche ai regimi più autoritari.
 

26.d. MITO
 

26.d. "La copertura mediatica nel mondo arabo è obiettiva"
 

26.d. FATTI
 

Quando ai giornalisti è permesso aprirsi un varco all'interno del velo di segretezza, il prezzo dell'accesso ai dittatori e ai terroristi è spesso eccessivo.

I reporters vengono molte volte intimiditi o ricattati. In Libano, durante gli anni '90, ad esempio, l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) ebbe reporters

che seguivano i suoi comandi come prezzo della protezione e delle interviste che gli venivano concesse.

Durante l'intifada di al-Aksa i giornalisti israeliani furono ammoniti dall'andare contro l'autorità palestinese e alcuni ricevettero telefonate minatorie dopo avere pubblicato articoli critici nei confronti della leadership palestinese. [3]
Quando gli fu chiesto di commentare ciò che molti osservatori definiscono una tendenza contro Israele della CNN, Reese Schonfels, il primo presidente dell'emittente rispose: "Quando li vedo in onda vedo che sono molto attenti alla sensibilità degli arabi".

Schonfeld lasciò intendere che le cronache erano tendenziose perché la CNN non vuole rischiare l'accesso speciale che ha nel mondo arabo. [5]
Nei paesi arabi, i giornalisti sono tipicamente scortati per vedere ciò che il dittatore vuole che essi vedano oppure vengono pedinati. I cittadini vengono avvertiti dalle agenzie di sicurezza, a volte direttamente, a volte in modo velato, che devono stare attenti a ciò che riferiscono ai visitatori.
Nel caso della stampa sull'autorità palestinese, i media occidentali si basano su assistenti palestinesi per scortare i loro corrispondenti nei territori.

Inoltre, i palestinesi spesso forniscono notizie che vengono trasmesse in tutto il mondo. "Secondo stime personali", scrisse il giornalista Ehud Ya'ari, "oltre il 95% delle immagini televisive trasmesse via satellite ogni sera dai vari canali israeliani e stranieri sono fornite da equipe di ripresa palestinesi. Le due agenzie principali nel mercato delle news in TV, l' APTN e la Reuters TV, gestiscono un'intera rete di stringers palestinesi, freelancers e fixers in tutti i territori per fornire un'istantanea degli eventi.

Queste equipe ovviamente si identificano emotivamente e politicamente con l'intifada e, nel caso migliore, non osano filmare qualsiasi cosa che potrebbe mettere in imbarazzo l'autorità palestinese. Perciò le macchine fotografiche vengono angolate per mostrare una visione inquinata delle azioni dell'esercito israeliano, senza mai focalizzarsi sugli uomini armati palestinesi, producendo diligentemente un tipo molto specifico di quadro della situazione alla base." [6]
Un incidente particolarmente spropositato accadde nell'Ottobre 2000 quando due riservisti non-combattenti israeliani furono linciati a Ramallah da una rivolta palestinese.

Secondo i reporters sul luogo, la polizia palestinese tentò di evitare che i giornalisti stranieri filmassero l'incidente. Un'equipe di una televisione italiana (TG5 N.d.T) riuscì a filmare parte di questo attacco e queste scioccanti immagini fecero infine parte dei titoli di testa di tutto il mondo. Un'agenzia concorrente italiana (RAI N.d.T.) seguì una tattica differente, inserendo un avviso nel principale quotidiano palestinese, Al-Hayat-Al-Jadidah, spiegando che non aveva niente a che fare con il filmato dell'incidente:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana
Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre.

Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi.

In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l'impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell'Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato.

Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d'agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive).

Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano

Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina [7] Se un'organizzazione di informazione devia dalla linea filo-palestinese, viene immediatamente attaccata. Nel novembre 2000, ad esempio, l'Unione dei giornalisti palestinesi si lamentò che l'Associated Press forniva una falsa impressione dell'intifada di al-Aksa. L'unione chiamò la cronaca dell'AP un crimine consapevole contro il popolo palestinese e disse che era serva della posizione israeliana.

L'Unione minacciò di adottare tutte le misure necessarie contro chi lavorava per l'AP così pure contro gli uffici AP siti nell'Autorità Palestinese se l'agenzia avesse continuato a nuocere gli interessi palestinesi. [8]

 


26.f. MITO
 

26.f. "I media lasciano maggior spazio di manovra ad Israele perché è un alleato degli USA"
 

26.f. FATTI
 

Gli americani tendono ad avere un doppio standard relativamente agli Ebrei, aspettandosi da loro più degli altri popoli. Questo è in parte dovuto dalle stesse elevate aspettative degli Ebrei e dall'obiettivo di essere una "luce tra le nazioni". Così, quando gli israeliani fanno qualcosa di sbagliato, spesso questo attrae l'attenzione, laddove gli arabi vengono collocati su uno standard inferiore.

Ad esempio, quando Israele espulse quattro palestinesi, questo evento ha generato a una serie di titoli a caratteri cubitali, ma quando il Kuwait ne ha deportati centinaia di migliaia, non era un evento.

Similmente, la morte di un palestinese in Cisgiordania ha ricevuto una copertura molto maggiore delle migliaia di arabi uccisi in Algeria.

Un giorno quando Israele ebbe un titolo di testa per avere ucciso quattro terroristi, una storia in formato A19 del Washington Post seppellì nei dodici paragrafi la notizia che più di ottanta persone erano state uccise in uno scontro violento tra il Pakistan e l'India. [11a] A torto o a ragione, l'attitudine del pubblico e della stampa è quella che gli Ebrei si debbano comportare diversamente.

26.g. MITO


26.g. "Israele non giustifica così tanta attenzione perché non è uno degli alleati americani"


26.g. FATTI


Israele fa parte di una relazione unica con gli USA datata alla prima metà del secolo quando il Congresso approvò la creazione di uno Stato Ebraico in Palestina.

Harry Truman è generalmente considerato come la "levatrice" nella nascita del nuovo stato, e gli USA sono stati cruciali economicamente, diplomaticamente e militarmente nel supporto allo sviluppo e alla sopravvivenza di Israele.

L'America ha un'affinità con Israele per via dei valori che condividono - democrazia, amore della libertà, obbligo dell'istruzione - che si traduce in un vasto rango di persone .....

Il pubblico è affascinato da questo Popolo del Libro, che ha vagato di paese in paese attraverso i secoli, ha sofferto grandi persecuzioni, ed è ritornato alla sua terra d'origine, costruendo una società high-tech florida, avendo anche combattuto e sconfitto nemici di superiorità schiacciante.

Gli americani ammirano lo spirito pioniero degli Ebrei che per primi si sono insediati in Palestina creando i Kibbutzim, in parte perché rispecchia la loro storia.

Loro amano anche i perdenti, che gli Ebrei continuano ad essere anche quando Israele che è cresciuta come potenza militare.

Quando Israele è cresciuta come potenza militare, è diventato anche un alleato strategico che gode dello stato speciale dell'Alleanza Maggiore Non-NATO.

 

26.h. MITO
 

26.h. "Israele ottiene una copertura mediatica favorevole perché gli ebrei americani controllano i media è hanno una sproporzionata influenza politica"
 

26.h. FATTI
 

Se gli ebrei controllassero i media, sarebbe improbabile sentire così tanti reclami degli ebrei stessi relativi all'inclinazione anti-israeliana della stampa.

E' vero che la quantità di attenzione che riceve Israele è correlata col fatto che la maggior parte della popolazione ebraica nel mondo è negli USA e che Israele è molto legata agli ebrei americani. Un gran numero di ebrei occupa posizioni significanti nei media (anche se comunque non hanno modo di controllare la stampa come invece sostengono gli antisemiti), e la popolazione ebraica è concentrata per lo più sui principali mercati come New York e Los Angeles, quindi non è sorprendente che l'attenzione sia rivolta verso Israele.
Politicamente, gli ebrei esercitano un potere sproporzionato negli USA e lo usano per supportare politiche che rafforzano le relazioni Israelo-Statunitensi; comunque non c'è alcuna evidenza che questo si traduca in una copertura mediatica favorevole ad Israele.

Si potrebbe sostenere che le forze pro-arabe, così come le industrie petrolchimiche, hanno molta più influenza sui media ed incoraggiano una tendenza anti israeliana.

 


NOTE
1. Daniel Pipes, The Long Shadow: Culture and Politics in the Middle East, (NJ: Transaction Publishers, 1990), p. 278.
2. Pipes, p. 278.
3. Jerusalem Report, (May 7, 1991).
4. Associated Press and Jerusalem Post, (September 13, 2001); Jewish Telegraphic Agency, (September 20, 2001).
5. New York Jewish Week, (August 31, 2001).
6. Jerusalem Report, (May 7, 1991).
7. Al Hayat-Al-Jadidah, (October 16, 2001)
8. Al Hayat-Al-Jadidah (November 2, 2001)
9. Jewish Telegraphic Agency, (September 12, 2001).
10. Near East Report, (August 5, 1991).
10a. Jerusalem Report, (April 22, 2002).
10b. Jerusalem Report, (April 22, 2002).
11. Report filed by Jean Pierre Martin on October 5, 2000, a day after his Belgian television team from RTL-TV1 was filming in the area of Ramallah.
11a. Washington Post, (July 18, 2001).
12. Washington Post, (May 10, 2001).
13. CNN, (October 10, 2000).
14. Al-Hamishmar, (December 6, 1991).
15. Sidney Zion, "Intifada Blues," Penthouse, (March 1990), pp. 56, 63.
16. Wall Street Journal, (February 21, 1990).
17. Near East Report, (August 5, 1991).
18. Washington Post, (September 7, 2001).
19. New York Times, (September 30, 2000).
19a. Washington Post, (September 13, 2001).
20. Washington Post, (September 13, 2001).
20a. Forward, (June 28, 2002).
20b. AP, (September 12, 2001).
20c. Jewish Telegraphic Agency, (September 20, 2001).
21. Associated Press and Jerusalem Post, (September 13, 2001); IMRA, (September 13-14, 2001); Jewish Telegraphic Agency, (September 20, 2001).
22. Jerusalem Post, (October 10, 2001).
22a. Jerusalem Post, (August 26, 2002).
23. Al-Raya (Qatar), (January 6, 2002).
24. 60 Minutes, "Inside Al Jazeera," (October 10, 2001).
25. Washington Post, (June 25, 1982).
26. New York Post, (May 3, 2002).

 

 

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