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Miti e fatti: La guerra d'attrito 1967-1970

di Mitchell G. Bard

 

 

 

Miti da confutare

 

01. "Israele fu il responsabile della Guerra d'Attrito".

 

02. "L'Egitto termin˛ la Guerra d'Attrito e cerc˛ un qualche accomodamento con Israele, solo per vedere tali iniziative disprezzate da Gerusalemme".


03. "L'Egitto espresse ripetutamente la disponibilitÓ di iniziare i negoziati di pace con Israele tra il 1971 ed il 1973. Il rifiuto israeliano
di queste iniziative port˛ alla Guerra del Kippur".



I Miti in Dettaglio



01. MITO

"Israele fu il responsabile della Guerra d'Attrito".

01. FATTI

Gia' il 1 Luglio 1967 l'Egitto inizio' a bombardare le posizioni israeliane vicino al Canale di Suez. Il 21 Ottobre 1967, l'Egitto affondo' il cacciatorpediniere israeliano Eilat, causando 47 morti. Poco meno di un anno dopo, l'artiglieria egizia comincio' a bersagliare le posizioni israeliane lungo il Canale di Suez. E' da questo punto del 1968 che si fa abitualmente cominciare la guerra.

Nasser credeva che poiche' la maggior parte delle forze armate israeliane consisteva di riservisti, esse non avrebbero potuto sostenere una guerra d'attrito prolungata. Egli credeva che Israele non sarebbe stato capace di sopportare il peso economico, e lo stillicidio di morti avrebbe nuociuto al morale d'Israele.

La sanguinosa Guerra d'Attrito duro' circa due anni. Israele perse 15 aerei da combattimento, i piu' abbattuti da cannoni e missili antiaerei. Il numero dei morti tra il 15 Giugno 1967 e l'8 Agosto 1970 fu di 1.424 soldati ed oltre 100 civili. Altri 2.000 soldati e 700 civili furono feriti [1].

02. MITO

"L'Egitto termino' la Guerra d'Attrito e cerco' un qualche accomodamento con Israele, solo per vedere tali iniziative disprezzate da Gerusalemme".

02. FATTI

Nell'estate del 1970, gli Stati Uniti persuasero Israele ed Egitto ad accettare un cessate il fuoco. Il cessate il fuoco aveva l'intento di portare a negoziati sotto gli auspici dell'ONU. Israele dichiaro' che avrebbe accettato il principio di ritirarsi dai territori che aveva conquistato.

Ma il 7 Agosto, i Sovietici e gli Egizi disposero dei sofisticati missili terra-aria SAM-2 e SAM-3 nella ristretta zona di 32 miglia [58 km - Liang] lungo la riva occidentale del Canale di Suez. Questa era una chiara violazione dell'accordo di cessate il fuoco, che vietava l'introduzione o la costruzione di ogni installazione militare nell'area.

La rivista Time osservo' che la ricognizione americana "mostro' che i 36 missili SAM-2 introdotti di soppiatto nella zona del cessate il fuoco costituiscono solo la prima linea del piu' massiccio sistema antiaereo mai creato" [2].

Le foto dei satelliti del Dipartimento della Difesa mostrarono senza dubbio alcuno che i 63 siti SAM-2 vennero installati in una fascia di 78 miglia [125 km - Liang] tra le citta' di Ismailia e Suez. Tre anni dopo, questi missili fornirono la copertura aerea per l'attacco di sorpresa egizio contro Israele. Per illustrare l'impatto di quest'azione nella guerra del 1973, "del totale delle perdite aeree israeliane, il 40% avvenne nelle prime 48 ore di guerra. Queste ammontavano al 14% delle forze aeree di prima linea israeliane" [3].

Ad onta delle violazioni egiziane, i colloqui sponsorizzati dall'ONU ricominciarono - ulteriore prova che Israele era ansioso di progredire verso la pace. Ma i colluqui furono subito portati in un vicolo cieco dall'inviato speciale dell'ONU Gunnar Jarring, quando egli accetto' l'interpretazione egizia della Risoluzione 242 e chiese il ritiro totale d'Israele alle linee di demarcazione precedenti al 5 Giugno 1967.

Su questa base, l'Egitto espresse la sua disponibilita' "ad entrare in un accordo di pace con Israele" in una lettera ad Jarring del 20 Febbraio 1971. Ma quest'apparente moderazione celava un immutato irredentismo egiziano ed un'indisponibilita' ad accettare una vera pace, come mostrato dalle fortissime riserve e precondizioni della lettera.

Le parole cruciali su un "accordo di pace con Israele" non furono ne' pubblicate ne' trasmesse in Egitto. Inoltre, l'Egitto rifiuto' di iniziare colloqui diretti con lo Stato ebraico. Israele tento' almeno di trasformare la difficoltosa missione Jarring in colloqui indiretti indirizzando tutte le lettere non a Jarring, ma al governo egizio. Ma l'Egitto rifiuto' di accettarle.

Appena dopo la lettera ad Jarring, Anwar Sadat, il nuovo presidente dell'Egitto, tenne un discorso davanti ad un incontro del Consiglio Nazionale Palestinese al Cairo. Egli promise sostegno all'OLP "sino alla vittoria" e dichiaro' che l'Egitto non avrebbe accettato la risoluzione 242 [4].

Cinque giorni dopo Sadat suggeri' che egli fosse pronto a far la pace con Israele. Mohammed Heikal, un confidente di Sadat e direttore del giornale semi-ufficiale Al-Ahram, scrisse:

"La politica araba a questo punto ha solo due obbiettivi. Il primo e' l'eliminazione delle tracce dell'aggressione del 1967 attraverso un ritiro israeliano da tutti i territori che aveva occupato quell'anno. Il secondo e' l'eliminazione delle tracce dell'aggressione del 1848, attraverso l'eliminazione dello stesso Stato d'Israele. Questo e' pero' finora un obbiettivo astratto ed indefinito, ed alcuni di noi hano sbagliato a pensare prima al secondo passo che al primo" [5].

03. MITI

"L'Egitto espresse ripetutamente la disponibilita' di iniziare i negoziati di pace con Israele tra il 1971 ed il 1973. Il rifiuto israeliano di queste iniziative porto' alla Guerra del Kippur".

03. FATTI

Con il fallimento della missione Jarring, gli Stati Uniti intrapresero una nuova iniziativa. Essa proponeva un accordo transitorio israelo-egiziano, che chiedeva il parziale ritiro dello Stato ebvraico dal Canale di Suez e l'apertura della via d'acqua.

Israele era disposto ad iniziare dei negoziati senza precondizioni, ma Sadat richiedeva che gli Israeliani acconsentissero, come parte di un accordo transitorio, a ritirarsi infine ai vecchi confini del 1967. Di fatto, Sadat stava cercando di garantirsi in anticipo l'esito dei "negoziati".



[Note]

[1] Nadav Safran, Israel The Embattled Ally, (MA: Harvard University Press,
1981), p. 266.
[2] Time (14 Settembre 1970).
[3] John Pimlott, The Middle East Conflicts From 1945 to the Present, (NY:
Crescent Books, 1983), p. 99.
[4] Radio Cairo (27 Febbraio 1971).
[5] Al-Ahram (25 Febbraio 1971).

 

 

 

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