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Non esiste un Islam radicale e neppure un Islam moderato

 

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

Le due espressioni sono state coniate da chi pensa che il vero Islam sia quello moderato, che i radicali hanno poi strumentalizzato. A partire più o meno dall’11 settembre 2001, “Islam radicale” è diventata l’espressione più comunemente usata da media, politici e pubblico per definire le basi religiose e ideologiche della violenza basata sull’Islam quando ci si riferisce a quello che il mondo chiama “terrorismo”. Questa espressione indica il contrario di “Islam moderato”, che invece presenta i musulmani come persone comuni, che desiderano vivere in pace con tutti gli uomini, cristiani, ebrei, buddisti ecc. e non credenti. I media hanno creato l’immagine di due Islam, uno radicale con cui è impossibile convivere, e uno moderato che è “proprio come noi”. Questa distinzione tra “Islam radicale” e “Islam moderato” ha dato origine all’affermazione che l’Islam sia stato “strumentalizzato” dai radicali, il che implica che il vero ed originale Islam è quello moderato, non il falso, quello radicale. Questo è ciò che permette all’Europa di oggi di accogliere l’ondata di immigrati clandestini, per lo più musulmani, che approdano sulle sue spiagge: essi rappresentano l’ “Islam moderato” e quel che vogliono è vivere in pace e in armonia con i loro vicini europei.


 

Permettetemi di sollevare alcuni dubbi sulla mentalità psicologica che sostiene l’esistenza di due tipi di Islam. Per fare questo, dobbiamo chiarire un punto importante: l’Islam, è un sistema di regole comportamentali, di religione, cultura, politica, diritto ed economia che ha le sue basi in un testo. E’ uno stile di vita onnicomprensivo. Il testo di base è il Corano, seguito dall’Hadith (la legge orale) e dalla Sura (la biografia di Maometto).

La Shari’a, la legge islamica, è un sistema vincolante di leggi e prescrizioni che i musulmani sono obbligati a seguire. Non ci sono due Islam, né uno moderato né uno radicale, c'è solo un Corano che comprende tutto: versetti sulla Jihad, la guerra totale contro gli infedeli, frammisti a versetti che parlano di riconoscere l’ “altro” e di vivere accanto a lui. Non ci sono due tipi di Hadith, uno radicale e l’altro moderato; c'è un solo corpo di Hadith che comprende tutto, sia le idee violente sia quelle moderate. Maometto non ha una biografia moderata e una radicale; esiste solo una storia della vita del profeta dell’Islam, con episodi che esprimono un approccio radicale e violento, e altri che ne presentano uno moderato. Esiste una sola Shari’a che include tutto, dal radicale taglio delle mani di un ladro all’ammonimento, indiscutibilmente moderato, a prendersi cura di poveri e indigenti.


Stando così le cose, non ci sono né un “Islam moderato” né un “Islam radicale”, ma un solo Islam, che incorpora i due termini, che vanno dal radicalismo estremo alla moderazione estrema. In pratica noi vediamo persone con culture diverse, alcune di loro sono degli estremisti e altre sono dei moderati, ma tutti trovano versetti, idee, regole e leggi a sostegno delle loro opinioni sulla vita e sulla società, nello stesso Corano, nelle stesse Hadith, Sura e Shari’a. Il musulmano radicale sceglie di citare le fonti che sostengono il suo approccio estremista, mentre il musulmano moderato trova le fonti che rafforzano il suo approccio moderato. Quei due musulmani, il più estremo e il più moderato, sono “halal”, perché entrambi si basano su fonti islamiche legittime, e nessuno dei due può pretendere che sia l’altro ad aver “strumentalizzato” l’Islam.

Tutti i musulmani del mondo, un miliardo e mezzo, uomini, donne e bambini, appartengono all’islam estremista o moderato. Lo Stato Islamico è uno stato istituito come religione di stato e si realizza con la partecipazione e la collaborazione di un ampio corpus di musulmani o convertiti all’Islam. Al Qaeda è proprio lì accanto a loro, come lo sono Hamas, Hezbollah e tutte le altre organizzazioni terroristiche.

Sull’altra estremità, quella moderata, ci sono i membri dell’ organizzazione “ Musulmani per Domani”, un gruppo di musulmani totalmente moderato che vive a Toronto, Canada. Si può trovare il radicalismo e la moderazione, posizioni dinamiche, non statiche, un musulmano da moderato può subire un processo di radicalizzazione, mentre un altro, che è stato un radicale estremo può cambiare le sue idee e diventare moderato. La vita influenza il modo di muoversi delle persone, il ché rende più difficile prevedere il futuro di un individuo o di un gruppo. Migranti musulmani moderati vivono in armonia con le società straniere in cui sono emigrati. Essi si inseriscono bene, lavorano per vivere, sono rispettosi della legge e contribuiscono all’economia e alla società dove vivono. Altri musulmani radicali che migrano verso altre società, tendono a vivere nelle enclaves che conservano la loro cultura e le loro abitudini di vita, si inseriscono solo in parte nella società e nel mondo del lavoro e cercano costantemente di influenzare e cambiare per i propri fini, la società che li ha accolti. Se sono dalla parte della violenza, questa si rivolgerà contro la società che li ha accettati, un dato di fatto che è più che evidente nell’Europa di oggi.

 

Non esiste un islam teologicamente buono e uno cattivo. Ci sono diverse correnti musulmane (come ce n’è diverse cristiane).
Ma quelle che aderiscono agli insegnamenti del Corano e all’esempio di Maometto sono tutte aggressive, violente, nei termini attuali terroriste. Ritengono loro compito conquistare con la forza il mondo non islamico (inclusi i musulmani di correnti diverse dalla loro), piegare o meglio eliminare chi vi appartiene, impadronirsi delle sue terre e dei suoi beni.

L’islam meno aggressivo, che esiste, è semplicemente il risultato di un compromesso con la modernità, di una tiepidezza religiosa individuale o collettiva, dell’ammissione implicita dell’inadeguatezza della tradizione religiosa al mondo contemporaneo. Per questa ragione l’Islam “vero”, cioè quello tradizionalista, è nemico mortale di queste forme “degenerate”.

Fra la modernità, intesa come progresso e dunque come diritto individuale e collettivo all’innovazione, dunque alla libertà di pensiero, dunque alle scelte personali, e questa tradizione rigida e conservatrice, in cui anche la possibilità di interpretazione del Corano è stata dichiarata chiusa otto secoli fa, vi è una lotta mortale.

Se vive la modernità come noi la conosciamo, l’islam “vero” muore; dove l’islam vive e prevale, elimina la modernità, di solito nelle forme di ucciderne sistematicamente i portatori, o anche solo i sospetti, chiunque dissenta. Questa è la ragione di fondo per cui siamo in guerra, che lo vogliamo o no. Perché anche se siamo indifferenti o tollerantissimi in materia religiosa, o forse soprattutto in questo caso, non è possibile distaccare il nostro stile di vita, il sistema di relazioni e di diritti in cui viviamo dalla libertà individuale di scelta e di pensiero. E l’Islam, parola che significa letteralmente sottomissione è l’opposto della libertà.

 

Quel che conta è la cultura musulmana in cui sono stati indottrinati i musulmani. Dico “cultura” e non religione perché il concetto di religione come sola fede (più qualche atto liturgico) è un’invenzione cristiana, sostanzialmente paolina.
L’islam, come l’ebraismo e molte religioni antiche anche pagane non consiste tanto in una speciale fede in una divinità con queste e quelle caratteristiche, ma in un intero modo di vita. Il Corano, come la Torah, è molto più una codificazione dei rapporti fra gli uomini, di cose come il matrimonio, l’eredità, la guerra, ecc. che un trattato di teologia. La differenza con la Torah è che il suo racconto fondante è la storia della liberazione di un popolo dalla schiavitù che termina prima della conquista della Terra promessa, mentre questo è la storia della conquista che un gruppo di avventurieri fa prima di una città straniera, poi della propria città di provenienza da cui erano stati espulsi, usando la violenza e l’inganno e il genocidio di chi veniva individuato dal loro capo come un possibile nemico.

Dunque nella cultura musulmana c’è l’esaltazione della guerra, della conquista, del bottino, la giustificazione dell’uccisione e della rapina e della schiavizzazione degli infedeli o almeno della loro umiliante sottomissione. Tutto quello che fa l’Isis, tutto quello che fanno i terroristi è perfettamente spiegato e giustificato dal Corano e dai detti del profeta (hadith) che lo completano. Ora l’islam ha funzionato per mille e quattrocento anni, tenendo per almeno gli ultimi mille i suoi aderenti nella miseria culturale ed economica, ma dominandoli politicamente in maniera ferrea.
In tutti i quattordici secoli della sua vita non c’è mai stata una democrazia musulmana autoctona, gli ultimi scienziati e filosofi di rilievo risalgono a otto secoli fa; non si conosce una qualunque invenzione musulmana almeno da mezzo millennio. Ma non importa, in qualche modo il sistema funzionava, teneva soggetti i sudditi, per lo più in mezzo a guerre civili spaventose e continue e a forme di potere sadico e dispotico.

Dunque la nuova curva o la nuova medicina non sono l’islam. Esso fa parte piuttosto di quei pericoli che sono sempre lì e che devi affrontare solo sei ne hai i mezzi: come il freddo del polo Nord o l’aridità del deserto di Gobi, che se li conosci li eviti. Il problema semmai era quello degli scontri di confine connessi con il fondamentale espansionismo codificato fin dall’inizio dell’islam. Grandi scontri sono avvenuti per contenerlo, in Spagna, nei Balcani, sul Mar Nero. Sono episodi storici a cadenza secolare, di cui oggi certamente sta ritornando una nuova occorrenza: i musulmani credono che l’Europa che li aveva limitati negli ultimi secoli sia debole e quindi premono di nuovo per espandersi.

 

 

Che cosa è la Sharia

 

Premessa: tratto da Qui 

 

La nascita dell’ISIS, la sempre più consistente presenza di musulmani in Europa, i fragili equilibri mediorientali e gli scontri intra-islamici: questi e altri fattori hanno portato sempre più spesso a sottolineare il ruolo della Sharia nella società islamica. Ma di cosa si tratta esattamente? Secondo il dizionario Treccani, la Sharia si può definire come la “legge sacra dell’islamismo, basata principalmente sul Corano e sulla sunna o consuetudine, che raccoglie norme di diverso carattere, fra le quali si distinguono quelle riguardanti il culto e gli obblighi rituali, da quelle di natura giuridica e politica; di quest’ultimo gruppo fanno parte le prescrizioni che regolano la conduzione della guerra santa (jihad)”. L’etimologia del termine significa “percorso chiaro e ben tracciato dall’acqua”; indica un corpo di norme morali e religiose che si distinguono dalla legislazione degli uomini, individuando in essa l’infallibilità del diritto divino.

 

Lo scopo è quello di indicare all’uomo come dovrebbe condurre ogni aspetto della vita quotidiana secondo il volere di Dio. Molteplici sono dunque le tematiche di cui si occupa: crimini, politica, contratti di matrimonio, regolamenti commerciali, prescrizioni religiose, economia, nonché questioni personali come rapporti sessuali, igiene, alimentazione, preghiere, comportamenti quotidiani, il digiuno. La Sharia è la principale fonte di ispirazione per numerosi Paesi islamici, tra cui Arabia Saudita, Sudan, Iran, Iraq, Afghanistan, Pakistan, Brunei, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Yemen, Mauritania. Molta attenzione scientifica e mediatica è stata riservata al tema della Sharia.

 

La BBC ha proposto vari approfondimenti, tuttora disponibili sul suo sito. La definizione che ne dà la Library of Congress di Washington è “la totalità dei comandi e delle esortazioni di Dio, finalizzate a regolare tutti gli aspetti della condotta umana e a guidare i credenti sulla via della salvezza eterna”. La Sharia prevede due categorie di reati: “hadd”, crimini seri (furto, adulterio) per cui sono previste severe sanzioni (amputazioni, pena di morte), e “tazir”, per i quali la punizione è lasciata alla discrezione del giudice. Tuttavia, la Sharia resta un argomento molto complesso. Dal IX secolo in poi il potere di interpretare il diritto nelle società islamiche tradizionali è spettato agli ulema, gli eruditi di norme religiose. Ma si presenta anche frammentata: ci sono cinque diverse scuole della sharia, quattro dottrine sunnite (Hanbali, Maliki, Shafi’i e Hanafi) e una dottrina sciita (Shia Jafari).

 

Le differenze con il diritto di stampo occidentale sono comunque notevoli, soprattutto per quel che concerne le libertà personali e l’uguaglianza dei sessi. Senza dimenticare le punizioni corporali: sono previste decapitazione, lapidazione e fustigazione, sebbene la pena di morte sia ammessa solo in alcuni casi (omicidio, adulterio, bestemmia, apostasia). Anche le Nazioni Unite si sono espresse contro pratiche come la lapidazione, ritenendole forme di tortura o trattamento inumano e degradante. Una serie di norme che dunque difficilmente possono essere integrate in un sistema giuridico di stampo occidentale, costituendo così un ulteriore elemento di distanza che esaspera uno scontro che è già sociale, politico ed economico.

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

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