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Perché 130 morti palestinesi valgono più di 160.000 siriani?
 

 

Premessa: tratto in parte da qui

 

Gaza lancia sui civili Israeliani più di 600 missili in pochi giorni tentando di compiere un genocidio. Come farebbe qualsiasi nazione della Terra, Israele risponde con raid aerei cercando di distruggere le postazioni missilistiche. Inevitabilmente muoiono 130 palestinesi (tra civili e terroristi) a causa della risposta israeliana. Improvvisamente l'opinione pubblica si scaglia inferocita contro Israele. Ma...

 

 

Siria, 160.000 morti ammazzati fino al maggio 2014, oltre tre milioni di profughi, immani stragi e violenze. Migliaia di palestinesi gazati, massacrati come carne da macello sia da Assad che dai “resistenti”. Sentito nulla? Sentito qualche “esperto” o qualche amante dei “palestinesi” alzare la voce, denunciare una strage, scrivere una dotta analisi sul problema? NO. Silenzio assoluto.

Egitto, Fratellanza Musulmana annichilita, decine di morti per le strade, centinaia di condanne a morte, distruzione di tutti i tunnel che entrano a Gaza, costruzione di una barriera difensiva contro Hamas che ha comportato la distruzione di decine di case lungo il confine con Gaza. Sentito qualcosa dai soliti tromboni esperti di vicende palestinesi e arabe? NO. Silenzio assoluto.

 

Sempre in Siria, bambini stuprati, torturati, arruolati nei combattimenti e usati come scudi umani. Questi gli orrori "indicibili" documentati dall'Onu nel suo primo rapporto sull'impatto sui minori di quasi tre anni di guerra in Siria, in cui si stima siano almeno 10.000 quelli rimasti uccisi. "Indicibile" è l'elenco dei maltrattamenti e delle torture a cui sono stati sottoposti i minori catturati dalle forze governative: "percosse con cavi metallici, fruste e bastoni di legno o di metallo; ricorso a elettroshock, anche ai genitali; unghie di piedi e mani strappate; violenza sessuale, tra cui stupro o minacce di stupro; finte esecuzioni; bruciature di sigarette; privazione del sonno; isolamento; e costrizione ad assistere alle torture inflitte a parenti". Sentito il sollevamento popolare e mediatico contro la questione? Sentito qualcosa dai difensori dei palestinesi? NO. Silenzio assoluto.


Israele, centinaia di missili piovuti sul territorio israeliano, vari tentati di strage sventati, diversi avvisi lanciati in due anni di lanci continui di missili e appena si difende i tromboni partono all’attacco. Persino pseudo-ebrei da salotto, odiatori radical chic della loro stessa gente che si improvvisano esperti di vicende mediorientali che scrivono lunghi editoriali di accusa sulla “reazione sproporzionata” di Israele.

Come si spiega questa cosa? Perché gli 130 morti di Gaza valgono molto di più dei 160.000 morti siriani? E non mi si venga a dire che non è una questione di numeri, perché lo è eccome. E’ vero, un morto innocente è sempre un morto innocente, ma è più morto se muore a Gaza. Come mai? Semplice, perché se Assad ammazza 160.000 persone è nell’ordine delle cose, se invece un caccia israeliano uccide per sbaglio un abitante di Gaza che faceva da scudo umano commette un genocidio.

Ma qualcuno ha ancora il senso della misura? E’ vero, sarebbe meglio che non morisse nessuno, sarebbe meglio che Hamas la smettesse di sparare missili su Israele e che magari invece di comprare armi con quei soldi ci costruisse quei desalinatori che l’Unione Europea ha finanziato ormai una decina di volte. Sarebbe meglio che Israele invece di spendere milioni di dollari al giorno nel sistema Iron Dome li spendesse in welfare. Vorrebbe dire che c’è pace. Ma non c’è pace in Medio Oriente e se non c’è è perché un gruppo terrorista continua da anni a tenere in ostaggio 1,5 milioni di persone e a minacciare un intero paese. Un gruppo terrorista, non resistenti o combattenti per la libertà. Assassini seriali che non hanno nulla da invidiare a quelli dell’ISIS.

Non ci vuole una laurea in giornalismo o un master all’università di Gaza per capire questo. Eppure i tromboni da salotto, gli ebrei ebri d’odio verso i loro fratelli fanno di tutto per giustificare questi assassini. Lo sanno che sono assassini ma quando c’è di mezzo Israele l’odio prende il sopravvento. Prende così il sopravvento da far definire la morte accidentale di 130 persone un “genocidio” mentre il massacro deliberato di 160.000 persone passa in secondo piano, diventa una casualità. Si può essere così ipocriti?

 

Una considerazione finale a parte: ma non è che la Siria non interessa a questa massa di persone che odia Israele solo perché lì non ci sono implicati gli ebrei?  Non è che i morti siriani non hanno valore perché non sono stati uccisi dagli ebrei? E quindi non è che tutto questo accanimento contro Israele nasce per il piacere di sfogare il secolare antisemitismo contro gli ebrei?

Sembrerebbe proprio di si, tanto è vero che negli stessi identici giorni dell'indignazione planetaria contro Israele per i 130 palestinesi uccisi in modo accidentale, quando i media hanno dato la notizia dell'uccisone intenzionale ed inutile di 250 innocenti in Iraq, non è interessato a nessuno, nessun trombone ha parlato, non c'è stata alcuna indignazione.

Avete mai sentito parlare dei palestinesi uccisi in Siria?

E ancora: da marzo 2011 a luglio 2015 sono stati 2.910 i palestinesi uccisi dai siriani: non solo per bombardamenti, ma anche vittime di sparatorie, torture nelle carceri, esecuzioni di massa, stenti e annegamenti mentre cercavano di fuggire in Europa. Lo riporta l'Action Group for Palestinians in Syria, che specifica che i numeri non comprendono tutti quei palestinesi dati per dispersi, o la cui morte non è stata accertata. Storie di uomini, di donne e di bambini dimenticati per una sola ragione: non sono morti per mano israeliana.

Ma si sa, non c'erano ebrei in mezzo per poter riversarne contro il proprio odio. E quindi si capisce che non interessano i morti del medio oriente, ma interessa qualcos'altro.

 

 

 

Perché i pacifisti protestano solo contro Israele?

 

Premessa: tratto in parte da qui, qui e qui

 

Nel nostro mondo abbondano persone che si dicono di buona volontà” che dimostrano il loro impegno civile e sociale, magari “cristiano” impegnandosi in atti più o meno simbolici di solidarietà internazionale, il che naturalmente va benissimo. Lo fanno a favore dei poveri e – dicono- degli oppressi. Benissimo ancora.
Dove lo fanno? In Siria, per esempio, dove secondo l'Onu i morti sono oltre 120 mila, più o meno come gli abitanti di Bergamo o di Parma? In Sudan del Sud, dove una guerra di liberazione è stata subito seguita da una guerra civile?
In Tibet? In uno dei paesi africani devastati dalla carestia? In Aghanistan?
Nella Corea del Nord, dominata da un dittatore così feroce che volendosi liberare dalla presenza ingombrante dello zio non ha trovato modo migliore che farlo sbranare vivo da una muta di cani affamati?
Quasi nessuno lo fa. Troppo pericoloso. Troppo faticoso. Troppo poco popolare.
E i cristiani che vogliono impegnarsi, aiutano forse i loro correligionari in Egitto, dove le chiese sono bruciate regolarmente dalla Fratellanza Musulmana, magari con i fedeli dentro? In Siria ancora, dove insediamenti cristiani millenari sono distrutti, monache e religiosi e vescovi rapiti, chiese e monasteri distrutti? In Pakistan, dove essere cristiani è condannarsi a morte? Nell'Iran, che nonostante il volto sorridente di Rohani continua a imprigionare chi porta la croce e a giudicare reato capitale la conversione?
Ma no, figuriamoci. Bisognerebbe fare i conti con l'odio dei musulmani, ufficialmente definiti fratelli... scomodo, antipatico, poco politically correct.
E allora queste brave persone che cosa fanno? Se la prendono con un nemico che è così comodo odiare, che da sedici secoli almeno è antipatico agli intellettuali (praticamente tutti, i cristiani prima di tutto, dai padri della Chiesa in poi, che hanno continuato concordi al di là delle dispute fra ordini e perfino della Riforma protestante, fino a qualche decennio fa, ben dopo la Shoà; e poi Erasmo e Kant e Voltaire e Marx e insomma tutto il fior fiore della cultura laica e naturalmente di tutti i musulmani a partire da Maometto), voglio dire gli ebrei, o nella versione più attuale, Israele, che è la stessa cosa.

 

Sappiamo bene che nè i pacifisti e nè i media si indignano per i razzi che costantemente vengono lanciati dai palestinesi sui civili ebrei, così come nessuna si indigna per gli ebrei che vengono costantemente perseguitati ed ammazzati nel mondo (spesso dagli arabi). Tutti i crimini degli arabi, dei palestinesi, vengono puntualmente ignorati o addirittura si dà la colpa ad Israele oltre ogni logica. I media sappiamo bene che seguono interessi particolari a danno della verità, ma sono i pacifisti (che molti giustamente chiamano pacifinti) che attuano comportamenti che sfuggono ad ogni logica se non si considera la spiegazione dell'antisemitismo.

Gli esempi recenti che si potrebbero fare sono migliaia, ne proponiamo un paio.

 

Migliaia di pacifinti tenteranno di sbarcare in Israele con decine di voli per inscenare gazzarre all'aeroporto (nel giorno di maggior traffico nell'anno) a "sostegno dei palestinesi". Saranno espulsi, accompagnati da questa lettera dell'Ufficio del Primo Ministro: l'originale è qui: http://dl.dropbox.com/u/56594210/lettera pacifinti.jpeg

Caro attivista, apprezziamo la tua scelta di scegliere Israele come oggetto delle tue preoccupazioni umanitarie. Sappiamo che avevi di fronte molte altre degne scelte.
-Avresti potuto scegliere di protestare contro gli atti selvaggi quotidiani del regime siriano contro il suo stesso popolo che hanno provocato migliaia di vittime.
-Avresti potuto scegliere di protestare per la brutale repressione del regime iraniano contro i dissidenti e per il suo sostegno al terrorismo in tutto il mondo.
-Avresti potuto scegliere di protestare contro il regime di Hamas a Gaza, dove questa organizzazione terroristica commette il doppio crimine di guerra di lanciare missili sui civili, nascondendosi dietro altri civili.
Invece hai scelto di protestare contro Israele, la sola democrazia del Medio Oriente, dove le donne hanno pari diritti, la stampa critica il governo, le organizzazioni per i diritti umani operano liberamente, la libertà religiosa è protetta per tutti e le minoranze non vivono nel terrore.
Ti suggeriamo allora di risolvere prima i problemi veri della regione e tornare poi a condividere con noi la tua esperienza. Ti auguriamo un piacevole volo.

 

 

Poi, come sottolineato qui, qui e qui, le notizie parlano di 160.000 morti ammazzati dalle varie fazioni in Siria fino al maggio 2014. 160.000 in tre anni! Lo scrivo anche in lettere: CENTOSESSANTAMILA ! Non guerra di difesa, non guerra di attacco, non guerra tra popoli nemici, no, semplicemente guerra civile, siriani ammazzati da siriani! CENTOSESSANTAMILA!

162 402 morti, di cui 53 978 civili, tra i quali 8 607 sono bambini (dati al 20 maggio 2014 dall’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo).

 

Ad ulteriore dimostrazione della malafede dei paficinti…che per la cronaca su ciò che accade in Siria non hanno ancora detto nulla!  Una bella flottiglia si potrebbe organizzare no? Anche una manifestazione davanti all’ambasciata siriana, una conferenza in cui vengono denunciati i massacri di Assad…invece NIENTE. Eppure ci sono state vittime palestinesi! Possibile che non interessino a nessuno dei benpensanti nostrani? Magari a quelli che andavano sottobraccio ad Hezbollah

 

Da marzo 2011 a luglio 2015 sono stati 2.910 i palestinesi uccisi dai siriani, lo riporta l'Action Group for Palestinians in Syria, ma non interessano ai tromboni ed ai pacifisti. Perché il palestinesi uccisi da nazioni diverse da Israele non interessano? Perché non c'è stato un sollevamento mediatico di massa come quando Israele ha ucciso accidentalmente 130 scudi umani palestinesi vicino le rampe missilistiche per proteggersi da 600 missili ingiustamente sparati da Gaza contro la popolazione civile israeliana?


E’ lecito, a questo punto, chiedersi dove sono finiti tutti quei coraggiosi che venivano a protestare in Israele perché si difendeva dal terrorismo?
In Israele venivano. Li avete mai visti andare in paesi come l’Iran, l’Afghanistan, l’Uganda? Li avete visti in Nigeria dove i musulmani ammazzano i cristiani come se piovesse? Li state vedendo in Siria? Li avete visti protestare quando palestinesi ammazzano altri palestinesi? Li avete sentiti esprimere indignazione perché Hamas gettava i palestinesi di Fatah dai piani alti dei palazzi di Gaza o quando quelli di Fatah andavano negli ospedali a fucilare nei loro letti i nemici Hamas?
Li avete visti aiutare i palestinesi contro Hamas? No, venivano in Israele, molto più sicuro, sai com’è, la fifa è fifa e se uno grida “israele nazista” non gli succede niente, tuttalpiu’ si becca un articolaccio da qualcun altro di noi.

 

 

 

 

Ci sarebbe anche da dire come mai viene preso subito per  veritiero il numero di vittime palestinesi che però viene fornito dai terroristi di Hamas, che di certo non si possono considerare una fonte attendibile. Così come ci sarebbe da chiedersi come mai tutte le vittime diventano poveri civili innocenti se sono in maggior parte dei terroristi e non dei civili. Si veda qua ad esempio: http://ilborghesino.blogspot.it/2014/07/quantita-e-quantita-delle-vittime-gaza.html  Ricordiamo che dati diffusi da Hamas nelle precedenti operazioni israeliane a Gaza sono sempre stati smentiti da quelli israeliani, determinati sulla base di accurate ricerche ( e perciò non divulgabili durante il conflitto).

Inoltre, la proporzionalità dei morti non si misura sui numeri ma sullo scopo delle azioni. Un solo missile può colpire centinaia di persone, molte persone israeliane si sono salvate perché hanno fatto in tempo a entrare nel rifugio. Quando colpisci la rampa di lancio lo scopo è impedire che spari. Ciò che definisce la proporzionalità è la folla di civili trattenuti per forza da Hamas nell'area che Israele ha avvertito di lasciare. Se gli israeliani si salvano per il loro ottimo sistema di difesa, è il tentativo di Hamas di colpire i civili a essere del tutto sproporzionato alle intenzioni di Israele di fermare i razzi.
Sono lo scopo e la legittimità degli obiettivi a definire la legittimità. Devono essere obiettivi militari, e Hamas invece mira alla popolazione civile. E lo fa in modo molto astuto. Hamas, i talebani, l'Isis, ci studiano bene, e ci attaccano creando una situazione win-win, vinci sempre: mettono un bambino accanto a un lanciamissili, se rispondi si appellano all'opinione pubblica internazionale, se non spari, loro comunque ti hanno sparato.

 

 

  

 

 

Perché il mondo tace mentre i cristiani sono sterminati? In Europa e negli Stati Uniti abbiamo assistito a dimostrazioni di massa per la morte dei palestinesi, usati come scudi umani come copertura per il lancio di razzi da parte delle organizzazioni terroristiche di Gaza. L'Onu fa le sue indagini e indirizza la sua attenzione solo su Israele. Ma il terribile massacro di migliaia e migliaia di cristiani nei modi più barbari è stato accolto con assoluta indifferenza.
 

Le comunità cristiane del Medio Oriente e di parte dell'Africa centrale stanno scomparendo più o meno allo stesso modo nel quale in Europa ottanta anni fa gli ebrei furono uccisi o si diedero alla fuga. Poche proteste si levarono sulle campagne di epurazione naziste del 1930 prima che fosse troppo tardi, e come allora, il silenzio di oggi è altrettanto assordante. Gli storici guarderanno a questo periodo chiedendosi se le persone avessero veramente perso la ragione.
Pochissimi i giornalisti che hanno potuto testimoniare in Iraq l'ondata di terrore simil-nazista che sta invadendo il Paese. Le Nazioni Unite sono state per lo più immobili. I leader mondiali sembrano essere impegnati in altre questioni in questa strana estate del 2014. Non ci sono «flottiglie» umanitarie in viaggio verso la Siria o l'Iraq. Perché le grandi celebrità e le invecchiate stelle del rock non sono preoccupate quando sono i cristiani ad essere macellati?

Lo Stato islamico dell'Iraq e della Siria (Isis) non è una semplice coalizione di gruppi jihadisti. Si tratta di una vera e propria forza militare che è riuscita a conquistare gran parte dell'Iraq, con un modello economico vincente che diffonde in punta di lancia dispensando omicidi a sangue freddo. L'Isis prende i soldi dalle banche ed usa le estorsioni vecchio stile per finanziare la sua macchina di morte. Sistema che lo ha reso forse il più ricco gruppo terroristico islamico al mondo.
Ma dove eccelle veramente è negli eccidi a sangue freddo che rivaleggiano con le carneficine medievali. Lungo il suo cammino l'obiettivo principale sono diventate tutte le comunità cristiane incontrate, purtroppo molto numerose.
Un uomo d'affari caldeo-americano di nome Mark Arabo intervistato dalla Cnn ha descritto questa scena in un parco di Mosul, «... decapitano bambini e mettono la loro testa su dei bastoni. Per ogni nuovo bambino ucciso, altre madri violentate e uccise, e i padri impiccati». Ora, dove sono le proteste? Dove sono. le grandi manifestazioni di massa con i cartelli e gli slogan urlati? Dov'è la rabbia e lo sdegno?

 

Perché si continua a manifestare ed a fare propaganda di odio ed indignazione solo contro Israele, che peraltro è vittima dell'aggressione di Hamas, un gruppo di terroristi sanguinari?

 

Perché non fanno scandalo le morti civili in medio oriente causate dai bombardamenti USA contro l'ISIS? Non si è sentita ad esempio alcuna protesta per la morte di 8 civili fra cui 3 bambini a seguito di un bombardamento americano, oltre al danneggiamento della rete elettrica civile, mentre vi è stata una netta distinzione, nelle stime, fra le vittime appartenenti all'ISIS e quelle appartenenti alla popolazione. Questi benefici non sono mai stati concessi ad Israele: i cinquanta terroristi uccisi dagli Stati Uniti in una giornata di bombardamenti, a Gaza sarebbero stati chiamati semplicemente "palestinesi". Eppure la minaccia che Hamas rappresentava e rappresenta tutt'ora per lo Stato ebraico era più imminente di quella che l'ISIS rappresenta per gli Stati Uniti. Dunque, dov'è la coerenza di giudizio? Dove sono finiti quei valori e quella morale che due settimane prima regnava sui cieli di Gerusalemme e che invece latita su cieli di Damasco?

 

Perché per le centinaia di migliaia di morti in Siria e Iraq non manifesta nessuno? Perché ancora oggi, a 70 anni di distanza, l’odio incondizionato per un’intera popolazione, quella ebraica, esiste. Hitler ed il nazismo hanno lasciato più tracce e conseguenze di quanto ci si possa immaginare. La maggior parte delle persone non protestano PER i palestinesi, protestano CONTRO Israele. Il motivo ufficiale é più una scusa che un ideale.

 

È necessario sottolineare che sono antisemite le persone che hanno un atteggiamento pregiudiziale e discriminatorio nei confronti di Israele, facendo il tifo per i “palestinesi” quando combattono contro Israele, mentre li ignorano quando sono uccisi dai regimi arabi, come ignorano le vittime dei conflitti interarabi in Iraq, Siria, Libia e le altre stragi che insanguinano il mondo altrove.

 

C'è il disinteresse totale quando Hamas periodicamente ammazza i poveri palestinesi in modo sommario e con esecuzioni pubbliche, perché accusati di collaborazionismo (magari si sono rifiutati di fare da scudi umani), e non c'è alcuna indignazione, neanche se i media diffondono per bene la notizia. Nessuno protesta, nessuno si indigna se Hamas ammazza i palestinesi barbaramente, perché l'interesse è uno solo: attaccare Israele e gli ebrei, e chi se ne frega dei palestinesi, loro sono solo un pretesto per mettere in atto il moderno antisemitismo.

 

Israele é l’unica democrazia del medio oriente, se smettesse di difendere la propria sovranità ed il proprio popolo verrebbe rasa al suolo in un batter d’occhio e gli ebrei dovrebbero tornare ad emigrare in giro per il mondo. Vogliamo che la storia si ripeta? Io no. L’odio incondizionato per la popolazione ebraica non può e non deve diventare una filosofia di vita.

 

 

Ah, circa 1000 palestinesi sono stati massacrati dall'ISIS ad inizio aprile 2015. E non perché avevano aggredito un paese confinante o pianificavano attentati terroristici, ma semplicemente perché si trovavano sulla strada dell'avanzata dell'ISIS. Almeno 18.000 profughi palestinesi intrappolati sotto i bombardamenti e tra questi 3.500 bambini. Le loro condizioni sono gravissime, oltre l’inumano. In ogni momento rischiano di essere feriti o uccisi. Nel campo mancano cibo, acqua, elettricità. Si vive con meno di 400 calorie al giorno. Scarseggiano le medicine, gli ultimi medici sono scappati qualche giorno fa», avvertono le agenzie dell’Onu e le ong.

Ma a differenza di quello che accade a Gaza o in Cisgiordania NESSUNO sta dicendo nulla di concreto. Eppure anche questi sono palestinesi, sono profughi e sono veramente dei poveracci. Nessuno di loro faceva parte di Hamas o lanciava missili.

Nessuna manifestazione per le strade di Parigi o Londra. Nessuna protesta del M5S e di Manlio di Stefano o di Vendola.

Non trovate tutto ciò almeno strano e illogico?

Questi sono palestinesi di serie B che non interessano a nessuno perché non è possibile strumentalizzarli per attaccare Israele e gli ebrei. Giusto pacifinti, movimento Bds, antisemitismi vari e nazicom, ipocriti che non organizzate una flottiglia o una protesta di piazza?

Non vedrete nessuna manifestazione di solidarietà, nessun corteo contro l'ISIS, nessuna mobilitazione.
I Palestinesi vanno strumentalizzati solo quando di mezzo ci sono gli "odiati" ebrei. Il loro sangue va difeso solo quando si può condannare Israele.

Per il resto si fottano.

 

PS: La Olp ha annunciato che non ha la minima intenzione di intervenire in armi nel campo palestinese di Yarmouk, alla periferia di Damasco, teatro di violenti combattimenti. Abu Mazen, insomma, non intende fare nulla per evitare l'ennesimo massacro di palestinesi a opera di arabi. Una tragedia che per l'ennesima volta non ha nulla a che fare con Israele e mette in luce quella ferocia palestinese e araba che i media occidentali da sempre si rifiutano di vedere.
Yarmouk, insomma, fa emergere il lato oscuro, sanguinario, demente, della vicenda palestinese, che ha sempre visto le leadership arabe usare delle sofferenze palestinesi come cinica leva per le proprie strategie politiche da macellai. Col risultato che dal 1948 a oggi i palestinesi uccisi da Israele sono la metà dei palestinesi uccisi dagli arabi o dai palestinesi. Ma nessuno lo dice. Perché è di moda, di nuovo, accusare gli ebrei di essere assetati di sangue.

 


 

 

 

«Il mondo deve costringere Israele ad accettare supinamente le condizioni capestro palestinesi, anche a costo di automutilarsi, perché soltanto una intesa fra arabi e israeliani garantirà la pace in Medio Oriente».
Credere a questa favola vuol dire ignorare spudoratamente i ben più drammatici conflitti che hanno insanguinato l'area in questi decenni. Alternativamente, vuol dire derubricare il la guerra civile in Siria, la guerra fra Iran e Iraq, il genocidio in Darfur e il conflitto nello Yemen, fra gli altri, a lotte fra subumani non degni della nostra attenzione. Il che è profondamente cinico, ipocrita e razzista.

 Il rateo di morte in medio oriente in relazione ai conflitti in corso:
 

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org