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Perché Israele ha costruito un muro lungo i confini?

 

 

 

Premessa: tratto in parte da qui e qui

 

Intanto il muro esiste solo nelle zone più calde del confine tra Israele e i territori, quelle zone da cui erano soliti entrare i terroristi, tutto il resto è rete di protezione. Diciamo che da quando esiste la barriera salva-vita gli attentati sono diminuiti del 99%.

Ricordiamo a chi legge alcuni particolari: dagli accordi di Oslo il terrorismo contro Israele da parte dei palestinesi è aumentato in modo spaventoso per raggiungere l'apice dal 2000 al 2005 quando saltavano in Israele, tra la popolazione civile, autobus, teatri , ristoranti, pizzerie, centri commerciali con 1400 morti tra i civili e più di 6000 feriti diventati poi disabili perché bruciati in tutto il corpo, perché rimasti senza arti, perché diventati malati di nervi.

Diciamo che i palestinesi si muovono tranquillamente nei territori dal momento che Israele, col calo del terrorismo grazie alla barriera, ha tolto quasi tutti i check point. Diciamo che chi va a Gerusalemme con buone intenzioni viene controllato ma non arrestato. Diciamo che Israele non ha fatto ancora nessuna pace con l'ANP, quindi , trattandosi di entità nemica, deve stare all'erta contro attentati di cui Gerusalemme è stata vittima molto spesso.

 

Oggi nel mondo ci sono 50 barriere difensive. Bill Clinton ha fatto costruire il muro che divide gli Usa dal Messico; la Spagna ha costruito recinzioni per impedire l’ingresso ai marocchini; l’India sta erigendo un muro di separazione dal Kashmir; tra la Corea del Sud e la Corea del Nord c’è il confine più fortificato al mondo; i ricchi sceiccati arabi stanno recingendo il confine con il poverissimo Oman; Cipro è divisa da muri; Belfast è una città recintata da barriere in mattoni, ferro e acciaio, e persino l’ultra-liberale Olanda ha costruito un recinto intorno al Hoek van Holland.
Tuttavia solo le barriere di Israele sono state condannate, solo le barriere di difesa di Israele hanno ricevuto continui attacchi sui media e sono sbattute in prima pagina e solo i checkpoint di Israele interessano alle manifestazioni degli attivisti.
Mentre negli altri paesi le recinzioni impediscono l’ingresso a immigrati clandestini dai paesi limitrofi, solo in Israele le recinzioni e i posti di blocco hanno come giustificazione un motivo veramente umanitario: quello di garantire alla popolazione civile il diritto alla vita. Filo spinato, pattugliamenti stradali, telecamere e sensori elettronici sono utilizzati in Israele per impedire che un ristorante, un centro commerciale o un albergo possano trasformarsi in stragi di corpi umani. Corpi di ebrei.


In nessun altro paese con le stesse misure difensive, vi sono infiltrati con il “sacro” scopo di uccidere esseri umani. Tijuana, il simbolo del muro di separazione tra Stati Uniti e Messico, non è Qalqilya, una città palestinese a 15 chilometri da Tel Aviv, circondata da una barriera di sicurezza, chiamata “Paradise Hotel”, perché la città è stata usata dai terroristi suicidi come il luogo di partenza degli attacchi contro Israele. E’ da Qalqilya, dalle cui colline si possono vedere le torri Azrieli di Tel Aviv , che si capisce come possano essere bombardate dai terroristi.
Le barriere di sicurezza sono il più importante strumento di difesa di Israele contro il terrorismo. A differenza del Checkpoint Charlie di Berlino, che era un monumento di sfida contro gli oppressi, i checkpoint israeliani sono un simbolo di vita. Secondo l’IDF, circa il 30% degli arresti da parte dell’antiterrorismo israeliano ha avuto luogo presso i posti di blocco.


Israele ne ha migliorato le condizioni di vita, ma i terroristi arabi palestinesi ne hanno deliberatamente approfittato. Nel 2004, una donna palestinese ha ucciso quattro israeliani a un posto di blocco a Gaza, fingendo di essere disabile. A causa del suo stato, i soldati avevano proceduto ai controlli di sicurezza senza prima utilizzare un metal detector. Lei ha quindi potuto far esplodere l’ ordigno esplosivo che portava con sè.
Ci sono 63 posti di blocco lungo la barriera, noti come “porte” e “ostacoli”, quali blocchi stradali e passaggi sotto controllo. Per questo i terroristi arabi palestinesi hanno trovato difficoltà a procurarsi armi da quando l’esercito controlla ogni città. Quando rimangono bloccati ai posti di blocco, comunicano con i cellulari. In questo modo i servizi segreti israeliani riescono a intercettare la chiamata e individuare la rete. In passato, l’intelligence israeliana veniva a conoscenza di un attacco mentre questo era già in corso. Con i posti di blocco, l’esercito ferma le manovre dei terroristi dell’Anp. Ecco perché il checkpoint di Kalandia, tra Gerusalemme e Ramallah, assomiglia ad un vero e proprio confine.
Senza posti di controllo, barriere di sicurezza e blocchi stradali, Israele non sarebbe in grado di esistere.

 

 

 

 

 

 

 

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