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La dimenticata Nakba ebraica: i profughi ebrei dai Paesi Arabi

 

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

La questione dei rifugiati ebrei dai Paesi arabi è uno degli argomenti meno conosciuti e dibattuti nella storia contemporanea. I Paesi arabi avevano delle numerose e importanti comunità ebraiche, spesso di antica origine, le cui radici si rifacevano a 2500 anni fa, come in Iraq.
Nel XX secolo gli ebrei nei Paesi arabi avevano diritti civili e politici e le comunità ebraiche arano parte integrante della società contribuendo a tutti i livelli di vita sociale. Oggi però nessuno sa che molti ebrei in Iraq erano giornalisti, insegnavano nelle università, avevano importanti commerci ed erano attivi in qualsiasi altra sfera.
Quando il sionismo incominciò a diffondersi nel Medio Oriente, e sempre più negli anni ’30 e ’40, le cose sono radicalmente cambiate: lo status degli ebrei nei Paesi arabi è peggiorato a causa dell’incitamento all’odio anti-ebraico, con l’adozione di politiche discriminatorie, boicottaggi contro gli ebrei, espulsioni e attacchi alle comunità. È il caso del “farhud”, il pogrom anti-ebraico a Baghdad nel 1941, durante il quale sono stati uccisi molti ebrei e danneggiate le loro proprietà, o delle violenze contro la comunità ebraica in Libia nel 1945 e in Marocco nel 1948.

Dopo la fondazione dello Stato di Israele, l’incitamento alla violenza contro gli ebrei nei Paesi arabi si è fatto sempre più intenso, con anche una chiara politica diretta a imporre l’emigrazione ebraica: confisca delle proprietà, ritiro della cittadinanza, discriminazioni dirette. La Lega Araba, fondata nel 1945, ha adottato nel 1949 una risoluzione secondo cui gli Stati arabi avrebbero dovuto congelare i conti bancari intestati agli ebrei e impedirne l’accesso per favorire l’evacuazione dei cittadini ebrei dai Paesi arabi.

Tra gli anni ’40 e gli anni ’70 circa 850.000 ebrei sono stati espulsi dai Paesi arabi diventando rifugiati. In alcuni Paesi gli ebrei sono stati espulsi subito dopo la creazione di Israele, mentre in altri l’emigrazione forzata ha preso piede negli anni successivi.

 

Il mondo conosce per sommi capi il destino degli ebrei europei, sappiamo delle persecuzioni millenarie, dai tanti massacri, dei pogrom, dei divieti di praticare la loro fede, dei roghi, fino ad arrivare alla Vergogna Assoluta, la Shoà, l'Olocausto, con l'assassinio di 6 milioni di esseri umani che avevano il torto di chiamarsi David, Abraham, Sara, Rivka, Rachel e di appartenere a quel popolo antico, orgoglioso e sempre perseguitato.

 

Pochissimi però sanno cosa è accaduto agli ebrei fuggiti nei paesi del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale. Purtroppo anche in quelle terre la vita divenne impossibile coll'avvento dell'islam che trasformò gli ebrei in dhimmi, cioè in persone non persone, senza diritti, costretti a vivere portando addosso segnali di riconoscimento come ciondoli , berretti gialli, le loro case dovevano avere un colore particolare per essere subito individuate. In Siria dovevano essere dipinte di rosso. Vissero così per 1000 anni, sempre temendo persecuzioni o qualche legge sempre più severa, tasse impagabili se non con l'esproprio della casa e degli averi.

Per secoli gli ebrei vissero come una minoranza soggiogata e solo chi accettava di convertirsi all'islam veniva riabilitato. Ancora oggi molti arabi sanno di avere avuto antenati ebrei non abbastanza forti da rimanere tali pena la morte. Così sopravvissero fino a quando fu ri-fondato lo stato di Israele quando la vita tra gli arabi divenne impossibile perché dal 1948 gli ebrei dei paesi arabi furono perseguitati, espropriati, uccisi, centinaia di comunità letteralmente distrutte. I sopravvissuti furono costretti a fuggire dai paesi dove avevano vissuto per secoli, un numero enorme lo fece, un milione di disperati, senza niente se non un timida speranza.

Andarono verso Israele e qui la loro speranza fu esaudita, furono accolti come fratelli, subito assimilati agli altri ebrei anche se molti non ricordavano più la lingua degli avi se non nelle preghiere. Gli ebrei, sia che scappassero dall'Europa che dai paesi arabi non usufruirono mai dello status di rifugiati, Israele li accolse, li sfamò e là vissero come cittadini di una democrazia.

 

Quando venne fondato lo Stato di Israele nel 1948, sono stati più di 850.000 gli ebrei espulsi dai paesi arabi, dove vivevano da millenni. Costretti alla fuga, derubati dei loro beni e proprietà, gran parte trovò rifugio nello stato ebraico, dove ricominciarono a vivere da cittadini liberi.

Una storia largamente ignorata, perché Israele, invece di usarli come strumento per aggredire gli stati arabi-musulmani che li avevano cacciati, si preoccupò di reinserirli nella società, come è avvenuto con tutta l’ immigrazione ebraica da ogni parte del mondo. Nessuna richiesta di assistenza all’Onu, nessuna UNRWA, nessun uso strumentale dei profughi. Esattamente l’opposto di quello che è diventato ‘il dramma dei profughi palestinesi’, spinti a lasciare le loro case dai governi arabi che stavano per invadere lo stato degli ebrei appena costituito il 14 maggio 1948.

Un’invasione che fallì, le armate arabe vennero sconfitte e i palestinesi persero le case che avevano abbandonato, avviandosi ad essere l’unica popolazione di profughi per la quale l’Onu creò una agenzia dedicata esclusivamente a loro, anzi, sarebbe più giusto scrivere ‘per mantenerli, per generazioni, nella condizione di profughi’ da usare quale strumento politico contro Israele.Il loro numero si aggirava intorno al mezzo milione, oggi si parla di alcuni milioni, mai integrati nei paesi arabi, un ostacolo insormontabile nelle trattative di pace.

 

Nel 1945 gli ebrei di Aden, Algeria, Bahrein, Egitto, Libano, Libia, Marocco, Siria, Tunisia e Yemen erano 862.050: oggi sono circa 5.150. Stessa sorte per altri paesi arabi e islamici. Ecco qui di seguito l'andamento della popolazione ebraica nei paesi arabi:

 

.............1945.....1958....1968....1976....2001....2005
Aden.........8000......800.......0.......0.......0......0
Algeria....140000...130000....1500....1000.......0......0
Bahrain.......600......500.....100......50......30......30
Egitto.......63500....40000....1000.....400.....100......100
Iraq.......140000.....6000....2500.....350.....100......60
Libano......6950.....6000....3000.....400.......100......50
Libia.......38000.....3750.....100......40.......0......0
Marocco....270000...200000...50000...18000....5500......3500
Siria.......35000.....5000....4000....4500.....100......100
Tunisia....105000....80000...10000....7000....1500......1100
Yemen.......55000.....3500.....500.....500.....200......200
Altri.....100000...............................50
TOTALE..... 962050...475550...72700...32240....7530......5190

 

La cosa non meraviglia dato i precedenti:

anno 700, intere comunità massacrate dal re Idris I del Marocco;

845, promulgati in Iraq decreti per la distruzione delle sinagoghe;

861, nascita dell'obbligo per gli ebrei di portare un abito giallo, una corda al posto della cintura;

1006, massacro degli ebrei di Granata;

1033, proclamata la caccia all'ebreo Fez, 6000 morti;

1147-1212, ondata di persecuzioni e massacri nel Nord Africa;

1293, distruzione delle sinagoghe in Egitto e Siria;

1301, i Mammelucchi costringono gli ebrei a portare un turbante giallo;

1344, distruzione delle sinagoghe in Iraq;

1400, Pogrom in Marocco in seguito al quale si contano a Fez solo undici ebrei sopravvissuti;

1535, gli ebrei della Tunisia vengono espulsi (o massacrati);

1676, distruzione delle sinagoghe nello Yemen;

1776, sterminio degli ebrei di Basra, Iraq;

1785, massacri di ebrei in Libia;

1790-92, distruzione delle comunità ebraiche in Marocco;

1805-15-30, pogrom di Algeri; 1840, persecuzioni e massacri a Damasco;

1864-1880, pogrom a Marrakesh;

1869 eccidi a Tunisi;

1897, massacro di Mostganem in Algeria;

1912, pogrom a Fez.
Del resto a iniziare fu lo stesso Maometto, nel 624, sterminando le tribù ebraiche della penisola arabica.

 

Diverso il destino degli arabi palestinesi. Gli stati arabi che hanno incoraggiato i palestinesi a lasciare le loro case così da non trovarsi sul posto durante l'invasione degli eserciti arabi (poi mai riuscita), non hanno poi mantenuto la promessa di dare aiuto a quei profughi.
D'altronde ci furono molti più profughi ebrei che profughi arabi. Più di 850.000 ebrei delle antiche comunità ebraiche, che risalivano a prima dell’islam e della conquista araba del Medio Oriente, furono cacciati dalle loro case. In molti paesi gli ebrei vennero privati della cittadinanza, e le loro proprietà vennero confiscate. Al contrario, 160.000 arabi accettarono l’offerta di Israele di restare ed oggi vi sono più di un milione di cittadini arabo-israeliani che vivono in Israele con pieni diritti di cittadinanza.

 

Un'ultima questione: sui pogrom contro gli ebrei nel mondo arabo esiste una documentazione saggistica scarsa e quasi nessuna opera letteraria. Perché la memoria pubblica su quelle terribili vicende è così debole?

 

Israele ha accolto 856.000 ebrei scacciati dai paesi arabi dove vivevano da mille e più anni.
Israele, aggredito da una tremenda guerra per la sua distruzione, Israele paese povero, poverissimo, abitato dagli scampati alla Shoa’ in Europa, impegnato a costruire ex novo una patria che centinaia d’anni di occupazioni arabe e ottomane avevano reso desertica.
Israele accolse I profughi ebrei, diede loro la cittadinanza e oggi non esiste ebreo marocchino, tunisino, iracheno, libanese che si senta ancora profugo o rifugiato perché tutti loro fanno parte della società Israeliana.

“Yahud Yahud” si sentivano gridare gli ebrei che vivevano in Marocco, Libia, Libano, Iraq, Siria e, se non arrivava la morte da coltello, le botte erano tante da terrorizzare. Innanzitutto smentiamo il mito che gli ebrei nei paesi arabi, prima del 1947, vivevano bene, non si possono contare I disordini e I pogrom, gli elenchi sono inesatti per difetto e nei brevi periodi di calma, gli ebrei erano comunque Dhimmi, cittadini di infimo grado, senza diritti e, spesso, costretti a portare sul corpo un riconoscimento ben visibile.

Nel 1947 le cose precipitarono e gli ebrei furono arrestati in massa, tutte le loro proprietà confiscate, niente più scuola o lavoro, il risultato fu che 856.000 ebrei, senz’altro che I vestiti che indossavano, furono espulsi e fuggirono verso Israele. Come dicevo, prima del 1947 , le cose non andavano meglio, nella Palestina Mandato Britannico, negli anni 20, gli arabi ammazzarono centinaia di ebrei a Hebron, Tiberiade, Yavne, Safed , Gerusalemme.
A Bagdad nel 1941 vi fu un pogrom chiamato” Farhud” durante il quale gli iracheni ammazzarono a sangue freddo 179 ebrei. Gli ebrei furono espulsi da paesi che abitavano da prima dell’avvento dell’Islam , 1000 anni prima della nascita di Maometto.
A Cartagine la presenza ebraica è documentata dal 813 BCE, in Yemen arrivarono ebrei da Gerusalemme già nel 629 BCE, in Arabia Saudita hanno trovato tombe ebraiche risalenti a 1000 anni prima della comparsa dell’Islam e 500 anni prima di Maometto che poi si impegnò a sterminarli.

Vi furono episodi spaventosi di soprusi e di stragi quando si sparse la voce che le Nazioni Unite avevano deciso la spartizione della Palestina, nel 1947, episodi di “bravi” vicini arabi con i quali i rapporti erano stati amichevoli che, improvvisamente, entravano nella case degli ebrei, bastonavano, ammazzavano, rubavano, violentavano.
Questo accadde in tutto il mondo arabo, vi sono testimonianze di ebrei che non potevano credere che I loro vicini con i quali bevevano il chai fino al giorno prima, improvvisamente si fossero trasformati in ladri, assassini e stupratori,

Per molti anni nessuno ha parlato di queste persone, l’idea che si potesse parlare di profughi ebrei dava fastidio, il mondo si stracciava e si straccia le vesti per I cosiddetti profughi palestinesi, cosiddetti perché non esiste caso al mondo che la denominazione di profugo passi di padre in figlio per generazioni. Israele ha accolto gli 850.000 ebrei esuli, l’Italia ha accolto I 400.000 istriani esuli, l’Europa ha assorbito I 50 milioni di profughi della seconda guerra mondiale. Gli unici che , pur nella loro immensità di territorio , pur con le loro immense ricchezze, sono stati incapaci di accogliere altri arabi , rinchiudendoli in campi dove stanno ancora languendo senza diritti, sono I paesi arabi.

E nessuno al mondo nota questa vergogna umana. Nessuno si scandalizza per l’odio arabo e il desiderio di voler annientare Israele, nessuno si meraviglia per queste dichiarazioni ,: Mustafà Tlas, consigliere personale del Presidente Assad, in un’intervista al Corriere della Sera del 11.5.2001: "Gli ebrei sono pochi milioni: se ogni arabo uccidesse un ebreo, non ce ne sarebbero più" L'editorialista del quotidiano governativo siriano Al-Akhbar scrive il 20 aprile 2001 e ribadisce (il 27 aprile) che "Hitler va ringraziato perché ha vendicato in anticipo i palestinesi, anche se dobbiamo lamentare il fatto che la sua vendetta non e' andata abbastanza avanti". da A.Melis

Benyamin Netanyahu , nel 1987, quando era ambasciatore di Israele all’ONU, fece questo discorso:” “Abbiamo sbagliato nel non raccontare la storia dell’espulsione di massa degli ebrei dalle tirannie arabe…È stato un errore non mettere questo problema al top della nostra politica estera, è stato un errore non fare di più per rendere nota la storia del miracolo del loro assorbimento nella società israeliana. È stato un errore non chiedere mai una compensazione per le loro perdite e le loro sofferenze. Ma questi errori possono essere corretti, devono essere corretti….”

 

Gli Arabi si rendono conto che, se si cominciasse a parlare sul serio anche dei profughi Ebrei, che furono oltre il doppio di quelli Arabi, perderebbero una delle loro carte di propaganda preferite e il mantenimento sulle spalle dei contribuenti di mezzo mondo della loro azione terrorista e di continuo incitamento all’odio razziale e religioso.

 

Se gli Stati arabi avessero accettato il voto di spartizione dell’Assemblea delle Nazioni Unite, forse la storia avrebbe preso una piega diversa. Nel giorno in cui si festeggia la nascita di Israele, avrebbero potuto far festa anche i palestinesi. Con la loro politica verso le minoranze ebraiche, gli Stati arabi hanno fornito – sempre che ce ne fosse stato bisogno – una conferma della necessità dell’esistenza di Israele.
I profughi ci sono stati da entrambe le parti con una grande differenza. Nel caso degli ebrei si trattava di comunità indifese e lontane dal teatro di guerra, mentre i palestinesi erano una componente attiva di una guerra voluta dal mondo arabo. Gli ebrei caduti in mano agli eserciti arabi furono uccisi, messi in fuga, o fatti prigionieri. All’interno di Israele una parte consistente della popolazione araba è rimasta o è potuta tornare alle sue case.

La società israeliana ha accolto i suoi esuli con una tensione morale incomparabilmente alta. L’arrivo degli immigrati fu considerato un valore in sé oltre che una necessità per non soccombere alla sfida demografica. Pur con le difficoltà dei primi anni, la vita nelle baracche e un senso d’insoddisfazione e di alienazione venuto a galla nei decenni successivi, gli ebrei di origine afroasiatica furono considerati e si consideravano parte di un processo di rinascita nazionale e di riscatto dopo secoli di umiliazioni.
Diversa è la situazione alla quale sono andati incontro i palestinesi. Per una scelta politica degli Stati arabi, la loro condizione di profughi divenne ontologica. Anche se il mondo arabo era immenso e lo spostamento era stato in alcuni casi limitato a qualche chilometro dagli antichi villaggi, l’idea di una loro integrazione nei Paesi arabi circostanti o lontani fu violentemente osteggiata. Il verdetto religioso e nazionalista era ineluttabile: la creazione di una patria ebraica nel cuore della nazione araba e dell’umma islamica era una violazione degli ordinamenti divini e terreni.
Aver considerato l’esistenza di Israele un’onta che poteva essere lavata solo tornando allo status quo ante, è stata la grande colpa morale e politica del nazionalismo arabo, il segno di un’immaturità politica, l’origine di un fallimento più generale.

 

Le informazioni sui profughi ebrei sono ben riassunte in questo articolo: La “questione” dei profughi Ebrei dai Paesi arabi: un tabù da infrangere ed in quest'altro articolo

 

 

Breve storia dei profughi ebrei dai Paesi Arabi

 

  

New York Times 16 maggio 1948: “Ebrei in grave pericolo in tutte le terre musulmane”

 

Premessa: tratto da qui - Nell'immagine: due anni dopo la creazione di Israele il 14 maggio 1948, un articolo di Mallory Brown pubblicato sul New York Times denunciava che “Gli ebrei sono in grave pericolo in tutti i Paesi musulmani”


Gli ebrei del Nord Africa e del Medio Oriente erano antiche comunità esistenti prima delle invasioni arabe e della conquista islamica. In alcuni casi, come in Iraq e Yemen, esistevano comunità ebraiche prima della diaspora del 70 e.v.
Numerose comunità ebraiche erano presenti in tutti i Paesi del Nord Africa, dal Marocco all’Egitto, e del Medio Oriente, dall’attuale Israele all’Iraq, Iran fino all’oriente indiano.
Dopo la cacciata degli ebrei dalla Spagna nel 1492, le comunità ebraiche di Marocco, Tunisia, Egitto, Eretz-Israel e Siria si rinvigorirono.
Durante il periodo islamico, gli ebrei, come i cristiani, erano soggetti allo statuto della dhimma, il profilo subalterno di “comunità protetta”, con limitati diritti su proprietà, vestiario e circolazione, e specifici doveri, come il pagamento della tassa sull’infedele, detta jizya.


Gli ebrei erano attivi in ogni settore sociale, contribuendo alla vita economica e in parte alla gestione amministrativa. Il profilo di autonomia culturale, dovuto all’emarginazione e alla discriminazione, ha permesso il mantenimento di antiche lingue, come il giudeo-ispanico, e lo sviluppo di dialetti arabo-ebraici e persiano-ebraici. L’integrazione nella cultura locale è testimoniata dai diversi usi, costumi e lingue degli ebrei orientali – così ad esempio, gli ebrei iracheni si dividevano in comunità arabo-ebraiche e curdo-ebraiche.
Con la crescente influenza europea in Medio Oriente nel XIX secolo, e le attività educative dell’organizzazione francese “Alliance”, gli ebrei orientali integrano la cultura locale con la cultura europea.

Il crescente antisemitismo

Nel XIX secolo, l’antisemitismo di stampo europeo è esportato in Medio Oriente, grazie anche al contributo di numerose traduzioni in arabo dei testi antisemiti, ad opera prevalentemente di cristiani.

Il movimento sionista, che si diffonde anche tra le comunità ebraiche del Nord Africa e del Medio Oriente, è interpretato come una ribellione alla condizione sociale subalterna degli ebrei ed offre un incentivo all’ostilità anti-ebraica di stampo islamico.

Le prime violenze anti-ebraiche organizzate avvengono in Palestina, dove nel 1929 la comunità ebraica di Hebron è massacrata e messa in fuga. Le violenze tra ebrei e arabi in Palestina avranno ripercussioni per tutte le comunità ebraiche in Medio Oriente.

I Paesi arabi sotto dominio coloniale europeo filo-nazista perseguitano le comunità ebraiche con l’intento di estendere la soluzione finale al Mediterraneo: le comunità ebraiche di Tunisia, Algeria e Libia sono soggette alle leggi razziali, a deportazioni in campi di concentramento e anche nei campi di sterminio in Europa.

La collaborazione tra arabi e nazisti, suggellata dal Gran Muftì di Gerusalemme Amin Hussein, consolida l’antisemitismo e causa nuove violenze. Nel 1941, la comunità ebraica di Baghdad è vittima del grande pogrom ricordato con la parola farhud.

Dopo la guerra e l’evidente necessità di uno Stato ebraico, nuove violenze si abbattono sugli ebrei dei Paesi arabi. Nel 1945, la comunità ebraica libica, a Tripoli e Bengasi, è soggetta a una serie di pogrom che sono ricordati col nome di meura’ot o pra’ot. Nuove leggi discriminatorie limitano la libertà e i diritti degli ebrei, in particolare degli attivisti sionisti. Il clima di odio anti-ebraico e anti-sionista prelude al grande esodo degli ebrei dai Paesi Arabi.

Le nuove e sempre maggiori discriminazioni anti-ebraiche nei Paesi arabi sono state una politica diretta all’emigrazione forzata della popolazione ebraica indigena. La creazione dello Stato di Israele ha offerto l’ennesima scusa per espellere gli ebrei.

In alcuni Paesi, come in Iraq, Siria, Libano, Algeria, Marocco, gli ebrei sono espulsi in massa. Il neonato Stato di Israele organizza ponti aerei per l’evacuazione della comunità ebraica dallo Yemen, l’operazione “Magic Carpet”, e dall’Iraq, l’operazione “Babilonia”. Un altro esempio è l’operazione “Mural”, diretta da David Littman, per salvare i bambini ebrei marocchini cui era impedito di lasciare il Paese.

Alcune comunità rimangono negli anni successivi, per subire un’altra ondata di violenze e persecuzioni che portano all’emigrazione negli anni ’50 e ’60.


In Egitto, la cacciata degli ebrei avviene con l’avvento di Nasser al potere, a fine anni ’50, dopo la confisca delle proprietà, il ritiro del passaporto. In Libia, la restante comunità ebraica è espulsa nel 1967, dopo la Guerra dei Sei Giorni, grazie alle trattative internazionali per il rilascio degli “ostaggi” ebrei.
 

Molti profughi si stabiliscono in Israele, Italia, Francia, Gran Bretagna, Brasile e Stati Uniti.

I pochi ebrei rimasti, intrappolati nelle dittature mediorientali negli anni successivi, sopravvivono tra continue discriminazioni e persecuzioni. Negli ultimi vent’anni, Israele e altre organizzazioni internazionali hanno salvato piccoli gruppi di ebrei siriani e yemeniti, dove la persecuzione e le violenze anti-ebraiche rendono impossibile la vita dei pochi ebrei rimasti.

Dopo un iniziale riconoscimento internazionale, la questione degli 850,000 profughi ebrei dai Paesi arabi è dimenticata, lasciando lo spazio all’imponente narrativa dei profughi palestinesi.

 

Tra il 1946 e il 2014 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è riunita 197 volte per discutere lo status dei “profughi palestinesi” senza menzionare mai una sola volta la condizione dei profughi ebrei dai paesi arabi.

La rapida integrazione degli ebrei orientali nelle nuove patrie di adozione così come la prevalenza della memoria della Shoah hanno fatto dimenticare la storia delle antiche comunità ebraiche del mondo arabo cancellate nei pochi anni successivi alla creazione dello Stato di Israele, dove la loro integrazione non è sempre stata facile.


Israele e alcune organizzazioni, come la “Justice for Jews from Arab Countries” stanno ripresentando la narrativa dei profughi ebrei per fronteggiare l’imponente dominio della memoria palestinese. I profughi palestinesi, unici a mantenere questo status di generazione in generazione, sono usati come arma politica contro Israele dai Paesi arabi. La differenza numerica (600,000 profughi palestinesi e 850,000 profughi ebrei) e sostanziale (i profughi arabi hanno direttamente partecipato alla guerra contro Israele e molti di loro hanno fatto ritorno, contrariamente agli ebrei dai Paesi arabi) impone una più ampia considerazione della storia del Medio Oriente per una soluzione del conflitto secondo equità e giustizia.



Da vedere


Il documentario “forgotten refugees” http://www.youtube.com/watch?v=KH8RL2XRr48


I sopravvissuti del “farhud”, il pogrom in Iraq: http://www.youtube.com/watch?v=6BpMzS1HE_Y (parte 1) http://www.youtube.com/watch?v=k2swjE4tbQo (parte 2)


L’operazione Mural http://www.youtube.com/watch?v=5hPkyKv63n0


Il sito dell’associazione “Justice for Jews from Arab Countries” http://www.justiceforjews.com/

 

 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org