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Israele: era moderna, odio antico
 

 

Premessa: tratto da qui e qui

 

Non è qui in gioco il diritto a discutere le scelte israeliane. La critica è il sale della democrazia. È un diritto dovere di cui in Israele tra l’altro si fa ampio uso, forse come in nessun altro paese democratico. Sono qui in discussione la forma che assume la critica, i pregiudizi di cui si alimenta, i doppi standard che si utilizzano per giudicare le scelte e i comportamenti, la delegittimazione che fa da sfondo. Per non parlare della demonizzazione e della falsificazione aperta dei fatti. Il solo fatto di dovere ogni volta iniziare con questa premessa, per potere adeguatamente sviluppare un’argomentazione più fondata su quanto accade nel Vicino Oriente e nel teatro delle sue rappresentazioni collettive, dovrebbe far riflettere.

 

Sarebbe sufficiente una breve disamina delle vignette apparse negli anni sui principali quotidiani europei, a commento della crisi mediorientale, per comprendere che non siamo di fronte a degli “errori” di valutazione, che si potrebbero facilmente correggere con informazioni più fondate e veritiere. Siamo di fronte a una deriva culturale che offende l’intelligenza, a luoghi comuni che appaiono “impermeabili” e resistenti alla dimostrazione della loro infondatezza. Siamo di fronte a una deriva che si è formata per sedimentazioni successive nell’arco di cinque decenni, saldando l’antica ostilità contro gli ebrei al rifiuto di Israele e alla sua delegittimazione. È un intreccio complesso dove sono all’opera molti elementi.
 

Il Congresso, la Casa Bianca, Hollywood, Wall Street, sono di proprietà dei sionisti. Hanno messo loro i soldi in bocca “. Queste le parole del veterano corrispondente dalla Casa Bianca, Helen Thomas nel dicembre 2010.

In un’intervista con la radio Al-Jazeera, novembre 2005, George Galloway, che all’epoca era un membro della Camera dei Comuni, dichiarò: “Il governo britannico, i giornali e i media sono controllati dal sionismo”.

Si noti come gli ebrei non siano nominati direttamente, ma la calunnia classica della cospirazione globale ebraica era imperdibile. L’uso di eufemismi per mascherare l’intento antisemita non è senza precedenti. La società tedesca nel 1940 non era più a suo agio con l’idea di compiere omicidi di massa di quanto il mondo civilizzato accetterebbe oggi il palese odio per l’Ebreo . Così i nazisti utilizzavano strumenti del linguaggio e della dissociazione psicologica.

L’assassinio degli ebrei era descritto come “liquidazione” o “azioni speciali”. Oggi, usando il sionismo e Israele per attaccare gli ebrei, i successori di quello stesso antisemitismo riprendono il medesimo trucco semantico a buon mercato, per nascondere il loro scopo, e ancora una volta questo passa completamente inosservato ed impunito.

L’ala di estrema sinistra è diventata particolarmente esperta nell’adozione di questa tattica. Gli ebrei occupano la posizione esclusiva di essere le uniche persone disprezzate in egual misura dalla estrema sinistra e estrema destra. Ma mentre l’estrema destra spesso esprime il suo antisemitismo senza travestimento, la sinistra deve essere più sottile in modo da conservare la sua posizione di campione della parità e della dignità umana. Nello Stato ebraico e nel movimento nazionale del popolo ebraico, il sionismo, l’estrema sinistra ha trovato un obiettivo ideale per esprimere il suo disprezzo per un popolo cosi’ a lungo associato a tutto ciò di più disprezzabile – il denaro, il potere e il capitalismo. E ammantando il suo odio del linguaggio della politica e dell’intellettualismo, resta del tutto irreprensibile.

E non sono solo le frange politiche che hanno preso ad attaccare gli ebrei in Israele e il sionismo. Consideriamo ad esempio una storia che è comparsa in un giornale svedese nel mese di agosto 2009. L’articolo sosteneva che i soldati israeliani rapivano e uccidevano giovani palestinesi e rubavano i loro organi. C’era qualcosa di stranamente familiare nell’accusa. La “calunnia del sangue” classica. E cinicamente sfruttata per instillare la paura in Europa, fin dal Medioevo, quando gli ebrei erano sospettati di aver ucciso bambini cristiani per usare il loro sangue nei rituali pasquali. La calunnia era, ovviamente, scandalosamente falsa, ma il sottile passaggio di colpa dall’ Ebreo allo Stato ebraico ha assicurato la sua diffusione senza un controllo serio o reale condanna.

Attacchi antisemiti sotto il pretesto di una giusta critica a Israele, raramente sono evidenti, ma questo significa solo che sono spesso molto più efficaci. L’assassinio di Mahmoud al-Mabhouh, un comandante di Hamas che aveva organizzato il contrabbando di armi a Gaza, ricevette un’ampia copertura dalla stampa. Tuttavia, non ebbe la stessa rilevanza la scomparsa di un terrorista di primo piano o il rilascio della sua confessione in merito al rapimento e all’assassinio di due soldati israeliani . Piuttosto, per i media internazionali era solo questione di far sapere che il Mossad aveva usato passaporti falsi per entrare negli Emirati Arabi Uniti ed effettuare il colpo.

In un ultimo insulto al popolo ebraico, Israele viene spesso paragonato alla Germania nazista. Attraverso il confronto delle condizioni di Gaza con quelle del ghetto di Varsavia, oppure accusando Israele di genocidio, vediamo un inquietante tentativo di banalizzare la Shoah e di riscrivere la storia per ottenerne un vantaggio politico.

Questo è solo un altro cinico espediente psicologico. Schierandosi con le vittime delle vittime (i palestinesi), gli Stati e gli individui sono in grado di sfuggire al loro senso di colpa per i crimini di guerra. Se gli ebrei ghettizzano e operano la pulizia etnica dei palestinesi, perché dovremmo stare male per averli trattati allo stesso modo?

La demonizzazione del movimento sionista è un altro attacco velato al popolo ebraico. Il sionismo è stato deriso e mistificato al punto che la parola stessa è divenuta una maledizione. Eppure non è altro che il movimento nazionale del popolo ebraico, basato sul desiderio di unificare la nazione in una casa ancestrale proprio come i movimenti nazionali di ogni altro popolo. Ma è stato il movimento nazionale ebraico, che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha considerato “una forma di razzismo e di discriminazione razziale”.

L’importanza di questo non può essere sottovalutata. Negando il loro movimento nazionale, dimostrano che gli ebrei saranno tollerati solo se frammentati, apolidi senza diritto di autodeterminazione – qualcosa che la Shoah aveva dimostrato non poter mai essere accettata di nuovo.

Nella campagna contro Israele, attraverso boicottaggi e proteste, possiamo ulteriormente vedere come Israele sia utilizzato come veicolo per esprimere l’antisemitismo tradizionale. Nel corso di una manifestazione ad Amsterdam, durante l’Operazione Piombo Fuso, i sostenitori palestinesi furono ascoltati cantare, “Hamas, Hamas, ebrei al gas” – un esempio succinto della trasformazione di insulti antisemiti in anti-israeliani, nel discorso politico.

E mentre il movimento di boicottaggio attacca le aziende israeliane, gli accademici e persino i programmi culturali, pretendendo di protestare contro le politiche del governo israeliano, in effetti, i boicottaggi non fanno altro che attaccare qualsiasi Ebreo che mantenga legami, anche tenui, con lo Stato ebraico. Non solo è stato riesumato l’apparentemente screditato “Non comprate dagli ebrei” della campagna, ma un messaggio più forte è contenuto in queste azioni – gli ebrei non saranno tollerati finché non saranno disposti a denunciare la loro ascendenza e la loro nazione.

Oggi l’antisemitismo si crogiola nell’immunità conferita da una stampa libera e dalla pretesa di dibattito politico. Nascondendosi dietro eufemismi e trucchi del linguaggio, attaccano il popolo ebraico attraverso il loro Stato e il loro movimento nazionale. Ma dobbiamo chiederci – è possibile opporsi all’esistenza di qualsiasi altro stato, negare la sua gente, il suo diritto di statualità, controllare e segnalare ogni suo fallimento con uno zelo disinvolto e essere considerati favorevolmente disposti verso il suo popolo?

Alla fine, è solo la semantica che separa la campagna moderna contro gli ebrei da quelle del passato . Ancora attaccano aziende ebraiche, ancora negano agli ebrei i diritti umani fondamentali di un popolo e della sua auto determinazione , ancora gli ebrei soffrono a causa di media spesso dannosi e ossessivi, e ancora gli antisemiti fanno leva sulle antiche paure e percezioni incorporate nella psiche umana – l’Ebreo cospiratore, assassino rituale e profittatore.

 

Se non fosse per la realtà tragica del Vicino Oriente, verrebbe da ridere amaramente di fronte alle innumerevoli varianti di un tema che sulla falsariga dell’insegnamento preconciliare del disprezzo contro gli ebrei, ha purtroppo assunto i tratti di una psicosi collettiva. Come nell’insegnamento preconciliare dell’odio contro gli ebrei, Israele è colpevole ontologicamente. Non per quello che fa, ma per il fatto di essere. In questa perversa deriva lo Stato degli Ebrei diventa per molti l’Ebreo fra gli Stati, di cui si può dire tutto il male in uno stato di “innocenza” ritrovata, in cui l’antisemitismo mascherato di antisionismo può falsamente declinarsi come lotta al razzismo.

 

E poi ovviamente c'è la psicosi politica della ideologia di sinistra per la quale Israele continua ad essere il demonio prototipale, ed a cui si sottomettono tutti quelli che si dichiarano di sinistra e no hanno la capacità di pensare con la propria testa. Nella sinistra, la gente si mobilita e si sente oltraggiata da Israele più che per qualsiasi altra causa. La presunta malvagità di Israele farà mobilitare i manifestanti nel freddo e nei giorni di pioggia in un modo impossibile per qualunque altro problema. Molte di queste persone sono sincere, ma fuorviate da bugie imposte dall'ideologia di sinistra, nonostante questo attacco concertato contro Israele tradisce i principi della sinistra stessa

 

 

 

Il diavolo Israele

 

Premessa: tratto da qui

 

Il pregiudizio sugli ebrei non finisce mai. Più che pregiudizio la parola giusta dovrebbe essere essere anti-semitismo e il suo prolungamento, anti-sionismo, ovvero l'odio verso Israele. La colpa è anche dei media - i giornali in modo particolare - quali diffusori del virus. Falsità, menzogne omissive, ovvero cancellazione delle ragioni di Israele, ed eliminazione delle responsabilità palestinesi, sono infatti alla base della rinascita dell'anti-semitismo. Il male assoluto,rappresentato prima dai soli ebrei, viene trasferito su Israele, lo Stato degli ebrei.

 

Daniel Goldhagen ha dedicato tutta la sua ricerca accademica all’analisi del genocidio. Classe 1959, professore ad Harvard, Goldhagen lavora oggi al Minda de Gunzburg Center for European Studies della stessa prestigiosa università. Enfant terrible degli studi sulla Shoah, ha ottenuto fama internazionale con “I volonterosi carnefici di Hitler”, bestseller in tutto il mondo.

Il giovane e fino ad allora sconosciuto professore figlio di un sopravvissuto all’Olocausto, Eric Goldhagen, costruì con quel libro un micidiale atto d’accusa contro gli oltre centomila “tedeschi comuni”, responsabili di aver ucciso milioni di ebrei, quando avevano la possibilità di non farlo, provando anche un certo gusto e senza porsi mai un problema di principio.

 

Goldhagen scoprì che agenti di polizia furono impiegati per giornate intere a sparare su uomini, donne e bambini, tutti nudi e allineati lungo fosse comuni scavate da loro stessi. E poi la sera tornavano tranquillamente a casa dalle loro famiglie, alle quali raccontavano le bravate del giorno. A volte le mogli andavano perfino a trovarli “sul lavoro” e assistevano a torture di ogni tipo.

Esistono foto che documentano questi fatti, foto scattate dagli stessi ufficiali, che poi le portavano in ufficio dove ognuno poteva scegliere le più belle e conservarle come ricordo. In Germania il libro, che scatenò polemiche mai viste, ha ricevuto il prestigioso “Demokratiepreis” con laudatio di Jürgen Habermas. E ha fatto di Goldhagen un paria fra gli storici tedeschi Norbert Frei, Laus Hildebrandr, Eberhard Jäckel, Hans Mommsen, Hans- Ulrich Wehler, da lui accusati di “disinteresse incorreggibile quanto alle responsabilità dell’Olocausto”.

 

Goldhagen è stato anche uno dei pochi analisti che, invece di adorare quel ferro vecchio che è la memoria, si è dimostrato capace di leggere l’attualità attraverso la lente della tragedia storica. Così due anni fa ha pubblicato “Worse Than War”, in cui analizza le dinamiche degli stermini del Novecento, dal genocidio degli armeni ai crimini perpetrati da Stalin, da Mao e dai khmer rossi, fino ai musulmani bosniaci uccisi dai serbi, ai tutsi trucidati dagli hutu, ai curdi gasati da Saddam, alle tribù colpite nel Darfur.

La tesi di Goldhagen è che le politiche di sterminio di massa non derivino da una sorta di decadenza morale e culturale degli assassini, traggono origine invece da razionali calcoli politici. A questo rilevante storico va il merito di aver saputo concepire l’islam politico come l’ultimo dei movimenti totalitari eliminazionisti del nostro tempo.

 

Adesso Goldhagen torna in libreria con “The Devil That Never Dies”, sterminato tomo sull’evoluzione dell’antisemitismo (pubblicato da Little, Brown and Company). “Abbiamo bisogno di un punto di vista più fresco, nuovo, sull’antisemitismo”, dice lo storico al Foglio, che qui anticipa il libro in Italia. “Questo odio, il più antico e duro a morire, è mutato: è l’antisemitismo globale con un elemento eliminazionalista, che fa degli ebrei un bersaglio ovunque nel mondo. L’antisemitismo è un insieme di principi, emozioni e pratiche che deprecano e minacciano gli ebrei e alla sua base ha il concetto che gli ebrei sono diversi dai non ebrei, sono minacciosi e potenti, un pericolo per i non ebrei. Si tratta dell’unico pregiudizio globale che vive in paesi con pochi o nessun ebreo, fra persone che non sanno nulla degli ebrei, fra gente che non ha mai conosciuto ebrei.

 

Per la prima volta l’antisemitismo è globale, può essere rinvenuto ovunque nel mondo. Non solo in Europa. O nell’islam. I sondaggi in Europa mostrano che percentuali altissime di opinione pubblica hanno una visione demoniaca degli ebrei, che starebbero addirittura compiendo una campagna di sterminio contro i palestinesi. L’immagine dell’ebreo stereotipato è cambiata, siamo passati da Shylock a Rambo.

Il discorso antisemita su Israele e i suoi ebrei, democrazia sotto assedio, li dipinge come mostruosi, come predatori che schiacciano i palestinesi. Nessun altro paese al mondo, nemmeno il Ruanda degli hutu nel 1994, la Corea del nord, l’Iraq di Saddam, è stato paragonato così spesso alla Germania nazista. Israele non ha diritto di esistere, quindi è giusto e necessario distruggere lo stato ebraico.

Siamo tornati all’antisemitismo sterminazionista ed eliminazionista. Demoniaco, pericoloso, delegittimato Israele va annientato. In una vignetta dell’Independent, Ariel Sharon è raffigurato come un cannibale che mangia bambini palestinesi, in una distruzione apocalittica scatenata da Israele.

 

Quella caricatura ha vinto il premio vignetta dell’anno nel Regno Unito”. Goldhagen sciorina numeri da paura: “Duecento milioni di europei vedono gli ebrei israeliani come simil nazisti”. Ricorrono nuovamente, spiega, tutti i topoi della vecchia pubblicistica antisemita, come l’infanticidio, l’omicidio rituale, il deicidio, l’avarizia, la malvagità innata, il doppiogiochismo. Di recente il Volkskrant, uno dei maggiori giornali olandesi, ha pubblicato una vignetta in cui Israele è paragonato alla Corea del nord come minaccia alla pace mondiale.

Lo stato ebraico è rappresentato da un ebreo ortodosso, grasso, in abiti neri, e l’immancabile nasone (Joseph Goebbels chiamava l’ebreo “satana scarlatto dal naso adunco”). In Spagna, solo tre giorni dopo che un attentatore palestinese aveva fatto strage di israeliani in una discoteca, il periodico liberal Cambio 16 pubblicò una vignetta in cui si vedeva Sharon con un naso adunco, in testa una papalina kippah, sul petto una svastica inscritta in una stella di David, che diceva: “Se non altro Hitler mi ha insegnato come invadere un paese e distruggere ogni insetto vivente”. Il giornale norvegese Dagbladet ha pubblicato una vignetta in cui si vedono terroristi palestinesi, liberati in cambio di Gilad Shalit, provenienti da una prigione che reca l’insegna del lager di Buchenwald: “Jedem das Seine” (a ciascuno ciò che merita).

 

Oggi ormai i più grandi giornali d’Europa incolpano l’intero popolo israeliano, lanciando accuse del sangue a livello economico, religioso e politico; lo indicano fra gli obiettivi a uso dei terroristi arabi; paragonano Gaza a Guernica, Jenin a Katyn e la barriera di sicurezza al ghetto di Varsavia; reinventano la storia della Terra Santa per proclamare che la sovranità ebraica è un complotto scellerato.

Goldhagen enumera i nuovi antisemiti: “Laici, di sinistra, difensori dei diritti umani”, antisemiti terzomondisti e umanitaristi, che fanno base nelle burocrazie internazionali, nelle ong e al Palazzo di vetro Navi Pillay, commissario Onu per i diritti umani e grande accusatrice d’Israele; intellettuali come Stéphane Hessel, il blasonatissimo autore di “Indignatevi”, che ha promosso il boicottaggio delle merci israeliane, infine “La Israel Lobby” di John Mearsheimer e Stephen Walt, che Goldhagen paragona ai “Protocolli dei savi anziani di Sion”. “L’assalto a Israele dopo il 1967 è stato particolarmente forte nella sinistra”.

 

Prendiamo lo scrittore portoghese José Saramago, premio Nobel per la Letteratura. Secondo Goldhagen, il suo articolo sul País del 21 aprile 2002 è un distillato dei nuovi classici antisemiti dell’opinione pubblica occidentale. “Per Saramago, gli ebrei sono differenti, sono malevoli, potenti, razzisti, mostruosi. E’ difficile immaginare un altro prominente intellettuale europeo scrivere una simile diatriba contro un altro gruppo etnico”. Goldhagen prende di petto anche il palestinismo, ovvero l’ideologia antisraeliana promulgata dai gruppi arabi palestinesi: “Negano che Gesù fosse ebreo, negano che gli ebrei siano un popolo, negano che gli ebrei abbiano una umanità, negano che gli ebrei abbiano diritto alla vita”. Si tratta, dice Goldhagen, di un “negazionismo nuovo”, persino più sinistro di quello osceno e lampante dell’Olocausto.

Un negazionismo che viene da “medici, avvocati, insegnanti”, le classi acculturate dell’occidente.“Le menzogne su Israele sono state tremendamente efficaci nel convincere le persone. D’altronde, la più grande menzogna di Hitler fu proprio contro gli ebrei. In questo senso gli antisemiti che assaltano Israele sono gli eredi di Hitler.

 

E’ la falsa idea per cui sarebbe Israele a produrre antisemitismo, anziché la reale concatenazione per cui l’antisemitismo produce antisraelismo”. Secondo Goldhagen, è Israele oggi il bersaglio di una vera e propria internazionale dell’odio. “In quanto terra politica degli ebrei, gli antisemiti hanno centrato il loro fuoco sullo stato d’Israele. L’esistenza di un potente e indipendente stato degli ebrei, una democrazia sotto assedio che Freedom House giudica ‘free’ come gli Stati Uniti, è una minaccia, che gli antisemiti vogliono indebolire e al fine distruggere. Gli antisemiti sono disturbati dall’immagine degli ebrei con potere, perché significa che non saranno servili.

E’ il mondo alla rovescia. Israele, colosso militare regionale, è l’incarnazione del potere degli ebrei per eccellenza”. Goldhagen non risparmia critiche all’islam in sé: “Il Corano e gli Hadith trattano gli ebrei in modo orribile, gettando le basi del paradigma antisemita del mondo arabo-islamico. C’è stata un’enorme crescita dell’antisemitismo negli ultimi vent’anni, in Europa e in giro per il mondo. Ma il fenomeno più rilevante è rappresentato dall’antisemitismo che si è sviluppato nelle nazioni islamiche, dove gli israeliani e gli ebrei vengono dipinti con le stesse immagini demonologiche che possono essere trovate nel repertorio della Germania nazista.

Il discorso islamico antisemita ha infuso un’anima violenta nell’antisemitismo globale. In Siria le immagini mostrano combattenti lealisti che uccidono e mutilano i ribelli sunniti. Un comandante dei ribelli è stato ripreso mentre estrae un organo di un combattente governativo, promettendo lo stesso destino agli alawiti.

I palestinesi e altri musulmani minacciano gli ebrei israeliani di fare la stessa fine. ‘Il totale annichilimento di Israele’, come ha detto nel maggio 2012 il capo di stato maggiore iraniano, generale Hassan Firouzabadi. Nella sua ricerca della distruzione di Israele, l’Iran è pronto a soffrire delle perdite. ‘Noi amiamo la morte mentre loro amano la vita’”.

 

L’antisemitismo ha conosciuto tre fasi e noi stiamo vivendo proprio quest’ultima. “La prima, quella cristiana, con il giudaismo visto come ‘falsa’ e ‘oscura’ religione.

Il secondo, nel XIX secolo, con il darwinismo sociale, gli ebrei come classe irredimibile e potente. La terza fase, avviata negli anni Novanta, vede gli ebrei come un mostro globale. Siamo passati dall’antisemitismo religioso, cresciuto in epoca cristiana, all’antisemitismo moderno, di cui quello nazista è stato la massima espressione, fino a questa terza fase, l’antisemitismo globale.

 

Gli ebrei hanno ucciso il figlio di Dio, sono nemici di Dio, sono a patti col diavolo, sono i nemici di Allah, uccidono i bambini musulmani, hanno iniziato tutte le guerre, corrompono le fondamenta morali della società, avvelenano i pozzi, seducono le donne non ebree, sono dietro la prostituzione, sono criminali, disonesti, insidiosi, cospirano, schiavizzano l’umanità, stanno dietro al capitalismo, al comunismo, all’Unione sovietica, hanno inventato l’Aids, sono dietro l’11 settembre, hanno causato la guerra in Iraq e la crisi finanziaria del 2008, sono l’avanguardia dell’occidente per distruggere l’islam. Come si vede, l’antisemitismo è una demonologia, un male che cambia forma, ma che non morirà mai”.

 

La previsione di Goldhagen non lascia scampo: “I tabù antisemiti ancora tengono in Europa. Ma le barriere contro gli ebrei israeliani sono cadute. L’Olocausto avrà anche guarito gli europei dall’antisemitismo, ma il mondo è ancora una volta infettato da simili piani. Gli ebrei non sono civili. Gli ebrei in Francia sono come gli ebrei di Tel Aviv. Ipso facto, vanno entrambi uccisi”.

Questo lega, chiosa infine Goldhagen, il volonteroso carnefice Mohammed Merah, che fece strage di bimbi ebrei alla scuola Ozar Hatorah di Tolosa, e il kamikaze palestinese che fece strage di anziani ebrei sopravvissuti alla Shoah dentro al Park Hotel di Netanya. E’ questo il male evocato dal titolo del libro di Goldhagen: “Il diavolo è tornato. Si è insinuato fra centinaia di milioni di persone. Ha convinto intere masse a torturare il nome di Dio. Questo diavolo è l’antisemitismo. Ed è una piaga dell’umanità”.

 

 

 

Le verità sul medio oriente

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