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L'antisemitismo nazista

 

 

Premesso: tratto da qui. L'immagine di apertura è una illustrazione da un libro per l'infanzia del 1936: i titoli dicono, "Gli Ebrei sono una disgrazia" e "Come gli Ebrei imbrogliano".

 

Il termine antisemitismo significa letteralmente pregiudizio o odio nei confronti del popolo ebraico. L’Olocausto rappresenta l’esempio più estremo di antisemitismo nella Storia: attuato tra il 1933 e il 1945, sostenuto dalla macchina statale tedesca, l’Olocausto consistette nella persecuzione e l’assassinio di tutti gli Ebrei Europei da parte dei Nazisti e dei loro collaboratori. Nel 1879, il giornalista tedesco Wilhelm Marr coniò il termine antisemitismo per indicare l’odio nei confronti degli Ebrei e anche quello nei confronti di varie correnti politiche internazionali, liberali e cosmopolite, del Diciottesimo e del Diciannovesimo secolo, correnti spesso associate con gli Ebrei. I movimenti sotto accusa includevano quelli che si battevano per l’uguaglianza dei diritti civili, per la democrazia costituzionale, e per il libero scambio, nonché il Socialismo, il Capitalismo finanziario e, infine, il Pacifismo.

L’odio particolare verso gli Ebrei, tuttavia, precedette l’era moderna e la nascita del termine antisemitismo. Tra le più comuni manifestazioni di antisemitismo nella Storia vi furono i pogrom, violente sommosse popolari scatenate contro gli ebrei, spesso con l’appoggio delle autorità. I pogrom venivano a volte provocati da violente campagne diffamatorie, con la diffusione di false voci sull’uso, da parte degli Ebrei, di sangue di bambini cristiani a scopo rituale.

Nell’era moderna, alla componente d’odio che caratterizzava la loro ideologia, gli antisemiti aggiunsero quella politica. Nell’ultima parte del Diciannovesimo secolo, partiti politici antisemiti vennero fondati in Germania, Francia e in Austria. Pubblicazioni come “Il Protocollo degli Anziani di Sion”, generarono e diffusero false teorie di una immaginaria cospirazione internazionale ebraica. Una potente componente dell’antisemitismo politico fu il Nazionalismo, i cui seguaci spesso accusavano falsamente gli Ebrei di non essere fedeli alla nazione.

Il "movimento voelkisch" xenofobo del Diciannovesimo secolo (Movimento Popolare o del Popolo) – formato da filosofi tedeschi, da studiosi e da artisti che consideravano lo spirito ebraico come estraneo a quello germanico – diffuse l’idea che gli Ebrei non fossero autentici cittadini tedeschi. Teorici di antropologia razziale fornirono la base pseduo-scientifica di quel concetto. Il Partito Nazista, fondato nel 1919 da Adolf Hitler, diede infine espressione politica alle teorie del razzismo. In parte, il partito Nazista basò la propria popolarità proprio sulla diffusione della propaganda anti-ebraica. Milioni di persone comprarono il libro di Hitler Mein Kampf (La mia battaglia) in cui si reclamava l’allontanamento degli Ebrei dalla Germania.

Con l’ascesa dei Nazisti al potere, nel 1933, il partito ordinò il boicottaggio economico degli Ebrei e creò una serie di leggi discriminatorie ai loro danni. Contemporaneamente, i Nazisti organizzarono anche diverse manifestazioni in cui libri considerati “pericolosi” venivano dati alle fiamme. Nel 1935, le Leggi di Norimberga introdussero una definizione razziale degli Ebrei, basata sulla diversità di “sangue”, e ordinarono la totale separazione della popolazione “ariana” da quella “non ariana”. In questo modo, quelle leggi ratificarono una visione gerarchica della società, basata sulle differenze di razza. La notte del 9 novembre 1938, in tutta la Germania e in Austria, i Nazisti distrussero diverse sinagoghe e le vetrine di negozi posseduti da cittadini ebrei (un evento conosciuto come il pogrom della Notte dei Cristalli). Tale episodio segnò il momento di passaggio a una nuova fase di distruzione, nella quale il genocidio sarebbe diventato l’obiettivo centrale dell’antisemitismo nazista.
 

 

L'olocausto

 

 

 

 

Premessa: tratto da qui. La prima immagine di apertura mostra due sopravvissuti che osservano una delle fosse piene di ceneri umane del campo di concentramento di Dora-Mittelbau, vicino a Nordhausen (Germania), aprile-maggio 1945. La seconda e terza immagine mostrano un magazzino pieno di contenitori del gas velenoso Zyklon B, scoperti dopo la liberazione del campo di concentramento di Majdanek (1944).

 

Con il termine Olocausto si intende la persecuzione e lo stermino sistematici di circa sei milioni di Ebrei, attuati con burocratica organizzazione dal regime Nazista e dai suoi collaboratori. “Olocausto” è un termine di origine greca che significa “sacrificio tramite il fuoco”. I Nazisti, che raggiunsero il potere in Germania nel gennaio del 1933, erano convinti che il popolo tedesco fosse una “razza superiore” e che gli Ebrei, ritenuti invece “inferiori”, rappresentassero un entità estranea e un pericolo per l’omogeneità razziale della popolazione germanica.

Durante il periodo dell’Olocausto, le autorità tedesche presero di mira anche altri gruppi ritenuti di “razza inferiore”: ad esempio, i Rom (gli Zingari), i disabili e le popolazioni slave (Polacchi, Russi e altri). Alcuni gruppi vennero invece perseguitati per le loro idee politiche, per il loro credo ideologico o a causa di determinate caratteristiche comportamentali: in particolare, coloro che credevano negli ideali del Comunismo e del Socialismo, i Testimoni di Geova e gli omosessuali.

Nel 1933, la popolazione ebraica in Europa era costituita da circa nove milioni di persone. La maggior parte viveva in quelle nazioni che, durante la Seconda Guerra Mondiale, sarebbero state occupate dalla Germania Nazista, o ne avrebbero, in diverse forme, subito l’influenza. Prima che la guerra giungesse al termine, nell’aprile del 1945, due Ebrei su tre sarebbero morti per mano dei Tedeschi e dei loro fiancheggiatori, nell’ambito della cosiddetta “Soluzione Finale”, termine usato dai Nazisti per indicare l’assassinio degli Ebrei d'Europa. Anche se gli Ebrei – considerati dai Tedeschi la maggiore minaccia per la Germania – furono le vittime principali del razzismo nazista, l’elenco dei morti incluse anche 200.000 Rom, mentre almeno 200.000 pazienti fisicamente o mentalmente inabili – la maggior parte dei quali di nazionalità tedesca – trovarono la morte all’interno di ospedali e strutture pubbliche, a seguito del cosiddetto “Programma Eutanasia”.

Nel periodo in cui la tirannia nazista dominò gran parte dell’Europa, oltre agli Ebrei, i Tedeschi e i loro collaboratori perseguitarono e sterminarono milioni di persone appartenenti ad altri gruppi. In particolare, tra i due e i tre milioni di prigionieri di guerra sovietici furono immediatamente assassinati, o trovarono la morte per inedia, malattia, mancanza di cure o maltrattamenti. Oltre a ciò, i Tedeschi perseguitarono e uccisero gran parte degli intellettuali polacchi non-ebrei, e deportarono milioni di civili sia polacchi che sovietici in Germania e nella Polonia occupata, destinandoli ai lavori forzati. Molti di loro morirono a causa delle condizioni disumane in cui furono costretti a vivere e lavorare. Sin dall’inizio del Regime Nazista, le autorità tedesche perseguitarono gli omosessuali e altri gruppi le cui abitudini erano considerate contrarie alle norme sociali del tempo. La polizia tedesca prese di mira migliaia di oppositori politici (tra i quali comunisti, socialisti e sindacalisti), nonché dissidenti religiosi (come i Testimoni di Geova). Molti di loro morirono in carcere, o per i maltrattamenti subiti.

Già nei primi anni del Regime Nazista, il governo nazionalsocialista aveva creato campi di concentramento con il fine di imprigionare veri o presunti oppositori politici. Negli anni immediatamente precedenti la Seconda Guerra Mondiale, il numero di Ebrei, di Rom e di altre vittime dell’odio razziale, imprigionate nei campi di concentramento dalle SS e dalla polizia, crebbe costantemente. Al fine di concentrare la popolazione ebraica - e poterla così controllare e deportare con maggiore facilità - durante gli anni di guerra i Tedeschi e i loro collaboratori crearono appositi ghetti, nonché campi cosiddetti di transito e altri destinati al lavoro forzato. Volendo sfruttare anche le popolazioni non ebraiche, i tedeschi crearono ulteriori campi di lavoro forzato, sia nella cosiddetta Grande Germania che nei territori occupati.

Dopo l’invasione dell’Unione Sovietica, nel giugno del 1941, Unità Speciali Operative (Einsatzgruppen) e, più tardi, battaglioni di polizia militarizzati, vennero trasferiti al di là delle linee tedesche, per portare a termine assassinii di massa contro Ebrei, Rom e rappresentanti del Partito Comunista o dello stato Sovietico. Membri delle SS e unità di polizia, coadiuvate da unità dell’esercito e dalle SS Combattenti (Waffen SS), uccisero più di un milione di Ebrei, uomini, donne e bambini, e centinaia di migliaia di non-ebrei. Tra il 1941 e il 1944, le autorità naziste deportarono milioni di Ebrei dalla Germania, dai territori occupati e dai paesi alleati con l’Asse, verso i ghetti e verso i centri espressamente destinati all’uccisione dei prigionieri e meglio conosciuti come campi di sterminio. Qui, i detenuti venivano uccisi in camere a gas appositamente costruite.

Negli ultimi mesi della guerra, nel tentativo di impedire agli Alleati la liberazione di un elevato numero di prigionieri, guardie appartenenti alle SS cominciarono a trasferire i detenuti dai campi, con l’ausilio o di convogli ferroviari o di marce forzate; queste ultime divennero poi note con il termine “marce della morte”. Avanzando in Europa, a seguito di una serie di offensive contro i Tedeschi, gli Alleati cominciarono a incontrare e a liberare i prigionieri dei campi di concentramento, così come quelli in marcia forzata da un campo all’altro. Tali marce continuarono fino al 7 maggio 1945, cioè il giorno in cui le forze armate tedesche si arresero incondizionatamente agli Alleati. Per coloro che si trovavano nella zona occidentale, la Seconda Guerra Mondiale terminò ufficialmente il giorno seguente, 8 Maggio 1945 (“V-E Day” o giorno della Vittoria in Europa), mentre l’Unione Sovietica annunciò il proprio “Giorno della Vittoria” il 9 Maggio 1945.

Nel periodo immediatamente successivo all’Olocausto, molti dei sopravvissuti trovarono rifugio nei campi profughi allestiti dalle potenze alleate. Tra il 1948 e il 1951, quasi 700.000 Ebrei emigrarono in Israele, inclusi 136.000 profughi provenienti dall’Europa. Altri emigrarono negli Stati Uniti e in altre nazioni. L’ultimo campo profughi venne chiuso nel 1957. I crimini commessi durante l’Olocausto devastarono la maggior parte delle comunità ebraiche d'Europa e ne eliminarono completamente altre centinaia che risiedevano nella parte orientale occupata dai tedeschi.

 

 

La Propaganda dell'Inganno

 


 

Premessa: tratto da qui. L'immagine di apertura mostra un forno crematorio nel campo di sterminio di Majdanek, vicino a Lublino (Polonia).
 

Il primo settembre 1939, l'esercito tedesco invase la Polonia. La guerra che il regime nazista scatenò con quell'atto avrebbe prodotto sofferenze e perdite senza precedenti. Dopo l'invasione dell'Unione Sovietica da parte della Germania nell'estate del 1941, le politiche naziste antisemite si trasformarono in vero e proprio genocidio. La decisione di distruggere gli Ebrei polacchi venne annunciata alla conferenza di Wannsee, il 20 gennaio 1942, ai dirigenti del partito, delle SS e a funzionari di stato i cui ministeri avrebbero contribuito a mettere in atto la "Soluzione Finale alla Questione Ebraica" in tutta Europa. Dopo la conferenza, la Germania nazista cominciò a porre in atto il genocidio su scala continentale con la deportazione degli Ebrei provenienti da tutta Europa ad Auschwitz-Birkenau, Treblinka e negli altri centri di sterminio situati nella Polonia occupata.

I leader nazisti cercarono di ingannare non solo la popolazione tedesca, ma anche il mondo esterno e soprattutto le vittime sulla realtà del genocidio nei confronti degli Ebrei. Cosa vennero a sapere, i cittadini comuni tedeschi, delle persecuzioni e dello sterminio degli Ebrei? Nonostante la pubblica diffusione e pubblicazione di alcune dichiarazioni generiche sull'obiettivo di eliminare gli "Ebrei", il regime diffuse anche una propaganda che nascondeva i dettagli specifici della "Soluzione Finale": Contemporaneamente, il controllo operato sulla stampa impedì ai Tedeschi di venire a conoscenza delle dichiarazioni dei leader alleati e sovietici che condannavano i crimini compiuti dalla Germania.

Allo stesso tempo, storie edificanti vennero inventate come parte integrante dell'inganno: un opuscolo pubblicato nel 1941, ad esempio, riportava entusiasticamente come i Tedeschi in Polonia avessero dato lavoro agli Ebrei, costruito ospedali puliti, organizzato la distribuzione di minestra calda per gli Ebrei, dando loro giornali e organizzando corsi professionali. Poster e articoli ricordavano continuamente ai Tedeschi la propaganda che gli Alleati avevano distribuito durante la Prima Guerra Mondiale, contenente storie inventate di atrocità, come ad esempio quella che soldati tedeschi avessero tagliato le mani a bambini belgi.

Allo stesso modo, i responsabili del genocidio nascosero le proprie intenzioni omicide anche a molte delle loro vittime. Sia prima che dopo le deportazioni, i Tedeschi usarono espressioni eufemistiche per spiegare e giustificare il trasferimento degli Ebrei dalle loro case ai ghetti o ai campi di transito e, poi, da questi alle camere a gas di Auschwtz e di altri centri di sterminio. Quando i Tedeschi deportarono gli Ebrei dalla Germania e dall'Austria nel ghetto "modello" di Theresienstadt, vicino a Praga, o in altri ghetti, solerti funzionari timbrarono i loro passaporti con il termine apparentemente neutro di "evacuato". Allo stesso modo, i burocrati del regime definirono le deportazioni come "re-insediamento" anche se tale "re-insediamento" terminava spesso con la morte.

La Propaganda Nazista interessò anche i Ghetti. Un tema ricorrente della propaganda antisemita creta dai Nazisti fu che gli Ebrei seminavano malattie.
Per scoraggiare i non-Ebrei dall'entrare nei ghetti e vedere così di persona le condizioni di vita al loro interno, le autorità tedesche misero all'entrata cartelli che avvertivano che il ghetto era in quarantena, mettendo in guardia la popolazione sul pericolo di malattie altamente infettive. Siccome la scarsa igiene e le scarsità d'acqua si univano a razioni di cibo da fame, minando velocemente la salute degli Ebrei che risiedevano nei ghetti, tali avvertimenti divennero una profezia che si auto avverrò quando il tifo e altre malattie infettive decimarono le popolazioni dei ghetti. In seguito, la propaganda nazista utilizzò queste epidemie, di fatto causate dall'uomo, per giustificare l'isolamento degli "sporchi" Ebrei dal resto della popolazione.

Uno degli sforzi più famosi da parte dei Nazisti per ingannare sulle loro reali attività, fu l'istituzione, nel novembre del 1941, di un ghetto-campo di concentramento per Ebrei a Terezin, in Bohemia, una zona della Cecoslovacchia. Conosciuta con il suo nome tedesco, Theresienstadt costituì sia un ghetto per Ebrei anziani o altolocati provenienti dalla Germania, dall'Austria e dai territori Cechi, sia come campo di transito per gli Ebrei cecoslovacchi che viveano nel Protettorato di Boemia e Moravia, allora sotto il controllo della Germania.

Immaginando che alcuni Tedeschi si sarebbero accorti che la versione ufficiale che gli Ebrei venivano inviati a Est per lavorare non era plausibile, specialmente se riferita agli anziani, ai veterani di guerra disabili e a importanti musicisti e artisti, il regime nazista pubblicizzò cinicamente l'esistenza di Theresienstadt come residenza comune dove Ebrei tedeschi e austriaci anziani o disabili potevano "ritirarsi" a vivere in pace e sicurezza. Questa storia venne inventata ad uso dell'opinione pubblica interna al Terzo Reich, ma in realtà il ghetto servì come campo di transito prima della deportazione nei ghetti e nei centri di sterminio nella Polonia occupata e in quelli nei Paesi Baltici e in Bielorussia.

Nel 1944, cedendo alle pressioni della Croce Rossa Internazionale e di quella Danese - che avevano seguito la deportazione di quasi 400 Ebrei danesi nel ghetto di Theresienstadt nell'autunno del 1943 - le SS autorizzarono alcuni rappresentanti della Croce Rossa a visitare il ghetto. In quel momento, le notizie dello sterminio degli Ebrei avevano già raggiunto la stampa mondiale e la Germania stava perdendo la guerra. Per organizzare meglio l'inganno, le SS accelerarono le deportazioni dal ghetto subito prima della visita e ordinarono ai prigionieri rimasti di "abbellire" il ghetto e di "metterlo in ordine": i prigionieri dovettero così creare nuovi giardini, dipingere le case e rimettere a nuovo gli edifici.

Le autorità delle SS misero in scena eventi culturali e sociali per impressionare i funzionari in visita. Dopo che i rappresentanti della Croce Rossa ebbero lasciato Theresienstadt, le SS ricominciarono le deportazioni, che non ebbero termine fino all'ottobre del 1944. In tutto, i Tedeschi deportarono dal campo-ghetto ai campi di sterminio dell'"Est" 90,000 Ebrei provenienti dalla Germania, dall'Austria, dalla Cecoslovacchia, dall'Olanda e dall'Ungheria; solo poche migliaia sopravvissero. Inoltre, più di 30.000 prigionieri morirono mentre si trovavano a Theresienstadt, nella maggior parte dei casi a causa delle malattie e della fame.

Nel 1944 la maggior parte della comunità internazionale sapeva ormai dei campi di concentramento ed era consapevole che i Tedeschi e i loro alleati dell'Asse trattavano con brutalità coloro che vi venivano imprigionati; tuttavia, dettagli precisi delle condizioni di vita in quei campi ancora mancavano.
Nel stesso anno, funzionari della Croce Rossa Danese, allarmati dalle notizie circolanti sulla sorte degli Ebrei sotto il regime nazista e preoccupati per i 400 Ebrei danesi che erano stati deportati dai Tedeschi a Theresienstadt nell'autunno del 1943, chiesero che la Croce Rossa Internazionale, la cui sede centrale si trovava in Svizzera, potesse investigare le condizioni di vita nel campo-ghetto. Le autorità tedesche, dopo aver temporeggiato per parecchio tempo, accondiscesero a che la Croce Rossa ispezionasse il campo nel giugno del 1944.
Le informazioni raccolte durante quell'inchiesta sarebbero poi state rese note a tutto il mondo. I giornali negli Stati Uniti e negli altri paesi riportarono parti dell'inchiesta della Croce Rossa.

Già a partire dal dicembre del 1943, funzionari delle SS appartenenti all'Ufficio per l'Emigrazione degli Ebrei di Praga - che dipendeva dall'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich - decisero di realizzare un film sul campo-ghetto di Theresienstadt. La maggior parte delle sequenze venne realizzata nell'estate successiva alla visita della Croce Rossa e mostra i prigionieri del ghetto mentre si recano a concerti, giocano a calcio, lavorano nei giardini delle proprie case e si rilassano sia dentro gli edifici che li ospitavano che all'esterno, al sole. Per questo film, le SS obbligarono alcuni prigionieri a lavorare come scrittori, attori, scenografi, editori e compositori.

Molti bambini parteciparono alle riprese in cambio di cibo, compresi latte e caramelle che normalmente non facevano parte delle razioni giornaliere. Lo scopo che i funzionari della RSHA si proponevano girando il film non è mai stato completamente chiarito: forse era destinato soltanto al pubblico internazionale, considerando che, nel 1944, la popolazione tedesca si sarebbe sicuramente chiesta come mai gli abitanti del ghetto sembravano vivere in condizioni decisamente migliori (se non addirittura lussuose) della maggior parte dei Tedeschi in tempo di guerra. Alla fine, le SS riuscirono a terminare il film soltanto nel marzo del 1945 e non ebbero la possibilità di proiettarlo. La pellicola, inoltre, non sopravvisse alla guerra.

Così come accadde in diverse altre occasioni in cui il regime nazista cercò di ingannare l'opinione pubblica tedesca e internazionale, anche in questo caso esso si avvantaggiò della scarsa voglia della maggior parte dei cittadini di comprendere appieno le reali dimensioni di quei crimini. I leader della resistenza ebraica, per esempio, cercarono di avvertire gli abitanti del ghetto delle intenzioni dei Tedeschi, ma anche quelli che sentirono parlare dei centri di sterminio, in molti casi non credettero a quello che era stato loro raccontato. "Il senso comune non era in grado di afferrare la realtà dello sterminio di decine e centinaia di migliaia di Ebrei" come disse Yitzhak Zuckerman, uno dei leader della resistenza ebraica a Varsavia.

 

 

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Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

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