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Il doppio standard dell'ONU contro Israele

 

  

 

 

Premessa: tratto da qui

 

Israele e il Consiglio di Sicurezza

Israele e i diritti umani

 

Il doppio standard contro Israele all'ONU

 

Alle Nazioni Unite vi è un costante doppio standard contro lo Stato di Israele, benché la Carta dell’ONU dichiari l’eguaglianza tra le nazioni grandi e piccole. Tutti gli stati membri dell’ONU sono divisi in cosiddetti gruppi regionali, di cui tutti possono diventare membri, incluso il cosiddetto Stato non-membro di Palestina, come recentemente riconosciuto dall’Assemblea Generale.

I gruppi regionali sono entità dove avvengono le negoziazioni e dove si scambiano informazioni, e possono anche esser nominate presso gli organi esecutivi dell’ONU che contribuiscono al controllo dell’organizzazione. L’unico Stato membro che è escluso dalla piena partecipazione di alcuno dei gruppi regionali è lo Stato di Israele.

Israele partecipa temporaneamente e parzialmente al gruppo regionale dell’Europa Occidentale e Orientale, ma per circostanze limitate. In un contesto ONU, ciò significa che il fondamento stesso della Carta è violato nei principi più basici, poiché non è garantita l’eguaglianza delle nazioni grandi e piccole.

 

Il “doppio standard” all'ONU è la fondamentale diseguaglianza tra le nazioni grandi e piccole. Israele è soggetto a discriminazioni considerevoli, perfino nel XXI secolo e anche all’interno degli stessi edifici dell’ONU. I gruppi regionali sono solo un esempio e sono da considerarsi il meccanismo organizzativo e strutturale principale per il funzionamento quotidiano dell’ONU, e l’esclusione di Israele dalla piena partecipazione ai gruppi regionali non è una questione che possa considerarsi, in alcun modo, minoritaria.

C’è poi un’altra prova dell’inequivocabile discriminazione sostanziale contro Israele alle Nazioni Unite. A questo proposito voglio citare l’agenda permanente del Consiglio per i Diritti Umani, che ha dieci punti fissi all’ordine del giorno, discussi in ogni sessione ordinaria durante l’anno: uno di questi punti è la condanna dello Stato di Israele. Inoltre, c’è un secondo punto fisso all’ordine del giorno, che riguarda il lavoro del Consiglio dei Diritti Umani circa il trattamento degli individui o la situazione dei diritti umani negli altri 192 Paesi membri delle Nazioni Unite.

C’è in sostanza uno standard applicato a Israele e un altro standard per gli altri 192 Paesi. Israele non è trattato allo stesso modo o nello stesso contesto degli altri Paesi; infatti, l’organo per tutela dei diritti umani all’interno dell’ONU dedica più tempo a condannare Israele rispetto a quello dedicato a ogni altra nazione al mondo; allo stesso modo, questo organo adotta almeno il quintuplo delle risoluzioni per denigrare Israele rispetto a quante ne sono adottate contro qualsiasi altra nazione al mondo.
 

Il Consiglio dei Diritti Umani, fondato nel 2006, ha ripetutamente condannato Israele, anche con l’adozione di risoluzioni mirate ad uno Stato in particolare, mentre gli stessi Stati che promuovono l’adozione di queste risoluzioni mirate per condannare Israele sono gli stessi Stati che si oppongono alla pratica dell’adozione di risoluzioni che si focalizzano su singoli Paesi.

La teoria alla base dei lavori del Consiglio dei Diritti Umani consiste nel concetto secondo cui la denigrazione è illegittima, mentre i principi fondanti sono la cooperazione, la collaborazione e la collegialità. La sola eccezione a questa regola per la maggioranza dei Paesi nel mondo dei diritti umani è Israele.

Le ripercussioni di dell’applicazione discriminatoria dei principi del Consiglio dei Diritti Umani consistono nella sostanziale impunità dei più grandi violatori dei diritti umani. Ad esempio, il Consiglio dei Diritti Umani non ha mai condannato la Cina, dove più di un miliardo di persone vive senza le minime libertà civili e politiche; non è mai stata adottata una risoluzione di condanna dell’Arabia Saudita, che pratica l’apartheid di genere e dove la popolazione è sottomessa.
Ciononostante, delle risoluzioni finora adottate dal Consiglio dei Diritti Umani in 7 anni dalla sua fondazione e che si focalizzano su un Paese nello specifico, il 38% è dedicato a Israele esclusivamente.
 

L’agenda anti-israeliana è un’agenda politica avanzata da certi Stati. È errata l'opinione diffusa che le risoluzioni ONU siano in realtà espressione del diritto internazionale e della giustizia internazionale, mentre sono basate su meccanismi che promuovono gli specifici interessi degli Stati membri.

Per capire come l’Assemblea Generale abbia adottato 20 risoluzioni contro Israele e nessuna contro gli altri Paesi, che son circa 189 – e questo significa una quantità di risoluzioni 20 volte maggiore rispetto al numero di risoluzioni dedicate a qualsiasi altro Stato del pianeta – bisogna tracciare la mappa. Non è complicato: all’ONU ci sono 193 membri; dei quali 120 appartengono al cosiddetto “Movimento dei Non Allineati”, che comprende quei Paesi che durante la Guerra Fredda non si sono associati né al blocco sovietico, né al blocco occidentale, allineandosi di fatto contro l’Occidente.

Il Movimento dei Non Allineati ha scelto l’Iran come portavoce, nominato in carica l’anno scorso per una durata di tre anni. Inoltre, la maggioranza degli Stati dell’ONU, che appartengono al più grande blocco di voti costituito dal movimento dei non-allineati, sono i 56 membri dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (Organization of Islamic Cooperation). Pertanto, i più agguerriti antagonisti dello Stato di Israele, quelli che nemmeno hanno relazioni diplomatiche con Israele e che rifiutano la stessa esistenza dello Stato di Israele, rappresentano il più grande blocco di voto unitario delle Nazioni Unite. Di conseguenza, la campagna politica contro Israele si traduce nel controllo dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Per quanto riguarda il diritto internazionale, non è vero che una risoluzione dell’Assemblea Generale equivale a legge e la Carta delle Nazioni Unite è piuttosto chiara a riguardo: il solo organo dell’ONU che può produrre legge è il Consiglio di Sicurezza.

 

Ogni tentativo da parte di Israele di normalizzare la sua partecipazione all’arena internazionale è continuamente soggetto a un attacco politico di demonizzazione da parte dei nemici dello Stato Ebraico che ne perseguono la distruzione. Gli esempi sarebbero troppi da elencare.

Gli sforzi di Israele per contribuire all’avanzamento tecnologico presso le Nazioni Unite, per esempio nel campo dell’agricoltura con la desalinizzazione, così come in altri contesti differenti, come nel campo della salute o dei diritti delle donne, è sottoposto a una critica continua. Che queste critiche non siano genuine è evidenziato dal modo in cui Israele è isolato.

Si pensi ad esempio alla Commissione sullo Status delle Donne, che si è di recente riunita per la 57° sessione dal 4 al 15 marzo, e ha adottato una risoluzione di condanna di un singolo Stato per la violazione dei diritti delle donne. Di tutti i Paesi del mondo, la risoluzione cui potevano pensare è stata la risoluzione di denuncia dello Stato di Israele perché danneggerebbe i diritti delle donne, ma non delle donne israeliane, bensì i diritti delle donne palestinesi. Quindi è chiaro che la critica è politica. Se fossero veramente preoccupati per i diritti delle donne palestinesi, si concentrerebbero sulle donne palestinesi che soffrono di violazioni da parte di altri uomini palestinesi, ma di questo non si parla mai, come nemmeno degli altri milioni di donne che soffrono in tutto il mondo a causa dei loro stessi governi.

Ancora più lampante è la critica politica mossa a Israele quando tenta di esercitare il diritto riconosciuto a ogni Paese normale, che è il diritto all’autodifesa. Israele è l’unica nazione al mondo la cui autodifesa è soggetta a condanne isteriche, ingiuste e discriminatorie, che sia diretta all’eliminazione di combattenti illegali come i militanti di Hamas, o terroristi individuali che parlano degli ebrei come di “scimmie e porci”, o leader violenti che promuovono gli attentati suicidi contro gli israeliani.

Così, ad esempio, c’è una regola per Israele e un’altra per gli europei che svolgono operazioni in Afghanistan. Un altro esempio è la critica che la Turchia ha mosso contro Israele per l’intercettazione della Mavi Marmara, la nave turca che trasportava un gruppo di estremisti con l’intento di violare l’embargo su Gaza. La Mavi Marmara era una delle navi della cosiddetta “Freedom Flotilla”, i cui partecipanti sono stati descritti come degli operatori umanitari, ma in realtà volevano violare l’embargo che Israele ha imposto su Gaza e levare l’embargo su Gaza vorrebbe dire che l’Iran potrebbe avere uno sbocco sul Mediterraneo.

Pertanto viene da chiedersi, poiché l’Iran fornisce congrui quantitativi di armi a Gaza e ai terroristi palestinesi e poiché l’Iran si è impegnato in un progetto genocida, è forse un’impresa umanitaria facilitare gli obiettivi iraniani? La risposta è ovviamente “no”, ma le critiche mosse a Israele e l’istituzione di una Commissione di Inchiesta (Fact-Finding Commission) su questo caso dimostra che, quando si parla di autodifesa, c’è una regola per Israele e un’altra per il resto del mondo.

Per quanto riguarda l’autodifesa, Israele non può chiaramente fare affidamento nei buoni propositi delle Nazioni Unite. Prova ne è che l’Assemblea Generale ha convenuto solo dieci sessioni di emergenza in tutta la storia dell’ONU. Le sessioni di emergenza hanno ad oggetto la pace e la sicurezza internazionali quando il Consiglio di Sicurezza non agisce perché Russia, Cina o gli Stati Uniti esercitano il diritto di veto su una risoluzione.
Nel caso di Israele, per esempio, quando gli Stati Uniti appoggiano Israele al Consiglio di Sicurezza contro la schiacciante maggioranza anti-isrealiana, l’Assemblea Generale si è riunita per condannare Israele in occasione delle sessioni straordinarie di emergenza.
Delle dieci sessioni straordinarie di emergenza finora convenute dalla fondazione dell’ONU, nessuna di queste ha trattato del genocidio in Ruanda, del genocidio in Sudan, ma invece sono state ormai convenute 17 o 18 volte negli ultimi 15 anni per focalizzarsi su Israele.
Non è stata convenuta una sessione di emergenza nemmeno quando la Russia e la Cina hanno imposto il veto sulla risoluzione contro la Siria, per esempio. C’è una serie di prove schiaccianti che alle Nazioni Unite Israele non può difendere i propri cittadini mentre qualsiasi altro Stato nel mondo ha l’obbligo morale, politico e giuridico di difendere la propria popolazione.

 

La maggioranza degli Stati membri dell’ONU usa le Nazioni Unite per promuovere la delegittimazione e la demonizzazione dello Stato di Israele. Gli organi dell’ONU sono stati “sequestrati” da quanti cercano di distruggere Israele.
In effetti, l’ONU del XXI secolo rappresenta l’arena mondiale più importante per il dilagare dell’antisemitismo. L’ONU ha permesso la propria manipolazione, pur tentando di distinguere tra Stati Membri e ONU organizzazione, ma è una distinzione che non fa differenza.
I funzionari dell’ONU, come l’Alto Commissario per i Diritti Umani, che ad esser precisi sarebbe un funzionario di segreteria, sono al centro di questo turbine tossico di incorreggibile antisemitismo. Si può sicuramente affermare che ad oggi, nel XXI secolo, l’ONU è l’arena mondiale principale dell’antisemitismo e dell’antisionismo.

 

 

La parola ai numeri

 

Il giornale il "Foglio" il 3/10/2016 ha così riassunto la situazione del doppio standard dell'ONU:

 

2.342 Il numero delle risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu che fanno riferimento ai territori amministrati da Israele dal 1967 come “occupati”. Il termine appare nel 90 per cento dei documenti dell’Onu che vertono su Israele.

530 Il numero di volte in cui Israele è indicato come “potenza occupante” nelle risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’Onu.

513 Il numero di risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu che utilizzano il termine “grave” per descrivere le azioni di Israele, contro un totale di 14 per tutti gli altri conflitti che coinvolgono l’intera gamma di presunte o evidenti violazioni dei diritti umani.

273 Il numero di volte che il termine “insediamento” è stato usato alle Nazioni Unite per descrivere le comunità civili israeliane create al di là delle linee di armistizio dopo la guerra del 1967. In nessun altro conflitto nel mondo che coinvolge un territorio conteso è stato applicato il termine “insediamento”.

12 Il numero di risoluzioni con cui il Consiglio di Sicurezza dell’Onu quest’anno ha condannato gli attentati terroristici in Francia, Sinai, Libano, Mali, Tunisia, Turchia, Iraq, Siria, Nigeria, Burkina Faso, Somalia e Sudan. Ma non una sola volta la vita degli israeliani uccisi dai terroristi è stata riconosciuta da questo Consiglio: nessuna condanna, nessuna espressione di solidarietà, nessuna espressione di preoccupazione.

1 Israele è l’unico paese membro cui viene costantemente negata l’ammissione in un gruppo regionale, che è la struttura organizzativa attraverso la quale gli stati possono entrare a far parte di organismi e comitati delle Nazioni Unite. I paesi arabi si rifiutano ancor oggi di permettere l’ingresso di Israele nel gruppo regionale asiatico, il raggruppamento geopolitico naturale di Gerusalemme. Israele è anche l’unico paese al mondo che compare nell’ordine del giorno permanente del Consiglio Onu per i diritti umani.

0 Il numero di volte in cui l’occupazione militare dell’Indonesia a Timor Est, della Turchia nel nord di Cipro, della Russia in aree della Georgia e dell’Ossezia, del Marocco nel Sahara occidentale, del Vietnam in Cambogia, della Cina in Tibet, dell’Armenia in aree dell’Azerbaijan come il Nagorno-Karabakh e della Russia in Ucraina e Crimea, è stata condannata alle Nazioni Unite. L’Onu non ha chiamato nessuno di questi paesi “potenza occupante”. Mai, nemmeno una volta.

 

 

Le verità sul medio oriente

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