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La maggior parte dei palestinesi è originaria della Palestina?

 

 

Premessa: tratto da qui

 

La Palestina, come suggerisce il nome, è la terra dei palestinesi, che gli ebrei hanno usurpato?

In realtà il termine Palestina si riferiva, nell’antichità, solo a una stretta striscia litoranea di territorio che corrisponde circa con l’attuale Striscia di Gaza e che era così chiamata perchè abitata un tempo dai Filistei. Il nome del territorio su cui oggi sorge lo stato d’Israele e parte dei territori era la Giudea – tant’è vero che nelle monete commemorative della vittoria di Tito e Vespasiano sui rivoltosi ebrei nel 70 dC si legge “Iudaea capta est”.

 

Il termine Palestina segue l’occupazione romana e il tentativo di estirpare ogni focolaio di rivolta ebraico dopo la distruzione del Secondo Tempio, ma non assume mai un carattere politico fino alla creazione del mandato britannico sulla Palestina nel 1922, Mandato che ha come obbiettivo l’attuazione della Dichiarazione Balfour, ovvero la promessa del governo inglese di creare un territorio autonomo per gli ebrei.

 

I confini attuali della terra contesa sono stati tracciati tra il 1918 e il 1922 e non riflettono una precedente realtà politica. In quanto ai palestinesi, non è mai esistito uno Stato, o un regno, o una provincia, o un califfato palestinese. Dalla conquista romana il territorio è passato ai bizantini, agli arabi, ai crociati, ai mammalucchi, ai turchi e agli inglesi. I confini sono cambiati mille volte e non esisteva, all’arrivo dei primi sionisti nella seconda metà dell’Ottocento, un’identità nazionale o una rivendicazione nazionale palestinese.

 

La maggior parte dei palestinesi è originaria della Palestina?

 

Solo una piccola parte dei Palestinesi è originaria della zona. Dopo la spartizione della Palestina con risoluzione 181 dell'ONU, i palestinesi - su ordine dell'Alto Commando Arabo - abbandonarono le loro terre perché presto vi avrebbero fatto ritorno da vincitori e che tutto il nuovo Stato di Israele sarebbe stato raso al suolo; così non è stato e quei palestinesi sono rimasti rifugiati. Israele non ha mai 'cacciato' i palestinesi dalle loro case, infatti gli arabo-israeliani che vi sono rimasti godono stessi diritti dei cittadini israeliani e sono tutt'ora rappresentati alla Knesset.

La maggior parte del “popolo palestinese”, la collettività virtuale su cui si ritiene sia stata costruita l’idea di uno Stato palestinese, discende da immigrati che giunsero nell’area tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano, tra la seconda metà del 19° e il 20°secolo.

 

L’impero ottomano, il Mandato britannico e i villaggi ebraici che si erano stabiliti nel pre-stato di Israele erano un’attraente fonte di sostentamento per i lavoratori immigrati, provenienti dalle zone circostanti. Molti egiziani erano emigrati in Terra d'Israele negli anni intorno al 1860 per sfuggire ai lavori forzati necessari per gli scavi del canale di Suez. Pertanto ancora oggi, molti “palestinesi” hanno nomi come “Al-Masri” (l’egiziano), “Masarwa” (egiziani) e “Fayoumi”, nomi che indicano la loro provenienza dall’Egitto.

 

Altri si chiamano “Al-Haurani”, sono quelli che i britannici avevano portato da Houran, in Siria, per lavorare principalmente nel porto di Haifa. La gente che vive nel villaggio di Jisr al-Zarqa era giunta dal Sudan, non partecipò nel 1948 alla Guerra d’indipendenza, ed è rimasta nel suo insediamento, tra Cesarea e Ma’agan Michael. I geografi europei che visitarono la Terra d’Israele nel 19° secolo, come il Comitato Internazionale d’inchiesta che ha operato nella prima metà del 20° secolo, avevano documentato la presenza di gruppi immigrati da Iran, Afganistan, Yemen, Iraq, Nord Africa e Balcani, che risiedevano in Israele.

I residenti di Rehania e Kfar Kama, due villaggi della Galilea, sono dei circassi del Caucaso. Il clan dei Booshank che risiede a Kfar Manda, ha origini bosniache. Tutti i residenti del Negev, la maggior parte dei residenti nella Striscia di Gaza e alcuni che vivono sul Monte Hebron, sono beduini, che per secoli hanno errato tra i deserti del Sinai e del Negev, la Giordania e l’Arabia Saudita. Il loro dialetto saudita testimonia chiaramente il paese d’origine.

 

Alcuni Armeni - che sono cristiani - fuggirono in Israele dalla Turchia negli anni 1915-1918, a causa del genocidio che i turchi perpetrarono contro di loro. Di conseguenza, la maggior parte dei “palestinesi” è un popolo misto, sono diversi gruppi la cui origine non è la Terra d’Israele.

Inoltre, l'OLP, incapace di risolvere i problemi dei palestinesi che essa stessa aveva contribuito a creare, ha inventato una cosa non realizzabile: “il diritto al ritorno”, ossia una soluzione attraverso una parte terza: gli arabi “palestinesi” che sono nati in Stati arabi, vi hanno vissuto, si prefiggono Israele come obiettivo, nonostante il fatto che nella storia non sia mai avvenuto che la creazione di uno Stato comporti il trasferimento di milioni di persone verso uno Stato che non mai stato il loro.

 

L’OLP non ha mai definito in modo chiaro e deciso le proprie relazioni con Israele in quanto Stato del popolo ebraico. Nonostante la firma degli Accordi di Oslo, i media “palestinesi” non hanno mai smesso di riferirsi a Galilea, Haifa, Acri, Giaffa e Be’er Sheva – tutti in Israele – come parti della “Palestina”.
Anche ora, la carta geografica dell’OLP include la Palestina nella sua interezza. C’è sempre stato un doppio messaggio: noi parliamo con Israele, ma Israele non esiste perché esiste la Palestina. Così si comporta anche il sistema scolastico palestinese: Israele non compare nei libri come uno stato legittimo; così è anche nelle rappresentazioni pubbliche: tutti i disegni e le illustrazioni della Palestina vanno dal mar Mediterraneo al fiume Giordano, senza alcuna menzione di Israele.
 

Questa situazione ha creato una dissonanza cognitiva tra molti Arabi così come da parte israeliana: come possono i “palestinesi “ parlare di uno stato in Giudea, Samaria e Gaza, ma nello stesso tempo rappresentare la “Palestina” come un tutt’uno dal Mediterraneo al Giordano, che include anche Israele ?

 

 

Nell'Ottocento, prima dell'arrivo delle prime aliyot ("salite", emigrazioni verso Israele) di ebrei russi, la regione che diventerà Israele era parte dell'Impero Ottomano, estremamente povera, adibita per lo più a latifondo improduttivo, arida e desertica in larghi tratti e scarsamente popolata. A seguito degli arrivi delle prime decine di migliaia di ebrei la regione cominciò a svilupparsi rapidamente. Nuove opportunità economiche e un miglioramento delle condizioni ambientali dovuto al rimboschimento e all'utilizzo di tecnologie idriche e agricole nuove, attirarono molti arabi dai paesi limitrofi: Egitto e le attuali Siria, Libano, Iraq, Giordania e altri. Questo è comprovato da molti dei cognomi dei palestinesi, che riproduciamo di seguito. Con questo viene smontata la leggenda che vorrebbe gli arabi palestinesi come radicati da secoli nel territorio, da cui sarebbero stati "cacciati" dagli ebrei europei, accusati di essere colonizzatori. Una ricostruzione infondata. Gli arabi palestinesi sono arabi come tutti gli altri: hanno acquisito una specificità nazionale soltanto a partire dagli anni sessanta del Novecento in opposizione a Israele, nel contesto del consolidamento del terrorismo sotto la guida di Yasser Arafat.

 

 

 

Ironicamente, neanche i palestinesi hanno idea di chi sono e da dove vengono


 

 

 

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