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Quello che non vi dicono sulle risorse idriche palestinesi

  

 

Tratto da qui

 

La questione delle risorse idriche a Gaza e nel West Bank ha sollevato pesanti accuse contro lo Stato di Israele e viene ancora oggi utilizzata come arma per dimostrare presunti soprusi contro la popolazione palestinese. Ciò è dovuto in parte ad una malafede cronica di base, o talvolta alla completa mancanza di informazioni sul tema.
Ciò che si propone di seguito, è la traduzione di un documento redatto nel 2014 dal Prof. Haim Gvirtzman, docente di idrologia presso l’Istituto di Scienze della Terra alla Hebrew University di Gerusalemme e membro del Israel-Palestinian Authority Joint Water Committee.

 
1. Gli accordi di Oslo assegnano ai palestinesi il diritto di attingere 70 milioni di metri cubi dalla falda acquifera montana orientale (riserva idrica di falda). Ma questa risorsa idrica non è attualmente capitalizzata dai palestinesi; le acque si riversano sotterraneamente e inutilizzate nel Mar Morto. Come previsto dagli accordi israelo-palestinesi, sono stati identificati circa 40 siti per la trivellazione nel bacino acquifero della regione orientale delle colline di Hebron e i relativi permessi sono stati rilasciati ai palestinesi da parte del Comitato Congiunto Israelo-Palestinese per le Acque. Tuttavia, nel corso degli ultimi 20 anni, i palestinesi hanno perforato solo un terzo di questi siti, nonostante la comunità internazionale abbia offerto di finanziare la trivellazione di tutti i siti. Se i palestinesi avessero trivellato e sviluppato tutti questi pozzi, avrebbero potuto risolvere completamente la carenza d’acqua esistente nella regione della colline di Hebron. Ma i palestinesi hanno preferito trivellare i pozzi sul versante occidentale della falda acquifera montana, dallo stesso bacino che fornisce le acque sotterranee allo Stato di Israele. Invece di risolvere il problema hanno scelto di litigare con Israele.

 
2. I palestinesi non si preoccupano di aggiustare le perdite d’acqua nei tubature della città. Fino al 33 per cento dell’acqua nelle città palestinesi finisce sprecata dalle perdite. La manutenzione delle infrastrutture idriche urbane dei palestinesi è stata completamente trascurata. In confronto, la perdita dalle tubature idriche municipali israeliane ammontano a solo il 10 per cento del consumo di acqua.

 
3. I palestinesi si rifiutano di costruire impianti di trattamento delle acque, nonostante l’obbligo di farlo sottoscritto negli accordi di Oslo. Liquami fuoriescono da città e villaggi palestinesi direttamente nei corsi d’acqua locali, inquinando così l’ambiente e la falda acquifera e provocando la diffusione di malattie. Nonostante i paesi donatori siano disposti a finanziare completamente la costruzione degli impianti di trattamento, i palestinesi sono riusciti a evadere i loro obblighi a costruire tali impianti. (Solo nel corso degli ultimi due anni la pressione israeliana ha di poco spinto la PA su questo tema).

 
4. I palestinesi si rifiutano risolutamente di irrigare i campi agricoli con le acque di riciclo. In confronto, più della metà dei terreni agricoli in Israele vengono irrigati con acque reflue trattate. L’irrigazione campi agricoli palestinesi con acqua riciclata, al posto di quella d’acquedotto, potrebbe liberare grandi quantità di acqua ad uso domestico. Ciò ridurrebbe notevolmente la scarsità idrica in molti luoghi.

 
5. Alcuni contadini palestinesi irrigano i loro campi in superficie invece che con la tecnologia di irrigazione a goccia. L’irrigazione a goccia, come avviene in Israele, porta l’acqua direttamente alla radice di ogni pianta, riducendo così il consumo di acqua di oltre il 50 per cento. L’irrigazione in superficie provoca un’enorme evaporazione dell’acqua e comporta grandi sprechi.

 
6. La comunità internazionale ha offerto di costruire un impianto di desalinizzazione per i palestinesi nella Striscia di Gaza. I palestinesi hanno rifiutato questo dono. Un impianto dissalatore sarebbe in grado di risolvere completamente la carenza d’acqua della Striscia di Gaza. I palestinesi si rifiutano di costruire questo impianto, perché affermano di avere il diritto di accedere alle riserve di acque sotterranee in Giudea e Samaria e sono pronti a soffrire fino a quando non realizzeranno questo sogno. Nel frattempo, i residenti di Gaza soffrono a causa di gravi carenze di acqua.


 

 

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