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La Shoà proposta di nuovo verso Israele

  

 

Tratto da qui e di UGO Volli

 

La Shoà c'è stata, ha avuto le dimensioni che sappiamo, l'orrore che conosciamo, esattamente perché non c'era Israele. Se fosse già esistito Israele, se gli inglesi non avessero tradito la missione loro assegnata dalla comunità internazionale, la Shoà non ci sarebbe stata. E ancora oggi, Israele è ciò che impedisce la ripetizione dello sterminio. L'Europa sta tradendo di nuovo i suoi cittadini ebrei, sta ricominciando a sterminarli, come ha fatto da mille anni. 

Naturalmente come gli assassini di un tempo non erano affatto briganti di strada ma vescovi, re, buoni fraticelli francescani e domenicani che si confessavano e andavano a messa ogni domenica o piuttosto la dicevano, così anche gli assassini attuali o piuttosto i loro protettori non sono le patetiche ultime raffiche del fascismo; sono buoni democratici che si sciacquano la bocca ogni volta che possono con paroloni tipo democrazia, socialismo, tolleranza, multiculturalismo. 

E' probabile che oggi stiano sul palco di qualche celebrazione della giornata della memoria. E però da dove governano loro è possibile andarsene, si può votare con i piedi, come gli ebrei francesi che nonostante i buoni propositi di Valls, non si fidano di un presidente come Hollande, e hanno ragione. Il problema per i nostri nonni e bisnoni era che non ci fosse nessuno a difenderli, peggio, che non avessero un posto dove andare. 

Ci furono vagabondaggi infiniti di profughi dalla Germania, navi che arrivarono in Argentina e a Cuba solo per essere respinte, altre navi fatte esplodere, forse dagli inglesi, forse dai nazisti, per evitare che portassero il loro carico di profughi in Israele, fuggitivi consegnati alle SS, soprattutto gli ebrei più isolati che non sapevano dove e come andarsene.

 

Ora questa difesa c'è, questo luogo dove andare c'è, e non è di altri che facciano i loro calcoli sulla pelle degli ebrei; è nostra e si chiama Israele. 

Certo, proprio per questa ragione, proprio perché ha lo stesso nome del popolo ebraico, proprio perché ormai contiene la maggioranza degli ebrei del mondo, proprio perché fa la differenza rispetto ad Auschwitz, Israele non è odiato solo dagli arabi, che non sopportano che un pezzo di terra che hanno usurpato per alcuni secoli torni ai legittimi proprietari e soprattutto non tollerano che i loro vecchi schiavi si siano liberati e si siano mostrati infinitamente più efficienti e civili di loro. 

E' odiato dagli europei che non perdonano agli ebrei di essere sopravvissuti al nazismo e all'Inquisizione e ai cosacchi e a Lutero e alle cacciate e alle stragi di massa e ai ghetti e alle messe forzate e ai rapimenti dei figli e alle conversioni imposte e ai roghi. Non ci sopportano perché siamo vivi - per questo preferiscono molto onorare gli ebrei morti che hanno ucciso peraltro i loro predecessori, quelli che erano seduti prima di loro su cattedre, presidenze, troni e sedie gestatorie.

 

Per questa ragione cercano oggi di imporre a Israele quello che hanno fatto con i singoli ebrei e le comunità ebraiche nei secoli: disprezzo, discriminazione, boicottaggio, appoggio alla violenza.

 

Israele è il segno della discontinuità dalla Shoà, ma anche la vittima della continuità dell'antisemitismo. Non credete a chi vi dice che c'è il rischio che qualcuno costretto dalle politiche di Israele a un'opposizione dura, possa diventare antisemita. E' vero il contrario: gli antisemiti consapevoli o incoscienti trovano il modo di esprimere il loro odio contro Israele, “l'ebreo delle nazioni”. Per questa ragione Israele è anche la pietra di paragone.

Quando vi trovate di fronte qualcuno che vi dice che gli dispiace tanto di Auschwitz, chiedetegli che cosa pensa di Israele. Al di là del sentimentalismo, della comodità di commuoversi per il passato, dell'antifascismo che si estende - bontà sua - anche al genocidio, è l'atteggiamento nei confronti di Israele che chiarisce se uno sta dalla parte millenaria degli assassini di ebrei o no. Chiunque, anche se è di origini ebraiche anzi a maggior ragione se ha queste origini, che si oppone frontalmente ma anche distingue, cincischia fra popolo stato governo politiche - be' costui è un antisemita. Sappiatelo e diteglielo, se ne avete la forza. 

Vi risponderanno qualcosa di intorcinato come “sarà pur lecito dissentire dalle politiche...” La risposta è no. Cioè è ben lecito in astratto, la libertà di opinione è una cosa che difendiamo. Ma a patto di sapere che ci si sta schierando con gli assassini, che si stanno creando degli alibi agli assassini. Quelli di Parigi come quelli di Auschwitz, come quelli dell'Inquisizione come quelli di Fatah e Hamas come quelli dello Stato Islamico. In fondo, non c'è differenza. Questa è per me la lezione della giornata della memoria. Una parola: Israele.

 


 

 Henry Levy all’ONU: “Fermare il nuovo antisemitismo per contrastare tutti i genocidi”

Smascheriamo l’antisemitismo per contrastare tutti i genocidi

 

Fonte: Corriere della Sera, 27 Gennaio 2015 – trad. Daniela Maggioni

 

Un appello all’Onu: l’orrore di ieri è direttamente collegato a quelli di oggi. Chi aveva nel cuore l’Olocausto ha percepito immediatamente la mostruosità dei massacri in Bosnia, in Ruanda e nel Darfur.

 

Se mi avete invitato qui oggi non è per cantare l’onore e la grandezza dell’umanità, ma per piangere, purtroppo, i progressi di quella inumanità radicale, di quella bassezza che si chiama antisemitismo. A Bruxelles, pochi mesi orsono, sono stati attaccati la memoria ebraica e i guardiani di questa memoria. A Parigi, solo qualche giorno fa, abbiamo sentito ancora una volta il grido infame «A morte gli ebrei» e i disegnatori sono stati assassinati perché disegnavano, i poliziotti per il loro lavoro e gli ebrei perché facevano la spesa e semplicemente erano ebrei. ln altre capitali, in Europa e altrove, la stigmatizzazione degli ebrei sta ridiventando la parola d’ordine di una nuova setta di assassini, a meno che non sia la stessa, sotto altre vesti.

 

La vostra casa è stata edificata contro tutto questo. La vostra Assemblea aveva il sacro compito di scongiurare il risveglio dei terribili spiriti dell’antisemitismo. Ma essi sono di ritorno, e perciò siamo qui.

 

L’antisemitismo di oggi dice tre cose. Può operare su vasta scala solo se riesce a proferire e ad articolare tre enunciati odiosi, ma inediti, e che Il XX Secolo non è riuscito a squalificare.

 

1) Gli ebrei sarebbero esecrabili perché sostenitori di uno Stato malvagio, illegittimo e assassino: è il delirio antisionista di chi è spietatamente contrario al ritorno degli ebrei nella loro terra storica.

 

2) Gli ebrei sarebbero tanto più esecrabili in quanto fonderebbero il loro amato Paese su una sofferenza immaginaria o, perlomeno, esagerata: è l’ignobile, l’atroce negazione della Shoah.

 

3) Infine, commetterebbero un terzo e ultimo crimine che li renderebbe ancora più detestabili; crimine che consisterebbe – evocando essi instancabilmente la memoria dei loro morti – nel soffocare le altre memorie, nel mettere a tacere gli altri morti, nell’eclissare gli altri martiri che gettano nel lutto il mondo odierno, e di cui il caso più emblematico sarebbe quello dei palestinesi: qui ci avviciniamo a quella imbecillità, a quella lebbra che si chiama competizione tra le vittime.

 

Il nuovo antisemitismo ha bisogno di questi tre enunciati. E’ come una bomba atomica morale con tre componenti. Riconoscerlo significa cominciare a vedere quel che vi spetta fare per lottare contro questa calamità.


Immaginiamo una Assemblea generale delle Nazioni Unite dove Israele abbia il suo posto, tutto il suo posto, quello di un Paese come gli altri, né più né meno colpevole di altri, con gli stessi doveri ma anche gli stessi diritti; e immaginiamo che gli si renda giustizia riconoscendogli, intanto, di essere ciò che è veramente: una autentica, solida e valida democrazia.

Immaginiamo una Assemblea generale delle Nazioni Unite che, fedele al proprio patto fondatore, diventi la scrupolosa guardiana della memoria del peggiore genocidio mai concepito da quando esiste l’uomo. Immaginiamo che nel 2015, sotto la vostra egida e con l’aiuto delle più alte personalità scientifiche mondiali, si tenga la più completa, la più esauriente, la più definitiva delle conferenze mai riunite finora sul tentativo di distruzione degli ebrei


Proviamo poi a sognare che da qualche parte, a New York, a Ginevra o a Gerusalemme, si tenga una seconda conferenza da dedicare a tutte le guerre dimenticate che affliggono le terre abitate, ma di cui non si parla mai perché non rientrano nel quadro dei blocchi, o dei gruppi, fra cui vi dividete.

E che questa seconda conferenza, contraddicendo lo stupido e mostruoso pregiudizio secondo cui in un cuore c’è posto soltanto per un’unica compassione, riveli quella che è stata l’autentica verità dei decenni trascorsi: è quando si aveva nel cuore la Shoah che subito si vedeva l’orrore della pulizia etnica in Bosnia; è quando si aveva in mente quel campione dell’inumano che fu il massacro pianificato degli ebrei d’Europa che si capiva immediatamente quel che accadeva in Ruanda o nel Darfur.

Insomma, lungi dal rendere ciechi davanti ai tormenti degli altri popoli, la volontà di non dimenticare nulla del tormento del popolo ebraico è ciò che rende rilevante, evidente, l’immensa afflizione dei popoli del Burundi, dell’Angola, del Congo, e di altri ancora.


Adottando questo programma, lotterete contro l’antisemitismo reale. Riabilitando l’Israele, avvalendovi della vostra autorità per far tacere, una buona volta, i cretini negazionisti e andando in aiuto dei nuovi dannati della terra immolati sull’altare dell’ideologia antisionista, smantellerete una ad una ogni componente del nuovo antisemitismo. Al tempo stesso, difenderete la causa dell’umanità.


Non sarei qui se non pensassi che questa sede sia uno degli unici luoghi al mondo, forse il solo, dove possa orchestrarsi la solidarietà degli ebranlés, dei ‘percossi, di cui parlava il grande filosofo cèco Jan Patocka e che ha rappresentato il senso della mia vita. E quando, nel mio Paese, le più alte autorità dicono: «La Francia senza i suoi ebrei non sarebbe più la Francia», esse erigono una diga contro l’infamia. E quando, nello stesso Paese, un capo di Stato e di governo su quattro vengono a sfilare per dire «Io sono Charlie, io sono poliziotto, io sono ebreo», alimentano una speranza su cui non contavamo più.

 

La vostra stessa presenza qui, stamattina, la vostra volontà di rendere questo evento possibile e, forse, memorabile, attestano che in tutti i continenti, in tutte le culture e in tutte le civiltà si comincia a prendere coscienza che la lotta contro l’antisemitismo è un obbligo per tutti: è una grande e bella notizia.

 

Quando si colpisce un ebreo, diceva un altro scrittore, è l’umanità intera a essere gettata a terra. Un mondo senza ebrei non sarebbe più un mondo: un mondo in cui gli ebrei ricominciassero a essere i capri espiatori di tutte le paure e di tutte le frustrazioni dei popoli sarebbe un mondo dove gli uomini liberi respirerebbero meno bene e dove gli uomini sottomessi lo sarebbero ancora di più.

 

Sta a voi, adesso, prendere la parola e agire.

 

Sta a voi, che siete il volto del mondo, essere gli architetti di un edificio dove per la matrice di tutti gli odi lo spazio si assottigli.


 

 

Le verità sul medio oriente

oltre la propaganda antisemita

http://veromedioriente.altervista.org