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Quel paragone osceno tra Shoah e questione palestinese

  

 

Tratto da http://www.progettodreyfus.com/quel-paragone-osceno-tra-shoah-e-questione-palestinese/


 

E’ diventata ormai consuetudine, soprattutto durante la Giornata della Memoria e nei giorni che la precedono, l’attività di minimizzazione della Shoah e lo spostamento dell’attenzione sulla questione palestinese. In particolare l’ultima settimana ha visto la diffusione sul web di un’enorme quantità di commenti in cui si invita a non pensare allo sterminio nazista ma a quello che sarebbe in atto verso la popolazione di Gaza. 

Proprio oggi, 27 Gennaio data in cui si ricorda la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, il gruppo Lotta Studentesca ha diffuso fuori dal liceo romano Tasso alcuni volantini che richiamano al genocidio palestinese. Un atto vile che prova a infondere nelle nuove generazioni una concezione distorta sia della Shoah che della nozione di genocidio in generale. Premesso che ogni vita spezzata è un danno irreparabile all’umanità e che nessuno vuole negare che a Gaza le persone muoiano, è bene approfondire la questione in maniera da non svilire il più grande genocidio della storia e non strumentalizzare la morte dei palestinesi in chiave antisemita e negazionista.

 

Innanzitutto è bene chiarire cosa si intende per genocidio: metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui e l’annullamento dei valori e dei documenti culturali. Alcune parole di questa largamente accettata definizione non sono casuali e chi ha anche solo un minimo di conoscenza degli eventi che vanno dalla divulgazione delle leggi razziali alla fine della Seconda Guerra Mondiale sa benissimo che corrispondono all’operato dei nazisti. 

Quando si racconta la Shoah non basta parlare solo dei campi di sterminio ma anche della propaganda nazista, della legislazione mirante alla proibizione del culto e della vita ebraica, dei roghi dei libri sacri, della chiusura nei ghetti, delle deportazioni in massa. L’obiettivo primario era l’alienazione dell’ebreo dal resto della società, la sua disumanizzazione per rendere alla popolazione più facile girarsi dall’altra parte se non addirittura il prendere parte ai crimini. 

Questo non accade tra i palestinesi, non c’è un progetto scientifico per la loro eliminazione, non gli è proibito di praticare la fede musulmana e soprattutto non esistono campi di concentramento dove i palestinesi muoiono di fame, freddo, percosse e gasati con lo Zyklon B. I loro corpi non vengono bruciati per far sparire le prove e i loro averi non vengono sequestrati dall’esercito. L’unicità della Shoah risiede proprio nel suo essere il risultato di un meccanismo ben oliato e congegnato unicamente allo scopo della Soluzione Finale e paragonarlo a ciò che accade a Gaza dovrebbe disgustare chi ha un minimo di cultura e buon senso.

 

Anche se può sembrare brutto discutere di numeri, alcuni dati ci forniscono una visuale corretta sull’errato convincimento che sia in corso un genocidio palestinese. La presenza ebraica nei territori occupati dalla Germania prima della Soluzione Finale era stimata in circa 9 milioni di individui e il numero di ebrei uccisi dalla follia nazista è di 6 milioni. Questo significa la distruzione del 66% degli ebrei europei in un lasso di tempo relativamente breve. 

Se di genocidio si trattasse anche nel caso palestinese dovremmo poter vedere anche qui una drastica diminuzione della popolazione, di proporzioni anche maggiori se consideriamo che i presunti crimini contestati a Israele risalgono al 1967. Se invece analizziamo i dati possiamo notare come il numero dei palestinesi dal 1970 sia cresciuto del 100% e che Gaza, la famosa “prigione a cielo aperto che equivale ad Auschwitz”, ha triplicato la sua popolazione dagli anni ’90 a oggi. 

Gli stessi palestinesi nei loro documenti ufficiali si aspettano un ulteriore crescita negli anni a venire, precisamente del 100% nei prossimi 20 anni. Non vi sembra che i numeri vadano in controtendenza per trattarsi di genocidio? E poi perché allora Israele avvertirebbe gli abitanti con telefonate e volantini prima di bombardare? Perché permetterebbe ancora agli aiuti umanitari di passare attraverso il confine e ai feriti di essere curati nei suoi ospedali?

 

In politica ogni termine ha un peso specifico e spesso corrisponde ad una determinata scelta presa dalle classi dirigenti. Come già accennato sarebbe intellettualmente disonesto negare che i palestinesi muoiano, ciò che non si vuole approfondire è perché muoiono. Gli ebrei tedeschi, italiani, polacchi, ucraini erano cittadini dei rispettivi paesi, in molti casi avevano contribuito al processo di formazione della nazione e da questa sono stati traditi.

  La popolazione palestinese muore per mano israeliana ma per una precisa scelta della propria leadership: mostrarsi sempre come la vittima agli occhi del mondo per continuare ad avere successo mediatico e aiuti finanziari. Le ultime due guerre a Gaza sono l’esempio calzante di questa assurda politica del vittimismo, obbligare le persone a rimanere in casa nonostante i bombardamenti, nascondere armamenti in scuole e ospedali per sperare che siano bombardati, lanciare razzi da centri abitati, queste sono le politiche di Hamas e che i “moderati” di ANP hanno sempre evitato di condannare. 

Se Hamas avesse davvero a cuore le sorti dei palestinesi eviterebbe di utilizzarli come scudi umani, se l’ANP avesse a cuore le vite dei bambini palestinesi avrebbe accettato almeno una delle tante proposte di pace che gli sono state presentate. Dover accettare un mondo in cui Israele non esiste e doverlo spiegare alla propria popolazione è difficile per i leader palestinesi, piuttosto che accettare compromessi è meglio gridare al mondo che gli ebrei sono dei nazisti. Sbaglio o era Joseph Goebbels, il padre della propaganda nazista, a dire: “ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”?


 

 

 

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