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Il negazionismo ed i sionisti nazisti secondo la cultura araba

 

    

 

Premessa: tratto da qui, qui e qui

 

Non devono meravigliare dichiarazioni di Hamas del tipo: “Israele diffonde l’invenzione della Shoah”, o il fatto che Abu Mazen che è accusato di essersi laureato con una tesi negazionista proprio sulla Shoah.

Nei paesi arabi la memoria della Shoah (l'olocausto ebraico) è un argomento tabù. Non esistono programmi educativi nelle scuole, non sono pubblicati libri sulla deportazione degli ebrei, non è mai capitato che un rappresentante di alto livello di un governo arabo visitasse il Museo dell’Olocausto di Washington. Immaginare che delegazioni di studenti arabi possano rendere omaggio alle vittime di Auschwitz è per ora soltanto un sogno. La cultura negazionista domina la scena e la maggior parte dei politici e degli intellettuali accusano il mondo ebraico di avere costruito un mito avulso dalla realtà.

Come osserva il saggista americano Robert Satloff, ci sono tre scuole di pensiero. C’è quella negazionista, tout court, che ritroviamo tra i fondamentalisti islamici e della quale il leader iraniano è il capofila. Amhadinejad, con la conferenza a Teheran dell’11 dicembre 2006 dal titolo provocatorio “Rivediamo la visione globale dell’Olocausto”, legittimò pubblicamente una tesi che fin dalla nascita di Israele è stata molto popolare, ma che mai aveva trovato una sistematizzazione così completa.

L’Olocausto, argomentò il leader iraniano, è un’invenzione che è servita ai sionisti per sottrarre la terra ai palestinesi. Dunque negare la Shoah è un arma per sostenere la lotta dei palestinesi e rivendicare il diritto degli arabi che chiedono la distruzione dello stato ebraico e l’espulsione degli ebrei dai territori che hanno usurpato.
Ma quasi cinquanta anni prima, l’eroe del nazionalismo arabo Gamal Abdel Nasser, dichiarò a un giornale tedesco che “nessuno, nemmeno la persona più ingenua, crede seriamente alla menzogna che sarebbero stati sterminati sei milioni di ebrei”. A Gaza i dirigenti di Hamas da anni esprimono pubblicamente questa tesi. Il 29 novembre 2000 il professore di storia dell’Università di Gaza Isam Sisalim dichiarò alla televisione palestinese che l’Olocausto è una grande menzogna. “Non esistono Dachau, Chelmno e Auschwitz”.

Gli ebrei, sostenne, usano questa bugia per giustificare la creazione di Israele, “un’entità straniera che si è insediata come un cancro” nel mondo arabo. “Gli ebrei si presentano sempre come vittime e hanno creato un Centro per l’Eroismo e l’Olocausto. Quale eroismo, quale Olocausto? L’eroismo appartiene alla nostra nazione, l’Olocausto è la guerra contro il nostro popolo”.

La seconda tendenza è di tipo riduzionista e considera la memoria della Shoah come un’esagerazione coltivata ad arte dal mondo ebraico. Nel 1982 a Mosca la esplicitò nella sua tesi di dottorato il presidente palestinese Mahmoud Abbas che accusò gli storici ebrei di avere gonfiato il numero delle vittime per i loro interessi politici. “Nel corso della Seconda guerra mondiale perirono quaranta milioni d’individui appartenenti a diverse nazioni del mondo; tra i sovietici venti; il resto proveniva dalla Jugoslavia, dalla Polonia e da altri Paesi.

Dopo la guerra, però, fu annunciato che tra le vittime c’erano sei milioni di ebrei, e che lo sterminio era stato diretto prima di tutto contro gli ebrei, e in secondo luogo contro gli altri popoli europei. La verità è che nessuno può verificare questa cifra, né negarla del tutto”. Nel 2003, quando un giornalista israeliano gli chiese di precisare meglio questo concetto, Abbas rispose in modo sibillino: “C’è chi ha scritto che erano 12 milioni e chi 800 mila. Non ho nessuna intenzione di entrare nel merito delle cifre”.

Lo scopo di quest’approccio è quello di ridurre la dimensione della Shoah e di presentarla come uno dei tanti massacri della storia. Se la Shoah diventa un male minore e viene meno la percezione che fu qualche cosa di unico per la sua gravità, allora non c’è più la necessità di risarcire le vittime e di considerare l’abbandono degli ebrei come una lacerazione morale dell’umanità intera e dunque anche del mondo arabo.

La terza tendenza è quella fedele alla disinformazione antisemita ed anti-israeliana che ha portato molti intellettuali arabi a una perversa identificazione dei sionisti con i nazisti. Paradossalmente si ricorda il nazismo non per elaborare la tragedia della Shoah, ma per sottolineare la continuità tra gli israeliani e i carnefici di Hitler. Secondo questi commentatori, i sionisti avrebbero guardato con favore alle persecuzioni dei tedeschi, con la speranza di portare il maggior numero di ebrei in Palestina. Invece di aiutare le vittime, scrive per esempio Ahmad Jaber, chiesero agli angloamericani di impedire che gli ebrei fossero accolti nei loro Paesi “condannandoli così a una morte certa”.

Gli israeliani vengono presentati come i nuovi adepti della teoria dello spazio vitale e della superiorità della “razza”. I palestinesi si trasformano così nelle nuove vittime dei continuatori del nazismo e Gaza e la Cisgiordania vengono descritte come una riedizione del ghetto di Varsavia e dei campi di concentramento, come per esempio sottolinea una dichiarazione distribuita dal Ministero dell’informazione palestinese il 22 aprile del 1996.

“Che cosa è peggio: il sionismo o il nazismo?” scrive in un articolo Abd-al Aziz al-Rantisi, dirigente di Hamas, prima di venire ucciso in un’operazione antiterrorista. “Quando paragoniamo i sionisti ai nazisti insultiamo i nazisti, nonostante l’abominio di cui si sono resi colpevoli e che non possiamo esimerci dal condannare. I crimini perpetrati dai nazisti contro l’umanità, nonostante siano atroci, sono poca cosa se paragonati al terrore scatenato dai sionisti contro il popolo palestinese”.

 

Oggi ritrarre gli ebrei come nazisti, i primi ministri israeliani come Hitler, e la Stella di Davide come una svastica è comune nel mondo islamico, ma questi paragoni criminali sono penetrati anche nelle accademie dell’Occidente.
Zygmunt Bauman, considerato come uno dei più influenti sociologi mondiali, ha dichiarato in un’intervista al settimanale polacco Politika, che “Israele sta approfittando dell’Olocausto per legittimare atti vessatori” e ha continuato paragonando il muro di protezione di Israele al Ghetto di Varsavia, da cui 400.000 ebrei innocenti furono mandati ai campi di sterminio. Lo storico tedesco, Ernst Nolte, ha detto in una conferenza in Italia, che “la sola differenza tra Israele e il Terzo Reich è Auschwitz” e che “la simpatia per i palestinesi è più diffusa di quella riservata alle vittime della Shoah”.
Non c’è da meravigliarsi se parole come queste attraversano gli oceani, si comprende perchè all’Università di California, a Irvine, uno degli epicentri delle agitazioni anti-Israele, lo Stato ebraico sia descritto come il “Quarto Reich”.

 

L’Europa, Germania in testa, sembrava non accettare più di essere messa di fronte alla propria colpa, se ne voleva liberare. Economicamente e soprattutto psicologicamente. I grandi sforzi di negazionisti e revisionisti per presentare la Shoah come un’immensa e redditizia truffa, pur mietendo discreti successi, non riuscivano a penetrare la collettività europea, le resistenze erano ancora troppe. Ci voleva altro, una colpa eguale o forse perfino più grande.

Nasce l’equivalenza Israele=nazisti. Con questo stratagemma, manifestare insofferenza al ricordo della Shoah non fa più vergognare: “Loro fanno agli altri quello che i nazisti hanno fatto a loro”. L’idea che la Shoah possa essere riproducibile, che non si sia trattato di un episodio unico nella storia dell’Uomo e che anzi, proprio chi la subì può comportarsi alla stessa maniera dei carnefici, libera dal senso di colpa, deresponsabilizza e il 27 gennaio diventa la giornata dell’odio per Israele. Un rito collettivo e liberatorio nel quale milioni di cittadini europei esprimono il loro rifiuto, rigettano la colpa, la ritorcono contro quelli che, per il fatto stesso di esistere, la ricordano loro: Non siete niente di speciale, non vi è successo nulla di diverso da quello che è successo a tutti, siamo stufi delle vostre lagne, siete come i nazisti.
Quella che doveva essere la “soluzione finale” è fallita, gli Ebrei non furono sradicati una volta per tutte dalla faccia della Terra ma non solo: l’Occidente del dopo-guerra assistette alla nascita dello Stato di Israele

Scrive Werner Bergmann in Geschichte des Antisemitismus. München: Beck 2002, pp.117 e seg:
“..In particolare nella Germania post-nazista è andata sviluppandosi una forma di antisemitismo come rifiuto della colpa, che mirava a trascurare o diminuire la colpa attribuendola “agli ebrei”.

 

E lo stesso concetto di Israele=Nazismo non dovrebbere avere alcun senso neanche per gli europei. Soffermiamoci sul messaggio esplicito: quello che fanno gli israeliani è uguale a quello che facevano i nazisti.

Si potrebbe, se i nostri interlocutori fossero in grado di "ascoltare", chiedere se a loro risulta che gli israeliani abbiano l'abitudine di infornare i bambini palestinesi, di strappare denti d'oro a palestinesi vivi e morti, di squarciare la pancia alle palestinesi incinte per infilzarne i feti, di chiuderli nelle moschee, versare benzina e bruciarli vivi, se si siano dotati di camere a gas, se vadano sistematicamente casa per casa a strappare dal letto palestinesi novantenni per assassinarli. Si potrebbe chiedere, passando dall'altra parte, se gli ebrei avessero l'abitudine di sparare sulle auto tedesche in transito per assassinarne gli occupanti, di far esplodere pizzerie, discoteche, autobus, se avessero programmato di cancellare lo stato tedesco dalla carta geografica.

Ma sarebbe tempo sprecato: l'ignoranza e l'antisemitismo rendono sordi.

 

Non è vero che gli ebrei stanno facendo ai palestinesi "QUELLO CHE FU FATTO A LORO": gli ebrei non li fucilano ai bordi delle fosse comuni, non li caricano a bastonate sui carri bestiame, non li chiudono in campi di sterminio, non li infilano urlanti nelle camere a gas, non gli strappano i denti d'oro dalla bocca, non li bruciano nei forni, non li usano come cavie umane per gli esperimenti scientifici, non li rapinano dalle loro case da bambini per convertirli a forza, non li accusano di macellare bambini per la loro "festa del sacrificio", non li accusano di avvelenare i pozzi, di spargere la peste, non li processano per "attentato alla purezza della razza" se, per caso, un musulmano si innamora di una ebrea o viceversa. Non li accusano di avere ucciso Dio!
Queste cose le hanno fatte gli europei, non gli ebrei.

 


In generale, una nuova generazione di accademici occidentali, soprattutto nelle facoltà umanistiche, è intrisa di queste nozioni anti-ebrei e anti-Israele. Il sionismo è considerato come causa dell’anti-semitismo, non una legittima risposta. La visione del mondo di questi accademici è internazionalista e terzo-mondista.
Essi considerano la sovranità di Israele come “razzista”, e respingono il concetto di identità nazionale ebraica, e nel contempo, quello che loro predicano per il mondo intero, è di accettare come legittimo, il nazionalismo palestinese.
Per loro, l’islamofobia è il peggior tipo di razzismo. Quindi un altro motivo per cui non possono accettare il semplice fatto che, nel Medio Oriente islamico, ci siano tanti conflitti fra gruppi etnici e religiosi, perché accettarlo significherebbe gettare un’ombra sull’intera religione islamica.
La maggior parte di questi accademici sono marxisti, la cui visione del mondo su ogni questione, è in netto contrasto con quella islamica, e tuttavia, essi trovano un comune denominatore, come linea di base per entrambi i gruppi circa il Medio Oriente, nel negare il diritto di esistere a Israele. Per cui possiamo tranquillamente affermare che molti accademici occidentali stanno rapidamente diventando la cassa di risonanza anti-Israele più influente nel mondo.
La storia ci insegna che non vi è nulla di nuovo in questa ossessione irrazionale.

Il negazionismo arabo ricorda una delle caratteristiche poco note del totalitarismo sovietico. Fino al 1989 nei Paesi comunisti non era lecito ricordare la Shoah e le vittime ebraiche erano spogliate della loro identità e definite genericamente come vittime del capitalismo. Stalin impedì a Vasilij Grossman di pubblicare il suo libro sulla memoria della Shoah in Russia e poco dopo iniziò la campagna contro gli ebrei, accusati di sionismo, una definizione che li indicava come i nuovi nemici del socialismo.

Per anni chi rivendicava nell’Est la sua identità ebraica era bollato con questo marchio (che da allora assunse un valore dispregiativo), nel 1968 il leader comunista Wladislaw Gomulka in nome dell’antisionismo espulse migliaia di ebrei dalla Polonia. C’è voluta la forza dei movimenti antitotalitari e la caduta del Muro perché finalmente la memoria della Shoah venisse rielaborata in quella parte d’Europa che l’aveva negata.

 

La realtà è che proprio gli oppositori di Israele sono affini ai nazisti. Ad esempio, cinquant'anni fa, al momento del processo Eichmann, Hannah Arendt coniò lo slogan profondamente equivoco e sbagliato della "banalità del male". Voleva indicare che le SS facevano il loro sporco lavoro convinte che fosse un dovere quotidiano, come qualunque altra incombenza. Ma per questo "dovere" venivano premiati e promossi.
I terroristi palestinesi fanno sostanzialmente le stesse cose e per le stesse ragioni. Come i nazisti rapiscono, uccidono stuprano mutilano. E come loro lo fanno "per la patria".
Ma nessuno si indigna contro di loro oggi. Forse per le stesse ragioni antisemite per cui nessuno si indignava settant'anni fa. Perché le vittime allora erano ebrei, "affamatori del popolo, nemici della nazione, razza inferiore". E oggi sono ebrei coloni, esercito di occupazione, affamatori dei popoli, nemici delle nazioni. Le ragioni degli antisemiti sono sempre simili.

 

Se avete tre minuti e ventisei secondi, per favore, guardate questo video che costituisce una sintesi dei buoni sentimenti del mondo islamico verso gli ebrei: http://www.youtube.com/watch?v=VZIT4uPLfyI

Vi faccio solo qualche citazione: gli ebrei sono la nazione più strisciante e disprezzabile del mondo, porci sulla terra, un cancro sul corpo del pianeta, si sono meritati il genocidio per le loro colpe, fabbricano le azzime col sangue, naturalmente di non ebrei, in particolare musulmani e arabi, siamo obbligati ad odiarli perché sono assassini, sono discendenti dalle scimmie e dai maiali, la nostra guerra con loro è una guerra di religione, sia lode al Signore perché ha fatto dell'uccisione di ebrei un atto di preghiera. Eccetera eccetera.
Guardate, per favore, sono tutti onorati predicatori, che parlano in televisioni arabe, e dunque non sono affatto marginali o estremisti, dato che non è facile avere il permesso di farlo. Hanno l'aria seria, autorevoli, alcuni sembrano i nonni delle fiabe, con lunghe barbe bianche...

 

E ancora, guardate che belle poesiole fanno recitare ai bambini alla TV Palestinese (http://palwatch.org/main.aspx?fi=157&doc_id=6983):
L'occupante ha rubato la mia terra e la terra dei miei nonni ... Dov'è la tua spada, Khaled (guerriero arabo)? Dov'è il tuo coraggio, Saladino (conquistatore musulmano)? Ma nessuno mi ha risposto.
Dove è la mia arma? L'ho trovata - una pietra. L'ho presa e lo scaglio contro i nemici del destino. Ho insegnato al mondo che i musulmani in nome di Allah non può essere sconfitto ....
Essi [i cristiani e gli ebrei] sono inferiori e più piccoli, più vili e spregevoli. Essi sono i resti dei crociati e di Khaibar (cioè il villaggio ebraico interamente distrutto da Maometto nel 629, uccidendo tutti gli abitanti maschi e rendendo schiave le donne)

 

Non meravigliamoci, ecco cosa dicono i leader dei palestinesi, sono veri e propri discorsi nazisti ( http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=47268 ):

 

"Cari fratelli e sorelle, non possiamo fare a meno di ricordarci dei crimini di questi criminali (ebrei) nel corso della storia. Oggi, poniamo al mondo una serie di domande, e lo sfidiamo a dare loro una risposta in tutta onestà. Perchè al giorno d’oggi, gli interessi sovrastano i valori morali, le elezioni sovrastano i principi, e il sionismo ha nascosto la verità.
 

"Agli abitanti del mondo chiediamo oggi:
Perchè la Francia, nel 1253 ha espulso e sradicato l’entità sionista, che era rappresentata dal ghetto?
Perchè li hanno espulsi?
Perchè succhiavano il sangue dei francesi, perchè spargevano il sangue dei francesi, li macellavano,
Rubavano I loro soldi e cospiravano contro di loro.
Alla fine, i francesi non ebbero altra alternativa se non quella di espellerli nel 1253.
Gli ebrei fuggirono a Nord, in Inghilterra, e vissero la solo per altri 27 anni, finchè gli inglesi non compresero quanto fossero criminali queste persone, che li uccidevano e che succhiavano il loro sangue  e rubavano i loro soldi; pertanto li massacrarono e li espulsero nel 1280.

"Chiediamo ai francesi ed agli inglesi:Perchè li avete espulsi?
Chiediamo alla Germania degli anni che precedettero Hitler:
Perchè sono stati espulsi gli ebrei nel 1384?
Chiediamo agli ebrei, “perchè la Francia vi ha espulso una seconda volta nel 1360”, perchè l’Ungheria li ha espulsi nel 1360, e perchè il Belgio li ha espulsi nel 1370?
Queste non sono cose nuove, sono cominciate già molto prima di allora, addirittura prima del 1253,
Nel giorno il cui il Faraone, il tiranno, li espulse, perchè avevano versato il sangue degli egiziani e cospirato con I loro nemici contro di essi.
Quindi il Faraone li espulse dopo che essi ebbero perso la loro religione, dopo il tempo di Giuseppe.
Questa serie di espulsioni è quindi una novità? No.
I Cechi li espulsero nel 1380. L’Austria li espulse nel 1420, l’Olanda nel 1444 e la Spagna nel 1492.
La Russia li espulse nel 1882 dopo che ebbero cospirato per uccidere lo Zar, e la Germania li ha espulsi nuovamente nel 1945.

"Questa serie di espulsioni continua fino al giorno odierno.
Il sangue continua ad essere versato ed I martiri continuano a cadere, ma i nostri figli continuano a tenere alta la bandiera, e se Allah vorrà, la loro espulsione dalla Palestina nella sua interezza è una certezza. Noi non siamo nè più deboli nè meno onorabili, di quei popoli che hanno espulso e annientato gli ebrei.  Il giorno in cui anche noi li espelleremo si avvicina.
La nazione che ha aperto le sue porte, i suoi cuori e le sue case agli ebrei che furono espulsi da tutti gli angoli della Terra, è stata la Nazione Islamica; Abbiamo teso la nostra mano per dare da mangiare a questi cani affamati, a queste bestie selvagge, e hanno divorato le nostre dita.
Ma ora abbiamo imparato la lezione, e vi dico che non c’è posto per voi fra di noi, e per voi non c’è un futuro fra le nazioni del mondo. Siete destinati all’annientamento
."

 

Forse vale la pena di citare il libro di Jeffrey Herf intitolato "Propaganda nazista per il mondo arabo", Altana.
Dall’autunno 1939 a marzo 1945, un bombardamento mediatico s’abbatté sul Medio Oriente e sul Nord Africa. Il Terzo Reich stava sferrando un’incessante propaganda via radio e per mezzo di milioni di volantini distribuiti in tutto il territorio, con l’obiettivo di sollevare il mondo arabo e musulmano contro gli ebrei senza peraltro risparmiare inglesi e americani. In questo saggio Jeffrey Herf, docente di storia all’università del Maryland, ripercorre la strategia mirata a impedire la nascita di uno Stato ebraico in Palestina e a “uccidere gli ebrei prima che loro vi uccidano”.

I programmi che la Germania nazionalsocialista mandava in onda in lingua araba mischiavano fanatismo religioso e direttive politiche. Il grande merito dell’Autore è di proporre e di esaminare gli effetti di questi furiosi attacchi antiebraici, non ancora sepolti fra le pieghe del passato. Il fortissimo antisemitismo moderno degli arabi è stato influenzato anche da ciò.

 

I religiosi arabi, che descrivono gli ebrei come esseri sub-umani con espressioni come “maiale”, “cancro”, “sporcizia”, “microbi” e “parassiti”, dovrebbero essere messi sotto processo per aver fomentato un violento antisemitismo come negli anni ‘30. Un esempio di questo incitamento religioso è la fatwa del guru dei Fratelli Musulmani, Yusuf al-Qaradawi, che autorizza l’uccisione dei feti ebrei, giustificandolo sulla motivazione che gli ebrei, una volta cresciuti, avrebbero fatto parte dell’esercito israeliano. L
Il costo di un giubbotto suicida è di soli 150 dollari per i gruppi terroristi palestinesi. Ma ha bisogno di “software” per funzionare. Questo è il ruolo dei religiosi, che hanno messo in moto i robot della morte. E’come il pifferaio e i topi nella famosa fiaba di Hamelin dei Fratelli Grimm.
Lo stesso succede con i mezzi di informazione arabi, che diffondono odio contro gli ebrei, come i Protocolli dei Savi di Sion, o carte geografiche dove Israele non compare.
Grazie ai canali satellitari, la TV Al-Aqsa di Hamas è in grado di trasmettere l’ incitamento all’odio contro gli ebrei in tutta Europa,attraverso una costante propaganda fra gli immigrati musulmani, che ogni giorno ripete lo stesso odioso messaggio: “Gli infedeli ebrei sono meno che umani, ucciderli è un atto meritorio”, parole che portano all’omicidio di massa.

 

La sintesi di tutto l'ha bene espressa un giudice islamista, Sheikh Tayseer Tamini dell’Autorità Palestinese:  “Where Hitler fails, we must succeed”. Dobbiamo terminare il lavoro iniziato da Hitler.

 

Immaginatevi che qualcuno in Polonia garantisca l'annichilamento della Germania, non perché lo dice lui, ma perché Dio l'ha promesso. O immaginate anche che qualche giapponese dica che l'America è nervosa per via del fatto che essa ha perso così disastrosamente la Seconda Guerra Mondiale, e solo le difficoltà atmosferiche hanno impedito alle gloriose truppe nipponiche di concludere il conflitto sbarcando a New York.

Immaginate soprattutto che qualche buddhista indiano sostenga che gli induisti debbano essere ammazzati tutti, uno a uno, donne e bambini inclusi. O che un ortodosso spieghi che i cattolici saranno naturalmente fatti fuori dai veri credenti, ma che qualcuno purtroppo si salverà si rifugerà a Busto Arsizio o a Hannover e lì andrà a costituire l'esercito dell'Anticristo. Ma anch'essi alla fine saranno sconfitti e soprattutto eliminati tutti, in maniera che non ne sopravviva neanche uno, donne e bambini inclusi, e che quella sarà la condizione per instaurare il paradiso in terra, avere il secondo Avvento e dunque vivere felici e contenti. Per cui, si capisce, è bene iniziare subito la strage.
Che accadrebbe con tipi del genere? Be', nei paesi normali come quelli che ho citato, in Germania, in Giappone, in Polonia, in India ecc. non vedo molta scelta: ospedale psichiatrico o carcere. O li giudicherebbero pazzi da legare, o pericolosi criminali. Neppure Hitler ha mai detto, papale papale, che chiedeva di ammazzare tutti i membri delle “razze” che giudicava “inferiori”; lo pensava, lo lasciava intendere, usava eufemismi come “soluzione finale” ma non lo diceva pubblicamente. Anche la conferenza del Wannsee, dove si presero le decisioni per rendere esecutiva la Shoà fu fatta in maniera rigorosamente segreta.

Be', nei paesi arabi non è così. Gente che dice cose del genere non viene messa né in carcere né in manicomio, li nominano predicatori alle moschee, diventano leader politici, li fanno parlare in televisione Le frasi deliranti che vi ho citato sopra sono la trasposizione di un discorso tenuto in televisione di un imam egiziano di nome Mahmoud Al-Masri nella televisione egiziana Al-Nas TV lo scorso 16 novembre. Ecco la trascrizione del suo intervento:

 

“Dobbiamo tutti fare uno sforzo per il bene del nostro paese, perché se l'Egitto si alza e la rivoluzione siriana prevale - giuro che questa sarà la fine di Israele, a Dio piacendo.
L'entità sionista è diventata nervosa su di noi per un motivo semplice: non può dimenticare la sconfitta totale hanno sofferto nella guerra del 1973. Se alcune delle superpotenze non fossero intervenute per fermare la guerra - se al presidente Sadat fosse stato permesso di continuare - quella sarebbe stata la fine di Israele. Fermarono la guerra, ma se essa fosse continuata, Israele sarebbe stato finito. Sarebbe stato cancellato dalla faccia della Terra. Ma Allah ha stabilito diversamente.
Allah lo vuole, Israele sarà annientato, perché il profeta Maometto ha detto così. Non credeteci perché io ho detto così. Credeteci perché il profeta Maometto ha detto così: 'Il Giorno del Giudizio non verrà prima che i musulmani combatteranno gli ebrei e li uccideranno" [...]
L' annientamento finale [degli ebrei] arriverà al momento del Mahdi, o poco prima che il Mahdi appaia. Allora i musulmani potranno riprendere la Moschea di Al-Aqsa, anche se non riusciranno a diffondere l'Islam in tutto il mondo. [...]
Un piccolo gruppo di ebrei resterà, ma non gli ebrei che vivevano in Palestina. Un gruppo di ebrei di Isfahan sopravviveranno, e seguiranno l'Anti-Cristo, ma alla fine, essi dovranno anche essere uccisi, insieme con l'Anti-Cristo. In definitiva, non un singolo Ebreo verrà lasciato sulla faccia della Terra. La vittoria è in arrivo, a Dio piacendo.”

Vi sembra folle? Anche a me. Ma questa è la trascrizione inglese del sermone di  Mahmoud Al-Masri (http://www.memritv.org/clip_transcript/en/3698.htm) e questa è soprattutto la ripresa televisiva in cui lo si sente dire quel che avete appena letto (http://www.memritv.org/clip/en/3698.htm). Badate che non vi è nulla di eccezionale in questo intervento. Il buon Al-Masri è stato registrato mentre prendeva come un fatto i Protocolli degli anziani di Sion (http://www.memritv.org/clip/en/3326.htm), o affermava che gli ebrei hanno ammzzato tutti i profeti (http://www.memritv.org/clip/en/3334.htm). Ma il problema non  è lui, tutti i religiosi islamici dei paesi arabi dicono continuamente cose del genere e sono largamente ripresi dalle televisioni locali. Date ogni tanto un'occhiata ai file di Memri (http://www.memritv.org/) se vi diverte questo tipo di macelleria verbale. E lo stesso fanno politici e capi di stato, per esempio di recente è emerso un video del presidente egiziano Morsi (del 2010, non dell'alto medioevo) in cui dice che gli ebrei sono “figli di scimmie e maiali”, dunque non esseri umani, che è la premessa che  la strage di cui stianmo parlando. Lo potete vedere qui: http://dailycaller.com/2013/01/04/morsis-apes-and-pigs-comments-highlight-obamas-egyptian-problem-experts-say/. Il problema è esattamente la normalità di questi incitamenti al genocidio. Non si tratta di casi isolati, ma dell'ideologia fondamentale dell'islamismo. Che non è nazista, di più. Se ne rendono conto i numerosi progressisti che ostentano simpatia e amicizia per la primavera araba, i Fratelli musulmani, Hezbollah e quant'altro? Sanno di appoggiare un'ideologia più esplicitamente criminale di quella hitleriana? Probabilmente no, ignorano questi dettagli. Per la serie: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire

Infine è curioso notare, come spiegato anche in questo video http://www.youtube.com/watch?v=oi7EKvpeiXw , quanto l'antisemitismo islamico sia uguale a quello nazista. E non meravigliano notizie come la questione dell'Unesco che finanzia una rivista palestinese la quale non esita a pubblicare celebrazioni dell’assassinio di massa di ebrei perpetrato da Hitler.

Da notare, a titolo di esempio, la similitudine tra queste vignette propagandistiche antisemite dei nazisti (1938), degli arabi e dei palestinesi (oggi)

 

    

 

 

 

 

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