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I palestinesi vogliono fondare il loro Stato al posto di Israele

Per i palestinesi tutta Israele è "Palestina occupata"

 

 

 

Tratto in parte da qui, qui, qui, qui e qui

 

La soluzione a due stati per due popoli ha un enorme difetto: i palestinesi l’hanno ripetutamente rifiutata. Un rifiuto che è e rimane un macigno, che nessun sofisma e nessuna campagna propagandistica possono far scomparire.

Ci ha provato il Segretario di stato John Kerry nel suo celebre discorso di fine dicembre, subito smascherato da Alan Dershowitz che ha osservato: “Kerry non ha nemmeno menzionato le ripetute offerte israeliane di porre fine a occupazione e insediamenti creando uno stato palestinese in Cisgiordania e Gaza: il rifiuto da parte di Yasser Arafat delle proposte di Bill Clinton ed Ehud Barak nel 2000-2001, e la mancata risposta da parte di Abu Mazen all’offerta di Ehud Olmert del 2008. Non menzionare nemmeno questi passaggi cruciali è la prova che il discorso era fazioso”.

Gli ha fatto eco Jeffrey Elikan: “Nessuna analisi equa e ragionevole degli ostacoli al processo di pace, e delle responsabilità per lo stallo in cui versa, può onestamente ignorare quelle offerte, che comprendevano la quasi totalità dei territori rivendicati dai palestinesi nella striscia di Gaza e in Cisgiordania più nuove porzioni di territorio a compensare quelle rimaste a Israele. Sorprendentemente in ognuna di quelle occasioni i palestinesi rifiutarono l’offerta o semplicemente la lasciarono cadere senza nemmeno proporre una contro-offerta.

Kerry non ha nemmeno tentato di spiegarci il perché di quei rifiuti”. Ancora Dershowitz: “Il principale ostacolo alla soluzione a due stati resta la non volontà palestinese di accettare la spartizione che prevede due stati per due popoli: il popolo ebraico e il popolo arabo. Il che comporterebbe l’esplicito riconoscimento da parte dei palestinesi del concetto di Israele come stato nazionale del popolo ebraico”.

E’ così. Abbiamo sentito innumerevoli volte i dirigenti palestinesi parlare di soluzione “a due stati”. Non li abbiamo mai sentiti una sola volta parlare di “due stati per due popoli”. Infatti non è questo che intendono. Come dimostra con ossessionante coerenza tutta la pubblicistica palestinese, ciò che intendono è creare uno stato arabo-palestinese da cui vengano espulsi tutti gli ebrei, a fianco di uno stato in cui possano insediarsi centinaia di migliaia arabi (i cosiddetti profughi palestinesi) che andranno ad aggiungersi agli arabi israeliani fino a cancellare – prima di fatto, poi di diritto – il carattere ebraico dello stato. Sicché, per scongiurare il pericolo di diventare uno stato ebraico non democratico oppure uno stato democratico non ebraico, Israele finirebbe col diventare uno stato né ebraico né democratico.

 

Detto in poche parole: i palestinesi, dichiaratamente, hanno come obiettivo finale quello di fondare il loro Stato al posto di Israele, e non si arrenderanno fin quando non avranno raggiunto quell'obiettivo, condiviso tra l'altro dal mondo arabo. Secondo loro, come hanno scritto anche nello statuto l'autorità palestinese che governa Gaza, la terra su sui sorge Israele è stata data ai musulmani fino al giorno del giudizio e quindi non possono esistere Stati non islamici in quella zona.

Di conseguenza, non deve meravigliare che le autorità che governano i palestinesi, le autorità arabe influenti (anche di stampo religioso), e le mappe palestinesi indichino lo stato palestinese legittimo al posto di quello di Israele.

 

Basta leggere le loro dichiarazioni che rilasciano frequentemente, come quelle del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), che ripete: « L’ho già detto e voglio ripeterlo ancora: io non riconoscerò mai l’ebraicità dello stato, o uno “stato ebraico”.» In sostanza, riconoscono solo teocrazie islamiche, non gli Stati sul modello di quello occidentale.

 

Lo scopo è quello di creare uno stato mussulmano in tutta l'area, compreso tutto il territorio di Israele. utile ricordare che Hamas rifiuta qualsiasi concessione ad Israele e riconosce come territorio palestinese anche quello dove sorge Israele. Ad esempio, Khaled Meshal, il leader di Hamas, ha escluso qualsiasi tipo di concessione territoriale sulla Palestina e anche qualsiasi riconoscimento di uno Stato ebraico. “La Palestina è la nostra terra e nazione, dal mar Mediterraneo al fiume Giordano, dal nord al sud, e non possiamo cedere neanche un centimetro di essa”, “non possiamo riconoscere la legittimazione dell’occupazione della Palestina né riconoscere Israele”, ha detto durante l’oceanico raduno palestinese a Gaza, in occasione del 25esimo anniversario della fondazione di Hamas (25 anni di Attacchi suicidi; attacchi con razzi; incitamento al genocidio; repressione; guerra senza fine).

 

 

Le cartine disinformati sono lo standard per le zone arabe e palestinesi, dove dalla TV ai libri di testo si mostra tutta l'area di Israele come territorio palestinese occupato dagli ebrei (e che quindi va riconquistato), ecco qui degli esempi tanto per rendere l'idea, Israele in sostanza va cancellato secondo loro: http://www.palwatch.org/main.aspx?fi=734

 

     

 

Guardate qui ( http://www.palwatch.org/main.aspx?fi=157&doc_id=6727 ) l'ennesimo materiale “didattico” destinato ai “poveri bambini palestinesi” per insegnar loro ad aspirare a un mondo “senza Israele”, con tanto di mappe senza i confini dei due stati ma unificate dai colori palestinesi (inutile chiedersi che cosa sarebbe in questo caso degli ebrei, si sa, no...). E tanto per confermare l'idea sottintesa che il modo per risolvere le cose sia la violenza indiscriminata, ecco la storia delle ultime celebrazioni che l'Autorità Palestinese ha organizzato per onorare i nobili combattenti della jihad, in altre parole assassini di vecchi, donne, bambini, civili che vivevano pacificamente nel territorio che i loro bambini dovranno “liberare” ( http://blog.camera.org/archives/2012/05/wheres_the_coverage_pa_celebra.html ).
 

 

   

 

 

E se qualcuno pensa che questa sia solo innocua propaganda, che bisogna guardare agli atti e non alle parole, ecco qualche notizia sulla legge dell'autorità palestinese che punisce con la pena di morte - ripeto: la pena di morte - coloro che fanno l'errore di vendere un pezzo di terra o un appartamento agli ebrei ( http://blog.camera.org/archives/2012/04/wheres_the_coverage_palestinia_1.html ).
I nazisti non erano mai arrivati a questo punto, avevano fortemente limitato la possibilità degli ebrei di abitare (da ultimo, solo nei lager e poi su per il camino), ma non avevano condannato a morte i tedeschi che vendessero loro della terra. Voglio solo invitarvi a pensare che cosa accadrebbe se qualcuno in Israele proponesse non la morte, non la prigione, ma anche una bella multa per la vendita di un appartamento agli arabi...

 

 

 

Fu l'Olp (organizzazione per la liberazione della Palestina) a dichiarare nel 1977 che « Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno Stato palestinese è solamente un mezzo per continuare la nostra lotta per l'unità araba contro lo Stato d'Israele. In realtà oggi non c'è differenza tra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. Oggi parliamo dell'esistenza di un popolo palestinese per ragioni politiche e strategiche poiché gli interessi nazionali arabi richiedono che venga assunta l'esistenza di un distinto "popolo palestinese" da opporre al sionismo. »

 

E ricordiamo anche cosa dichiarò Arafat, che disse:

 

"Il nostro obiettivo è la distruzione di Israele. Non ci può essere né compromesso né moderazione. No, noi non vogliamo la pace. Vogliamo la guerra e la vittoria. La pace per noi significa la distruzione di Israele e niente altro." ("Esquire", Buenos Aires, 21.3.1971). "Nulla ci fermerà fino a quando Israele non sarà distrutto. Scopo della nostra lotta è la fine di Israele. Non vi sono compromessi né mediazioni possibili. Non vogliamo la pace: vogliamo la vittoria. Per noi la pace è la distruzione di Israele e niente altro." (New Republic, 16.11.1974).


Lo stesso giorno in cui Arafat firmò la "Declaration of Principles" nel giardino della Casa Bianca nel 1993, spiegò la sua azione alla TV giordana: "Visto che non possiamo sconfiggere Israele con la guerra, dobbiamo farlo in diverse tappe. Prenderemo tutti i territori della Palestina che riusciremo a prendere, vi stabiliremo la sovranità, e li useremo come punto di partenza per prendere di più. Quando verrà il tempo, potremo unirci alle altre nazioni arabe per l'attacco finale contro Israele".

 

 

Non è un caso che il logo ufficiale che celebra il 48° anniversario di Fatah contiene mappa della “Palestina” che comprende tutto Israele (e non è la prima volta che questo accade…).

 

Palestinian Media Watch ha documentato ( http://www.palwatch.org/main.aspx?fi=157&doc_id=8164 ) che le mappe ufficiali dell’ANP non riconoscono l’esistenza di Israele e considerano tutto Israele come “Palestina” ( http://palwatch.org/main.aspx?fi=433 ). Le mappe appaiono in tutti i contesti ufficiali, comprese scuole, uffici pubblici, mezzi di comunicazione ufficiali dell’ANP, loghi, eventi e documenti ufficiali.

 

Per coloro che ne volessero sapere di più a proposito del continuo rifiuto da parte dell’ANP di Abu Mazen di riconoscere lo Stato di Israele, consigliamo le seguenti letture:

Abu Mazen: “Non riconosco Israele come stato ebraico http://www.focusonisrael.org/2009/04/27/abu-mazen-no-riconoscimento-israele-stato-ebraico/

Abu Mazen: “NO a Israele come Stato Ebraico http://www.focusonisrael.org/2008/03/01/abu-mazen-no-a-israele-come-stato-ebraico/

Abu Mazen: “Noi ci rifiutiamo di riconoscere uno stato ebraico! http://www.focusonisrael.org/2011/06/20/stato-ebraico-riconoscimento-abu-mazen/

Abu Mazen insiste: “Non riconoscerò mai uno stato ebraico. La cattura di Gilad Shalit? Una buona cosa” http://www.focusonisrael.org/2011/11/03/abu-mazen-stato-ebraico/

Per il moderato (?) Abu Mazen non si può riconoscere Israele come stato ebraico http://www.focusonisrael.org/2010/09/07/abu-mazen-israele-arafat/

e lo ricorda periodicamente http://www.focusonisrael.org/2014/03/08/abu-mazen-no-israele-stato-ebraico/  Il presidente dell’Autorita’ nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen (Mahmoud Abbas) dichiara in continuazione che non riconoscerà ”in alcun modo” Israele come uno Stato ebraico, questa è la realtà. Anzi è pure peggio, visto che Abu Mazen ha dichiarato: “Non un solo israeliano nel futuro stato palestinese http://www.focusonisrael.org/2013/08/01/trattative-pace-israeliani-palestinesi-abu-mazen/

Per Abu Mazen, tutto Israele è una “occupazione” destinata a scomparire, lo ha detto al Consiglio Onu per i diritti umani: http://www.focusonisrael.org/2015/11/05/abu-mazen-davanti-allonu-rifiuta-la-legittimita-di-israele-anche-sui-confini-del-1948/

 

Ogni santo giorno accusa Israele, dove vivono 1.300.000 arabi con tutti i diritti di cittadini, di apartheid e poi dice ufficialmente che nessun israeliano potrà vivere in una futura Palestina. Del resto cosa ci si potrebbe aspettare da un luogotenente di Arafat che ha scritto una tesi di laurea negando la Shoà, tesi diventata libro con in copertina una stella di Davide trasformata in svastica? Ma c’è di peggio, e nessuno lo dice forte e chiaro: il suo mandato è scaduto da anni e nessuno parla di elezioni nell’ANP, nessuno le pretende tra la popolazione...elezioni, parola sconosciuta.

 

Questo è il famoso monumento eretto a Betlemme rappresentante come le autorità palestinesi vedono il futuro Stato palestinese: al posto di Israele

 

 

D'altronde Hamas ha scritto nel suo statuto "Israele, in quanto Stato ebraico, e i suoi ebrei sfidano l’islam e tutti i musulmani." Se fosse stato uno stato musulmano non ci sarebbe stato alcun problema.

 

E ancora: articolo 11 di Hamas: Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un sacro deposito (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. Nessuno Stato arabo, né tutti gli Stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i re e presidenti messi insieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite hanno il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell’islam sino al giorno del giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto di tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio?


Questa è la regola nella legge islamica (shari’a), e la stessa regola si applica a ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani la hanno consacrata per tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio.
 

Dallo statuto dei ” moderati” di Fatah: l'articolo 13 richiede "l'instaurazione di uno stato sovrano democratico palestinese sull'intero territorio della Palestina" ("dal fiume al mare", come si usa dire).
L’articolo 17 stabilisce che "la rivoluzione armata popolare è la sola strada per la liberazione della Palestina".
L’articolo 19 chiarisce che "la lotta non avrà termine fino all'eliminazione dell'entità sionista e alla liberazione della Palestina"
Etc… etc…etc…
http://www.cesnur.org/2004/statuto_hamas.htm

 

A cui si possono aggiungere tante altre cose come queste:


«Non c'è posto per gli ebrei fra di noi, e non avete un futuro fra le nazioni del mondo. Siete destinati alla cancellazione» (Mahmoud Zahar).


«Morte ad Israele» (slogan ricorrente nelle dimostrazioni antisioniste).


«Non riconoscerò mai uno stato ebraico, ne' oggi ne' fra mille anni!» (Mahmoud Abbas).


«Dal fiume (Giordano, NdT) al mare, da nord a sud, questa è la nostra terra, la nostra patria. Non rinunceremo nemmeno ad un pollice di essa. Israele è illegittimo e lo sarà per sempre. E' roba nostra, e non dei sionisti» (Khaled Mashaal).


«Oggi Gaza. Domani Ramallah. Dopo ci prenderemo Gerusalemme, e poi Haifa e Jaffa» (Ismail Haniyeh)

 

«Pretendiamo di negoziare per la pace, ma solo come mezzo per raggiungere un fine: la distruzione di Israele, e la creazione al suo posto di uno stato palestinese sull’intero territorio» (Mohammad Shtayyeh, negoziatore palestinese per la pace tra Israele ed i palestinesi http://www.focusonisrael.org/2013/07/30/trattative-pace-negoziati-palestinesi-israeliani/ ).

 

 

Nel discorso tenuto dal primo ministro di Hamas Ismail Haniyeh, egli ha chiesto la fine dei negoziati di pace con Israele, annunciando che “gli eroi della resistenza si stanno silenziosamente preparando per liberare la Palestina”. Parlando dalla Striscia di Gaza, Haniyeh ha invitato gli arabi e i musulmani sparsi nel mondo, a prepararsi per riversare su Israele una tempesta di fuoco e rabbia.

e infine questo:

La Palestina deve tornare ai suoi proprietari e per Palestina noi intendiamo la Palestina che si estende dal mare (Mediterraneo) al fiume (Giordano)”. Lo ha proclamato il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, in occasione della Giornata al-Quds (Gerusalemme). “Nessun re, presidente, sceicco, stato o paese ha il diritto di rinunciare a una sola zolla di terra, a una sola goccia d’acqua, a una sola goccia di olio dalla Palestina” ha continuato Nasrallah, aggiungendo che la definizione data a suo tempo dall’ayatollah iraniano Khomeini di Israele come di una “crescita cancerosa” è la più esatta: “Come sapete – ha detto – l’unica soluzione per il tumore è sradicarlo”.

 

 

Anche i leader della Lega Araba si sono rifiutati categoricamente di considerare Israele come Stato ebraico. “Esprimiamo il nostro assoluto e decisivo rifiuto nel riconoscere Israele come Stato ebraico” riferisce il comunicato rilasciato dai leader arabi.

 

Ed ecco cosa dice la Carta palestinese:
“La rivendicazione di legami storici o religiosi degli ebrei con la Palestina è incompatibile con i fatti della storia e con l’autentico concetto di statualità. Il giudaismo, essendo una religione, non è una nazionalità indipendente, né gli ebrei costituiscono una singola nazione con una propria identità: essi sono cittadini degli stati a cui appartengono”
Gli ebrei non sono un popolo ma una religione, e quindi non hanno diritti nazionali. Chiaro e semplice. Basta leggere.

 

Per i palestinesi opporsi al riconoscimento di Israele come stato nazionale del popolo ebraico è più importante di qualunque questione di territorio, dal momento che questo è il vero cuore del conflitto.
Il contenzioso che dura ormai da più di cento anni è sul diritto del popolo ebraico ad avere una sede nazionale indipendente in Terra di Israele. E la questione, ovviamente, non riguarda solo i palestinesi ma soprattutto gli Stati arabi. Ovviamente il problema non avrà mai fine pacificamente a causa della motivazione religiosa di fondo che spinge i palestinesi e gli arabi contro Israele. Se Israele fosse stato uno stato islamico, non ci sarebbe stato alcun problema.


 

  

 

La situazione, con l'andare del tempo, potrebbe solo peggiorare, visto che la propaganda di guerra palestinese si sta diffondendo costantemente, e gli stessi palestinesi vengono cresciuti con disinformazione anti-israeliana fin da piccoli.

Come Palestinian Media Watch ha più volte documentato, nella pubblicistica palestinese si continua ad affermare che l'assurdità una parte del paese è “occupata” dal 1948, anno della dichiarazione di indipendenza dello Stato di Israele, cioè della “nakba” (catastrofe), il termine arabo usato dai palestinesi per delegittimare Israele. La parte restante, secondo le fantasie dell’Autorità Palestinese, è stata occupata con la guerra dei sei giorni del 1967. In questo modo, tutto Israele e la sua stessa esistenza vengono costantemente e sistematicamente definiti una illegittima “occupazione”. Si tratta ovviamente di falsità propagandistiche smentite dai fatti storici, ma l'ignoranza della gente in materia ha permesso che propaganda come questa si sia diffusa praticamente in tutto il mondo.

 

D'altronde l'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) fu fondato dal KGB sovietico, dal presidente egiziano Gamal Abdel Nasser e dalla Lega araba, con Ahmed Shukeiry come fondatore. La sua Carta del 1964, e quella rivista del 1968, così come l’attuale, menzionano sempre come obiettivo dell’Olp “l’annientamento dello Stato di Israele”. Bisognerebbe sempre sottolineare la data di nascita dell’OLP, organizzazione per la liberazione della Palestina: 1964. La cosiddetta occupazione dei cosiddetti territori palestinesi è iniziata nel 1967; nel 1964 l’unico territorio occupato da Israele era lo stato di Israele. A uso e consumo di chi ce la mette tutta a convincersi che l’obiettivo sia la costituzione dello stato di Palestina.

 

La strategia di Abbas è di creare uno Stato palestinese sotto occupazione; in questo modo, una volta costituito uno stato palestinese legittimo, si solleverà la questione: qual è il resto della Palestina? In quest’ottica, il resto della Palestina comprenderebbe anche Israele. Se lo Stato ebraico non ha legittimità in Giudea e Samaria, non è nemmeno legittimo sull'attuale territorio israeliano . Questo è il piano dei palestinesi.

I palestinesi non possono accettare che Israele sia uno Stato ebraico e non possono accordarsi sulla fine del conflitto, perché non ne hanno interesse. Quindi chi dice che Israele dovrebbe cedere territori, non ha compreso cosa comporterebbe la loro cessione: lo stadio successivo sarebbe la creazione di una Grande Palestina che comprenderebbe Israele.
Il problema qui è lo scontro di due mentalità opposte che non lasciano spazio a fiducia reciproca, con una controparte palestinese che cerca solo la distruzione di Israele.

Una volta si parlava di due popoli e due Stati, ora si parla solo di due Stati, perché? Perché i palestinesi vogliono i due Stati come soluzione intermedia col fine ultimo di liberare quella che considerano l’intera Palestina, cioè anche il territorio di Israele.

 

È quantomeno superfluo sottolineare che tutto ciò, soprattutto l'idea che Israele in realtà sia territorio di un ipotetico Stato palestinese, fa parte della cultura e delle intenzioni arabe, pertanto la posizione palestinese non deve sorprendere. Abbastanza indicative notizie come queste, tratte da qui:

Quale inconcepibile errore! Scrivere «Israele» sulla mappa, al suo posto, come se quel Paese esistesse davvero! Non c'è che da scusarsi per la disgustosa distrazione: e questo ha fatto la tv saudita Mbc quando centinaia di milioni di telespettatori di tutto il mondo arabo l'hanno coperta di insulti. Lo riporta Khaled Abu Toameh, giornalista palestinese del Gatestone Institute: due arabi del nord d'Israele, Manal Moussa, una ragazza di 25 anni e Haitham Khalailah, di 24, hanno partecipato alla popolarissima gara Arab Idol, una Sanremo gigante del mondo islamico.

E la prima volta che due arabi israeliani partecipano allo show e i loro nomi apparivano, come gli altri, su una mappa con i luoghi di provenienza. Scherziamo? Dove c'è Israele, hanno scritto Israele. Subito centinaia di migliaia hanno intimato di scrivere Palestina: detto fatto, e tante scuse per il «serio errore». Ma l'odio è tenace: una campagna di Twitter è stata intitolata «Tutti insieme contro Arab Idol».

I proprietari della stazione sono «arabi sionisti». I due cantanti israeliani ora sono chiamati «palestinesi» dalla Mbc. Ma parecchie indagini sui cittadini arabi d'Israele dimostrano che non lo desiderano. La democrazia li dota di tutti i diritti identici agli israeliani: dall'istruzione alle assicurazioni sociali, alle libertà civili, di opinione, sessuale, tutte scelte non molto popolari in Arabia Saudita, nell'Autorità palestinese, nel resto del mondo arabo. Vicende come questa dimostrano che quando il mondo arabo vede Israele sulla mappa, l'unico desiderio non è quello di pace, ma di cancellarlo.

 

 

Nell'immagine di cui sopra c'è il monumento a forma di “Palestina” (Israele è cancellato dalla carta geografica) eretto dall’Autorità Palestinese a Nablus, nella piazza intitolata al terrorista Naif Abu Sharah, delle Brigate Martiri di al-Aqsa, responsabile fra l’altro del duplice attentato suicida che il 5 gennaio 2003 provocò la morte di 23 civili israeliani a Tel Aviv. L’immagine è tratta dal reportage del 17 luglio 2015 della tv Awdah di Fatah, il movimento che fa capo ad Abu Mazen

 

Lo stesso presidente Abu Mazen nel 2015 aveva fatto riferimento a tutto Israele come una “occupazione”, chiedendo al Consiglio Onu per i Diritti Umani: “Quanto tempo deve ancora durare questa continua occupazione israeliana, dopo 67 anni?” (cioè dalla nascita di Israele).

Palestinian Media Watch ha documentato innumerevoli volte il fatto che l’Autorità Palestinese presenta tutta Israele come “Palestina occupata”: nelle carte geografiche, nei libri di testo scolastici, sulle mappe esposte negli uffici dei suoi funzionari e in vari luoghi pubblici, fino alle sculture nelle piazze che rappresentano la mappa d’Israele come parte della “Palestina” da “liberare”.

 

 

 

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