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Storia di Israele in Palestina: la creazione del nazionalismo palestinese

 

 

Premessa: tratto da qui Un lungo ed esaustivo lavoro di Stefano Davidson, dagli inizi ai giorni nostri. 

 

SONO STATI INFATTI GLI STESSI LEADERS ARABI A NEGARE L’ESISTENZA DI UN POPOLO ARABO PALESTINESE DISTINTO, ANZI A RIGETTARE PERFINO L’INDENTIFICAZIONE DI QUELLA REGIONE CON IL NOME DI PALESTINA! Gli arabi in ‘Palestina’ erano perlopiù immigrati siriani, e giustamente non si consideravano (e rifiutavano di essere considerati) come un’entità separata dagli arabi degli stati limitrofi. A questo proposito cito un po’ di dichiarazioni di fonte araba:

Auni Bey Abdul-Hadi, un leader arabo locale, dichiarò alla Commissione Peel nel 1937:

“Non esiste alcun paese noto come [Palestina]! ‘Palestina’ è un termine che i sionisti hanno inventato! Non c’è alcuna ‘Palestina’ nella Bibbia. Il nostro paese è stato per secoli parte della Siria”. (In realtà il testo originale dice “nella storia” e perché mai, poi, un arabo musulmano dovrebbe interessarsi a quello che dice la Bibbia? N.d.R.)

Il rappresentante dell’Alto Comitato Arabo alle Nazioni Unite rilasciò la seguente dichiarazione durante l’Assemblea Generale svoltasi a maggio del 1947:

“La Palestina era parte della provincia della Siria… politicamente, gli arabi di Palestina non erano indipendenti, nel senso che non formavano un’entità politica separata”.

Ahmed Shuqeiri, ex presidente dell’OLP, dichiarò davanti al Concilio di Sicurezza dell’ONU: “E’ comunemente noto che la Palestina non è altro che la Siria meridionale”. (L’intervento di Shuqeiri è del 1956: in quel momento l’Olp non è ancora stata fondata, quindi lui è il futuro fondatore, non l’ex presidente. N.d.R.)

Zahir Muhsein, in un’ intervista al giornale olandese ‘Trouw’ avvenuta il 31 marzo 1977, dichiarò:

“Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno stato palestinese è soltanto uno strumento per la continuazione della nostra lotta contro lo stato di Israele per la nostra unità araba. In realtà oggi non c’è differenza fra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. E’ soltanto per ragioni politiche e tattiche che noi parliamo dell’esistenza del popolo palestinese, dato che l’interesse nazionale arabo richiede che noi presupponiamo l’esistenza di un ‘popolo palestinese’ distinto che si opponga al Sionismo. Per ragioni tattiche la Giordania, che è uno stato sovrano con confini delimitati, non può avanzare diritti su Haifa e Jaffa, mentre come palestinese io posso senza dubbio rivendicare Haifa, Jaffa, Beer-Sheva e Gerusalemme. Tuttavia, nel momento in cui reclamiamo il nostro diritto su tutta la Palestina, non aspetteremo neanche un minuto a riunire la Palestina e la Giordania”.

Farouk Radoumi, nel 1998, capo diplomatico dell’OLP, chiarì nuovamente il fine ultimo di quell’arma tattica nota come ‘popolo palestinese’:

“Appena lo Stato Palestinese avrà guadagnato un riconoscimento dalla maggior parte delle nazioni del mondo, come ci aspettiamo, la presenza israeliana su terra palestinese diventerà illegale e noi la combatteremo con le armi. La battaglia contro le forze israeliane è un diritto a noi riservato”. (Farouk Radoumi, al giornale dell’AP ‘AL HAYAT AL-JADEEDA’, 15 ottobre l998).

E’ importante notare che il movimento nazionalista fra i residenti non ebrei di Palestina non si originò mai sul suo territorio, ma fu importato dall’Egitto, dalla Turchia e dalla Francia. Si è trattato di un movimento esclusivamente politico nel senso più stretto del termine, e che ha sempre mostrato poca consapevolezza dei problemi che giorno per giorno sarebbero potuti sorgere se i suoi obbiettivi politici fossero stati raggiunti”.

Scopriamo dunque che NELLA VERITÀ STORICA NON C’È ASSOLUTAMENTE TRACCIA DI UN ‘POPOLO PALESTINESE DISTINTO’, MA SOLO DI ‘ARABI’: scoperta confermata a più riprese dai dati relativi alla popolazione originaria della Palestina, da quelli dell’immigrazione araba legale ed illegale, e da tutte le dichiarazioni arabe precedenti che confermano il fatto che il termine ‘palestinese’ era associabile più al popolo ebraico che non a quello arabo.

IL ‘POPOLO PALESTINESE’ COME VIENE PROPAGANDATO OGGI, CIOÈ ESCLUSIVAMENTE ARABO, LEGATO ALLA PALESTINA DA SECOLI (SE NON MILLENNI) DI STORIA, CON UNA SUA PROPRIA CULTURA E IDENTITÀ NAZIONALE ‘PALESTINESI’, NON È CHE UN’INVENZIONE POLITICA SUCCESSIVA AGLI ANNI ’60.

Le dichiarazioni sopracitate da parte dei militanti ‘palestinesi’ sono tutte a conferma del fatto che il ‘nazionalismo palestinese’ arabo (come lo conosciamo oggi) sia una colossale invenzione araba e si può tranquillamente affermare che è soltanto negli ultimi decenni che il termine ‘palestinese’ è stato adottato dagli arabi, come se questo nome appartenesse esclusivamente a loro, fingendo di avere una lunga storia alle spalle ed una identità nazionale indipendente.

Fino al 1967, come abbiamo visto, la maggior parte di coloro che si chiamano ‘palestinesi’ erano ragionevolmente soddisfatti della loro identità siriana o della cittadinanza giordana (o egiziana).

L’USO DEL TERMINE ‘PALESTINESE’ SENZA IL SUFFISSO ‘ARABO’ E DI ESPRESSIONI QUALI: ‘PALESTINA OCCUPATA DA ISRAELE’ È SERVITO ALLO SCOPO DI CONFONDERE L’OPINIONE PUBBLICA, INDUCENDO A PENSARE CHE CI SIA SEMPRE STATO UN POPOLO PALESTINESE INDIPENDENTE AL QUALE NON È STATA OFFERTA L’OPPORTUNITÀ DELL’AUTO-DETERMINAZIONE. IN EFFETTI, SE ANCHE FOSSE VERO (CHE NON È), UN TALE FALLIMENTO SAREBBE PIÙ IMPUTABILE ALLA GIORDANIA CHE NON AD ISRAELE, DATO CHE LA GIORDANIA OCCUPA LA MAGGIOR PARTE DI CIÒ CHE ERA NOTA IN ORIGINE COME PALESTINA ANCHE SENZA LA WEST BANK E GAZA.

Non c’è dubbio che tutto ciò quindi rappresenti una delle più grandi e gravi falsificazioni storiche dell’era moderna. E questo non lo dico io ma tutte le dichiarazioni sopracitate cui aggiungo come se non bastassero anche le parole di Joseph Farah, giornalista arabo-americano, editore e CEO di WorldNetDaily:

“NON ESISTE LINGUA NOTA COME ‘PALESTINESE’. NON ESISTE UNA CULTURA PALESTINESE DISTINTA. NON C’È MAI STATA UNA TERRA NOTA COME ‘PALESTINA GOVERNATA DAI PALESTINESI’. I PALESTINESI SONO ARABI, INDISTINGUIBILI DAI GIORDANI (UN’ALTRA INVENZIONE RECENTE), I SIRIANI, I LIBANESI, GLI IRACHENI, ECCETERA. TENIAMO IN MENTE CHE GLI ARABI CONTROLLANO IL 99,9% DELLE TERRE IN MEDIO ORIENTE. ISRAELE RAPPRESENTA UN DECIMO DELL’ 1% DELLA TERRA TOTALE. Ma questo è comunque troppo per gli arabi. Loro la vogliono tutta quanta. Ed è per questo motivo che, fondamentalmente, oggi si combatte in Israele. Avidità. Orgoglio. Invidia. Bramosia. Non importa quante concessioni di terra Israele faccia, non saranno mai abbastanza”.

Anche l’eminente studioso di storia mediorientale Bernard Lewis affermò a più riprese che:

“…il fondamentale senso di identità storica corporativa [degli arabi palestinesi] fu, a vari livelli, musulmano o arabo, o ancora, per alcuni, siriano; è significativo il fatto che perfino alla fine del Mandato nel 1948, dopo trent’anni di una separata esistenza politica palestinese, non ci fossero assolutamente libri in arabo sulla storia della Palestina…”.

(Bernard Lewis, ‘Semites and Anti-Semites: An Inquiry into Conflict and Prejudice’, (New York: Norton, 1999), p. 186).

E ora arriviamo alla conferma che ciò che hanno asserito poco sopra le autorità arabe “palestinesi” e non (quindi dopo la negazione dell’Olocausto addirittura la negazione di se stessi!!!) cioè a quella verità sconcertante che si può riassumere così’:

NON C’È MAI STATO UN POPOLO PALESTINESE, O ARABO, O SE VOLETE ALIENO, CHE ABITASSE QUELLA TERRA PRIMA DELL’ARRIVO DEGLI EBREI!!!

Sconcertante vero? Eppure non sono impazzito e se continuerete a leggere capirete il perché di quest’affermazione che ai più apparirà come minimo azzardata.

BADATE BENE CHE CAPIRE BENE QUESTO PUNTO È FONDAMENTALE PER UNA CORRETTA COMPRENSIONE DEL CONFLITTO E DEL PERCHÉ DELLA POSIZIONE ISRAELIANA.

Ebbene, prima dell’immigrazione cosiddetta sionista la Palestina era essenzialmente vuota e arida. NON ESISTE NESSUNA PROVA STORICA DI UN POPOLO PALESTINESE AUTOCTONO CHE L’ABBIA ABITATA, CON UNA PROPRIA CULTURA, LINGUA, IDENTITÀ. IN PALESTINA C’ERANO SOLO EBREI E QUALCHE ARABO CHE SI CONSIDERAVA SIRIANO, PIÙ I DRUSI E I BEDUINI.

Nei 12 secoli e mezzo che intercorrono fra la conquista araba (del 600 d.C.) e l’inizio del ritorno degli ebrei nel 1880, la Palestina considerato che il suo antico sistema di canali di irrigazione era stato distrutto è sempre rimasta solo ed unicamente un desolato deserto.

Sotto il dominio dei turchi ottomani, il governo aveva oltretutto imposto anche una tassa per ogni albero e il risultato era stato il completo disboscamento del paese.

Questo, badate bene, non sono io a dirlo, ma una serie di testimonianze scritte dei secoli XVI, XVII°, XVIII° e XIX° da diversi viaggiatori cristiani e non, quali:

Siebald Rieter e Johann Tucker, Arnold Van Harff e Padre Michael Nuad, Martin Kabatnik e Felix Fabri, il Conte Constantine Francois Volney ed Alphonse de Lamartine, Mark Twain e Sir George Gawler, HB Tristam, Samuel Manning, Sir George Adam Smith ed Edward Robinson e con loro molti, molti altri, che non sto ad elencare, I QUALI DESCRISSERO LA PALESTINA COME ESSENZIALMENTE VUOTA, FATTA ECCEZIONE PER LE COMUNITÀ EBRAICHE PERMANENTI DI GERUSALEMME, SAFED, SHECHEM, HEBRON, GAZA, RAMLEH, ACCO, SIDONE, TIRO, HAIFA, IRSUF, CESAREA ED EL ARISH, E IN TUTTE LE CITTÀ ESISTENTI DELLA GALILEA: KFAR ALMA, EIN ZEITIM, BIRIA, PEKIIN, KFAR HANANIA, KFAR KANA AND KFAR YASSIF.

Hanno preso tutti fischi per fiaschi? Improbabile direi.

È POI ALTRETTANTO IMPORTANTE SOTTOLINEARE IL FATTO CHE, MENTRE I RACCONTI DI UNA PALESTINA DISABITATA ABBONDANO, NON ESISTONO RESOCONTI CHE AFFERMINO IL CONTRARIO. NON C’È UNA SOLA TESTIMONIANZA SCRITTA DELL’EPOCA CHE DIMOSTRI UNA PRESENZA ARABA SIGNIFICATIVA IN PALESTINA, O CHE MENZIONI UN ‘POPOLO PALESTINESE’ RESIDENTE.

Come dimostrato dallo studio demografico di Justin McCarthy, (‘La popolazione della Palestina’) e dal libro-ricerca di Joan Peters (‘From Time Immemorial’) ed altri, la popolazione araba dell’area registrò un enorme sviluppo SOLO IN CONTEMPORANEA AL RITORNO DEGLI EBREI IN PALESTINA.

Tra il 1514 e il 1850, la popolazione araba di questa regione era rimasta più o meno stazionaria, circa 340.000 abitanti. Essa cominciò improvvisamente ad aumentare dopo il 1855.

Ad esempio, gli egiziani guidati da Ibrahim Pasha giunsero in massa nell’800, cacciando letteralmente gli unici (oltre agli ebrei) che davvero vivevano in Palestina ‘da tempo immemorabile’, cioè i Drusi. Moltissimi arabi vennero in Palestina dalla Siria, dalla regione di Hauran. SOLTANTO NEL 1831, BEN 6.000 EGIZIANI SI STABILIRONO AD ACCO (CITTÀ CHE OGGI DICHIARANO ESSERE ARABA DA MILLENNI!).

Secondo il rapporto ‘British Palestine Exploration Fund’ del 1893, gli egiziani avevano da poco ripopolato anche Jaffa, diventandone la maggioranza. L’immigrazione araba continuò poi ad aumentare durante la prima Guerra Mondiale a mano a mano che l’Impero Turco Ottomano in difficoltà allentava la presa su quei territori.( Ricordiamo che gli Ottomani erano alleati del Kaiser sin dal 1898, quando Guglielmo II fu addirittura invitato a Gerusalemme, a cui erano poi seguiti i viaggi degli uomini d’affari tedeschi che, tra le altre cose , avevano promosso la ferrovia Istanbul Baghdad.) Dai dati del censimento del 1922, la popolazione araba era quasi raddoppiata arrivando a 589.177, fra cui 62.500 beduini.

Il seguente censimento britannico del 1931 (spesso citato da fonti anti-sioniste) mostra la popolazione araba a 759.700 unità residenti, compresi i beduini, accanto ad una popolazione ebraica di circa la metà. IL PUNTO IMPORTANTISSIMO CHE PERÒ VIENE OMESSO DAL CENSO È IL FATTO CHE LA MAGGIOR PARTE DI QUESTI ARABI ERANO ARRIVATI IN PALESTINA DA NON PIÙ DI 60 ANNI.

Gli inglesi tentarono di spiegare questo improvviso aumento di popolazione attribuendolo all’incremento naturale del nucleo arabo pre-esistente. Il punto è che la crescita demografica naturale non avrebbe mai potuto sostenere un simile aumento, come vedremo fra poco. Quindi l’unica spiegazione possibile è che molti arabi siano immigrati in Palestina illegalmente.

Cito una testimonianza da parte araba a conferma di questa immigrazione:

TEWFIK BEY EL HURANI, GOVERNATORE DEL DISTRETTO SIRIANO DI HAURAN, AMMISE NEL 1934 CHE IN UN PERIODO DI SOLI POCHI MESI (DALL’APRILE DEL 1934 AL NOVEMBRE 1935 ) OLTRE 30.000 SIRIANI SI ERANO SPOSTATI IN PALESTINA. IN TOTALE, SECONDO AVNERI, TRA IL 1931 E IL 1947 ENTRARONO IN PALESTINA FRA I 35.000 E I 40.000 IMMIGRATI ILLEGALI ARABI, OLTRE AI 20.000 GIUNTI REGOLARMENTE.

Il censimento successivo, quello del 1948, venne fatto in seguito ad un periodo di crescita economica senza precedenti e di continua immigrazione illegale araba. I siriani e i libanesi potevano entrare liberamente con soltanto dei ‘pass’ di confine, ed entrarono insieme ad immigranti da Somalia, Transgiordania, Persia, India, Etiopia e la regione di Hejaz.

LE LEGGI DELL’INGHILTERRA MANDATARIA RACCOMANDAVANO UNA SUPERVISIONE ALL’IMMIGRAZIONE, MA RACCOMANDAVA ESPLICITAMENTE DI CONCENTRARSI SOLO SU QUELLA EBRAICA. QUINDI, DI FATTO, I CONFINI DELLA PALESTINA RIMASERO APERTI A TUTTI (TRANNE CHE AGLI EBREI).

Questa crescita abnorme nella popolazione araba divenne ben presto evidente. Il governo inglese era molto più preoccupato a monitorare il numero di ebrei che quello di arabi, ma dato che l’immigrazione era comunque sotto la responsabilità del governo inglese, quest’ultimo tentò di spiegare l’aumento di popolazione araba con qualunque motivazione atta a scagionare la Corona dall’accusa di negligenza. Cioè, con qualunque motivazione diversa dall’immigrazione illegale.

Ecco come il governo inglese definì le cause dell’aumento di popolazione araba. Cito testualmente:

“UNA COMBINAZIONE DI CIRCOSTANZE UNICHE NELLA STORIA.”

Per gli ebrei, “un tasso insolitamente alto (benché non senza precedenti) di immigrazione” e per gli Arabi, vale a dire, i musulmani, “un tasso elevato a livelli abnormi (ed, è possibile, senza precedenti) di crescita naturale nella popolazione esistente indigena”.

Gli inglesi affermarono ancora:

“Non si possono fare stime accurate circa il numero di Arabi che sono entrati in Palestina da terre arabe limitrofe …, ma si può riconoscere che i nove decimi circa della crescita è stata dovuta all’incremento naturale, ed è stata una crescita di oltre il 50% in 17 anni. Si tratta di cifre notevoli, specialmente in considerazione della credenza generale che la popolazione in Palestina sotto il regime ottomano era rimasta più o meno stazionaria”.

QUESTE DICHIARAZIONI SONO DIVENTATE UNO DEI CAVALLI DI BATTAGLIA DELLA CAUSA PALESTINESE. BASANDOSI SU QUESTE DICHIARAZIONI, SI VUOLE DIMOSTRARE CHE LA MAGGIORANZA ARABA IN PALESTINA AGLI INIZI DEL ‘900 INDICASSE L’ESISTENZA DI UN POPOLO PALESTINESE AUTOCTONO, O COMUNQUE DESSE AGLI ARABI UN MAGGIORE DIRITTO SU QUELLA TERRA. TUTTAVIA, UNA PRIMA SMENTITA VIENE PROPRIO DALLE FONTI INGLESI, CHE SI AUTO-DEFINISCONO INACCURATE

Ad esempio, il Dipartimento inglese per l’Immigrazione riconobbe piuttosto candidamente che i ‘registri’ relativi all’immigrazione non ebraica da paesi limitrofi come Siria e Libano erano ‘incompleti’; e che le incompletezze erano comunque ‘di impatto non rilevante’ dato che, come specificato nel rapporto, le registrazioni del Dipartimento avevano lo scopo di controllare solo ‘l’immigrazione ebraica in Palestina, secondo la capacità del Paese di assorbire immigrati’. Il rapporto assicurava infatti: “da questo punto di vista, le statistiche possono considerarsi ad un alto livello di accuratezza”.

Troviamo dunque che il sistema britannico per il controllo dell’immigrazione non teneva nemmeno in seria considerazione l’immigrazione araba in Palestina. Le descrizioni della ‘politica mandataria’ presupponevano che soltanto l’immigrazione ebraica andasse monitorata. Tuttavia, il governo britannico si trovò ad un certo punto a dover ammettere vagamente questa ‘immigrazione illegale araba’, proprio a causa della sua portata massiccia:

“Oltre a questo aumento di immigrazione registrata, sappiamo che un numero di persone entrano in Palestina illegalmente sia da paesi europei che adiacenti, per stabilirvisi in modo permanente” .[38]

Questo fenomeno però fu sempre minimizzato e definito ‘casuale’, e mai introdotto come un fattore determinante nel conteggio della popolazione nella porzione di Palestina che il Mandato aveva destinato agli ebrei.

IL RAPPORTO HOPE-SIMPSON DEL 1930 AD ESEMPIO ARRIVÒ A CONTRADDIRSI APERTAMENTE. Mentre da un lato affermava che gli ebrei aumentavano grazie all’immigrazione (mentre gli arabi aumentavano grazie alla crescita naturale) in altre parti le pagine parlano di “una ‘considerevole’ immigrazione (illegale) araba in atto senza restrizioni, e proveniente da paesi quali la Siria, l’Egitto, la Transgiordania e il Libano, fra altri”!!!

La maggior parte delle ammissioni del governo inglese di un’immigrazione illegale araba furono in qualche modo ‘camuffate’ dall’etichetta oscura e mai specificata di ‘immigrazione illegale non registrata’, o estesa approssimativamente ad ‘ebrei, arabi ed altri’ in modo generico. Ogni volta che l’immigrazione araba veniva alla luce (perché non poteva essere altrimenti), il rapporto aggiungeva invariabilmente che quel volume di immigrazione ‘must be insignificant’ (‘deve essere insignificante’) .

Pur continuando a dichiarare i nuovi immigrati illegali arabi come ‘popolazione indigena palestinese radicata nel Paese’, gli inglesi spiegarono che erano gli ebrei ad aver invaso il paese oltre la sua ‘capacità di assorbimento’ rubando spazio agli arabi. IL RAPPORTO GIUNSE ALLA CONCLUSIONE CHE GLI ARABI VENIVANO ‘SRADICATI’ DAGLI EBREI, BENCHÉ NELLE SUE STESSE PAGINE ESSO AMMETTESSE UN ‘INCONTROLLATO AFFLUSSO DI EMIGRANTI ARABI ILLEGALI DALL’EGITTO, DALLA TRANSGIORDANIA E DALLA SIRIA” . Parlando inequivocabilmente di ‘forza lavoro non-ebraica’, il Rapporto affermava che:

“L’ufficiale in capo per l’immigrazione ha fatto notare che l’immigrazione illegale attraverso la Siria e la frontiera settentrionale della Palestina è reale”.

Inoltre, il Rapporto parla del “caso dello ‘pseudo-viaggiatore’ il quale, entrato con un permesso a tempo limitato, ‘continua’ la permanenza in Palestina dopo che il periodo di permesso è scaduto” e la definisce una “pratica comune” al punto da rappresentare una “ingiustizia verso gli ebrei”.

Benché l’immigrazione ebraica fosse meticolosamente registrata, analizzata nel dettaglio e perfino stimata in anticipo deducendola dalle cifre imposte a priori dal governo inglese, ogni riferimento all’immigrazione illegale araba fu presentato in modo perlomeno ambiguo. Quasi senza eccezione, questa questione fu trascurata, negata oppure oscurata dall’attenzione preponderante sull’immigrazione ebraica, considerata come la ‘questione primaria’.

Ad esempio, il rapporto di un ufficiale arabo indica in modo inequivocabile che dalla primavera all’estate del 1934, da una delle tante aree arabe (al di fuori della Palestina) colpite dalla depressione e dalla povertà: “Entrarono e si stabilirono in Palestina più arabi del numero totale di ebrei che, nel doppio di quel periodo di tempo nel 1934, erano stati ‘autorizzati’ ad emigrare nel loro designato ‘focolare ebraico’. “

QUESTO SIGNIFICA CHE IN TRE/QUATTRO MESI, DA UNA SOLA LOCALITÀ ARABA, ENTRAVANO IN PALESTINA PIÙ ARABI ILLEGALI DI TUTTI GLI EBREI AUTORIZZATI IN SEI MESI. E CHE, ALL’IMMIGRAZIONE DA QUESTA LOCALITÀ, ANDAVA SOMMATA QUELLA DI TUTTE LE ALTRE AREE ARABE NON PALESTINESI.

NONOSTANTE QUESTO, IL RAPPORTO UFFICIALE BRITANNICO PER L’IMMIGRAZIONE IN PALESTINA RELATIVO A TUTTO L’ANNO 1934 RIPORTA UNA ‘IMMIGRAZIONE REGISTRATA’ DI SOLI 1.784 ‘NON EBREI’, CON SOLTANTO 3.000 “VIAGGIATORI RIMASTI ILLEGALMENTE”, E QUESTE CIFRE DOVREBBERO RAPPRESENTARE TUTTI GLI IMMIGRATI ARABI PROVENIENTI DA TUTTI GLI STATI LIMITROFI ALLA PALESTINA!

Ironicamente, sono proprio le stesse cifre fornite dagli inglesi a contraddire in vari modi la loro teoria della crescita naturale. Secondo i dati ufficiali del censo dell’Impero Ottomano turco del 1882, in tutta la Palestina erano presenti soltanto 141.000 musulmani, sia arabi che non-arabi. Questo numero subì un’impennata vertiginosa arrivando a 650.000 arabi nel 1922, cioè un incremento del 450% in soli 40 anni. Nel 1938 quel numero sarebbe diventato oltre 1 milione, per un incredibile incremento dell’ 800% in soli 56 anni.

Secondo gli inglesi (e poi, gli arabi) l’enorme crescita del loro numero fu dovuto alle nascite naturali. Nel 1944 ad esempio, essi dichiararono che la crescita demografica naturale (nascite meno decessi) degli arabi in Palestina sarebbe stata rappresentata dallo sbalorditivo tasso del 33,4 %. Questo dato rappresenta quasi quattro volte il tasso corrispondente per lo stesso anno dell’Egitto, considerato fra i più alti al mondo.

Il tentativo inglese di spiegare questo aumento di popolazione araba come: “un tasso elevato a livelli abnormi (ed, è possibile, senza precedenti) di crescita naturale nella popolazione esistente indigena” non ha dunque fondamento. NEMMENO LA PROSPERITÀ ECONOMICA E I MIGLIORAMENTI NELLA SANITÀ E NELL’IGIENE INTRODOTTI DAI COLONI EBREI AVREBBERO MAI POTUTO GIUSTIFICARE UN AUMENTO SIMILE, CHE NON SI RISCONTRA IN NESSUNA POPOLAZIONE AL MONDO DI NESSUNA EPOCA STORICA.

Il 18 marzo 2008 ANSA ha divulgato un articolo nel quale il presidente egiziano Mubarak lanciò l’allarme demografico nel suo paese. “La crescita demografica “inghiotte tutti i profitti della crescita economica”, disse Mubarak, citato dal quotidiano governativo al Ahram”.

L’articolo ci informava che in Egitto si registrava “un neonato ogni 23 secondi”. “Il Paese, con circa 80 milioni di cittadini alla fine del 2007, era il più popoloso del mondo arabo. Il 32 % della popolazione aveva meno di 15 anni ed era raddoppiata negli ultimi trent’anni”. Il tasso di crescita responsabile di questo aumento vertiginoso “era stato del 7,5 % nei primi sei mesi dell’anno fiscale 2007-2008”.

Nell’articolo ‘Proiezioni di Crescita Demografica’ (A cura de Il Pensiero Scientifico Editore – 25/10/2005) si afferma che: “Negli ultimi 45 anni, la popolazione asiatica è cresciuta del 129 %, da 1,7 a 3,9 miliardi; le proiezioni per i prossimi 45 anni indicano una crescita più modesta, con un aumento previsto del 33%, per arrivare a 5,2 miliardi di persone nel 2050. Per l’America Latina le proiezioni prevedono una crescita demografica del 39 %, da 0,56 a 0,78 miliardi. Ma in Africa la situazione è in netta controtendenza: le proiezioni di crescita della popolazione parlano di un + 100 % nei prossimi 45 anni (1,69 miliardi di persone nel 2050)”.

E’ CHIARO QUINDI CHE SE UN AUMENTO DEL 7,5% È SUFFICIENTE A FAR SCATTARE L’ALLARME IN UN PAESE COME L’EGITTO, O UNA CRESCITA DEL 129% IN 45 ANNI VIENE RIPORTATA COME LA PIÙ ALTA AL MONDO, TASSI COME L’800% IN 56 ANNI O IL 33,4% SONO QUANTOMENO INVEROSIMILI !!!

Ad ogni buon conto ricordiamo che fu lo stesso Winston Churchill in persona il primo a dover ammettere la verità sulla crescita demografica araba in Palestina.

Nel 1939, infatti, Churchill finalmente affermò:

“TUTT’ALTRO CHE PERSEGUITATI, GLI ARABI SI SONO AFFOLLATI NEL PAESE E MOLTIPLICATI FINO A CHE LA LORO POPOLAZIONE È CRESCIUTA PIÙ DI QUANTO TUTTI GLI EBREI DEL MONDO POTREBBERO RISOLLEVARE LA POPOLAZIONE EBRAICA”.

Il riconoscimento di Churchill della massiccia immigrazione araba in Palestina fu confermato da molti, fra cui il governatore britannico del Sinai per il periodo 1922-1936, il quale ammise che:

“Questa immigrazione illegale non stava avvenendo soltanto dal Sinai, ma anche dalla Transgiordania e dalla Siria ed è molto difficile trovare una soluzione alla miseria degli arabi se al tempo stesso non si è riusciti ad impedire che i loro compatrioti provenienti dagli stati limitrofi entrassero a condividere quella miseria”. (C.S. Jarvis, “Palestine,” United Empire (Londra), 28 (1937): 633)

SECONDO IL RAPPORTO ALLA LEGA DELLE NAZIONI PRESENTATO DAL GOVERNO BRITANNICO NEL 1937, IL NUMERO DI ARABI IN PALESTINA ERA QUINDI SALITO ALLE STELLE TUTTAVIA, QUESTA PROVA CRUCIALE ED EVIDENTE FU TRASCURATA, NON RICONOSCIUTA E SOPRATTUTTO MAI INTRODOTTA NELL’EQUAZIONE POLITICA DELLA PALESTINA.

Al di là del numero in sé, dobbiamo tenere a mente che questi arabi musulmani erano immigrati giunti da Algeria, Damasco, Yemen, Afganistan, Persia, India, Tripoli, Marocco, Turchia e Iraq. Nessuno di loro era nativo della Palestina. TUTTAVIA, I LORO DISCENDENTI SONO QUELLI CHE OGGI SI DICHIARANO ‘PALESTINESI’.

Consideriamo comunque che se anche il numero di arabi indigeni fosse stato effettivamente maggiore di quello degli ebrei (e così non è, ma ammettiamo per assurdo che questa sia la verità) non dimentichiamoci che nel 1920 il 77% DELLA PALESTINA FU CONSEGNATO AGLI ARABI CON IL NOME DI TRANSGIORDANIA (O GIORDANIA) !!

LA ‘PALESTINA’ DI CUI PARLIAMO OGGI RAPPRESENTA IL 23% DELLA PALESTINA ORIGINARIA, DI CUI UN TERZO FINITA SOTTO L’OCCUPAZIONE GIORDANA (E TRASFORMATA IN ‘WEST BANK’) O CEDUTA DA ISRAELE ALLE ORGANIZZAZIONE TERRORISTICHE (STRISCIA DI GAZA) IN CAMBIO DI UNA PACE MAI ARRIVATA.

MA SE IL POPOLO PALESTINESE ALLORA NON ESISTE DA DOVE ARRIVANO ALLORA I MITI DEI ‘PALESTINESI’ ABITANTI DELLA PALESTINA E DERUBATI DA ISRAELE DELLA LORO TERRA??

Ecco da dove. Dopo due eclatanti sconfitte militari, gli arabi sembrano decidere di cambiare strategia e spostare il conflitto su un piano più ideologico che militare. La loro nuova strategia si rivelerà efficacissima.

NEL 1968 (A MAGGIO) ARAFAT, LEADER DI FATAH, DIVENTA CAPO DELL’OLP, E POCO DOPO DÀ UFFICIALMENTE ALLA LUCE LA SUA IDEA PIÙ GENIALE E MICIDIALE CONTRO ISRAELE: IL ‘NAZIONALISMO PALESTINESE’.
 

 

 

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